Hosting Sostenibile: lo spazio ecologico del web

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 giugno 2018

di Marco Lombardo

Lavoro ed aeroporto: firmato il primo protocollo di intesa in materia di appalti

Il 26 Settembre è stato firmato il protocollo di intesa tra Comune di Bologna, Città metropolitana, la Società Aeroporto Marconi spa e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil. E' una notizia importante, in particolare per le oltre 3000 persone che lavorano nel sito aeroportuale di Bologna. Si tratta del primo protocollo di sito nel settore aeroportuale in Italia. Cos'è un "Protocollo di sito"? E' un accordo quadro che offre una cornice di principi e strumenti che impegnano le parti firmatarie ad assumere obblighi reciproci che vanno anche oltre il dettato normativo. La sicurezza del lavoro, il rispetto della legalità, la trasparenza negli appalti, la qualità dei servizi, le "clausole sociali" in caso di cambio di appalti sono tra i punti più qualificanti dell'accordo per garantire la qualità dei servizi e del lavoro nel sito aeroportuale bolognese. L'aeroporto di Bologna non è solo una fondamentale porta di accesso per la nostra Città e la nostra area metropolitana. E' un tassello fondamentale della nostra competitività territoriale. Ricordo che il protocollo di sito di aeroporto è stata la prima riunione che ho svolto subito dopo essere stato nominato a febbraio Assessore del Comune di Bologna. Sono lieto che dopo un'intesa e delicata negoziazione che ormai andava avanti sin dal lontano 2006, si sia arrivati alla firma congiunta. Voglio ringraziare il Presidente di Aeroporto, dott. Enrico Postacchini, il Direttore del personale, dott. Marco Verga, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil ed il personale tecnico-amministrativo della Città metropolitana e del Comune di Bologna. Un importante traguardo ed un punto di ripartenza. Il mio auspicio è che ora la firma di questo Protocollo di sito possa agevolare la ricerca di una soluzione sul tema degli #handlers che continuiamo a seguire e monitorare con attenzione. L'impegno comune è quello di trovare una soluzione definitiva che possa favorire la qualità del servizio di handling e la continuità occupazionale del personale impiegato, senza pregiudizio per le condizioni economiche dei lavoratori. Per maggiori informazioni vedi www.cittametropolitana.bo.it/Imprese/Engine/RAServePG.php/P/2638210010100/M/3246113603030/T/Aeroporto-firmato-il-Protocollo-di-intesa-in-materia-di-appalti

27 settembre 2018

di Marco Lombardo

L’Atlante degli invisibili

Dopo la sconfitta referendaria del 4 Dicembre che profeticamente preannunciava la sconfitta elettorale del 4 Marzo, mentre da una parte si creavano intorno al "contratto di governo" le condizioni politiche per costruire un nuovo governo, il governo della "doppia minoranza" della Lega e del M5S, dall'altra parte ci si avvitava in una liturgica discussione interna sulla sopravvivenza dei democratici e della sinistra italiana. In un vortice di dichiarazioni, tra richieste di abiure e corse al riposizionamento tattico, quello che al momento è mancato nel dibattito pubblico è l'analisi delle cause profonde che hanno portato gli italiani ad avere risentimento verso il Partito democratico. Al di là dei meriti e dei demeriti dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Al di là dei meriti e dei demeriti della polarizzazione politica determinata da leadership forti, come sicuramente è stata quella di Matteo Renzi capace di attrarre tante simpatie e speranze, quante antipatie e rancori. Quello che è mancato a sinistra è un dibattito sulle cause profonde. Quello che qualcuno chiama la "cognizione del dolore". Non per crogiolarsi nell'atteggiamento auto-consolatorio dell'analisi della sconfitta, ma per capire dove si è sbagliato e da dove si deve ripartire. La causa più profonda della sconfitta, a mio avviso, va oltre la rassicurante dicotomia tra renzismo e antirenzismo. E' non aver capito quanto fuori dai palazzi del governo, negli strati profondi del Paese, fosse montata una rabbia diffusa, la disillusione, uno stato di rassegnazione contro un sistema che produce diseguaglianze. Lo stato permanente di insicurezza collettiva è l'effetto dell'esclusione degli italiani dalle attenzioni e dalle cure di chi aveva la responsabilità di governo. Non ne è la causa. Il Governo è stato percepito dagli italiani che non ce la fanno come il potere delle elité che stanno dalla parte dei vincenti. Dei governanti stessi. Insomma: dalla parte di chi ce la fa. Al più, nell'immaginario collettivo siamo stati percepiti dalla parte dei migranti, ma non dalla parte degli italiani che non ce la fanno. In questo, la narrazione leghista che sposta l'attenzione sugli stranieri è stata comunicativamente abile a mettere i poveri in guerra tra loro, senza che sia stato spiegato agli italiani che quando si mettono i poveri in guerra tra loro significa che ci stiamo tutti dimenticando di combattere la povertà. Per contrastare il senso di disorientamento dei democratici e progressisti, per superare il limbo di una crisi identitaria che, è bene ricordarlo, attraversa la sinistra non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, non basta un nome. E nemmeno un congresso. Ci vuole un pensiero nuovo che affondi le radici in valori antichi come l'umanesimo e la solidarietà. Ciò di cui avremmo bisogno per aggiornare le nostre mappe è disegnare un nuovo atlante. Un atlante dell'invisibile. Non basta volgere lo sguardo di cura e l'attenzione verso chi vediamo tutti i giorni. Bisogna avere il coraggio di scorgere l'invisibile che vive tra le pieghe del reale. Esplorare nuovi spazi con sempre nuovi occhi, abbandonando lo status di guardiani dei recinti del consenso che ci siamo costruiti nelle nostre pagine social. Gli invisibili non sono quelli che non si vedono. Sono quelli che non vogliamo vedere. Sono quelli su cui distogliamo lo sguardo della nostra attenzione mentre camminiamo per strada, un po' per distrazione, un po' per evitare di cadere nel senso di colpa. Sono quei giovani riders che attraversano le nostre strade in bici come modelli Sisifo schiacciati dal peso di un lavoro precario, rischiando la vita per 20euro al giorno. Sono quegli adulti senza fissa dimora che sono finiti per strada a causa di dipendenze, ludopatie, separazioni familiari, malattie o licenziamenti: troppo vecchi per il mercato del lavoro, troppo giovani per andare in pensione. Sono quelle giovani donne che dopo aver completato tortuosi e sudati percorsi di studio non riescono a vedere soddisfatte le loro aspettative professionali e sono costrette a spostare sempre più in avanti, il momento in cui poter diventare madri. Sono quei piccoli imprenditori ed artigiani sovraindebitati schiacciati dal peso dei debiti che non riescono a chiudere i conti e poter ripartire. E così via.. Questo è quello che la gente si aspetta da noi. Dare una mano a chi non ce la fa e dirgli "non sei da solo perché i miei occhi sono aperti su di te". Che se ne fanno di una forza politica di responsabilità istituzionale e di governo? Hanno bisogno di una forza politica di responsabilità verso gli altri affinché sentano il nostro sguardo su di loro. C'è una parte profonda del nostro Paese, da Nord a Sud, che non ha bisogno di una vaga promessa di speranza. Ha bisogno di umanità, concretezza, solidarietà. E' quella parte del Paese che abbiamo dimenticato di vedere, ascoltare e proteggere. E' quella parte di Paese che vede in noi i difensori dei poteri forti, non dei deboli. A questo dovrà servire il prossimo congresso. Non ad eleggere un nuovo segretario. Ma a disegnare insieme un atlante degli invisibili per ricostruire un'idea collettiva di democrazia dove restituire dignità ed includere chi ha più bisogno, oltre il muro delle cittadinanze, dentro un destino comune.

