Hosting Sostenibile: lo spazio ecologico del web

Il motivo è la trasparenza

Casa di Vetro
Domenica 17 Aprile ho lanciato la mia candidatura al Consiglio Comunale di Bologna: una giornata speciale segnata da un'atmosfera straordinaria.
Sarà una campagna impegnativa perché abbiamo deciso di realizzare insieme tante cose e perché intorno a noi si sono create molte aspettative, che speriamo di non tradire. Vogliamo raccontare con leggerezza una storia di passione politica, individuale e collettiva, dedicata al futuro della Città metropolitana di Bologna.
La nostra forza è l'empatia che insieme riusciamo (e riusciremo) a generare.
Per realizzare tutto quello che andiamo raccontando ormai da qualche anno, avremo bisogno anche di un piccolo contributo economico, volontario, affinché la macchina organizzativa possa supportarmi fino in fondo.
 
Un contributo economico che potrà essere donato in vari modi: partecipando a pranzi di autofinanziamento o attraverso un bonifico.
Ricordo che le cene a casa mia ('Vieni a cena con me')non sono momenti di autofinanziamento: chi partecipa alla cene non deve lasciare un contributo, ma deve portare solo la propria presenza e le proprie idee perché lo scopo è quella di aprire le porte della politica, mettendosi al servizio dei cittadini per confrontarci insieme sulle proposte politiche presenti nel mio programma.
 
Per quanto riguarda i contributi di autofinanziamento abbiamo deciso di darci poche regole chiare.
In nome della trasparenza, abbiamo deciso di accettare contributi da persone fisiche per un massimo di 100 euro e un massimo di 1 000 euro per le persone giuridiche, indicando i nomi dei donatori e rendicontando tutte le entrate e le uscite.
 
In nome della sobrietà, abbiamo deciso di mantenere l'obiettivo della nostra raccolta sotto la soglia massima di legge e sotto quella individuata dal Partito Democratico di Bologna.
 
In nome della serietà, abbiamo deciso che non chiederemo "sconti" ai creativi e ai tecnici informatici che stanno lavorando per noi, perché questo è il messaggio politico che vorremmo lanciare: riconoscere le professionalità, fino in fondo, gratificandole con un compenso degno del lavoro straordinario che stanno facendo e che faranno.
 
In nome della solidarietà, abbiamo deciso che tutto quello che non sarà speso verrà donato alla fine della campagna elettorale in beneficenza ad uno o più enti o associazioni che sceglieremo insieme. 
 
Ci siamo dati un'ultima regola: raccogliere poco da molti e non molto da pochi.
E' possibile donare per la campagna a mezzo bonifico sul conto corrente bancario intestato alla mandataria elettorale di Marco, l'Avv. Sabrina Sacco ("Sabrina Sacco Mandataria Elettorale di Marco Lombardo"), acceso presso BANCA Monte dei Paschi di Siena S.p.a. Filiale di Castel Bolognese, CODICE IBAN: IT67F01030 67530000001241493, donando con la causale "donazione per campagna elettorale Marco Lombardo".
  In sintesi.
  • Vuoi donare la tua passione ed il tuo impegno civico? Partecipa alle "Sfide sociali".
  • Vuoi donare un piccolo contributo economico? Puoi fare un bonifico al conto corrente (IT67F01030 67530000001241493) oppure puoi lasciare un contributo volontario ai pranzi di autofinanziamento. 
  #ilmotivoèBologna

4 maggio 2016

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

L’Europa in Consiglio #1-Erasmus degli imprenditori

Nel 1987 nacque il Progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, con lo scopo di dare la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studi in un’università straniera. Nell’anno del suo 30esimo compleanno, perché non aggiungere And Young Entrepreneurs?  Questa è la grande sfida del progetto europeo Erasmus for young entrepreneurs, nato nel febbraio 2016, sostenuto a Bologna dal Consigliere Comunale Marco Lombardo e sponsorizzato dall’ente intermediario AlmaCube (fondata nel 2013 con l’obiettivo primario di generare Start-up innovative). Il programma di scambio europeo sarebbe non più riconducibile solo ad uno scambio tra università europee, bensì ad uno scambio tra professionisti, nuovi imprenditori o aspiranti tali. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto è stato voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare gli scambi internazionali ed è coordinato in Italia dalla Camera di Commercio di Torino. Il bando per il prossimo biennio prevede 16 borse di studio all’estero, per le quali i vincitori potranno contare su un sostegno mensile che varia tra i 530 e i 1100 euro, a seconda del paese, per coprire un soggiorno che può andare da 1 a 6 mesi. Nessun contributo è previsto invece per l’imprenditore ospitante, che, tuttavia, come dimostrano i numerosi casi di successo, può avvalersi di competenze, idee e contatti del neo imprenditore ospitato in un mutuo scambio di esperienze e collaborazione. Il progetto prevede anche l’ospitalità di 14 giovani imprenditori stranieri in Italia.   Su proposta del Consigliere Comunale Marco Lombardo, il 12 Aprile 2017 si è tenuta nella Sala Imbeni del Comune di Bologna un’udienza conoscitiva, all’interno della quale sono intervenuti Consiglieri, intermediari, giovani imprenditori facenti parte del programma, in modo da evidenziarne le potenzialità e potersi attivare in tal senso.  Il progetto coinvolge i 27 paesi europei ed è indirizzato a due tipologie differenti di imprenditori in base alla posizione che occupano: da un lato coinvolge giovani imprenditori, ragazzi che hanno voglia di investire e lanciare la propria azienda, mentre dall’altro lato ci sono gli host, i quali ospitano le giovani leve e devono quindi possedere una maggiore esperienza, almeno di 3 anni di attività.  La potenzialità racchiusa all’interno del progetto è evidente: in tal modo si favoriscono le aziende concedendo un contributo proveniente da un altro Stato con un’altra cultura e un’altra impostazione e conseguentemente si acquisiscono idee tecniche ed innovative da applicare poi nel proprio paese.   La propensione all’internazionalizzazione delle imprese locali italiane è molto bassa, rappresenta non più del 10% dei casi. Assistiamo ad un paradosso: viviamo all’interno del primo mercato comune unico, ma non ne sfruttiamo l’immensa potenzialità. Alla luce di questi dati, il programma assume una vasta importanza poiché dona la possibilità di formare imprenditori che nascono già con il concetto di internazionalizzazione, dato proprio dalla loro nascita all’interno dell’UE e del mercato unico, e in tal modo risultano poi più propensi ad aprirsi ai mercati e intraprendere relazioni economiche.   La città di Bologna rappresenta la punta di diamante del Progetto Erasmus: è la prima città italiana per numero di partecipanti al progetto, ha ospitato migliaia di studenti e ha saputo negli anni creare un’identità europea forte all’interno della città. Inoltre, il capoluogo felsineo è la città più attrattiva d’Italia per professionisti e giovani talenti poiché ha avuto la capacità di innovare e creare le condizioni necessarie per essere attraente dal punto di vista degli investimenti e della scelta professionale. Ed ecco che il progetto trova terreno fertile nel territorio bolognese e non solo: sono 3 infatti (quanto Milano e più di Roma) i centri di contatto locale che a Bologna si preoccupano di far incrociare la domanda con l’offerta.   Sono due le aziende emiliane che hanno accettato di accogliere aspiranti imprenditori stranieri: la bolognese Renavitas, che opera nel campo del risparmio energetico e ha accolto l’ingegnere Isabella Cardinali, da Barcellona; e la Uniser, cooperativa sociale forlivese, che ha aperto le porte all’imprenditrice lituana Viktorija Cesuiko. Entrambe hanno portato la loro esperienza durante lo svolgimento dell’udienza. Le due giovani avevano già svolto periodi di mobilità all’estero durante il loro corso di studio universitario, in seguito hanno deciso di sfruttare questa occasione anche dal punto di vista imprenditoriale e lavorativo, essendo consapevoli che sarebbe stato molto utile e proficuo quanto l’Erasmus universitario. L’esperienza in Italia ha donato ad entrambe conoscenze tecniche e di mercato nuove, necessarie per avviare un’azienda con consapevolezza. Inoltre l’ambiente caldo e accogliente all’interno della quale entrambe si sono trovate a lavorare, ha facilitato l’apprendimento di un patrimonio di valori differente dal loro e ciò ha permesso loro di cambiare punto di vista di visione del mondo e crescere anche a livello personale.   Gli interventi di AlmaCube, Europe direct e dei giovani imprenditori rappresentano solo l’inizio dell’avvio di un progetto con potenzialità rivoluzionarie per l’intera Europa.   Oltre a valorizzare le imprese locali e la condivisione di conoscenze tecniche e valoriali all’interno del Mercato Unico, il progetto rappresenta una potenziale opportunità anche per lo stesso Comune di Bologna e la generazione Erasmus. Sfruttando questo strumento, il territorio bolognese risulterebbe ancor più attrattivo e favorirebbe nuovi imprenditori bolognesi nell’aprire nuove attività all’estero. In tal caso si creerebbero scambi commerciali ed economici tra l’Italia e altri paesi UE che risulterebbero utili anche alla città di Bologna. Dall’altra parte invece è presente una generazione Erasmus che cresce, che cambia il proprio approccio culturale e il modo di guardare il mondo. L’esperienza acquisita durante il periodo universitario all’estero dovrebbe essere vista come un pre-requisito da investire in seguito nella propria attività imprenditoriale all’estero. Tramite l’investimento nei due progetti di mobilitazione europea vengono ad intrecciarsi diverse identità europee creandone una unica, che rafforzerebbe la stessa concezione di Europa, momentaneamente in forte crisi. erasmus-imprenditori-700x396  

6 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

A pranzo con Marco Lombardo

a pranzo conSabato 30 Aprile appuntamento presso la Trattoria Rosso San Martino, in Piazza San Martino 3/b, per il secondo pranzo di autofinanziamento, insieme ad alcuni amici di Bologna Press Michael Phillips che nelle scorse settimane ha promosso diversi incontri in Città per incoraggiare i cittadini europei residenti in Città da anni ad iscriversi nelle liste elettorali per dire la loro in occasione delle elezioni amministrative di Bologna del 5 Giugno. Menù
  • Rigatoni con ragù di salsiccia pasticciati o penne all'arrabbiata,
  • spezzatino di maiale con patate o insalatona mista con uova sode
A Sabato!

27 aprile 2016

di Michele Rossi

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Il motivo è la trasparenza

Casa di Vetro
Domenica 17 Aprile ho lanciato la mia candidatura al Consiglio Comunale di Bologna: una giornata speciale segnata da un'atmosfera straordinaria.
Sarà una campagna impegnativa perché abbiamo deciso di realizzare insieme tante cose e perché intorno a noi si sono create molte aspettative, che speriamo di non tradire. Vogliamo raccontare con leggerezza una storia di passione politica, individuale e collettiva, dedicata al futuro della Città metropolitana di Bologna.
La nostra forza è l'empatia che insieme riusciamo (e riusciremo) a generare.
Per realizzare tutto quello che andiamo raccontando ormai da qualche anno, avremo bisogno anche di un piccolo contributo economico, volontario, affinché la macchina organizzativa possa supportarmi fino in fondo.
 
Un contributo economico che potrà essere donato in vari modi: partecipando a pranzi di autofinanziamento o attraverso un bonifico.
Ricordo che le cene a casa mia ('Vieni a cena con me')non sono momenti di autofinanziamento: chi partecipa alla cene non deve lasciare un contributo, ma deve portare solo la propria presenza e le proprie idee perché lo scopo è quella di aprire le porte della politica, mettendosi al servizio dei cittadini per confrontarci insieme sulle proposte politiche presenti nel mio programma.
 
Per quanto riguarda i contributi di autofinanziamento abbiamo deciso di darci poche regole chiare.
In nome della trasparenza, abbiamo deciso di accettare contributi da persone fisiche per un massimo di 100 euro e un massimo di 1 000 euro per le persone giuridiche, indicando i nomi dei donatori e rendicontando tutte le entrate e le uscite.
 
In nome della sobrietà, abbiamo deciso di mantenere l'obiettivo della nostra raccolta sotto la soglia massima di legge e sotto quella individuata dal Partito Democratico di Bologna.
 
In nome della serietà, abbiamo deciso che non chiederemo "sconti" ai creativi e ai tecnici informatici che stanno lavorando per noi, perché questo è il messaggio politico che vorremmo lanciare: riconoscere le professionalità, fino in fondo, gratificandole con un compenso degno del lavoro straordinario che stanno facendo e che faranno.
 
In nome della solidarietà, abbiamo deciso che tutto quello che non sarà speso verrà donato alla fine della campagna elettorale in beneficenza ad uno o più enti o associazioni che sceglieremo insieme. 
 
Ci siamo dati un'ultima regola: raccogliere poco da molti e non molto da pochi.
E' possibile donare per la campagna a mezzo bonifico sul conto corrente bancario intestato alla mandataria elettorale di Marco, l'Avv. Sabrina Sacco ("Sabrina Sacco Mandataria Elettorale di Marco Lombardo"), acceso presso BANCA Monte dei Paschi di Siena S.p.a. Filiale di Castel Bolognese, CODICE IBAN: IT67F01030 67530000001241493, donando con la causale "donazione per campagna elettorale Marco Lombardo".
  In sintesi.
  • Vuoi donare la tua passione ed il tuo impegno civico? Partecipa alle "Sfide sociali".
  • Vuoi donare un piccolo contributo economico? Puoi fare un bonifico al conto corrente (IT67F01030 67530000001241493) oppure puoi lasciare un contributo volontario ai pranzi di autofinanziamento. 
  #ilmotivoèBologna

4 maggio 2016

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna 2016, noi ci siamo!

Ieri sera all'unanimità è stata approvata la lista dei candidati al Consiglio Comunale che accompagneranno il nostro Sindaco, Virginio Merola, nella corsa per le prossime elezioni Comunali a Bologna. Con grande soddisfazione posso dire che oggi è il mio primo giorno da candidato. La prima cosa che mi preme fare e ringraziare tutti gli amici ed i compagni di viaggio che mi hanno sempre accompagnato e sostenuto in questo percorso di impegno pubblico. Grazie a tutti voi per il  contagioso entusiasmo e per l'affetto e gli attestati di stima con cui mi state travolgendo anche in queste ore.al comitato Il secondo ringraziamento voglio rivolgerlo al gruppo dirigente del PD di Bologna, ai volontari, agli iscritti, ai segretari di circolo, al segretario del PD di Bologna, Francesco Critelli, insieme al quale credo che stiamo offrendo un ottimo esempio di come minoranza e maggioranza possano lavorare insieme, pur nel rispetto delle diversità, ma nel comune intento di raggiungere l'obiettivo condiviso ed al nostro Sindaco, Virginio Merola, per la fiducia che mi ha sempre dimostrato e che spero di poter ripagare con la mia candidatura e con il mio contributo programmatico nel suo comitato elettorale. Affronterò questo viaggio in compagnia di candidate e candidati di primo piano e che rendono quella di Virginio Merola una lista competitiva, forte e ben radicata sul territorio! A tutti voi voglio fare un grande in bocca al lupo! Per quanto riguarda me, la mia sarà una campagna elettorale all'insegna del sorriso, dell'empatia, delle sfide sociali, dei diritti, delle politiche locali e delle tematiche amministrative in una visione futura di Bologna come Città metropolitana con uno sguardo aperto ed inclusivo, sempre orientato verso l'Europa. Una campagna innovativa nelle forme ma tradizionale nei valori. Una campagna collettiva come è sempre stato nel mio stile. Con un obiettivo chiaro e preciso, fare vincere Bologna! Se l'obbiettivo dei nostri avversari (da Coalizione civica alla Lega Nord) è solo quello di fare perdere il PD, il nostro scopo deve essere quello di consolidare i successi ottenuti e andare oltre, per una Bologna competitiva a livello europeo e mondiale, inclusiva e capace di guardare alle sfide del futuro.
"Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito" Un abbraccio a tutti.
Marco    

16 marzo 2016

di Marco Lombardo

Verso un pass dell’accessibilità

9 Aprile (2) Il 9 Aprile, presso l'Hotel Amadeus, BolognaFutura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. Il tavolo "Bologna Città dell'Accessibilità e dei Diritti" è stato coordinato da Marco Lombardo con la partecipazione di un relatore d'eccezione, Max Ulivieri, con il quale si è lavorato intorno al concetto di "accessibilità". Un termine ampio e associabile a diverse tematiche, ma ci siamo concentrati sul rapporto con le persone in difficoltà motoria, immaginandoci un approccio diverso rispetto a quello che le vede semplici destinatarie di cure. Si è pensato di liberare gli spazi della Città al talento, alle energie e alla volontà di partecipare attivamente delle persone in difficoltà motoria, esprimendo al massimo la loro personalità. Abbiamo immaginato un pass di accessibilità, diviso per colori, come un marchio di qualità, per luoghi pubblici e privati. Ogni colore è declinato con il tema del turismo, cultura, sport, lavoro, affettività e cure. Presto una proposta dettagliata. Qui il video di presentazione.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 aprile 2016

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 aprile 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura: un contributo alla Conferenza programmatica.

