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Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Sulla vicenda “Mercatone Uno”

La situazione del fallimento della Shernon Holding (ex Mercatone Uno) coinvolge 443 lavoratori dell'Emilia-Romagna di cui 200 nell'area metropolitana di Bologna e si articola in 55 punti vendita, tra cui la sede logistica di San Giorgio di Piano e la sede amministrativa di Imola.

Allargando il tema anche ai 500 fornitori che risultano direttamente coinvolti dal fallimento, la situazione economica di Mercatone Uno rischia di riguarda oltre 10.000 persone. Senza contare che il tema tocca gli interessi dei creditori e dei consumatori finali che hanno pagato per mobili di arredamento che non vedranno mai nelle loro case.

Al di là della barbaria con cui è stata comunicata la chiusura dell'attività ai lavoratori attraverso i social network. Al di là dello stucchevole balletto di responsabilità della politica. Al di là delle polemiche strumentali. Cosa si può e si deve fare oggi per i lavoratori, i fornitori, i creditori, i consumatori finali?

Quali sono le priorità e le urgenze da perseguire?

Certamente un tema centrale è quello di riuscire a mettere in campo, ed è quello che ho fatto sin dal primo istante di questa vicenda insieme all’amministrazione comunale, tutte le azioni possibili che possano cercare di rendere meno pesanti e onerose le conseguenze per chi in questa vicenda rappresenta la parte più debole e fragile della vicenda: le lavoratrici ed i lavoratori.

Proprio per tale motivo come amministrazione comunale, ci siamo impegnati a tracciare una road-maps per identificare la azioni che i soggetti preposti a tale vicenda, primi fra tutti i Commissari avrebbero dovuto compiere antecedentemente. E' stato fondamentale presupposto per garantire la continuità, quella di avere la retrocessione del compendio aziendale che consentisse un esercizio provvisorio dell'attività e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma per fare questo era decisiva la presentazione di un'istanza agli organi competenti per tale fattispecie. E allora perché un Ministro del Lavoro, come Di Maio, è potuto andare i giorni successivi alla chiusura sui media, chiedendo celerità al Tribunale di Bologna, senza che fosse stata fatta istanza? E perché nessuno dall’altra parte è riuscito a controbattere, inchiodandolo alle sue responsabilità di governo? E’ questo il nostro dovere: tutelare le parti più deboli e difendere la verità.

Il Tribunale fallimentare di Bologna non aveva il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione, come più volte e impropriamente richiesto dal Governo nazionale. Bisogna fare chiarezza e ribadire che tale istanza doveva essere fatta dai commissari straordinari e doveva prioritariamente essere messa in campo già nelle primissime ore di tale vicenda, per riuscire ad attivare tutta una serie di tutele a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Dopo avere richiesto ai soggetti competenti di compiere le azioni necessarie a sbloccare la fase di stallo nella quale avevano fatto precipitare la situazione, siamo giunti come amministrazione comunale a raccogliere dei primi - significativi, ma non ancora sufficienti - risultati per i lavoratori della Mercatone Uno. In particolare, il 15 giugno, in un incontro con l'attuale presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, il tema affrontato e concordato è stato quello dello sblocco del TFR per i lavoratori della Mercatone Uno, attraverso una circolare con un’interpretazione estensiva che riuscisse a dare loro ossigeno in questa fase critica.

Un secondo passaggio importante è stata l’attivazione di un Fondo di crisi, da parte della Regione Emilia-Romagna, per alleviare le difficoltà dei lavoratori rispetto alla morosità incolpevole, nel caso di mutui ed affitti da pagare, in attesa che vengano erogati gli ammortizzatori sociali per la tutela ed il sostegno del reddito dei lavoratori.

Con la nomina dei nuovi commissari straordinari si apre ora una nuova fase per la salvaguardia del patrimonio produttivo e sulle prospettive occupazionali dei lavoratori.

C’è ancora molto da fare, per restituire dignità e prospettiva ai lavoratori della Mercatone Uno: ma loro, come tutti i soggetti coinvolti nei tavoli di crisi aziendali della nostra città, sanno di poter contare sull’impegno costante dell’amministrazione comunale. Il compito e la responsabilità di chi si occupa di lavoro, tanto nelle amministrazioni locali quanto nei livelli di governo nazionale, non è farsi selfie con i lavoratori elargendo vaghe promesse e vuoti proclami. Il nostro compito è quello di monitorare continuamente i tavoli di crisi, evitando che i rischi vengano scaricati sempre sulla parte più debole. Certamente non si guadagna in popolarità, lavorando nell’ombra. Ma si guadagna in credibilità ed in fiducia verso le istituzioni.

Video link con risposta al Question Time, chiarimenti sulla situazione dei lavoratori del Mercatone Uno - Comune di Bologna - Ufficio Stampa

https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

"Grazie Presidente. Ringrazio molto la consigliera Montera per aver posto questa questione che è stata oggetto di ampie discussioni anche nei media nazionali per il clamore della vicenda e soprattutto per le modalità barbare con le quali i lavoratori, i fornitori e i clienti hanno avuto notizia del fallimento. Mi soffermerò brevemente sul tema delle responsabilità che è stato appena accennato, giustamente, dalla consigliera, perché la nostra priorità è quella di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori innanzitutto del territorio bolognese e dei fornitori perché come prima veniva ricordato, 500 fornitori coinvolti significano 10.000 lavoratori dell'indotto. Sul tema della responsabilità sapete che già in altre occasioni in quest'aula ho detto che bisogna essere equilibrati nel riconoscere che ci sono state responsabilità a più livelli. Il Mercatone Uno è entrato in fallimento, in amministrazione straordinaria, dal 2014 e il precedente Governo aveva fatto tre aste, attraverso i commissari precedenti. Tre aste erano andate deserte. A maggio 2018 prima della chiusura definitiva si era presentata come acquirente la holding Shernon, che al suo interno aveva tra l'altro diversi soggetti, ed era stata firmata la vendita, che poi è stata perfezionata dalla firma del ministro del Governo successivo, ma la situazione in qualche modo era di responsabilità del Governo precedente, con due condizioni: da un lato, una iniezione di liquidità e, dall'altro, una clausola di riserva della proprietà in caso di mancato investimento, proprio perché evidentemente già al tempo si aveva qualche dubbio sulla solidità del gruppo.

Cos'è successo in un anno? In un anno, 12 mesi, è successo che la società ha assunto 90 milioni di debiti. Significa più di 6 milioni di euro di debito al mese. Allora, è evidente che, se da una parte c'è stata quella che avremmo definito una "culpa in eligendo", dall'altra parte c'è stata sicuramente una "culpa in vigilando". Perché in 12 mesi, a fronte di una perdita economica così rilevante, avendo la possibilità i commissari di vedere la situazione di cassa dell'azienda, non si capisce come non sia stato fatto valere l'inadempimento! Come mai non sia stata utilizzata la clausola di riserva della proprietà! Come mai non si sia utilizzato il tempo per cercare evidentemente nuovi compratori, perché la decisione del Tribunale di Milano a quel punto era diventata inevitabile!