30 settembre 2018

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

Una nuova coscienza europea, a partire dalle città.

https://www.makingeuropeagain.eu/una-nuova-coscienza-europea-a-partire-dalle-citta-intervista-a-marco-lombardo/

8 giugno 2018

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 giugno 2018

di Marco Lombardo

ChatBot, Intelligenza artificiale e Pubblica amministrazione

Il 6 Giugno il gruppo di PA Social ha analizzato alcune esperienze di applicazione del ChatBot dove l'intelligenza artificiale è stata usata per gestire le relazioni tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini. Ho sempre avuto un atteggiamento curioso e non diffidente per il progresso tecnologico: bisogna sempre studiare ed essere aggiornati per analizzare bene le opportunità ed i rischi.
La pubblica amministrazione deve diventare il sistema operativo del nostro Paese
Ha un ruolo importante non solo nell’erogazione dei servizi, ma anche nella competitività territoriale, come leva per l’economia ed il lavoro. L’importante è che sia sempre orientata al servizio dei cittadini, che sia trasparente ed efficiente. Il ChatBot potrebbe essere interessante da sperimentare negli uffici che devono rispondere continuamente a domande standardizzate degli utenti, producendo un considerevole risparmio di tempo e di risorse. La posizione dei dipendenti potrebbe così cambiare nella formazione del ChatBot, nel controllo dei flussi di informazioni e nella gestione delle problematiche più complesse in cui l’intelligenza artificiale non può sostituirsi alla relazione umana.   