Bologna Futura   Dopo il successo dell'evento Bologna Futura (dello scorso 22 giugno) il clima è cambiato. Tra l'amministrazione di Bologna ed il partito si è instaurata un' interlocuzione positiva, mettendo (forse) la parola fine ad una 'strategia di logoramento' che durava ormai da troppo tempo. Certo, non è solo merito nostro. Ma è anche merito nostro. Del resto, quando si parla di idee e non di nomi, quando ci si pongono le domande giuste, quando ci si apre al confronto vero, qualcosa cambia. Great minds Da queste premesse nasce il nostro contributo alla Conferenza Programmatica del PD di Bologna. In uno spirito unitario e costruttivo, ma con un approccio metodologico profondamente diverso, fondato sulle domande sfidanti e non sullo svolgimento a piacere. Aperto tanto agli iscritti quanto agli elettori. Un contributo di riflessione che esprime una posizione chiara sul tema primarie, per governare il consenso senza inseguire il sondaggio di turno. Il risultato di un lavoro di gruppo che proseguirà in Autunno con appuntamenti tematici insieme ad esperti ed amministratori per trasformare le domande in risposte. Le idee in proposte. Per vincere tutti insieme la sfida che riguarda il futuro della nostra Città! Scarica e leggi: Bologna futura_Documento di sintesi per la conferenza programmatica [caption id="attachment_2142" align="alignleft" width="637"]Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna[/caption]

13 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna 2016, noi ci siamo!

Ieri sera all'unanimità è stata approvata la lista dei candidati al Consiglio Comunale che accompagneranno il nostro Sindaco, Virginio Merola, nella corsa per le prossime elezioni Comunali a Bologna. Con grande soddisfazione posso dire che oggi è il mio primo giorno da candidato. La prima cosa che mi preme fare e ringraziare tutti gli amici ed i compagni di viaggio che mi hanno sempre accompagnato e sostenuto in questo percorso di impegno pubblico. Grazie a tutti voi per il  contagioso entusiasmo e per l'affetto e gli attestati di stima con cui mi state travolgendo anche in queste ore.al comitato Il secondo ringraziamento voglio rivolgerlo al gruppo dirigente del PD di Bologna, ai volontari, agli iscritti, ai segretari di circolo, al segretario del PD di Bologna, Francesco Critelli, insieme al quale credo che stiamo offrendo un ottimo esempio di come minoranza e maggioranza possano lavorare insieme, pur nel rispetto delle diversità, ma nel comune intento di raggiungere l'obiettivo condiviso ed al nostro Sindaco, Virginio Merola, per la fiducia che mi ha sempre dimostrato e che spero di poter ripagare con la mia candidatura e con il mio contributo programmatico nel suo comitato elettorale. Affronterò questo viaggio in compagnia di candidate e candidati di primo piano e che rendono quella di Virginio Merola una lista competitiva, forte e ben radicata sul territorio! A tutti voi voglio fare un grande in bocca al lupo! Per quanto riguarda me, la mia sarà una campagna elettorale all'insegna del sorriso, dell'empatia, delle sfide sociali, dei diritti, delle politiche locali e delle tematiche amministrative in una visione futura di Bologna come Città metropolitana con uno sguardo aperto ed inclusivo, sempre orientato verso l'Europa. Una campagna innovativa nelle forme ma tradizionale nei valori. Una campagna collettiva come è sempre stato nel mio stile. Con un obiettivo chiaro e preciso, fare vincere Bologna! Se l'obbiettivo dei nostri avversari (da Coalizione civica alla Lega Nord) è solo quello di fare perdere il PD, il nostro scopo deve essere quello di consolidare i successi ottenuti e andare oltre, per una Bologna competitiva a livello europeo e mondiale, inclusiva e capace di guardare alle sfide del futuro.
"Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito" Un abbraccio a tutti.
Marco    

16 marzo 2016

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Cosa (mi) resterà di #EXPO?

Si è chiuso Expo. Prima di pensare subito a cosa farne degli spazi, nel #DopoExpo, proviamo ad assaporare un momento fatto di orgoglio perché l'Italia ha vinto una sua sfida con se stessa, prima ancora che con il resto del mondo.

Ha ragione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando dice che 'l'Italia vince quando è consapevole della sua unità'. Questa sfida non è stata vinta da qualcuno contro qualcun altro. E' stata vinta da tutti quelli che credono nel Paese. 

Solo qualche mese fa sembrava impossibile farlo partire. Impossibile se non in ritardo. Impossibile se non a prezzo della corruzione.

Poi, ad un tratto, l'impossibile è diventato possibile. Come dimostrano più di 20 milioni di visitatori.

Perché la politica a volte sa essere l'arte dell'impossibile se riesce a farci credere in noi stessi come Paese e non in fazioni 'l'un contro l'altro armate'.

Tiriamo un bel respiro di sollievo. Ed ora espiriamo.

Per non eccedere nella boriosità, triste almeno quanto la litania del disfattismo.

Tra l'ansia (passata) di non farcela e l'ansia (futura) di cosa farne per il dopo, c'è lo spazio della riflessione sul presente.

Cos'è stato Expo? Cosa resterà dentro di noi di Expo?

A guardarlo da Facebook non c'è alcun dubbio: Expo è stata una sequenza impressionante di foto su file di persone.

image3

Fortunatamente la finestra sul mondo è molto più grande del nostro giardino della pagina personale su Facebook.

In effetti le code umane (fuori e dentro i cancelli, per accedere ai padiglioni) sono state impressionanti. Ma a raccontare quelle ci pensano giá gli altri. A me piacerebbe che ci fermassimo a pensare un attimo ancora a quello che c'era dentro i padiglioni per poterlo raccontare a tutti quelli che non sono riusciti a venire.

Intendiamoci. L'esposizione universale sul cibo è un genere letterario che fa gara a sè. Difficile da inquadrare nelle categorie predefinite.

Non è un luna park del cibo. Ma a volte sembra anche quello.

image4   Non è un festival del glocal culinario. Ma a volte sembra anche quello. IMG_8922 (2)   Dovete immaginarlo come una sorta di compito in classe collettivo, con tema predefinito, ma a svolgimento libero, in cui ogni Paese cerca di metterci un pò della sua anima. Nel Padiglione Zero sembrava un set cinematografico dove raccontare la storia del rapporto tra uomo e Terra, attraversando la filiera agroalimentare. image2   In tanti padiglioni stranieri sembrava una giostra di colori e di culture, mescolati dal cibo. Personalmente io voto per l'Austria (considerando il Padiglione Zero ed il Padiglione Italia, fuori concorso): una traccia (solo) apparentemente fuori tema ('Breathe' parlava di natura e non di cibo) ma di ampio 'respiro'. 1435738621_PATIO_BREATHE-AUSTRIA Ma in tutto questo turbinio di aromi, all'uscita dei cancelli con alle spalle il Decumano, una domanda ti resta in testa, sospesa nell'aria.
'Basterà per tutti?'
Perché il nostro modello di produzione globale non è sostenibile per i 9 miliardi di abitanti che vivranno su questo Pianeta da qui al 2050. Non basteranno le serre nel deserto e gli orti verticali, se non crescerà la consapevolezza globale sulla sicurezza alimentare. Al di là dei numeri dei visitatori, del turismo, dell'impatto sul PIL, a questo dovrebbe servire Expo. A riflettere su come vincere la sfida globale sulla sostenibilità alimentare. Perchè nutrire il Pianeta (non solo noi!) è la grande sfida del futuro.
L'agricoltura è l'arte di saper aspettare.
preghiera  
  L'Albero della Vita dovrà rimanere lì a ricordarcelo come un comandamento o, se preferite, come un inno alla speranza nel genere umano.

1 novembre 2015

di Marco Lombardo

Non è mai troppo tardi 2.0

Non è mai troppo tardi 2.0. Che cos'è il digital divide? A cosa servono i Big Data? Come si possono proteggere i propri dati personali dagli Spider? Come si tutelano i brevetti ed i marchi dai Patent Troll? Come la comunicazione sui social media sta cambiando il modo di fare informazione? Ed il modo di fare politica? Queste sono solo alcune delle domande che ho posto insieme ai volontari del Circolo Online del PD Bologna nel quiz-game 'Non è mai troppo tardi 2.0', nei vari incontri promossi nell'area metropolitana di Bologna (Santo Stefano, Zola Predosa, Castel Maggiore ed altri) nel corso del 2013-2015. Un'occasione di intrattenimento e divertimento per tutti (nativi digitali e non!) che vuole essere anche un momento di formazione con brevi interventi di esperti e facilitatori digitali. Ma anche un corso per rendere accessibile il web a chi non ha mai avuto gli strumenti. Un format di infotainment liberamente tratto nel metodo dal gioco 'Il Milionario' e nel merito dall'ultimo libro di Federico Rampini 'Rete Padrona', ma emotivamente ispirato alla trasmissione del grande Alberto Manzi 'Non è mai troppo tardi' che può essere facilmente replicato su tutto il territorio nazionale. Perché per abbattere la diseguaglianza digitale nel nostro Paese non è sufficiente rimuovere le diverse condizioni di accesso alle tecnologie dell'informazione, ma è necessario anche promuovere una cultura digitale per rimuovere le barriere, le paure, i pregiudizi ed essere consapevoli dei rischi e delle opportunità con cui la Rete sta trasformando il mondo del lavoro, il nostro modo di essere ed il nostro modo di entrare in relazione con gli altri.  Alcune infografiche sul digital divide, l'agenda digitale e l'e-government distribuite ai partecipanti agli incontri del 2013/2014/2015.

10 giugno 2015

di Marco Lombardo

Verso un pass dell’accessibilità

9 Aprile (2) Il 9 Aprile, presso l'Hotel Amadeus, BolognaFutura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. Il tavolo "Bologna Città dell'Accessibilità e dei Diritti" è stato coordinato da Marco Lombardo con la partecipazione di un relatore d'eccezione, Max Ulivieri, con il quale si è lavorato intorno al concetto di "accessibilità". Un termine ampio e associabile a diverse tematiche, ma ci siamo concentrati sul rapporto con le persone in difficoltà motoria, immaginandoci un approccio diverso rispetto a quello che le vede semplici destinatarie di cure. Si è pensato di liberare gli spazi della Città al talento, alle energie e alla volontà di partecipare attivamente delle persone in difficoltà motoria, esprimendo al massimo la loro personalità. Abbiamo immaginato un pass di accessibilità, diviso per colori, come un marchio di qualità, per luoghi pubblici e privati. Ogni colore è declinato con il tema del turismo, cultura, sport, lavoro, affettività e cure. Presto una proposta dettagliata. Qui il video di presentazione.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

In piazza con la Gioventù Federalista Europea

  10 Aprile 2016. Piazza Maggiore, Bologna. Domenica 10 Aprile mi sono unito alla Giovanile Federalista Europea (GFE) che ha organizzato un flash mob in Piazza Maggiore per gridare un sì all'Europa Federale.              

12 aprile 2016

di Marco Lombardo

Il caso della Grecia tra azzardo morale e sogno europeo

Il caso della Grecia va inIMG_7382quadrato nella prospettiva storica dell’integrazione europea in tema di controllo sui conti pubblici. Nel 2004 i primi Paesi a violare i parametri di Maastricht furono la Francia e la Germania. Allora, la Commissione (guidata da Barroso) fece un timido tentativo di avviare una procedura di infrazione per disavanzo pubblico eccessivo, ma cedette di fronte ai ricatti di Francia e Germania che gli offrirono la ricandidatura alla guida della Commissione pur di ritirare la causa.
Si creò allora quello che gli economisti chiamano ‘azzardo morale’. Ci si assume il rischio di violare una regola quando si è convinti di non pagarne le conseguenze.
Come attraversare un semaforo rosso senza prendere la multa. La Grecia ha scelto di fare un azzardo morale, falsificando i suoi conti pubblici. Nel 2010 conti erano talmente in disordine che la Commissione fu costretta ad aprire una nuova procedura di disavanzo pubblico. Ma in questo caso la Commissione volle andare fino in fondo, dimostrando di essere stata debole con i forti e di voler essere forte con i deboli. Da allora sono passati 5 anni in una pericolosa danza di sirtaki tra la Trojka (Eurogruppo, Fondo Monetario Internazionale e BCE) e la Grecia. Si sono succeduti una serie di governi ellenici, in una situazione di default controllato, con esposizione delle banche europee (in primis, Germania, Francia e Italia) ma senza riuscire a fare le riforme. Questa premessa è indispensabile per capire la situazione attuale.
Non è certo colpa di Tsipras se i conti non sono ancora sotto controllo. La sua colpa semmai è quella di non aver realizzato le riforme.
Quelle stesse riforme che ora fanno parte del nuovo piano per riaprire il negoziato (alzamento dell'età pensionabile, regolamentazione del mercato del lavoro, nuove aliquote IVA per le isole, lotta alla corruzione, riduzione delle spese militari) e che lui stesso avevo annunciato dopo la sua elezione. Ma in questi ultimi dieci anni è cambiata anche l’Europa. In peggio. Ha abbandonato la prospettiva della costituzione europea e l’idea dell’Unione politica. E’ rimasta nel limbo di un’identità irrisolta. Non è più l’Europa del metodo comunitario e del sogno europeo dei padri fondatori. E’ l’Europa del metodo intergovernativo e degli interessi dei governi nazionali. Non è più l’Europa della caduta del Muro di Berlino, ma è l’Europa in cui, nel silenzio dell’opinione pubblica e del Parlamento europeo, in Ungheria un nuovo muro (di 175 KM al confine con la Serbia) viene alzato per arginare l’emergenza dei profughi. Un’Europa sempre piu’ avvitata sulle regole dell’austerità e sulle politiche della condizionalità, senza crescita ed investimenti.
Ma quello che più manca a questa Europa non sono i soldi. E’ l’anima. 
Per questo oggi sarebbe più che mai necessario rilanciare la vocazione federalista degli Stati uniti d’Europa. Quella di Altiero Spinelli e del sogno europeo dei padri fondatori. Perché l’Europa non può essere un ‘menu à la carte’. Se scegli di stare dentro l’Euro e dentro il mercato unico, allora devi essere dentro anche nella tutela dei diritti fondamentali e nel rispetto della dignità umana, nelle politiche migratorie comuni e nella solidarietà tra Stati membri e popoli europei. Perché non può (r-)esistere una politica monetaria comune senza un governo europeo dell’economia, con regole europee uniformi dalla fiscalità al lavoro. Sbaglia chi ha parlato, nel caso del referendum greco, di vittoria della democrazia contro l’austerità. Se davvero pensiamo che in mancanza di una soluzione politica o per insipienza delle parti, la parola spetti al popolo, allora l’unico referendum che avrebbe costituito un esercizio della democrazia sarebbe stato un referendum europeo, fatto nello stesso giorno in tutti i Paesi della zona euro, e preceduto da una campagna elettorale paneuropea per spiegare le ragioni del sì e quelle del no. La decisione sulla remissione del debito non può essere presa solo dai debitori, senza consultare i creditori. Quello di indire un referendum nazionale per chiedere ai propri cittadini di rifiutare le condizioni per l’elargizione di nuovi prestiti è un altro azzardo morale della Grecia. Basta vedere la (pochissima) differenza tra il piano europeo (da rifiutare nel voto referendario) e quello greco (da accettare dopo il voto) per capirne il senso politico. Perché tanto rumore per nulla? Tsipras sa bene che l’Europa non può permettersi politicamente di fare uscire la Grecia dall’euro. Perché la Grexit (ovvero l'uscita della Grecia dall'Euro) non è un'ipotesi prevista dal Trattato UE. Tsipras è convinto che sarà più difficile per la Trojka dire no alla voce di un popolo piuttosto che alla voce di un governo. Probabilmente ha ragione. Ma così rischiamo di muoverci tutti in uno scenario inedito e pericoloso, con le banche greche chiuse per mancanza di liquidità, finchè un prestito ponte o un nuovo accordo non salverà i conti della Grecia. Fino a quando? E a quale costo? Se l’Europa vuole ritrovare la sua anima sono le istituzioni europee (in primis, il Parlamento europeo) a dover dimostrare essere in grado di ereditare il sogno europeo dei padri fondatori e costruire un’Unione politica fondata sulla solidarietà tra i cittadini europei e non sugli egoismi dei governi nazionali.    

8 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura

A volte, più che avere le risposte pronte è importante sapersi porre le domande giuste.

