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Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding

di Marco Lombardo

Il partito democratico di Bologna lancerà a febbraio la raccolta fondi sul web (crowdfunding) per finanziare specifici progetti. Si tratta di un innovativo sistema di autofinanziamento, già sperimentato nella campagna elettorale di Barack Obama ed attualmente presente in varie piattaforme online (per esempio, Kickstarter) con cui oggi si producono film, musica ed eventi sociali. (statistiche sul crowdfunding)Infografica sul crowdfunding Nello specifico settore della raccolta dei fondi per la politica, il crowdfunding può rappresentare una corsia di emergenza nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Non a caso, l’articolo del Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-16/il-pd-bolognese-lancia-crowfunding-finanziare-progetti-partito-104112.shtml?uuid=ABo8oKk) riprendeva la notizia della sperimentazione avviata dal PD di Bologna, associandola al tweet con cui Enrico Letta annunciava l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarebbe riduttivo limitare l’orizzonte del crowdfunding al tema dell’autofinanziamento (dal basso) dell’attività dei partiti. Se ne coglierebbe un aspetto, di certo importante, ma si rischierebbe di tralasciare la prospettiva fondamentale che è quella di riorganizzare la funzione di un partito nella società contemporanea, ricostruendo la sua ragione sociale intorno al perseguimento ed alla realizzazione di cause. E’ bene ricordare che la raccolta di fondi attraverso il web si basa su due principi: il primo, è quello per cui le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa che sia più grande di loro; la seconda, è il desiderio delle persone di condividere con gli altri le loro battaglie e raccontare ciò di cui sono stati parte. Può funzionare l’applicazione del crowdfunding alla politica italiana? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla premessa che, in questo momento, c’è una forte domanda di buona politica: non commettiamo l’errore di confondere il sentimento antipartitico con quello antipolitico. Se a Bologna si registra il boom del volontariato significa che c’è una forte domanda di impegno civico e sociale, in cui tanti cittadini dedicano le loro energie, il loro tempo libero, le loro passioni. Il mondo associativo è considerato uno strumento di trasformazione della società più credibile rispetto a quello dei partiti. In questa forbice si può misurare la profondità della crisi di ‘senso’ e di rappresentanza dei partiti: è questa la divaricazione che dovrebbe interrogare profondamente chi oggi fa politica. Più di quella tra iscritti ed elettori delle primarie del PD. Per cambiare radicalmente la politica occorrono fratture coraggiose, sperimentando strumenti e soluzioni innovative. Quello che ci chiedono gli elettori delle primarie è di rappresentare una forte istanza di cambiamento; ci chiedono di non essere mobilitati solo durante le campagne elettorali, ma di poter esprimere la loro opinione sui processi decisionali dei partiti, di poter ‘contare’, di essere coinvolti in modo costante e non occasionale, lamentando la distanza tra la classe dirigente e la base. Chiedono alla politica di uscire dalla dittatura dell’emergenza, rompere il cerchio della autoreferenzialità, uscire da una democrazia ‘ad intermittenza’ per andare verso una ‘democrazia a luce continua’, con una mobilitazione cognitiva ed emotiva delle persone. La gente è stanca di ascoltare politici chi predicano soluzioni ai loro problemi; ha bisogno di risposte e le vuole anche in fretta. Se queste promesse sono vere, ne consegue che i partiti possono tornare ad essere utili per i territori se (ri)orientano la loro attività verso la realizzazione dei bisogni dei cittadini, nel quadro di una cornice di valori ed ideali condivisi. Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding. In questa prospettiva, il crowdfunding può essere uno strumento rivoluzionario. Il ‘timing’ è importante, ma non deve necessariamente essere finalizzato alle esigenze di un comitato elettorale; è fondamentale almeno quanto la co-progettazione delle cause da realizzare, la strategia di comunicAzione, la viralità attraverso l’utilizzo dei social network, la rendicontazione delle attività svolte, la trasparenza nella raccolta dei fondi e la sobrietà nell’utilizzo degli stessi. Come PD partiremo dal nuovo progetto di formazione politica perchè il rinnovamento generazionale non può prescindere dalla formazione di chi domani dovrà amministrare situazioni complesse. Il nuovo corso di formazione sarà solo il progetto pilota dal quale poi partiranno tanti altri progetti in crowdfunding scelti dai circoli territoriali. In breve, il crowdfunding può essere molto di più che una colletta online. Può divenire uno strumento utile per ricostruire, dal basso, il legame di fiducia tra i cittadini ed i partiti.

 

21 dicembre 2013

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