6 giugno 2018

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 settembre 2018

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 settembre 2018

di Marco Lombardo

L’Atlante degli invisibili

Dopo la sconfitta referendaria del 4 Dicembre che profeticamente preannunciava la sconfitta elettorale del 4 Marzo, mentre da una parte si creavano intorno al "contratto di governo" le condizioni politiche per costruire un nuovo governo, il governo della "doppia minoranza" della Lega e del M5S, dall'altra parte ci si avvitava in una liturgica discussione interna sulla sopravvivenza dei democratici e della sinistra italiana. In un vortice di dichiarazioni, tra richieste di abiure e corse al riposizionamento tattico, quello che al momento è mancato nel dibattito pubblico è l'analisi delle cause profonde che hanno portato gli italiani ad avere risentimento verso il Partito democratico. Al di là dei meriti e dei demeriti dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Al di là dei meriti e dei demeriti della polarizzazione politica determinata da leadership forti, come sicuramente è stata quella di Matteo Renzi capace di attrarre tante simpatie e speranze, quante antipatie e rancori. Quello che è mancato a sinistra è un dibattito sulle cause profonde. Quello che qualcuno chiama la "cognizione del dolore". Non per crogiolarsi nell'atteggiamento auto-consolatorio dell'analisi della sconfitta, ma per capire dove si è sbagliato e da dove si deve ripartire. La causa più profonda della sconfitta, a mio avviso, va oltre la rassicurante dicotomia tra renzismo e antirenzismo. E' non aver capito quanto fuori dai palazzi del governo, negli strati profondi del Paese, fosse montata una rabbia diffusa, la disillusione, uno stato di rassegnazione contro un sistema che produce diseguaglianze. Lo stato permanente di insicurezza collettiva è l'effetto dell'esclusione degli italiani dalle attenzioni e dalle cure di chi aveva la responsabilità di governo. Non ne è la causa. Il Governo è stato percepito dagli italiani che non ce la fanno come il potere delle elité che stanno dalla parte dei vincenti. Dei governanti stessi. Insomma: dalla parte di chi ce la fa. Al più, nell'immaginario collettivo siamo stati percepiti dalla parte dei migranti, ma non dalla parte degli italiani che non ce la fanno. In questo, la narrazione leghista che sposta l'attenzione sugli stranieri è stata comunicativamente abile a mettere i poveri in guerra tra loro, senza che sia stato spiegato agli italiani che quando si mettono i poveri in guerra tra loro significa che ci stiamo tutti dimenticando di combattere la povertà. Per contrastare il senso di disorientamento dei democratici e progressisti, per superare il limbo di una crisi identitaria che, è bene ricordarlo, attraversa la sinistra non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, non basta un nome. E nemmeno un congresso. Ci vuole un pensiero nuovo che affondi le radici in valori antichi come l'umanesimo e la solidarietà. Ciò di cui avremmo bisogno per aggiornare le nostre mappe è disegnare un nuovo atlante. Un atlante dell'invisibile. Non basta volgere lo sguardo di cura e l'attenzione verso chi vediamo tutti i giorni. Bisogna avere il coraggio di scorgere l'invisibile che vive tra le pieghe del reale. Esplorare nuovi spazi con sempre nuovi occhi, abbandonando lo status di guardiani dei recinti del consenso che ci siamo costruiti nelle nostre pagine social. Gli invisibili non sono quelli che non si vedono. Sono quelli che non vogliamo vedere. Sono quelli su cui distogliamo lo sguardo della nostra attenzione mentre camminiamo per strada, un po' per distrazione, un po' per evitare di cadere nel senso di colpa. Sono quei giovani riders che attraversano le nostre strade in bici come modelli Sisifo schiacciati dal peso di un lavoro precario, rischiando la vita per 20euro al giorno. Sono quegli adulti senza fissa dimora che sono finiti per strada a causa di dipendenze, ludopatie, separazioni familiari, malattie o licenziamenti: troppo vecchi per il mercato del lavoro, troppo giovani per andare in pensione. Sono quelle giovani donne che dopo aver completato tortuosi e sudati percorsi di studio non riescono a vedere soddisfatte le loro aspettative professionali e sono costrette a spostare sempre più in avanti, il momento in cui poter diventare madri. Sono quei piccoli imprenditori ed artigiani sovraindebitati schiacciati dal peso dei debiti che non riescono a chiudere i conti e poter ripartire. E così via.. Questo è quello che la gente si aspetta da noi. Dare una mano a chi non ce la fa e dirgli "non sei da solo perché i miei occhi sono aperti su di te". Che se ne fanno di una forza politica di responsabilità istituzionale e di governo? Hanno bisogno di una forza politica di responsabilità verso gli altri affinché sentano il nostro sguardo su di loro. C'è una parte profonda del nostro Paese, da Nord a Sud, che non ha bisogno di una vaga promessa di speranza. Ha bisogno di umanità, concretezza, solidarietà. E' quella parte del Paese che abbiamo dimenticato di vedere, ascoltare e proteggere. E' quella parte di Paese che vede in noi i difensori dei poteri forti, non dei deboli. A questo dovrà servire il prossimo congresso. Non ad eleggere un nuovo segretario. Ma a disegnare insieme un atlante degli invisibili per ricostruire un'idea collettiva di democrazia dove restituire dignità ed includere chi ha più bisogno, oltre il muro delle cittadinanze, dentro un destino comune.

30 settembre 2018

di Marco Lombardo

Il Comune di Bologna e la Tunisia: verso un patto di collaborazione tra le città

Non è isolando il nostro Paese dalla comunità internazionale, chiudendo i porti o acuendo la tensione con Paesi vicini come la Tunisia che si affronta il governo dei flussi migratori. Non possiamo più aspettare che gli Stati membri siano in grado di rilanciare il processo di Barcellona; a partire dalle nostra città, in linea con le sfide dell’agenda urbana europea, il nostro compito deve essere quello di promuovere il dialogo, la leale collaborazione e la cooperazione territoriale tra le città delle diverse sponde del Mediterraneo. Questo è il lavoro che stiamo portando avanti come Comune di Bologna nel cordiale incontro avuto ieri a Roma con l’Ambasciatore della Tunisia, Moez Sinaoui, ed il Console Onorario della Tunisia per l’Emilia Romagna, Davide Cappeddu. #BolognaCittàdeiportici #noportichiusi Per saperne di più leggi il Comunicato Stampa del Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