L'avevo detto pubblicamente qualche giorno fa su radio e giornali locali, ma sono costretto a ripeterlo oggi con ancora più forza dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative. Con un tasso di astensionismo così alto, tutte le città sono politicamente contendibili. Anche Bologna. Per questo occorre cambiare rapidamente il senso di marcia e procedere con umiltà, senso di responsabilità e coraggio.

Umiltà perché bisogna lavorare a testa bassa per il bene della propria comunità, senza l'arroganza e la presunzione di chi pensa di avere già la vittoria in tasca.

Senso di responsabilità perchè il fronte democratico perde dove si presenta diviso, frammentato, disunito.

Coraggio perché si deve provare a ribaltare il piano inclinato del dibattito pubblico locale che a volte riesce a toccare insuperabili vette di surrealismo.

Nei limiti delle mie capacità è quello che ho provato a fare con questo articolo:

'Bologna Futura' pubblicato su IdemLab.org 

'Basta investire nei giusti eredi anziché nei professionisti della conservazione per cogliere le potenzialità di un modello di comunità dell’innovazione sociale per tutta l’Europa.

Non rassegniamoci all’idea che il perimetro del futuro della Città Metropolitana possa essere confinato alla realizzazione di un trenino sopraelevato o sull’utilità/inutilità di un Passante autostradale (...).

Vincere per fare cosa? Questa è la domanda giusta per ribaltare il piano del confronto, stimolando le migliori risorse della Città per provare a volare un po’ più in alto. Vincere per fare cosa? Questa è la domanda che merita una risposta. Se lo merita Bologna. Se lo meritano i bolognesi' (...)

segue la lettura su www.idemlab.org 

15 giugno 2015

di Marco Lombardo

Cosa (mi) resterà di #EXPO?

Si è chiuso Expo. Prima di pensare subito a cosa farne degli spazi, nel #DopoExpo, proviamo ad assaporare un momento fatto di orgoglio perché l'Italia ha vinto una sua sfida con se stessa, prima ancora che con il resto del mondo.

Ha ragione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando dice che 'l'Italia vince quando è consapevole della sua unità'. Questa sfida non è stata vinta da qualcuno contro qualcun altro. E' stata vinta da tutti quelli che credono nel Paese. 

Solo qualche mese fa sembrava impossibile farlo partire. Impossibile se non in ritardo. Impossibile se non a prezzo della corruzione.

Poi, ad un tratto, l'impossibile è diventato possibile. Come dimostrano più di 20 milioni di visitatori.

Perché la politica a volte sa essere l'arte dell'impossibile se riesce a farci credere in noi stessi come Paese e non in fazioni 'l'un contro l'altro armate'.

Tiriamo un bel respiro di sollievo. Ed ora espiriamo.

Per non eccedere nella boriosità, triste almeno quanto la litania del disfattismo.

Tra l'ansia (passata) di non farcela e l'ansia (futura) di cosa farne per il dopo, c'è lo spazio della riflessione sul presente.

Cos'è stato Expo? Cosa resterà dentro di noi di Expo?

A guardarlo da Facebook non c'è alcun dubbio: Expo è stata una sequenza impressionante di foto su file di persone.

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Fortunatamente la finestra sul mondo è molto più grande del nostro giardino della pagina personale su Facebook.

In effetti le code umane (fuori e dentro i cancelli, per accedere ai padiglioni) sono state impressionanti. Ma a raccontare quelle ci pensano giá gli altri. A me piacerebbe che ci fermassimo a pensare un attimo ancora a quello che c'era dentro i padiglioni per poterlo raccontare a tutti quelli che non sono riusciti a venire.

Intendiamoci. L'esposizione universale sul cibo è un genere letterario che fa gara a sè. Difficile da inquadrare nelle categorie predefinite.

Non è un luna park del cibo. Ma a volte sembra anche quello.

image4   Non è un festival del glocal culinario. Ma a volte sembra anche quello. IMG_8922 (2)   Dovete immaginarlo come una sorta di compito in classe collettivo, con tema predefinito, ma a svolgimento libero, in cui ogni Paese cerca di metterci un pò della sua anima. Nel Padiglione Zero sembrava un set cinematografico dove raccontare la storia del rapporto tra uomo e Terra, attraversando la filiera agroalimentare. image2   In tanti padiglioni stranieri sembrava una giostra di colori e di culture, mescolati dal cibo. Personalmente io voto per l'Austria (considerando il Padiglione Zero ed il Padiglione Italia, fuori concorso): una traccia (solo) apparentemente fuori tema ('Breathe' parlava di natura e non di cibo) ma di ampio 'respiro'. 1435738621_PATIO_BREATHE-AUSTRIA Ma in tutto questo turbinio di aromi, all'uscita dei cancelli con alle spalle il Decumano, una domanda ti resta in testa, sospesa nell'aria.
'Basterà per tutti?'
Perché il nostro modello di produzione globale non è sostenibile per i 9 miliardi di abitanti che vivranno su questo Pianeta da qui al 2050. Non basteranno le serre nel deserto e gli orti verticali, se non crescerà la consapevolezza globale sulla sicurezza alimentare. Al di là dei numeri dei visitatori, del turismo, dell'impatto sul PIL, a questo dovrebbe servire Expo. A riflettere su come vincere la sfida globale sulla sostenibilità alimentare. Perchè nutrire il Pianeta (non solo noi!) è la grande sfida del futuro.
L'agricoltura è l'arte di saper aspettare.
preghiera  
  L'Albero della Vita dovrà rimanere lì a ricordarcelo come un comandamento o, se preferite, come un inno alla speranza nel genere umano.

1 novembre 2015

di Marco Lombardo

Lavoro, imprenditorialità e creatività

21 Marzo Il 21 Marzo, BolognaFutura ha promosso un'iniziativa sul tema della womeneconomics, con la partecipazione di Irene Tinagli - Economista, Deputata PD e firmataria DDL "lavoro agile", Elisabetta Gualmini - Vice Presidente e Assessore Welfare Regione Emilia-Romagna, Alessandro Alberani - Segretario CISL Bologna, Francesca Ferrazzi - imprenditrice settore moda, Marco Lombardo - Coordinatore Bologna Futura Elena Giannino - Commissione FEDERMANAGER Minerva Bologna. Potete rivedere tutti gli interventi video dei relatori qui e la mia sintesi conclusiva a Francesco Pierantoni qui.  

16 aprile 2016

di Michele Rossi

NON CHIAMATELA ‘QUESTIONE MERIDIONALE’

  [caption id="attachment_2182" align="alignleft" width="423"]@Credits: Simone Bordoni @Credits: Simone Bordoni[/caption]                           Guardate questa cartina. Guardatela bene. È l'Italia. O meglio. E' l'Italia secondo Trenitalia, assecondata dall'ignavia di oltre 60 governi nazionali che si sono succeduti in XVII legislature. Un Paese dove 200 km non sono la stessa cosa se si vive nel Nord (1h 30 min in media in AV, con un minimo di 1h di percorrenza nella tratta Milano-Bologna), nel Centro-Italia (2h di media in AV, con un picco di 1h 10min nella tratta Roma-Napoli), nel Sud e nelle Isole (3-4h di media dove coperto da AV, con un picco di 2h 26min nella tratta Foggia-Lecce).
Dove 500 km puoi farli in meno di tre ore (Milano-Roma) o in non meno di cinque (Roma-Reggio Calabria).
Se poi si vive in Basilicata ci si ritrova dentro un paradosso: una delle Regioni più piccole d'Italia (secondo la cartina tradizionale), ma una delle più grandi (secondo la cartina reale delle distanze di percorrenza). Certo. Non è la stessa cosa percorrere la medesima distanza in pianura o tra le montagne. Ma nessuna diversità orografica può giustificare (nel 2015!) una tale disparità di trattamento.
Per questo, se la guardate meglio questa cartina vi parla di una parola chiave per lo sviluppo dell'Italia: uguaglianza.
Quella che troppo spesso (appare e) scompare dal linguaggio della politica. Quella che ancora manca in questo Paese per essere davvero unito ed unitario. Per questo non sopporto l'ipocrisia del vento revanscista che soffia sulla 'questione meridionale'. Il più comodo alibi, lautamente offerto dagli intellettuali del Sud ai governanti, per fornire una pausa di riflessione, senza voler mai affrontare il problema. Un continuo schiaffo morale a chi rimane al Sud per lavorare onestamente, senza lamentarsi, pur tra tante difficoltà in più. Ma soprattutto la più facile sentenza auto-assolutoria per il resto del Paese. Ai membri della Direzione nazionale del PD riuniti domani per dare risposta agli allarmanti dati Svimez sulla disoccupazione chiedo di avere il coraggio di lasciare la 'questione meridionale' ai sofismi del Novecento e di non inseguire i toni da propaganda elettorale con l'immancabile elenco di promesse mancate su cui è stata fondata la Seconda Repubblica.
Non esiste una questione meridionale. Esiste semmai una 'questione Italia'.
Un Paese dove la lotta contro la diseguaglianza passa tanto dalla legalità quanto dalla cultura, tanto dalle infrastrutture digitali (rete a banda-ultra larga) quanto da quelle tradizionali (rete dei trasporti).
Perché l'alta velocità è tale se vale per tutti. Altrimenti serve solo a spaccare l'Italia in un Paese a due (o più) velocità.
  ps Cliccando sull'info-grafica di Simone Bordoni è possibile vedere i dati relativi ai tempi di percorrenza dei treni (AV, dove disponibili) sulle principali tratte del territorio italiano, comparando le differenze tra Nord, Centro e Sud. (guarda qui) @ Articolo pubblicato su l'Unità il 6 Agosto 2015 Articolo pubblicato su l'Unità    

6 agosto 2015

di Marco Lombardo

La Skarrozzata 2013-2014

La Skarrozzata_2014 Il 9 giugno un popolo festoso ha invaso la Piazza Maggiore di Bologna con carrozzine, rollerblade, passeggini, biciclette e tutti i mezzi disponibili per la "Skarrozzata", una passeggiata tra le vie della città per vivere e raccontare per un giorno la disabilità. La skarrozzata nasce da un’idea semplice, pensata davanti a una pizza tra due amici, Enrico Ercolani e Matteo Giorgioni: far vivere per un giorno l'esperienza della carrozzella, nella convinzione che il tema della disabilità diventi davvero ineludibile solo se e quando ci tocca direttamente. Nelle parole di Alessandro Bergonzoni, ospite d’onore della manifestazione, ‘la skarrozzata è una forma moderna di letteratura urbana per rimuovere gli ostacoli e le barriere interiori’. Sono orgoglioso di avere avuto la possibilità di contribuire – insieme a Fabio Querci e tanti altri amici invisibili – all’organizzazione e alla buona riuscita dell’iniziativa. La mia speranza è che Bologna possa raggiungere gli standard europei di Città a misura di disabile e sono profondamente convinto che guardare la vita con gli occhi degli altri ci serva per abbattere tutti i pregiudizi. Qui il video del TG3 Regionale/ Qui il video di BolognaChannelTv          

13 giugno 2013

di Marco Lombardo

Per riconoscere una famiglia basta un disegno. Di legge.

Il 13 Gennaio con gli amici di #BolognaFutura insieme al Gruppo PD di Casalecchio abbiamo organizzato una serata per discutere il DL Cirinnà sulle #unionicivili e la #stepchild-adoption. E' stata una bellissima serata di cultura politica. Tanta partecipazione ed interventi di grande qualità. Grazie a Gabriella MonteraPietro AntonioliMassimo Bosso,Vincenzo Branà, Elisa Dal Molin, Giordana Piccinini, Monica Cirinnà, Don Nicolini e a tutti gli amici di ‪#‎BolognaFutura‬ perché il nostro compito è quello di camminare tutti insieme nel rispetto delle diversità. In parlamento si parla ancora di possibili modifiche e mediazioni: credo che il testo su cui si è impegnato il Governo-Renzi rappresenti già di per sé un punto equilibrato di mediazione. Ora non è più il tempo della discussione. E' il tempo dell'approvazione. Personalmente rispetto l'idea che gli istituti religiosi debbano tutelare la tradizione, ma non credo che nel 2016 un Paese come l'Italia, che vuole tornare ad essere all'avanguardia in Europa, possa precludere l'accesso ad un istituto giuridico sulla base del proprio orientamento sessuale. ‪#‎loveislove‬ Per quanto riguarda il punto più controverso, la stepchild adoption, rispetto al rischio, peraltro della maternità surrogata e della mercificazione del corpo della donna, prima di discutere sull'effetto della maternità vi suggerisco di guardare questo video. Non basta essere buoni solo a Natale. Per riconoscere una famiglia basta un disegno. Di legge. [embed]https://www.youtube.com/watch?v=XY-ZfNxghas[/embed]     12473628_10153894694127959_6356181224584383923_o           #SvegliaItalia Per tornare ad essere un'avanguardia in Europa. [embed]https://www.flickr.com/photos/124857278@N06/sets/72157663161968179[/embed] Narrazione fotografica di F. Pierantoni

20 gennaio 2016

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 gennaio 2013

di Marco Lombardo

L’unione bancaria europea

Banche, prodotti finanziari e tutela dei risparmiatoriSabato 6 Febbraio insieme a Michele Calzolari, Presidente Assosim, Sabina Porcelluzzi, Segretaria Fisac CGIL Bologna e l'Avv. Marco Palmieri abbiamo discusso dei tre pilastri su cui poggia l'unione bancaria europea.

Il mio intervento integrale

Le conclusioni video

Tutti i video

12 febbraio 2016

di Marco Lombardo

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

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Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

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Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Il ritorno dei “Makers”

Ecco la mia intervista rilasciata a Blog stampa 3D, l'avanguardia nel settore della stampa digitale.  "Buongiorno e benvenuto nel nostro blog dedicato alla stampa 3D! Marco Lombardo: «Buongiorno a voi e grazie!» Qual è il significato di maker, ovvero in cosa consiste l’artigianalità che si realizza attraverso internet? L’Italia è sempre stata un Paese di makers Nella produzione di bellezza siamo una realtà riconosciuta in tutto il mondo, in virtù della straordinaria abilità dei nostri artigiani. Quelli che una volta si chiamavano artigiani e lavoravano dentro le botteghe rinascimentali, oggi si chiamano makers e animano i FabLab. Per questo sarebbe più corretto parlare di ‘ritorno dei makers’ in Italia, segnalando un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, al rinascimento della manifattura digitalizzata. In che modo la stampa 3D potrà incidere sul mondo del lavoro, a tuo parere? La diffusione delle stampanti 3D sta accelerando un processo di generazione distribuita dei mezzi di produzione. Chiunque oggi può aprirsi una piccola industria dentro un garage: basta uno scanner 3D per catturare la realtà, una stampante3D per trasformare la nostra fantasia creativa in realtà ed un laser-cutter di precisione. Molti beni (dagli apparecchi bio-medicali ad automobili come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. E’ importante far capire che non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà imprenditoriali già esistenti. Il mondo del lavoro si modulerà sempre di più intorno alla continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Come possono le politiche pubbliche agevolare la diffusione dei makers? Una politica industriale contemporanea deve saper raccogliere la sfida dell’Internet del Fare e della ‘produzione digitalizzata’. Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi, ma ai prossimi dieci anni. Bisogna superare un approccio burocratico sulla regolamentazione del mercato del lavoro per favorire politiche attive per la creazione di lavoro, per esempio abbattendo il costo del lavoro e mettendo a disposizione spazi di co-working per contaminare la manifattura tradizionale con i makers. Diciamo che anche in politica c’è bisogno di un ritorno ai Policy-Maker. Proverei a dare 3 suggerimenti: 1. Be Inspired! Provate a pensare al mondo del lavoro così come sarà domani, partendo dai bisogni delle persone e dalla vostra immaginazione. 2. Be disruptive! Per costruire un cambiamento e creare innovazione dovete modificare radicalmente il modello precedente. 3. Be makers! Potete continuare a lamentarvi del presente, potete avere nostalgia del passato o potete provare a costruire i vostri sogni, facendo parte di ‘incubatori’ di futuro. Quale consiglio daresti a un ragazzo italiano che comincia oggi a costruirsi una propria carriera? Quasi tutti i ragazzi italiani possiedono uno smartphone, ma lo utilizzano più come uno strumento per essere connessi ai social che non come uno strumento di lavoro. Grazie per le interessanti risposte e per il tempo che ci hai dedicato! «Grazie a voi e a presto!»" Vi aspetto tutti giovedì 13 febbraio all'Hotel Savoia per l'evento "Stampa 3D: la nuova dimensione dell'economia"  

12 febbraio 2014

di Marco Lombardo

NON CHIAMATELA ‘QUESTIONE MERIDIONALE’