Ciò premesso, vi invito a riflettere su questo punto. La questione della responsabilità politica di questo Governo e del Governo precedente in quale modo cambia adesso la situazione dei lavoratori? Nessuno.

Ecco perché la nostra preoccupazione deve avere a mio avviso presente tre aspetti: la prima cosa è la garanzia della continuità del reddito. Perché in questo momento questi lavoratori non solo non hanno un reddito, ma non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. Non hanno neanche la cassa integrazione. Seconda cosa: chiedere l'esercizio provvisorio e quindi avere una retrocessione della decisione all'amministrazione straordinaria che è presupposto per poter chiedere anche l'applicazione degli ammortizzatori sociali ed è presupposto per cercare di vedere se esistono nuovi acquirenti. Perché dalla chiusura delle serrande quest'azienda rischia di non riprendersi più! Ogni giorno che quelle serrande sono chiuse, l'azienda perde credibilità; perde valore il marchio e diventa più difficile trovare nuovi fornitori e nuovi acquirenti. C'è stato un tavolo regionale al quale ho partecipato, promosso dall'assessora regionale alle attività produttive Palma Costi, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli amministratori, sindaci e assessori, dei 55 punti vendita che esistono nel nostro territorio dell'Emilia-Romagna, nei quali lavorano più di 400 lavoratori di cui 200 solo nel nostro territorio, con punti vendita ma anche con punti di logistica come quello di San Giorgio di Piano, o punti amministrativi come quello di Imola. Ora, io credo che sia fondamentale, è un presupposto per garantire la continuità, garantire innanzitutto il tema del reddito ma anche una possibilità di riapertura dei punti vendita, quella di avere la retrocessione dell'amministrazione straordinaria che consente un esercizio provvisorio dell'attività. Ma per fare questo è fondamentale che si faccia un'istanza. Il Tribunale fallimentare di Bologna non ha il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione. E allora questa istanza chi la deve fare? La devono fare i commissari straordinari individuati dal Mise e a loro chiedo: è stata fatta questa istanza al Tribunale di Bologna o no? Perché se non è stata fatta non ha alcun senso che il Ministro del Lavoro chieda l'intervento del Tribunale con celerità. La domanda è stata posta dal curatore fallimentare individuato dal Tribunale di Milano? Con l'autorizzazione del giudice delegato del Tribunale fallimentare perché la decisione è stata fatta dal Tribunale fallimentare di Milano? Queste istanze sono state poste oppure no? Se non abbiamo una consapevolezza di questo, è inutile chiedere un'accelerazione al Tribunale di Bologna. E ci dobbiamo rendere conto che questa è una cosa da fare immediatamente, perché se non si retrocede all'amministrazione straordinaria, tutto quello di cui parliamo è un presupposto che non potrà mai verificarsi. E allora che cosa rimane che può fare un'amministrazione locale, un tavolo come quello regionale? Quello che può fare è innanzitutto ascoltare i lavoratori, ed è per questo che lunedì ci troveremo alla Camera del Lavoro con dei parlamentari del territorio, che ringrazio, e con chiunque voglia ascoltare i lavoratori e le organizzazioni sindacali su questa vicenda. Perché quello che si deve fare in questo momento è ascoltare i lavoratori. La seconda cosa da fare, e la Regione lo sta facendo, è mettere sul piatto il tema della formazione perché evidentemente se non si risolve quel tema avremo un problema di qualificazione e di occupazione per questi lavoratori."


https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

14 Giugno 2019

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 Maggio 2016

di Francesco Malferrari

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Crisi La Perla: Al fianco delle lavoratrici e di un marchio storico bolognese.

La vicenda delle lavoratrici de La Perla e il tema della tutela dell'azienda e della salvaguardia del sito produttivo è al centro delle attenzione della amministrazione comunale di Bologna e come assessore al lavoro sono vicino alle lavoratrici che stanno affrontando questa situazione così complicata e difficile.

Le domande che sono state poste durante il Question Time del 5 luglio, nella trasversalità rispetto ai gruppi appartenenza, individuano un interesse comune a tutto il Consiglio comunale rispetto a questa vicenda. Per rispondere alle domande e offrire elementi di ragionamento sull'esito del tavolo e del confronto che c'è stato in Regione, mi sembra opportuno fare una breve premessa sulla storia del marchio e poi spiegherò nelle conclusioni del mio intervento, perché è importante parlare della storicità di questo marchio.

La Perla, è un marchio che affonda le sue radici già nel 1945, nel laboratorio di confezioni di Ada Masotti che allora si chiamava L'Ape e che nel 1954 prende il nome di La Perla. Ada Masotti era considerata una donna dalle forbici d'oro, proprio perché si occupava innanzitutto di confezionamento, prima ancora di muovere i primi passi nella sartoria. La Perla ha ridisegnato negli anni il concetto di intimo e lusso, ridisegnando l'idea di femminilità che tenesse insieme la libertà e eleganza. Negli anni La Perla ha seguito l'evolversi non solo della moda, ma anche dell'emancipazione femminile, basta guardare i modelli degli anni '50, degli anni '60 e degli anni 70 per rendersi conto come non si offriva solo un'idea di lusso e di eleganza, ma si offriva un'idea di libertà per le donne. Gli anni d'oro di La Perla coincidono con gli anni in cui l'azienda è stata gestita da Alberto e Olga Masotti, sono gli anni '80 anni, in cui La Perla arriva ad avere fino a duemila dipendenti e ad affermarsi come marchio di lusso in tutto il mondo. Dal 2007 la famiglia Masotti fa una scelta, decide di vendere il marchio al fondo americano JH Partners, con l'idea di non essere più in linea, anche per l'età che avanzava dei proprietari, rispetto all'interpretazione del femminile e della moda femminile. Sono anni in cui si passa sostanzialmente dalle duemila lavoratrici dipendenti del periodo d'oro, ai 450 dipendenti nel sito produttivo bolognese, ricordando che c'è un altro sito produttivo in Portogallo. Sono anni di fatica, perché viene avviata la cassa integrazione, si parla del rischio di fallimento e nel 2013, dopo un'asta difficile il marchio viene comprato da Silvio Scaglia, proprietario di Fastweb, che fa un investimento importante ne La Perla, decide di potenziare la linea di retail e non solo di intimo, ma di ready to wear, cioè di prodotti in qualche modo legati all'abbigliamento non solo di corsetteria, lingerie o underwear.