L’Atlante degli invisibili

Dopo la sconfitta referendaria del 4 Dicembre che profeticamente preannunciava la sconfitta elettorale del 4 Marzo, mentre da una parte si creavano intorno al "contratto di governo" le condizioni politiche per costruire un nuovo governo, il governo della "doppia minoranza" della Lega e del M5S, dall'altra parte ci si avvitava in una liturgica discussione interna sulla sopravvivenza dei democratici e della sinistra italiana. In un vortice di dichiarazioni, tra richieste di abiure e corse al riposizionamento tattico, quello che al momento è mancato nel dibattito pubblico è l'analisi delle cause profonde che hanno portato gli italiani ad avere risentimento verso il Partito democratico. Al di là dei meriti e dei demeriti dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Al di là dei meriti e dei demeriti della polarizzazione politica determinata da leadership forti, come sicuramente è stata quella di Matteo Renzi capace di attrarre tante simpatie e speranze, quante antipatie e rancori. Quello che è mancato a sinistra è un dibattito sulle cause profonde. Quello che qualcuno chiama la "cognizione del dolore". Non per crogiolarsi nell'atteggiamento auto-consolatorio dell'analisi della sconfitta, ma per capire dove si è sbagliato e da dove si deve ripartire. La causa più profonda della sconfitta, a mio avviso, va oltre la rassicurante dicotomia tra renzismo e antirenzismo. E' non aver capito quanto fuori dai palazzi del governo, negli strati profondi del Paese, fosse montata una rabbia diffusa, la disillusione, uno stato di rassegnazione contro un sistema che produce diseguaglianze. Lo stato permanente di insicurezza collettiva è l'effetto dell'esclusione degli italiani dalle attenzioni e dalle cure di chi aveva la responsabilità di governo. Non ne è la causa. Il Governo è stato percepito dagli italiani che non ce la fanno come il potere delle elité che stanno dalla parte dei vincenti. Dei governanti stessi. Insomma: dalla parte di chi ce la fa. Al più, nell'immaginario collettivo siamo stati percepiti dalla parte dei migranti, ma non dalla parte degli italiani che non ce la fanno. In questo, la narrazione leghista che sposta l'attenzione sugli stranieri è stata comunicativamente abile a mettere i poveri in guerra tra loro, senza che sia stato spiegato agli italiani che quando si mettono i poveri in guerra tra loro significa che ci stiamo tutti dimenticando di combattere la povertà. Per contrastare il senso di disorientamento dei democratici e progressisti, per superare il limbo di una crisi identitaria che, è bene ricordarlo, attraversa la sinistra non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, non basta un nome. E nemmeno un congresso. Ci vuole un pensiero nuovo che affondi le radici in valori antichi come l'umanesimo e la solidarietà. Ciò di cui avremmo bisogno per aggiornare le nostre mappe è disegnare un nuovo atlante. Un atlante dell'invisibile. Non basta volgere lo sguardo di cura e l'attenzione verso chi vediamo tutti i giorni. Bisogna avere il coraggio di scorgere l'invisibile che vive tra le pieghe del reale. Esplorare nuovi spazi con sempre nuovi occhi, abbandonando lo status di guardiani dei recinti del consenso che ci siamo costruiti nelle nostre pagine social. Gli invisibili non sono quelli che non si vedono. Sono quelli che non vogliamo vedere. Sono quelli su cui distogliamo lo sguardo della nostra attenzione mentre camminiamo per strada, un po' per distrazione, un po' per evitare di cadere nel senso di colpa. Sono quei giovani riders che attraversano le nostre strade in bici come modelli Sisifo schiacciati dal peso di un lavoro precario, rischiando la vita per 20euro al giorno. Sono quegli adulti senza fissa dimora che sono finiti per strada a causa di dipendenze, ludopatie, separazioni familiari, malattie o licenziamenti: troppo vecchi per il mercato del lavoro, troppo giovani per andare in pensione. Sono quelle giovani donne che dopo aver completato tortuosi e sudati percorsi di studio non riescono a vedere soddisfatte le loro aspettative professionali e sono costrette a spostare sempre più in avanti, il momento in cui poter diventare madri. Sono quei piccoli imprenditori ed artigiani sovraindebitati schiacciati dal peso dei debiti che non riescono a chiudere i conti e poter ripartire. E così via.. Questo è quello che la gente si aspetta da noi. Dare una mano a chi non ce la fa e dirgli "non sei da solo perché i miei occhi sono aperti su di te". Che se ne fanno di una forza politica di responsabilità istituzionale e di governo? Hanno bisogno di una forza politica di responsabilità verso gli altri affinché sentano il nostro sguardo su di loro. C'è una parte profonda del nostro Paese, da Nord a Sud, che non ha bisogno di una vaga promessa di speranza. Ha bisogno di umanità, concretezza, solidarietà. E' quella parte del Paese che abbiamo dimenticato di vedere, ascoltare e proteggere. E' quella parte di Paese che vede in noi i difensori dei poteri forti, non dei deboli. A questo dovrà servire il prossimo congresso. Non ad eleggere un nuovo segretario. Ma a disegnare insieme un atlante degli invisibili per ricostruire un'idea collettiva di democrazia dove restituire dignità ed includere chi ha più bisogno, oltre il muro delle cittadinanze, dentro un destino comune.