  [caption id="attachment_2182" align="alignleft" width="423"]@Credits: Simone Bordoni @Credits: Simone Bordoni[/caption]                           Guardate questa cartina. Guardatela bene. È l'Italia. O meglio. E' l'Italia secondo Trenitalia, assecondata dall'ignavia di oltre 60 governi nazionali che si sono succeduti in XVII legislature. Un Paese dove 200 km non sono la stessa cosa se si vive nel Nord (1h 30 min in media in AV, con un minimo di 1h di percorrenza nella tratta Milano-Bologna), nel Centro-Italia (2h di media in AV, con un picco di 1h 10min nella tratta Roma-Napoli), nel Sud e nelle Isole (3-4h di media dove coperto da AV, con un picco di 2h 26min nella tratta Foggia-Lecce).
Dove 500 km puoi farli in meno di tre ore (Milano-Roma) o in non meno di cinque (Roma-Reggio Calabria).
Se poi si vive in Basilicata ci si ritrova dentro un paradosso: una delle Regioni più piccole d'Italia (secondo la cartina tradizionale), ma una delle più grandi (secondo la cartina reale delle distanze di percorrenza). Certo. Non è la stessa cosa percorrere la medesima distanza in pianura o tra le montagne. Ma nessuna diversità orografica può giustificare (nel 2015!) una tale disparità di trattamento.
Per questo, se la guardate meglio questa cartina vi parla di una parola chiave per lo sviluppo dell'Italia: uguaglianza.
Quella che troppo spesso (appare e) scompare dal linguaggio della politica. Quella che ancora manca in questo Paese per essere davvero unito ed unitario. Per questo non sopporto l'ipocrisia del vento revanscista che soffia sulla 'questione meridionale'. Il più comodo alibi, lautamente offerto dagli intellettuali del Sud ai governanti, per fornire una pausa di riflessione, senza voler mai affrontare il problema. Un continuo schiaffo morale a chi rimane al Sud per lavorare onestamente, senza lamentarsi, pur tra tante difficoltà in più. Ma soprattutto la più facile sentenza auto-assolutoria per il resto del Paese. Ai membri della Direzione nazionale del PD riuniti domani per dare risposta agli allarmanti dati Svimez sulla disoccupazione chiedo di avere il coraggio di lasciare la 'questione meridionale' ai sofismi del Novecento e di non inseguire i toni da propaganda elettorale con l'immancabile elenco di promesse mancate su cui è stata fondata la Seconda Repubblica.
Non esiste una questione meridionale. Esiste semmai una 'questione Italia'.
Un Paese dove la lotta contro la diseguaglianza passa tanto dalla legalità quanto dalla cultura, tanto dalle infrastrutture digitali (rete a banda-ultra larga) quanto da quelle tradizionali (rete dei trasporti).
Perché l'alta velocità è tale se vale per tutti. Altrimenti serve solo a spaccare l'Italia in un Paese a due (o più) velocità.
  ps Cliccando sull'info-grafica di Simone Bordoni è possibile vedere i dati relativi ai tempi di percorrenza dei treni (AV, dove disponibili) sulle principali tratte del territorio italiano, comparando le differenze tra Nord, Centro e Sud. (guarda qui) @ Articolo pubblicato su l'Unità il 6 Agosto 2015 Articolo pubblicato su l'Unità    

6 agosto 2015

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

Schermata 06-2457202 alle 21.01.21

Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

Schermata 06-2457202 alle 20.59.32

Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Le ragioni di Piazza Taksim

Piazza_Taksim_Gezi_ParkPiazza Taksim non è una piazza qualunque. È una piazza simbolica. È la piazza dove si svolge la festa dei lavoratori, il primo Maggio. È il luogo dove sfocia la tensione tra la democrazia formale e la vocazione autoritaria del potere. Gezi Park era il luogo di fuga e rifugio, uno spazio vitale dove cercare riparo dai manganelli. La geografia sociale delle proteste di piazza Taksim ci rivela che qualcosa sta cambiando. ProtestaUna lotta comune che unisce un popolo di architetti, urbanisti, ambientalisti, studenti, anarchici, gay, tifosi di squadre di calcio (Besiktas, Fenerbache, Galatasaray), mussulmani anticapitalisti, kemalisti. Tutti uniti ad affrontare gas lacrimogeni, spray al peperoncino, getti d’acqua e il temibile ‘Condor’, un gas lacrimogeno che può portare all’arresto cardiaco. Ma per che cosa protestano? Certo, la cementificazione del Parco Gezi è stato il classico casus belli. Ma sarebbe superficiale ridurre il senso politico di quella protesta allo spirito ecologista che contrasta la cementificazione di Gezi Park. Si tratta di una protesta politica che ha individuato il suo nemico comune: la Turchia di Erdogan. istanbul-taksim-630x419Erdogan è il primo premier islamista nella repubblica militarmente laica voluta da Ataturk. Solo un politico lungimirante (indovinate chi?) poteva vedere in Erdogan l’amico islamista e moderato che l’Europa doveva inseguire. Del resto, si sa che l’uomo ha fiuto politico nello scegliere i suoi idoli. Vedere alla voce Vladimir Putin come maestro del pensiero liberale in Russia o Gheddafi come pioniere della democrazia in Libia. C’è un detto popolare turco che dice: ‘I matrimoni sono come gli affari. Quelli buoni sono quelli veloci’. Se così fosse, allora il matrimonio tra Turchia ed Europa non sarebbe un buon affare: la procedura di adesione della Turchia all’UE risale al 1973. Non proprio ieri. Da allora è giusto riconoscerlo, la Turchia si è impegnata al rispetto dei criteri di Copenaghen per entrare nell’UE: sono criteri politici, economici e giuridici. Grazie a questi progressi dal 2005 è in corso il Partenariato di Adesione della Turchia all’UE. Da allora la porta è aperta, ma rischiamo che dietro quella porta, mai veramente aperta, socchiusa, non sia rimasto più nessuno a bussare per entrare. E questo perché? Per due motivi di fondo. Il primo. Perché l’Europa è stata strumentalizzata. Da Erdogan che ha utilizzato lo spauracchio di Bruxelles come il punchball su cui sfogare la protesta per le riforme impopolari. Come a dire: ‘capisco le proteste. ma non posso farci nulla. Ce lo chiede Bruxelles’. Politica scaltra ma poco lungimirante, se è vero che dietro il mito (‘È l’Europa che ce lo chiede’) abbiamo sperperato un patrimonio di visioni e ideali di pacificazione, il grande patrimonio valoriale lasciato dai padri fondatori del sogno europeo. TURCHIA-PIAZZA-TAKSIM-SCONTRI-5-770x511Sempre più difficile concludere un matrimonio se i due promessi sposi non si riconoscono più. Il parlamento europeo ha adottato una risoluzione molto dura sugli scontri di Gezi Park. Ha fortemente condannato la repressione brutale della polizia turca. Come ha reagito Erdogan? Dicendo: “Non riconosco alcuna decisione presa dall’Europarlamento sulla Turchia”. Rivendicando il divieto di ingerenza del Parlamento Europeo sulle questioni interne degli stati. Insomma, la Turchia deve definire da sé la sua agenda politica. Quello che Erdogan fa finta di dimenticare è che la Turchia è da anni pesantemente condannata dalla Corte di Strasburgo per la violazione dei diritti umani. Per il mancato rispetto della  libertà di stampa: quanti sanno che la Turchia è la più grande prigione a cielo aperto per i giornalisti? Attualmente sono 71 i giornalisti richiusi in carcere, più della Siria e dell'Iran; per la violazione della libertà di riunione, per l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia contro i manifestanti. Tutte cose che nascono ben prima della violenza di Gezi Park. Ma che la protesta di Gezi Park ha reso evidente ed eclatante a tutto il mondo, stigmatizzando il comportamento del governo e del premier. L’Europa fa bene a ricordare un principio fondamentale dello Stato di diritto. Non esiste una democrazia libera se è sotto tutela dell’esercito! Non esiste una democrazia libera fondata sulla paura! 944245_10152811347775018_1117081266_nMa bisogna essere equilibrati quando si parla di politica estera. Per questo bisogna saper fare autocritica e analizzare anche i difetti della politica estera europea nei confronti della Turchia, le reticenze, le paure, i silenzi che si annidano nella complicità. Perché badate bene: dietro il punchball di Bruxelles (di nuovo: 'È l'Europa che ce lo chiede') si è celata la sterilità e la mediocrità anche di un’intera classe dirigente europea. Del resto, se un matrimonio non è un buon affare, non è quasi mai per colpa di una sola delle parti. E l’Europa ha le sue responsabilità, enormi, sulle quali occorre interrogarsi e farsi un bell’esame di coscienza. Perché la Turchia rappresenta per l’Europa l’alibi perfetto per rimanere nel limbo dell’identità irrisolta. Allargamento e approfondimento sono le due chiavi di lettura del processo di integrazione europea. Ma la questione turca mette l'Europa con le spalle al muro e la costringe ad interrogarsi sui propri confini geografici ed identitari. Dove finisce l’Europa? Fino a dove si estende il concetto di identità europea? turkeytwitterresized-600x386Ha ragione il proverbio turco. Il matrimonio tra la Turchia e l'Europa non è un buon affare. Ma noi non siamo chiamati a costruire un matrimonio di interessi, fondato sulla valenza strategica e geopolitica di entrambi i partner. Dobbiamo  impegnarci a costruire un matrimonio di valori fondati sui principi comuni della laicità, dello stato di diritto e della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Una unione nella diversità. Infine, in conclusione, consentitemi di allargare il respiro alle piazze che oggi protestano per i diritti civili e politici. C’è un filo rosso che lega le proteste dei giovani di piazza Taksim in Turchia con gli scontri di Piazza Tahrir in Egitto passando per le strade di Rio in Brasile. Senza dimenticare la Siria dove gli scontri, lontani dai riflettori dei media, vanno avanti da oltre due anni con violazioni sistematiche dei diritti umani in quella che è ormai una guerra civile senza frontiere. In tutte quelle piazze ci sono rivendicazioni sociali, contro la corruzione del potere, contro il precariato. Proteste che travalicano i confini nazionali e abbracciamo la dimensione della dignità umana e della libertà. Certo, sono piazze molto diverse tra loro e sarebbe un errore accomunarle oltre il lecito perché significherebbe ridurre le diversità culturali, sociali e religiose che ognuna di quelle piazze porta dentro di sé. @Il testo è tratto dalla relazione all'iniziativa svolta a Casalecchio. Ringrazio il PD di Casalecchio e tutti coloro che hanno partecipato. Nel nostro piccolo abbiamo ricordato a noi stessi che le infinite querelle relative alle regole congressuali forse interessano poco le persone normali, ovvero quelle che non sono appassionate al genere letterario "regole per il congresso del PD". Perché mentre noi ci avvitiamo in dibattiti autoreferenziali, lì fuori c’è un mondo che sta cambiando in fretta. E verso il quale un paese come l'Italia ha il dovere morale di tornare ad essere protagonista della scena internazionale. Chissà se gli aspiranti al Congresso sapranno cogliere in questo vuoto di senso che attraversa l'Europa e l'Italia l'opportunità per costruire una visione ideale di un moderno partito progressista ed europeo.

11 luglio 2013

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 settembre 2012

di Marco Lombardo

Lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera

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 #iDemWinterLab "Come sconfiggere lISIS e contrastare gli interessi che lo sostengono" - Bologna, sabato 30 gennaio 2016
  Il 30 Gennaio 2016 a Bologna si è svolta la Winter School di‪#‎IdemLab‬ su lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera. Cos'è l'ISIS? Quali strumenti dispone l'Unione europea per la lotta contro il terrorismo internazionale? Quali sono gli interessi geopolitici degli Stati membri per la stabilizzazione del medioriente? Quale bilanciamento tra il diritto alla sicurezza e la sicurezza dei diritti? La sospensione dell'Accordo di Schengen può essere una risposta per aumentare la sicurezza interna ed esterna dell'UE? La revisione degli accordi di Dublino per la gestione dei flussi dei profughi quale impatto può avere per la sicurezza sulle frontiere esterne? Queste sono alcune delle domande alle quali abbiamo provato a dare qualche utile risposta. Sala piena, tanti interventi di qualità e qualche proposta concreta da mettere subito in campo. Puoi rivedere le immagine dell'evento da qui. (narrazione fotografica di F. Pierantoni)
Puoi rivedere alcuni video con le conclusioni dell'evento.
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1 febbraio 2016

di Marco Lombardo

La mia agenda in Festa

Per 26 giorni la Festa dell'Unità di Bologna riesce a trasformare il Parco Nord in una Città nella Città: una tradizione che preserva lo spirito più puro della Politica con oltre 5000 volontari che si alternano giorno e notte tra cucine e fornelli, con un impegno festoso ed una passione civica che dovrebbe essere posta a fondamento della nostra 'comunità politica'. Oltre alle prelibatezze delle cucine, per chi fosse interessato a seguire i dibattiti politici, questa è la mia agenda delle iniziative in cui interverrò alla festa. Ho scelto di seguire quelli che sono da sempre gli assi cartesiani del mio impegno politico: diritti, Europa e relazioni internazionali, partecipazione. Si parte il 31 Agosto dal Tibet. La storia di un popolo in lotta per il principio di autodeterminazione che è un inno alla speranza in un progresso pacifico e spirituale dell'umanità. Si prosegue il 4 Settembre con l'iniziativa promossa dal Circolo online, insieme ai ragazzi di OccupyPD e ai Giovani Democratici di Bologna, nello stile libero del Barcamp, in cui tutti possono prendere la parola e dire la loro idea sul tema della partecipazione. Politica è partecipAzione? Come possiamo (ri)dare più voce ad iscritti ed elettori? Come fare per rendere il PD un partito all'altezza della sua base? Vi aspettiamo il 4 settembre al Parco Nord di Bologna; per chi fosse lontano, potete contribuire ovunque voi siate, inviando il vostro tweet a #barCamPD. Il 6 settembre continua l'impegno per rendere il PD un partito a vocazione europea.  A -250 giorni dalle elezioni europee, mentre negli altri Stati Membri sono già avviate le campagne elettorali dei candidati al Parlamento europeo, in Italia il dibattito politico sul futuro dell'UE latita nell'indifferenza generale dei partiti e dell'opinione pubblica. Sono fermamente convinto che il processo di integrazione europea possa portare ad una vera Unione politica solo se, al fianco della europeizzazione delle politiche nazionali degli Stati membri, si creerà una ‘coscienza politica europea’ dal basso. Per questo, dopo il lancio degli 'Erasmus Democratici' e la creazione delle reti europee ed internazionali, c'è bisogno che il PD di Bologna continui a porsi all'avanguardia, rilanciando la prospettiva europeista attraverso una campagna elettorale transnazionale, in grado di porre i temi della cittadinanza europea e degli Stati Uniti d’Europa al centro del dibattito pubblico. Le prossime elezioni europee saranno decisive per uscire dalla politica del rigore e dell'austerità e rafforzare davvero la democrazia in Europa. Per fare questo, coinvolgeremo le delegazioni del Partito Socialista Francese e del SPD tedesco, insieme ai circoli del PD all'estero da Bruxelles a Lussemburgo, da Friburgo a Parigi per provare ad allargare il respiro ideale del fronte democratico e progressista agli orizzonti europei. Tra gli ospiti delle serata anche Pier Virgilio Dastoli e Volker Telljohann delle Fondazione Ebert. Il 6 settembre il sogno europeo riparte da Bologna. Il 15 settembre ci occuperemo di Birmania, attraverso il racconto della vita di Aung San Suu Kyi, l'orchidea di ferro, una donna straordinaria che continua a commuovere il mondo per la forza gentile con cui lotta per la democrazia in Birmania, ad un anno dalle prossime presidenziali del 2014. Il 19 settembre daremo vita ad uno speed-pitching per raccontare la nuova imprenditorialità digitale che avanza rapidamente nel nostro territorio. Sono le start-up: una profonda trasformazione economica e sociale nel mondo, una breccia nell'immobilismo dell'Italia che parte dalla cultura del fallimento per superare la crisi in modo non convenzionale. Il 21 settembre l'appuntamento è con il Ministro per l'integrazione Cècile Kyenge: sarà l'occasione per parlare di diritti, immigrazione e cittadinanza. Un confronto per cercare di ridurre lo spread di civilità che allontana il nostro Paese dagli standard europei. La speranza di poter radicare in Italia la cultura dell'integrazione, a 50 anni dal celebre discorso di Martin Luther King. Vi aspetto in Festa!  