La società continua ad avere perdite ed è il motivo per il quale nel 2017 si arriva alla trattativa per la cessione, che all'inizio sembra essere orientata verso un fondo cinese, il fondo Fosun e che invece anche qui con una storia molto accelerata nella tempistica della trattativa, arriva l'acquisizione da parte di un fondo anglo olandese che è quello di Sapinda e nell'agosto dell'anno scorso viene nominato come amministratore delegato Pascal Perrier.
Dal giorno della nomina dell'amministratore delegato, abbiamo subito chiesto di incontrare il management nuovo di La Perla, proprio perché abbiamo espresso preoccupazione, da un lato rispetto alla salvaguardia del sito produttivo e alla tutela del marchio, dall'altro alla tutela dei posti di lavoro e quindi delle lavoratrici. Non abbiamo mai avuto risposta rispetto alla nostra disponibilità a incontrare l'azienda. Anche nell'occasione di incontro che ho avuto in Regione, ho sempre espresso stima personale e professionale nei confronti di Pascal Perrier, è un uomo che ha legato la sua vita al recupero di brand di lusso: Burberry, Gucci, Yves Saint Laurent, sono tutti brand internazionali legati al lusso che hanno intrecciato le loro vicende con le attività di Pascal Perrier. In quell'occasione, Pascal Perrier ha esordito dicendo di avere profondo rispetto per il tavolo, che in quel caso coinvolgeva le parti istituzionali, il Comune e la Regione con la presenza dell'assessore Palma Costi e le organizzazioni sindacali. Nel mio intervento ho ribadito che esprimere rispetto per quel tavolo avrebbe dovuto comportare il primo passo: il ritiro delle 126 lettere di licenziamento che erano partite venerdì. Se vogliamo intavolare una discussione con le istituzioni, non possiamo arrivare quando le cose sono già stati fatte e i problemi sono stati creati.

Mentre sotto le finestre degli uffici risuonavano i fischi delle proteste delle lavoratrici che aspettavano di sapere qualcosa non solo rispetto alla loro vita professionale, ma alla loro vita quotidiana, poiché stiamo parlando di lavoratrici altamente qualificate nel settore del tessile, che hanno dedicato la loro intera esistenza a questo marchio e che meritano rispetto da parte di tutti noi e in particolare da parte della proprietà. Ho proposto questa idea di ritirare, perché in questo caso non esiste la sospensione della procedura di mobilità, ma solo il ritiro delle lettere di licenziamento, che avrebbe comunque comportato la necessità di concertare con le parte dei tagli da fare, perché siamo assolutamente consapevoli che l'azienda così non sta in piedi. Nel 2018 è un'azienda che ha avuto 70 milioni di euro di perdite e le imprese non possono non stare nel mercato e quindi devono avere una solidità anche dal punto di vista finanziario, ma si può scegliere di fare una riduzione dei costi in tanti modi. Quello che ho chiesto personalmente, insieme alle organizzazioni sindacali e insieme alla Regione è questo: se vogliamo ridurre i costi, perché non partiamo dalla linea di retail, perché non partiamo dai costi improduttivi, perché non partiamo da tutti quei costi che non riguardano la linea di produzione, che non riguardano l'esistenza stessa dell'azienda e dell'impresa.

Ci sono uffici di retail in tutto il mondo molto costosi che producono delle perdite, capisco che si voglia lasciare comunque in alcuni casi questi uffici perché serve a dare respiro internazionale al brand, ma non capisco quando non si può valutare, prima di intervenire su delle riduzioni del costo del personale di progettazione, di prototipazione della linea di azienda, che sono altri tipi di costi. Così come è condivisibile l'idea dell'azienda di concentrare la propria attività industriale sul core business, cioè sulla lingerie, sulla corsetteria e sull'underwear, rispetto alla linea del ready to wear che è stata fallimentare per l'azienda ed è stata una scelta strategica sbagliata della gestione precedente. Ma quando noi andiamo a vedere le qualifiche delle 126 persone che sono destinatarie delle lettere di licenziamento, vediamo che all'interno c'è una parte importante del futuro dell'azienda, perché riguarda proprio la progettazione, la prototipazione, la fabbricazione e la produzione. Allora questo ci preoccupa, perché ci preoccupa l'idea che questo possa essere solo l'avvisaglia di una possibile difficoltà più grande dell'azienda che possa portare anche in qualche modo alla svendita del marchio. Allora qui c'è l'invito anche al Governo, so che oggi, 5 luglio, partirà una lettera della Regione per chiedere l'intervento del Mise e in particolare del Ministro del Lavoro e dell'economia Di Maio.

Il problema in Italia non è tanto fare leggi, ma farle rispettare: esiste una nuova normativa entrata in vigore proprio a giugno del 2019, la conversione dell'ex Decreto crescita, che parla della tutela dei marchi storici. Se noi vogliamo difendere non solo i marchi, i brevetti, la proprietà industriale rispetto alla contraffazione, ma anche il modo italiano di fare le cose, il modo italiano di produrre, il know-how italiano nella produzione, dobbiamo capire che oggi il settore del tessile è schiacciato da due opposte forze. Da un lato la fast fashion, la moda a basso costo, quella che utilizza materiali scadenti, quella che in qualche modo cerca di fare una competizione soprattutto sul prezzo, in maniera non sostenibile, né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico, né dal punto di vista sociale, perché quella riduzione dei costi significa meno attenzione alla tutela dell'ambiente e meno attenzione ai diritti dei lavoratori. Dall'altro lato, il rischio è che alcuni marchi, sedi non individuano una strategia aziendale ben definita, possano essere oggetto di compravendite soprattutto da parte di fondi di investimento che sono interessati più a una operazione finanziaria che non ad un'operazione industriale relativa alla produzione e alla salvaguardia dell'attività produttiva. Allora, se vogliamo difendere veramente questo tipo di attività, quello che dobbiamo fare è fare sistema tra le istituzioni, fare sistema evitando le delocalizzazioni industriali.

Non ha senso tutelare il rispetto dei marchi agroalimentari, se non tuteliamo anche i marchi che rappresentano la storia del nostro tessuto industriale e produttivo. Esiste un fondo appena costituito sui marchi storici, esiste una normativa che vuole difendere i marchi storici, bene è il caso oltre a fare l eleggi di applicarle, è il caso che il Ministro ci convochi e capiamo insieme quali sono gli strumenti che possiamo mettere a disposizione delle lavoratrici, dell'azienda e anche di questo management aziendale, per far sì che il rischio di un eventuale impoverimento produttivo dell'azienda non porti poi una svendita del marchio.

Io confido che il piano previsto da Pascal Perrier possa nel volgere di breve portare a non produrre perdite, ma chiediamo che questo piano abbia investimenti precisi, una tempistica regolare che sia verificata, concertata con le organizzazioni sindacali, con le rappresentanze delle lavoratrici e con le istituzioni. Chiediamo di capire come costruire un'interlocuzione, non è possibile che sia passato un anno senza un'interlocuzione, non accetteremo che passi un altro anno rispetto a questo tipo di interlocuzione, che deve essere un monitoraggio continuo ed è il motivo per il quale stiamo cercando di contattare e contatteremo il management aziendale ogni giorno, perché vogliamo essere informati giorno dopo giorno su quello che succede.

Dall'altra parte dobbiamo dare una risposta anche a queste lavoratrici che in questo momento vedono messa in discussione la loro professionalità, la loro capacità produttiva, la loro capacità reddituale e anche la loro vita, la loro esistenza, il loro essere dentro una società, che hanno bisogno di non essere lasciate da sole. Credo che questo tipo di riflessioni, al di là dell'amarezza e della solidarietà dovuta, necessaria per tutte le lavoratrici, ci imponga una riflessione seria che dobbiamo fare dal punto di vista della tutela dei siti produttivi e della politica industriale del nostro Paese, perché da soli, come realtà locali sia a livello di Amministrazioni pubbliche, sia a livello di Regioni, non possiamo farcela, ma se ci muoviamo tutti come sistema coinvolgendo anche il Governo nazionale la tutela dei marchi storici, la tutela del Made in Italy come aspetto identitario della nostra storia nazionale ha un valore fondamentale rispetto alla nostra capacità di stare nel mondo come paese produttivo.

