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Competitività territoriale ed agenda urbana europea: uno sguardo oltre gli scenari

L’editoriale di oggi di Franco Mosconi sul Corriere della sera “Economia aperta. Cinque scenari” fa riferimento al Libro Bianco della Commissione Junker che ha aperto una discussione pubblica sul futuro dell’Europa intorno a 5 scenari “Avanti così”, “Solo il mercato unico”, “Chi vuole di più, fa di più”, “Fare meno in modo più efficiente”, “Fare molto di più insieme”. Come ho avuto modo di dire nell’audizione pubblica del 1 giugno a Bruxelles, in qualità di esperto nominato dalle parti sociali italiane del Comitato economico e sociale europeo, ed in qualità di consigliere comunale di Bologna con delega alle politiche europee, nessuno dei 5 scenari è, a mio avviso, idoneo a raccogliere il senso delle sfide che oggi investono il processo di integrazione europeo. Se qualcuno in quest’Aula consiliare ritiene che affrontare un argomento di così ampio respiro non sia attinente all’esercizio di un mandato di rappresentanza locale, commette un errore strategico. Considerando che oltre l’80% dei cittadini europei vive nelle realtà urbane, nei tentennamenti degli Stati membri che tengono il sogno europeo in ostaggio degli interessi nazionale, è proprio questo il momento in cui le aree urbane, a partire dai Comuni italiani devono diventare protagonisti del processo di integrazione europea, costruendo una vera Agenda Urbana Europea e portando ciascuna il proprio contributo ideale per costruire tutti insieme un 6° scenario, con un chiaro pilastro sociale che regga il peso dell’architrave istituzionale europeo con lo stesso peso del pilastro economico. Perchè amministrazione e politica devono tenersi insieme. L’amministrazione senza la politica rischia di produrre un pensiero breve. Così come la politica senza l’amministrazione rischia di produrre un pensiero astratto. A tal proposito, oggi a Bologna si è verificato un evento importante. Per certi versi storico. Alla presenza del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, del presidente nazionale di Confindustria, Boccia, dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e del Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Non è un caso che questo appuntamento sia avvenuto nell’Opificio Golinelli, dove si stanno stringendo i bulloni della competitività territoriale per evitare che l’uscita dalla crisi non porti beneficio agli anelli più deboli della catena. L’occasione era l’avvicendamento tra il Presidente uscente, Marchesini, ed il nuovo presidente, Ferrari. C’è stata una domanda, un punto di riflessione, posto dal Presidente Marchesini che coinvolge direttamente la politica è quindi anche quest’Aula. “Sarebbe davvero il caso che anche la politica si affacciasse a questo davanzale: scorgerebbe orizzonti più vasti del piccolo cabotaggio quotidiano e più lontani della prossima scadenza elettorale. Quello che manca, infatti, è una visione chiara della direzione da prendere per arrivare là dove vogliamo essere tra dieci anni o vent’anni“. Ecco. Mi sia consentito di aprire questa finestra in questa Aula. Perché io penso che questa domanda meriti una risposta da parte di tutti noi. Senza pietre non c’è un arco. Il Comune di Bologna è, vuole essere, una pietra fondamentale di questo arco che si chiama competitività territoriale. Nella consapevolezza che i sistemi territoriali per essere competitivi devono saper dialogare e tenere insieme le associazioni delle categorie produttive con le parti sociali, come ha dimostrato il Patto regionale sul lavoro. Nella preoccupazione che una crescita economica sbilanciata sull’export e non sul sostegno della domanda interna o sull’attrazione degli investimenti esteri puó creare una crescita fragile. La questione industriale non è una questione degli industriali. Investire nella crescita significa capire che lo scambio che tiene insieme l’aumento della produttività con gli aumenti dei salari è una somma positiva per tutti, se saremo in grado di assumere un approccio intercategoriale che non crei muri tra imprenditori e lavoratori. Nei prossimi anni a Bologna si riverseranno 1 miliardo di investimenti (Passante, FICO, Centro europeo per il Clima, Patto per le periferie, riqualificazione dello Stadio, creazione della cittadella giudiziaria, solo per citare alcuni esempi) saranno un’occasione decisiva di rilancio del tessuto economico e sociale. Anche il patto per l’amministrazione digitale della giustizia può essere un piccolo mattoncino di questo arco, considerando che uno dei motivi per cui le imprese straniere non investono in Italia è legato al tema dell’incertezza degli investimenti dovuti alla burocrazia ed alle lentezze del sistema giustizia. La sfida dell’Industrial compact (votato poco tempo fa dal Parlamento europeo che ora dovrà vigilare sull’adempimento da parte della Commissione europea) deve tenersi insieme con gli investimenti sulla conoscenza, anche attraverso la creazione di reti di Competence Center. Anche su questo aspetto, la nascita del primo dottorato di un Big Data Science, da un lato, e l‘istituzione di un Executive Master sull’automotive, coinvolgendo diverse università, centri di ricerca ed imprese leader del settore, dimostrano che il nostro sistema è pronto a raccogliere la sfida dell’economia 4.0. Su questo aspetto sarà importante che nel prossimo Bilancio europeo vengano investite risorse ed agevolazioni fiscali destinate all’assunzione dei giovani in impresa, perché il tema della disoccupazione giovanile non è solo un tema di crescita, ma un tema di coesione sociale. Un ultimo passaggio voglio rivolgerlo alla proposta avanzata dal Presidente Bonaccini in merito all’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, senza referendum come invece sembrano proporre Maroni e Zaia. Il tema è cruciale: l’autonomia (anche finanziaria) si tiene insieme alla responsabilità. Vale anche sul tema dei fondi europei. Se le Regioni del Sud non riescono ad intercettare i fondi europei per mancanza di diligenza nell’utilizzo o nella rendicontazione è importante che non vadano altrove, ma rimangono in Italia come criterio di premialità per le Regioni più virtuose. Non si tratta di mettere in discussione il tema dell’unità dell’interesse nazionale ovvero di mettere le Ragioni del Sud contro quelle del Nord. Si tratta, all’inverso, di difendere l’interesse nazionale, introducendo un criterio di premialità orientato al merito ed alla competenza. La sfida dell’innovazione deve coinvolgere anche il pubblico. Del resto, il Comune di Bologna è stato il primo Comune in Italia a dare attuazione all’articolo 118 della Costituzione, attraverso il regolamento sui beni comuni ed i patti di collaborazione con i cittadini. Anche in questa battaglia come sistema territoriale saremo pronti a fare la nostra parte”. Comunicato stampa