31 agosto 2013

di Marco Lombardo

Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding

Il partito democratico di Bologna lancerà a febbraio la raccolta fondi sul web (crowdfunding) per finanziare specifici progetti. Si tratta di un innovativo sistema di autofinanziamento, già sperimentato nella campagna elettorale di Barack Obama ed attualmente presente in varie piattaforme online (per esempio, Kickstarter) con cui oggi si producono film, musica ed eventi sociali. (statistiche sul crowdfunding)Infografica sul crowdfunding Nello specifico settore della raccolta dei fondi per la politica, il crowdfunding può rappresentare una corsia di emergenza nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Non a caso, l’articolo del Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-16/il-pd-bolognese-lancia-crowfunding-finanziare-progetti-partito-104112.shtml?uuid=ABo8oKk) riprendeva la notizia della sperimentazione avviata dal PD di Bologna, associandola al tweet con cui Enrico Letta annunciava l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarebbe riduttivo limitare l’orizzonte del crowdfunding al tema dell’autofinanziamento (dal basso) dell’attività dei partiti. Se ne coglierebbe un aspetto, di certo importante, ma si rischierebbe di tralasciare la prospettiva fondamentale che è quella di riorganizzare la funzione di un partito nella società contemporanea, ricostruendo la sua ragione sociale intorno al perseguimento ed alla realizzazione di cause. E’ bene ricordare che la raccolta di fondi attraverso il web si basa su due principi: il primo, è quello per cui le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa che sia più grande di loro; la seconda, è il desiderio delle persone di condividere con gli altri le loro battaglie e raccontare ciò di cui sono stati parte. Può funzionare l’applicazione del crowdfunding alla politica italiana? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla premessa che, in questo momento, c’è una forte domanda di buona politica: non commettiamo l’errore di confondere il sentimento antipartitico con quello antipolitico. Se a Bologna si registra il boom del volontariato significa che c’è una forte domanda di impegno civico e sociale, in cui tanti cittadini dedicano le loro energie, il loro tempo libero, le loro passioni. Il mondo associativo è considerato uno strumento di trasformazione della società più credibile rispetto a quello dei partiti. In questa forbice si può misurare la profondità della crisi di ‘senso’ e di rappresentanza dei partiti: è questa la divaricazione che dovrebbe interrogare profondamente chi oggi fa politica. Più di quella tra iscritti ed elettori delle primarie del PD. Per cambiare radicalmente la politica occorrono fratture coraggiose, sperimentando strumenti e soluzioni innovative. Quello che ci chiedono gli elettori delle primarie è di rappresentare una forte istanza di cambiamento; ci chiedono di non essere mobilitati solo durante le campagne elettorali, ma di poter esprimere la loro opinione sui processi decisionali dei partiti, di poter ‘contare’, di essere coinvolti in modo costante e non occasionale, lamentando la distanza tra la classe dirigente e la base. Chiedono alla politica di uscire dalla dittatura dell’emergenza, rompere il cerchio della autoreferenzialità, uscire da una democrazia ‘ad intermittenza’ per andare verso una ‘democrazia a luce continua’, con una mobilitazione cognitiva ed emotiva delle persone. La gente è stanca di ascoltare politici chi predicano soluzioni ai loro problemi; ha bisogno di risposte e le vuole anche in fretta. Se queste promesse sono vere, ne consegue che i partiti possono tornare ad essere utili per i territori se (ri)orientano la loro attività verso la realizzazione dei bisogni dei cittadini, nel quadro di una cornice di valori ed ideali condivisi. Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding. In questa prospettiva, il crowdfunding può essere uno strumento rivoluzionario. Il ‘timing’ è importante, ma non deve necessariamente essere finalizzato alle esigenze di un comitato elettorale; è fondamentale almeno quanto la co-progettazione delle cause da realizzare, la strategia di comunicAzione, la viralità attraverso l’utilizzo dei social network, la rendicontazione delle attività svolte, la trasparenza nella raccolta dei fondi e la sobrietà nell’utilizzo degli stessi. Come PD partiremo dal nuovo progetto di formazione politica perchè il rinnovamento generazionale non può prescindere dalla formazione di chi domani dovrà amministrare situazioni complesse. Il nuovo corso di formazione sarà solo il progetto pilota dal quale poi partiranno tanti altri progetti in crowdfunding scelti dai circoli territoriali. In breve, il crowdfunding può essere molto di più che una colletta online. Può divenire uno strumento utile per ricostruire, dal basso, il legame di fiducia tra i cittadini ed i partiti.

 

21 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

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Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

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Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Non è mai troppo tardi 2.0

Non è mai troppo tardi 2.0. Che cos'è il digital divide? A cosa servono i Big Data? Come si possono proteggere i propri dati personali dagli Spider? Come si tutelano i brevetti ed i marchi dai Patent Troll? Come la comunicazione sui social media sta cambiando il modo di fare informazione? Ed il modo di fare politica? Queste sono solo alcune delle domande che ho posto insieme ai volontari del Circolo Online del PD Bologna nel quiz-game 'Non è mai troppo tardi 2.0', nei vari incontri promossi nell'area metropolitana di Bologna (Santo Stefano, Zola Predosa, Castel Maggiore ed altri) nel corso del 2013-2015. Un'occasione di intrattenimento e divertimento per tutti (nativi digitali e non!) che vuole essere anche un momento di formazione con brevi interventi di esperti e facilitatori digitali. Ma anche un corso per rendere accessibile il web a chi non ha mai avuto gli strumenti. Un format di infotainment liberamente tratto nel metodo dal gioco 'Il Milionario' e nel merito dall'ultimo libro di Federico Rampini 'Rete Padrona', ma emotivamente ispirato alla trasmissione del grande Alberto Manzi 'Non è mai troppo tardi' che può essere facilmente replicato su tutto il territorio nazionale. Perché per abbattere la diseguaglianza digitale nel nostro Paese non è sufficiente rimuovere le diverse condizioni di accesso alle tecnologie dell'informazione, ma è necessario anche promuovere una cultura digitale per rimuovere le barriere, le paure, i pregiudizi ed essere consapevoli dei rischi e delle opportunità con cui la Rete sta trasformando il mondo del lavoro, il nostro modo di essere ed il nostro modo di entrare in relazione con gli altri.  Alcune infografiche sul digital divide, l'agenda digitale e l'e-government distribuite ai partecipanti agli incontri del 2013/2014/2015.

10 giugno 2015

di Marco Lombardo

Elezioni regionali ed il regolamento dei conti dentro il PD

Trovo che sia indegno e desolante lo spettacolo a cui stiamo assistendo in chiusura delle ‪#‎elezioniregionali‬. Mi dispiace soprattutto perché questo teatrino mediatico sul piano nazionale offusca il lavoro di quanti si sbattono giorno e notte sui territori per portare avanti nomi, contenuti ed idee per il futuro delle proprie Regioni. Nessuno si meravigli se il vincitore annunciato di domenica sarà ancora il partito dell'astensionismo. Pur in assenza di avversari credibili, con un centrodestra frantumato come non mai, un movimento 5 stelle perennemente in cerca di identità politica ed una sinistra perennemente in cerca di autore, il PD sta ripiombando nell'antico vizio del farsi del male da solo, cercando di colmare un certo vuoto di idee e talenti dietro la vecchia logica del nemico comune. Basta leggere le dichiarazioni sui giornali (ma qualcuno le legge ancora?) per vedere come si stia rispolverando con (troppa) disinvoltura l'anti-berlusconimo in chiave anti-renziana. Il rischio è quello di ritornare indietro nel tempo, ai cliché della vecchia politica, con uno stillicidio di 'accuse e scuse senza ritorno'. L'ultima mossa di ieri, con le liste di proscrizione della Commissione antimafia pubblicate a meno di 48 ore dal voto, è la strumentalizzazione delle istituzioni per regolare i conti dentro il partito: solo l'ultimo colpo basso, in ordine di tempo, di un vero e proprio cortocircuito democratico. Senza che nessuno si senta in dovere di battere un colpo ed alzare lo sguardo su quello che sta succedendo in Europa, dove la crescita dell'ultra-nazionalismo in Polonia minaccia di sgretolare il processo di integrazione europea che non può essere protetto dietro la cortina di nuovi acronimi, nè dietro la retorica del vuoto europeismo di maniera. Certo. È più comodo salire sul carro dei Podemos di turno che riportare il sogno europeo alla radice costituente dei padri fondatori. In tutto questo, qual è la colpa di Renzi? Le riforme troppo liberali? Le troppe promesse? L'eccesso di decisionismo? La mancanza del confronto e del dibattito interno? Forse. O forse no. Fortunatamente siamo (ancora) in democrazia e saranno gli elettori domenica a giudicare. Almeno quei pochi che andranno a votare. Ma una cosa è certa sin da ora. Non può essere imputabile al Premier/Segretario la responsabilità di aver lasciato che le primarie facessero vincere nomi che non erano i suoi preferiti. Semmai la sua responsabilità è non aver investito seriamente nel rinnovamento dentro il Partito, a partire dai territori, come pre-condizione per un vero e radicale cambiamento della classe dirigente   @Per saperne di più: - Massimo Gramellini 'Il Buongiorno' House of Renzi su La Stampa - Giovanni Fiandaca 'Non Confondiamo l'etica politica con il Codice Penale' sul Manifesto - Stefano Ceccanti https://stefanoceccanti.wordpress.com

30 maggio 2015

di Marco Lombardo

Europa e diritti civili. Incontro con Sergio Lo Giudice

Incontriamo il senatore Sergio Lo Giudice, Membro della 2ª Commissione Giustizia e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, al caffè La Linea in un freddo pomeriggio di maggio. Tema dell'incontro i diritti civili. Abbiamo deciso di affrontare insieme a lui tre questioni che riteniamo cruciali: il diritto di cittadinanza per i nati in Italia da genitori stranieri, le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la condizione dei carcerati in Italia. Normativa sulla cittadinanza   In questo periodo si fa un gran parlare di ius soli e in effetti quello dell'acquisizione della cittadinanza per i minori “stranieri” nati in Italia è un problema grave, da risolvere quanto prima. Proprio per l'importanza del tema, non dobbiamo dimenticarci di essere un paese appartenente all'Unione Europea, nella quale parlare di ius soli puro non ha molto senso. Basti ricordare il passo indietro fatto dall'Irlanda (unico paese europeo all'epoca ad applicare lo ius soli) nel 2004 a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea (causa C-200/02, Chen).     Lombardo_LoGiudice Sergio Lo Giudice ci spiega che il PD ha presentato diverse proposte di legge sulla cittadinanza (anche se, ovviamente, in un governo alleato con il PdL la centralità del tema è scemata). Tra le proposte presentate, una è a firma Bersani e, sintetizzando al massimo, prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure per chi arriva in Italia entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale. Al Senato la proposta di legge è a firma Casson e prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri che risiedono regolarmente nel nostro paese da almeno 5 anni. Sembra che alla Camera siano pensabili maggioranze trasversali, mentre al Senato la situazione pare più complicata. Senza contare che il tema dello jus soli ha di fatto spaccato in due il Movimento 5 Stelle. Le proposte purtroppo non sono ancora state calendarizzate, ma la speranza è che sull'argomento si possano trovare maggioranze variabili su quello che rimane, a normativa vigente, problema di (in)civilità per un Paese che ha fino ad ora impostato il tema in modo ideologico, fondando la sua politica sulla paura del diverso, anzichè sull'integrazione come unione nella diversità.   Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, l'Italia è uno dei pochi paesi rimasti a non aver legiferato sull'argomento. Come ci spiega Lo Giudice, persino in Gran Bretagna il governo conservatore sta lavorando per introdurre il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, nell'idea che, essendo il matrimonio fonte di stabilità sociale, più si estende meglio è per la società. “I don’t support gay marriage in spite of being a conservative. I support gay marriage because I am a conservative” ha affermato David Cameron. Nella maggior parte dei paesi europei esiste un riconoscimento per le unioni civili delle coppie dello stesso sesso, mentre in Italia tutti i tentativi (più o meno timidi) in questa direzione sono naufragati. Anche su questo tema esistono diverse proposte di legge, sia alla Camera che al Senato. Quella presentata da Lo Giudice propone di estendere la possibilità di matrimonio anche alle coppie di persone dello stesso sesso. Da troppo tempo si tergiversa sulla questione e quindi a suo parere è ora di una svolta decisa. Visto dalla prospettiva europea, la sensazione è quella di un Paese accerchiato: ormai persino i conservatori europei sembrano più progressisti di noi, incapaci di riconoscere nell'amore (senza ulteriori aggettivi) la forza naturale sulla quale si fonda una famiglia. Per quanto riguarda invece le carceri, sappiamo ormai che la realtà nella quale versano i detenuti in Italia è quella di una violazione strutturale dei diritti umani. A Bologna la situazione è drammatica, anche se meno esplosiva di tempo fa. Pensata per 400 persone, la Dozza ne ospita almeno 800, ma più spesso 1200. Non è casuale la recente sentenza di condanna della CEDU nei confronti dell'Italia. Le soluzioni che vengono solitamente prospettate, in modo piuttosto semplicistico,vanno dall'indulto di fronte alla situazione esplosiva alla costruzione nuovi edifici. Dalla nostra discussione è invece emersa la necessità di una considerazione più ampia sul sistema carcerario italiano, ad esempio sulla percentuale altissima di detenuti in attesa di giudizio e su una revisione della legislazione penale che finisce per riempire le carceri di tossicodipendenti e immigrati irregolari. Su 60.000, circa 15.000 detenuti potrebbero usufruire dei domiciliari o di misure alternative alla pena detentiva. Bisognerebbe quindi intervenire su diversi fronti: ad esempio cambiare legge Fini-Giovanardi sulle droghe e la legge Bossi-Fini che ha introdotto il reato di clandestinità, e poi cambiare meccanismo “sliding doors” e la legge ex Cirielli sulla recidiva. Al contempo bisognerebbe intervenire in maniera molto più convinta e creativa sulla reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. E' ormai stato ampiamente dimostrato come il lavoro con i detenuti consente l'abbattimento della recidiva nell'ordine del 70%. Il lavoro è il vero passaporto per la libertà dei detenuti. Ecco, credo che per ripensare il sogno europeo, per renderlo reale, sia necessario ripartire proprio da qui, dalla vita delle persone, da progetti e soluzioni articolati, in modo da rendere credibile l'Europa dei diritti che vogliamo, e che troppo spesso ancora non c'è.