Se noi perdiamo questo, non abbiamo futuro; se noi non capiamo che da questo tipo di salvaguardia passa la nostra prospettiva occupazionale e produttiva, non avremo capacità di incidere rispetto a un'economia globale che, è evidente, guarda a noi soprattutto rispetto alla qualità che riusciamo a produrre; ma se non innoviamo, se non difendiamo poi anche questo rischia di venir meno nella prospettiva del tempo. Mi auguro che l'azienda e il management de La Perla risponda alle nostre sollecitazioni, chieda un confronto e concerti di più le proprie strategie aziendali con le rappresentanze dei lavoratori e delle lavoratrici, con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni e auguro, e auspico, che il Governo si concentri soprattutto su queste tematiche: lavoro ed economia, perché abbiamo bisogno di risposte e abbiamo bisogno di agire anche in fretta.

Se vuoi guardare il mio intervento durante il Question Time, clicca qui:

https://www.youtube.com/watch?v=gNvHI05UIMU&t=11s

7 Luglio 2019

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 Settembre 2018

di Marco Lombardo

Sulla vicenda “Mercatone Uno”

La situazione del fallimento della Shernon Holding (ex Mercatone Uno) coinvolge 443 lavoratori dell'Emilia-Romagna di cui 200 nell'area metropolitana di Bologna e si articola in 55 punti vendita, tra cui la sede logistica di San Giorgio di Piano e la sede amministrativa di Imola.

Allargando il tema anche ai 500 fornitori che risultano direttamente coinvolti dal fallimento, la situazione economica di Mercatone Uno rischia di riguarda oltre 10.000 persone. Senza contare che il tema tocca gli interessi dei creditori e dei consumatori finali che hanno pagato per mobili di arredamento che non vedranno mai nelle loro case.

Al di là della barbaria con cui è stata comunicata la chiusura dell'attività ai lavoratori attraverso i social network. Al di là dello stucchevole balletto di responsabilità della politica. Al di là delle polemiche strumentali. Cosa si può e si deve fare oggi per i lavoratori, i fornitori, i creditori, i consumatori finali?

Quali sono le priorità e le urgenze da perseguire?

Certamente un tema centrale è quello di riuscire a mettere in campo, ed è quello che ho fatto sin dal primo istante di questa vicenda insieme all’amministrazione comunale, tutte le azioni possibili che possano cercare di rendere meno pesanti e onerose le conseguenze per chi in questa vicenda rappresenta la parte più debole e fragile della vicenda: le lavoratrici ed i lavoratori.

Proprio per tale motivo come amministrazione comunale, ci siamo impegnati a tracciare una road-maps per identificare la azioni che i soggetti preposti a tale vicenda, primi fra tutti i Commissari avrebbero dovuto compiere antecedentemente. E' stato fondamentale presupposto per garantire la continuità, quella di avere la retrocessione del compendio aziendale che consentisse un esercizio provvisorio dell'attività e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma per fare questo era decisiva la presentazione di un'istanza agli organi competenti per tale fattispecie. E allora perché un Ministro del Lavoro, come Di Maio, è potuto andare i giorni successivi alla chiusura sui media, chiedendo celerità al Tribunale di Bologna, senza che fosse stata fatta istanza? E perché nessuno dall’altra parte è riuscito a controbattere, inchiodandolo alle sue responsabilità di governo? E’ questo il nostro dovere: tutelare le parti più deboli e difendere la verità.

Il Tribunale fallimentare di Bologna non aveva il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione, come più volte e impropriamente richiesto dal Governo nazionale. Bisogna fare chiarezza e ribadire che tale istanza doveva essere fatta dai commissari straordinari e doveva prioritariamente essere messa in campo già nelle primissime ore di tale vicenda, per riuscire ad attivare tutta una serie di tutele a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Dopo avere richiesto ai soggetti competenti di compiere le azioni necessarie a sbloccare la fase di stallo nella quale avevano fatto precipitare la situazione, siamo giunti come amministrazione comunale a raccogliere dei primi - significativi, ma non ancora sufficienti - risultati per i lavoratori della Mercatone Uno. In particolare, il 15 giugno, in un incontro con l'attuale presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, il tema affrontato e concordato è stato quello dello sblocco del TFR per i lavoratori della Mercatone Uno, attraverso una circolare con un’interpretazione estensiva che riuscisse a dare loro ossigeno in questa fase critica.

Un secondo passaggio importante è stata l’attivazione di un Fondo di crisi, da parte della Regione Emilia-Romagna, per alleviare le difficoltà dei lavoratori rispetto alla morosità incolpevole, nel caso di mutui ed affitti da pagare, in attesa che vengano erogati gli ammortizzatori sociali per la tutela ed il sostegno del reddito dei lavoratori.

Con la nomina dei nuovi commissari straordinari si apre ora una nuova fase per la salvaguardia del patrimonio produttivo e sulle prospettive occupazionali dei lavoratori.

C’è ancora molto da fare, per restituire dignità e prospettiva ai lavoratori della Mercatone Uno: ma loro, come tutti i soggetti coinvolti nei tavoli di crisi aziendali della nostra città, sanno di poter contare sull’impegno costante dell’amministrazione comunale. Il compito e la responsabilità di chi si occupa di lavoro, tanto nelle amministrazioni locali quanto nei livelli di governo nazionale, non è farsi selfie con i lavoratori elargendo vaghe promesse e vuoti proclami. Il nostro compito è quello di monitorare continuamente i tavoli di crisi, evitando che i rischi vengano scaricati sempre sulla parte più debole. Certamente non si guadagna in popolarità, lavorando nell’ombra. Ma si guadagna in credibilità ed in fiducia verso le istituzioni.

Video link con risposta al Question Time, chiarimenti sulla situazione dei lavoratori del Mercatone Uno - Comune di Bologna - Ufficio Stampa

https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

"Grazie Presidente. Ringrazio molto la consigliera Montera per aver posto questa questione che è stata oggetto di ampie discussioni anche nei media nazionali per il clamore della vicenda e soprattutto per le modalità barbare con le quali i lavoratori, i fornitori e i clienti hanno avuto notizia del fallimento. Mi soffermerò brevemente sul tema delle responsabilità che è stato appena accennato, giustamente, dalla consigliera, perché la nostra priorità è quella di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori innanzitutto del territorio bolognese e dei fornitori perché come prima veniva ricordato, 500 fornitori coinvolti significano 10.000 lavoratori dell'indotto. Sul tema della responsabilità sapete che già in altre occasioni in quest'aula ho detto che bisogna essere equilibrati nel riconoscere che ci sono state responsabilità a più livelli. Il Mercatone Uno è entrato in fallimento, in amministrazione straordinaria, dal 2014 e il precedente Governo aveva fatto tre aste, attraverso i commissari precedenti. Tre aste erano andate deserte. A maggio 2018 prima della chiusura definitiva si era presentata come acquirente la holding Shernon, che al suo interno aveva tra l'altro diversi soggetti, ed era stata firmata la vendita, che poi è stata perfezionata dalla firma del ministro del Governo successivo, ma la situazione in qualche modo era di responsabilità del Governo precedente, con due condizioni: da un lato, una iniezione di liquidità e, dall'altro, una clausola di riserva della proprietà in caso di mancato investimento, proprio perché evidentemente già al tempo si aveva qualche dubbio sulla solidità del gruppo.