8 settembre 2017

di Marco Lombardo

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

Unknown-9092850088-d5472ec6-62d0-422d-8845-cea9e4ea914c                 La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 novembre 2017

di Marco Lombardo

Un Albero di Natale con le sciarpe sospese nel cuore di Bologna

sciarpe-appese_800_600-495x400   Avete notato negli ultimi giorni che c’erano sciarpe in città? Non erano state dimenticate. Erano donate, con un biglietto o che spiegava il senso del dono. Si tratta di una lodevole iniziativa, le “sciarpe sospese” promossa dai Guardian Angels di Bologna in collaborazione con associative attive in Città come Re-use with love. In sostanza si tratta di riprendere la tradizione del caffè sospeso in uso a Napoli per donare una sciarpa ai senza tetto presenti sul nostro territorio. Come ci ricorda da ultimo, il report del 2017 della Caritas sulla povertà, si tratta in gran parte di persone di nazionalità italiana, in genere di età adulta, che hanno perso il lavoro e si trovano senza fissa dimora, che vivono ai margini della nostra società, in situazione di estrema fragilità. Voglio essere chiaro. Non è con il dono di una sciarpa che si può risolvere un tema così delicato come la lotta contro le povertà. Ma questa misura, che vuole aggiungersi e non sostituirsi ad altre azioni amministrative più sistematiche come il Piano Freddo ed il Piano Casa, può costituire un messaggio simbolico di solidarietà, tanto semplice quanto efficace. Non a caso, il clamore mediatico di questa vicenda ha attratto l’attenzione di giornali europei, dall’Austria alla Polonia. Ed anche la mia curiosità nei confronti dell’iniziativa e nei confronti dei Guardian Angels, movimento internazionale nato nel 1979 in Nord America, che nella realtà bolognese ha siglato Patti di collaborazione con alcuni quartieri del nostro territorio con iniziative rivolte alla lotta al degrado, alla sicurezza ed alla solidarietà. A questo proposito, visto anche l’approssimarsi delle festività natalizie, credo che sarebbe un segnale simbolico ma importante di attenzione, se addobbassimo un Albero di Natale con sciarpe appese dentro il Cortile di Palazzo d’Accursio, destinate ai senza tetto, perché il cuore della casa dei cittadini bolognesi sia aperto a tutti i cittadini, soprattutto ai meno fortunati. Mi auguro che tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, possano dare il proprio contributo all’iniziativa delle sciarpe sospese e mi farò portavoce insieme agli organizzatori delle “sciarpe sospese” di questa richiesta all’assessore Barigazzi perché a sua volta possa procedere con il cerimoniale del Comune al fine di concretizzare questa iniziativa di solidarietà nel cuore della casa comunale in vista del prossimo Natale. Di seguito è disponibile il testo dell’intervento, tramite link è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa. cs_is Marco Lombardo_20 11 2017

