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UNA VISIONE D’INSIEME

di Marco Lombardo

UNA VISIONE D’INSIEME: SOGNARE AD OCCHI APERTI UN PAESE NORMALE.

(intervento pubblico di Marco Lombardo in occasione del primo meeting nazionale di Insieme per il PD,  Roma 20 novembre 2010)

 

Roma, 20 Novembre 2010.

 

Cari amici di Insieme, sono sinceramente emozionato perché oggi, per me ed altre persone che, come me, hanno deciso di dedicare il loro tempo e la loro energia per far crescere il Progetto di Insieme, si realizza un sogno. La nostra presenza qui oggi testimonia che la base c’è, è reale ed è pronta a prendersi le sue responsabilità; dimostra come sia possibile provare ad elaborare un percorso nuovo di partecipazione politica che nasce dal basso, dalla rete ma che non è solo virtuale.

Sono state mandate delle immagini del ‘metodo Insieme’ cioè quel metodo di partecipazione orizzontale che trova una sinergia tra la rete – con le tante intelligenze che si possono attivare grazie al web – ed i territori, i circoli, per arrivare ai problemi delle persone. L’operazione che è stata intrapresa non è solo politica ma è prima di tutto culturale perché cerca di ridare dignità e serietà alla Politica per rinverdire meccanismi di partecipazione che erano oramai logori; ed è proprio su queste forme di partecipazione che rimangono tanti spazi ancora da esplorare e per i quali occorre coraggio, visione ed un pizzico di sana incoscienza.

Un tempo (in verità, non troppo lontano) il Partito Democratico era nato per cambiare il Partito ed il Paese; a tre anni dalla sua nascita, forse non siamo davvero riusciti a cambiare né l’uno, né l’altro; siamo a metà del guado e qualcuno mette in discussione la credibilità del progetto stesso. Io credo invece che oggi più che mai si senta il bisogno di rilanciare davvero lo spirito costituente del PD, attuandone in primo luogo il Manifesto dei valori e lo Statuto che prevede strumenti di partecipazione per i cittadini e i simpatizzanti.

Nei nostri incontri sul territorio noi abbiamo utilizzato un ‘metodo laico’ per affrontare i problemi: metodo laico significa un metodo di ragionamento liberale, post-ideologico.Noi di Insieme siamo ‘i nativi del PD’. Noi di Insieme non ci riconosciamo  in un Partito che ha l’arroganza di avere sempre la verità in tasca: noi di Insieme non ci riconosciamo in chi pensa di avere una soluzione preconfezionata per ogni tipo di problema, perché non crediamo che i problemi della contemporaneità possano essere risolti con le categorie e le soluzioni elaborate nel Novecento.

In Italia continuiamo a parlare da anni sempre degli stessi problemi del Paese, ma difficilmente scendiamo sul terreno delle proposte e delle soluzioni. Guardate che sbaglia solo chi non fa. Ora vi chiedo: lasciateci il diritto di fare e, se del caso, lasciateci anche il diritto di sbagliare.

 

Noi di Insieme nei nostri incontri sul territorio a Bologna – ed in altre città d’Italia – abbiamo cercato di abbattere gli steccati ideologici che ancora vivono nei nostri pregiudizi, confrontandoci con idee diverse per poi impegnarci tutti insieme a fare la sintesi, nella convinzione che non avere ideologie non significhi non avere ideali che – detto per inciso – per noi di Insieme si chiamano libertà, giustizia, legalità, solidarietà, laicità. Dobbiamo imparare a capire che è guardandoci allo specchio che possiamo misurare la nostra crescita ed il nostro cambiamento; ma non è continuando a guardarci allo specchio che si cresce o si cambia: non perdiamoci nell’autoreferenzialità, se vogliamo crescere davvero dobbiamo allargare il respiro della nostra visione, guardare all’Europa ed ai grandi cambiamenti in atto nel mondo.

 

Noi dobbiamo avere l’umiltà e la franchezza di dire che in questo momento nel Paese il Partito Democratico è concepito come parte del ‘problema Paese’, anziché come parte della soluzione. Siamo percepiti come conservatori dell’esistente; per riappropriarci di quello spirito progressista e riformista che fa parte del patrimonio genetico del PD, il centrosinistra deve capire che oggi la più grande linea di demarcazione tra progressisti e conservatori non riguarda più la rappresentanza di blocchi sociali di riferimento, ma concerne la dimensione europea ed internazionale delle questioni politiche nazionali.

 

Insieme non si può riconoscere in un partito che invoca l’alternativa come una profezia senza fare opposizione dura e seria ogni giorno sui temi che ci interessano; Insieme non si può riconoscere in un Partito che si consuma nell’attesa di un Papa straniero; Insieme non si può riconoscere in un Partito che mantiene uno sguardo nostalgico verso il passato; Insieme vuole guardare al futuro, vuole sognare ad occhi aperti, vuole immaginare il Paese che saremo nel 2020 o nel 2050.

Dobbiamo rifuggire la tentazione di utilizzare i 5 minuti di oggi come vetrina per giocarci la nostra chance di visibilità; non è con nuovi personalismi che risolveremo i problemi, non è replicando i format televisivi in stile ‘talent show’ della politica che andremo avanti. Non inseguiamo la destra su questa strada, né su quella dei sondaggi; i cittadini sono ormai così bombardati ogni giorno di sondaggi che rischiano di perdere la loro opinione individuale sulle cose.