30 settembre 2018

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

LAVORO E DISABILITA’: RAPPORTO DI MONITORAGGIO 208 IN EMILIA-ROMAGNA

Il 18 Giugno sono stato alla 3ª Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. I dati forniti dalla Regione sono positivi. Secondo il “Rapporto di Monitoraggio 2018”, curato, tra gli altri, dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia Romagna, oltre il 90% delle aziende del nostro territorio ottemperano agli obblighi normativi. Aumentano gli inserimenti lavorativi: nel 2017 in ER sono stati 4.144 avviamenti lavorativi, mentre erano 2.932 nel 2013. In totale, sono 17.443 gli avviamenti lavorativi di persone disabili tra il 2013 ed il 2017. Sono dati positivi ed incoraggianti, ma possiamo e dobbiamo fare di più.
L’adempimento degli obblighi normativi non deve essere un punto di arrivo, ma il minimo punto di partenza.
I dati di oggi ci dicono infatti che esistono quasi 4.000 posti, al livello regionale, ancora con coperti, che sarebbero riservati ex lege a persone con disabilità. Ognuno di noi può e deve fare di più. Anche il Comune di Bologna che ha già modificato la sua organizzazione interna con l’istituzione del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, e con l’atto di orientamento del Piano di Inclusione Universale (PiuBo) che concepisce il tema dell’accessibilità in tutte le politiche integrate dell’amministrazione, anche oltre il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche. La sfida è quella di rendere accessibili tutti i nostri servizi alla persona, ivi inclusi i servizi di orientamento al lavoro. Non credo sia utile introdurre misure premiali per chi rispetta la legge. Possiamo semmai rafforzare i profili sanzionatori, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro e l’INAIL, per le imprese che non procedono con l’assunzione o che non inviano il prospetto informativo, entro il termine del 31 gennaio previsto dalla legge. Criteri di premialità andrebbero semmai introdotti per le imprese che vanno oltre il target del 7% perchè dimostrano di aver capito che il tema dell’inserimento lavorativo delle persone disabili non deve ridursi ad un mero tema di monetizzazione di un obbligo normativo, ma deve riguardare in modo più ampio tutto il sistema di competitività territoriale.
Investire nell’inclusione lavorativa dei disabili significa infatti comprendere che i beni ed i servizi, oltre ad avere un prezzo, possono avere un valore.
Manufatti, beni e servizi prodotti da persone disabili per noi hanno un valore più alto. Misure incentivanti potrebbero infine essere introdotte per le imprese che, nella loro organizzazione aziendale, hanno istituito la figura professionale del Disability Manager o per le cooperative sociali che hanno assunto persone con disabilità ai sensi dell’esonero previsto dall’articolo 22 della legge regionale. Tutte misure che, insieme alle agevolazioni per rimborsi fino a 3.000€ annui per il tragitto verso il luogo di lavoro, già introdotte quest’anno dal Comune di Bologna, verranno discusse anche nello specifico tavolo che verrà aperto alla Consulta Handicap ed alla Consulta per l’Inclusione sociale, insieme alle associazioni del terzo settore, ai disabili ed ai loro familiari, sul tema “Lavoro e Formazione” che è uno dei 12 pilastri del premio europeo per le città accessibili al quale il Comune di Bologna intende partecipare entro la fine del mandato. #accessibilità#disabilità

18 giugno 2018

di Marco Lombardo

Sportello pubblico contro il sovraindebitamento

Sei un consumatore, un professionista, un artigiano, un piccolo imprenditore che vive o lavora nell'area metropolitana di Bologna e che non riesce più a far fronte ai suoi debiti per cause non propriamente dipendenti dalla tua volontà? Dal 25 settembre abbiamo inaugurato nella sede della Città metropolitana di Bologna (via Benedetto XIV, n. 3) lo Sportello Pubblico a supporto dei cittadini #sovraindebitati.  Per accedervi, basta mandare un'email all'indirizzo occ@cittametropolitana.bo.it e presentarsi il martedì mattina alle 10.30. Un servizio gratuito, aperto a tutti i cittadini, che aiuterà a raccogliere la documentazione necessaria per avviare la pratica che sarà poi curata dai professionisti iscritti all'Albo ministeriale dei gestori della crisi da sovraindebitamento per svolgere attività di consulenza nell'abito del piano di risanamento. Cosa si intende per sovraindebitamento? Per sovraindebitamento si intende la difficile condizione di coloro che non riescono a ripagare i propri debiti con le loro disponibilità economiche. Cos'è l'esdebitazione? La legge 3/2012 ha disciplinato il procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento e la liquidazione del patrimonio attraverso l'Organismo di composizione della Crisi (OCC) che può ottenere l'omologazione attraverso il provvedimento del giudice. L'esperienza di questi primi anni di attuazione della legge indica che la procedura è particolarmente adeguata nei casi di un livello di indebitamento significativo, ma non è ancora molto diffusa, sia a causa della complessità della procedura, sia a causa della scarsa conoscenza dello strumento normativo da parte dei professionisti e soprattutto da parte dei destinatari, ovvero soggetti che sono esclusi dalle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare e che versano in una situazione di sovraindebitamento. Il Comune di Bologna e la Città metropolitana hanno firmato un Protocollo di Intesa con l'Ordine dei commercialisti e dei revisori contabili e l'Ordine degli Avvocati. Abbiamo messo in campo uno strumento concreto per proteggere ed aiutare persone che non riescono più a ripartire a causa dei loro debiti. Una rete di protezione per sostenere i sovraindebitati ed evitare che le difficoltà economiche si trasformino in un dramma sociale. Alla fine del periodo di sperimentazione verificheremo l'utilità dello strumento e come poterlo calibrare al meglio rispetto alle esigenze degli utenti. L'impegno che vogliamo portare avanti non riguarda solo la fase patologica del sovraindebitamento, ma anche la fase di prevenzione rispetto ad una sana gestione dell'accesso al credito. Per questo, stiamo lavorando insieme all'università, ai professionisti, alla categorie produttive, alle organizzazioni sindacali ed agli istituti di credito per far partire con il nuovo anno dei corsi di educazione finanziaria rivolti alla cittadinanza e diffusi sui territori dei quartieri della nostra città. Per maggiori informazioni vai su www.comune.bologna.it/news/apre-uno-sportello-pubblico-supporto-delle-persone-sovraindebitate

