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Un’agenda per l’anno dell’Europa

di Marco Lombardo

Il 2014 è l’anno dell’Europa. Le elezioni del 25 maggio coinvolgeranno 28 Stati membri ed oltre 500 milioni di cittadini chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. In luglio si aprirà il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’UE. Saranno due appuntamenti decisivi, a cui rischiamo di arrivare in forte ritardo. Eppure il nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi sa bene che cambiare verso all’Europa è il presupposto essenziale per cambiare verso in Italia. Per questo abbiamo bisogno di elaborare un pensiero forte e nuovo sull’Europa.

Volevamo realizzare il sogno di Altiero Spinelli di una Federazione dei popoli europei, ma ci troviamo a fronteggiare l’incubo della federazione dei populismi europei. Ci ritroviamo un processo di integrazione arenato nel limbo di un’identità irrisolta, con la locomotiva europea ferma sui binari morti del rigore e dell’austerità, e con l’orizzonte del sogno europeo ristretto dentro una cornice di vincoli giuridici e regole di bilancio. Oggi l’UE non attraversa solo una crisi economica e finanziaria, ma culturale e politica.

La principale responsabilità è imputabile alla destra che ha governato l’UE negli ultimi anni, ma diciamoci la verità: la colpa è anche della sinistra che per molto, troppo tempo, ha preferito trincerarsi dietro un vuoto europeismo di maniera, fatto di slogan e luoghi comuni. Eppure l’Europa è ancora oggi una storia straordinaria di successo, di progresso e pacificazione dei popoli, ma deve sapere ritrovare la sua vocazione originaria: essere meno Europa degli Stati e più Europa dei cittadini. Di certo la scarsa attenzione dei media e della politica rispetto alle prossime elezioni europee non aiuta. Come non aiuta affrontare le elezioni europee senza avere ancora i candidati al Parl-llamento europeo, quando mancano meno di 100 giorni alle elezioni. Paradossalmente il grido di attenzione a’Europa sta venendo da fuori dai confini del vecchio continente. Pensiamoci bene: mentre negli Stati membri soffiano i venti del nazionalismo anti-europeo, in Ucraina si muore per l’Europa.

Anche in Italia dove storicamente abbiamo sempre registrato alti livelli di partecipazione alle elezioni europee non c’è mai stato un livello così basso di sfiducia nelle istituzioni europee. E non c’è da stupirsi visto che le elezioni europee sono sempre state considerate dai partiti come un premio alla carriera per politici a fine corsa. È un problema culturale, linguistico e di visione politica che denota scarsa lungimiranza perchè oggi gli interessi nazionali si difendono più a Bruxelles che a Roma. In questo contesto, la nomina di Federica Mogherini al Ministero degli Esteri è una scelta importante e di cambiamento. La sfida per il neo-Ministro sarà riuscire a conciliare l’attenzione costante sui dossier internazionali (a partire dalla questione dei Marò, ma non solo) a quelli più propriamente europei, con l’agenda del Semestre Europeo ancora da definire nelle priorità ed una trattative per l’entrata del PD nel PSE da portare in porto la prossima settimana. Sfida complessa per chi come la Mogherini sa benissimo che la politica europea non può che essere considerata come politica estera, ma come politica interna per la ricaduta e l’impatto sul piano normativo e politico che le scelte europee hanno sulla sede nazionale.

Un’avvertenza a tutti coloro che intendono raccogliere la sfida per l’Europa. Attenzione a non inseguire anche noi la retorica dell’Europa matrigna, a trazione tedesca. Anche perchè ricordo che il candidato alla Presidenza della Commissione europea sostenuto dalla famiglia del socialismo democratico europeo è Martin Schulz. Per sfidare i sentimenti nazionalisti dobbiamo invece elaborare una nuova visione politica, intorno a cinque aspetti prioritari. Dobbiamo rispondere con indirizzi e proposte concrete agli interrogativi che seguono, per disegnare il perimetro ideale di una visione alternativa sia all’ortodossia tecnocratica sia alla retorica populista.

1. La democrazia in Europa. Quale ruolo deve essere dato al Parlamento Europeo per evitare che sia nuovamente marginalizzato dall’alleanza tra il Consiglio e la Commissione? E come possiamo fare in modo che i cittadini scelgano gli organi di vertice del governo dell’Unione? (vedi al riguardo l’articolo di L. S. Rossi)

2. L’Euro. È possibile un referendum sull’abbandono della moneta unica? È economicamente auspicabile? Come si calcola il costo della non-Europa per la vita dei cittadini? Quale sarebbe l’equivalenza monetaria sui salari, le pensioni, i consumi ed i mutui? Il pilastro monetario può sopravvivere senza un governance europea dell’economia?

3. La Politica estera e di difesa comune. Perchè l’Europa non riesce a parlare con una sola voce nelle questioni di politica estera? Quali saranno i dossier di politica estera più importanti da affrontare nei prossimi anni? Perchè non esiste una politica di difesa comune? Quanti sarebbero i risparmi per gli Stati membri di una politica militare europea? Quali le implicazioni politiche? (vedi al riguardo l’articolo di R. H. Santini)

4. La Politica europea per la crescita ed il lavoro. Come si può uscire dalla politica del rigore e dell’austerità verso una politica europea sulla crescita? Come sganciare le spese di investimento dai vincoli di bilancio? Può nascere un governo europeo dell’economia? Come? Quali sono gli strumenti che l’UE dispone per contrastare la disoccupazione? È possibile procedere ad un’armonizzazione delle politiche sul lavoro?

5. La Politica migratoria comune. La tragedia di Lampedusa è davvero colpa dell’Europa? Quali responsabilità hanno gli Stati membri che non hanno voluto che ci fosse una politica migratoria comune? Perchè? Quali sono le resistenze ad una politica migratoria europea? Quali sono i rischi e le opportunità se ci fosse una competenza europea in materia di gestione dei flussi migratori? Come si integra la politica migratoria con la normativa sulla cittadinanza? È davvero possibile introdurre il principio dello jus soli puro nella legislazione degli Stati membri? (vedi al riguardo l’articolo di M. Borraccetti).

I movimenti antieuropei hanno già cominciato ad incendiare la paura dei cittadini, agitando lo spettro di un nemico comune: l’Europa dei tecnocrati e dell’austerità. Ma c’è una novità: anche noi abbiamo lo stesso avversario. Solo che il nostro obiettivo è diametralmente opposto: vogliamo l’Europa dei cittadini, dei popoli, l’Unione politica, per arrivare agli Stati Uniti d’Europa.

Non guardiamo al passato, rincorrendo la nostalgia della vecchia lira e del ‘si stava meglio quando si stava peggio’. C’è bisogno di guardare avanti, guardare al futuro con fiducia e coraggio. Per questo non abbiamo bisogno della prosaica affermazione dell’Europa che si farà, ma della visione concreta di un’Europa che sia capace di ascoltare e dare risposte ai propri cittadini. #YOUrope

 

 

 

27 febbraio 2014

© Marco Lombardo 2016