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Integrazione, una strategia per la società che viene

di Marco Lombardo

Sabato 21 settembre presso la Festa dell’Unità di Bologna abbiamo incontrato il Ministro per l’integrazione Cécile Kyenge con cui abbiamo parlato di diritti, immigrazione e cittadinanza.

Un incontro emozionante. Una sala piena, calorosa e multietnica dove gli ospiti si sono confrontati sui contenuti.Un confronto per cercare di ridurre lo spread di civilità che allontana il nostro Paese dagli standard europei. La speranza di poter radicare in Italia la cultura dell’integrazione a 50 anni dal celebre discorso di Martin Luther King.

Sono intervenuto insieme a Cècile Kyenge, Raymon Dassi, Sergio Lo Giudice e  Sandra Zampa sotto la bella conduzione del dibattito da parte di Lucia Manassi.

Cliccando qui si può accedere al video della serata.

Vorrei iniziare esprimendo la mia solidarietà personale e quella di tutto il Partito Democratico di Bologna per gli attacchi volgari e vigliacchi che anche questa notte alcuni attivisti di Forza Nuova hanno rivolto al Ministro Cécile Kyenge.

Ma lasciatemi anche dire che la solidarietà umana e politica in questi casi non basta più. Questi atti, continui e reiterati, dimostrano ancora una volta come noi abbiamo il dovere morale e la responsabilità politica di liberare una parte dell’Italia dalla schiavitù del pregiudizio. Dalla cultura della paura. Dalla logica del Nemico. Noi tutti, signora Ministro siamo chiamati ad accompagnarla in questa sua ‘traversata nel deserto’ e starle al fianco per aiutarla a superare con il sorriso gli insulti, per aiutarla a rispondere con la forza della gentilezza di fronte alle debolezze della volgarità che gli rivolgono.

 Diciamoci la verità. Noi sappiamo che in questa traversata non vedremo subito la terra promessa. Ma sappiamo anche che grazie a questa marcia che Lei ed il Suo Ministero hanno intrapreso, le generazioni successive, i nostri figli, di qualunque razza, di qualsiasi colore della pelle, potranno arrivare al mare aperto dei diritti e delle libertà. Lo dobbiamo fare per loro. Lo dobbiamo fare nella consapevolezza che una Comunità divisa contro se stessa, tra Nord e Sud, tra bianchi e neri, tra furbi e onesti, tra cittadini europei e cittadini di Paesi terzi, una Comunità divisa su tutto, fondata  sulla paura del diverso, è una Comunità che non può durare! E’ una comunità che non ha futuro!

 Ciò premesso, vorrei entrare nel merito della domanda che mi ha posto per parlare delle implicazioni europee di una legge sulla cittadinanza.

Vedete, quando parliamo di Europa, tendiamo a parlare sempre di spread economico, della distanza che separa i BTP italiani da i Bund tedeschi. Ma non parliamo mai dello Spread di diritti e di civiltà che sta allontanando sempre di più il nostro Paese dal resto del Continente europeo.

E’ giusto parlare dell’Europa che non c’è! E’ sacrosanto chiedere che l’Europa intervenga per aiutare l’Italia di fronte allo sbarco degli immigrati sulle nostre coste meridionali. E’ doveroso lamentarsi per un’Europa che rimane sorda di fronte al grido di libertà e giustizia che ci proviene dall’Egitto, dalla Turchia, dalla Siria. Tutto giusto. Tutto vero. Ma perchè oltre a parlare dell’Europa che non c’è, del governo economico europeo, della politica estera europea, della politica migratoria europea, perchè dicevo nessuno parla dell’Europa che c’è???

Noi abbiamo il dovere politico e morale di raccontare anche l’Europa che c’è già. Quell’Europa che il 28 aprile del 2011 ha dichiarato illegittimo il reato di immigrazione clandestina previsto da una legge che portava la firma di Bossi e Fini!

Quell’Europa che continua a condannare il nostro Paese per la violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che avviene ogni giorno nei nostri CIE e che dobbiamo avere il coraggio di chiudere!!

 Stare in Europa significa capire che nessuno Stato oggi è un’isola.

E allora, in tema di legge sulla cittadinanza: vi siete mai chiesti come mai siamo rimasto l’unico Stato che concede la cittadinanza italiana come fosse un privilegio, come fosse un favore a chi ha compiuto 18 anni e non come un diritto?? E dall’altro lato, vi siete mai chiesti come mai non esiste nessuno Stato membro che attribuisce la cittadinanza sullo JUS SOLI PURO, cioè per il solo fatto della nascita??

L’ultimo paese a cambiarla è stato l’Irlanda. Vi racconto in due minuti la storia di Marie Zhu Chen perchè credo sia importante. I Chen sono una coppia di cinesi che volevano trasferirsi a lavorare a Londra. Chi è cittadino di Paese terzo sa cosa vuol dire la trafila per il passaporto per motivi di lavoro e tutti i problemi che essa comporta. Allora i Chen decidono di far nascere la loro figlia in Irlanda in modo di farle prendere la cittadinanza irlandese e trasferirsi con lei. La signora Chen prende l’aereo al 6 mese di gravidanza con un visto turistico di tre mesi. La piccola Marie Zhu Chen nasce a Dublino.

Dunque è cittadina irlandese. Non solo. In quanto cittadina irlandese è anche cittadina europea e può circolare liberamente e soggiornare in tutti i Paesi dell’Unione europea. E al suo fianco hanno diritto di soggiorno i suoi familiari benchè cittadini di Paesi terzi. A questo punto le autorità irlandese non ci stanno. Ritengono di essere state fregate. La causa va davanti alla Corte di Giustizia, la quale afferma che avvantaggiarsi di una situazione prevista dal diritto europeo non può essere considerato un abuso del diritto!

Capite bene che per evitare che 1 miliardo di donne cinesi in stato di gravidanza facessero nascere i loro figli in Irlanda, il parlamento irlandese – sotto pressione di tutti i governi europei – ha modificato la sua legge sulla cittadinanza in meno di due settimane. Vi rendete conto? Stiamo parlando della legge sulla cittadinanza, di una delle cose più intime tra la competenza degli Stati membri. Il legame di appartenenza ed identità che lega una persona ad un territorio e ad una Comunità.

Questo ci deve far capire che nessuno Stato è un’Isola. Ci deve far capire che la cittadinanza europea è intimamente connessa alla cittadinanza nazionale.

Che la nuova frontiera dei diritti e dei doveri di cittadinanza non è il sangue. Non è la nascita. E’ la residenza!

Per questo dovremmo lottare per cambiare la nostra legge sulla cittadinanza e poter dire che chiunque nasce e risiede legalmente nel nostro territorio per più di 5 anni è un cittadino italiano!!!

Non possiamo concedere la cittadinanza solo a chi si chiama Balotelli o El Sharawyi. L’integrazione passa dalla residenza, dalla cultura dell’integrazione, dall’investimento sulla scuola e sui giovani.

Mi avvio a concludere. Non è questa l’Europa che c’era nelle menti e nei cuori dei nostri padri fondatori. Ci siamo occupati troppo dell’Europa degli Stati, dell’Europa dei mercati, dell’austerità, delle regole. E’ arrivato il momento di occuparci dell’Europa dei popoli! E’ arrivato il momento di tornare ad occuparci dell’Europa dei Cittadini!!

Alcune immagini della serata.

 

 

 

24 settembre 2013

© Marco Lombardo 2016