30 maggio 2013

di Silvia Ventrucci

È l’ora di sfidare i falchi in Europa

Si parla spesso di ‘crisi’ in Europa facendo riferimento alla crisi economica che attraversa il continente europeo dal 2007 ed in cui, solo, ora si cominciano ad intravedere i primi timidi segnali di luce. Ma il problema dell’UE non è (solo) economico. E’ una crisi di senso, per avere smarrito la propria anima. Esaurita la spinta propulsiva del sogno dei padri fondatori, l’Europa si ritrova oggi nel limbo di un’identità irrisolta. Questa Europa ha più bisogno dell’Italia di quanto non sia vero l’inverso. La stagione delle riforme avviate dal Governo Renzi ha risvegliato quello che, per molti anni, è stato considerato il grande malato d’Europa. Ora, il Paese si sta avviando sulla strada della crescita ma ha bisogno di un salto di qualità nell’affermazione di una leadership europea che consenta, da un lato, di esercitare consapevolmente la sovranità nazionale, tutelando i propri interessi nelle sedi europee e, dall’altro, di ridefinire le priorità e le strategie italiane nell’UE. Il programma annunciato dal sottosegretario Sandro Gozi sul Corriere della Sera (‘L’Agenda italiana per riformare l’Europa’) rivela l’ambizione di una politica a geometrie variabili, con alleanze strategiche con diversi Stati membri per affermare alcune nostre priorità, in vista del rilancio del processo costituente da avviare in occasione del 60° anniversario dalla firma dei Trattati di Roma.
La prima priorità riguarda l‘immigrazione. L’accordo di Relocation (il piano UE sulle quote che prevede la redistribuzione in 2 anni di 160.000 profughi, dai Paesi a più forte pressione migratoria, come Italia, Grecia ed Ungheria, ad altri Stati membri) è un timido ma significativo segnale dell’applicazione dei principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità che dovrebbero governare le politiche UE su immigrazione, visto e asilo. Ma per uscire dalla dittatura dell’emergenza bisogna fare di più. Intanto l’Italia dovrebbe guidare l’azione europea di monitoraggio e sicurezza delle acque internazionali davanti alla Libia, che recentemente è stata autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU per fermare i trafficanti di migranti ed i barconi della morte. Poi deve farsi promotore di una revisione delle regole di Dublino, individuando nuovi criteri per definire lo status europeo di rifugiato, superando il collegamento tra la presentazione della domanda ed il primo paese di approdo, ed affrontando il tema dei minori non accompagnati. Inoltre, l’Italia deve lavorare ad un negoziato per modificare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Se pensiamo che quello che sta succedendo sia un’emergenza, non abbiamo ancora la percezione di quello che avverrà con i rifugiati climatici, che non risultano ad oggi protetti dalla Convenzione di Ginevra perché lo status di rifugiato deve essere legato al pericolo di vita imputabile al comportamento di uno Stato.
La seconda priorità riguarda la crescita economica. Ci sono almeno tre assi su cui l’Italia deve dare profondità alla sua azione: il mercato interno digitale, l’economia circolare e la revisione del patto di stabilità. Il mercato digitale europeo è un potenziale di crescita enorme per l’UE in generale e per il nostro Paese in particolare, in termini di produzione e di nuova occupazione. L’economia circolare deve essere l’occasione per ripensare al sistema del mercato delle quote di emissioni. Il caso Volkswagen non riguarda solo la Germania e non riguarda solo il settore delle auto. I ricorsi giurisdizionali che già dal 2007 si susseguono davanti alla Corte di Giustizia evidenziano un problema strutturale, legato alla mancanza di controlli e verifiche sulle emissioni prodotte non solo dalle cause automobilistiche, ma dalle imprese chimiche, siderurgiche, farmaceutiche. Una vera ‘green bubble‘ pronta a scoppiare in qualsiasi momento. Infine, la definizione di regole comuni di contabilità europee per distinguere in maniera chiara e definitiva tra spese ed investimenti. E ciò che il Governo spera di fare nell’equivoca formula dell’allentamento del Patto di Stabilità. Per intenderci: la sicurezza nelle scuole, le risorse pubbliche da impiegare nelle quote di cofinanziamento (per non perdere i fondi europei) e la decontribuzione fiscale per le imprese ad alto tasso di innovazione (sul modello credit tax sul cinema) sarebbero tre misure concrete da inserire in quel Masterplan per il Sud, per ora solo annunciato ma non ancora pervenuto. La terza priorità, ultima ma non meno importante, riguarda la riforma della governance europea.
I recenti eventi, dal rischio di Grexit ai profughi siriani, segnalano il fallimento del metodo intergovernativo e la necessità di ristabilire il primato del metodo comunitario con la centralità di Parlamento europeo, Commissione e Consiglio. Ma per fare questo non bastano nuove regole dei trattati; ci vuole una nuova narrazione del sogno europeo più orientato all’integrazione dei popoli che a quello degli Stati. L’Europa non può essere un ‘menù à la carte’. Se si vuole ottenere il beneficio del mercato interno, della concorrenza e delle libere circolazioni, allora bisogna anche stare dentro il rispetto delle regole, dei principi, dei valori fondativi dei trattati. Minacciare di utilizzare l’art. 7 TUE contro l’Ungheria (che costruisce un muro di 175 km al confine con la Serbia) può essere un forte strumento di pressione per ristabilire la priorità dei principi, dei valori, dei diritti fondamentali. Per un Paese che può accomodarsi fuori, se non vuole più rispettare le regole, ce n’è un altro che dobbiamo fare di tutto per tenere dentro. E’ l’Inghilterra che nel 2016 voterà il referendum per decidere se restare o meno in UE. È questo il primo passo di un trittico di eventi decisivi per l’Europa, con le prossime elezioni del 2017 in Francia e Germania. Da questi tre Paesi e dall’Italia che deve ripartire il processo di integrazione europea.
Chiedere la governance economica europea sull’area euro deve essere funzionale alla richiesta di una governance politica nel processo di riforma dei trattati di Lisbona, perché l’impasse non può essere superata né dal Piano Junker, né dal rapporto dei 5 Presidenti. Piuttosto, la dichiarazione comune dei presidenti delle Camere di Italia, Francia e Germania si muove nella giusta direzione, ma senza una leadership forte in Europa rischia di rimanere solo un wishful thinking. In breve. Il successo di Expo (20 milioni di visitatori) è stato la dimostrazione che questo Paese ce la può fare quando crede in se stesso. Un’iniezione di fiducia da riversare ora in campo europeo. Basta parlare dei gufi. Adesso è il momento di sfidare i falchi in Europa per riportare l’Italia nel posto che le compete, nell’avanguardia della locomotiva europea.
(Articolo pubblicato sul Blog www.idemlab.org

19 ottobre 2015

di Marco Lombardo

Viaggio nel cuore dei volontari della festa de l’Unità

Viaggio nel cuore dei volontari della festa de l'Unità'. Questa è la politica che mi piace. Una politica nuda, senza filtro, fatta stando tra la gente nei circoli, nelle piazze, nelle feste, per essere faccia a faccia con i nostri iscritti ed elettori, guardandoli dritti negli occhi per farsi carico delle loro speranze tradite, dei loro sogni incompiuti, dei loro progetti di futuro. Questo è solo un piccolo frammento di immagini per provare a raccontarvi il mio viaggio per ascoltare la base e rispondere alle loro domande. In basso trovate alcune foto dell'iniziativa alla Festa dell'Unità Due Madonne di domenica 16 giugno. Prossimi appuntamenti: 1 Luglio a Granarolo con Stefano Bonaccini e Elisabetta Gualmini a parlare di comunicazione e partiti politici. 9 Luglio a Casalecchio di Reno per confrontarci sulla situazione politica in Turchia. 10 luglio a San Giovanni in Persiceto discuteremo di politica 2.0 e web   [gallery ids="1591,1593,1594,1595,1596,1597,1598,1600,1601,1602,1603,1604,1606,1607,1608"]

23 giugno 2013

di Marco Lombardo

Il Circolo on-line

Il circolo on-line del partito democratico di Bologna rappresenta ad oggi il più avanzato progetto di web-democracy e di politica 2.0. Un progetto serio che ci riporta all'avanguardia in Italia ed in Europa, frutto di un intenso lavoro di ricerca e progettazione che ha analizzato tutti gli strumenti telematici fino ad ora utilizzati.

    Il circolo on-line si propone di vincere tre sfide fondamentali. La prima: adeguare i tempi della politica alla vita delle persone e non viceversa, facendo in modo che ci sia un luogo di discussione, confronto ed elaborazione di proposte politiche aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a costo zero. La seconda: trasformare la Rete, in una piazza virtuale da abitare e non in uno spazio da occupare con disinformazione e/o attacchi verbali; il web è un luogo virtuale, per definizione, libero dove spesso però il rischio è quello di fermarsi alla superficie delle cose, commentando di istinto alle notizie ed entrando raramente nella profondità dei problemi delle persone. Grazie invece ad uno spazio apposito, una libreria, dove si condividono testi, proposte di legge, contributi ideali che saranno suddivisi per aree tematiche, gli iscritti ed i partecipanti potranno informarsi e confrontarsi sui problemi concreti del nostro Paese. La terza sfida: fare del circolo on-line un luogo di partecipazione democratica attiva ed uno strumento di deliberazione secondo l'antico, ma sempre valido adagio, per cui bisogna conoscere per deliberare. Come funziona il Circolo on-line? Sarà equivalente ad un circolo territoriale, con una tessera di iscrizione, una comunità di iscritti, un comitato di circolo, un forum libero di discussione, una biblioteca virtuale dove approfondire gli argomenti di interesse, uno spazio deliberativo dove lanciare idee che, se riceveranno un alto rating di consenso da parte dei partecipanti, diventeranno proposte politiche che verranno votate attraverso le primarie tematiche. Guarda il video su come funziona il circolo on-line In breve, un circolo aperto, partecipato, senza frontiere per un PD che con coraggio e senso di responsabilità  ci riporta con fiducia verso il futuro. Leggi la mia Intervista sul circolo on-line   Seguici su www.circolonline.it

2 settembre 2012

di Marco Lombardo

Elezioni regionali ed il regolamento dei conti dentro il PD

Trovo che sia indegno e desolante lo spettacolo a cui stiamo assistendo in chiusura delle ‪#‎elezioniregionali‬. Mi dispiace soprattutto perché questo teatrino mediatico sul piano nazionale offusca il lavoro di quanti si sbattono giorno e notte sui territori per portare avanti nomi, contenuti ed idee per il futuro delle proprie Regioni. Nessuno si meravigli se il vincitore annunciato di domenica sarà ancora il partito dell'astensionismo. Pur in assenza di avversari credibili, con un centrodestra frantumato come non mai, un movimento 5 stelle perennemente in cerca di identità politica ed una sinistra perennemente in cerca di autore, il PD sta ripiombando nell'antico vizio del farsi del male da solo, cercando di colmare un certo vuoto di idee e talenti dietro la vecchia logica del nemico comune. Basta leggere le dichiarazioni sui giornali (ma qualcuno le legge ancora?) per vedere come si stia rispolverando con (troppa) disinvoltura l'anti-berlusconimo in chiave anti-renziana. Il rischio è quello di ritornare indietro nel tempo, ai cliché della vecchia politica, con uno stillicidio di 'accuse e scuse senza ritorno'. L'ultima mossa di ieri, con le liste di proscrizione della Commissione antimafia pubblicate a meno di 48 ore dal voto, è la strumentalizzazione delle istituzioni per regolare i conti dentro il partito: solo l'ultimo colpo basso, in ordine di tempo, di un vero e proprio cortocircuito democratico. Senza che nessuno si senta in dovere di battere un colpo ed alzare lo sguardo su quello che sta succedendo in Europa, dove la crescita dell'ultra-nazionalismo in Polonia minaccia di sgretolare il processo di integrazione europea che non può essere protetto dietro la cortina di nuovi acronimi, nè dietro la retorica del vuoto europeismo di maniera. Certo. È più comodo salire sul carro dei Podemos di turno che riportare il sogno europeo alla radice costituente dei padri fondatori. In tutto questo, qual è la colpa di Renzi? Le riforme troppo liberali? Le troppe promesse? L'eccesso di decisionismo? La mancanza del confronto e del dibattito interno? Forse. O forse no. Fortunatamente siamo (ancora) in democrazia e saranno gli elettori domenica a giudicare. Almeno quei pochi che andranno a votare. Ma una cosa è certa sin da ora. Non può essere imputabile al Premier/Segretario la responsabilità di aver lasciato che le primarie facessero vincere nomi che non erano i suoi preferiti. Semmai la sua responsabilità è non aver investito seriamente nel rinnovamento dentro il Partito, a partire dai territori, come pre-condizione per un vero e radicale cambiamento della classe dirigente   @Per saperne di più: - Massimo Gramellini 'Il Buongiorno' House of Renzi su La Stampa - Giovanni Fiandaca 'Non Confondiamo l'etica politica con il Codice Penale' sul Manifesto - Stefano Ceccanti https://stefanoceccanti.wordpress.com

30 maggio 2015

di Marco Lombardo

La.BO 2014. La Scuola di Innovazione politica

LaBo è la scuola di formazione politica del Partito Democratico di Bologna, un laboratorio che si propone di rinnovare la classe dirigente nel partito e nelle pubbliche amministrazioni locali, investendo nel capitale umano dei giovani iscritti e/o elettori del PD di Bologna. Il rinnovamento della classe dirigente non passa attraverso il mero aggiornamento anagrafico degli amministratori locali (che troppo spesso rischia di alimentare solo una sterile contrapposizione tra giovani e... “diversamente giovani”), ma deve far emergere i nostri talenti, stimolando un confronto basato su progettualità, idee e competenze, al fine di distinguere tra chi vuole davvero fare politica e chi vuole semplicemente essere politico. LaBo è un laboratorio di formazione politica (quella che Fabrizio Barca chiamerebbe una palestra cognitiva) che fornisce ai partecipanti una ‘cassetta degli attrezzi’ con gli strumenti utili a gestire le principali funzioni di governance del territorio nella prospettiva dell’area metropolitana. Una palestra cognitiva in cui non si sollevano pesi, ma idee; una palestra che non mira all’eliminazione dei conflitti, ma che tende ad allenare i partecipanti alla gestione dei conflitti, acquisendo un’attitudine professionale al problem solving. Le lezioni frontali all’interno dei diversi moduli formativi non sono state pensate come un “corso di indottrinamento”, ma come un dialogo e un confronto dinamico tra diversi punti di vista, per stimolare il pensiero critico e migliorare le capacità di elaborazione di proposte politiche utili per il territorio.
LaBo non ha la pretesa di offrire ai partecipanti (tutte) le risposte a problemi sempre nuovi e complessi, ma ha l’ambizione di aiutarli nell’arte dell’ascolto rispetto ai pro- blemi dei cittadini, inserendoli nel contesto politico attraverso incontri e confronti con i protagonisti del cambiamento nella società, nell'economia, nel volontariato, nel mondo dell’impresa e del lavoro. Nei tre anni di LaBo sono passati oltre 150 partecipanti, che oggi sono segretari nei circoli, consiglieri comunali, assessori e sindaci, come nel caso di Isabella Conti e Claudia Muzic, rispettivamente sindaci di San Lazzaro di Savena e Argelato. Alla terza edizione di LaBo hanno partecipato 65 ragazzi under-35 e di essi sono risultati eletti alle elezioni amministrative del 2014 22 consiglieri comunali e 4 assessori (di cui 2 vice sindaci). Ma non è solo il dato quantitativo a interessarci. È la qualità di una nuova classe dirigente che diventa protagonista nell’amministrazione pubblica ed è pronta a raccogliere le sfide di domani. La terza edizione di LaBo è stata completa- mente rinnovata, anche accogliendo le osservazioni critiche dei partecipanti alle prece- denti edizioni, che hanno compilato questio- nari di valutazione anonimi in cui chiedevano di migliorare alcuni aspetti legati all'organizzazione e strutturazione dei corsi formativi. L’ambizione di quest’ultima edizione è stata quella di passare da una Scuola di formazione politica ad una Scuola di innovazione politica.
Guarda tutti i video delle lezioni . Scarica l'Ebook di LaBo 2014. LABO_Ebook

2 luglio 2014

di Marco Lombardo

La solitudine dei numeri primi. Lettera aperta a Pippo Civati e ai suoi sostenitori

Caro Pippo, la tua decisione di lasciare il Partito Democratico è dolorosa, ma inevitabile. Dolorosa non solo per quelli che ti hanno sostenuto alle primarie; anche per chi, come me, non ti ha sostenuto, ma ti segue e ti ascolta da sempre, con simpatia ed attenzione. Non ero a Piombino nel 2009 dove venne piantato il seme di una nuova classe dirigente che poi sarebbe diventata quella che oggi qualcuno chiama ‘Generazione Leopolda’. Ma c'ero qualche mese dopo al Lingotto di Torino ad ascoltare te, Serracchiani, Chiamparino, Gozi, Marino, Scalfarotto e tanti altri. Ero a Firenze a ‘Prossima Fermata Italia’ con te e Renzi. Ero a Bologna in Piazza Maggiore con te e Serracchiani. Ho seguito l’evoluzione di un gruppo di persone che, in principio, si è fatto ammalìare dalle sirene della tabula rasa e dall’idea del manifesto generazionale. Ma vi ho visto crescere, quando avete maturato la consapevolezza che le vostre ambizioni personali non facevano altro che prolungare la stagione politica dei vecchi compagni di scuola alla guida del Partito, abilissimi a sfruttare le vostre divergenze per garantirsi la loro sopravvivenza. Infine, vi ho visto diventare classe dirigente quando avete trovato insieme il coraggio di archiviare una stagione politica ed inaugurarne una nuova. E’ stato in quel preciso momento che tante persone, come me, hanno deciso che era arrivato il tempo di darvi una mano in quella sfida di cambiamento, impegnandosi in politica in prima persona. Ma la contendibilità della leadership interna al PD è sempre stato il tallone d’Achille della vostra generazione. Ripercorrendo le tappe di questo percorso fino ad arrivare alla scelta del tuo abbandono, ho un solo grande rammarico: tu e Matteo sareste potuti diventare come gli ‘Splash Brothers’ dei Golden State Warriors che stanno incantando il mondo con il loro affiatamento e lo spirito di squadra. Perché voi siete diversi, ma complementari.  La forza, il coraggio e la leadership di Matteo per cambiare il Paese. La tua capacità di ascolto, l'empatia e lo spirito comunitario per cambiare il Partito. Avete scelto entrambi 'il tintinnar di spade': più per incompatibilità personali che per divisioni politiche. Perché i vostri programmi erano diversi, ma complementari. Il #cambiaverso di Renzi era lo shock vitale di cui l'Italia aveva bisogno per svegliarsi dal torpore del giorno della marmotta e liberarsi dalla paura del futuro. Nel tuo programma mancava la forza dirompente di quella visione, ma c'erano molte idee forti e ben strutturate: lotta alla corruzione, gestione dei beni comuni, contrasto alla povertà, tutela ambientale, diritti civili. Quello che serve ancora oggi, non per ‘coprirsi a sinistra’, ma per permettere al Paese di diventare più moderno, riducendo lo spread di civiltà che ancora ci allontana dagli altri Stati membri dell’Unione europea. Eppure nell’ultimo anno tu hai scelto la solitudine dei numeri primi: confinato nel blog, nella ripetizione delle Convention, nei talk-show dei dibattiti politici, nell'esegesi dello spirito ulivista, nel dilemma amletico (e un pò morettiano) del dentro/fuori, inseguendo il sogno del cantiere della sinistra insieme a quelli che, una volta, avresti rottamato.
Non hai scelto di fare la minoranza dentro il Partito. Ma di fare l'opposizione al Governo. Un po’ per scelta, un po’ per costrizione. 
Per questo oggi capisco che la tua decisione sia dolorosa anche per te, ma inevitabile. Forse persino tardiva: se questa doveva essere la tua strada, allora avresti dovuta percorrerla già qualche tempo fa. Chi festeggia per la tua uscita dal PD non riesce a cogliere il senso profondo di una sconfitta per tutti. Le epurazioni, le diaspore e le decisioni disciplinari lasciamole agli altri partiti e movimenti. Chi irride la tua scelta, non offre prova della forza della maggioranza, ma dimostra mancanza di umiltà e di lungimiranza. Un grande Partito che si assume la responsabilità di cambiare il Paese deve imparare ad ascoltare le ragioni di tutti, discutere, confrontarsi e poi avere il coraggio di prendere una decisione. Altrimenti si ritorna alla paralisi della palude ed alla dittatura della minoranza. Per imparare a vincere bisogna prima imparare a perdere. Come ha fatto Renzi con il concession speech dopo aver perso le primarie con Bersani. La tua scelta di uscire dal PD avrà un forte impatto su quelli che ti hanno sostenuto. Io penso che sia Civati ad uscire dal PD, ma non i civatiani. Sono convinto che la maggioranza di quelli che ho conosciuto e con cui ho avuto la fortuna di lavorare in questi anni credono fermamente che il PD sia la loro casa. Perché quello che forse nessuno ha compreso fino in fondo è che i sostenitori sui territori di Renzi e Civati sono in grandissima parte persone animate dagli stessi valori e dal comune desiderio di cambiamento. 
Continuo a pensare che i ‘civatiani’ meritino di avere pieno diritto di cittadinanza dentro il Pd. Non altrove. Continuo a pensare che questo PD abbia molto bisogno della forza contagiosa delle idee del ‘primo’ Civati. Non dell’ultimo.  
Perché quello che a molti (invero, troppi) continua a sfuggire è che il Partito Democratico non appartiene ai dirigenti e nemmeno al suo Segretario, ma alla sua comunità di iscritti ed elettori ed ai suoi volontari che lo rendono un organismo vivente e pensante, non solo durante le scadenze elettorali. Non serve né per gratificare le ambizioni di carriera dei primi né a custodire il senso di appartenenza dei secondi, ma a rappresentare gli elettori di centrosinistra e a dare un governo all’Italia. Rimango fiducioso che questo non sia un addio. Ma un arrivederci. Alla Prossima Fermata.

