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Bologna capofila della Rete italiana di dialogo euromediterraneo (R.I.D.E.)

Il 31 gennaio la città di Bologna è stata nominata dal Ministero degli Affati Esteri e della Cooperazione Internazionale come capofila della Rete Italiana della Fondazione Anna Lindh, un'istituzione intergovernativa che si occupa del diagolo tra paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo e dell'Unione Europea. É un'occasione di fondamentale importanza per comprendere a pieno che il governo dei flussi migratori riguarda anche le città, quindi anche la città felsinea, e la rete di interconnessione che queste città possono creare per gestire al meglio la questione migratoria. Questo tema, non a caso, è una delle sfide al centro dell'Agenda Urbana Europea. Questa notizia pone l'attenzione anche su un altro aspetto fondamentale: la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza politiche di integrazione, nel particolare l'approfondimento di politiche culturali fondate sul dialogo interreligioso e interculturale. Per realizzare questo obiettivo i vari rappresentanti della Rete Italiana insieme al Ministero degli esteri e della Cooperazione Internazionale hanno sviluppato vari progetti e diverse strategie per rendere subito operativo e concreto il sistema costituitosi. Può sembrare paradossale che la Città di Bologna diventi capofila del dialogo euromediterraneo quando lei stessa non si affaccia geograficamente sul Mediterraneo, bensì bisogna analizzare il concetto di Mediterraneo in modo più esteso: infatti Bologna vuole diventare protagonista del Mediterraneo in senso culturale ed identitario. Concretamente significa che da questo giorno il Comune di Bologna e la Città Metropolitana di cui ne fa parte ha uno strumento in più da utilizzare, poichè la città guida una rete che coinvolge gli enti pubblici, gli enti privat, le ONG e le Fondazioni che si occupano di cooperazione e tramite questa Rete si possono portare avanti progetti europei, come quelli riguardanti la sicurezza alimentare, l'empowerment femminile (nel particolare nella zona della Striscia di Gaza), il tema del dialogo interreligioso e della cooperazione economica con le rimesse che le migranti fanno nei loro paesi. Tutti questi sono temi concreti nei quali ci possono essere possibilità di sviluppo attraverso il reperimento di progetti europei ed un nuovo lavoro di europrogettazione partecipato.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 giugno 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna ed i riders. Cos’è cambiato un mese dopo la firma?

Il 30 Maggio 2018 come sapete abbiamo firmato la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food. ( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

Dalla sua nascita ad oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto il suo primo obiettivo:
squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.
Sono tantissimi i riscontri sui media nazionali (fonte: Venerdi di Repubblica, articolo di Riccardo Staglianò)  che hanno affrontato il tema dei riders, ricordando l'azione pionieristica svolta a Bologna. Fa piacere sapere che al Festival dell’Economia di Trento si sia parlato anche della Carta, dei riders e degli altri lavoratori digitali. Fa piacere sapere che colossi come Foodora, Just Eat e Deliveroo abbiano confermato l’apprezzamento per la nostra iniziativa della Carta di Bologna, pur giustificando la mancata sottoscrizione a causa del carattere locale dell’iniziativa. Apprezziamo lo sforzo che le piattaforme stanno facendo nell'approvare iniziative similari come la "Carta dei valori", ma ricordiamo che tra la fotocopia e l'originale, è sempre meglio scegliere l'originale https://youtu.be/m_rFzHwC6qA Infine, fa piacere sapere che il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, abbia incontrato Riders Union di Bologna per avere informazioni sulle loro condizioni di lavoro e stia negoziando proposta legislativa di carattere nazionale. Come ho ribadito, in diretta nella trasmissione Tagadà andata in onda su La7 https://youtu.be/QpgRz6bWVwY la Carta di Bologna non può che essere copyleft, a patto che oltre alle disposizioni si copi anche il metodo che ha visto nella concertazione e nel dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali, un punto fondamentale per raggiungere l'accordo.
Se non avessimo firmato la Carta di Bologna, tutte queste cose molto probabilmente non sarebbero mai successe.
E' una verità storica che cercheremo sempre di rivendicare con orgoglio perché abbiamo dimostrato che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Ma non possiamo accontentarci. Abbiamo sempre detto che la Carta è solo un primo passo. Ora si tratta di estenderla a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile. Estenderla alle altre Città proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia. Estenderla ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più. Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca a voi. A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni: condividete il testo della Carta, chiedete alle vostre Città di adottarla, informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti! #CartadiBologna #GigEconomy#Riders ps chi dice che la Carta di Bologna è solo un esercizio di stile evidentemente non sa di cosa parla. Attualmente è in corso la rinegoziazione dei contratti di tutti i riders che operano a Bologna per le piattaforme che hanno sottoscritto la Carta. Inoltre, grazie anche all’intervento del Comune di Bologna, ai sensi degli articoli 12 e 7 della Carta, è stata possibile in meno di 24 ore la riattivazione del riders che era stato disattivato da parte di Glovo. Al momento la Carta di Bologna rimane l’unica misura concreta per i riders e le piattaforme, al di là delle chiacchiere, delle ipotesi avveniristiche e delle promesse. Anche alla luce di queste ultime vicende, auspico che Glovo e le altre piattaforme digitali che non hanno ancora firmato, vogliano riconsiderare la loro posizione rispetto alla firma della Carta.

