Hosting Sostenibile: lo spazio ecologico del web

Accordo di programma sul Tecnopolo


Il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione del Tecnopolo di Bologna, la struttura che sorgerà nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi e che ospiterà le sedi, tra gli altri, di Art-Er ed Enea.

Nell'accordo di programma i due enti, condividendo premesse, finalità e modalità di realizzazione dell'intervento, hanno assunto reciproci obblighi in vista della messa in opera definitiva.

In particolare, il Comune di Bologna ha ceduto alla Regione alcune aree funzionali alla realizzazione dei lavori. Tra gli impegni della Regione Emilia-Romagna si sottolinea la cessione al Comune del primo piano di un edificio (cosiddetto "F1"), all'interno del quale il Comune si impegna a realizzare, anche in partnership con altri soggetti, interventi per favorire lo sviluppo imprenditoriale e il consolidamento di nuove competenze, soprattutto nel campo della gestione e dell’analisi dei big data.

Viene così posto un ulteriore tassello per la realizzazione del grande Tecnopolo di Bologna, che sarà in grado di ospitare laboratori di ricerca, ma anche attività produttive. Si rafforza in questo modo anche il ruolo delle imprese del mondo del digitale, che hanno visto in questi anni un importante sviluppo.

 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
© Copyright Redattore Sociale

ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Accordo di programma sul Tecnopolo


Il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione del Tecnopolo di Bologna, la struttura che sorgerà nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi e che ospiterà le sedi, tra gli altri, di Art-Er ed Enea.

Nell'accordo di programma i due enti, condividendo premesse, finalità e modalità di realizzazione dell'intervento, hanno assunto reciproci obblighi in vista della messa in opera definitiva.

In particolare, il Comune di Bologna ha ceduto alla Regione alcune aree funzionali alla realizzazione dei lavori. Tra gli impegni della Regione Emilia-Romagna si sottolinea la cessione al Comune del primo piano di un edificio (cosiddetto "F1"), all'interno del quale il Comune si impegna a realizzare, anche in partnership con altri soggetti, interventi per favorire lo sviluppo imprenditoriale e il consolidamento di nuove competenze, soprattutto nel campo della gestione e dell’analisi dei big data.

Viene così posto un ulteriore tassello per la realizzazione del grande Tecnopolo di Bologna, che sarà in grado di ospitare laboratori di ricerca, ma anche attività produttive. Si rafforza in questo modo anche il ruolo delle imprese del mondo del digitale, che hanno visto in questi anni un importante sviluppo.

 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 Maggio 2016

di Francesco Malferrari

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

Accordo di programma sul Tecnopolo


Il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione del Tecnopolo di Bologna, la struttura che sorgerà nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi e che ospiterà le sedi, tra gli altri, di Art-Er ed Enea.

Nell'accordo di programma i due enti, condividendo premesse, finalità e modalità di realizzazione dell'intervento, hanno assunto reciproci obblighi in vista della messa in opera definitiva.

In particolare, il Comune di Bologna ha ceduto alla Regione alcune aree funzionali alla realizzazione dei lavori. Tra gli impegni della Regione Emilia-Romagna si sottolinea la cessione al Comune del primo piano di un edificio (cosiddetto "F1"), all'interno del quale il Comune si impegna a realizzare, anche in partnership con altri soggetti, interventi per favorire lo sviluppo imprenditoriale e il consolidamento di nuove competenze, soprattutto nel campo della gestione e dell’analisi dei big data.

Viene così posto un ulteriore tassello per la realizzazione del grande Tecnopolo di Bologna, che sarà in grado di ospitare laboratori di ricerca, ma anche attività produttive. Si rafforza in questo modo anche il ruolo delle imprese del mondo del digitale, che hanno visto in questi anni un importante sviluppo.

 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

.

(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

.

(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
© Copyright Redattore Sociale

ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Radio Città del Capo: da 32 anni una voce libera di Bologna

RISPOSTA AL QUESTION TIME (Venerdì 10 gennaio)


La vicenda di Radio Città del Capo ha evidentemente interessato tutti noi; e non potrebbe essere diversamente, visto che la stessa Radio Città del Capo dà voce alle nostre attività consiliari, come quelle che facciamo in questo momento in sede di Question Time o durante le altre sedute del Consiglio comunale. 
È una vicenda complessa: io e l'assessore Lepore abbiamo subito manifestato la solidarietà nei confronti dei lavoratori. Oltre alla doverosa solidarietà, in qualità di assessore al lavoro del Comune di Bologna ho chiesto sin da subito l’apertura di un tavolo di confronto. Voglio precisare, ma del resto era già scritto chiaramente così nel post sui social che avevo pubblicato all’indomani della notizia, che si tratta di un tavolo di confronto politico in Comune non di un tavolo di salvaguardia occupazionale che semmai sarebbe stato convocato in Città metropolitana. Questa sottolineatura è importante perché un tavolo di salvaguardia si può tecnicamente aprire solo di fronte alla notifica di lettere di licenziamento. Non è questa la situazione di Radio Città del Capo; non è questa la situazione nella quale noi siamo oggi. E allora qualcuno potrebbe chiedere: "Perché un tavolo di confronto?" Beh, per molte delle cose che voi già nei vostri interventi avete detto: perché, a mio avviso, non è all'altezza della storia di Radio Città del Capo che la discussione fra editore e redazione avvenga a colpi di comunicati stampa o di diffide. E un tavolo di confronto serve, a mio avviso, per cercare di contemperare diritti ed esigenze che in questo momento appaiono confliggenti. 
Da un lato c'è la libertà editoriale, il diritto di costruire un progetto di Media Literacy che preveda la diffusione nelle scuole di programmi legati ai 17 gol dell’agenda Onu e il diritto di identificare la fonte da parte dell'ascoltatore rispetto alla produzione dei contenuti, distinguendo tra produzioni interne e esterne, anche in riferimento all'eventuale responsabilità delle informazioni che vengono messe in onda e diffuse. Dall'altro lato c'è l'autonomia, anzi, l'indipendenza della redazione, la tutela della professionalità dei giornalisti, il pluralismo e la correttezza delle informazioni che sono princìpi e valori fondamentali da proteggere e tutelare. È per questo che abbiamo chiesto questo tavolo di confronto che ci sarà il 17 gennaio, qui in Comune e a cui parteciperanno il presidente di Netlit Renato Truce, il direttore Riccardo Tagliati, il fiduciario della redazione Giovanni Stinco, io e Stefano Mazzetti, in rappresentanza della Regione. 
Nella comunicazione intercorsa con il presidente Truce, che ho personalmente chiamato, ho avuto rassicurazioni sul fatto che non ci sono impatti occupazionali, non c'è la volontà di sospendere, nè di interrompere, l'informazione locale durante questo periodo che, come voi potete capire e comprendere, è particolarmente delicato essendoci una campagna elettorale in corso, per cui la trasmissione "Oltre le mura" condotta da Giovanni Stinco andrà regolarmente in onda fino al 31 gennaio.

Però ho potuto verificare che rimangono evidenti le distanze tra la linea editoriale, come dicevo prima, e la richiesta di autonomia da parte della redazione. E allora mi permetto di formulare alcuni auspici che cercherò di ribadire venerdì al tavolo di confronto: il primo è che le società cooperative che fanno parte della compagine societaria riflettano sul loro spirito cooperativo e sul valore di Radio Città del Capo per la comunità bolognese, in incontri che ci saranno plausibilmente prima del nostro confronto. Il secondo punto è che il confronto istituzionale con le parti per noi è necessario perché Radio Città del Capo non è solo un soggetto privato, ma l’espressione di  un interesse pubblico e diffuso rappresentato da 32 anni di storia. Radio Città del Capo è una radio che è un patrimonio comune della città di Bologna e della comunità civica; lo dimostra la mobilitazione di affetto che ne è seguita all’indomani delle notizie di contrasto tra l’editore e la redazione, con  tanti esponenti pubblici, ma anche di tanti semplici radioascoltatori, e consentitemi anche qui di ricordare una presa di posizione dei lavoratori di Radio Città Fujiko, che hanno voluto manifestare la loro solidarietà. In terzo luogo, è evidente che il tema, più complessivamente, non riguarda solo Radio Città del Capo, ma tutte le emittenti radiofoniche perchè oggi è estremamente complesso mantenere vive e libere le radio in un settore in cui ci sono difficoltà economiche, legate al tipo di servizio, alla concorrenza, alla transizioni tecnologiche e tutta una serie di altri fattori che in questa sede non è possibile approfondire. E allora lo sforzo comune dovrebbe essere quello di provare a dare una prospettiva di futuro alla riflessione, nella consapevolezza che Radio Città del Capo non è semplicemente di proprietà dell'editore di oggi o dell'editore di domani o di una compagine societaria, ma che appartiene innanzitutto a tutti i radioascoltatori e nessuno, a partire ovviamente dall'Amministratore comunale, vuole la sospensione o, come è stato citato dal consigliere Martelloni, la "morte di Radio Cittò del Capo", ma bisogna interrogarsi sul futuro e sua prospettiva delle radio in generale e di Radio Città del Capo nello specifico. Da questo punto di vista, come riuscire a contemperare questi confliggenti diritti è una sfida che, a nostro avviso, in questo contesto, meritava un tavolo di confronto politico nel quale saremo liberi di dirci e affrontare questi ed altri aspetti.
Non mi sfuggono i comunicati che sono stati emessi da Open Group, da una parte, e da Mandragola, dall'altra, in qualche modo segnalando anche, tra le sfumature delle dichiarazioni, le diverse posizioni e gli interessi in campo. Io spero, anzi auspico, che si trovi una soluzione condivisa che tuteli la professionalità dei lavoratori della radio, l'autonomia della redazione e la libertà della linea editoriale, in un contesto che sia all'altezza della storia dei 32 anni di Radio Città del Capo. D'altra parte il principio della libertà editoriale e della costruzione di un progetto di Media Literacy è nelle facoltà dell'editore che investe delle risorse economiche e che chiede garanzia rispetto alla fonte di produzione dell'informazione e alla distinzione tra fonti esterne e fonti interne. Come far sì che questa tutela possa essere salvaguardata, senza una modalità di accentramento che limiti il pluralismo delle fonti e la libertà dei giornalisti è un tema da affrontare. Fosse stato un tema che rimaneva nella dialettica interna della azienda non avrebbe meritato il coinvolgimento del Comune, ma per come si è manifestata la discussione, a nostro avviso, merita un tavolo di confronto che veda direttamente il coinvolgimento dell'Amministrazione, proprio a tutela di quell'interesse pubblico e diffuso che in primo luogo vede la radio appartenere alla storia di questa città e all'orgoglio anche di chi la ascolta da 32 anni".

 

 

13 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Come si partecipa alla candidatura di BOLOGNA al premio europeo delle città accessibile?


Il mio primo atto dopo aver ricevuto la delega dal Sindaco all’Accessibilità è stato quello di lanciare la call per la candidatura al premio europeo delle città accessibili.

Il 15 Dicembre all’Arena del Sole, in una straordinaria serata di emozione e partecipazione, avevo avuto modo di illustrare il senso della candidatura. (riguarda qui la serata)

Ora è possibile rispondere alla chiamata all’impegno civico e sociale con una manifestazione di interesse per contribuire al percorso partecipato.

Non una candidatura del Comune, ma una candidatura della città.

Ci sarà bisogno del contributo di tutti!

Mai nessuna Città europea, fino ad ora, aveva inteso presentare una candidatura collettiva con approccio olistico, integrato e trasversale a tutti i settori della politica urbana. 

Un programma coraggioso, ma allo stesso tempo umile, perché parte dalla consapevolezza che ci sono ancora tanti ostacoli da rimuovere, sia in termini di barriere fisiche e architettoniche che in termini di barriere interiori dei nostri pregiudizi che non consentono alle persone disabili di costruire il loro progetto di vita autonomo ed indipendente.

Tutti possono dare il loro contributo: singoli cittadini, associazioni, imprese, organizzazioni sindacali, università, scuole, istituti bancari, fondazioni ed istituzioni.

Ci sono diversi modi per partecipare e diversi incontri tematici.

Come si può contribuire?
👉 raccontando il progetto sull'accessibilità, realizzato negli ultimi 5 anni

👉 partecipando ai laboratori: primo appuntamento mercoledì 18 marzo alle 17.30

👉 presentando un nuovo progetto in uno dei tavoli tematici

👉finanziando un progetto che emergerà dai tavoli tematici 

👉organizzando iniziative e attività sul tema dell'accessibilità che utilizzino il logo #BolognaèAccessibilità

Per partecipare alla candidatura clicca qui 

#AccessCityAward2021

Foto della conferenza stampa 

Rassegna stampa


Video e interviste

Servizio TG Bologna in diretta

Servizio TG di ÈTV

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Bando per le imprese

Dopo il Bando Roveri che l'anno scorso ha visto uno stanziamento di 1 milione di euro per il finanziamento di 14 progetti di rigenerazione industriale nell'area delle Roveri, continua l'impegno della Giunta e del Comune di Bologna a favore delle micro e piccole imprese.

Quest'anno abbiamo scelto di intervenire in altre tre zone industriali della Città: Borgo Panigale, Pilastro, Corticella


A partire da Gennaio 2020 promuoveremo una serie di incontri nei quartieri per dialogare con gli imprenditori e le associazioni di categoria, al fine di facilitare la presentazione di domande su progetti che possano creare innovazioni di processo e di prodotto sul nostro territorio.

Che tipo di sostegno economico mette in campo il Comune? 1.361.000 euro verranno messi a disposizione delle imprese per co-finanziare l'intervento produttivo; le risorse pubbliche, fino ad un massimo di 200.000 euro, sono assegnate per metà a fondo perduto e per metà a prestito con tasso agevolato (0,5% annuo).

Che tipo di intervento si può finanziare? Sono finanziabili interventi che producono un miglioramento nell'innovazione del prodotto o del processo produttivo, interventi di riqualificazione energetica degli stabilimenti produttivi, investimenti in digitalizzazione ed utilizzo dei big data, misure che rafforzano la sostenibilità ambientale del processo produttivo o la sicurezza sul luogo di lavoro.

Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate solo online dal 4 febbraio 2020 fino a giovedì 30 aprile 2020.

Per maggiori informazione vai su:  http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2019/sostegno-agli-investimenti-delle-piccole-imprese-di-borgo-panigale-reno-corticella-e-pilastro-approvato-il-bando-che-concede-agevolazioni-per-un-milione-e-361-000-euro

30 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

image

Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

image

Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La magia del CIMENA per portare un sorriso a chi soffre

Ci sono poche cose nella vita che mi emozionano come il cinema

La magia del cinema è un’esperienza totalizzante che va oltre ciò che vediamo proiettato sullo schermo.

Come la tragedia greca, il cinema d’autore ha la capacità di trasportare lo spettatore dentro la scena. Come se ogni film parlasse proprio di noi. Come se raccontasse le nostre storie. Come se riuscisse a dare forma alle nostre emozioni .  

Il cinema può ispirare, farci sognare, piangere, sorridere, emozionare. 

Per questo, quando ho letto la storia di CIMENA sono rimasto incuriosito.

Cos’è CIMENA?
Provo a spiegarvelo così.

Chiudete gli occhi.

Ora immaginate di portare la magia del cinema a chi non può uscire. Non sei tu che vai al cinema. É il cinema che viene da te.

Immaginate di regalare, attraverso l’esperienza cinematografica, qualche ora di spensieratezza a chi soffre in una corsia d’ospedale o nella stanza di una casa di cura, lottando per la propria vita. A chi è costretto a non poter uscire per mille motivi.
Immaginate di portare il cinema in casa di qualcuno che non può andare al cinema.

Questo è CIMENA.

Non si tratta di un’esperienza di entertainment o di home theater ad alta definizione per restituire le sensazioni della sala cinematografica.

Si tratta piuttosto di un’esperienza di innovazione sociale per condividere, insieme ad altri, l’emozione di guardare un film come se fossimo al cinema.

Regalare qualche ora di divertimento per far nascere un sorriso dentro una lacrima.

Questo è CIMENA.

Il mio impegno è aiutare a portare l’esperienza di CIMENA nel mondo associativo del terzo settore, tra le corsie degli ospedali pediatrici, tra le esperienza di social-housing, tra le persone che si sentono sole.

Connettere reti e persone perché il CIMENA possa arrivare nei luoghi più impensabili.

Ogni luogo può essere adattato all’esperienza cinematografica. A tutto pensano i volontari e gli ideatori di CIMENA.

Le tendine di velluto per aprire il sipario della sala.

Il profumo dei pop-corn caldi.

Le luci della sala che si abbassano. 

Tre, due, uno...

ANDIAMO AL CIMENA!

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

.

