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I care-givers familiari: l’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti

di Marco Lombardo

In Emilia-Romagna vi sono circa 300.000 persone che quotidianamente si prendono cura di un familiare disabile o non autosufficiente. Un articolo del giornale Repubblica dello scorso 28 ottobre richiama l’allarme lanciato dalla vice presidente della Regione ER, Elisabetta Gualmini. ‘Servono una legge nazionale ed un fondo ad hoc‘. Ritengo che questo appello vada raccolto e rilanciato dai banchi del consiglio comunale di Bologna.
In diverse occasioni questo consiglio comunale ha inteso sollecitare il parlamento italiano a concludere l’iter legislativo per provvedimenti importanti, segnalando la sensibilità dell’opinione pubblica verso taluni provvedimenti. Penso, da ultimo, agli ordini del giorno approvati in comune per chiedere l’approvazione di una legislazione sulla nuova cittadinanza. Ugualmente, ritengo che sia utile ed urgente l’approvazione del disegno di legge che ormai da oltre due anni giace in Parlamento, sul riconoscimento dei care givers familiari.
Con il termine care givers si intende fare riferimento a chi volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza per motivi di età, disabilità o malattia.
Quando parliamo di una vita dedicata alla cura dei propri cari o dei propri familiari stiamo parlando di una condizione di abnegazione tale da impattare nella vita lavorativa e relazionali della persona che presta l’attività di cura.
Vi segnalo solo due dati: il carico assistenziale è talmente gravoso che il 10% dei care givers è costretto a chiedere il part-time o il telelavoro ed il 66% è costretto a lasciare il lavoro.
Come dimostrano la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia, la protezione del lavoro e la discriminazione diretta non deve riguardare solo le persone disabili, ma anche i familiari e coloro che ne hanno cura.
Il testo di legge introduce un riconoscimento normativo dei care givers familiari (art. 2) con norme sulla tutela previdenziale (art. 3), tutela per malattie (art. 4), tutela assicurativa (art.5), tutale lavorativa e reddituale (art.6).
Ricordo che il riconoscimento dei care givers è ormai una realtà in molti ordinamenti giuridici degli Stati membri (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Grecia). Non ancora in Italia.
Anche l’adozione di normative regionali (per esempio, l’Emilia/Romagna nel 2014) possono far poco se non si inseriscono in un quadro normativo nazionale che istituisca fondi ad hoc per la materia.
Credo che sia urgente e necessario un segnale politico importante che, partendo dalle amministrazioni locali, faccia capire alle famiglie che non le lasceremo sole.
A tal fine, proporrò un’udienza conoscitiva sul tema dei care givers nell’area metropolitana bolognese per coinvolgere associazioni, sindacati, professionisti, parlamentari ed amministratori e prendere le opportune decisioni con l’auspicio di arrivare all’adozione di un ordine del giorno che, come in altre occasioni, vorrei trovasse il pieno coinvolgimento delle forze di maggioranza e di opposizione.
Colgo l’occasione anche per annunciare che richiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva sul tema dell’istituzione di un registro dei progetti di vita indipendente. Si tratta di una misura sperimentale introdotta recentemente nel Comune di Reggio Emilia per custodire i desideri di una persona che vive in una situazione di fragilità, laddove vengano meno i propri familiari. Vi sono taluni elementi di criticità su questa proposta, come gli aspetti definitori, l’efficacia del registro e la tutela della privacy, ma anche taluni elementi di propositività che credo vadano conosciuti ed esplorati, nella prospettivita del Dopo di Noi di prossimità di cui in altre occasioni ho avuto modo di parlare in questa Aula.
Credo che questi due ulteriori punti siano tasselli di un puzzle più grande che stiamo portando avanti con determinazione con i lavori di quest’aula per approdare celermente al primo Patto di Accessibilità del Comune di Bologna, con il coinvolgimento della Giunta, del consiglio comunale e del Disability Manager.
Concludo con una considerazione: il riconoscimento dei care giver familiari è cosa diversa dall’equiparazione ai lavoratori con disabilità.
Prendersi cura di un proprio familiare non autosufficiente o disabile è prima di tutto una scelta di amore.
Riconoscere le difficoltà dei care givers e non lasciare sole le famiglie di persone disabili non è solo un principio costituzionale di solidarietà che deve orientare l’attività del nostro Stato, ma è un dovere etico e morale di tutta la nostra comunità.

Comunicato stampa

30 ottobre 2017

© Marco Lombardo 2016