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La politica al tempo dei barbari. (liberamente tratto dal saggio sulla mutazione)

di Marco Lombardo

La politica al tempo dei barbari. (liberamente tratto dal saggio sulla mutazione)

pubblicata da Marco Lombardo il giorno domenica 13 marzo 2011 alle ore 16.11 ·

 

Fa parte della natura umana l’istinto di alzare muri e distinguerci da ciò che non conosciamo: noi di qua, e di là.. i barbari. Per ogni muro che riusciamo ad abbattere nella realtà, ne ricreiamo miliardi nelle nostre teste sotto forma di pregiudizi. E’ diventato sentire comune pensare ormai che i barbari siano dappertutto: anche in politica (che in Italia, in effetti, è ovunque). Hanno attaccato i fortini della comunicazione di massa, hanno rapito l’anima della nostra società, vogliono mutare il nostro DNA costituzionale, hanno abbattuto la sacralità dei riti delle segreterie di partito preferendo la sintesi all’analisi, il tratto spettacolare della battuta ad effetto alla pacatezza del ragionamento, la comunicazione all’espressione, il surfing sulle cose all’approfondimento, il piacere alla fatica. E chi stava dall’altra parte? Cosa abbiamo fatto noi, oltre che chiamarli ‘barbari’? Per anni siamo stati travolti dalla velocità degli accadimenti, abbiamo smarrito la nostra identità, ci siamo incatenati ad un eterno presente costituito dal perenne fluire di eventi quotidiani. Ma adesso ci sentiamo pronti alla sfida finale: abbiamo riscoperto il romanticismo della lotta, riempiendo le piazze di cuori armati a difesa del fortino della nostra costituzione. Di certo, un sussulto di orgoglio. Ma nessuna battaglia può essere vinta se non combatti il nemico giusto. Che giusto per intendersi non è B. e neanche la parte di Paese che lo vota e lo sostiene. Perchè credo che qui stia il cuore di tutta la faccenda: il problema non è quello di individuare i barbari negli schieramenti politici. Il punto della questione è capire cos’è diventata la politica al tempo dei barbari. Perchè se ci pensiamo bene, è il nostro modo di ragionare che è mutato in questi ultimi anni: non noi italiani, non noi di destra-centro-sinistra, noi esseri umani. Ragioniamo per sequenza di immagini e concetti attraverso collegamenti tra campi disseminati del sapere. Googliamo tra i pensieri perchè le cose non hanno più il loro senso in ciò che sono, ma in quello che diventano se collegate ad altre. Sbagliamo se pensiamo che è solo una questione di mancanza di tempo necessario per l’analisi. Anche avessimo tutto il tempo di questo mondo, è il nostro modo di analizzare le cose che è profondamente mutato. E se non lo risconosciamo, ci trinceriamo nell’alibi dei barbari. Non mi meraviglia che di questi tempi vadano così tanto di moda le profezie sulle apocalissi. Però.. Se usciamo dall’acqua ed asciughiamo le branchie per riprendere fiato, se li guardiamo più attentamente quei barbari, siamo Noi. Se non capiamo questo rischiamo di confondere la realtà delle cose con la nostra percezione delle stesse o peggio ancora con le nostre aspirazioni di cambiamento. E la politica? Quanto della contrapposizione ideologica della politica italiana riflette l’alibi dei barbari? L’imbarbarimento della comunicazione politica significa che essa debba perdere per sempre la propria anima, la propria dignità, la sua ragion d’essere? Certo che la politica non può e non deve ridursi ad una gara di popolarità, ma non si può mica pensare di essere popolari semplificando i concetti fino a farli perdere di contenuto. Non mi meraviglierei se tra qualche anno gli uomini delle tessere dei partiti non esistessero più e venissero sostituiti da opinion leaders capaci di trasformare internet ed i social network in macchine del consenso. Che ci piaccia o no, credo che questa mutazione sia già in atto; non abbiamo saputo riconoscere l’evento epocale della trasformazione della politica ai tempi della televisione. Ancora non abbiamo capito l’impatto dirompente che avuto l’elezione diretta dei sindaci nella formazione e nella selezione della classe dirigente. Tra consevazione e rottamazione, tra rinnovamento e cooptazione esiste uno spazio intermedio che è fecondo ed inesplorato. Non tutto il vecchio patriomonio genetico della politica è da disperdere, così come non tutto il nuovismo che avanza è sostanza. E allora? Come trovare il giusto equilibrio? Come riprendere la rotta?

 

‘Tanto inutile e grottesco è il restare impettito di tante muraglie avvitate su un confine che non esiste, quanto utile sarebbe piuttosto un intelligente navigare nella corrente, capace ancora di rotta e di sapienza marinara (…) Essere capaci di decidere cosa, del mondo vecchio, vogliamo portare fino al mondo nuovo. Cosa vogliamo che si mantenga intatto pur nell’incertezza di un viaggio oscuro. I legami che non vogliamo spezzare, le radici che non vogliamo perdere, le parole che vorremmo ancora sempre pronunciare e le idee che non vogliamo smettere di pensare. E’ un lavoro raffinato. Una cura. Nella grande corrente, mettere in salvo ciò che ci è caro. E’ un gesto difficile perchè non significa mai, metterlo in salvo dalla mutazione, ma sempre nella mutazione. Perchè cio che ci salverà non sarà mai ciò che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perchè ridiventasse se stesso in un tempo nuovo’. (A. Baricco)

30 maggio 2012

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