6 maggio 2015

di Marco Lombardo

Diversità nell’Unione: il principio di non discriminazione

Il 2013 è l'Anno Europeo dei Cittadini. È appena uscito un numero speciale di Diario Europeo, interamente dedicato al commento di alcuni articoli della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE. Qual è la funzione identitaria della Carta rispetto alla cittadinanza europea?
Nel numero potete trovare un mio articolo su diritti e disabilità, per ricomporre la diversità nell'Unione e l'Unione nella diversità.
Nei 27 stati membri dell’Unione vivono oltre 80 milioni di cittadini europei con disabilità che rappresentano circa il 6% della popolazione. Quali sono i loro diritti? Quali le opportunità per l'UE? In che modo la Carta dei diritti fondamentali e la giurisprudenza della Corte di Giustizia possono favorire la piena integrazione economica e sociale, l’inserimento nel mondo del lavoro e la partecipazione “attiva” dei disabili alla democrazia europea?
Scopriamolo insieme su questo numero speciale di Diario europeo http://www.diarioeuropeo.it/pages/022012/43-59_Uguaglianza.pdf

"Che io possa vincere
ma se non dovessi riuscire,
che io possa tentare con tutte le mie forze"

 (giuramento dell'atleta Special Olympics)

Special Thanks to @Beatrice Orlandini

24 gennaio 2013

di Marco Lombardo

Un’agenda per l’anno dell’Europa

Il 2014 è l’anno dell’Europa. Le elezioni del 25 maggio coinvolgeranno 28 Stati membri ed oltre 500 milioni di cittadini chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. In luglio si aprirà il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’UE. Saranno due appuntamenti decisivi, a cui rischiamo di arrivare in forte ritardo. Eppure il nuovo Presidente del Consiglio Matteo Renzi sa bene che cambiare verso all’Europa è il presupposto essenziale per cambiare verso in Italia. Per questo abbiamo bisogno di elaborare un pensiero forte e nuovo sull’Europa. Volevamo realizzare il sogno di Altiero Spinelli di una Federazione dei popoli europei, ma ci troviamo a fronteggiare l’incubo della federazione dei populismi europei. Ci ritroviamo un processo di integrazione arenato nel limbo di un’identità irrisolta, con la locomotiva europea ferma sui binari morti del rigore e dell’austerità, e con l’orizzonte del sogno europeo ristretto dentro una cornice di vincoli giuridici e regole di bilancio. Oggi l’UE non attraversa solo una crisi economica e finanziaria, ma culturale e politica. La principale responsabilità è imputabile alla destra che ha governato l’UE negli ultimi anni, ma diciamoci la verità: la colpa è anche della sinistra che per molto, troppo tempo, ha preferito trincerarsi dietro un vuoto europeismo di maniera, fatto di slogan e luoghi comuni. Eppure l’Europa è ancora oggi una storia straordinaria di successo, di progresso e pacificazione dei popoli, ma deve sapere ritrovare la sua vocazione originaria: essere meno Europa degli Stati e più Europa dei cittadini. Di certo la scarsa attenzione dei media e della politica rispetto alle prossime elezioni europee non aiuta. Come non aiuta affrontare le elezioni europee senza avere ancora i candidati al Parl-llamento europeo, quando mancano meno di 100 giorni alle elezioni. Paradossalmente il grido di attenzione a’Europa sta venendo da fuori dai confini del vecchio continente. Pensiamoci bene: mentre negli Stati membri soffiano i venti del nazionalismo anti-europeo, in Ucraina si muore per l’Europa. Anche in Italia dove storicamente abbiamo sempre registrato alti livelli di partecipazione alle elezioni europee non c’è mai stato un livello così basso di sfiducia nelle istituzioni europee. E non c’è da stupirsi visto che le elezioni europee sono sempre state considerate dai partiti come un premio alla carriera per politici a fine corsa. È un problema culturale, linguistico e di visione politica che denota scarsa lungimiranza perchè oggi gli interessi nazionali si difendono più a Bruxelles che a Roma. In questo contesto, la nomina di Federica Mogherini al Ministero degli Esteri è una scelta importante e di cambiamento. La sfida per il neo-Ministro sarà riuscire a conciliare l’attenzione costante sui dossier internazionali (a partire dalla questione dei Marò, ma non solo) a quelli più propriamente europei, con l’agenda del Semestre Europeo ancora da definire nelle priorità ed una trattative per l’entrata del PD nel PSE da portare in porto la prossima settimana. Sfida complessa per chi come la Mogherini sa benissimo che la politica europea non può che essere considerata come politica estera, ma come politica interna per la ricaduta e l’impatto sul piano normativo e politico che le scelte europee hanno sulla sede nazionale. Un’avvertenza a tutti coloro che intendono raccogliere la sfida per l’Europa. Attenzione a non inseguire anche noi la retorica dell’Europa matrigna, a trazione tedesca. Anche perchè ricordo che il candidato alla Presidenza della Commissione europea sostenuto dalla famiglia del socialismo democratico europeo è Martin Schulz. Per sfidare i sentimenti nazionalisti dobbiamo invece elaborare una nuova visione politica, intorno a cinque aspetti prioritari. Dobbiamo rispondere con indirizzi e proposte concrete agli interrogativi che seguono, per disegnare il perimetro ideale di una visione alternativa sia all’ortodossia tecnocratica sia alla retorica populista. 1. La democrazia in Europa. Quale ruolo deve essere dato al Parlamento Europeo per evitare che sia nuovamente marginalizzato dall’alleanza tra il Consiglio e la Commissione? E come possiamo fare in modo che i cittadini scelgano gli organi di vertice del governo dell’Unione? (vedi al riguardo l'articolo di L. S. Rossi) 2. L’Euro. È possibile un referendum sull’abbandono della moneta unica? È economicamente auspicabile? Come si calcola il costo della non-Europa per la vita dei cittadini? Quale sarebbe l’equivalenza monetaria sui salari, le pensioni, i consumi ed i mutui? Il pilastro monetario può sopravvivere senza un governance europea dell’economia? 3. La Politica estera e di difesa comune. Perchè l’Europa non riesce a parlare con una sola voce nelle questioni di politica estera? Quali saranno i dossier di politica estera più importanti da affrontare nei prossimi anni? Perchè non esiste una politica di difesa comune? Quanti sarebbero i risparmi per gli Stati membri di una politica militare europea? Quali le implicazioni politiche? (vedi al riguardo l'articolo di R. H. Santini) 4. La Politica europea per la crescita ed il lavoro. Come si può uscire dalla politica del rigore e dell’austerità verso una politica europea sulla crescita? Come sganciare le spese di investimento dai vincoli di bilancio? Può nascere un governo europeo dell’economia? Come? Quali sono gli strumenti che l’UE dispone per contrastare la disoccupazione? È possibile procedere ad un’armonizzazione delle politiche sul lavoro? 5. La Politica migratoria comune. La tragedia di Lampedusa è davvero colpa dell’Europa? Quali responsabilità hanno gli Stati membri che non hanno voluto che ci fosse una politica migratoria comune? Perchè? Quali sono le resistenze ad una politica migratoria europea? Quali sono i rischi e le opportunità se ci fosse una competenza europea in materia di gestione dei flussi migratori? Come si integra la politica migratoria con la normativa sulla cittadinanza? È davvero possibile introdurre il principio dello jus soli puro nella legislazione degli Stati membri? (vedi al riguardo l'articolo di M. Borraccetti). I movimenti antieuropei hanno già cominciato ad incendiare la paura dei cittadini, agitando lo spettro di un nemico comune: l’Europa dei tecnocrati e dell’austerità. Ma c’è una novità: anche noi abbiamo lo stesso avversario. Solo che il nostro obiettivo è diametralmente opposto: vogliamo l’Europa dei cittadini, dei popoli, l’Unione politica, per arrivare agli Stati Uniti d’Europa. Non guardiamo al passato, rincorrendo la nostalgia della vecchia lira e del ‘si stava meglio quando si stava peggio’. C’è bisogno di guardare avanti, guardare al futuro con fiducia e coraggio. Per questo non abbiamo bisogno della prosaica affermazione dell’Europa che si farà, ma della visione concreta di un’Europa che sia capace di ascoltare e dare risposte ai propri cittadini. #YOUrope      

27 febbraio 2014

di Marco Lombardo

Buon compleanno, Cittadini Europei!

283807_10151663432992959_593610069_n'L'appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un'apparente aggregazione. L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé' Così cantava una canzone di Giorgio Gaber che risuonava nella sala del Consiglio provinciale di Rovigo grazie ad una felice intuizione dell'assessore alle politiche europee, Mirella Mantovani. Da quelle parole sono partito nel mio discorso, per trasformare il rituale della celebrazione dell'Europa in una grande festa di compleanno di tutti i cittadini europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l'identità di cittadini europei che abbiamo dentro. Basta chiedere ad un gruppo di persone: quanti pensi che siano i cittadini USA? Quanti pensi che siano i cittadini europei? La maggioranza degli italiani crede che gli americani siano molti di più dei cittadini europei. Non è affatto così. Gli europei sono quasi il doppio dei cittadini USA, la metà degli indiani, un terzo dei cinesi. Eppure, questa banale constatazione non dipende solo da scarsa conoscenza. Sottende un senso di inferiorità degli europei rispetto agli americani. E non credo che sia solo subalternità economica. È espressione di una vera e propria subalternità culturale. A differenza dei cittadini USA, a noi manca il senso di appartenenza: quel sentimento che permette ai popoli che abitano un territorio di sentirsi una Comunità di cittadini che si riconoscono in valori condivisi. TOUR2   Nel mio piccolo tour (Faenza, Rovigo, Ravenna) per la celebrazione della Giornata dell'Europa del 9 maggio, ho cercato allora di raccontare la storia di questa appartenenza. Le sue cadute. I suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Davanti a me c'erano sempre tanti giovani. Si sentiva forte nell'aria il desiderio di ascoltare una nuova narrazione del sogno europeo. Forse non è un caso che nel momento di crisi d'identità più profondo dell'Europa, gli europei abbiano custodito il desiderio di (ri)scoprire una nuova appartenenza. Ma non a questa Europa: quella dei mercati, dell'austerità,  delle regole, della moneta unica. Ad un'altra Europa: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Credo che sia sbagliato continuare con la retorica che i giovani sono il futuro dell'Europa. Perché oggi ognuno di noi deve sentirsi responsabilizzato a costruire il presente dell'Europa. Già, perché il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l'utopia del federalismo europeo. L'Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Pur avendo una morale - per cui oggi la sovranità nazionale può essere esercitata consapevolmente solo a livello sovranazionale - non ha necessariamente un lieto fine. Saremo noi a scrivere le prossime pagine. Per questo, non c'è futuro per l'Europa se prima non si radicherà il senso dell'appartenenza dei cittadini all'Unione europea. Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei. Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l'Europa era nata per unire popoli e non solo Stati. 'We stand for (another) Europe'

9 maggio 2013

di Marco Lombardo

La solitudine dei numeri primi. Lettera aperta a Pippo Civati e ai suoi sostenitori

Caro Pippo, la tua decisione di lasciare il Partito Democratico è dolorosa, ma inevitabile. Dolorosa non solo per quelli che ti hanno sostenuto alle primarie; anche per chi, come me, non ti ha sostenuto, ma ti segue e ti ascolta da sempre, con simpatia ed attenzione. Non ero a Piombino nel 2009 dove venne piantato il seme di una nuova classe dirigente che poi sarebbe diventata quella che oggi qualcuno chiama ‘Generazione Leopolda’. Ma c'ero qualche mese dopo al Lingotto di Torino ad ascoltare te, Serracchiani, Chiamparino, Gozi, Marino, Scalfarotto e tanti altri. Ero a Firenze a ‘Prossima Fermata Italia’ con te e Renzi. Ero a Bologna in Piazza Maggiore con te e Serracchiani. Ho seguito l’evoluzione di un gruppo di persone che, in principio, si è fatto ammalìare dalle sirene della tabula rasa e dall’idea del manifesto generazionale. Ma vi ho visto crescere, quando avete maturato la consapevolezza che le vostre ambizioni personali non facevano altro che prolungare la stagione politica dei vecchi compagni di scuola alla guida del Partito, abilissimi a sfruttare le vostre divergenze per garantirsi la loro sopravvivenza. Infine, vi ho visto diventare classe dirigente quando avete trovato insieme il coraggio di archiviare una stagione politica ed inaugurarne una nuova. E’ stato in quel preciso momento che tante persone, come me, hanno deciso che era arrivato il tempo di darvi una mano in quella sfida di cambiamento, impegnandosi in politica in prima persona. Ma la contendibilità della leadership interna al PD è sempre stato il tallone d’Achille della vostra generazione. Ripercorrendo le tappe di questo percorso fino ad arrivare alla scelta del tuo abbandono, ho un solo grande rammarico: tu e Matteo sareste potuti diventare come gli ‘Splash Brothers’ dei Golden State Warriors che stanno incantando il mondo con il loro affiatamento e lo spirito di squadra. Perché voi siete diversi, ma complementari.  La forza, il coraggio e la leadership di Matteo per cambiare il Paese. La tua capacità di ascolto, l'empatia e lo spirito comunitario per cambiare il Partito. Avete scelto entrambi 'il tintinnar di spade': più per incompatibilità personali che per divisioni politiche. Perché i vostri programmi erano diversi, ma complementari. Il #cambiaverso di Renzi era lo shock vitale di cui l'Italia aveva bisogno per svegliarsi dal torpore del giorno della marmotta e liberarsi dalla paura del futuro. Nel tuo programma mancava la forza dirompente di quella visione, ma c'erano molte idee forti e ben strutturate: lotta alla corruzione, gestione dei beni comuni, contrasto alla povertà, tutela ambientale, diritti civili. Quello che serve ancora oggi, non per ‘coprirsi a sinistra’, ma per permettere al Paese di diventare più moderno, riducendo lo spread di civiltà che ancora ci allontana dagli altri Stati membri dell’Unione europea. Eppure nell’ultimo anno tu hai scelto la solitudine dei numeri primi: confinato nel blog, nella ripetizione delle Convention, nei talk-show dei dibattiti politici, nell'esegesi dello spirito ulivista, nel dilemma amletico (e un pò morettiano) del dentro/fuori, inseguendo il sogno del cantiere della sinistra insieme a quelli che, una volta, avresti rottamato.
Non hai scelto di fare la minoranza dentro il Partito. Ma di fare l'opposizione al Governo. Un po’ per scelta, un po’ per costrizione. 
Per questo oggi capisco che la tua decisione sia dolorosa anche per te, ma inevitabile. Forse persino tardiva: se questa doveva essere la tua strada, allora avresti dovuta percorrerla già qualche tempo fa. Chi festeggia per la tua uscita dal PD non riesce a cogliere il senso profondo di una sconfitta per tutti. Le epurazioni, le diaspore e le decisioni disciplinari lasciamole agli altri partiti e movimenti. Chi irride la tua scelta, non offre prova della forza della maggioranza, ma dimostra mancanza di umiltà e di lungimiranza. Un grande Partito che si assume la responsabilità di cambiare il Paese deve imparare ad ascoltare le ragioni di tutti, discutere, confrontarsi e poi avere il coraggio di prendere una decisione. Altrimenti si ritorna alla paralisi della palude ed alla dittatura della minoranza. Per imparare a vincere bisogna prima imparare a perdere. Come ha fatto Renzi con il concession speech dopo aver perso le primarie con Bersani. La tua scelta di uscire dal PD avrà un forte impatto su quelli che ti hanno sostenuto. Io penso che sia Civati ad uscire dal PD, ma non i civatiani. Sono convinto che la maggioranza di quelli che ho conosciuto e con cui ho avuto la fortuna di lavorare in questi anni credono fermamente che il PD sia la loro casa. Perché quello che forse nessuno ha compreso fino in fondo è che i sostenitori sui territori di Renzi e Civati sono in grandissima parte persone animate dagli stessi valori e dal comune desiderio di cambiamento. 
Continuo a pensare che i ‘civatiani’ meritino di avere pieno diritto di cittadinanza dentro il Pd. Non altrove. Continuo a pensare che questo PD abbia molto bisogno della forza contagiosa delle idee del ‘primo’ Civati. Non dell’ultimo.  
Perché quello che a molti (invero, troppi) continua a sfuggire è che il Partito Democratico non appartiene ai dirigenti e nemmeno al suo Segretario, ma alla sua comunità di iscritti ed elettori ed ai suoi volontari che lo rendono un organismo vivente e pensante, non solo durante le scadenze elettorali. Non serve né per gratificare le ambizioni di carriera dei primi né a custodire il senso di appartenenza dei secondi, ma a rappresentare gli elettori di centrosinistra e a dare un governo all’Italia. Rimango fiducioso che questo non sia un addio. Ma un arrivederci. Alla Prossima Fermata.

