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Competitività territoriale ed agenda urbana europea: uno sguardo oltre gli scenari

di Marco Lombardo

L’editoriale di oggi di Franco Mosconi sul Corriere della sera “Economia aperta. Cinque scenari” fa riferimento al Libro Bianco della Commissione Junker che ha aperto una discussione pubblica sul futuro dell’Europa intorno a 5 scenari “Avanti così”, “Solo il mercato unico”, “Chi vuole di più, fa di più”, “Fare meno in modo più efficiente”, “Fare molto di più insieme”.
Come ho avuto modo di dire nell’audizione pubblica del 1 giugno a Bruxelles, in qualità di esperto nominato dalle parti sociali italiane del Comitato economico e sociale europeo, ed in qualità di consigliere comunale di Bologna con delega alle politiche europee, nessuno dei 5 scenari è, a mio avviso, idoneo a raccogliere il senso delle sfide che oggi investono il processo di integrazione europeo. Se qualcuno in quest’Aula consiliare ritiene che affrontare un argomento di così ampio respiro non sia attinente all’esercizio di un mandato di rappresentanza locale, commette un errore strategico.

Considerando che oltre l’80% dei cittadini europei vive nelle realtà urbane, nei tentennamenti degli Stati membri che tengono il sogno europeo in ostaggio degli interessi nazionale, è proprio questo il momento in cui le aree urbane, a partire dai Comuni italiani devono diventare protagonisti del processo di integrazione europea, costruendo una vera Agenda Urbana Europea e portando ciascuna il proprio contributo ideale per costruire tutti insieme un 6° scenario, con un chiaro pilastro sociale che regga il peso dell’architrave istituzionale europeo con lo stesso peso del pilastro economico.

Perchè amministrazione e politica devono tenersi insieme. L’amministrazione senza la politica rischia di produrre un pensiero breve. Così come la politica senza l’amministrazione rischia di produrre un pensiero astratto. A tal proposito, oggi a Bologna si è verificato un evento importante. Per certi versi storico. Alla presenza del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, del presidente nazionale di Confindustria, Boccia, dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e del Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Non è un caso che questo appuntamento sia avvenuto nell’Opificio Golinelli, dove si stanno stringendo i bulloni della competitività territoriale per evitare che l’uscita dalla crisi non porti beneficio agli anelli più deboli della catena. L’occasione era l’avvicendamento tra il Presidente uscente, Marchesini, ed il nuovo presidente, Ferrari. C’è stata una domanda, un punto di riflessione, posto dal Presidente Marchesini che coinvolge direttamente la politica è quindi anche quest’Aula.
“Sarebbe davvero il caso che anche la politica si affacciasse a questo davanzale: scorgerebbe orizzonti più vasti del piccolo cabotaggio quotidiano e più lontani della prossima scadenza elettorale. Quello che manca, infatti, è una visione chiara della direzione da prendere per arrivare là dove vogliamo essere tra dieci anni o vent’anni“. Ecco. Mi sia consentito di aprire questa finestra in questa Aula. Perché io penso che questa domanda meriti una risposta da parte di tutti noi. Senza pietre non c’è un arco.

Il Comune di Bologna è, vuole essere, una pietra fondamentale di questo arco che si chiama competitività territoriale.

Nella consapevolezza che i sistemi territoriali per essere competitivi devono saper dialogare e tenere insieme le associazioni delle categorie produttive con le parti sociali, come ha dimostrato il Patto regionale sul lavoro.
Nella preoccupazione che una crescita economica sbilanciata sull’export e non sul sostegno della domanda interna o sull’attrazione degli investimenti esteri puó creare una crescita fragile.

La questione industriale non è una questione degli industriali. Investire nella crescita significa capire che lo scambio che tiene insieme l’aumento della produttività con gli aumenti dei salari è una somma positiva per tutti, se saremo in grado di assumere un approccio intercategoriale che non crei muri tra imprenditori e lavoratori.

Nei prossimi anni a Bologna si riverseranno 1 miliardo di investimenti (Passante, FICO, Centro europeo per il Clima, Patto per le periferie, riqualificazione dello Stadio, creazione della cittadella giudiziaria, solo per citare alcuni esempi) saranno un’occasione decisiva di rilancio del tessuto economico e sociale.

Anche il patto per l’amministrazione digitale della giustizia può essere un piccolo mattoncino di questo arco, considerando che uno dei motivi per cui le imprese straniere non investono in Italia è legato al tema dell’incertezza degli investimenti dovuti alla burocrazia ed alle lentezze del sistema giustizia.

La sfida dell’Industrial compact (votato poco tempo fa dal Parlamento europeo che ora dovrà vigilare sull’adempimento da parte della Commissione europea) deve tenersi insieme con gli investimenti sulla conoscenza, anche attraverso la creazione di reti di Competence Center.

Anche su questo aspetto, la nascita del primo dottorato di un Big Data Science, da un lato, e l‘istituzione di un Executive Master sull’automotive, coinvolgendo diverse università, centri di ricerca ed imprese leader del settore, dimostrano che il nostro sistema è pronto a raccogliere la sfida dell’economia 4.0.

Su questo aspetto sarà importante che nel prossimo Bilancio europeo vengano investite risorse ed agevolazioni fiscali destinate all’assunzione dei giovani in impresa, perché il tema della disoccupazione giovanile non è solo un tema di crescita, ma un tema di coesione sociale.

Un ultimo passaggio voglio rivolgerlo alla proposta avanzata dal Presidente Bonaccini in merito all’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, senza referendum come invece sembrano proporre Maroni e Zaia. Il tema è cruciale: l’autonomia (anche finanziaria) si tiene insieme alla responsabilità. Vale anche sul tema dei fondi europei. Se le Regioni del Sud non riescono ad intercettare i fondi europei per mancanza di diligenza nell’utilizzo o nella rendicontazione è importante che non vadano altrove, ma rimangono in Italia come criterio di premialità per le Regioni più virtuose. Non si tratta di mettere in discussione il tema dell’unità dell’interesse nazionale ovvero di mettere le Ragioni del Sud contro quelle del Nord. Si tratta, all’inverso, di difendere l’interesse nazionale, introducendo un criterio di premialità orientato al merito ed alla competenza.

La sfida dell’innovazione deve coinvolgere anche il pubblico. Del resto, il Comune di Bologna è stato il primo Comune in Italia a dare attuazione all’articolo 118 della Costituzione, attraverso il regolamento sui beni comuni ed i patti di collaborazione con i cittadini. Anche in questa battaglia come sistema territoriale saremo pronti a fare la nostra parte”.

Comunicato stampa

8 settembre 2017

© Marco Lombardo 2016