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna ed i riders. Cos’è cambiato un mese dopo la firma?

Il 30 Maggio 2018 come sapete abbiamo firmato la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food. ( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

Dalla sua nascita ad oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto il suo primo obiettivo:
squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.
Sono tantissimi i riscontri sui media nazionali (fonte: Venerdi di Repubblica, articolo di Riccardo Staglianò)  che hanno affrontato il tema dei riders, ricordando l'azione pionieristica svolta a Bologna. Fa piacere sapere che al Festival dell’Economia di Trento si sia parlato anche della Carta, dei riders e degli altri lavoratori digitali. Fa piacere sapere che colossi come Foodora, Just Eat e Deliveroo abbiano confermato l’apprezzamento per la nostra iniziativa della Carta di Bologna, pur giustificando la mancata sottoscrizione a causa del carattere locale dell’iniziativa. Apprezziamo lo sforzo che le piattaforme stanno facendo nell'approvare iniziative similari come la "Carta dei valori", ma ricordiamo che tra la fotocopia e l'originale, è sempre meglio scegliere l'originale https://youtu.be/m_rFzHwC6qA Infine, fa piacere sapere che il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, abbia incontrato Riders Union di Bologna per avere informazioni sulle loro condizioni di lavoro e stia negoziando proposta legislativa di carattere nazionale. Come ho ribadito, in diretta nella trasmissione Tagadà andata in onda su La7 https://youtu.be/QpgRz6bWVwY la Carta di Bologna non può che essere copyleft, a patto che oltre alle disposizioni si copi anche il metodo che ha visto nella concertazione e nel dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali, un punto fondamentale per raggiungere l'accordo.
Se non avessimo firmato la Carta di Bologna, tutte queste cose molto probabilmente non sarebbero mai successe.
E' una verità storica che cercheremo sempre di rivendicare con orgoglio perché abbiamo dimostrato che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Ma non possiamo accontentarci. Abbiamo sempre detto che la Carta è solo un primo passo. Ora si tratta di estenderla a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile. Estenderla alle altre Città proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia. Estenderla ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più. Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca a voi. A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni: condividete il testo della Carta, chiedete alle vostre Città di adottarla, informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti! #CartadiBologna #GigEconomy#Riders ps chi dice che la Carta di Bologna è solo un esercizio di stile evidentemente non sa di cosa parla. Attualmente è in corso la rinegoziazione dei contratti di tutti i riders che operano a Bologna per le piattaforme che hanno sottoscritto la Carta. Inoltre, grazie anche all’intervento del Comune di Bologna, ai sensi degli articoli 12 e 7 della Carta, è stata possibile in meno di 24 ore la riattivazione del riders che era stato disattivato da parte di Glovo. Al momento la Carta di Bologna rimane l’unica misura concreta per i riders e le piattaforme, al di là delle chiacchiere, delle ipotesi avveniristiche e delle promesse. Anche alla luce di queste ultime vicende, auspico che Glovo e le altre piattaforme digitali che non hanno ancora firmato, vogliano riconsiderare la loro posizione rispetto alla firma della Carta.

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

Una nuova coscienza europea, a partire dalle città.

https://www.makingeuropeagain.eu/una-nuova-coscienza-europea-a-partire-dalle-citta-intervista-a-marco-lombardo/

8 giugno 2018

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 giugno 2018

di Marco Lombardo

ChatBot, Intelligenza artificiale e Pubblica amministrazione

Il 6 Giugno il gruppo di PA Social ha analizzato alcune esperienze di applicazione del ChatBot dove l'intelligenza artificiale è stata usata per gestire le relazioni tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini. Ho sempre avuto un atteggiamento curioso e non diffidente per il progresso tecnologico: bisogna sempre studiare ed essere aggiornati per analizzare bene le opportunità ed i rischi.
La pubblica amministrazione deve diventare il sistema operativo del nostro Paese
Ha un ruolo importante non solo nell’erogazione dei servizi, ma anche nella competitività territoriale, come leva per l’economia ed il lavoro. L’importante è che sia sempre orientata al servizio dei cittadini, che sia trasparente ed efficiente. Il ChatBot potrebbe essere interessante da sperimentare negli uffici che devono rispondere continuamente a domande standardizzate degli utenti, producendo un considerevole risparmio di tempo e di risorse. La posizione dei dipendenti potrebbe così cambiare nella formazione del ChatBot, nel controllo dei flussi di informazioni e nella gestione delle problematiche più complesse in cui l’intelligenza artificiale non può sostituirsi alla relazione umana.   