Cos'è successo in un anno? In un anno, 12 mesi, è successo che la società ha assunto 90 milioni di debiti. Significa più di 6 milioni di euro di debito al mese. Allora, è evidente che, se da una parte c'è stata quella che avremmo definito una "culpa in eligendo", dall'altra parte c'è stata sicuramente una "culpa in vigilando". Perché in 12 mesi, a fronte di una perdita economica così rilevante, avendo la possibilità i commissari di vedere la situazione di cassa dell'azienda, non si capisce come non sia stato fatto valere l'inadempimento! Come mai non sia stata utilizzata la clausola di riserva della proprietà! Come mai non si sia utilizzato il tempo per cercare evidentemente nuovi compratori, perché la decisione del Tribunale di Milano a quel punto era diventata inevitabile!

Ciò premesso, vi invito a riflettere su questo punto. La questione della responsabilità politica di questo Governo e del Governo precedente in quale modo cambia adesso la situazione dei lavoratori? Nessuno.

Ecco perché la nostra preoccupazione deve avere a mio avviso presente tre aspetti: la prima cosa è la garanzia della continuità del reddito. Perché in questo momento questi lavoratori non solo non hanno un reddito, ma non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. Non hanno neanche la cassa integrazione. Seconda cosa: chiedere l'esercizio provvisorio e quindi avere una retrocessione della decisione all'amministrazione straordinaria che è presupposto per poter chiedere anche l'applicazione degli ammortizzatori sociali ed è presupposto per cercare di vedere se esistono nuovi acquirenti. Perché dalla chiusura delle serrande quest'azienda rischia di non riprendersi più! Ogni giorno che quelle serrande sono chiuse, l'azienda perde credibilità; perde valore il marchio e diventa più difficile trovare nuovi fornitori e nuovi acquirenti. C'è stato un tavolo regionale al quale ho partecipato, promosso dall'assessora regionale alle attività produttive Palma Costi, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli amministratori, sindaci e assessori, dei 55 punti vendita che esistono nel nostro territorio dell'Emilia-Romagna, nei quali lavorano più di 400 lavoratori di cui 200 solo nel nostro territorio, con punti vendita ma anche con punti di logistica come quello di San Giorgio di Piano, o punti amministrativi come quello di Imola. Ora, io credo che sia fondamentale, è un presupposto per garantire la continuità, garantire innanzitutto il tema del reddito ma anche una possibilità di riapertura dei punti vendita, quella di avere la retrocessione dell'amministrazione straordinaria che consente un esercizio provvisorio dell'attività. Ma per fare questo è fondamentale che si faccia un'istanza. Il Tribunale fallimentare di Bologna non ha il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione. E allora questa istanza chi la deve fare? La devono fare i commissari straordinari individuati dal Mise e a loro chiedo: è stata fatta questa istanza al Tribunale di Bologna o no? Perché se non è stata fatta non ha alcun senso che il Ministro del Lavoro chieda l'intervento del Tribunale con celerità. La domanda è stata posta dal curatore fallimentare individuato dal Tribunale di Milano? Con l'autorizzazione del giudice delegato del Tribunale fallimentare perché la decisione è stata fatta dal Tribunale fallimentare di Milano? Queste istanze sono state poste oppure no? Se non abbiamo una consapevolezza di questo, è inutile chiedere un'accelerazione al Tribunale di Bologna. E ci dobbiamo rendere conto che questa è una cosa da fare immediatamente, perché se non si retrocede all'amministrazione straordinaria, tutto quello di cui parliamo è un presupposto che non potrà mai verificarsi. E allora che cosa rimane che può fare un'amministrazione locale, un tavolo come quello regionale? Quello che può fare è innanzitutto ascoltare i lavoratori, ed è per questo che lunedì ci troveremo alla Camera del Lavoro con dei parlamentari del territorio, che ringrazio, e con chiunque voglia ascoltare i lavoratori e le organizzazioni sindacali su questa vicenda. Perché quello che si deve fare in questo momento è ascoltare i lavoratori. La seconda cosa da fare, e la Regione lo sta facendo, è mettere sul piatto il tema della formazione perché evidentemente se non si risolve quel tema avremo un problema di qualificazione e di occupazione per questi lavoratori."


https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

14 Giugno 2019

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

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#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

ChatBot, Intelligenza artificiale e Pubblica amministrazione

Il 6 Giugno il gruppo di PA Social ha analizzato alcune esperienze di applicazione del ChatBot dove l'intelligenza artificiale è stata usata per gestire le relazioni tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini. Ho sempre avuto un atteggiamento curioso e non diffidente per il progresso tecnologico: bisogna sempre studiare ed essere aggiornati per analizzare bene le opportunità ed i rischi.
La pubblica amministrazione deve diventare il sistema operativo del nostro Paese
Ha un ruolo importante non solo nell’erogazione dei servizi, ma anche nella competitività territoriale, come leva per l’economia ed il lavoro. L’importante è che sia sempre orientata al servizio dei cittadini, che sia trasparente ed efficiente. Il ChatBot potrebbe essere interessante da sperimentare negli uffici che devono rispondere continuamente a domande standardizzate degli utenti, producendo un considerevole risparmio di tempo e di risorse. La posizione dei dipendenti potrebbe così cambiare nella formazione del ChatBot, nel controllo dei flussi di informazioni e nella gestione delle problematiche più complesse in cui l’intelligenza artificiale non può sostituirsi alla relazione umana.   

6 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 Luglio 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

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18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

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18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 Luglio 2015