(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Radio Città del Capo: da 32 anni una voce libera di Bologna

RISPOSTA AL QUESTION TIME (Venerdì 10 gennaio)


La vicenda di Radio Città del Capo ha evidentemente interessato tutti noi; e non potrebbe essere diversamente, visto che la stessa Radio Città del Capo dà voce alle nostre attività consiliari, come quelle che facciamo in questo momento in sede di Question Time o durante le altre sedute del Consiglio comunale. 
È una vicenda complessa: io e l'assessore Lepore abbiamo subito manifestato la solidarietà nei confronti dei lavoratori. Oltre alla doverosa solidarietà, in qualità di assessore al lavoro del Comune di Bologna ho chiesto sin da subito l’apertura di un tavolo di confronto. Voglio precisare, ma del resto era già scritto chiaramente così nel post sui social che avevo pubblicato all’indomani della notizia, che si tratta di un tavolo di confronto politico in Comune non di un tavolo di salvaguardia occupazionale che semmai sarebbe stato convocato in Città metropolitana. Questa sottolineatura è importante perché un tavolo di salvaguardia si può tecnicamente aprire solo di fronte alla notifica di lettere di licenziamento. Non è questa la situazione di Radio Città del Capo; non è questa la situazione nella quale noi siamo oggi. E allora qualcuno potrebbe chiedere: "Perché un tavolo di confronto?" Beh, per molte delle cose che voi già nei vostri interventi avete detto: perché, a mio avviso, non è all'altezza della storia di Radio Città del Capo che la discussione fra editore e redazione avvenga a colpi di comunicati stampa o di diffide. E un tavolo di confronto serve, a mio avviso, per cercare di contemperare diritti ed esigenze che in questo momento appaiono confliggenti. 
Da un lato c'è la libertà editoriale, il diritto di costruire un progetto di Media Literacy che preveda la diffusione nelle scuole di programmi legati ai 17 gol dell’agenda Onu e il diritto di identificare la fonte da parte dell'ascoltatore rispetto alla produzione dei contenuti, distinguendo tra produzioni interne e esterne, anche in riferimento all'eventuale responsabilità delle informazioni che vengono messe in onda e diffuse. Dall'altro lato c'è l'autonomia, anzi, l'indipendenza della redazione, la tutela della professionalità dei giornalisti, il pluralismo e la correttezza delle informazioni che sono princìpi e valori fondamentali da proteggere e tutelare. È per questo che abbiamo chiesto questo tavolo di confronto che ci sarà il 17 gennaio, qui in Comune e a cui parteciperanno il presidente di Netlit Renato Truce, il direttore Riccardo Tagliati, il fiduciario della redazione Giovanni Stinco, io e Stefano Mazzetti, in rappresentanza della Regione. 
Nella comunicazione intercorsa con il presidente Truce, che ho personalmente chiamato, ho avuto rassicurazioni sul fatto che non ci sono impatti occupazionali, non c'è la volontà di sospendere, nè di interrompere, l'informazione locale durante questo periodo che, come voi potete capire e comprendere, è particolarmente delicato essendoci una campagna elettorale in corso, per cui la trasmissione "Oltre le mura" condotta da Giovanni Stinco andrà regolarmente in onda fino al 31 gennaio.

Però ho potuto verificare che rimangono evidenti le distanze tra la linea editoriale, come dicevo prima, e la richiesta di autonomia da parte della redazione. E allora mi permetto di formulare alcuni auspici che cercherò di ribadire venerdì al tavolo di confronto: il primo è che le società cooperative che fanno parte della compagine societaria riflettano sul loro spirito cooperativo e sul valore di Radio Città del Capo per la comunità bolognese, in incontri che ci saranno plausibilmente prima del nostro confronto. Il secondo punto è che il confronto istituzionale con le parti per noi è necessario perché Radio Città del Capo non è solo un soggetto privato, ma l’espressione di  un interesse pubblico e diffuso rappresentato da 32 anni di storia. Radio Città del Capo è una radio che è un patrimonio comune della città di Bologna e della comunità civica; lo dimostra la mobilitazione di affetto che ne è seguita all’indomani delle notizie di contrasto tra l’editore e la redazione, con  tanti esponenti pubblici, ma anche di tanti semplici radioascoltatori, e consentitemi anche qui di ricordare una presa di posizione dei lavoratori di Radio Città Fujiko, che hanno voluto manifestare la loro solidarietà. In terzo luogo, è evidente che il tema, più complessivamente, non riguarda solo Radio Città del Capo, ma tutte le emittenti radiofoniche perchè oggi è estremamente complesso mantenere vive e libere le radio in un settore in cui ci sono difficoltà economiche, legate al tipo di servizio, alla concorrenza, alla transizioni tecnologiche e tutta una serie di altri fattori che in questa sede non è possibile approfondire. E allora lo sforzo comune dovrebbe essere quello di provare a dare una prospettiva di futuro alla riflessione, nella consapevolezza che Radio Città del Capo non è semplicemente di proprietà dell'editore di oggi o dell'editore di domani o di una compagine societaria, ma che appartiene innanzitutto a tutti i radioascoltatori e nessuno, a partire ovviamente dall'Amministratore comunale, vuole la sospensione o, come è stato citato dal consigliere Martelloni, la "morte di Radio Cittò del Capo", ma bisogna interrogarsi sul futuro e sua prospettiva delle radio in generale e di Radio Città del Capo nello specifico. Da questo punto di vista, come riuscire a contemperare questi confliggenti diritti è una sfida che, a nostro avviso, in questo contesto, meritava un tavolo di confronto politico nel quale saremo liberi di dirci e affrontare questi ed altri aspetti.
Non mi sfuggono i comunicati che sono stati emessi da Open Group, da una parte, e da Mandragola, dall'altra, in qualche modo segnalando anche, tra le sfumature delle dichiarazioni, le diverse posizioni e gli interessi in campo. Io spero, anzi auspico, che si trovi una soluzione condivisa che tuteli la professionalità dei lavoratori della radio, l'autonomia della redazione e la libertà della linea editoriale, in un contesto che sia all'altezza della storia dei 32 anni di Radio Città del Capo. D'altra parte il principio della libertà editoriale e della costruzione di un progetto di Media Literacy è nelle facoltà dell'editore che investe delle risorse economiche e che chiede garanzia rispetto alla fonte di produzione dell'informazione e alla distinzione tra fonti esterne e fonti interne. Come far sì che questa tutela possa essere salvaguardata, senza una modalità di accentramento che limiti il pluralismo delle fonti e la libertà dei giornalisti è un tema da affrontare. Fosse stato un tema che rimaneva nella dialettica interna della azienda non avrebbe meritato il coinvolgimento del Comune, ma per come si è manifestata la discussione, a nostro avviso, merita un tavolo di confronto che veda direttamente il coinvolgimento dell'Amministrazione, proprio a tutela di quell'interesse pubblico e diffuso che in primo luogo vede la radio appartenere alla storia di questa città e all'orgoglio anche di chi la ascolta da 32 anni".

 

 

13 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Lo Smartworking non si improvvisa. Come usare lo smartworking al tempo del coronavirus

Lo #smartworking non si improvvisa.
Non basta lavorare da casa in remoto per essere in smart-working. 

In italia solo il 2% dei lavoratori opera in modalità smartworking, a fronte di una media europea di circa il 10%.
A Bologna esiste il tavolo #SmartBo che riunisce il Comune di Bologna e oltre 30 organizzazioni di diversa natura che rappresentano oltre 60.000 lavoratori, di cui circa il 5% ha già sperimentato lo smartworking.

Il tavolo #SmartBo è istituito in collaborazione con il Ministero delle Pari opportunità; si riunisce periodicamente con le parti firmatarie del Protocollo per promuovere la cultura del lavoro agile nell’organizzazione delle aziende e nella pubblica amministrazione.

La scorsa settimana c’è stata una riunione straordinaria del tavolo SmartBo per fare, da un lato, una ricognizione dell’utilizzo dello smartworking durante l’emergenza del coronavirus (Covid-19) e, dall’altro, supportare le imprese che vogliono ricorrere allo smartworking, beneficiando delle esperienze e delle buone pratiche già sperimentate dalle realtà che partecipano al tavolo.


Abbiamo registrato un aumento significativo del ricorso allo smartworking per fronteggiare l’emergenza di questi ultimi giorni.

Ben venga che, pur in questo frangente così delicato, si parli finalmente in Italia di lavoro agile: l’importante è che non sia un discorso di moda e che non si ingenerino false aspettative.

E’ assolutamente necessario potenziare questa modalita' lavorativa con interventi strutturali e mirati, volti ad incentivarne e regolarne l'utilizzo, in accordo con le organizzazioni sindacali, al di là dell’emergenza del momento.

Lo smartworking può essere UNA soluzione, ma non può essere LA soluzione o la panacea di tutti i mali.

In primo luogo, perché non tutti i lavori possono essere fatti in smartworking. In questa fase si puo' prevedere soprattutto per i lavori di back-office, ma ci sono lavori di front-office, nella filiera della produzione, nel retail che e' evidente hanno bisogno della presenza fisica.

In secondo luogo, perché al di là della modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, lo smartworking presuppone un cambiamento culturale che porta ad adottare soluzioni innovative nell’organizzazione aziendale, nel modello gestionale, nella formazione, nella valutazione delle performance.

Tutti fattori culturali che non sono riconducibili alla sola innovazione tecnologica.
Il lavoro agile necessita di un approccio serio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali.

Per questo è opportuno distinguere tra “Smartworking ordinario” e “Smartworking straordinario” e fare chiarezza sulla procedure minime per attivare lo smartworking in fase di emergenza​, come da ultimo DPCM del 25 febbraio.

Lo smartworking è uno strumento che va utilizzato con serietà e competenza.

Chi vuole avvalersi dell’esperienza e delle buone pratiche sullo smartworking nella propria organizzazione aziendale o nella pubblica amministrazione può aderire al tavolo #SmartBo, inviando una mail a smartbo@comune.bologna.it​ e sottoscrivere il protocollo d'intesa per promuovere la cultura del lavoro agile nel nostro Paese.

29 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
© Copyright Redattore Sociale

ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

La magia del CIMENA per portare un sorriso a chi soffre

Ci sono poche cose nella vita che mi emozionano come il cinema

La magia del cinema è un’esperienza totalizzante che va oltre ciò che vediamo proiettato sullo schermo.

Come la tragedia greca, il cinema d’autore ha la capacità di trasportare lo spettatore dentro la scena. Come se ogni film parlasse proprio di noi. Come se raccontasse le nostre storie. Come se riuscisse a dare forma alle nostre emozioni .  

Il cinema può ispirare, farci sognare, piangere, sorridere, emozionare. 

Per questo, quando ho letto la storia di CIMENA sono rimasto incuriosito.

Cos’è CIMENA?
Provo a spiegarvelo così.

Chiudete gli occhi.

Ora immaginate di portare la magia del cinema a chi non può uscire. Non sei tu che vai al cinema. É il cinema che viene da te.

Immaginate di regalare, attraverso l’esperienza cinematografica, qualche ora di spensieratezza a chi soffre in una corsia d’ospedale o nella stanza di una casa di cura, lottando per la propria vita. A chi è costretto a non poter uscire per mille motivi.
Immaginate di portare il cinema in casa di qualcuno che non può andare al cinema.

Questo è CIMENA.

Non si tratta di un’esperienza di entertainment o di home theater ad alta definizione per restituire le sensazioni della sala cinematografica.

Si tratta piuttosto di un’esperienza di innovazione sociale per condividere, insieme ad altri, l’emozione di guardare un film come se fossimo al cinema.

Regalare qualche ora di divertimento per far nascere un sorriso dentro una lacrima.

Questo è CIMENA.

Il mio impegno è aiutare a portare l’esperienza di CIMENA nel mondo associativo del terzo settore, tra le corsie degli ospedali pediatrici, tra le esperienza di social-housing, tra le persone che si sentono sole.

Connettere reti e persone perché il CIMENA possa arrivare nei luoghi più impensabili.

Ogni luogo può essere adattato all’esperienza cinematografica. A tutto pensano i volontari e gli ideatori di CIMENA.

Le tendine di velluto per aprire il sipario della sala.

Il profumo dei pop-corn caldi.

Le luci della sala che si abbassano. 

Tre, due, uno...

ANDIAMO AL CIMENA!

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Tecnopolo “Rita Levi Montalcini” sulle malattie neurodegenerative

Martedì 12 gennaio ho partecipato all’evento della “Fondazione Iret” per l’inaugurazione dell’ampliamento della sede di Ozzano del Tecnopolo, insieme al Magnifico Rettore Francesco Ubertini, all’assessore regionale Patrizio Bianchi ed al Sindaco di Ozzano, Luca Lelli.

Un esempio di partenariato pubblico-privato che amplia la Rete dell’Alta Tecnologia, aumenta la competitività del nostro sistema territoriale ed incrementa il potenziale della Regione Emilia-Romana come luogo di eccellenza del “benessere cognitivo”.


Nel mio intervento ho cercato di esprimere la profonda gratitudine della nostra comunità per l’impegno quotidiano di Luciana Giardino e Laura Calzà della Fondazione Iret, allieve del premio Nobel, Rita Levi Montalcini, a cui il Tecnopolo è dedicato.

Forza del rigore, potere dell’intuizione e audacia della speranza: questi sono gli elementi fondativi delle attività di ricerca che si svolgeranno nel Tecnopolo, nei cui nuovi laboratori lavoreranno 15 ricercatori ed equipe di ricerca scientifica per cercare di dare risposta alle speranze di milioni di persone in tutto il mondo che sono interessati da malattie degenerative.

16 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Bando per le imprese

Dopo il Bando Roveri che l'anno scorso ha visto uno stanziamento di 1 milione di euro per il finanziamento di 14 progetti di rigenerazione industriale nell'area delle Roveri, continua l'impegno della Giunta e del Comune di Bologna a favore delle micro e piccole imprese.

Quest'anno abbiamo scelto di intervenire in altre tre zone industriali della Città: Borgo Panigale, Pilastro, Corticella


A partire da Gennaio 2020 promuoveremo una serie di incontri nei quartieri per dialogare con gli imprenditori e le associazioni di categoria, al fine di facilitare la presentazione di domande su progetti che possano creare innovazioni di processo e di prodotto sul nostro territorio.

Che tipo di sostegno economico mette in campo il Comune? 1.361.000 euro verranno messi a disposizione delle imprese per co-finanziare l'intervento produttivo; le risorse pubbliche, fino ad un massimo di 200.000 euro, sono assegnate per metà a fondo perduto e per metà a prestito con tasso agevolato (0,5% annuo).

Che tipo di intervento si può finanziare? Sono finanziabili interventi che producono un miglioramento nell'innovazione del prodotto o del processo produttivo, interventi di riqualificazione energetica degli stabilimenti produttivi, investimenti in digitalizzazione ed utilizzo dei big data, misure che rafforzano la sostenibilità ambientale del processo produttivo o la sicurezza sul luogo di lavoro.

Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate solo online dal 4 febbraio 2020 fino a giovedì 30 aprile 2020.

Per maggiori informazione vai su:  http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2019/sostegno-agli-investimenti-delle-piccole-imprese-di-borgo-panigale-reno-corticella-e-pilastro-approvato-il-bando-che-concede-agevolazioni-per-un-milione-e-361-000-euro

30 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Bologna oltre le barriere

Access City Award, Bologna si candida al premio europeo delle città accessibili.


Con una lettera su Repubblica (leggi qui) avevo lanciato la sfida alla città per una candidatura collettiva al premio europeo che riconosce le città che si sono impegnate di più sul tema dell'accessibilità. 

La risposta alla sfida da parte delle organizzazioni sindacali, delle associazioni del terzo settore, della Curia e dell'alleanza delle cooperative italiane meritava una serata speciale di lancio della candidatura. 

Il 15 Dicembre al Teatro Arena del Sole c'è stato il tutto esaurito.

Oltre 700 persone hanno ascoltato più di due ore tra interventi, musica, spettacoli teatrali. 


Impossibile ricostruire le emozioni della serata. 

Per questo preferisco che a parlare siano i video degli interventi e le immagini. Per cogliere il senso più profondo di una sfida collettiva che prima ancora di essere politico-amministrativa è una sfida culturale.

Introduzione della serata: (Marco Lombardo e Chiara Romersa)

[embed]https://youtu.be/YcNxyPMjd5E[/embed]

 

Intervento di Alessandro Bergonzoni

[embed]https://youtu.be/sx5uwDk_Hv8[/embed]

 

Intervento di Don Matteo Zuppi

[embed]https://youtu.be/4vbbzx8u52s[/embed]

Diana Manea legge la storia di Ed Roberts

[embed]https://youtu.be/tvOKuGnsbcE[/embed]

Intervento di Jacopo Melio

[embed]https://youtu.be/N_SSminCfP4[/embed]

I numeri della disabilità e la sfida della longevità (Ufficio Statistico del Comune di Bologna) 

Il percorso partecipato (Fondazione Innovazione Urbana) 

Il Piano di Inclusione Universale per Bologna -

Tavola rotonda con Egidio Sosio, Giovanni Ginocchini e Gianluigi Bovini

[embed]https://youtu.be/PLvCZGr8Ugg[/embed]

Impresa e disabilità: Intervento di Alberto Balestrazzi (CEO di Auticon)

[embed]https://youtu.be/zaPkLe6rtFs[/embed]

Sport e disabilità: "Bologna For Community" con PMG Italia e Bologna Football Club

[embed]https://youtu.be/aoONIPb4mv4[/embed]

  Intervento di Emanuele Lambertini

[embed]https://youtu.be/Tt3VzQy6fLA[/embed]

Giacomo Mazzariol: "Mio fratello rincorre i dinosauri"

[embed]https://youtu.be/THYn07oxsCc[/embed]

Teatro e disabilità: Anzelon e l'eco di Mistero Buffo di Dario Fo (Camelot)

[embed]https://youtu.be/8Z3pWgqbyHI[/embed]

Sartorie Leggere

https://youtu.be/eB3g-lES-Zs

Arte e Salute: Marat-Sade

[embed]https://youtu.be/-ZPAgGiBIIo[/embed]

Ora siamo partiti. Una sfida comune. Una sfida collettiva. Il 2020 sarà un intero anno dedicato all'accessibilità del nostro spazio urbano, secondo un approccio integrato e trasversale, seguendo il cronoprogramma presentato dalla Fondazione per l'Innovazione urbana.

Con barriere da rimuovere, pregiudizi da superare e rampe da costruire per imparare a volare.

Ora, non ci resta che....vincere. Tutti insieme! 

6 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Occupabilità femminile: Oltre l’occupazione.

Molti datori di lavoro pensano che la maternità possa rappresentare un problema di produttività. 

Io penso che non sia così. 

Del resto i numeri del nostro territorio ci raccontano un'altra storia: più è alto il tasso di occupazione femminile, più è alto di tasso di produttività. 

Semmai, le politiche attive per garantire la sicurezza del posto di lavoro per le giovani donne, il welfare aziendale nelle contrattazioni integrative di secondo livello, lo smart-working, il sistema educativo sono leve fondamentali per creare e sostenere una famiglia.

Di occupazione (rectius: occupabilità) femminile abbiamo discusso il 12 dicembre alla presentazione della ricerca, frutto di un’indagine nell’area metropolitana, promossa dalle Acli Provinciali di Bologna con Michele La Rosa, Filippo Diaco, Flavia Franzoni e Giuseppina Gualtieri.

 

 

 

12 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

1919-2019: i 100 anni della Bredamenarini.

Il 13 dicembre sono intervenuto in occasione del centenario della Bredamenarini (oggi Industria Italiana Autobus). 