21 novembre 2017

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Cena di Natale per Bologna Ail

33AF5D00-4F56-423E-9A77-4A7679D0B04E Noi le chiamiamo #sfidesociali Ci mettiamo al fianco di Organizzazioni no-profit, Associazioni, Onlus per aiutarle a raggiungere un loro obiettivo perchè condividiamo i loro valori ed i loro progetti. Quest’anno abbiamo deciso di impegnarci nell’organizzazione di una Cena di Natale, collaborando con la società che gestisce Palazzo Gnudi e lo staff di Bologna Ail. I contributi raccolti saranno interamente destinati alla Ricerca Scientifica finanziata da BolognAil ed al sostegno di Casa Ail. Lunedì 18 Dicembre 2017, dalle ore 19.00, presso Palazzo Gnudi, Via Riva Reno 77, Bologna. -Ore 19.00 visita guidata -Ore 20.00 aperitivo -Ore 21.00 cena -Intermezzo musicale degli Outsider Swing Quartet *Per partecipare alla Cena di Natale è necessario prenotarsi, scrivendo a: paola.melle@ailbologna.it oppure telefonando al numero: 051392066

26 novembre 2017

di Marco Lombardo

Costruire una coscienza urbana attraverso la democrazia digitale

cloud_544194526-1cloud_544194526-1 Il 20/21 Novembre, Bologna ospita l’edizione nazionale del 2017 dell’Internet Governance Forum (#IGFItalia2017), parlando di temi importanti quali la libertà della Rete, i diritti, l’etica, l’industria 4.0, l’economia digitale, la cyber-security. Insieme al magnifico Rettore, Francesco Ubertini, alle prof.sse Carla Faralli e Monica Palmirani ed altre autorità accademiche ed istituzionali ho avuto il piacere di portare i saluti da parte del Comune di Bologna e dell’amministrazione comunale. Ho avuto modo di ricordare alla platea quanto fatto dal Comune di Bologna in questi anni sul tema dell’Agenda digitale. Del resto, l’ICity Rate del 2017 classifica Bologna al 2° posto delle città italiane Smart, riconoscendo la coerenza della nostra realtà urbana con gli obiettivi di creare comunità sostenibili. Ma non possiamo fermarci sugli allori. A questo proposito credo che abbia colto nel segno Franco Farinelli nell’editoriale del Corriere della sera di Bologna di qualche giorno fa. La prossima sfida è quella di costruire una “coscienza urbana” che faccia dell’intelligenza collettiva, della co-progettazione, della democrazia circolare i pilastri dello sviluppo della comunità civica. Questa sfida sta trasformando la mission dell’Agenda digitale che dall’infrastrutturazione materiale, per ridurre le diseguaglianze create dal digital divide, deve passare ad essere strumento di civic empowerment della nostra comunità urbana. Questo aspetto arriva al cuore della democrazia digitale. E’ attualmente in corso la prima consultazione di voto online nella storia del nostro Comune. Questa mattina è stato raggiunto il traguardo di 10.000 persone che hanno votato online. C’è tempo fino al 27 Novembre per votare uno dei 27 progetti pensati dai cittadini ed elaborati assieme ai tecnici del Comune con il percorso del #bilanciopartecipativo. A disposizione ci sono 150.000 euro per ogni Quartiere della città per un totale di circa 1 milione di euro. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno votato e tutti gli operatori che hanno portato avanti in questi anni il progetto del bilancio partecipativo e del voto online, assistendo i cittadini nelle operazioni di voto digitale. La sfida della democrazia digitale non interroga solo l’amministrazione, ma la politica. Se avrà il coraggio di guardare la realtà da quella finestra che rappresenta il futuro di internet, se saprà raccogliere le sfide e le opportunità, senza fermarsi davanti agli ostacoli ed alle criticità, ma soprattutto senza fermarsi al piccolo cabotaggio delle polemiche interne, scoprirebbe orizzonti più vasti delle coalizioni di partito ed acquisterebbe un respiro ideale più lungo rispetto alle prossime scadenze elettorali. Noi da Bologna continueremo a guardare avanti, continueremo ad ascoltare con curiosità e stupore la comunità degli innovatori e non ci fermeremo sulla strada del cambiamento. Consulta il relativo comunicato stampa.