 

Torniamo al ragionamento: proviamo a pensare che a volte ciò che conta non è la soluzione, ma è il metodo di ragionamento. Non pensiamo che il mondo felice sia quello in cui non ci sono conflitti. Non bisogna aver paura dei conflitti: ricordiamoci sempre che i conflitti sono il motore del progresso dell’umanità. Bisogna semmai saperli gestire i conflitti. E per favore, abbandoniamo l’ossessione personale dell’antiberlusconismo che ci ha incastrati da 16 anni in una stagione politica di cronaca continua, inchiodandoci in un perenne e quotidiano ripetersi degli stessi problemi (conflitto di interessi, leggi ad personam, separazione dei poteri etc. etc.). Il Paese è stufo di tutto questo..

Torniamo a giocare all’attacco. Riconnettiamo sentimentalmente la nostra comunità di elettori, il popolo delle primarie, con il progetto politico del Partito democratico.

 

Io non sogno un Paese straordinario; sogno un Paese normale, dove si rispettano le posizione diverse, dove prima delle persone viene il confronto sulle idee. Dove chi non vota noi, non è necessariamente un furbo o un ignorante, ma è semplicemente un elettore che non siamo riusciti a convincere.

 

Sogno un Paese che tratti i propri cittadini come elettori maturi e non come bambini viziati, incapaci di ragionare con le proprie teste. Arrivo ad un’idea per vincere che è il ‘frame’ di questa giornata.

Dobbiamo far diventare l’elettorato attivo una categoria della politica. L’elettore deve tornare al centro della nostra agenda politica. Non possiamo limitarci a guardare ai nostri simpatizzanti in modo passivo, considerandoli come militi da azionare solo il giorno delle elezioni o solo attraverso primarie, che – detto per inciso – per essere vere e credibili, devono essere contendibili.

Non abbiamo bisogno di sondaggi e profezie per capire che i vincitori delle prossime elezioni saranno, da un lato, l’astensionismo e, dall’altro, i movimenti di protesta; entrambi dimostrano la disaffezione e la sfiducia che i cittadini oggi hanno nei confronti dei partiti politici e delle istituzioni.

Per queste ragioni, oggi più che mai avremmo bisogno di stimolare l’attivismo degli elettori con nuove forme di partecipazione in cui i rappresentati non si limitano a controllare le spese e le decisioni dei rappresentanti, ma co-decidono e partecipano all’elaborazione delle decisioni da prendere; dobbiamo fare in modo che i cittadini si sentano parte della soluzione concreta. Guardate, su questo punto esistono spazi enormi, anzi, praterie inesplorate di partecipazione che ci consentirebbero davvero di andare oltre.

 

Avete visto il video sui nostri incontri a Bologna. Potevamo fermarci qui. Potevamo accontentarci di questo nuovo modo di fare politica sul territorio; ma dobbiamo avere l’audacia di spingerci un po’ più in là. Questa è l’idea che vorrei portare oggi alla vostra attenzione: se vogliamo ridare credibilità ai partiti dobbiamo fare in modo che le persone concepiscano la partecipazione come uno strumento concreto di risoluzione dei loro problemi.

 

Consentitemi una provocazione: noi dobbiamo creare le ‘ronde democratiche’.

Se davvero vogliamo essere presenti lì dove il problema sorge, non possiamo restare chiusi in ambiti professionali, accademici, nei caminetti o nei palazzi della politica. Dobbiamo scendere in strada attraverso laboratori di politica partecipata in cui i cittadini partecipano davvero all’elaborazione del programma di governo dei quartieri, delle città, del Paese, elaborano progetti di urbanistica partecipata, scrivono bilanci sociali partecipati; dobbiamo dare vita a ‘guerriglie verdi’ o a progetti come ‘Orto-Campo’ che intendono riallacciare i nodi tra le generazioni di anziani e giovani disoccupati che oggi abbiamo marginalizzato dalla società. Abbiamo bisogno di queste iniziative perché servono a rinsaldare la cultura del bene comune.

 

Noi di Insieme non strumentalizzeremo le paura delle persone in uno stato di individualismo belligerante; noi di Insieme vogliamo un partito che crei le condizioni per coniugare azioni individuali con responsabilità sociale, aprendo gli spazi di partecipazione alla società civile, coinvolgendo il mondo delle associazioni,i volontari, ma anche i settori produttivi, le imprese, i think thank, le università, i centri di ricerca disseminati su tutto il territorio nazionale.

 

Mi avvio a concludere. Questa è la sfida che abbiamo davanti: il PD vuole rimanere un museo della partecipazione, ripercorrendo i vecchi schemi del Novecento, o vuole diventare un laboratorio di partecipazione politica 2.0? Vogliamo proteggere l’esistente o programmare il futuro?

 

Io credo davvero che Insieme sia la risposta a queste domande. I circoli come vengono utilizzati oggi rischiano di essere un museo della partecipazione; noi dobbiamo rivitalizzarli, trasformandoli in laboratori. C’è molto lavoro da fare. Non perdiamo altro tempo. La Storia potrebbe non darci altre occasioni. Per tutto questo, io sono Insieme. Noi siamo Insieme. Insieme nasce per costruire, non per rottamare! Guardate, il rinnovamento della classe dirigente non è un capriccio, ma è un tema fondamentale: il problema però non è anagrafico, non è nella lotta tra vecchio e nuovo. Il problema è tra chi merita di restare e chi merita di entrare. Insieme cresce per unire Roma e Firenze, ma anche Trento e Reggio Calabria perché il PD non rimanga una ‘Lega di Centro’ e diventi un vero Partito nazionale.

Noi non rimarremo in dormiveglia mentre il Paese precipita; noi non rimarremo con le mani in mano. Se avremo coraggio di sperimentare ed esplorare queste nuove forme di partecipazione attiva potremo ridare fiducia, dignità e serietà non solo al Partito democratico, ma alla politica italiana. E forse, cambiando il PD riusciremo davvero a cambiare questo Paese, il nostro Paese. E torneremo a vincere. Insieme!

30 maggio 2012

© Marco Lombardo 2016