1919-2019: non una festa celebrativa dei 100 anni, ma un momento caratterizzato dalla sobrietà per ricordarci i momenti di difficoltà che ha attraversato l’azienda negli ultimi anni e di come, passo dopo passo, si stia provando tutti Insieme a superare la fase emergenziale

Erano diversi anni che non si faceva un’iniziativa del genere in fabbrica. 

Negli ultimi anni con l’assessore regionale Palma Costi abbiamo fatto più riunioni al MISE che non in fabbrica.

Solo un anno fa eravamo insieme in piazza ad ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori ed i continui ritardi nelle commesse e nei pagamenti. 

Oggi grazie anche al nuovo management aziendale ed al lavoro dell’ing. De Filippis stiamo andando verso la direzione giusta per riportare progressivamente la produzione in Italia e puntare nello stabilimento di Bologna alla creazione di un polo ecologico del trasporto pubblico locale. 


Continueremo a tenere alta l’attenzione delle istituzioni pubbliche, tra Comune di Bologna, Città Metropolitana e Regione Emilia-Romagna, come conferma ieri anche la presenza all’evento dell’assessore Raffaele Donini,  per avere certezze sulla governance societaria e sulla filiera produttiva per costruire un futuro dell’azienda all’altezza della sua storia e della sua tradizione.

Un grande augurio di buon Natale ai lavoratori, alle lavoratrici ed alle loro famiglie con l’auspicio che si possa guardare con un po’ più serenità alle prospettive degli anni futuri di Bredamenarini - Industria Italiana Autobus.

 

 

 

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

I portici di Bologna candidati a Patrimonio Unesco

Andiamo a....Parigi, Beppe!

I #portici di Bologna sono la candidatura ufficiale dell’Italia per entrare nel patrimonio universale #Unesco

Congratulazioni a Valentina Orioli e tutti quelli che hanno lavorato e creduto nel dossier della candidatura. Ora impegniamoci tutti per curare e promuovere i portici perché diventino patrimonio dell’umanità!

Per saperne di più sulla candidatura dei Portici a Patrimonio Unesco puoi leggere il Dossier sulla candidatura

Per conoscere e visitare i 62 km di Portici vai su Bologna Welcome 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Codice degli Appalti del Comune di Bologna, un modello di riferimento nazionale.

Nel settimanale L'Espresso di domenica 26 gennaio, potete trovare un interessante approfondimento sul tema degli #appalti da parte della giornalista Gloria Riva.

Gli appalti pubblici in Italia coprono circa 139 miliardi di euro e possono costituire una leva fondamentale per l’economia e l’occupazione.

Il decreto “sblocca cantieri” ha un vizio di fondo: quello di immaginare che si possano mettere sullo stesso piano criteri come l’offerta economicamente più vantaggiosa ed il minor prezzo.

Equiparazione pericolosa in un Paese dove operano organizzazioni criminali con grandi disponibilità economiche e finanziarie che possono degradare il “minor prezzo” nel “massimo ribasso”. Operazione culturalmente sbagliata in un Paese dove la competizione non viene fatta sull’innovazione, ma sul costo del lavoro e sulla (in)sicurezza del lavoro lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti.

Ma chi l’ha detto che in Italia bisogna per forza scegliere tra “il fare in fretta” ed il “fare per bene”? Non si possono fare le cose velocemente e per bene?!
Il problema in Italia si chiama mafia. Non antimafia. Si chiama corruzione. Non anticorruzione. La sburocratizzazione deve riguardare i filtri inutili, non i controlli necessari.

Il Comune può essere un driver di innovazione economica e sociale attraverso gli appalti pubblici. E’ uno dei punti dell’intesa che il Comune di Bologna ha siglato con il Forum Disuguaglianze Diversità coordinato da Fabrizio Barca.

Fa piacere sapere che tra i modelli virtuosi in Italia ci sia il #NuovoProtocolloAppalti del Comune di Bologna, siglato con le organizzazioni sindacali di Cgil-Cisl-Uil e le associazioni delle categoria produttive (Alleanza delle cooperative, Ance, CNA, Confindustria).

A noi il compito di farlo rispettare e metterlo in pratica. Alla politica italiana il compito di estendere questo modello in altri territori. Al Governo ed al Parlamento il compito di coglierne gli elementi di novità per modificare la normativa sugli appalti affinché la sicurezza e la qualità del lavoro diventino presupposti per avere servizi di qualità per i cittadini.

Qui c’è una delle regole auree di questo territorio: le cose si fanno insieme. 
Per andare veloci. Per andare lontano.

 

 

26 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Bando per le imprese

Dopo il Bando Roveri che l'anno scorso ha visto uno stanziamento di 1 milione di euro per il finanziamento di 14 progetti di rigenerazione industriale nell'area delle Roveri, continua l'impegno della Giunta e del Comune di Bologna a favore delle micro e piccole imprese.

Quest'anno abbiamo scelto di intervenire in altre tre zone industriali della Città: Borgo Panigale, Pilastro, Corticella


A partire da Gennaio 2020 promuoveremo una serie di incontri nei quartieri per dialogare con gli imprenditori e le associazioni di categoria, al fine di facilitare la presentazione di domande su progetti che possano creare innovazioni di processo e di prodotto sul nostro territorio.

Che tipo di sostegno economico mette in campo il Comune? 1.361.000 euro verranno messi a disposizione delle imprese per co-finanziare l'intervento produttivo; le risorse pubbliche, fino ad un massimo di 200.000 euro, sono assegnate per metà a fondo perduto e per metà a prestito con tasso agevolato (0,5% annuo).

Che tipo di intervento si può finanziare? Sono finanziabili interventi che producono un miglioramento nell'innovazione del prodotto o del processo produttivo, interventi di riqualificazione energetica degli stabilimenti produttivi, investimenti in digitalizzazione ed utilizzo dei big data, misure che rafforzano la sostenibilità ambientale del processo produttivo o la sicurezza sul luogo di lavoro.

Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate solo online dal 4 febbraio 2020 fino a giovedì 30 aprile 2020.

Per maggiori informazione vai su:  http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2019/sostegno-agli-investimenti-delle-piccole-imprese-di-borgo-panigale-reno-corticella-e-pilastro-approvato-il-bando-che-concede-agevolazioni-per-un-milione-e-361-000-euro

30 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

“Sicuri si diventa”: i videogiochi possono promuovere la sicurezza sul luogo di lavoro?

Venerdì 7 febbraio ho partecipato al convegno "I mondi nuovi della conoscenza e della comunicazione: il game".

E’ stata l’occasione per presentare il serious game sviluppato da Indici Opponibili per il progetto "Sicuri si diventa" (Finanziato da Inail per il bando BRIC 2016 id48 ed ideato dal Dipartimento di Scienze Politche e Sociali dell' Alma Mater Studiorum - Università di Bologna in collaborazione con Asl Viterbo, ASUR Marche - Azienda Sanitaria Unica Regionale e Azienda USL di Modena).

Una lodevole iniziativa volta a sensibilizzare i giovani studenti sul tema della sicurezza sul lavoro.

https://m.youtube.com/watch?v=w0DTDmEu2K0&feature=youtu.be

Il videogame (e più in particolare, i serious game) possono essere uno strumento molto utile per approfondire un tema complesso come la sicurezza sul luogo del lavoro e la conoscenza della pertinente normativa. 

Sarebbe molto utile ora che il videogioco potesse essere fatto circolare nelle scuole, magari preceduto da momenti di riflessione ed approfondimento sulla (in)sicurezza nel mondo del lavoro, per non consegnare alle nuove generazioni, da un lato, l’idea che la prestazione di lavoro possa essere assimilata ad un videogioco e, dall’altro, la rassegnazione rispetto all’idea che debba essere normale rischiare la vita mentre a i lavora.

Tutte le informazioni sul progetto e il download del gioco : https://site.unibo.it/sicuri-si-diventa/it

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Bologna e Marocco: opportunità di crescita e sviluppo

Il 24 gennaio è stata un’intensa giornata di appuntamenti istituzionali con SE l’Ambasciatore del Regno del Marocco ed il Console generale del Marocco per approfondire i temi del dialogo interreligioso, della collaborazione istituzionale e della cooperazione economica tra Bologna ed il Marocco.

In particolare, l’appuntamento promosso dal Comune di Bologna - Relazioni Internazionali con Confindustria Emilia Centro e la Regione ER ha permesso di approfondire i settori in cui si sviluppano le attività di import/export per un valore complessivo di 200 milioni di euro, di cui 45 milioni di euro nell’area metropolitana bolognese. I settori più coinvolti nelle attività di scambio sono la meccanica, le macchine agricole, l’industria alimentare. A tal proposito, il Comune di Bologna ha un negoziato in corso per la conclusione di un accordo di cooperazione territoriale con il Comune di Meknes dove ha sede la più importante fiera agroalimentare del Marocco. I patti di collaborazione tra le città mirano non solo a rafforzare la cooperazione economica, ma anche a promuovere la cooperazione culturale e sociale tra le comunità, nella prospettiva di un rilancio delle politiche euromediteranee per promuovere il Mediterraneo quale spazio di pace, stabilità e prosperità.

Per saperne di più leggi la presentazione di Confindustria Emilia Area Centro: 

Bologna e il Marocco_24 gennaio 2020

 

25 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

LOTTOANCHIO: con Ageop contro il cancro infantile

Il 15 Febbraio è la data scelta dall’OMS per la Giornata Mondiale Contro il Cancro Infantile.

Il cancro infantile è un problema di salute pubblica. Rappresenta la prima causa di mortalità per malattia non trasmissibile dopo il primo anno di età. In Italia abbiamo circa 1.500 diagnosi annue nella fascia di età 0-14 e 900 in quella adolescenziale.

Con i volontari di AGEOP RICERCA abbiamo piantato insieme un albero di melograno come messaggio di speranza per le bambine ed i bambini, per i loro genitori e per le loro famiglie.

Con l'iniziativa “La speranza mette radici” promossa da Fiagop Onlus, Ageop Ricerca ha voluto dedicare un messaggio a tutti i bambini che vivono e giocano nella città di Bologna per creare un legame di affetto e speranza con i loro compagni che in questo momento stanno affrontando le terapie oncologiche in ospedale, con l’auspicio che possano tornare presto a giocare insieme.

Quando si attraversa una malattia oncoematologica il tempo rimane sospeso. In stand-by. L'augurio è che rispettare i tempi della natura e immaginare come possano crescere gli alberi possano essere un messaggio di naturalezza e di speranza per chi, in questo momento, sta attraversando il deserto della malattia, perché ne possa uscire vincitore e ancora più forte.

#LOTTOANCHIO

Piantumazione dell’albero di melograno
Illuminazione del Palazzo del Podestà per la giornata mondiale contro il cancro infantile
I pugni di Hulk, simbolo di #LOTTOANCHIO

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

GloBologna: l’Albania sotto le Due Torri

Venerdì 13 dicembre, nella splendida cornice della Cappella Farnese del Comune di Bologna, cullati dalle melodie balcaniche, dai venti del vicino Est e dalle analisi di tanti illustri ospiti, abbiamo concluso la seconda avvincente serie di Globologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Con le amiche e gli amici albanesi, abbiamo scoperto e rinsaldato il profondo legame che unisce le nostre terre e le nostre comunità.

GloBologna è (e continuerà ad essere) interpretazione dello spirito della Città e della Regione che fa della accoglienza, dell'integrazione e dell'educazione alla cittadinanza globale il proprio tratto culturale tipico e distintivo.

Il progetto di Globologna nasce dalla collaborazione con l'associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia-Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette alle istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

In questo ultimo appuntamento di Globologna per il 2019 abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la storica, giovane e dinamica comunità albanese di Bologna.

L'incontro è stato preceduto da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del recente terremoto e tutti gli interventi, compreso il saluto del Sindaco di Tirana Erion Velaj, hanno sottolineato l'importanza della cooperazione tra Bologna, l'Emilia-Romagna e l'Albania per raccogliere la sfida della ricostruzione post-sisma. In particolare, la Regione Emilia-Romagna per bocca dell'Assessore Patrizio Bianchi ha annunciato uno stanziamento importante per la ricostruzione di una scuola per bambini.

L'istituto Gramsci di Bologna ha presentato un progetto europeo che coinvolge, tra gli altri partners, il Comune di Tirana sul tema dell'identità europea ed i muri, mentre le associazioni albanesi presenti nel nostro territorio hanno rendicontato le loro attività per promuovere la conoscenza della cultura albanese e favorire l'integrazione nel nostro territorio.

GloBologna tornerà nel 2020 con nuovi appuntamenti: un'azione coerente con gli impegni previsti nel Global Compact per le migrazioni legali, regolari e sicure (che l'Italia non ha ancora ratificato!) e con le linee guida del progetto europeo di CiakMigrACTION in cui si chiede alle amministrazioni pubbliche di favorire il protagonismo della diaspora e non parlare dei migranti, ma far parlare i migranti attraverso il racconto delle loro storie.

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 Gennaio 2013

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Cultura tecnica e mondo del lavoro: Rapporto 2019 #ITIaBologna

Presentazione del Rapporto 2019 #ITIaBologna “Avere Vent’anni ed essere tecnici a Bologna” a cura del servizio Orientamento e Lavoro del Comune di Bologna in collaborazione con i tre istituti tecnici (Aldini-Valeriani, Belluzzi, Ettore Majorana) e la “Fondazione Aldini Valeriani” per monitorare l’andamento dei tecnici a tre anni dalla conclusione degli studi rispetto all’inserimento del mondo del lavoro.

In sintesi: ad 1 anno dalla fine degli studi solo il 13% NON lavora ed a 5 anni dalla fine degli studi la quota si riduce al 6%.
L’85% degli intervistati si reputa SODDISFATTO dell’istruzione scolastica ricevuta ed afferma che c’è COERENZA tra il lavoro trovato ed il percorso formativo. Nonostante le offerte di lavoro (per cui dopo un anno dalla fine degli studi il 60% ha già un contratto di lavoro), la scelta per molti è di continuare ad investire nella FORMAZIONE, proseguendo gli studi con l’Università o altri percorsi formativi.
Sono dati estremamente positivi, a cui se ne affiancano altri che sono motivi di riflessione: il contratto a tempo INDETERMINATO interessa solo il 4% dei giovani intervistati; le ragazze sono autentiche MOSCHE BIANCHE e nonostante la piccola crescita delle iscrizioni femminili negli indirizzi STEM, il tasso di partecipazione femminile agli istituti tecnici si ferma all’8% del totale degli iscritti.

Ma c’è un dato che forse deve farci riflettere più di ogni altro.
Alla domanda sull’idea di FUTURO, vi riporto la risposta di un intervistato:


“Non so, oggi si sta come nella bassa d’inverno, nella NEBBIA”.

Ecco. Mentre parliamo di mercato del lavoro, di motor valley, di piena occupazione, di alternanza scuola-lavoro, di promozione della cultura tecnica non dobbiamo mai dimenticarci che i nostri ragazzi sono la benzina e l’energia per accendere i motori della crescita. Gli investimenti nel CAPITALE UMANO devono essere non meno importanti degli investimenti in tecnologia.

FIDUCIA NEL FUTURO, coraggio di osare, voglia di mettersi in gioco: questo é quello che servirebbe più di ogni cosa nel dibattito pubblico per non addossare ai giovani le preoccupazioni delle generazioni che le hanno precedute e restituire fiducia alle giovani generazioni per fargli vedere la luce del sole, oltre la nebbia.

Per leggere il Rapporto 2019 Clicca qui

25 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Dal Patto per il Lavoro al “Nuovo Patto per la Buona Occupazione”

Dopo la nomina della nuova Giunta regionale in Emilia Romagna è ora il tempo di mettersi al lavoro. Tra le priorità da mettere subito in campo c’e il “Nuovo Patto per il Lavoro”.

Nell’intervista al Resto del Carlino ho indicato alcune idee e proposte per passare dal patto per il lavoro al “Nuovo Patto per la Buona Occupazione”.


Martedì 12 febbraio sono stato ospite di Massimo Ricci per una puntata di Dedalus sul tema del lavoro. Anche in quella sede ho ribadito la necessità di un nuovo patto per la buona occupazione, illustrando alcune proposte in materia di appalti, di contrasto alla precarietà del lavoro povero, di lotta alla cooperative spurie, di riforma dei centri per l’impiego e di revisione del reddito di cittadinanza.

Rivediamo insieme com’è andata.

https://www.youtube.com/watch?v=GO2rd4XkRVc

https://www.youtube.com/watch?v=GO2rd4XkRVc&feature=youtu.be

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Migrazioni: lo sguardo dei nuovi cittadini europei

Il Comune di Bologna - Relazioni Internazionali è parte del progetto CiakMigrACTION con l’obiettivo di diffondere una narrazione delle migrazioni libera dagli stereotipi.

Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principale preoccupazione degli italiani.

Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica.

C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Per ridurre questa distanza bisogna partire dai numeri. Ma i numeri da soli non bastano.

La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare. Senza sminuire o nascondere le difficoltà che esistono nella sfida della diversità.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali (sic!) agli schieramenti politici. 

Vi cito tre esempi di messaggi sbagliati utilizzati da partiti che afferiscono all'area di sinistra che hanno "sdoganato" messaggi e valori riconducibili a partiti dell'area di destra:

-Misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi > "porti chiusi"
-Pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni >"Aiutiamoli a casa loro"  
-Descrivere le migrazione come fenomeno oggettivo alla stregua di una calamità naturale, privo di soggettività e di storie personali > "fermare i flussi migratori"

Per questo il 18 dicembre a Milano, presso il Palazzo Reale, nell'ambito della giornata mondiale dei migranti, ho lanciato un appello non solo ai giornalisti, ma anche a chi fa politica ed ha responsabilità pubbliche: adottiamo le linee guida di CiakMigrACTION.

E' semplice, vale quando si parla di politiche migratorie, ma è estensibile a tutti i temi complessi che andrebbero affrontati con una nuova ecologia del linguaggio.