Allegati

Articoli di stampa correlati

21 novembre 2017

di Marco Lombardo

Al di là del mare: le cooperative italiane nella cooperazione internazionale

Lunedì 5 febbraio mattina, insieme al Sindaco Virginio Merola abbiamo incontrato, in due occasioni distinte, il Sindaco della Città libica di Sebha, Hamid Rafi’ Al – Khayali, e l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub. La Città di Sebha si trova a 640 chilometri circa a sud-est di Tripoli, è il capoluogo del Fezzan, un crocevia del traffico dei migranti in partenza per l’Europa; attualmente sono in corso di svolgimento alcuni interessanti progetti di cooperazione internazionale col Cefa e la Ong libica OICS, cofinanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La comunità marocchina è tra le più presenti nel nostro territorio metropolitano e ci sono interessanti possibilità di cooperare allo sviluppo economico e sociale, nella reciproca responsabilità delle politiche di integrazione dei cittadini. In entrambi i casi si è parlato della volontà di stabilire rapporti di collaborazione e cooperazione, rafforzando il dialogo diretto tra le Città, con un rilancio del protagonismo delle aree urbane nel processo di integrazione europea, con particolare riferimento alle sfide prioritarie individuate nel Patto di Amsterdam sull’agenda urbana europea. Nel pomeriggio ho partecipato ad un’interessante iniziativa promossa da Confcooperative per fare il punto sui numerosi progetti di cooperazione internazionale portati avanti in Libia ed in altri contesti difficili, caratterizzati dall’instabilità politica, ascoltando la ricchezza progettuale ed anche le tante difficoltà che le ONG incontrano nel loro lavoro quotidiano.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Competitività territoriale ed agenda urbana europea: uno sguardo oltre gli scenari