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

LAVORO E DISABILITA’: RAPPORTO DI MONITORAGGIO 208 IN EMILIA-ROMAGNA

Il 18 Giugno sono stato alla 3ª Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. I dati forniti dalla Regione sono positivi. Secondo il “Rapporto di Monitoraggio 2018”, curato, tra gli altri, dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia Romagna, oltre il 90% delle aziende del nostro territorio ottemperano agli obblighi normativi. Aumentano gli inserimenti lavorativi: nel 2017 in ER sono stati 4.144 avviamenti lavorativi, mentre erano 2.932 nel 2013. In totale, sono 17.443 gli avviamenti lavorativi di persone disabili tra il 2013 ed il 2017. Sono dati positivi ed incoraggianti, ma possiamo e dobbiamo fare di più.
L’adempimento degli obblighi normativi non deve essere un punto di arrivo, ma il minimo punto di partenza.
I dati di oggi ci dicono infatti che esistono quasi 4.000 posti, al livello regionale, ancora con coperti, che sarebbero riservati ex lege a persone con disabilità. Ognuno di noi può e deve fare di più. Anche il Comune di Bologna che ha già modificato la sua organizzazione interna con l’istituzione del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, e con l’atto di orientamento del Piano di Inclusione Universale (PiuBo) che concepisce il tema dell’accessibilità in tutte le politiche integrate dell’amministrazione, anche oltre il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche. La sfida è quella di rendere accessibili tutti i nostri servizi alla persona, ivi inclusi i servizi di orientamento al lavoro. Non credo sia utile introdurre misure premiali per chi rispetta la legge. Possiamo semmai rafforzare i profili sanzionatori, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro e l’INAIL, per le imprese che non procedono con l’assunzione o che non inviano il prospetto informativo, entro il termine del 31 gennaio previsto dalla legge. Criteri di premialità andrebbero semmai introdotti per le imprese che vanno oltre il target del 7% perchè dimostrano di aver capito che il tema dell’inserimento lavorativo delle persone disabili non deve ridursi ad un mero tema di monetizzazione di un obbligo normativo, ma deve riguardare in modo più ampio tutto il sistema di competitività territoriale.
Investire nell’inclusione lavorativa dei disabili significa infatti comprendere che i beni ed i servizi, oltre ad avere un prezzo, possono avere un valore.
Manufatti, beni e servizi prodotti da persone disabili per noi hanno un valore più alto. Misure incentivanti potrebbero infine essere introdotte per le imprese che, nella loro organizzazione aziendale, hanno istituito la figura professionale del Disability Manager o per le cooperative sociali che hanno assunto persone con disabilità ai sensi dell’esonero previsto dall’articolo 22 della legge regionale. Tutte misure che, insieme alle agevolazioni per rimborsi fino a 3.000€ annui per il tragitto verso il luogo di lavoro, già introdotte quest’anno dal Comune di Bologna, verranno discusse anche nello specifico tavolo che verrà aperto alla Consulta Handicap ed alla Consulta per l’Inclusione sociale, insieme alle associazioni del terzo settore, ai disabili ed ai loro familiari, sul tema “Lavoro e Formazione” che è uno dei 12 pilastri del premio europeo per le città accessibili al quale il Comune di Bologna intende partecipare entro la fine del mandato. #accessibilità#disabilità

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Una nuova coscienza europea, a partire dalle città.

https://www.makingeuropeagain.eu/una-nuova-coscienza-europea-a-partire-dalle-citta-intervista-a-marco-lombardo/

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Costruire una coscienza urbana attraverso la democrazia digitale

cloud_544194526-1cloud_544194526-1 Il 20/21 Novembre, Bologna ospita l’edizione nazionale del 2017 dell’Internet Governance Forum (#IGFItalia2017), parlando di temi importanti quali la libertà della Rete, i diritti, l’etica, l’industria 4.0, l’economia digitale, la cyber-security. Insieme al magnifico Rettore, Francesco Ubertini, alle prof.sse Carla Faralli e Monica Palmirani ed altre autorità accademiche ed istituzionali ho avuto il piacere di portare i saluti da parte del Comune di Bologna e dell’amministrazione comunale. Ho avuto modo di ricordare alla platea quanto fatto dal Comune di Bologna in questi anni sul tema dell’Agenda digitale. Del resto, l’ICity Rate del 2017 classifica Bologna al 2° posto delle città italiane Smart, riconoscendo la coerenza della nostra realtà urbana con gli obiettivi di creare comunità sostenibili. Ma non possiamo fermarci sugli allori. A questo proposito credo che abbia colto nel segno Franco Farinelli nell’editoriale del Corriere della sera di Bologna di qualche giorno fa. La prossima sfida è quella di costruire una “coscienza urbana” che faccia dell’intelligenza collettiva, della co-progettazione, della democrazia circolare i pilastri dello sviluppo della comunità civica. Questa sfida sta trasformando la mission dell’Agenda digitale che dall’infrastrutturazione materiale, per ridurre le diseguaglianze create dal digital divide, deve passare ad essere strumento di civic empowerment della nostra comunità urbana. Questo aspetto arriva al cuore della democrazia digitale. E’ attualmente in corso la prima consultazione di voto online nella storia del nostro Comune. Questa mattina è stato raggiunto il traguardo di 10.000 persone che hanno votato online. C’è tempo fino al 27 Novembre per votare uno dei 27 progetti pensati dai cittadini ed elaborati assieme ai tecnici del Comune con il percorso del #bilanciopartecipativo. A disposizione ci sono 150.000 euro per ogni Quartiere della città per un totale di circa 1 milione di euro. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno votato e tutti gli operatori che hanno portato avanti in questi anni il progetto del bilancio partecipativo e del voto online, assistendo i cittadini nelle operazioni di voto digitale. La sfida della democrazia digitale non interroga solo l’amministrazione, ma la politica. Se avrà il coraggio di guardare la realtà da quella finestra che rappresenta il futuro di internet, se saprà raccogliere le sfide e le opportunità, senza fermarsi davanti agli ostacoli ed alle criticità, ma soprattutto senza fermarsi al piccolo cabotaggio delle polemiche interne, scoprirebbe orizzonti più vasti delle coalizioni di partito ed acquisterebbe un respiro ideale più lungo rispetto alle prossime scadenze elettorali. Noi da Bologna continueremo a guardare avanti, continueremo ad ascoltare con curiosità e stupore la comunità degli innovatori e non ci fermeremo sulla strada del cambiamento. Consulta il relativo comunicato stampa.

Allegati

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21 Novembre 2017

di Marco Lombardo

APPELLO PER UNA CANDIDATURA COLLETTIVA AL PREMIO EUROPEO DELLE CITTA’ ACCESSIBILI.

A

Gent.le Direttore,

approfitto del Suo giornale che si è sempre dimostrato particolarmente sensibile rispetto al tema della disabilità per rivolgermi direttamente ai Suoi lettori.

Il tema della disabilità rischia di rimanere confinato negli angusti spazi dei nostri pregiudizi.

In Italia siamo convinti che la disabilità riguardi pochi casi isolati. Che le più grandi difficoltà quotidiane delle persone disabili riguardino solo gli abbattimenti delle barriere architettoniche. Che del tema se ne debbano occupare principalmente i disabili o i loro familiari. Che sia un tema prevalentemente di welfare o di servizi sociali. Che gli inserimenti lavorativi possano essere solo “palliativi” rispetto ai posti di lavoro delle persone “normali” e di questi se ne debbano occupare solo le cooperative sociali. Che le persone con disabilità vadano guardate, al più, con compassione.

Non è così.  

Per prima cosa dobbiamo ampliare il concetto di disabilità. Accogliendo la definizione di disabilità proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): per persone disabili s’intendono, non solo coloro che hanno disabilità cognitive o fisiche sin dalla nascita, ma anche coloro che, nel corso della loro vita, hanno avuto “limitazioni funzionali”.

Il concetto di salute non è più la semplice assenza di malattie, ma il risultato dell’interazione tra condizioni di salute e fattori sociali. Allo stesso tempo, la disabilità non è più concepita come riduzione delle capacità funzionali a seguito di una malattia o menomazione, ma come una più ampia ‘limitazione nelle attività’.