-Partiamo dai dati.                                                                                                              - Utilizziamo una terminologia appropriata.
-Evitiamo di impietosire, di disumanizzare, di creare odio o guerra tra i poveri.
-Non parliamo di flussi migratori come fossero un evento fisico inaspettato o una calamità naturale. Sono un fattore umano, fatto di volti, storie e persone.
-I migranti sono soggetti non oggetti. 
-Favoriamo il protagonismo della diaspora. 
-Promuoviamo un dibattito fruttuoso, un dialogo tra punti di vista diversi, senza procedere per monologhi paralleli.                                                                  - Ricostruiamo il contesto.

Facciamo parlare i migranti, non parliamo dei migranti. Del resto, ascoltare storie come quelle di Yvan Sagnet contro il caporalato e la riduzione in schiavitù di chi lavora nella raccolta dei pomodori, fa bene a tutti. 

 

 

 

 

 

 

 

18 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 Aprile 2016

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 Settembre 2012

di Marco Lombardo

Joyeux anniversaire Alliance Française Bologna

Il 5 ottobre del 1989 il Presidente della Repubblica Francese, François Mitterand, in visita ufficiale a Bologna per il Bicentenario della Rivoluzione Francese e nell'ambito delle celebrazioni per il IX centenario dell'Università di Bologna, ricevette nell'Aula Magna di Santa Lucia la laurea honoris causa in Giurisprudenza dalle mani del rettore Fabio Alberto Roversi Monaco. In quell'occasione, accompagnato dal sindaco Renzo Imbeni, inaugurò la nuova sede dell'Alliance Française in Via De’ Marchi, 4.

A distanza di 30 anni, l' Alliance française continua nella sua attività di promozione della lingua e cultura francese e dei paesi francofoni, proponendosi come un luogo di dibattito e condivisione e facilitando lo scambio interculturale.


Il 10 ottobre c'eravamo anche noi: sono intervenuto alla cerimonia di festeggiamento, confermando la relazione di amicizia e collaborazione tra Comune di Bologna Rete Civica Iperbole e la storica associazione.

Nel mio intervento ho ricordato quanto sia importante ristabilire l’amicizia tra la Francia e l’Italia per il rilancio del processo di integrazione europea.

L’ultimo anno è stato molto difficile per la relazione diplomatica tra l’Italia e la Francia, culminato con il ritiro dell’ambasciatore francese. Un evento, a volte dimenticato, che ha segnato il momento peggiore delle relazioni politiche e diplomatiche tra i nostri Paesi dal 1940 sino ad oggi. Ciò nonostante il rapporto di amicizia tra i nostri popoli e tra la nostra città e la Francia è sempre stato solido, come dimostrano le iniziative culturali e quelle che riguardano il rapporto di gemellaggio tra il Comune di Bologna ed il Comune di Tolosa. Il nostro impegno sarà sempre quello di valorizzare le comuni radici culturali e valoriali e, anche attraverso il prezioso supporto dell’AF, ci impegneremo ad invitare a Bologna l’ambasciatore francese all’interno della prossima edizione di incontri sulla cittadinanza europea “L’Europa viene da te”.

Buon compleanno AF! 🇫🇷🇫🇷



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Coronavirus: attenzione sì, allarmismo no

In questo articolo non si parla dell'emergenza coronavirus dal punto di vista medico, sanitario o epidemiologico. Per questi aspetti si rimanda ai siti scientifici, all'OMS, alle prescrizioni del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.


In questo articolo si parla invece del possibile impatto sociale ed economico dovuto al contagio da coronavirus e di come esso segnali le fragilità ed i punti di forza di un sistema Paese.

All'indomani dei primi casi di contagio da coronavirus a Bologna, insieme al Sindaco di Bologna, Virginio Merola, al collega alla Sanità, Giuliano Barigazzi, abbiamo incontrato i segretari dei sindacati confederali di CGIL CISL UIL, i rappresentanti di Confindustria Emilia Centro, Alleanza delle Cooperative italiane e CNA.  

L'incontro è stato convocato per fare il punto della situazione e la ricognizione delle misure prese dalle aziende del nostro territorio. 

Per riassumere l'incontro potrei usare queste parole. "Attenzione sì, allarmismo no".

Primo aspetto: l'organizzazione della produzione e del mondo del lavoro davanti alle emergenze.

L'alternativa tra lavorare, come facevamo prima che l'allarme coronavirus arrivasse in Italia, e chiudere tutto, per paura del contagio, è sbagliata.

Si tratta di cambiare il modo in cui si lavora e si produce, riducendo al massimo il rischio del contagio. Non possiamo immaginare soluzioni semplici per problemi complessi. Si tratta di adattare le modalità di esecuzione delle prestazioni lavorative e garantire la continuità dei piani operativi delle aziende, attraverso la gestione del rischio. 

A Shangai per 20 giorni sono rimasti chiusi teatri, musei, cinema, scuole e università. Centri commerciali e farmacie sono rimasti aperti a rotazione. I trasporti hanno continuato a funzionare, ma con frequenza ridotta. Eppure quasi tutti hanno continuato a lavorare, ma da remoto. E per la prima volta nei giorni scorsi non ci sono stati nuovi casi di infezione.

Per questo, anche sul nostro territorio l’invito immediato è stato dunque quello di adottare misure precauzionali per garantire la prosecuzione delle attività lavorative, minimizzando il rischio di diffusione del contagio da coronavirus, senza improvvisate soluzioni "fai da te". 

Abbiamo scelto di NON adottare nuovi decaloghi, ma di monitorare che non ci fossero abusi o misure adottate nei luoghi di lavoro che potessero mettere a repentaglio la salute o la sicurezza. Purtroppo, il sistema produttivo italiano non è preparato ad un approccio problem-solving. Per questo rischia di arrivare impreparato rispetto alla gestione dei rischi nelle fase di emergenza.

Basti vedere la discussione pubblica che si è sviluppata nei media italiani sullo smart-working in emergenza coronavirus: come se, invece di essere UNA tra le possibili soluzioni, potesse diventare LA soluzione o la panacea di tutti i mali. In questo articolo si possono trovare alcune indicazioni per usare seriamente lo smart-working, al di là del trend topic del momento. 

http://www.marcolombardo.eu/lo-smartworking-non-si-improvvisa-come-usare-lo-smartworking-al-tempo-del-coronavirus/

In questo articolo sono invece riportati gli standard internazionali adottati da imprese globali che già da gennaio hanno dovuto applicare le misure precauzionali che rientrano nei piani operativi di continuità (POC) che vengono applicati in Cina, a Singapore o ad Hong Kong.
https://www.ilsole24ore.com/art/il-management-e-l-epidemia-cultura-imprese-nell-emergenza-biologica-ACGNLqLB


Secondo aspetto: la quantificazione del danno.

E' ancora troppo presto per fare le stime complessive dell'emergenza economica e sociale del coronavirus. Le stime di questi giorni sembrano più dettate dalla logica delle aste del "mercante in fiera" in cui vince chi spara la cifra più alta. Una logica accettabile se fatta da qualche impresa interessata al cheating; decisamente inaccettabile se fatta da chi dovrebbe rappresentare interessi di categoria o interessi generali.


Lunedì si stimava una “lieve contrazione” del -0,2% del PIL; il lunedì successivo eravamo arrivati a parlare di Paese in “default economico” con previsioni del -3,0% del PIL.

Nei talk show televisivi si continuano a snocciolare stime previsionali apodittiche che non trovano mai giustificazioni in dati su calo degli ordini o del fatturato dell’economia reale. 

In primo luogo, prima della quantificazione del danno, va assunta la corretta prospettiva del tempo. Se pensiamo ad un danno emergenziale che passa come un raffreddore in qualche settimana è un conto. Se invece ci rendiamo conto di fronteggiare una situazione che non passerà prima di qualche mese, allora la stima cambia perchè cambia lo scenario del tempo. Con un conto che rischia di essere molto più salato.

La precisione delle stime e dei dati in nostro possesso è fondamentale per adottare le misure più idonee per sostenere il tessuto produttivo, il reddito delle persone e delle famiglie. Altrimenti si bruciano risorse inutilmente.

Facciamo un esempio. Se uno ha la febbre a 40 e gli si somministra uno sciroppo per la tosse, non solo non si abbassa la febbre, ma si finisce per buttare via anche lo sciroppo. Evaporare risorse pubbliche solo per rispondere alla richiesta di emergenza o alla logica del consenso è pericoloso. Le misure economiche adottate per la "zona rossa" erano più semplici da quantificare ed ammontano a circa 20 milioni di euro. A quanto devono ammontare le risorse stanziate per la "zona gialla"? Qualcuno stima che servano circa 3 miliardi di euro. Ma qui la quantificazione del danno, oltre ad essere fatta dentro uno scenario di tempo (se invece di qualche giorno dovessimo avere a che fare con una contrazione più lunga e più profonda che arriva fino a maggio e che dispiega i suoi effetti negli anni?)  si arricchisce di un'altra variabile: quella geografica. E se la "zona gialla" fosse estesa a tutta l'Italia?

Quando scoppiò la crisi del 2008, il Governo di allora stanziò un fondo di 8 miliardi di euro, con alcune disposizioni strutturali, come la cassa integrazione in deroga. Solo che allora le misure riguardavano essenzialmente le PMI e derivavano da una crisi finanziarie divampata oltre oceano. Oggi la crisi è dell’economia reale e rischia di impattare su tutti i settori produttivi del Paese. Terzo settore incluso. Pur dalla limitata prospettiva territoriale, registriamo che nel 2008 la produzione nel settore della meccanica registrò un calo del -8%. Oggi la prima stima del calo, dovuto alla cancellazione di ordini e dell’interruzione della filiera della fornitura, registra al momento -14%. Per non parlare del turismo (-80%), del commercio, dell'economia della cultura. A cambiare non è solo l'intensità del fenomeno: ad essere cambiata in questi ultimi 10 anni è la struttura della nostra economia, molto più interdipendente dagli scambi internazionali, con un sistema produttivo come quello del Nord-est che ormai dipende quasi esclusivamente dall'export, per debolezza e fragilità strutturale del mercato interno, nazionale ed europeo. Questo spiega perchè sia necessario l'intervento dell'Unione europea, oltre alle misure adottate dal Governo nazionale: sia per rilanciare gli investimenti pubblici e le misure di sostegno alle imprese, fuori dai vincoli di bilancio e dal patto di stabilità, sia per l’adozione di regole comuni per la misurazione ed il contenimento del contagio, allo scopo di evitare pericolosi "dumping sanitari” basati su asimmetrie informative rispetto ai tamponi distribuiti ed ai casi rilevati. 

Ultimo aspetto: la politica sotto stress.

La gestione dell'emergenza coronavirus in Italia sta mettendo a nudo i pregi ed i difetti dei politici italiani nella gestione dello stress. Ci sono caduti in molti: dal Presidente del Consiglio Conte che ha cambiato diverse volte l'approccio comunicativo sull'emergenza coronavirus fino allo scivolone sulla ”falla del sistema sanitario”, per arrivare ad amministratori navigati come Zaia e Fontana che hanno finito per andare fuori rotta, con danni enormi all'immagine ed alla reputazione del nostro Paese nel mondo.

Ha ragione il giornalista Frediano Finucci: ("Cari politici, con o senza virus, per affrontare telecamere e giornalisti ed evitare di fare figuracce è sempre meglio usare una protezione: invece della mascherina, provate col portavoce").


https://www.informazionesenzafiltro.it/la-lezione-di-zaia-e-fontana-una-politica-di-primedonne-manca-un-portavoce/

Al di là dei personalismi, la prima vittima (politica) del coronavirus è stata la fragilità del sistema del federalismo regionale e municipale che ha innescato una gara al rialzo dell'allarmismo, in cui il senso di responsabilità istituzionale è finito ostaggio del "dilemma del prigionerio".

C’è una misura precauzionale che dovremmo adottare tutti. Soprattutto chi ha responsabilità pubbliche: l’equilibrio. Per contenere l'insana voglia di protagonismo che contagia chi ha ruoli pubblici. Per non continuare a sovramediatizzare l‘emergenza. Per rispetto di chi è morto a causa del coronavirus. Per rispetto dei medici e del personale sanitario che continuano ad operare in prima linea nell'adempimento del loro dovere. Per rispetto dei tanti lavoratori precari o a termine che già oggi stanno perdendo il loro posto di lavoro o per gli imprenditori, i lavoratori autonomi ed i professionisti che stanno affrontando una situazione inedita che può portare ad un grave danno economico e sociale 

Non serve che ognuno di noi faccia il proprio TG serale sul coronavirus; serve condividere le risposte del Ministero della Salute e delle autorità competenti. In questi casi, meno persone parlano e meglio è. Altrimenti non facciamo altro che disorientare i cittadini ed alimentare l'allarmismo.

A volte, invece della mascherina, per proteggerci da noi stessi dovremmo usare il nostro senso di responsabilità.

4 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

INSIEME PER IL LAVORO: RISULTATI NEL 2019 E PIANO DI LAVORO 2020

In Italia solo il 3% dei disoccupati riesce a trovare il lavoro grazie ai centri per l’impiego. Un dato impietoso che genera sfiducia negli strumenti di politica attiva per il lavoro da parte degli enti pubblici e che porta le persone disoccupate a rivolgersi principalmente alle agenzie interinali private.

Tuttavia, a Bologna esiste uno strumento unico in Italia, nato nel 2017 dalla volontà della Curia bolognese di impiegare una parte degli utili ereditati della FAAC insieme all’amministrazione comunale di Bologna ed alla città metropolitana per trovare lavoro alle persone fragili che si trovano in una situazione di disoccupazione di lunga durata.

Un progetto che in due anni di attività è diventata una realtà che affronta un fallimento di mercato (un target di persone che non riuscirebbero a trovare lavoro rivolgendosi alle agenzie interinali private), ottenendo risultati straordinari, sia in termini di performance (523 inserimenti lavorativi su 1492 iscritti di cui 900 in target) che in termini di impatto sociale sul territorio.

“Insieme per il lavoro” è la dimostrazione che non c’è bisogno di andare all'estero per vedere come si fa matching aziendale.

Non c’è bisogno di inventarsi la figura dei “navigator” prevista dal reddito di cittadinanza.

Per generare inserimenti lavorativi bisogna partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese.

Questo è quello che fanno quotidianamente gli operatori di “insieme per il lavoro” con la Fondazione San Petronio ed il tavolo tecnico delle imprese del board.
Colloqui personalizzati, profilatura dei curricula, erogazione di pacchetti formativi mirati agli inserimenti lavorativi sulla base delle richieste che provengono dal board delle imprese. Tutto questo è molto altro ancora è ”Insieme per il lavoro”.

Il 29 gennaio a Bologna insieme al Sindaco del Comune di Bologna e della Città metropolitana, Virginio Merola, al Cardinale, Don Matteo Zuppi, alle organizzazioni d’impresa firmatarie ed alle organizzazioni sindacali di Cgil Cisl e Uil abbiamo rendicontato i numeri del 2019 e gli obiettivi del piano di lavoro 2020 di INSIEME PER IL LAVORO.

IN SINTESI

🔴1500 persone iscritte nel progetto.

🔴100 imprese nel board.

🔴Oltre 500 inserimenti lavorativi.

🔴+50% di contratti a tempo indeterminato.

🔴 +50% di inserimenti lavorativi femminili.

🔴Progetti di innovazione sociale e di autoimpiego, grazie ai quali la Commissione europea ha riconosciuto nel 2019 il secondo posto al premio europeo per la responsabilità sociale.

🔴La prima fiera del lavoro in Appennino. 

🔴Oltre 150 nuovi beneficiari del Reddito di cittadinanza attraverso il protocollo di “Inps per tutti”.

Questi sono solo alcuni dei numeri che raccontano le attività del 2019 di un progetto che si rivolge ad un target di persone fragili che si trovano in una situazione di disoccupazione di lunga durata.

Quali obiettivi per il 2020?

Valorizzazione della clausola sociale di premialità prevista nel nuovo protocollo appalti, +25% di aumento degli inserimenti lavorativi, +50% di aumento dei contratti a tempo indeterminato, piena parità di genere negli inserimenti lavorativi, potenziamento dei progetti di autoimpiego ed innovazione sociale, riconoscimento del progetto di Insieme per il lavoro nel nuovo patto regionale sul lavoro, estensione del metodo di placement agli strumenti di politiche attive del comune, promozione della prima fiera del lavoro metropolitana: questi sono alcuni degli obiettivi che abbiamo inserito nel piano di lavoro 2020.

Molto rimane ancora fare, ma questi numeri ci confermano che la strada è quella giusta.

Il ringraziamento per i risultati va a tutti quelli che lavorano quotidianamente nel progetto.

Il nostro pensiero e l’impegno comune sono rivolti a tutte quelle persone in target che ancora non hanno ricevuto una proposta di inserimento lavorativo perché non perdano mai la speranza.

Al link puoi trovare il report e tutti i numeri dei risultati del 2019 ed il Piano di Lavoro 2020 di "Insieme per il Lavoro":

REPORT: Insieme per il lavoro2020

Servizi televisivi:

‪TGR RAI Emilia Romagna (dal minuto 10)

 https://www.rainews.it/tgr/emiliaromagna/notiziari/index.html?/tgr/video/2020/01/ContentItem-2aeaddfd-62ca-4293-8958-0a441e3aca00.html

 

Bologna Today:

https://www.bolognaindiretta.it/insieme-lavoro-raddoppiati-contratti-tempo-indeterminato-video/

 

Risposta al Question Time: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/question-time-chiarimenti-sul-progetto-insieme-per-il-lavoro

 


Rassegna stampa:


Per saperne di più sul progetto vai su: www.insiemeperillavoro.it

29 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

GloBologna: l’Albania sotto le Due Torri

Venerdì 13 dicembre, nella splendida cornice della Cappella Farnese del Comune di Bologna, cullati dalle melodie balcaniche, dai venti del vicino Est e dalle analisi di tanti illustri ospiti, abbiamo concluso la seconda avvincente serie di Globologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Con le amiche e gli amici albanesi, abbiamo scoperto e rinsaldato il profondo legame che unisce le nostre terre e le nostre comunità.

GloBologna è (e continuerà ad essere) interpretazione dello spirito della Città e della Regione che fa della accoglienza, dell'integrazione e dell'educazione alla cittadinanza globale il proprio tratto culturale tipico e distintivo.

Il progetto di Globologna nasce dalla collaborazione con l'associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia-Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette alle istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

In questo ultimo appuntamento di Globologna per il 2019 abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la storica, giovane e dinamica comunità albanese di Bologna.