25 settembre 2018

di Marco Lombardo

Lavoro ed aeroporto: firmato il primo protocollo di intesa in materia di appalti

Il 26 Settembre è stato firmato il protocollo di intesa tra Comune di Bologna, Città metropolitana, la Società Aeroporto Marconi spa e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil. E' una notizia importante, in particolare per le oltre 3000 persone che lavorano nel sito aeroportuale di Bologna. Si tratta del primo protocollo di sito nel settore aeroportuale in Italia. Cos'è un "Protocollo di sito"? E' un accordo quadro che offre una cornice di principi e strumenti che impegnano le parti firmatarie ad assumere obblighi reciproci che vanno anche oltre il dettato normativo. La sicurezza del lavoro, il rispetto della legalità, la trasparenza negli appalti, la qualità dei servizi, le "clausole sociali" in caso di cambio di appalti sono tra i punti più qualificanti dell'accordo per garantire la qualità dei servizi e del lavoro nel sito aeroportuale bolognese. L'aeroporto di Bologna non è solo una fondamentale porta di accesso per la nostra Città e la nostra area metropolitana. E' un tassello fondamentale della nostra competitività territoriale. Ricordo che il protocollo di sito di aeroporto è stata la prima riunione che ho svolto subito dopo essere stato nominato a febbraio Assessore del Comune di Bologna. Sono lieto che dopo un'intesa e delicata negoziazione che ormai andava avanti sin dal lontano 2006, si sia arrivati alla firma congiunta. Voglio ringraziare il Presidente di Aeroporto, dott. Enrico Postacchini, il Direttore del personale, dott. Marco Verga, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil ed il personale tecnico-amministrativo della Città metropolitana e del Comune di Bologna. Un importante traguardo ed un punto di ripartenza. Il mio auspicio è che ora la firma di questo Protocollo di sito possa agevolare la ricerca di una soluzione sul tema degli #handlers che continuiamo a seguire e monitorare con attenzione. L'impegno comune è quello di trovare una soluzione definitiva che possa favorire la qualità del servizio di handling e la continuità occupazionale del personale impiegato, senza pregiudizio per le condizioni economiche dei lavoratori. Per maggiori informazioni vedi www.cittametropolitana.bo.it/Imprese/Engine/RAServePG.php/P/2638210010100/M/3246113603030/T/Aeroporto-firmato-il-Protocollo-di-intesa-in-materia-di-appalti

27 settembre 2018

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 giugno 2018

di Marco Lombardo

Costruire una coscienza urbana attraverso la democrazia digitale

cloud_544194526-1cloud_544194526-1 Il 20/21 Novembre, Bologna ospita l’edizione nazionale del 2017 dell’Internet Governance Forum (#IGFItalia2017), parlando di temi importanti quali la libertà della Rete, i diritti, l’etica, l’industria 4.0, l’economia digitale, la cyber-security. Insieme al magnifico Rettore, Francesco Ubertini, alle prof.sse Carla Faralli e Monica Palmirani ed altre autorità accademiche ed istituzionali ho avuto il piacere di portare i saluti da parte del Comune di Bologna e dell’amministrazione comunale. Ho avuto modo di ricordare alla platea quanto fatto dal Comune di Bologna in questi anni sul tema dell’Agenda digitale. Del resto, l’ICity Rate del 2017 classifica Bologna al 2° posto delle città italiane Smart, riconoscendo la coerenza della nostra realtà urbana con gli obiettivi di creare comunità sostenibili. Ma non possiamo fermarci sugli allori. A questo proposito credo che abbia colto nel segno Franco Farinelli nell’editoriale del Corriere della sera di Bologna di qualche giorno fa. La prossima sfida è quella di costruire una “coscienza urbana” che faccia dell’intelligenza collettiva, della co-progettazione, della democrazia circolare i pilastri dello sviluppo della comunità civica. Questa sfida sta trasformando la mission dell’Agenda digitale che dall’infrastrutturazione materiale, per ridurre le diseguaglianze create dal digital divide, deve passare ad essere strumento di civic empowerment della nostra comunità urbana. Questo aspetto arriva al cuore della democrazia digitale. E’ attualmente in corso la prima consultazione di voto online nella storia del nostro Comune. Questa mattina è stato raggiunto il traguardo di 10.000 persone che hanno votato online. C’è tempo fino al 27 Novembre per votare uno dei 27 progetti pensati dai cittadini ed elaborati assieme ai tecnici del Comune con il percorso del #bilanciopartecipativo. A disposizione ci sono 150.000 euro per ogni Quartiere della città per un totale di circa 1 milione di euro. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno votato e tutti gli operatori che hanno portato avanti in questi anni il progetto del bilancio partecipativo e del voto online, assistendo i cittadini nelle operazioni di voto digitale. La sfida della democrazia digitale non interroga solo l’amministrazione, ma la politica. Se avrà il coraggio di guardare la realtà da quella finestra che rappresenta il futuro di internet, se saprà raccogliere le sfide e le opportunità, senza fermarsi davanti agli ostacoli ed alle criticità, ma soprattutto senza fermarsi al piccolo cabotaggio delle polemiche interne, scoprirebbe orizzonti più vasti delle coalizioni di partito ed acquisterebbe un respiro ideale più lungo rispetto alle prossime scadenze elettorali. Noi da Bologna continueremo a guardare avanti, continueremo ad ascoltare con curiosità e stupore la comunità degli innovatori e non ci fermeremo sulla strada del cambiamento. Consulta il relativo comunicato stampa.

