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Intervento alla Direzione sulle Primarie

di Marco Lombardo

Discorso alla Direzione di lunedì

Le primarie sono state una lezione di democrazia per i profeti dell’ anti-politica che hanno ripagato con una grande legittimazione popolare chi aveva fatto una scelta di responsabilitá ed un atto di coraggio. Abbiamo messo davanti ad i nostri destini personali una certa visione del paese, con due sfumature, certamente diverse ed alternative, ma non inconciliabili. Ora viene la sfida più importante: quella delle elezioni e quella del governo. A Renzi va dato atto di avere reso queste primarie contenibili e dunque vere e partecipate. Una ‘partita quasi perfetta’ come ha detto l’amico Giuseppe Paruolo. Due sole cose non mi sono andate affatto bene; la polemica che ha tirato in mezzo il nome di Maurizio Cevenini e quella fatta dal sito ‘domenicaiovoto’. Credo che l’aggressività dell’ultima settimana gli sia andata contro ed anzi vorrei che qui ringraziassimo i responsabili dell’organizzazione per come hanno saputo gestire queste primarie, senza disordini e problemi particolari ai seggi. Ora peró vengono le sfide delle elezioni e del governo. Come classe dirigente le dobbiamo sapere affrontare insieme perchè giá altre volte abbiamo vinto la prima e perso la seconda. Credo che il richiamo di Bersani al linguaggio di veritá sia innanzi tutto un monito che vada in questa direzione. Non raccontiamo favole che poi non potremo realizzare. Raccontiamo la storia di un Paese in enorme difficoltà, in bilico tra la ritrovata voglia di sognare e gli incubi del recente passato.

Il vecchio Re Sole ha posto fine al suo disarmo, mettendo il governo Monti su un piano inclinato per trasferire sul Paese il suo disordine morale. Noi dovremmo essere lì a proteggere il Paese dai colpi di coda del berlusconismo. Dovremo essere il cordone sanitario dello Stato di diritto e della democrazia.

Per questo, anche e soprattutto se non cambia la legge elettorale, facciamo le primarie per scegliere i nostri parlamentari. Staniamo le migliori energie del Paese con primarie ampie, vere, contendibili.  lo so, i tempo sono strettissimi. ma anche qui: se le facciamo, ‘non ci ammazza più nessuno’. Facciamole; anche sotto natale se necessario. è il più bel regalo di democrazia che possiamo dare al Paese. Non torniamo di nuove a rincorrere l’avversario.

Le primarie hanno riportato l’entusiasmo e la passione politica. Dobbiamo continuare a dare voce a quella parte dell’Italia che si sente orfana di partecipazione. Sapete perchè siamo arrivati oltre il 36% di consenso nei sondaggi? Perchè la palla, per una volta, ce l’abbiamo avuta solo noi. Gli altri fuori dal campo costretti a rincorrerci e sentire gli echi che arrivavano dallo stadio. Continuiamo a giocare su quel campo; passiamoci di più la palla tra di noi. Alla classe dirigente chiedo di non tenere in panchina i giovani che hanno talento e voglia di correre. Ai giovani chiedo di aver voglia di correre a testa bassa e l’umiltà di chi ha ancora tanto da imparare. Ad entrambi dico che faremmo un errore imperdonabile di arroganza se pensassimo di aver già vinto. Per questo le primarie per i parlamentari ci servono anche a restaurare la legittimità dell’istituzione e della funzione parlamentare. Non devono essere semplici consultazioni, ma primarie vere, non solo per il numero dei partecipanti ma per il percorso di partecipazione. Sul numero dei votanti, se anche dovessero tenersi come pare sotto le feste, io chiedo di avere il coraggio di sperimentare la votazione online. E’ già stata fatta all’estero e non ha dato luogo a nessun problema di inquinamento del voto o di regolarità. Abbiamo la strumentazione tecnica per farla. Ma le nostre dovranno prevedere un coinvolgimento della partecipazione tradizionale e insieme a quella online. Insomma, lontani mille miglia, dalle c.d parlamentarie del M5S. Guardando alcuni video dei candidati del Movimento 5 stelle, più che il nuovo che avanza mi ricordava ‘Avanzi!’, il programma della Dandini. 95000 voti in termini assoluti, in tutta italia, con 3 preferenze, vuol dire avere che basterà qualche centinaia di voto a candidato per essere in lista per il Parlamento della Repubblica italiana. Lasciatemela dire cosi: hanno più legittimazione popolare i nostri consiglieri di quartiere. Noi non faremmo votare le persone solo su internet perchè escluderemmo buona parte della società italiana. Come ricordava qualche giorno fa a Bologna Michael Slaby, il guru della campagna di Obama, le campagne elettorali postmoderne devono saper combinare in maniera sinergica il porta-a-porta ed i social network creando una comunità, un organismo vivente, una generazione distribuita del messaggio politico. Chiedo dunque alla Direzione di avere il coraggio di sperimentare, almeno qui a Bologna, la votazione online per le primarie per i parlamentari. Ma ciò che deve distinguere le primarie dalle consultazioni online è la previsione di un confronto tra i cittadini ed i loro rappresentanti. Solo al termine di questo confronto ci possono essere le votazioni. Questo è il senso di una comunità popolare che si riconosce in valori e ideali condivisi.

In conclusione, torniamo a tenere noi in pallino del gioco in mano. Impariamo a giocare nei campionati che contano. Facciamo tornare in italia l’orgoglio di essere un grande Paese e non quello umiliato e offeso di questi ultimi decenni, che ha paura di tornare con l’incubo del recente passato. Guardate l’avevo detto alle primarie e lo ripeteró in questa campagna elettorale. Bersani era ed è la persona più adeguata per il cambiamento. Perché la vera partita del cambiamento si gioca in Europa. Vorrei che tutti noi imparassimo a vedere nell’immagine di Parigi, non una foto, ma fotogramma più ampio, il battito d’ali di una campagna progressista paneuropea. La dico così. In questo momento, c’è più bisogno di Italia in Europa che di Europa in Italia. Guardate dalla stampa straniera come sono terrorizzati dal ritorno del cavaliere oscuro. Oltre a Schultz e Van Rompuy, persino l’ineffabile Barroso oggi ha espresso preoccupazione per la situazione italiana. Non torniamo ad essere il malato d’Europa. C’è un vento di populismo, demagogia e xenofobia che cova in Europa. Non so quanti di voi sanno che due settimane fa nel parlamento ungherese è stata proposta la schedatura degli ebrei. C’è un grande bisogno che l’Italia torni all’avanguardia dell’integrazione europea. Ringraziamo Monti per aver ridato credibilità internazionale al nostro Paese, senso di dignità e responsabilità istituzionale anche nell’epilogo del governo tecnico. Ora peró c’è bisogno di un governo politico per ridurre non solo lo spread del debito, ma anche quello dei diritti e quello politico.

In conclusione, teniamo un linguaggio di verità, ma teniamo lo sguardo ben rivolto verso l’alto. Il Paese e l’Europa guardano a noi democratici con speranza e fiducia. Questa volta non possiamo più deluderli!

10 dicembre 2012

© Marco Lombardo 2016