L'incontro è stato preceduto da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del recente terremoto e tutti gli interventi, compreso il saluto del Sindaco di Tirana Erion Velaj, hanno sottolineato l'importanza della cooperazione tra Bologna, l'Emilia-Romagna e l'Albania per raccogliere la sfida della ricostruzione post-sisma. In particolare, la Regione Emilia-Romagna per bocca dell'Assessore Patrizio Bianchi ha annunciato uno stanziamento importante per la ricostruzione di una scuola per bambini.

L'istituto Gramsci di Bologna ha presentato un progetto europeo che coinvolge, tra gli altri partners, il Comune di Tirana sul tema dell'identità europea ed i muri, mentre le associazioni albanesi presenti nel nostro territorio hanno rendicontato le loro attività per promuovere la conoscenza della cultura albanese e favorire l'integrazione nel nostro territorio.

GloBologna tornerà nel 2020 con nuovi appuntamenti: un'azione coerente con gli impegni previsti nel Global Compact per le migrazioni legali, regolari e sicure (che l'Italia non ha ancora ratificato!) e con le linee guida del progetto europeo di CiakMigrACTION in cui si chiede alle amministrazioni pubbliche di favorire il protagonismo della diaspora e non parlare dei migranti, ma far parlare i migranti attraverso il racconto delle loro storie.

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Sovraindebitamento: la rete dello sportello pubblico si estende al Tribunale

Lo sportello del Comune di Bologna e della Città metropolitana contro il sovraindebitamento si rafforza e si consolida con la firma del protocollo di intesa da parte del Tribunale di Bologna, dopo quello già siglato con l’Ordine dei commercialisti e revisori contabili e l’Ordine degli avvocati.

In un anno sono state 225 le richieste di appuntamento per l'attivazione dello Sportello di Sovraindebitamento, il servizio gratuito di prima accoglienza al cittadino e di accompagnamento all'avvio della procedura di esdebitazione.

Lo sportello contro il sovraindebitamento rientra tra le misure di contrasto alla povertà messe in atto dal Comune e della Città metropolitana, per ridisegnare l’atlante degli invisibili. I soggetti sovraindebitati e non fallibili sono persone invisibili che non riescono a chiudere i conti con i propri debiti e ripartire. Il nostro compito è quello di evitare che situazioni di difficoltà economica possano trasformarsi in drammi sociali.
Uno dei principali ostacoli all’applicazione della norma istitutiva degli OCC (organismi di composizione della crisi) è dovuto alla mancanza di conoscenza di questo istituto presso i potenziali destinatari.
Tra i principali obiettivi previsti dal protocollo istitutivo dello sportello pubblico vi era quello di rimuovere gli ostacoli burocratici ed economici che non rendevano lo strumento normativi accessibile ai potenziali beneficiari. Lo sportello che si trova negli uffici della città metropolitana svolge un ruolo di filtro per poi indirizzare i potenziali beneficiari ai commercialisti ed agli avvocati per procedere ad un percorso di esdebitazione. L’attività di filtro dello sportello pubblica è gratuita; la funzione di filtro garantisce che possano arrivare agli OCC dei commercialisti e degli avvocati solo coloro che effettivamente possono avvalersi dello strumento normativo (soggetti non fallibili, consumatori ed altre ipotesi previste dalla normativa) con una riduzione dei tempi e dei costi del procedimento.
la natura pubblica dello sportello consente inoltre di costruire una rete di protezione che eviti che questi soggetti particolarmente fragili possano finire nelle mani di società di esdebitazione che compiono truffe ed attività di vero e proprio sciacallaggio nei confronti di chi si trova in una situazione di forte difficoltà.
la firma del protocollo con il Tribunale estende la rete pubblica di protezione contro il sovraindebitamento, consolida e rafforza lo strumento che mira ad arrivare all’omologazione dei piani di esdebitazione, in modo da consentire un equilibrato contemperamento degli interessi dei creditori con l’interesse del debitore di chiudere le proprie pendenze e provare a ripartire.

Per maggiori informazioni 👉https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Engine/RAServePG.php/P/2843210010101/0/L/0

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Lo Smartworking non si improvvisa. Come usare lo smartworking al tempo del coronavirus

Lo #smartworking non si improvvisa.
Non basta lavorare da casa in remoto per essere in smart-working. 

In italia solo il 2% dei lavoratori opera in modalità smartworking, a fronte di una media europea di circa il 10%.
A Bologna esiste il tavolo #SmartBo che riunisce il Comune di Bologna e oltre 30 organizzazioni di diversa natura che rappresentano oltre 60.000 lavoratori, di cui circa il 5% ha già sperimentato lo smartworking.

Il tavolo #SmartBo è istituito in collaborazione con il Ministero delle Pari opportunità; si riunisce periodicamente con le parti firmatarie del Protocollo per promuovere la cultura del lavoro agile nell’organizzazione delle aziende e nella pubblica amministrazione.

La scorsa settimana c’è stata una riunione straordinaria del tavolo SmartBo per fare, da un lato, una ricognizione dell’utilizzo dello smartworking durante l’emergenza del coronavirus (Covid-19) e, dall’altro, supportare le imprese che vogliono ricorrere allo smartworking, beneficiando delle esperienze e delle buone pratiche già sperimentate dalle realtà che partecipano al tavolo.


Abbiamo registrato un aumento significativo del ricorso allo smartworking per fronteggiare l’emergenza di questi ultimi giorni.

Ben venga che, pur in questo frangente così delicato, si parli finalmente in Italia di lavoro agile: l’importante è che non sia un discorso di moda e che non si ingenerino false aspettative.

E’ assolutamente necessario potenziare questa modalita' lavorativa con interventi strutturali e mirati, volti ad incentivarne e regolarne l'utilizzo, in accordo con le organizzazioni sindacali, al di là dell’emergenza del momento.

Lo smartworking può essere UNA soluzione, ma non può essere LA soluzione o la panacea di tutti i mali.

In primo luogo, perché non tutti i lavori possono essere fatti in smartworking. In questa fase si puo' prevedere soprattutto per i lavori di back-office, ma ci sono lavori di front-office, nella filiera della produzione, nel retail che e' evidente hanno bisogno della presenza fisica.

In secondo luogo, perché al di là della modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, lo smartworking presuppone un cambiamento culturale che porta ad adottare soluzioni innovative nell’organizzazione aziendale, nel modello gestionale, nella formazione, nella valutazione delle performance.

Tutti fattori culturali che non sono riconducibili alla sola innovazione tecnologica.
Il lavoro agile necessita di un approccio serio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali.

Per questo è opportuno distinguere tra “Smartworking ordinario” e “Smartworking straordinario” e fare chiarezza sulla procedure minime per attivare lo smartworking in fase di emergenza​, come da ultimo DPCM del 25 febbraio.

Lo smartworking è uno strumento che va utilizzato con serietà e competenza.

Chi vuole avvalersi dell’esperienza e delle buone pratiche sullo smartworking nella propria organizzazione aziendale o nella pubblica amministrazione può aderire al tavolo #SmartBo, inviando una mail a smartbo@comune.bologna.it​ e sottoscrivere il protocollo d'intesa per promuovere la cultura del lavoro agile nel nostro Paese.

29 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Nuovo Codice degli Appalti del Comune di Bologna, un modello di riferimento nazionale.

Nel settimanale L'Espresso di domenica 26 gennaio, potete trovare un interessante approfondimento sul tema degli #appalti da parte della giornalista Gloria Riva.

Gli appalti pubblici in Italia coprono circa 139 miliardi di euro e possono costituire una leva fondamentale per l’economia e l’occupazione.

Il decreto “sblocca cantieri” ha un vizio di fondo: quello di immaginare che si possano mettere sullo stesso piano criteri come l’offerta economicamente più vantaggiosa ed il minor prezzo.

Equiparazione pericolosa in un Paese dove operano organizzazioni criminali con grandi disponibilità economiche e finanziarie che possono degradare il “minor prezzo” nel “massimo ribasso”. Operazione culturalmente sbagliata in un Paese dove la competizione non viene fatta sull’innovazione, ma sul costo del lavoro e sulla (in)sicurezza del lavoro lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti.

Ma chi l’ha detto che in Italia bisogna per forza scegliere tra “il fare in fretta” ed il “fare per bene”? Non si possono fare le cose velocemente e per bene?!
Il problema in Italia si chiama mafia. Non antimafia. Si chiama corruzione. Non anticorruzione. La sburocratizzazione deve riguardare i filtri inutili, non i controlli necessari.

Il Comune può essere un driver di innovazione economica e sociale attraverso gli appalti pubblici. E’ uno dei punti dell’intesa che il Comune di Bologna ha siglato con il Forum Disuguaglianze Diversità coordinato da Fabrizio Barca.

Fa piacere sapere che tra i modelli virtuosi in Italia ci sia il #NuovoProtocolloAppalti del Comune di Bologna, siglato con le organizzazioni sindacali di Cgil-Cisl-Uil e le associazioni delle categoria produttive (Alleanza delle cooperative, Ance, CNA, Confindustria).

A noi il compito di farlo rispettare e metterlo in pratica. Alla politica italiana il compito di estendere questo modello in altri territori. Al Governo ed al Parlamento il compito di coglierne gli elementi di novità per modificare la normativa sugli appalti affinché la sicurezza e la qualità del lavoro diventino presupposti per avere servizi di qualità per i cittadini.

Qui c’è una delle regole auree di questo territorio: le cose si fanno insieme. 
Per andare veloci. Per andare lontano.

 

 

26 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 Luglio 2015

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

La magia del CIMENA per portare un sorriso a chi soffre

Ci sono poche cose nella vita che mi emozionano come il cinema

La magia del cinema è un’esperienza totalizzante che va oltre ciò che vediamo proiettato sullo schermo.

Come la tragedia greca, il cinema d’autore ha la capacità di trasportare lo spettatore dentro la scena. Come se ogni film parlasse proprio di noi. Come se raccontasse le nostre storie. Come se riuscisse a dare forma alle nostre emozioni .  

Il cinema può ispirare, farci sognare, piangere, sorridere, emozionare. 

Per questo, quando ho letto la storia di CIMENA sono rimasto incuriosito.

Cos’è CIMENA?
Provo a spiegarvelo così.

Chiudete gli occhi.

Ora immaginate di portare la magia del cinema a chi non può uscire. Non sei tu che vai al cinema. É il cinema che viene da te.

Immaginate di regalare, attraverso l’esperienza cinematografica, qualche ora di spensieratezza a chi soffre in una corsia d’ospedale o nella stanza di una casa di cura, lottando per la propria vita. A chi è costretto a non poter uscire per mille motivi.
Immaginate di portare il cinema in casa di qualcuno che non può andare al cinema.

Questo è CIMENA.

Non si tratta di un’esperienza di entertainment o di home theater ad alta definizione per restituire le sensazioni della sala cinematografica.

Si tratta piuttosto di un’esperienza di innovazione sociale per condividere, insieme ad altri, l’emozione di guardare un film come se fossimo al cinema.

Regalare qualche ora di divertimento per far nascere un sorriso dentro una lacrima.

Questo è CIMENA.

Il mio impegno è aiutare a portare l’esperienza di CIMENA nel mondo associativo del terzo settore, tra le corsie degli ospedali pediatrici, tra le esperienza di social-housing, tra le persone che si sentono sole.

Connettere reti e persone perché il CIMENA possa arrivare nei luoghi più impensabili.

Ogni luogo può essere adattato all’esperienza cinematografica. A tutto pensano i volontari e gli ideatori di CIMENA.

Le tendine di velluto per aprire il sipario della sala.

Il profumo dei pop-corn caldi.

Le luci della sala che si abbassano. 

Tre, due, uno...

ANDIAMO AL CIMENA!

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Ken Loach alla Cineteca di Bologna

Il 17 dicembre insieme al collega Matteo Lepore, grazie al direttore della Cineteca, Gian Luca Farinelli, abbiamo assistito alla proiezione dell’ultimo film di Ken Loach, “Sorry we missed you”. In sala, tra il pubblico,  c'era anche il noto regista.

Il film racconta una storia senza sconti sullo sfruttamento nel mondo del lavoro.

Imprigionato dai debiti, imprigionato dalla responsabilità nei confronti della famiglia, l’unico modo che il protagonista conosce per uscirne è...lavorare. Salvo rimanere imprigionato nel suo lavoro.

Siamo felici che Ken Loach abbia scelto di presentare il film proprio a Bologna, dialogando con diverse realtà del mondo del lavoro presenti in sala, da Riders Union Bologna, alla RSU della Samp, ad una rappresentanza di Felsinea. 

A Bologna abbiamo lavorato negli ultimi anni sui temi presenti nel film: lo sportello contro il sovraindebitamento, la Carta di Bologna sulla Gig economy, Insieme per il Lavoro sono tutti strumenti di contrasto alla precarietà, vecchie e nuove, nel mondo del lavoro.

Non fermiamoci ai numeri ed alle statistiche.

Nemmeno a Bologna dove sono i migliori in Italia in termini di occupazione. Andiamo a vedere dentro le storie delle persone perché si è rotto il paradigma culturale per cui avere un lavoro sia di per sé sufficiente per vivere una vita libera e dignitosa

La storia del protagonista del film ce lo ricorda, senza indulgenze.

E come ha ricordato lo stesso Ken Loach “Non piangiamoci addosso. Organizziamoci!”

 

17 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 Settembre 2018

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

INPS X Tutti. Insieme contro la povertà. Il reddito di cittadinanza verso gli “invisibili”

Il progetto “INPS per tutti” è stato presentato lunedì 14 ottobre a Roma con un videomessaggio di saluto del Premier Giuseppe Conte e la presenza del presidente INPS, Pasquale Tridico, della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dei Sindaci ed amministratori delle città di Roma, Milano, Bologna, Bari, Torino, Napoli e Palermo.
“INPS per tutti” ha lo scopo di rimuovere gli ostacoli che non consentono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali di chi ne avrebbe diritto e più bisogno. 
Non possiamo aspettare che chi è povero possa bussare alle nostre porte. Siamo noi che dobbiamo andare verso di loro. 
A volte gli strumenti di garanzia del reddito non riescono ad arrivare ai destinatari per mancanza di informazioni e per l’assenza di una rete strutturata e capillare, diffusa nel territorio, capace di rappresentare quelle istanze dentro il quadro dei diritti stabiliti dall’ordinamento giuridico. “INPS per tutti” serve a stringere un patto di collaborazione tra l’INPS ed i Comuni per garantire l’effettività delle misure di sostegno al reddito e far sì che tali strumenti possano arrivare a chi fino ad oggi ne è stato escluso. Si stima che solo nelle realtà urbane esistano almeno 50.000 persone che potrebbero beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, l’assegno familiare, l’assegno di maternità, il bonus bebè, il premio nascita, il bonus asilo nido, la Naspi, l’assegno sociale e l'invalidità civile. 

Il progetto “Inps per tutti” a Bologna si declina con alcune originalità che segnalano le specificità tipiche del territorio.A Bologna esiste un quadro territoriale molto radicato, grazie ai servizi sociali del Comune, all’ASP ed alla rete di associazioni in difesa dei senza dimora, come Avvocati di Strada, Antoniano, il Grande Colibrì, la Caritas,  Cucine popolari e molte altre ancora. Il protocollo di Intesa firmato a Bologna con la direzione regionale dell’INPS consente al Comune ed alla Città metropolitana di scambiare flussi di dati con Inps per costruire insieme una risposta di prossimità per gli “invisibili” e favorire la loro inclusione sociale. 

Inoltre, Bologna è la prima Città in Italia ad aver voluto inserire, dentro il progetto “INPS per tutti”, strumenti di politica attiva per il lavoro come “Insieme per il Lavoro”, un progetto nato dall’intesa tra la Curia di Bologna, il Comune, la Città metropolitana, le organizzazioni sindacali e più di 100 imprese del territorio. L’idea è quella di partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese per fare matching ed accompagnare all’inserimento lavorativo persone in condizioni di fragilità. Ad oggi ci sono più di 350 inserimenti lavorativi realizzati. L’ambizione è quella di sviluppare sinergie dentro “Inps per tutti” con questo strumento di politica attiva per il lavoro allo scopo di trasformare strumenti di sostegno al reddito in incentivi per l’assunzione o l’autoimpiego, nella consapevolezza comune che solo il reddito da lavoro può favorire l’integrazione sociale e consentire alle persone di vivere una vita libera e dignitosa.



14 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Una nuova coscienza europea, a partire dalle città.

https://www.makingeuropeagain.eu/una-nuova-coscienza-europea-a-partire-dalle-citta-intervista-a-marco-lombardo/

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
© Copyright Redattore Sociale

ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 Settembre 2018

di Marco Lombardo

Aeroporto di Bologna. Firmato l’accordo sugli Handlers

Dopo la firma nel 2018 del protocollo di sito con Aeroporto Marconi di Bologna, il Comune di Bologna, la Città metropolitana di Bologna e le organizzazioni sindacali,  il 16 dicembre 2019 è stato firmato il Protocollo sugli  handlers .

Con questo accordo viene data operatività alla clausola sociale: ogni volta che ci saranno cambi di appalto nella gestione dei servizi di handling, i lavoratori dovranno essere tutelati con il mantenimento dei loro diritti e delle loro condizioni economiche e normative

Il nuovo accordo è stato firmato dal Direttore Sviluppo persone e organizzazione del Marconi, dai rappresentanti dei sindacati Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo e dalle societa' di assistenza a terra (su concessione di Enac) Gh Bologna, Aviation services a Aviapartner. 

Questa firma, arrivata dopo una trattativa lunga e complessa, mira a valorizzare la regolarità e la qualità del lavoro nel sito aeroportuale, evitando una concorrenza al ribasso, sul costo del lavoro, in coerenza con i principi sanciti nel protocollo appalti. 

La qualità del lavoro è il presupposto per avere servizi di qualità per i passeggeri.

Secondo le stime dell'Airports Council International Europe su dati 2018, l'aeroporto di Bologna da' lavoro complessivamente a oltre 19.000 persone, tra lavoratori diretti, indiretti e indotto, producendo nel territorio un PIL da quasi un miliardo di euro l'anno.