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Articoli di stampa correlati

21 novembre 2017

di Marco Lombardo

Lavoro ed aeroporto: firmato il primo protocollo di intesa in materia di appalti

Il 26 Settembre è stato firmato il protocollo di intesa tra Comune di Bologna, Città metropolitana, la Società Aeroporto Marconi spa e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil. E' una notizia importante, in particolare per le oltre 3000 persone che lavorano nel sito aeroportuale di Bologna. Si tratta del primo protocollo di sito nel settore aeroportuale in Italia. Cos'è un "Protocollo di sito"? E' un accordo quadro che offre una cornice di principi e strumenti che impegnano le parti firmatarie ad assumere obblighi reciproci che vanno anche oltre il dettato normativo. La sicurezza del lavoro, il rispetto della legalità, la trasparenza negli appalti, la qualità dei servizi, le "clausole sociali" in caso di cambio di appalti sono tra i punti più qualificanti dell'accordo per garantire la qualità dei servizi e del lavoro nel sito aeroportuale bolognese. L'aeroporto di Bologna non è solo una fondamentale porta di accesso per la nostra Città e la nostra area metropolitana. E' un tassello fondamentale della nostra competitività territoriale. Ricordo che il protocollo di sito di aeroporto è stata la prima riunione che ho svolto subito dopo essere stato nominato a febbraio Assessore del Comune di Bologna. Sono lieto che dopo un'intesa e delicata negoziazione che ormai andava avanti sin dal lontano 2006, si sia arrivati alla firma congiunta. Voglio ringraziare il Presidente di Aeroporto, dott. Enrico Postacchini, il Direttore del personale, dott. Marco Verga, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil ed il personale tecnico-amministrativo della Città metropolitana e del Comune di Bologna. Un importante traguardo ed un punto di ripartenza. Il mio auspicio è che ora la firma di questo Protocollo di sito possa agevolare la ricerca di una soluzione sul tema degli #handlers che continuiamo a seguire e monitorare con attenzione. L'impegno comune è quello di trovare una soluzione definitiva che possa favorire la qualità del servizio di handling e la continuità occupazionale del personale impiegato, senza pregiudizio per le condizioni economiche dei lavoratori. Per maggiori informazioni vedi www.cittametropolitana.bo.it/Imprese/Engine/RAServePG.php/P/2638210010100/M/3246113603030/T/Aeroporto-firmato-il-Protocollo-di-intesa-in-materia-di-appalti

27 settembre 2018

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 luglio 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna ed i riders. Cos’è cambiato un mese dopo la firma?

Il 30 Maggio 2018 come sapete abbiamo firmato la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food. ( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

Dalla sua nascita ad oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto il suo primo obiettivo:
squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.
Sono tantissimi i riscontri sui media nazionali (fonte: Venerdi di Repubblica, articolo di Riccardo Staglianò)  che hanno affrontato il tema dei riders, ricordando l'azione pionieristica svolta a Bologna. Fa piacere sapere che al Festival dell’Economia di Trento si sia parlato anche della Carta, dei riders e degli altri lavoratori digitali. Fa piacere sapere che colossi come Foodora, Just Eat e Deliveroo abbiano confermato l’apprezzamento per la nostra iniziativa della Carta di Bologna, pur giustificando la mancata sottoscrizione a causa del carattere locale dell’iniziativa. Apprezziamo lo sforzo che le piattaforme stanno facendo nell'approvare iniziative similari come la "Carta dei valori", ma ricordiamo che tra la fotocopia e l'originale, è sempre meglio scegliere l'originale https://youtu.be/m_rFzHwC6qA Infine, fa piacere sapere che il nuovo Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, abbia incontrato Riders Union di Bologna per avere informazioni sulle loro condizioni di lavoro e stia negoziando proposta legislativa di carattere nazionale. Come ho ribadito, in diretta nella trasmissione Tagadà andata in onda su La7 https://youtu.be/QpgRz6bWVwY la Carta di Bologna non può che essere copyleft, a patto che oltre alle disposizioni si copi anche il metodo che ha visto nella concertazione e nel dialogo sociale tra piattaforme, lavoratori e organizzazioni sindacali, un punto fondamentale per raggiungere l'accordo.
Se non avessimo firmato la Carta di Bologna, tutte queste cose molto probabilmente non sarebbero mai successe.
E' una verità storica che cercheremo sempre di rivendicare con orgoglio perché abbiamo dimostrato che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Ma non possiamo accontentarci. Abbiamo sempre detto che la Carta è solo un primo passo. Ora si tratta di estenderla a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile. Estenderla alle altre Città proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia. Estenderla ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più. Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca a voi. A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni: condividete il testo della Carta, chiedete alle vostre Città di adottarla, informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti! #CartadiBologna #GigEconomy#Riders ps chi dice che la Carta di Bologna è solo un esercizio di stile evidentemente non sa di cosa parla. Attualmente è in corso la rinegoziazione dei contratti di tutti i riders che operano a Bologna per le piattaforme che hanno sottoscritto la Carta. Inoltre, grazie anche all’intervento del Comune di Bologna, ai sensi degli articoli 12 e 7 della Carta, è stata possibile in meno di 24 ore la riattivazione del riders che era stato disattivato da parte di Glovo. Al momento la Carta di Bologna rimane l’unica misura concreta per i riders e le piattaforme, al di là delle chiacchiere, delle ipotesi avveniristiche e delle promesse. Anche alla luce di queste ultime vicende, auspico che Glovo e le altre piattaforme digitali che non hanno ancora firmato, vogliano riconsiderare la loro posizione rispetto alla firma della Carta.