L’editoriale di oggi di Franco Mosconi sul Corriere della sera “Economia aperta. Cinque scenari” fa riferimento al Libro Bianco della Commissione Junker che ha aperto una discussione pubblica sul futuro dell’Europa intorno a 5 scenari “Avanti così”, “Solo il mercato unico”, “Chi vuole di più, fa di più”, “Fare meno in modo più efficiente”, “Fare molto di più insieme”. Come ho avuto modo di dire nell’audizione pubblica del 1 giugno a Bruxelles, in qualità di esperto nominato dalle parti sociali italiane del Comitato economico e sociale europeo, ed in qualità di consigliere comunale di Bologna con delega alle politiche europee, nessuno dei 5 scenari è, a mio avviso, idoneo a raccogliere il senso delle sfide che oggi investono il processo di integrazione europeo. Se qualcuno in quest’Aula consiliare ritiene che affrontare un argomento di così ampio respiro non sia attinente all’esercizio di un mandato di rappresentanza locale, commette un errore strategico. Considerando che oltre l’80% dei cittadini europei vive nelle realtà urbane, nei tentennamenti degli Stati membri che tengono il sogno europeo in ostaggio degli interessi nazionale, è proprio questo il momento in cui le aree urbane, a partire dai Comuni italiani devono diventare protagonisti del processo di integrazione europea, costruendo una vera Agenda Urbana Europea e portando ciascuna il proprio contributo ideale per costruire tutti insieme un 6° scenario, con un chiaro pilastro sociale che regga il peso dell’architrave istituzionale europeo con lo stesso peso del pilastro economico. Perchè amministrazione e politica devono tenersi insieme. L’amministrazione senza la politica rischia di produrre un pensiero breve. Così come la politica senza l’amministrazione rischia di produrre un pensiero astratto. A tal proposito, oggi a Bologna si è verificato un evento importante. Per certi versi storico. Alla presenza del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, del presidente nazionale di Confindustria, Boccia, dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e del Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Non è un caso che questo appuntamento sia avvenuto nell’Opificio Golinelli, dove si stanno stringendo i bulloni della competitività territoriale per evitare che l’uscita dalla crisi non porti beneficio agli anelli più deboli della catena. L’occasione era l’avvicendamento tra il Presidente uscente, Marchesini, ed il nuovo presidente, Ferrari. C’è stata una domanda, un punto di riflessione, posto dal Presidente Marchesini che coinvolge direttamente la politica è quindi anche quest’Aula. “Sarebbe davvero il caso che anche la politica si affacciasse a questo davanzale: scorgerebbe orizzonti più vasti del piccolo cabotaggio quotidiano e più lontani della prossima scadenza elettorale. Quello che manca, infatti, è una visione chiara della direzione da prendere per arrivare là dove vogliamo essere tra dieci anni o vent’anni“. Ecco. Mi sia consentito di aprire questa finestra in questa Aula. Perché io penso che questa domanda meriti una risposta da parte di tutti noi. Senza pietre non c’è un arco. Il Comune di Bologna è, vuole essere, una pietra fondamentale di questo arco che si chiama competitività territoriale. Nella consapevolezza che i sistemi territoriali per essere competitivi devono saper dialogare e tenere insieme le associazioni delle categorie produttive con le parti sociali, come ha dimostrato il Patto regionale sul lavoro. Nella preoccupazione che una crescita economica sbilanciata sull’export e non sul sostegno della domanda interna o sull’attrazione degli investimenti esteri puó creare una crescita fragile. La questione industriale non è una questione degli industriali. Investire nella crescita significa capire che lo scambio che tiene insieme l’aumento della produttività con gli aumenti dei salari è una somma positiva per tutti, se saremo in grado di assumere un approccio intercategoriale che non crei muri tra imprenditori e lavoratori. Nei prossimi anni a Bologna si riverseranno 1 miliardo di investimenti (Passante, FICO, Centro europeo per il Clima, Patto per le periferie, riqualificazione dello Stadio, creazione della cittadella giudiziaria, solo per citare alcuni esempi) saranno un’occasione decisiva di rilancio del tessuto economico e sociale. Anche il patto per l’amministrazione digitale della giustizia può essere un piccolo mattoncino di questo arco, considerando che uno dei motivi per cui le imprese straniere non investono in Italia è legato al tema dell’incertezza degli investimenti dovuti alla burocrazia ed alle lentezze del sistema giustizia. La sfida dell’Industrial compact (votato poco tempo fa dal Parlamento europeo che ora dovrà vigilare sull’adempimento da parte della Commissione europea) deve tenersi insieme con gli investimenti sulla conoscenza, anche attraverso la creazione di reti di Competence Center. Anche su questo aspetto, la nascita del primo dottorato di un Big Data Science, da un lato, e l‘istituzione di un Executive Master sull’automotive, coinvolgendo diverse università, centri di ricerca ed imprese leader del settore, dimostrano che il nostro sistema è pronto a raccogliere la sfida dell’economia 4.0. Su questo aspetto sarà importante che nel prossimo Bilancio europeo vengano investite risorse ed agevolazioni fiscali destinate all’assunzione dei giovani in impresa, perché il tema della disoccupazione giovanile non è solo un tema di crescita, ma un tema di coesione sociale. Un ultimo passaggio voglio rivolgerlo alla proposta avanzata dal Presidente Bonaccini in merito all’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, senza referendum come invece sembrano proporre Maroni e Zaia. Il tema è cruciale: l’autonomia (anche finanziaria) si tiene insieme alla responsabilità. Vale anche sul tema dei fondi europei. Se le Regioni del Sud non riescono ad intercettare i fondi europei per mancanza di diligenza nell’utilizzo o nella rendicontazione è importante che non vadano altrove, ma rimangono in Italia come criterio di premialità per le Regioni più virtuose. Non si tratta di mettere in discussione il tema dell’unità dell’interesse nazionale ovvero di mettere le Ragioni del Sud contro quelle del Nord. Si tratta, all’inverso, di difendere l’interesse nazionale, introducendo un criterio di premialità orientato al merito ed alla competenza. La sfida dell’innovazione deve coinvolgere anche il pubblico. Del resto, il Comune di Bologna è stato il primo Comune in Italia a dare attuazione all’articolo 118 della Costituzione, attraverso il regolamento sui beni comuni ed i patti di collaborazione con i cittadini. Anche in questa battaglia come sistema territoriale saremo pronti a fare la nostra parte”. Comunicato stampa