In questo nuovo quadro normativo, l’attenzione si deve spostare dunque dalla sfera della disabilità (che riguarda la persona disabile ed i suoi familiari) al tema dell’accessibilità (che riguarda la responsabilità di tutti quanti noi rispetto ad un ambiente privo di barriere esterne, come le barriere architettoniche, ed interne, come i nostri pregiudizi). 

Partendo da queste premesse metodologiche, in virtù di uno studio dei dati ISTAT elaborato dagli Uffici di Statistica del Comune di Bologna, si stima che in Città metropolitana nel 2018 le persone dai 6 anni in su, con disabilità ovvero con limitazioni funzionali, siano 52.200, pari al 5,3% della popolazione complessiva. 

Nel Comune di Bologna si stima che nel 2018 siano 21.300 disabili, di cui 3.700 in età lavorativa tra i 16 ed i 65 anni. 

Sono numeri importanti che ci dicono come il tema della disabilità tocchi l’intera popolazione perché ciascuno di noi è a conoscenza, direttamente o indirettamente, di persone con disabilità. 

Ma è un tema che diventerà sempre più urgente con la sfida demografica della longevità. 

Le fasce di età maggiormente interessate dal fenomeno sono infatti quelle più anziane, dove si registra una prevalenza femminile: il 42,7% delle persone con 80 anni e più diventa disabile a causa della sopravvenienza di limitazioni funzionali. 

Dunque, la disabilità non riguarda solo pochi casi isolati, ma deve riguardarci tutti, considerando la stretta correlazione tra le disabilità acquisite e l’aumento dell’età media di vita.

Un altro aspetto molto delicato è quello che riguarda il tema della disabilità in rapporto allo spazio urbano. Le barriere architettoniche costituiscono ancora oggi una forte limitazione. Non a caso, una delle 50 foto più significative che ricordavano l’anno 2018 sul Suo giornale è stata quella relativa agli scivoli sul Crescentone di Piazza Maggiore. Quella battaglia portata avanti dai cittadini, dalle associazioni, dalla Consulta Handicap, dal Disability Manager e raccolta da tutti i gruppi politici del Consiglio comunale, al di là delle diverse appartenenze partitiche, ha dimostrato come non ci possano essere “insuperabili ostacoli tecnici” che non consentano di bilanciare la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio con l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone con disabilità.

Ma quella battaglia non deve rimanere solo un “simbolo”. Deve piuttosto costituire un “precedente” perché ancora oggi nelle nostre strade e nelle abitazioni private esistono scalini e barriere che non riusciamo a rimuovere con la celerità necessaria. Ci sono voluti 2 anni per mettere le “orecchie” al Crescentone. Le persone con disabilità non possono aspettare 500 anni per rimuovere le oltre 1084 barriere architettoniche che sono state mappate in diverse occasioni nella nostra città. Per questo entro la fine del mandato amministrativo, la Giunta insieme al Disability Manager, Egidio Sosio, ha elaborato un Piano di Inclusione Universale (PIUBO) in cui ci siamo presi diversi impegni in un approccio olistico sulla disabilità che comporta, tra le altre cose, l’adozione del piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA).

Molto è stato fatto, ma siamo consapevoli che molto rimanga ancora da fare. 

Come raccogliere ora la sfida della disabilità attribuendole una priorità nell’agenda politica della Città? Candidando il Comune di Bologna al premio europeo per le città accessibili.

Il premio  riguarda le città europee con più di 50.000 abitanti che si sono caratterizzate, nel corso dell’anno, per aver portato avanti più impegni rispetto ai pilastri della strategia europea della disabilità (casa, scuola, università, formazione professionale e lavoro, sport, cultura, salute e benessere, mobilità, trasporti, e-governament e servizi pubblici, mobilità e trasporti, progetti di vita indipendente). Non viene premiata la città più accessibile in Europa, ma la Città che nel corso dell’anno abbia migliorato in maniera tangibile e sostenibile l'accessibilità urbana e che possa ispirare altre città impegnate in sfide similari.

Il Comune di Bologna intende partecipare alla prossima edizione del Premio Europeo per le Città Accessibili (European Access City Award) che sarà bandito dalla Commissione Europea nella primavera 2020.  

Nessuna città dell’Emilia-Romagna ha mai vinto il premio europeo per le Città Accessibili. 

Nessuna città italiana ed europea ha mai presentato una candidatura che tenesse conto dell’accessibilità come principio trasversale di integrazione delle persone disabili e delle persone anziane a ridotta mobilità, dentro i diversi settori dell’azione amministrativa locale. 

Il nostro piano di azione prevede la presentazione di una candidatura collettiva di comunità che ruoti attorno alla realizzazione di laboratori partecipativi sul tema dell’accessibilità che coinvolgano i cittadini, le associazioni, le aziende, le università, i centri di ricerca, nei diversi settori dell’amministrazione locale. 

Le esperienze laboratoriali del percorso partecipativo saranno coordinate dalla Fondazione per l’Innovazione Urbana, in collaborazione con l’ufficio delle relazioni internazionali del Comune di Bologna.

La candidatura non vuole essere solo una sfida del Comune. Ma una sfida rivolta a tutta la comunità. Una candidatura collettiva, attraverso la co-progettazione civica della candidatura al premio europeo delle città accessibili. Questa sfida si vince solo insieme. Persone con disabilità, familiari, associazioni del terzo settore, enti pubblici, Consulte, mondo delle imprese, cooperative sociali, formatori, educatori, cittadini. 

Un tema fondamentale è il lavoro. Non esiste autonomia senza la dignità di un lavoro. Non esiste autonomia senza un reddito da lavoro.

Il mondo educativo e la formazione professionale in questi ultimi anni hanno compiuto passi da gigante. Le tecnologie assistive consentono di adattare lo spazio di lavoro alle persone con disabilità ovvero a persone con limitazioni funzionali. Ci sono realtà di eccellenza imprenditoriale impegnate da anni su questi temi nel nostro territorio. Le cooperative sociali in questa Regione fanno già tantissimo. Ma non può essere delegato tutto a loro. E’ un tema che deve riguardare tutto il mondo produttivo. Per questo, il Comune di Bologna con la Città Metropolitana e l’Arcidiocesi attraverso il progetto di “Insieme per il Lavoro”  stanno affrontando il tema degli inserimenti lavorativi delle persone con fragilità, rivolgendosi a tutto il mondo del lavoro e dell’impresa. Nel rinnovo del Protocollo Appalti del Comune di Bologna intendiamo valorizzare con elementi di premialità le clausole sociali di protezione, per favorire inserimenti lavorativi di persone in condizioni di fragilità, ed intendiamo introdurre il principio della progettazione universale (design for all) negli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi. Solo tutti insieme possiamo vincere la sfida della piena occupazione delle persone disabili nel nostro territorio, ricordando in primis a noi stessi che il nostro sistema territoriale si fonda sull’idea di coniugare la competitività con la solidarietà, per guardare avanti senza lasciare indietro nessuno. 

Promuovere l’autonomia e l’integrazione delle persone con disabilità non aiuta solo loro stessi o i loro familiari. Aiuta la società nella sua interezza perché ci costringe a riflettere che, oltre alla velocità del nostro agire quotidiano, oltre alla dipendenza narcisistica dei nostri egoismi, la qualità delle relazioni umane, il superamento dei propri limiti, la condivisione di una visione solidale di comunità ci aiuta a crescere e migliorarci insieme.