 

 

16 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Joyeux anniversaire Alliance Française Bologna

Il 5 ottobre del 1989 il Presidente della Repubblica Francese, François Mitterand, in visita ufficiale a Bologna per il Bicentenario della Rivoluzione Francese e nell'ambito delle celebrazioni per il IX centenario dell'Università di Bologna, ricevette nell'Aula Magna di Santa Lucia la laurea honoris causa in Giurisprudenza dalle mani del rettore Fabio Alberto Roversi Monaco. In quell'occasione, accompagnato dal sindaco Renzo Imbeni, inaugurò la nuova sede dell'Alliance Française in Via De’ Marchi, 4.

A distanza di 30 anni, l' Alliance française continua nella sua attività di promozione della lingua e cultura francese e dei paesi francofoni, proponendosi come un luogo di dibattito e condivisione e facilitando lo scambio interculturale.


Il 10 ottobre c'eravamo anche noi: sono intervenuto alla cerimonia di festeggiamento, confermando la relazione di amicizia e collaborazione tra Comune di Bologna Rete Civica Iperbole e la storica associazione.

Nel mio intervento ho ricordato quanto sia importante ristabilire l’amicizia tra la Francia e l’Italia per il rilancio del processo di integrazione europea.

L’ultimo anno è stato molto difficile per la relazione diplomatica tra l’Italia e la Francia, culminato con il ritiro dell’ambasciatore francese. Un evento, a volte dimenticato, che ha segnato il momento peggiore delle relazioni politiche e diplomatiche tra i nostri Paesi dal 1940 sino ad oggi. Ciò nonostante il rapporto di amicizia tra i nostri popoli e tra la nostra città e la Francia è sempre stato solido, come dimostrano le iniziative culturali e quelle che riguardano il rapporto di gemellaggio tra il Comune di Bologna ed il Comune di Tolosa. Il nostro impegno sarà sempre quello di valorizzare le comuni radici culturali e valoriali e, anche attraverso il prezioso supporto dell’AF, ci impegneremo ad invitare a Bologna l’ambasciatore francese all’interno della prossima edizione di incontri sulla cittadinanza europea “L’Europa viene da te”.

Buon compleanno AF! 🇫🇷🇫🇷



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 Luglio 2018

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

INPS X Tutti. Insieme contro la povertà. Il reddito di cittadinanza verso gli “invisibili”

Il progetto “INPS per tutti” è stato presentato lunedì 14 ottobre a Roma con un videomessaggio di saluto del Premier Giuseppe Conte e la presenza del presidente INPS, Pasquale Tridico, della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dei Sindaci ed amministratori delle città di Roma, Milano, Bologna, Bari, Torino, Napoli e Palermo.
“INPS per tutti” ha lo scopo di rimuovere gli ostacoli che non consentono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali di chi ne avrebbe diritto e più bisogno. 
Non possiamo aspettare che chi è povero possa bussare alle nostre porte. Siamo noi che dobbiamo andare verso di loro. 
A volte gli strumenti di garanzia del reddito non riescono ad arrivare ai destinatari per mancanza di informazioni e per l’assenza di una rete strutturata e capillare, diffusa nel territorio, capace di rappresentare quelle istanze dentro il quadro dei diritti stabiliti dall’ordinamento giuridico. “INPS per tutti” serve a stringere un patto di collaborazione tra l’INPS ed i Comuni per garantire l’effettività delle misure di sostegno al reddito e far sì che tali strumenti possano arrivare a chi fino ad oggi ne è stato escluso. Si stima che solo nelle realtà urbane esistano almeno 50.000 persone che potrebbero beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, l’assegno familiare, l’assegno di maternità, il bonus bebè, il premio nascita, il bonus asilo nido, la Naspi, l’assegno sociale e l'invalidità civile. 

Il progetto “Inps per tutti” a Bologna si declina con alcune originalità che segnalano le specificità tipiche del territorio.A Bologna esiste un quadro territoriale molto radicato, grazie ai servizi sociali del Comune, all’ASP ed alla rete di associazioni in difesa dei senza dimora, come Avvocati di Strada, Antoniano, il Grande Colibrì, la Caritas,  Cucine popolari e molte altre ancora. Il protocollo di Intesa firmato a Bologna con la direzione regionale dell’INPS consente al Comune ed alla Città metropolitana di scambiare flussi di dati con Inps per costruire insieme una risposta di prossimità per gli “invisibili” e favorire la loro inclusione sociale. 

Inoltre, Bologna è la prima Città in Italia ad aver voluto inserire, dentro il progetto “INPS per tutti”, strumenti di politica attiva per il lavoro come “Insieme per il Lavoro”, un progetto nato dall’intesa tra la Curia di Bologna, il Comune, la Città metropolitana, le organizzazioni sindacali e più di 100 imprese del territorio. L’idea è quella di partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese per fare matching ed accompagnare all’inserimento lavorativo persone in condizioni di fragilità. Ad oggi ci sono più di 350 inserimenti lavorativi realizzati. L’ambizione è quella di sviluppare sinergie dentro “Inps per tutti” con questo strumento di politica attiva per il lavoro allo scopo di trasformare strumenti di sostegno al reddito in incentivi per l’assunzione o l’autoimpiego, nella consapevolezza comune che solo il reddito da lavoro può favorire l’integrazione sociale e consentire alle persone di vivere una vita libera e dignitosa.



14 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Nuove deleghe: immigrazione e accessibilità

Ringrazio il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, per la rinnovata fiducia, per aver confermato le mie deleghe (lavoro, attività produttive, Europa e relazioni internazionali, ONG, cooperazione internazionale, associazionismo e terzo settore) ed averne aggiunte due delicate ed importanti come l’Immigrazione e l’Accessibilità.

Proverò a portarle avanti con umiltà, serietà e spirito di servizio, come ho sempre cercato di fare.

Per il momento, mi limito a fare due brevi considerazioni politiche.

  1. Slegare il tema dell’immigrazione dal welfare o dal dibattito sulla sicurezza per inserirle nel contesto del lavoro, dell’economia e della cooperazione internazionale, credo sia una scelta politica importante, in linea con l’obiettivo di superare l’attuale impostazione dei decreti Salvini ed il cattivo legame tra lavoro e immigrazione così come previsto dalla legge Bossi-Fini per favorire l’immigrazione legale, regolare e sicura, come scritto nel Global Compact sull’immigrazione che l’Italia ha negoziato, ma non ha ratificato.
  1. Riconoscere una delega politica ad hoc sul tema dell’accessibilità ha un valore strategico rispetto all’idea di realizzare il Piano di inclusione universale (PIUBO), in stretta collaborazione con il disability manager, con il mondo dell’associazionismo e del terzo settore, ed in coordinamento con le deleghe di tutti gli altri miei (vecchi e nuovi) colleghi di Giunta affinché il tema dell’accessibilità diventi un principio integrato in tutte le politiche urbane.

Cercherò di fare del mio meglio per riuscire a dimostrare che sono state scelte giuste.

E ora, come sempre, al lavoro!

17 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 Luglio 2018

di Marco Lombardo

1919-2019: i 100 anni della Bredamenarini.

Il 13 dicembre sono intervenuto in occasione del centenario della Bredamenarini (oggi Industria Italiana Autobus). 

1919-2019: non una festa celebrativa dei 100 anni, ma un momento caratterizzato dalla sobrietà per ricordarci i momenti di difficoltà che ha attraversato l’azienda negli ultimi anni e di come, passo dopo passo, si stia provando tutti Insieme a superare la fase emergenziale

Erano diversi anni che non si faceva un’iniziativa del genere in fabbrica. 

Negli ultimi anni con l’assessore regionale Palma Costi abbiamo fatto più riunioni al MISE che non in fabbrica.

Solo un anno fa eravamo insieme in piazza ad ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori ed i continui ritardi nelle commesse e nei pagamenti. 

Oggi grazie anche al nuovo management aziendale ed al lavoro dell’ing. De Filippis stiamo andando verso la direzione giusta per riportare progressivamente la produzione in Italia e puntare nello stabilimento di Bologna alla creazione di un polo ecologico del trasporto pubblico locale. 


Continueremo a tenere alta l’attenzione delle istituzioni pubbliche, tra Comune di Bologna, Città Metropolitana e Regione Emilia-Romagna, come conferma ieri anche la presenza all’evento dell’assessore Raffaele Donini,  per avere certezze sulla governance societaria e sulla filiera produttiva per costruire un futuro dell’azienda all’altezza della sua storia e della sua tradizione.

Un grande augurio di buon Natale ai lavoratori, alle lavoratrici ed alle loro famiglie con l’auspicio che si possa guardare con un po’ più serenità alle prospettive degli anni futuri di Bredamenarini - Industria Italiana Autobus.

 

 

 

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Sulla vicenda “Mercatone Uno”

La situazione del fallimento della Shernon Holding (ex Mercatone Uno) coinvolge 443 lavoratori dell'Emilia-Romagna di cui 200 nell'area metropolitana di Bologna e si articola in 55 punti vendita, tra cui la sede logistica di San Giorgio di Piano e la sede amministrativa di Imola.

Allargando il tema anche ai 500 fornitori che risultano direttamente coinvolti dal fallimento, la situazione economica di Mercatone Uno rischia di riguarda oltre 10.000 persone. Senza contare che il tema tocca gli interessi dei creditori e dei consumatori finali che hanno pagato per mobili di arredamento che non vedranno mai nelle loro case.

Al di là della barbaria con cui è stata comunicata la chiusura dell'attività ai lavoratori attraverso i social network. Al di là dello stucchevole balletto di responsabilità della politica. Al di là delle polemiche strumentali. Cosa si può e si deve fare oggi per i lavoratori, i fornitori, i creditori, i consumatori finali?

Quali sono le priorità e le urgenze da perseguire?

Certamente un tema centrale è quello di riuscire a mettere in campo, ed è quello che ho fatto sin dal primo istante di questa vicenda insieme all’amministrazione comunale, tutte le azioni possibili che possano cercare di rendere meno pesanti e onerose le conseguenze per chi in questa vicenda rappresenta la parte più debole e fragile della vicenda: le lavoratrici ed i lavoratori.

Proprio per tale motivo come amministrazione comunale, ci siamo impegnati a tracciare una road-maps per identificare la azioni che i soggetti preposti a tale vicenda, primi fra tutti i Commissari avrebbero dovuto compiere antecedentemente. E' stato fondamentale presupposto per garantire la continuità, quella di avere la retrocessione del compendio aziendale che consentisse un esercizio provvisorio dell'attività e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma per fare questo era decisiva la presentazione di un'istanza agli organi competenti per tale fattispecie. E allora perché un Ministro del Lavoro, come Di Maio, è potuto andare i giorni successivi alla chiusura sui media, chiedendo celerità al Tribunale di Bologna, senza che fosse stata fatta istanza? E perché nessuno dall’altra parte è riuscito a controbattere, inchiodandolo alle sue responsabilità di governo? E’ questo il nostro dovere: tutelare le parti più deboli e difendere la verità.

Il Tribunale fallimentare di Bologna non aveva il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione, come più volte e impropriamente richiesto dal Governo nazionale. Bisogna fare chiarezza e ribadire che tale istanza doveva essere fatta dai commissari straordinari e doveva prioritariamente essere messa in campo già nelle primissime ore di tale vicenda, per riuscire ad attivare tutta una serie di tutele a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Dopo avere richiesto ai soggetti competenti di compiere le azioni necessarie a sbloccare la fase di stallo nella quale avevano fatto precipitare la situazione, siamo giunti come amministrazione comunale a raccogliere dei primi - significativi, ma non ancora sufficienti - risultati per i lavoratori della Mercatone Uno. In particolare, il 15 giugno, in un incontro con l'attuale presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, il tema affrontato e concordato è stato quello dello sblocco del TFR per i lavoratori della Mercatone Uno, attraverso una circolare con un’interpretazione estensiva che riuscisse a dare loro ossigeno in questa fase critica.

Un secondo passaggio importante è stata l’attivazione di un Fondo di crisi, da parte della Regione Emilia-Romagna, per alleviare le difficoltà dei lavoratori rispetto alla morosità incolpevole, nel caso di mutui ed affitti da pagare, in attesa che vengano erogati gli ammortizzatori sociali per la tutela ed il sostegno del reddito dei lavoratori.

Con la nomina dei nuovi commissari straordinari si apre ora una nuova fase per la salvaguardia del patrimonio produttivo e sulle prospettive occupazionali dei lavoratori.

C’è ancora molto da fare, per restituire dignità e prospettiva ai lavoratori della Mercatone Uno: ma loro, come tutti i soggetti coinvolti nei tavoli di crisi aziendali della nostra città, sanno di poter contare sull’impegno costante dell’amministrazione comunale. Il compito e la responsabilità di chi si occupa di lavoro, tanto nelle amministrazioni locali quanto nei livelli di governo nazionale, non è farsi selfie con i lavoratori elargendo vaghe promesse e vuoti proclami. Il nostro compito è quello di monitorare continuamente i tavoli di crisi, evitando che i rischi vengano scaricati sempre sulla parte più debole. Certamente non si guadagna in popolarità, lavorando nell’ombra. Ma si guadagna in credibilità ed in fiducia verso le istituzioni.

Video link con risposta al Question Time, chiarimenti sulla situazione dei lavoratori del Mercatone Uno - Comune di Bologna - Ufficio Stampa

https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

"Grazie Presidente. Ringrazio molto la consigliera Montera per aver posto questa questione che è stata oggetto di ampie discussioni anche nei media nazionali per il clamore della vicenda e soprattutto per le modalità barbare con le quali i lavoratori, i fornitori e i clienti hanno avuto notizia del fallimento. Mi soffermerò brevemente sul tema delle responsabilità che è stato appena accennato, giustamente, dalla consigliera, perché la nostra priorità è quella di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori innanzitutto del territorio bolognese e dei fornitori perché come prima veniva ricordato, 500 fornitori coinvolti significano 10.000 lavoratori dell'indotto. Sul tema della responsabilità sapete che già in altre occasioni in quest'aula ho detto che bisogna essere equilibrati nel riconoscere che ci sono state responsabilità a più livelli. Il Mercatone Uno è entrato in fallimento, in amministrazione straordinaria, dal 2014 e il precedente Governo aveva fatto tre aste, attraverso i commissari precedenti. Tre aste erano andate deserte. A maggio 2018 prima della chiusura definitiva si era presentata come acquirente la holding Shernon, che al suo interno aveva tra l'altro diversi soggetti, ed era stata firmata la vendita, che poi è stata perfezionata dalla firma del ministro del Governo successivo, ma la situazione in qualche modo era di responsabilità del Governo precedente, con due condizioni: da un lato, una iniezione di liquidità e, dall'altro, una clausola di riserva della proprietà in caso di mancato investimento, proprio perché evidentemente già al tempo si aveva qualche dubbio sulla solidità del gruppo.

Cos'è successo in un anno? In un anno, 12 mesi, è successo che la società ha assunto 90 milioni di debiti. Significa più di 6 milioni di euro di debito al mese. Allora, è evidente che, se da una parte c'è stata quella che avremmo definito una "culpa in eligendo", dall'altra parte c'è stata sicuramente una "culpa in vigilando". Perché in 12 mesi, a fronte di una perdita economica così rilevante, avendo la possibilità i commissari di vedere la situazione di cassa dell'azienda, non si capisce come non sia stato fatto valere l'inadempimento! Come mai non sia stata utilizzata la clausola di riserva della proprietà! Come mai non si sia utilizzato il tempo per cercare evidentemente nuovi compratori, perché la decisione del Tribunale di Milano a quel punto era diventata inevitabile!

Ciò premesso, vi invito a riflettere su questo punto. La questione della responsabilità politica di questo Governo e del Governo precedente in quale modo cambia adesso la situazione dei lavoratori? Nessuno.

