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Like a Rolling Quad. ‘Liberi di fare, liberi di essere. Progetti di Vita indipendente’

di Marco Lombardo

Negli anni ’60, Ed Roberts fu la prima persona disabile non autosufficiente a laurearsi in Scienze politiche presso l’Università di Berkeley. Il suo alloggio universitario era l’infermeria del campus: l’unico luogo accessibile per ospitare il suo polmone d’acciaio.

Ed Roberts con la sua intraprendenza e la sua ostinata forza di volontà è considerato il fondatore del movimento per la Vita indipendente. Altri studenti disabili o non autosufficienti negli anni successivi andarono a vivere con lui nell’ospedale dell’università. Si facevano chiamare “rolling quads”, tetraplegici rotolanti, facendo il verso ai Rolling Stones che negli stessi anni riempivano le piazze con la loro musica libertaria. Il programma per studenti per la disabilità può essere considerato il primo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in un campus universitario americano. Ed una volta finito il lavoro dentro il Campus cominciarono a rivendicare l’accessibilità e la vita indipendente fuori dal Campus. Negli anni 70 il centro per la Vita Indipendente si fondava su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: riconoscere i disabili non oggetti passivi che devono ricevere cura, ma soggetti attivi che devono essere messi nelle condizioni di realizzare la propria personalità nella vita di tutti i giorni.

Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film. Invece è storia. Ma è quel tipo di storia che non viene studiata a scuola. Non fa parte della storia delle grandi battaglie per i diritti civili, come Martin Luther King o Nelson Mandela. Sono “gocce di splendore, di umanità, di verità” disperse tra i vicoli della periferia del web.

Voglio leggervi un passo di una lettera scritta da Maria Chiara.

“Conoscere le storie di questi attivisti mi avrebbe dato un quadro d’insieme, mi avrebbe fatto rendere conto prima che quella dei disabili è innanzi tutto una lotta per i diritti civili. Ogni bambino disabile dovrebbe poter sfogliare il libro di storia e incontrare lo sguardo di Ed Roberts accanto a quello di Martin Luther King. Per non avere la sensazione di essere sempre il primo: il primo a richiedere un bagno accessibile. il primo a chiedere tutte le ore di assistenza. il primo a pretendere che mettano le rampe in un negozio o in una scuola. Il primo caso di studente con una disabilità grave a voler studiare fuori sede. Per ricordarsi che sta solo continuando un sentiero già tracciato, con amore, determinazione, sacrifici, alti e bassi, confitte e vittorie, dai Rolling Quads ed altri”.

Concludo dicendo che tutti coloro che sono scesi nelle piazze d’Italia ed a Bologna per sentirsi liberi di fare e liberi di essere devono sapere che il compito di chi ha responsabilità istituzionali è quello di accompagnargli in questa battaglia per i diritti civili.

La settimana scorsa sono intervenuto sul tema del riconoscimento dei care givers familiari e per chiedere l’istituzione nel Comune di Bologna di un’anagrafe sui progetti di vita indipendente. Un anno fa con altri consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione abbiamo avviato un percorso di mappature delle barriere architettoniche. Ora è arrivato il tempo delle risposte. Ora è il tempo che il Governo nel DDL del Bilancio 2018 attualmente in fase di discussione in Parlamento preveda all’interno del Fondo per la non autosufficienza preveda una quota certa e significativa da destinare ai progetti di vita indipendenti. Ora è il tempo che il Parlamento approvi la legge sui care givers familiari. Ma ciascun livello istituzionale deve fare la propria parte. Ora è il tempo che anche il Comune di Bologna adotti il primo PEBA, trovando nel bilancio comunale di quest’anno risorse sufficienti destinate alla rimozione di tutte le barriere architettoniche, burocratiche, normative, culturali. Sono 8 mesi di tempo che aspettiamo la realizzazione di 3 scivoli in Piazza Maggiore. Tanto. Troppo. La vita delle persone non può aspettare i tempi di vita della politica. Stiamo muovendo i primi passi ma ancora troppo lentamente. Fuori da qui ci sono persone come Maria Chiara, Max, Lendy, Leo, Stefano e tanti altri che non possono più aspettare. Dobbiamo cominciare a correre oltre i nostri limiti. Come i rolling quads. Soggetti attivi che inseguono il loro progetto di vita indipendente. Non soggetti passivi destinatari di cure. Non dimentichiamocelo mai.

Articoli di stampa: Repubblica 

Comunicato stampa

Intervento di inizio seduta

6 novembre 2017

© Marco Lombardo 2016