Le persone con disabilità, siano esse disabilità fisiche o cognitive, non hanno bisogno di compassione. 

Il compito della società non è far sì che le persone disabili diventino “normali”. Il nostro compito è aiutarle ad essere se stesse

Marco Lombardo

(Assessore del Comune di Bologna)

16 Giugno 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Globologna: il mondo sotto le due Torri

Si ha paura di ciò che non si conosce.

Per questo la conoscenza e la cultura sono gli investimenti più preziosi per combattere le paure e le insicurezze.

GLOBOLOGNA è la prima rassegna di incontri promossa dall'Associazone GEOPOLIS, in collaborazione con il Comune e l'Università di Bologna per raccontare chi sono i cittadini di Paesi terzi che vivono e risiedono a Bologna, far conoscere la storia, la geografia, la geopolitica e l'attualità di questi Paesi, descrivere i cambiamenti del fenomeno migratorio che ha interessato la comunità di riferimento, il livello di integrazione, le criticità che rimangono da affrontare per migliorare l'inclusione e favorire un nuovo protagonismo delle diaspore presenti nella nostra città.  Inoltre, iniziative come questa vogliono rappresentare un tentativo di andare oltre la logica del classico gemellaggio tra città e si vuole iscrivere nel senso più compiuto di portare avanti progetti per favorire una reale e proficua cooperazione internazionale. Promuovendo attività condivise di pianificazione urbana, di promozione delle attività di partecipazione cittadina, oltre che imparare a gestire i flussi migratori e sviluppare l’economia locale sostenendo le start-up. Anche queste sono politiche che una amministrazione comunale deve porre al centro della propria agenda, con consapevolezza, coraggio e ascolto reciproco dei propri cittadini.

Conoscere per conoscersi.

Con il supporto della cultura e delle competenze si possono sfatare falsi miti e abbattere i pregiudizi. Tutto diventa più semplice e possibile in una città come Bologna che da sempre, anche senza mare, rappresenta storicamente un vero e proprio "Porto dell’accoglienza" e un modello di integrazione e di unità, delle e nelle diversità delle comunità che la vivono e che contribuiscono quotidianamente alla sua crescita e al suo futuro sostenibile e inclusivo.

Gli appuntamenti si svolgono presso il Centro Zonarelli (via Sacco n. 10) e seguono un format comune che dopo le presentazione dei dati statistici della presenza della comunità straniera nell'area metropolitana bolognese apre un focus di discussione sul Paese di riferimento, con gli interventi dei relatori al termine dei quali si apre un dibattito con il pubblico. Le serate si concludono con un piccolo buffet offerto dall'associazione straniera del Paese oggetto della serata.

Il primo appuntamento ha visto protagonista il Marocco e gli interventi di Michele Brignone della fondazione Oasis, Fatima Mochrik, sindacalista della Cisl di Bologna, Brahim Maarad giornalista di Agenzia Italia che ha recentemente seguito la delegazione marocchina che ha accolto la visita di papa Francesco, di Hajiba Radouan della associazione Almi e Fausto Amelii del Centro Zonarelli.

Il tutto moderato da Federico Petroni di Geopolis e un mio saluto volto a ribadire la centralità  e l'importanza, per il Comune di Bologna, di queste iniziative di integrazione.

Prossimo appuntamento sarà il 16 Maggio e parleremo di Cina, con tante testimonianze tra le quali quella del prof. Antonio Fiori dell'Università di Bologna, del dr. Giorgio Cuscito di Limes - Rivista Italiana di Geopolitica e con il supporto del Collegio di Cina e le testimonianze dei nuovi bolognesi provenienti dalla terra del Sol Levante.

#Globologna #BolognaSenzaMuri

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

Globologna: il mondo sotto le due Torri

Si ha paura di ciò che non si conosce.

Per questo la conoscenza e la cultura sono gli investimenti più preziosi per combattere le paure e le insicurezze.

GLOBOLOGNA è la prima rassegna di incontri promossa dall'Associazone GEOPOLIS, in collaborazione con il Comune e l'Università di Bologna per raccontare chi sono i cittadini di Paesi terzi che vivono e risiedono a Bologna, far conoscere la storia, la geografia, la geopolitica e l'attualità di questi Paesi, descrivere i cambiamenti del fenomeno migratorio che ha interessato la comunità di riferimento, il livello di integrazione, le criticità che rimangono da affrontare per migliorare l'inclusione e favorire un nuovo protagonismo delle diaspore presenti nella nostra città.  Inoltre, iniziative come questa vogliono rappresentare un tentativo di andare oltre la logica del classico gemellaggio tra città e si vuole iscrivere nel senso più compiuto di portare avanti progetti per favorire una reale e proficua cooperazione internazionale. Promuovendo attività condivise di pianificazione urbana, di promozione delle attività di partecipazione cittadina, oltre che imparare a gestire i flussi migratori e sviluppare l’economia locale sostenendo le start-up. Anche queste sono politiche che una amministrazione comunale deve porre al centro della propria agenda, con consapevolezza, coraggio e ascolto reciproco dei propri cittadini.

Conoscere per conoscersi.

Con il supporto della cultura e delle competenze si possono sfatare falsi miti e abbattere i pregiudizi. Tutto diventa più semplice e possibile in una città come Bologna che da sempre, anche senza mare, rappresenta storicamente un vero e proprio "Porto dell’accoglienza" e un modello di integrazione e di unità, delle e nelle diversità delle comunità che la vivono e che contribuiscono quotidianamente alla sua crescita e al suo futuro sostenibile e inclusivo.

Gli appuntamenti si svolgono presso il Centro Zonarelli (via Sacco n. 10) e seguono un format comune che dopo le presentazione dei dati statistici della presenza della comunità straniera nell'area metropolitana bolognese apre un focus di discussione sul Paese di riferimento, con gli interventi dei relatori al termine dei quali si apre un dibattito con il pubblico. Le serate si concludono con un piccolo buffet offerto dall'associazione straniera del Paese oggetto della serata.

Il primo appuntamento ha visto protagonista il Marocco e gli interventi di Michele Brignone della fondazione Oasis, Fatima Mochrik, sindacalista della Cisl di Bologna, Brahim Maarad giornalista di Agenzia Italia che ha recentemente seguito la delegazione marocchina che ha accolto la visita di papa Francesco, di Hajiba Radouan della associazione Almi e Fausto Amelii del Centro Zonarelli.

Il tutto moderato da Federico Petroni di Geopolis e un mio saluto volto a ribadire la centralità  e l'importanza, per il Comune di Bologna, di queste iniziative di integrazione.

Prossimo appuntamento sarà il 16 Maggio e parleremo di Cina, con tante testimonianze tra le quali quella del prof. Antonio Fiori dell'Università di Bologna, del dr. Giorgio Cuscito di Limes - Rivista Italiana di Geopolitica e con il supporto del Collegio di Cina e le testimonianze dei nuovi bolognesi provenienti dalla terra del Sol Levante.

#Globologna #BolognaSenzaMuri

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo
© Marco Lombardo 2016