Ecco perché la nostra preoccupazione deve avere a mio avviso presente tre aspetti: la prima cosa è la garanzia della continuità del reddito. Perché in questo momento questi lavoratori non solo non hanno un reddito, ma non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. Non hanno neanche la cassa integrazione. Seconda cosa: chiedere l'esercizio provvisorio e quindi avere una retrocessione della decisione all'amministrazione straordinaria che è presupposto per poter chiedere anche l'applicazione degli ammortizzatori sociali ed è presupposto per cercare di vedere se esistono nuovi acquirenti. Perché dalla chiusura delle serrande quest'azienda rischia di non riprendersi più! Ogni giorno che quelle serrande sono chiuse, l'azienda perde credibilità; perde valore il marchio e diventa più difficile trovare nuovi fornitori e nuovi acquirenti. C'è stato un tavolo regionale al quale ho partecipato, promosso dall'assessora regionale alle attività produttive Palma Costi, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli amministratori, sindaci e assessori, dei 55 punti vendita che esistono nel nostro territorio dell'Emilia-Romagna, nei quali lavorano più di 400 lavoratori di cui 200 solo nel nostro territorio, con punti vendita ma anche con punti di logistica come quello di San Giorgio di Piano, o punti amministrativi come quello di Imola. Ora, io credo che sia fondamentale, è un presupposto per garantire la continuità, garantire innanzitutto il tema del reddito ma anche una possibilità di riapertura dei punti vendita, quella di avere la retrocessione dell'amministrazione straordinaria che consente un esercizio provvisorio dell'attività. Ma per fare questo è fondamentale che si faccia un'istanza. Il Tribunale fallimentare di Bologna non ha il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione. E allora questa istanza chi la deve fare? La devono fare i commissari straordinari individuati dal Mise e a loro chiedo: è stata fatta questa istanza al Tribunale di Bologna o no? Perché se non è stata fatta non ha alcun senso che il Ministro del Lavoro chieda l'intervento del Tribunale con celerità. La domanda è stata posta dal curatore fallimentare individuato dal Tribunale di Milano? Con l'autorizzazione del giudice delegato del Tribunale fallimentare perché la decisione è stata fatta dal Tribunale fallimentare di Milano? Queste istanze sono state poste oppure no? Se non abbiamo una consapevolezza di questo, è inutile chiedere un'accelerazione al Tribunale di Bologna. E ci dobbiamo rendere conto che questa è una cosa da fare immediatamente, perché se non si retrocede all'amministrazione straordinaria, tutto quello di cui parliamo è un presupposto che non potrà mai verificarsi. E allora che cosa rimane che può fare un'amministrazione locale, un tavolo come quello regionale? Quello che può fare è innanzitutto ascoltare i lavoratori, ed è per questo che lunedì ci troveremo alla Camera del Lavoro con dei parlamentari del territorio, che ringrazio, e con chiunque voglia ascoltare i lavoratori e le organizzazioni sindacali su questa vicenda. Perché quello che si deve fare in questo momento è ascoltare i lavoratori. La seconda cosa da fare, e la Regione lo sta facendo, è mettere sul piatto il tema della formazione perché evidentemente se non si risolve quel tema avremo un problema di qualificazione e di occupazione per questi lavoratori."


https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

14 Giugno 2019

di Marco Lombardo

M’illumino d’Erasmus

M’Illumino d’Erasmus Lunedì 8 maggio 2017, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno di adesione all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus”, proposto dal consigliere Marco Lombardo, delegato dal Sindaco per le politiche e i progetti europei. L’iniziativa, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Anci, Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, prevede l’illuminazione di un monumento simbolo della città nel giorno della Festa dell’Europa, che ricorre domani, martedì 9 maggio: dalle 20 alle 22 a Bologna il Palazzo del Podestà si illuminerà di blu e giallo. Inoltre da domani entrano nel vivo le iniziative del mese per l’Europa a Bologna che prevedono presentazioni di libri, workshop tematici, webinar e la maratona #Erasmus30 del 22 maggio per celebrare il 30° compleanno del programma Erasmus. Il calendario è disponibile a questo link. Di seguito il testo dell’ordine del giorno adottato, in allegato il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che la città di Bologna ha la vocazione europea nelle radici storiche e nella propria storia istituzionale, come conferma, tra gli altri motivi, il fatto che due Sindaci del nostro Comune abbiano ricoperto la carica di Vice Presidente del Parlamento Europeo; Considerato che le realtà urbane costituiscono oggi il luogo dove vivono oltre il 70% dei cittadini europei; Considerato che il rilancio del processo d’integrazione europea deve partire dalle città per costruire un’unione di popoli e cittadini e non di soli Stati, come sancito dal Patto di Amsterdam sulla creazione di un’agenda urbana europea; Considerato che il 9 maggio è la Festa dell’Europa, in ricordo della dichiarazione di R. Schuman; Invita il Consiglio e la Giunta ad aderire all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus” promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’ANCI, l’Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, ad illuminare un monumento simbolo della città di Bologna, nel giorno della Festa dell’Europa, martedì 9 maggio 2017. F.to: M. Lombardo, N. De Filippo, C. Mazzanti, L. Bittini, R. Fattori, F. Errani, M. Ferri, R. Li Calzi, F. Mazzoni, P. Licciardello, S. Lembi, A. Frascaroli, G. M. De Biase, G. Venturi, I. Angiuli.

8 Maggio 2017

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

“Sicuri si diventa”: i videogiochi possono promuovere la sicurezza sul luogo di lavoro?

Venerdì 7 febbraio ho partecipato al convegno "I mondi nuovi della conoscenza e della comunicazione: il game".

E’ stata l’occasione per presentare il serious game sviluppato da Indici Opponibili per il progetto "Sicuri si diventa" (Finanziato da Inail per il bando BRIC 2016 id48 ed ideato dal Dipartimento di Scienze Politche e Sociali dell' Alma Mater Studiorum - Università di Bologna in collaborazione con Asl Viterbo, ASUR Marche - Azienda Sanitaria Unica Regionale e Azienda USL di Modena).

Una lodevole iniziativa volta a sensibilizzare i giovani studenti sul tema della sicurezza sul lavoro.

https://m.youtube.com/watch?v=w0DTDmEu2K0&feature=youtu.be

Il videogame (e più in particolare, i serious game) possono essere uno strumento molto utile per approfondire un tema complesso come la sicurezza sul luogo del lavoro e la conoscenza della pertinente normativa. 

Sarebbe molto utile ora che il videogioco potesse essere fatto circolare nelle scuole, magari preceduto da momenti di riflessione ed approfondimento sulla (in)sicurezza nel mondo del lavoro, per non consegnare alle nuove generazioni, da un lato, l’idea che la prestazione di lavoro possa essere assimilata ad un videogioco e, dall’altro, la rassegnazione rispetto all’idea che debba essere normale rischiare la vita mentre a i lavora.

Tutte le informazioni sul progetto e il download del gioco : https://site.unibo.it/sicuri-si-diventa/it

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Occupabilità femminile: Oltre l’occupazione.

Molti datori di lavoro pensano che la maternità possa rappresentare un problema di produttività. 

Io penso che non sia così. 

Del resto i numeri del nostro territorio ci raccontano un'altra storia: più è alto il tasso di occupazione femminile, più è alto di tasso di produttività. 

Semmai, le politiche attive per garantire la sicurezza del posto di lavoro per le giovani donne, il welfare aziendale nelle contrattazioni integrative di secondo livello, lo smart-working, il sistema educativo sono leve fondamentali per creare e sostenere una famiglia.

Di occupazione (rectius: occupabilità) femminile abbiamo discusso il 12 dicembre alla presentazione della ricerca, frutto di un’indagine nell’area metropolitana, promossa dalle Acli Provinciali di Bologna con Michele La Rosa, Filippo Diaco, Flavia Franzoni e Giuseppina Gualtieri.

 

 

 

12 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 Maggio 2016

di Marco Lombardo

LAVORO E DISABILITA’: RAPPORTO DI MONITORAGGIO 208 IN EMILIA-ROMAGNA

Il 18 Giugno sono stato alla 3ª Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. I dati forniti dalla Regione sono positivi. Secondo il “Rapporto di Monitoraggio 2018”, curato, tra gli altri, dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia Romagna, oltre il 90% delle aziende del nostro territorio ottemperano agli obblighi normativi. Aumentano gli inserimenti lavorativi: nel 2017 in ER sono stati 4.144 avviamenti lavorativi, mentre erano 2.932 nel 2013. In totale, sono 17.443 gli avviamenti lavorativi di persone disabili tra il 2013 ed il 2017. Sono dati positivi ed incoraggianti, ma possiamo e dobbiamo fare di più.
L’adempimento degli obblighi normativi non deve essere un punto di arrivo, ma il minimo punto di partenza.
I dati di oggi ci dicono infatti che esistono quasi 4.000 posti, al livello regionale, ancora con coperti, che sarebbero riservati ex lege a persone con disabilità. Ognuno di noi può e deve fare di più. Anche il Comune di Bologna che ha già modificato la sua organizzazione interna con l’istituzione del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, e con l’atto di orientamento del Piano di Inclusione Universale (PiuBo) che concepisce il tema dell’accessibilità in tutte le politiche integrate dell’amministrazione, anche oltre il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche. La sfida è quella di rendere accessibili tutti i nostri servizi alla persona, ivi inclusi i servizi di orientamento al lavoro. Non credo sia utile introdurre misure premiali per chi rispetta la legge. Possiamo semmai rafforzare i profili sanzionatori, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro e l’INAIL, per le imprese che non procedono con l’assunzione o che non inviano il prospetto informativo, entro il termine del 31 gennaio previsto dalla legge. Criteri di premialità andrebbero semmai introdotti per le imprese che vanno oltre il target del 7% perchè dimostrano di aver capito che il tema dell’inserimento lavorativo delle persone disabili non deve ridursi ad un mero tema di monetizzazione di un obbligo normativo, ma deve riguardare in modo più ampio tutto il sistema di competitività territoriale.
Investire nell’inclusione lavorativa dei disabili significa infatti comprendere che i beni ed i servizi, oltre ad avere un prezzo, possono avere un valore.
Manufatti, beni e servizi prodotti da persone disabili per noi hanno un valore più alto. Misure incentivanti potrebbero infine essere introdotte per le imprese che, nella loro organizzazione aziendale, hanno istituito la figura professionale del Disability Manager o per le cooperative sociali che hanno assunto persone con disabilità ai sensi dell’esonero previsto dall’articolo 22 della legge regionale. Tutte misure che, insieme alle agevolazioni per rimborsi fino a 3.000€ annui per il tragitto verso il luogo di lavoro, già introdotte quest’anno dal Comune di Bologna, verranno discusse anche nello specifico tavolo che verrà aperto alla Consulta Handicap ed alla Consulta per l’Inclusione sociale, insieme alle associazioni del terzo settore, ai disabili ed ai loro familiari, sul tema “Lavoro e Formazione” che è uno dei 12 pilastri del premio europeo per le città accessibili al quale il Comune di Bologna intende partecipare entro la fine del mandato. #accessibilità#disabilità

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

L’Europa in Consiglio #1-Erasmus degli imprenditori

Nel 1987 nacque il Progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, con lo scopo di dare la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studi in un’università straniera. Nell’anno del suo 30esimo compleanno, perché non aggiungere And Young Entrepreneurs?  Questa è la grande sfida del progetto europeo Erasmus for young entrepreneurs, nato nel febbraio 2016, sostenuto a Bologna dal Consigliere Comunale Marco Lombardo e sponsorizzato dall’ente intermediario AlmaCube (fondata nel 2013 con l’obiettivo primario di generare Start-up innovative). Il programma di scambio europeo sarebbe non più riconducibile solo ad uno scambio tra università europee, bensì ad uno scambio tra professionisti, nuovi imprenditori o aspiranti tali. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto è stato voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare gli scambi internazionali ed è coordinato in Italia dalla Camera di Commercio di Torino. Il bando per il prossimo biennio prevede 16 borse di studio all’estero, per le quali i vincitori potranno contare su un sostegno mensile che varia tra i 530 e i 1100 euro, a seconda del paese, per coprire un soggiorno che può andare da 1 a 6 mesi. Nessun contributo è previsto invece per l’imprenditore ospitante, che, tuttavia, come dimostrano i numerosi casi di successo, può avvalersi di competenze, idee e contatti del neo imprenditore ospitato in un mutuo scambio di esperienze e collaborazione. Il progetto prevede anche l’ospitalità di 14 giovani imprenditori stranieri in Italia.   Su proposta del Consigliere Comunale Marco Lombardo, il 12 Aprile 2017 si è tenuta nella Sala Imbeni del Comune di Bologna un’udienza conoscitiva, all’interno della quale sono intervenuti Consiglieri, intermediari, giovani imprenditori facenti parte del programma, in modo da evidenziarne le potenzialità e potersi attivare in tal senso.  Il progetto coinvolge i 27 paesi europei ed è indirizzato a due tipologie differenti di imprenditori in base alla posizione che occupano: da un lato coinvolge giovani imprenditori, ragazzi che hanno voglia di investire e lanciare la propria azienda, mentre dall’altro lato ci sono gli host, i quali ospitano le giovani leve e devono quindi possedere una maggiore esperienza, almeno di 3 anni di attività.  La potenzialità racchiusa all’interno del progetto è evidente: in tal modo si favoriscono le aziende concedendo un contributo proveniente da un altro Stato con un’altra cultura e un’altra impostazione e conseguentemente si acquisiscono idee tecniche ed innovative da applicare poi nel proprio paese.   La propensione all’internazionalizzazione delle imprese locali italiane è molto bassa, rappresenta non più del 10% dei casi. Assistiamo ad un paradosso: viviamo all’interno del primo mercato comune unico, ma non ne sfruttiamo l’immensa potenzialità. Alla luce di questi dati, il programma assume una vasta importanza poiché dona la possibilità di formare imprenditori che nascono già con il concetto di internazionalizzazione, dato proprio dalla loro nascita all’interno dell’UE e del mercato unico, e in tal modo risultano poi più propensi ad aprirsi ai mercati e intraprendere relazioni economiche.   La città di Bologna rappresenta la punta di diamante del Progetto Erasmus: è la prima città italiana per numero di partecipanti al progetto, ha ospitato migliaia di studenti e ha saputo negli anni creare un’identità europea forte all’interno della città. Inoltre, il capoluogo felsineo è la città più attrattiva d’Italia per professionisti e giovani talenti poiché ha avuto la capacità di innovare e creare le condizioni necessarie per essere attraente dal punto di vista degli investimenti e della scelta professionale. Ed ecco che il progetto trova terreno fertile nel territorio bolognese e non solo: sono 3 infatti (quanto Milano e più di Roma) i centri di contatto locale che a Bologna si preoccupano di far incrociare la domanda con l’offerta.   Sono due le aziende emiliane che hanno accettato di accogliere aspiranti imprenditori stranieri: la bolognese Renavitas, che opera nel campo del risparmio energetico e ha accolto l’ingegnere Isabella Cardinali, da Barcellona; e la Uniser, cooperativa sociale forlivese, che ha aperto le porte all’imprenditrice lituana Viktorija Cesuiko. Entrambe hanno portato la loro esperienza durante lo svolgimento dell’udienza. Le due giovani avevano già svolto periodi di mobilità all’estero durante il loro corso di studio universitario, in seguito hanno deciso di sfruttare questa occasione anche dal punto di vista imprenditoriale e lavorativo, essendo consapevoli che sarebbe stato molto utile e proficuo quanto l’Erasmus universitario. L’esperienza in Italia ha donato ad entrambe conoscenze tecniche e di mercato nuove, necessarie per avviare un’azienda con consapevolezza. Inoltre l’ambiente caldo e accogliente all’interno della quale entrambe si sono trovate a lavorare, ha facilitato l’apprendimento di un patrimonio di valori differente dal loro e ciò ha permesso loro di cambiare punto di vista di visione del mondo e crescere anche a livello personale.   Gli interventi di AlmaCube, Europe direct e dei giovani imprenditori rappresentano solo l’inizio dell’avvio di un progetto con potenzialità rivoluzionarie per l’intera Europa.   Oltre a valorizzare le imprese locali e la condivisione di conoscenze tecniche e valoriali all’interno del Mercato Unico, il progetto rappresenta una potenziale opportunità anche per lo stesso Comune di Bologna e la generazione Erasmus. Sfruttando questo strumento, il territorio bolognese risulterebbe ancor più attrattivo e favorirebbe nuovi imprenditori bolognesi nell’aprire nuove attività all’estero. In tal caso si creerebbero scambi commerciali ed economici tra l’Italia e altri paesi UE che risulterebbero utili anche alla città di Bologna. Dall’altra parte invece è presente una generazione Erasmus che cresce, che cambia il proprio approccio culturale e il modo di guardare il mondo. L’esperienza acquisita durante il periodo universitario all’estero dovrebbe essere vista come un pre-requisito da investire in seguito nella propria attività imprenditoriale all’estero. Tramite l’investimento nei due progetti di mobilitazione europea vengono ad intrecciarsi diverse identità europee creandone una unica, che rafforzerebbe la stessa concezione di Europa, momentaneamente in forte crisi. erasmus-imprenditori-700x396  

6 Maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

LOTTOANCHIO: con Ageop contro il cancro infantile

Il 15 Febbraio è la data scelta dall’OMS per la Giornata Mondiale Contro il Cancro Infantile.

Il cancro infantile è un problema di salute pubblica. Rappresenta la prima causa di mortalità per malattia non trasmissibile dopo il primo anno di età. In Italia abbiamo circa 1.500 diagnosi annue nella fascia di età 0-14 e 900 in quella adolescenziale.

Con i volontari di AGEOP RICERCA abbiamo piantato insieme un albero di melograno come messaggio di speranza per le bambine ed i bambini, per i loro genitori e per le loro famiglie.

Con l'iniziativa “La speranza mette radici” promossa da Fiagop Onlus, Ageop Ricerca ha voluto dedicare un messaggio a tutti i bambini che vivono e giocano nella città di Bologna per creare un legame di affetto e speranza con i loro compagni che in questo momento stanno affrontando le terapie oncologiche in ospedale, con l’auspicio che possano tornare presto a giocare insieme.

Quando si attraversa una malattia oncoematologica il tempo rimane sospeso. In stand-by. L'augurio è che rispettare i tempi della natura e immaginare come possano crescere gli alberi possano essere un messaggio di naturalezza e di speranza per chi, in questo momento, sta attraversando il deserto della malattia, perché ne possa uscire vincitore e ancora più forte.

#LOTTOANCHIO

Piantumazione dell’albero di melograno
Illuminazione del Palazzo del Podestà per la giornata mondiale contro il cancro infantile
I pugni di Hulk, simbolo di #LOTTOANCHIO

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 Maggio 2016

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Globologna: il mondo sotto le due Torri

Si ha paura di ciò che non si conosce.

Per questo la conoscenza e la cultura sono gli investimenti più preziosi per combattere le paure e le insicurezze.

GLOBOLOGNA è la prima rassegna di incontri promossa dall'Associazone GEOPOLIS, in collaborazione con il Comune e l'Università di Bologna per raccontare chi sono i cittadini di Paesi terzi che vivono e risiedono a Bologna, far conoscere la storia, la geografia, la geopolitica e l'attualità di questi Paesi, descrivere i cambiamenti del fenomeno migratorio che ha interessato la comunità di riferimento, il livello di integrazione, le criticità che rimangono da affrontare per migliorare l'inclusione e favorire un nuovo protagonismo delle diaspore presenti nella nostra città.  Inoltre, iniziative come questa vogliono rappresentare un tentativo di andare oltre la logica del classico gemellaggio tra città e si vuole iscrivere nel senso più compiuto di portare avanti progetti per favorire una reale e proficua cooperazione internazionale. Promuovendo attività condivise di pianificazione urbana, di promozione delle attività di partecipazione cittadina, oltre che imparare a gestire i flussi migratori e sviluppare l’economia locale sostenendo le start-up. Anche queste sono politiche che una amministrazione comunale deve porre al centro della propria agenda, con consapevolezza, coraggio e ascolto reciproco dei propri cittadini.

Conoscere per conoscersi.

Con il supporto della cultura e delle competenze si possono sfatare falsi miti e abbattere i pregiudizi. Tutto diventa più semplice e possibile in una città come Bologna che da sempre, anche senza mare, rappresenta storicamente un vero e proprio "Porto dell’accoglienza" e un modello di integrazione e di unità, delle e nelle diversità delle comunità che la vivono e che contribuiscono quotidianamente alla sua crescita e al suo futuro sostenibile e inclusivo.