8 settembre 2017

di Marco Lombardo

Al di là del mare: le cooperative italiane nella cooperazione internazionale

Lunedì 5 febbraio mattina, insieme al Sindaco Virginio Merola abbiamo incontrato, in due occasioni distinte, il Sindaco della Città libica di Sebha, Hamid Rafi’ Al – Khayali, e l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub. La Città di Sebha si trova a 640 chilometri circa a sud-est di Tripoli, è il capoluogo del Fezzan, un crocevia del traffico dei migranti in partenza per l’Europa; attualmente sono in corso di svolgimento alcuni interessanti progetti di cooperazione internazionale col Cefa e la Ong libica OICS, cofinanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La comunità marocchina è tra le più presenti nel nostro territorio metropolitano e ci sono interessanti possibilità di cooperare allo sviluppo economico e sociale, nella reciproca responsabilità delle politiche di integrazione dei cittadini. In entrambi i casi si è parlato della volontà di stabilire rapporti di collaborazione e cooperazione, rafforzando il dialogo diretto tra le Città, con un rilancio del protagonismo delle aree urbane nel processo di integrazione europea, con particolare riferimento alle sfide prioritarie individuate nel Patto di Amsterdam sull’agenda urbana europea. Nel pomeriggio ho partecipato ad un’interessante iniziativa promossa da Confcooperative per fare il punto sui numerosi progetti di cooperazione internazionale portati avanti in Libia ed in altri contesti difficili, caratterizzati dall’instabilità politica, ascoltando la ricchezza progettuale ed anche le tante difficoltà che le ONG incontrano nel loro lavoro quotidiano.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

Bologna capofila della Rete italiana di dialogo euromediterraneo (R.I.D.E.)

Il 31 gennaio la città di Bologna è stata nominata dal Ministero degli Affati Esteri e della Cooperazione Internazionale come capofila della Rete Italiana della Fondazione Anna Lindh, un'istituzione intergovernativa che si occupa del diagolo tra paesi della sponda sud e nord del Mediterraneo e dell'Unione Europea. É un'occasione di fondamentale importanza per comprendere a pieno che il governo dei flussi migratori riguarda anche le città, quindi anche la città felsinea, e la rete di interconnessione che queste città possono creare per gestire al meglio la questione migratoria. Questo tema, non a caso, è una delle sfide al centro dell'Agenda Urbana Europea. Questa notizia pone l'attenzione anche su un altro aspetto fondamentale: la necessità di affiancare alle politiche di sicurezza politiche di integrazione, nel particolare l'approfondimento di politiche culturali fondate sul dialogo interreligioso e interculturale. Per realizzare questo obiettivo i vari rappresentanti della Rete Italiana insieme al Ministero degli esteri e della Cooperazione Internazionale hanno sviluppato vari progetti e diverse strategie per rendere subito operativo e concreto il sistema costituitosi. Può sembrare paradossale che la Città di Bologna diventi capofila del dialogo euromediterraneo quando lei stessa non si affaccia geograficamente sul Mediterraneo, bensì bisogna analizzare il concetto di Mediterraneo in modo più esteso: infatti Bologna vuole diventare protagonista del Mediterraneo in senso culturale ed identitario. Concretamente significa che da questo giorno il Comune di Bologna e la Città Metropolitana di cui ne fa parte ha uno strumento in più da utilizzare, poichè la città guida una rete che coinvolge gli enti pubblici, gli enti privat, le ONG e le Fondazioni che si occupano di cooperazione e tramite questa Rete si possono portare avanti progetti europei, come quelli riguardanti la sicurezza alimentare, l'empowerment femminile (nel particolare nella zona della Striscia di Gaza), il tema del dialogo interreligioso e della cooperazione economica con le rimesse che le migranti fanno nei loro paesi. Tutti questi sono temi concreti nei quali ci possono essere possibilità di sviluppo attraverso il reperimento di progetti europei ed un nuovo lavoro di europrogettazione partecipato.

23 marzo 2018

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo
© Marco Lombardo 2016