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I Makers ed il lavoro di domani: l’Internet del Fare

di Marco Lombardo

Come uscire dallo stallo (matto)?

Provando a volare alto. Sforzandosi di comprendere la real(i)tà dei sogni. Ho appena finito di leggere l’ultimo libro di Chris Anderson, ‘Makers. Il ritorno dei produttori’. La tesi essenziale è che se negli ultimi dieci anni abbiamo scoperto nuovi modi per creare, inventare e lavorare grazie al web, nei prossimi dieci anni ciò che abbiamo imparato verrà applicato nel mondo reale.

Già oggi possiamo catturare la realtà (scanner 3D) e trasformarla secondo la nostra fantasia creativa grazie alle stampanti 3D (es. MakerBot) e laser-cutter di precisione (es. fresatrici CNC). Il futuro sarà una continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Molti beni (per esempio, dentiere, apparecchi bio-mediali, macchine come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. Non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà già presenti in moltissime imprese del mondo (www.maker-revolution.com)

Facile prevedere che andremo sempre di più verso la generazione distribuita dei mezzi di produzione.

Tutto questo dimostra come ci sia un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla febbre del fare, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, alla manifattura.

Se guardiamo a questa realtà dall’Italia ci sembrerà forse un futuro lontano e confuso. Noi siamo impantanati a discutere su come abbassare il nostro costo del lavoro che certamente è un problema enorme che qualunque governo dovrà cercare di risolvere. Ma la competizione globale non si farà ancora al lungo delocalizzando gli impianti industriali in cerca di un minor costo del lavoro (che, per inciso, in altre parti del mondo equivale anche a minori diritti dei lavoratori) ma sulla ricerca, sull’innovazione, sulla creatività.

Guardare al futuro senza lasciare indietro nessuno significa, per esempio, che per uscire dalla crisi se, da un lato, si devono difendere i diritti di tutti i lavoratori (pubblici, privati, autonomi, precari) così come sono oggi, dall’altro, bisogna imparare ad immaginare il mondo del lavoro così come sarà domani!

Significa provare a dare più voce all’italia che funziona, a quella che lotta e compete per farsi strada nel mondo.

Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale. Una politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi. Ma ai prossimi dieci anni. Una politica industriale moderna oggi non può tralasciare le opportunità della ‘produzione digitalizzata’. L’Italia ha un’eccellenza mondiale nel fare cose belle grazie alla straordinaria abilità dei nostri artigiani. Tuttavia, c’è un ‘Internet del Fare’ che è un terreno ancora inesplorato da cui si può rilanciare nel mondo la nostra produzione manifatturiera.

In breve, la politica può tornare ad essere molto di più che una partita a scacchi tra le parti. Deve tornare ad essere l’arte del possibile, il confronto tra diverse visioni del mondo, da cui si aprono strade verso il futuro.

Agli incubi del presente preferiamo gli incubatori di futuro. Torniamo ad occuparci dei prossimi dieci anni.

Per esempio, come sta facendo Riccardo Donadon a Venezia con H-Farm.

 

 

7 aprile 2013

© Marco Lombardo 2016