Gli appuntamenti si svolgono presso il Centro Zonarelli (via Sacco n. 10) e seguono un format comune che dopo le presentazione dei dati statistici della presenza della comunità straniera nell'area metropolitana bolognese apre un focus di discussione sul Paese di riferimento, con gli interventi dei relatori al termine dei quali si apre un dibattito con il pubblico. Le serate si concludono con un piccolo buffet offerto dall'associazione straniera del Paese oggetto della serata.

Il primo appuntamento ha visto protagonista il Marocco e gli interventi di Michele Brignone della fondazione Oasis, Fatima Mochrik, sindacalista della Cisl di Bologna, Brahim Maarad giornalista di Agenzia Italia che ha recentemente seguito la delegazione marocchina che ha accolto la visita di papa Francesco, di Hajiba Radouan della associazione Almi e Fausto Amelii del Centro Zonarelli.

Il tutto moderato da Federico Petroni di Geopolis e un mio saluto volto a ribadire la centralità  e l'importanza, per il Comune di Bologna, di queste iniziative di integrazione.

Prossimo appuntamento sarà il 16 Maggio e parleremo di Cina, con tante testimonianze tra le quali quella del prof. Antonio Fiori dell'Università di Bologna, del dr. Giorgio Cuscito di Limes - Rivista Italiana di Geopolitica e con il supporto del Collegio di Cina e le testimonianze dei nuovi bolognesi provenienti dalla terra del Sol Levante.

#Globologna #BolognaSenzaMuri

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

image

Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

image

Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Cena di Natale per Bologna Ail

33AF5D00-4F56-423E-9A77-4A7679D0B04E Noi le chiamiamo #sfidesociali Ci mettiamo al fianco di Organizzazioni no-profit, Associazioni, Onlus per aiutarle a raggiungere un loro obiettivo perchè condividiamo i loro valori ed i loro progetti. Quest’anno abbiamo deciso di impegnarci nell’organizzazione di una Cena di Natale, collaborando con la società che gestisce Palazzo Gnudi e lo staff di Bologna Ail. I contributi raccolti saranno interamente destinati alla Ricerca Scientifica finanziata da BolognAil ed al sostegno di Casa Ail. Lunedì 18 Dicembre 2017, dalle ore 19.00, presso Palazzo Gnudi, Via Riva Reno 77, Bologna. -Ore 19.00 visita guidata -Ore 20.00 aperitivo -Ore 21.00 cena -Intermezzo musicale degli Outsider Swing Quartet *Per partecipare alla Cena di Natale è necessario prenotarsi, scrivendo a: paola.melle@ailbologna.it oppure telefonando al numero: 051392066

26 Novembre 2017

di Marco Lombardo

Les Copains ceduta alla famiglia Zambelli

Si è conclusa la vicenda della BVD, Dal 1° ottobre passa a Super srl.

La cessione del ramo di azienda dei marchi di Les Copains, la storica Società fondata dal Cav. Mario Bandiera, alla Super Srl che fa riferimento alla Famiglia Zambelli chiude una trattativa complessa che durava da diversi mesi.

La trattativa si è conclusa positivamente anche grazie alla disponibilità degli eredi della famiglia Bandiera, alle istituzioni locali ed al senso di responsabilità delle lavoratrici e delle OOSS.

Era la soluzione migliore che abbiamo sempre caldeggiato: un’impresa del nostro territorio, un’impresa dello stesso settore tessile, un’impresa capace di garantire la continuità occupazionale della maggioranza delle lavoratrici.

Ora ci aspettiamo che lo storico marchio possa essere rilanciato sul piano locale ed internazionale, attraverso l’innovazione del prodotto e la qualità del lavoro, e che un domani possano essere riassunte quelle persone che purtroppo ad oggi non sono riuscite a rientrare nell’organizzazione aziendale.



29 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Tecnopolo “Rita Levi Montalcini” sulle malattie neurodegenerative

Martedì 12 gennaio ho partecipato all’evento della “Fondazione Iret” per l’inaugurazione dell’ampliamento della sede di Ozzano del Tecnopolo, insieme al Magnifico Rettore Francesco Ubertini, all’assessore regionale Patrizio Bianchi ed al Sindaco di Ozzano, Luca Lelli.

Un esempio di partenariato pubblico-privato che amplia la Rete dell’Alta Tecnologia, aumenta la competitività del nostro sistema territoriale ed incrementa il potenziale della Regione Emilia-Romana come luogo di eccellenza del “benessere cognitivo”.


Nel mio intervento ho cercato di esprimere la profonda gratitudine della nostra comunità per l’impegno quotidiano di Luciana Giardino e Laura Calzà della Fondazione Iret, allieve del premio Nobel, Rita Levi Montalcini, a cui il Tecnopolo è dedicato.

Forza del rigore, potere dell’intuizione e audacia della speranza: questi sono gli elementi fondativi delle attività di ricerca che si svolgeranno nel Tecnopolo, nei cui nuovi laboratori lavoreranno 15 ricercatori ed equipe di ricerca scientifica per cercare di dare risposta alle speranze di milioni di persone in tutto il mondo che sono interessati da malattie degenerative.

16 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

image

Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

image

Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Insieme per il lavoro sul podio del Premio Europeo [EEPA]

Dal 25 al 27 Novembre ad Helsinki si è tenuta l’assemblea generale delle PMI.

Tantissimi gli appuntamenti delle due giornate: dalla Schumpeter Lecture di Mariana Mazzucato sull’Innovazione, allo scambio di buone pratiche tra gli Stati Membri, ai processi di co-creazione della nuova Strategia per le PMI della Commissione europea.

Provo a riassumere gli appuntamenti principali e le idee emerse, grazie alla visualizzazione grafica presente durante le giornate.

[Schumpeter Lecture della Mazzucato]

[SME Strategy]

L’Italia era presente nella cerimonia di premiazione [EEPA] per la promozione d’impresa nella categoria del “imprenditorialità responsabile ed inclusiva” con “Insieme per il Lavoro”. Pensare da dove si era partiti con la firma del protocollo di due anni e dove siamo arrivati con il riconoscimento europeo è motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Insieme per il Lavoro è stato selezionato a partecipare all’EEPA dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

La categoria “Imprenditorialità responsabile e inclusiva" riconosce le iniziative nazionali, regionali o locali di autorità o partenariati pubblico-privati capaci di promuovere la responsabilità sociale d’impresa nell'ambito delle piccole e medie imprese. Questa categoria riconosce altresì gli sforzi volti a promuovere l'imprenditorialità tra i gruppi svantaggiati, come disoccupati, in particolare quelli a lungo termine, migranti regolari, disabili o persone appartenenti a minoranze etniche.

Il premio europeo per la promozione d’impresa è promosso dalla Direzione generale del Mercato interno, industria imprenditoria e PMI della Commissione europea e nasce per identificare e riconoscere le iniziative più efficaci per la promozione dell'impresa e dell'imprenditorialità in Europa. Si pone inoltre l'obiettivo di evidenziare le migliori politiche e pratiche dell'imprenditorialità, sensibilizzando il valore aggiunto del fare impresa in modo responsabile oltre a incoraggiare e ispirare la nascita di nuovi imprenditori.

And the winner is....

https://www.facebook.com/753742958/posts/10157786501702959?d=n&sfns=mo

Congratulazioni alla Germania vincitrice del premio europeo sulla “Promozione d’impresa responsabile ed inclusiva”.

Nonostante la vittoria sfumata di un soffio, portiamo a casa un grande riconoscimento per il progetto di “Insieme per il lavoro” che va nella direzione della sostenibilità e dell’innovazione sociale tracciata dalla Commissione europea, in questa edizione dell’Assemblea Generale delle promozione delle piccole e medie imprese. Un riconoscimento che va tributato, in primo luogo, a tutte le persone che lavorano quotidianamente in Città metropolitana, nel Comune di Bologna, nella Fondazione San Petronio, nel Board delle Imprese di Insieme per il Lavoro a favore delle persone che ne hanno bisogno.

Un riconoscimento che premia le 400 persone di Insieme per il lavoro che hanno trovato un inserimento lavorativo.

Un riconoscimento che serve anche da messaggio di speranza per le tante persone in condizioni fragili che sono dentro il progetto e che ancora aspettano una proposta di inserimento lavorativo, l’avvio di un percorso di autoimpiego o la realizzazione di un progetto di innovazione sociale.

A loro va tutto il nostro impegno

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Il Comune di Bologna e la Tunisia: verso un patto di collaborazione tra le città

Non è isolando il nostro Paese dalla comunità internazionale, chiudendo i porti o acuendo la tensione con Paesi vicini come la Tunisia che si affronta il governo dei flussi migratori. Non possiamo più aspettare che gli Stati membri siano in grado di rilanciare il processo di Barcellona; a partire dalle nostra città, in linea con le sfide dell’agenda urbana europea, il nostro compito deve essere quello di promuovere il dialogo, la leale collaborazione e la cooperazione territoriale tra le città delle diverse sponde del Mediterraneo. Questo è il lavoro che stiamo portando avanti come Comune di Bologna nel cordiale incontro avuto ieri a Roma con l’Ambasciatore della Tunisia, Moez Sinaoui, ed il Console Onorario della Tunisia per l’Emilia Romagna, Davide Cappeddu. #BolognaCittàdeiportici #noportichiusi Per saperne di più leggi il Comunicato Stampa del Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

8 Luglio 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Lavoro, imprenditorialità e creatività

21 Marzo Il 21 Marzo, BolognaFutura ha promosso un'iniziativa sul tema della womeneconomics, con la partecipazione di Irene Tinagli - Economista, Deputata PD e firmataria DDL "lavoro agile", Elisabetta Gualmini - Vice Presidente e Assessore Welfare Regione Emilia-Romagna, Alessandro Alberani - Segretario CISL Bologna, Francesca Ferrazzi - imprenditrice settore moda, Marco Lombardo - Coordinatore Bologna Futura Elena Giannino - Commissione FEDERMANAGER Minerva Bologna. Potete rivedere tutti gli interventi video dei relatori qui e la mia sintesi conclusiva a Francesco Pierantoni qui.  

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

Unknown-9092850088-d5472ec6-62d0-422d-8845-cea9e4ea914c                 La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 Novembre 2017

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

1 Maggio a Bologna

https://www.informazionesenzafiltro.it/bologna-vera-capitale-del-lavoro/

30 Aprile 2019

di Marco Lombardo

In piazza con la Gioventù Federalista Europea

  10 Aprile 2016. Piazza Maggiore, Bologna. Domenica 10 Aprile mi sono unito alla Giovanile Federalista Europea (GFE) che ha organizzato un flash mob in Piazza Maggiore per gridare un sì all'Europa Federale.              

12 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Un Albero di Natale con le sciarpe sospese nel cuore di Bologna

sciarpe-appese_800_600-495x400   Avete notato negli ultimi giorni che c’erano sciarpe in città? Non erano state dimenticate. Erano donate, con un biglietto o che spiegava il senso del dono. Si tratta di una lodevole iniziativa, le “sciarpe sospese” promossa dai Guardian Angels di Bologna in collaborazione con associative attive in Città come Re-use with love. In sostanza si tratta di riprendere la tradizione del caffè sospeso in uso a Napoli per donare una sciarpa ai senza tetto presenti sul nostro territorio. Come ci ricorda da ultimo, il report del 2017 della Caritas sulla povertà, si tratta in gran parte di persone di nazionalità italiana, in genere di età adulta, che hanno perso il lavoro e si trovano senza fissa dimora, che vivono ai margini della nostra società, in situazione di estrema fragilità. Voglio essere chiaro. Non è con il dono di una sciarpa che si può risolvere un tema così delicato come la lotta contro le povertà. Ma questa misura, che vuole aggiungersi e non sostituirsi ad altre azioni amministrative più sistematiche come il Piano Freddo ed il Piano Casa, può costituire un messaggio simbolico di solidarietà, tanto semplice quanto efficace. Non a caso, il clamore mediatico di questa vicenda ha attratto l’attenzione di giornali europei, dall’Austria alla Polonia. Ed anche la mia curiosità nei confronti dell’iniziativa e nei confronti dei Guardian Angels, movimento internazionale nato nel 1979 in Nord America, che nella realtà bolognese ha siglato Patti di collaborazione con alcuni quartieri del nostro territorio con iniziative rivolte alla lotta al degrado, alla sicurezza ed alla solidarietà. A questo proposito, visto anche l’approssimarsi delle festività natalizie, credo che sarebbe un segnale simbolico ma importante di attenzione, se addobbassimo un Albero di Natale con sciarpe appese dentro il Cortile di Palazzo d’Accursio, destinate ai senza tetto, perché il cuore della casa dei cittadini bolognesi sia aperto a tutti i cittadini, soprattutto ai meno fortunati. Mi auguro che tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, possano dare il proprio contributo all’iniziativa delle sciarpe sospese e mi farò portavoce insieme agli organizzatori delle “sciarpe sospese” di questa richiesta all’assessore Barigazzi perché a sua volta possa procedere con il cerimoniale del Comune al fine di concretizzare questa iniziativa di solidarietà nel cuore della casa comunale in vista del prossimo Natale. Di seguito è disponibile il testo dell’intervento, tramite link è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa. cs_is Marco Lombardo_20 11 2017

21 Novembre 2017

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Radio Città del Capo: da 32 anni una voce libera di Bologna

RISPOSTA AL QUESTION TIME (Venerdì 10 gennaio)


La vicenda di Radio Città del Capo ha evidentemente interessato tutti noi; e non potrebbe essere diversamente, visto che la stessa Radio Città del Capo dà voce alle nostre attività consiliari, come quelle che facciamo in questo momento in sede di Question Time o durante le altre sedute del Consiglio comunale. 
È una vicenda complessa: io e l'assessore Lepore abbiamo subito manifestato la solidarietà nei confronti dei lavoratori. Oltre alla doverosa solidarietà, in qualità di assessore al lavoro del Comune di Bologna ho chiesto sin da subito l’apertura di un tavolo di confronto. Voglio precisare, ma del resto era già scritto chiaramente così nel post sui social che avevo pubblicato all’indomani della notizia, che si tratta di un tavolo di confronto politico in Comune non di un tavolo di salvaguardia occupazionale che semmai sarebbe stato convocato in Città metropolitana. Questa sottolineatura è importante perché un tavolo di salvaguardia si può tecnicamente aprire solo di fronte alla notifica di lettere di licenziamento. Non è questa la situazione di Radio Città del Capo; non è questa la situazione nella quale noi siamo oggi. E allora qualcuno potrebbe chiedere: "Perché un tavolo di confronto?" Beh, per molte delle cose che voi già nei vostri interventi avete detto: perché, a mio avviso, non è all'altezza della storia di Radio Città del Capo che la discussione fra editore e redazione avvenga a colpi di comunicati stampa o di diffide. E un tavolo di confronto serve, a mio avviso, per cercare di contemperare diritti ed esigenze che in questo momento appaiono confliggenti. 
Da un lato c'è la libertà editoriale, il diritto di costruire un progetto di Media Literacy che preveda la diffusione nelle scuole di programmi legati ai 17 gol dell’agenda Onu e il diritto di identificare la fonte da parte dell'ascoltatore rispetto alla produzione dei contenuti, distinguendo tra produzioni interne e esterne, anche in riferimento all'eventuale responsabilità delle informazioni che vengono messe in onda e diffuse. Dall'altro lato c'è l'autonomia, anzi, l'indipendenza della redazione, la tutela della professionalità dei giornalisti, il pluralismo e la correttezza delle informazioni che sono princìpi e valori fondamentali da proteggere e tutelare. È per questo che abbiamo chiesto questo tavolo di confronto che ci sarà il 17 gennaio, qui in Comune e a cui parteciperanno il presidente di Netlit Renato Truce, il direttore Riccardo Tagliati, il fiduciario della redazione Giovanni Stinco, io e Stefano Mazzetti, in rappresentanza della Regione. 
Nella comunicazione intercorsa con il presidente Truce, che ho personalmente chiamato, ho avuto rassicurazioni sul fatto che non ci sono impatti occupazionali, non c'è la volontà di sospendere, nè di interrompere, l'informazione locale durante questo periodo che, come voi potete capire e comprendere, è particolarmente delicato essendoci una campagna elettorale in corso, per cui la trasmissione "Oltre le mura" condotta da Giovanni Stinco andrà regolarmente in onda fino al 31 gennaio.

Però ho potuto verificare che rimangono evidenti le distanze tra la linea editoriale, come dicevo prima, e la richiesta di autonomia da parte della redazione. E allora mi permetto di formulare alcuni auspici che cercherò di ribadire venerdì al tavolo di confronto: il primo è che le società cooperative che fanno parte della compagine societaria riflettano sul loro spirito cooperativo e sul valore di Radio Città del Capo per la comunità bolognese, in incontri che ci saranno plausibilmente prima del nostro confronto. Il secondo punto è che il confronto istituzionale con le parti per noi è necessario perché Radio Città del Capo non è solo un soggetto privato, ma l’espressione di  un interesse pubblico e diffuso rappresentato da 32 anni di storia. Radio Città del Capo è una radio che è un patrimonio comune della città di Bologna e della comunità civica; lo dimostra la mobilitazione di affetto che ne è seguita all’indomani delle notizie di contrasto tra l’editore e la redazione, con  tanti esponenti pubblici, ma anche di tanti semplici radioascoltatori, e consentitemi anche qui di ricordare una presa di posizione dei lavoratori di Radio Città Fujiko, che hanno voluto manifestare la loro solidarietà. In terzo luogo, è evidente che il tema, più complessivamente, non riguarda solo Radio Città del Capo, ma tutte le emittenti radiofoniche perchè oggi è estremamente complesso mantenere vive e libere le radio in un settore in cui ci sono difficoltà economiche, legate al tipo di servizio, alla concorrenza, alla transizioni tecnologiche e tutta una serie di altri fattori che in questa sede non è possibile approfondire. E allora lo sforzo comune dovrebbe essere quello di provare a dare una prospettiva di futuro alla riflessione, nella consapevolezza che Radio Città del Capo non è semplicemente di proprietà dell'editore di oggi o dell'editore di domani o di una compagine societaria, ma che appartiene innanzitutto a tutti