6 giugno 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna ed i riders. Cos’è cambiato un mese dopo la firma?

Il 30 Maggio 2018 come sapete abbiamo firmato la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food. ( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

Dalla sua nascita ad oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto il suo primo obiettivo:
squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.
Sono tantissimi i riscontri sui media nazionali (fonte: Venerdi di Repubblica, articolo di Riccardo Staglianò)  che hanno affrontato il tema dei riders, ricordando l'azione pionieristica svolta a Bologna. Fa piacere sapere che al Festival dell’Economia di Trento si sia parlato anche della Carta, dei riders e degli altri lavoratori digitali. Fa piacere sapere che colossi come Foodora, Just Eat e Deliveroo abbiano confermato l’apprezzamento per la nostra iniziativa della Carta di Bologna, pur giustificando la mancata sottoscrizione a causa del carattere locale dell’iniziativa. Apprezziamo lo sforzo che le piattaforme stanno facendo nell'approvare iniziative similari come la "Carta dei valori", ma ricordiamo che tra la fotocopia e l'originale, è sempre meglio scegliere l'originale https://youtu.be/m_rFzHwC6qA Infine, fa piacere sapere che il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, abbia incontrato Riders Union di Bologna per avere informazioni sulle loro condizioni di lavoro e stia negoziando proposta legislativa di carattere nazionale. Come ho ribadito, in diretta nella trasmissione Tagadà andata in onda su La7 https://youtu.be/QpgRz6bWVwY la Carta di Bologna non può che essere copyleft, a patto che oltre alle disposizioni si copi anche il metodo che ha visto nella concertazione e nel dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali, un punto fondamentale per raggiungere l'accordo.
Se non avessimo firmato la Carta di Bologna, tutte queste cose molto probabilmente non sarebbero mai successe.
E' una verità storica che cercheremo sempre di rivendicare con orgoglio perché abbiamo dimostrato che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Ma non possiamo accontentarci. Abbiamo sempre detto che la Carta è solo un primo passo. Ora si tratta di estenderla a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile. Estenderla alle altre Città proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia. Estenderla ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più. Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca a voi. A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni: condividete il testo della Carta, chiedete alle vostre Città di adottarla, informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti! #CartadiBologna #GigEconomy#Riders ps chi dice che la Carta di Bologna è solo un esercizio di stile evidentemente non sa di cosa parla. Attualmente è in corso la rinegoziazione dei contratti di tutti i riders che operano a Bologna per le piattaforme che hanno sottoscritto la Carta. Inoltre, grazie anche all’intervento del Comune di Bologna, ai sensi degli articoli 12 e 7 della Carta, è stata possibile in meno di 24 ore la riattivazione del riders che era stato disattivato da parte di Glovo. Al momento la Carta di Bologna rimane l’unica misura concreta per i riders e le piattaforme, al di là delle chiacchiere, delle ipotesi avveniristiche e delle promesse. Anche alla luce di queste ultime vicende, auspico che Glovo e le altre piattaforme digitali che non hanno ancora firmato, vogliano riconsiderare la loro posizione rispetto alla firma della Carta.

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 luglio 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna ed i riders. Cos’è cambiato un mese dopo la firma?

Il 30 Maggio 2018 come sapete abbiamo firmato la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food. ( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