8 luglio 2018

di Marco Lombardo

Al di là del mare: le cooperative italiane nella cooperazione internazionale

Lunedì 5 febbraio mattina, insieme al Sindaco Virginio Merola abbiamo incontrato, in due occasioni distinte, il Sindaco della Città libica di Sebha, Hamid Rafi’ Al – Khayali, e l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub. La Città di Sebha si trova a 640 chilometri circa a sud-est di Tripoli, è il capoluogo del Fezzan, un crocevia del traffico dei migranti in partenza per l’Europa; attualmente sono in corso di svolgimento alcuni interessanti progetti di cooperazione internazionale col Cefa e la Ong libica OICS, cofinanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La comunità marocchina è tra le più presenti nel nostro territorio metropolitano e ci sono interessanti possibilità di cooperare allo sviluppo economico e sociale, nella reciproca responsabilità delle politiche di integrazione dei cittadini. In entrambi i casi si è parlato della volontà di stabilire rapporti di collaborazione e cooperazione, rafforzando il dialogo diretto tra le Città, con un rilancio del protagonismo delle aree urbane nel processo di integrazione europea, con particolare riferimento alle sfide prioritarie individuate nel Patto di Amsterdam sull’agenda urbana europea. Nel pomeriggio ho partecipato ad un’interessante iniziativa promossa da Confcooperative per fare il punto sui numerosi progetti di cooperazione internazionale portati avanti in Libia ed in altri contesti difficili, caratterizzati dall’instabilità politica, ascoltando la ricchezza progettuale ed anche le tante difficoltà che le ONG incontrano nel loro lavoro quotidiano.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Bologna capofila della Rete italiana di dialogo euromediterraneo (R.I.D.E.)

Il 31 gennaio la città di Bologna è stata nominata dal Ministero degli Affati Esteri e della Cooperazione Internazionale come capofila della Rete Italiana della Fondazione Anna Lindh, un'istituzione intergovernativa che si occupa del diagolo tra paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo e dell'Unione Europea. É un'occasione di fondamentale importanza per comprendere a pieno che il governo dei flussi migratori riguarda anche le città, quindi anche la città felsinea, e la rete di interconnessione che queste città possono creare per gestire al meglio la questione migratoria. Questo tema, non a caso, è una delle sfide al centro dell'Agenda Urbana Europea. Questa notizia pone l'attenzione anche su un altro aspetto fondamentale: la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza politiche di integrazione, nel particolare l'approfondimento di politiche culturali fondate sul dialogo interreligioso e interculturale. Per realizzare questo obiettivo i vari rappresentanti della Rete Italiana insieme al Ministero degli esteri e della Cooperazione Internazionale hanno sviluppato vari progetti e diverse strategie per rendere subito operativo e concreto il sistema costituitosi. Può sembrare paradossale che la Città di Bologna diventi capofila del dialogo euromediterraneo quando lei stessa non si affaccia geograficamente sul Mediterraneo, bensì bisogna analizzare il concetto di Mediterraneo in modo più esteso: infatti Bologna vuole diventare protagonista del Mediterraneo in senso culturale ed identitario. Concretamente significa che da questo giorno il Comune di Bologna e la Città Metropolitana di cui ne fa parte ha uno strumento in più da utilizzare, poichè la città guida una rete che coinvolge gli enti pubblici, gli enti privat, le ONG e le Fondazioni che si occupano di cooperazione e tramite questa Rete si possono portare avanti progetti europei, come quelli riguardanti la sicurezza alimentare, l'empowerment femminile (nel particolare nella zona della Striscia di Gaza), il tema del dialogo interreligioso e della cooperazione economica con le rimesse che le migranti fanno nei loro paesi. Tutti questi sono temi concreti nei quali ci possono essere possibilità di sviluppo attraverso il reperimento di progetti europei ed un nuovo lavoro di europrogettazione partecipato.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 luglio 2015

di Marco Lombardo
© Marco Lombardo 2016