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GAME OVER

di Marco Lombardo

GAME OVER

pubblicata da Marco Lombardo il giorno mercoledì 14 settembre 2011 alle ore 17.06 ·

 

Ve lo ricordate l’effetto della rana bollita? Se la temperatura aumenta all’improvviso la rana avverte il pericolo e salta fuori dalla pentola. Se invece la temperatura aumenta gradualmente la rana morirà  bollita. E’ quello che sta succedendo al nostro Paese. Se avessimo uno spread tra BTP e Bund schizzato in pochi giorni oltre i 500 punti base ci saremmo messi a pensare ogni istante come uscirne, come un popolo che respira con il soffio di un unico organismo vivente. Invece, sembriamo un’anatra goffa che starnazza senza riuscire a volare. Veleggiamo con una velocità costante ma moderata verso il default. Allora e’ meglio suonare il gong!

 

‘Signori, la messa e’ finita! Oggi, non domani…’

 

Con questa manovra abbiamo perso l’ultimo treno per fare le riforme strutturali e liberalizzare i settori produttivi del Paese e riavviare la crescita.

Le liberalizzazioni? Non ora. Le pensioni? Non si toccano (..a meno che non ce lo imponga l’europa, così potremmo continuare ad utilizzarla come un punch-ball) Le provincie? Si. No. Forse. I costi della politica? Si. Forse. No.

 

Con un aumento del prelievo fiscale al 44% molte piccole imprese (quelle che non si sono gia’ trasferite in Svizzera) chiuderanno. I tagli lineari renderanno impossibili i servizi pubblici locali, a partire dai trasporti. Dall’Ue proveranno ancora a farci fare una nuova manovra correttiva sulla crescita. Ostinatamente non ci riusciremo perche’ nessuno si prendera’ la responsabilita’ di chiedere altri sacrifici, specie quando l’odore delle elezioni anticipate sara’ così caldo da alimentare gli appetiti di una classe dirigente ossessionata dal proprio tornaconto elettorale.

 

Saremo declassati da Moody’s nel giro di un paio di settimane; seguiranno le altre Agenzie di rating a stretto giro di posta. La Spagna cambierà governo in autunno e proverà un ultimo disperato tentativo di chiedere fiducia ai mercati. Lo otterranno e a quel punto le ‘attenzioni’ dei mercati saranno tutte per noi. Che privilegio..

 

A gennaio la BCE non ce la fara’ piu’ a comprare i nostri titolo di Stato. Le nostre banche moriranno asfissiare dai nostri titoli tossici e con esse crollerà il tessuto produttivo che per anni hanno sostenuto. Non illudiamoci nel mito del risparmio privato; le famiglie italiane sono in sofferenza da anni e si fanno carico di figli che non riescono a trovare lavoro.  Il ceto medio è in via di estinzione ed affogherà nei mutui. Quando anche la Merkel perdera’ le prossime elezioni in Germania, i tedeschi ci volteranno le spalle nella convinzione che sara’ l’unica mossa possibile per salvare l’euro.

 

D’altronde si sa; nel mondo ci amano, ma non ci stimano..

 

E pazienza se nel frattempo il governo sara’ caduto ed il premier si sara’ ritirato in Sardegna con la sua corte al seguito. Pazienza se andremo ad elezioni anticipate in cui ognuno cercherà  di scaricare le responsabilità del fallimento sugli altri.

 

Qualche povero cristo gioira’, pensando che sia ancora possibile salvarsi. Tutti si presenteranno come i salvatori della patria dimenticando di quanto sia povera la patria che ha bisogno di eroi..

 

Quando succedera’ tutto questo saremo gia’ dormienti sul fondo della pentola. Amen.

 

Nessuna rassegnazione pero’.. Ripartiremo da zero, certo. Dovremo ricostruire le fondamenta di un Paese che in venti anni ha bruciato non solo centinaia di miliardi di euro e con essi la fiducia e la credibilità  internazionale, ma si e’ disunito e dilaniato come Comunita’, diviso tra destra e sinistra, nord e sud. E’ proprio da li’ che dovremo ripartire. Dalla fiducia in noi stessi come popolo per riconquistare la fiducia degli altri. Dalle professionalità di un’Italia nascosta; dalla generosità  di una società  che dovrà  riscoprire la felicita’ del sudore della fronte.

 

Li chiameranno tempi di austerità . Per noi saranno semplicemente i nostri tempi. Da inguaribile ottimista sono convinto che in questo momento la cosa migliore sia essere realisti e sapere che non ce la faremo ad evitare il default.

 

Dov’è l’ottimismo in tutto questo? Nell’audacia di una sola speranza: la nostra generazione e’ pronta!

 

Ha studiato i fallimenti delle generazioni che ci hanno preceduto alle quali riconosceremo beffardamente il pregio di averci indicato le strade che non portano da nessuna parte..

 

Prepariamoci ora a ricostruire il Paese dalle sue macerie su basi piu’ solide e condivise.

Facciamolo per le generazioni che verranno dopo la nostra.

30 maggio 2012

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