Dalla sua nascita ad oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto il suo primo obiettivo:
squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.
Sono tantissimi i riscontri sui media nazionali (fonte: Venerdi di Repubblica, articolo di Riccardo Staglianò)  che hanno affrontato il tema dei riders, ricordando l'azione pionieristica svolta a Bologna. Fa piacere sapere che al Festival dell’Economia di Trento si sia parlato anche della Carta, dei riders e degli altri lavoratori digitali. Fa piacere sapere che colossi come Foodora, Just Eat e Deliveroo abbiano confermato l’apprezzamento per la nostra iniziativa della Carta di Bologna, pur giustificando la mancata sottoscrizione a causa del carattere locale dell’iniziativa. Apprezziamo lo sforzo che le piattaforme stanno facendo nell'approvare iniziative similari come la "Carta dei valori", ma ricordiamo che tra la fotocopia e l'originale, è sempre meglio scegliere l'originale https://youtu.be/m_rFzHwC6qA Infine, fa piacere sapere che il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, abbia incontrato Riders Union di Bologna per avere informazioni sulle loro condizioni di lavoro e stia negoziando proposta legislativa di carattere nazionale. Come ho ribadito, in diretta nella trasmissione Tagadà andata in onda su La7 https://youtu.be/QpgRz6bWVwY la Carta di Bologna non può che essere copyleft, a patto che oltre alle disposizioni si copi anche il metodo che ha visto nella concertazione e nel dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali, un punto fondamentale per raggiungere l'accordo.
Se non avessimo firmato la Carta di Bologna, tutte queste cose molto probabilmente non sarebbero mai successe.
E' una verità storica che cercheremo sempre di rivendicare con orgoglio perché abbiamo dimostrato che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Ma non possiamo accontentarci. Abbiamo sempre detto che la Carta è solo un primo passo. Ora si tratta di estenderla a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile. Estenderla alle altre Città proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia. Estenderla ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più. Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca a voi. A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni: condividete il testo della Carta, chiedete alle vostre Città di adottarla, informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti! #CartadiBologna #GigEconomy#Riders ps chi dice che la Carta di Bologna è solo un esercizio di stile evidentemente non sa di cosa parla. Attualmente è in corso la rinegoziazione dei contratti di tutti i riders che operano a Bologna per le piattaforme che hanno sottoscritto la Carta. Inoltre, grazie anche all’intervento del Comune di Bologna, ai sensi degli articoli 12 e 7 della Carta, è stata possibile in meno di 24 ore la riattivazione del riders che era stato disattivato da parte di Glovo. Al momento la Carta di Bologna rimane l’unica misura concreta per i riders e le piattaforme, al di là delle chiacchiere, delle ipotesi avveniristiche e delle promesse. Anche alla luce di queste ultime vicende, auspico che Glovo e le altre piattaforme digitali che non hanno ancora firmato, vogliano riconsiderare la loro posizione rispetto alla firma della Carta.

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

Il Comune di Bologna e la Tunisia: verso un patto di collaborazione tra le città

Non è isolando il nostro Paese dalla comunità internazionale, chiudendo i porti o acuendo la tensione con Paesi vicini come la Tunisia che si affronta il governo dei flussi migratori. Non possiamo più aspettare che gli Stati membri siano in grado di rilanciare il processo di Barcellona; a partire dalle nostra città, in linea con le sfide dell’agenda urbana europea, il nostro compito deve essere quello di promuovere il dialogo, la leale collaborazione e la cooperazione territoriale tra le città delle diverse sponde del Mediterraneo. Questo è il lavoro che stiamo portando avanti come Comune di Bologna nel cordiale incontro avuto ieri a Roma con l’Ambasciatore della Tunisia, Moez Sinaoui, ed il Console Onorario della Tunisia per l’Emilia Romagna, Davide Cappeddu. #BolognaCittàdeiportici #noportichiusi Per saperne di più leggi il Comunicato Stampa del Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

Bologna capofila della Rete italiana di dialogo euromediterraneo (R.I.D.E.)

Il 31 gennaio la città di Bologna è stata nominata dal Ministero degli Affati Esteri e della Cooperazione Internazionale come capofila della Rete Italiana della Fondazione Anna Lindh, un'istituzione intergovernativa che si occupa del diagolo tra paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo e dell'Unione Europea. É un'occasione di fondamentale importanza per comprendere a pieno che il governo dei flussi migratori riguarda anche le città, quindi anche la città felsinea, e la rete di interconnessione che queste città possono creare per gestire al meglio la questione migratoria. Questo tema, non a caso, è una delle sfide al centro dell'Agenda Urbana Europea. Questa notizia pone l'attenzione anche su un altro aspetto fondamentale: la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza politiche di integrazione, nel particolare l'approfondimento di politiche culturali fondate sul dialogo interreligioso e interculturale. Per realizzare questo obiettivo i vari rappresentanti della Rete Italiana insieme al Ministero degli esteri e della Cooperazione Internazionale hanno sviluppato vari progetti e diverse strategie per rendere subito operativo e concreto il sistema costituitosi. Può sembrare paradossale che la Città di Bologna diventi capofila del dialogo euromediterraneo quando lei stessa non si affaccia geograficamente sul Mediterraneo, bensì bisogna analizzare il concetto di Mediterraneo in modo più esteso: infatti Bologna vuole diventare protagonista del Mediterraneo in senso culturale ed identitario. Concretamente significa che da questo giorno il Comune di Bologna e la Città Metropolitana di cui ne fa parte ha uno strumento in più da utilizzare, poichè la città guida una rete che coinvolge gli enti pubblici, gli enti privat, le ONG e le Fondazioni che si occupano di cooperazione e tramite questa Rete si possono portare avanti progetti europei, come quelli riguardanti la sicurezza alimentare, l'empowerment femminile (nel particolare nella zona della Striscia di Gaza), il tema del dialogo interreligioso e della cooperazione economica con le rimesse che le migranti fanno nei loro paesi. Tutti questi sono temi concreti nei quali ci possono essere possibilità di sviluppo attraverso il reperimento di progetti europei ed un nuovo lavoro di europrogettazione partecipato.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo
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