6 maggio 2015

di Marco Lombardo

Il ritorno dei “Makers”

Ecco la mia intervista rilasciata a Blog stampa 3D, l'avanguardia nel settore della stampa digitale.  "Buongiorno e benvenuto nel nostro blog dedicato alla stampa 3D! Marco Lombardo: «Buongiorno a voi e grazie!» Qual è il significato di maker, ovvero in cosa consiste l’artigianalità che si realizza attraverso internet? L’Italia è sempre stata un Paese di makers Nella produzione di bellezza siamo una realtà riconosciuta in tutto il mondo, in virtù della straordinaria abilità dei nostri artigiani. Quelli che una volta si chiamavano artigiani e lavoravano dentro le botteghe rinascimentali, oggi si chiamano makers e animano i FabLab. Per questo sarebbe più corretto parlare di ‘ritorno dei makers’ in Italia, segnalando un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, al rinascimento della manifattura digitalizzata. In che modo la stampa 3D potrà incidere sul mondo del lavoro, a tuo parere? La diffusione delle stampanti 3D sta accelerando un processo di generazione distribuita dei mezzi di produzione. Chiunque oggi può aprirsi una piccola industria dentro un garage: basta uno scanner 3D per catturare la realtà, una stampante3D per trasformare la nostra fantasia creativa in realtà ed un laser-cutter di precisione. Molti beni (dagli apparecchi bio-medicali ad automobili come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. E’ importante far capire che non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà imprenditoriali già esistenti. Il mondo del lavoro si modulerà sempre di più intorno alla continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Come possono le politiche pubbliche agevolare la diffusione dei makers? Una politica industriale contemporanea deve saper raccogliere la sfida dell’Internet del Fare e della ‘produzione digitalizzata’. Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi, ma ai prossimi dieci anni. Bisogna superare un approccio burocratico sulla regolamentazione del mercato del lavoro per favorire politiche attive per la creazione di lavoro, per esempio abbattendo il costo del lavoro e mettendo a disposizione spazi di co-working per contaminare la manifattura tradizionale con i makers. Diciamo che anche in politica c’è bisogno di un ritorno ai Policy-Maker. Proverei a dare 3 suggerimenti: 1. Be Inspired! Provate a pensare al mondo del lavoro così come sarà domani, partendo dai bisogni delle persone e dalla vostra immaginazione. 2. Be disruptive! Per costruire un cambiamento e creare innovazione dovete modificare radicalmente il modello precedente. 3. Be makers! Potete continuare a lamentarvi del presente, potete avere nostalgia del passato o potete provare a costruire i vostri sogni, facendo parte di ‘incubatori’ di futuro. Quale consiglio daresti a un ragazzo italiano che comincia oggi a costruirsi una propria carriera? Quasi tutti i ragazzi italiani possiedono uno smartphone, ma lo utilizzano più come uno strumento per essere connessi ai social che non come uno strumento di lavoro. Grazie per le interessanti risposte e per il tempo che ci hai dedicato! «Grazie a voi e a presto!»" Vi aspetto tutti giovedì 13 febbraio all'Hotel Savoia per l'evento "Stampa 3D: la nuova dimensione dell'economia"  

12 febbraio 2014

di Marco Lombardo

Il senso della trasparenza ed il ruolo della minoranza

'Parliamo tutti spesso di trasparenza. Ma cosa significa trasparenza? Significa forse pubblicità? Significa rendere pubblico qualcosa per dimostrare di non dovere avere paura di niente? Significa chiedere che venga dichiarato cosa fa Tizio o quanto guadagna Caio per non dover spiare più dal buco della serratura? Per me trasparenza significa molto di più di tutto questo. Per me significa uguaglianza.
La trasparenza è la proiezione sostanziale del principio di uguaglianza.
Per confutare questa idea vorrei brevemente raccontarvi una storia. In questa sala ci sono alcuni avvocati. Ebbene, si puó dire che l'avvocatura stessa sia nata da un atto di trasparenza. Sapete quando? Nel 304 A.C quando un liberto, di nome Gneo Flavio, pubblicó il calendario dei Dies Fasti e dei Dies Nefasti, destando lo scalpore dei sacerdoti. Prima di quella data, se uno voleva portare avanti una causa, se la presentava nei giorni fasti veniva accolta; se la presentava nei giorni nefasti veniva rigettata. Ovviamente solo i sacerdoti erano custodi del calendario; per questo solo loro potevano chiedere e ottenere giustizia. Ma quando quel calendario venne reso pubblico, da allora tutti poterono difendere le ragioni del civis. Gneo Flavio non si limitò a pubblicare il calendario; pubblicò anche il testo delle legis actiones, il formulario delle regole processuali con cui chiedere giustizia. Da quel momento non fu più il giorno in cui veniva presentata la causa il discrimine tra il rigetto e l'accoglimento della domanda. Ma il rispetto della giustizia e della legge. Da allora, da un atto di trasparenza, si è cominciato a dare sostanza al principio per cui tutti possono essere uguali davanti alla legge, senza dover essere difesi da una casta di sacerdoti. Questa é la trasparenza. Anche per noi oggi, nell'approvazione del bilancio consuntivo e preventivo, la trasparenza deve essere intesa in senso ampio, come proiezione sostanziale del principio di uguaglianza. Significa dire oggi come vengono usati i soldi. Significa dare tracciabilità del proprio impegno politico. Significa rendicontare quello che di fa.
Perchè la nuova politica non deve fare promesse. Deve mantenerle.
Trasparenza significa dire oggi che la politica non è più appannaggio esclusivo di una classe di sacerdoti, arroccata nel mantenimento dei propri privilegi. Significa dire che tutti possono avere accesso alla politica. Ma fare politica non è per tutti. Richiede sacrificio, sudore, senso di responsabilità, orgoglio e bellezza per mettersi al servizio del bene comune e non dei propri interessi personali. In breve, questo per noi significa trasparenza: uguaglianza, parità di accesso, competizione di entusiasmi e idee. Arrivo alle conclusioni, soffermandomi brevemente sul ruolo della minoranza.
C'è un modo nuovo di essere minoranza.
Il compito della minoranza non è quello di battere i pugni sul tavolo e dire 'io esisto', 'io ci sono'. L'ambizione della minoranza non è diventare maggioranza. Lo scopo non può essere quello di allungare i tempi della discussione all'infinito perchè non si arrivi mai alla decisione. Non è quello di creare finte divisioni all'infinito per avere visibilità sui giornali. Il compito della minoranza è quello di controllare e verificare l'azione della maggioranza. Il compito della nostra minoranza è quello di proporre idee, avanzare proposte per portare il Partito verso l'apertura, la partecipazione, la trasparenza. Perchè siamo dello stesso Partito. Siamo minoranza, non opposizione. Non dimentichiamocelo mai. Per questo dobbiamo lavorare insieme affinchè i singoli punti di vista di ciascuno di noi possano diventare una prospettiva comune, uno sguardo condiviso verso il futuro. Per questo motivo non abbiamo voluto presentare un ODG e contarci in Direzione; ma abbiamo preferito lavorare insieme al nuovo Segretario per costruire un documento di sintesi che accogliesse i nostri contributi e le nostre proposte. Da domani avremo una sezione del sito del PD di Bologna dedicata alla trasparenza, in conformità con quella prevista dal sito del PD Nazionale (www.partitodemocratico.it/trasparenza) per fare vedere da dove provengono le risorse (partendo dalle forme di autofinanziamento più tradizionali come le feste dell’Unità ed il tesseramento, ma investendo anche in quelle più innovative come il crowdfunding, il fundraising, la donazioni via sms, il 2x1000), come vengono utilizzate con voci dettagliate di spesa (divise per elezioni, propaganda, comunicazione; costo del personale; etc.) ed affermando il principio generale per cui si accettano finanziamenti in campagna elettorale, solo se chi finanzia firma la liberatoria della privacy per pubblicare il proprio nome. Perché non dobbiamo aspettare le indagini giudiziarie per correre ai ripari.
Il problema non è a valle, ma a monte: si tratta di concordare le forme per restituire credibilità alla politica.
Siamo soddisfatti del voto all'unanimità nella Direzione provinciale e pensiamo che, in prospettiva, questa dinamica collaborativa potrà essere utile anche in futuro, in vista delle prossime sfide che ci attendono. Non sarà un compito facile. Ma se lavoreremo insieme nella costruzione di un percorso comune, nessuna sfida è impossibile'.
Per noi la trasparenza non è uno slogan. E’ lo strumento per rendere il PD una 'casa di vetro'.
Marco Lombardo   -   (Direzione Provinciale 20-04-2015)

20 aprile 2015

di Marco Lombardo

L’umanità offesa

Il 18 giugno abbiamo fatto una visita al carcere della Dozza grazie anche all'intervento dell'on. Sandro Gozi. Ci siamo trovati davanti ad una situazione ancora molto difficile (alla Dozza in questo momento ci sono 937 detenuti in rapporto ad una capienza ordinaria di 460 detenuti ed una 'capienza tollerabile' di 600), ma in lento miglioramento rispetto al livello emergenziale raggiunto solo pochi mesi fa. Tuttavia, c'è ancora molto da fare. Se prendiamo alcuni dati sul sistema carcerario in Italia, i numeri sono impressionanti e raccontano di una vera e propria 'emergenza umanitaria' con oltre 1900 morti dal 2001 al 2011 (nel solo 2011 ci sono stati 179 morti di cui 61 suicidi), che è stata oggetto anche di alcune recenti sentenze da parte della Corte europea dei diritti dell'Uomo che ha condanno l'Italia per la violazione dell'art. 3 della Convenzione (Divieto di tortura: 'Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamento inumani o degra­danti'.) Occorre fare ancora molto per evitare l'abuso dello strumento della carcerazione preventiva ed ma investire sulla sicurezza attraverso progetti che riguardano il lavoro con i detenuti considerando, da un lato, il loro impatto sull'abbattimento della recidiva e, dall'altro, l'adempimento del dettato costituzionale di cui all'art. 27 Cost. che parla della funzione rieducativa della pena. Guarda il Video-Documentario realizzato da Paolo Perini 'L'umanità offesa' con le nostre interviste all'uscita della visita al carcere della Dozza. Per partecipare e contribuire a dare voce ai progetti che le associazioni di volontariato portano avanti sul tema del lavoro con i detenuti vai su Spread-yourself! alla voce 'La città (si)cura' Leggi anche il Comunicato Stampa 'www.ristretti.org' Per saperne di più guarda 'L'Umanità offesa' - L'iniziativa organizzata da Insieme per il PD - Bologna
Il lavoro è il passaporto per la libertà dei detenuti

20 giugno 2012

di Marco Lombardo

Integrazione, una strategia per la società che viene

Sabato 21 settembre presso la Festa dell'Unità di Bologna abbiamo incontrato il Ministro per l'integrazione Cécile Kyenge con cui abbiamo parlato di diritti, immigrazione e cittadinanza. Un incontro emozionante. Una sala piena, calorosa e multietnica dove gli ospiti si sono confrontati sui contenuti.Un confronto per cercare di ridurre lo spread di civilità che allontana il nostro Paese dagli standard europei. La speranza di poter radicare in Italia la cultura dell'integrazione a 50 anni dal celebre discorso di Martin Luther King. Sono intervenuto insieme a Cècile Kyenge, Raymon Dassi, Sergio Lo Giudice e  Sandra Zampa sotto la bella conduzione del dibattito da parte di Lucia Manassi. Cliccando qui si può accedere al video della serata. Vorrei iniziare esprimendo la mia solidarietà personale e quella di tutto il Partito Democratico di Bologna per gli attacchi volgari e vigliacchi che anche questa notte alcuni attivisti di Forza Nuova hanno rivolto al Ministro Cécile Kyenge. Ma lasciatemi anche dire che la solidarietà umana e politica in questi casi non basta più. Questi atti, continui e reiterati, dimostrano ancora una volta come noi abbiamo il dovere morale e la responsabilità politica di liberare una parte dell’Italia dalla schiavitù del pregiudizio. Dalla cultura della paura. Dalla logica del Nemico. Noi tutti, signora Ministro siamo chiamati ad accompagnarla in questa sua ‘traversata nel deserto’ e starle al fianco per aiutarla a superare con il sorriso gli insulti, per aiutarla a rispondere con la forza della gentilezza di fronte alle debolezze della volgarità che gli rivolgono.  Diciamoci la verità. Noi sappiamo che in questa traversata non vedremo subito la terra promessa. Ma sappiamo anche che grazie a questa marcia che Lei ed il Suo Ministero hanno intrapreso, le generazioni successive, i nostri figli, di qualunque razza, di qualsiasi colore della pelle, potranno arrivare al mare aperto dei diritti e delle libertà. Lo dobbiamo fare per loro. Lo dobbiamo fare nella consapevolezza che una Comunità divisa contro se stessa, tra Nord e Sud, tra bianchi e neri, tra furbi e onesti, tra cittadini europei e cittadini di Paesi terzi, una Comunità divisa su tutto, fondata  sulla paura del diverso, è una Comunità che non può durare! E’ una comunità che non ha futuro!  Ciò premesso, vorrei entrare nel merito della domanda che mi ha posto per parlare delle implicazioni europee di una legge sulla cittadinanza. Vedete, quando parliamo di Europa, tendiamo a parlare sempre di spread economico, della distanza che separa i BTP italiani da i Bund tedeschi. Ma non parliamo mai dello Spread di diritti e di civiltà che sta allontanando sempre di più il nostro Paese dal resto del Continente europeo. E’ giusto parlare dell’Europa che non c’è! E’ sacrosanto chiedere che l’Europa intervenga per aiutare l’Italia di fronte allo sbarco degli immigrati sulle nostre coste meridionali. E’ doveroso lamentarsi per un’Europa che rimane sorda di fronte al grido di libertà e giustizia che ci proviene dall’Egitto, dalla Turchia, dalla Siria. Tutto giusto. Tutto vero. Ma perchè oltre a parlare dell’Europa che non c’è, del governo economico europeo, della politica estera europea, della politica migratoria europea, perchè dicevo nessuno parla dell’Europa che c’è??? Noi abbiamo il dovere politico e morale di raccontare anche l’Europa che c’è già. Quell’Europa che il 28 aprile del 2011 ha dichiarato illegittimo il reato di immigrazione clandestina previsto da una legge che portava la firma di Bossi e Fini! Quell’Europa che continua a condannare il nostro Paese per la violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che avviene ogni giorno nei nostri CIE e che dobbiamo avere il coraggio di chiudere!!  Stare in Europa significa capire che nessuno Stato oggi è un’isola. E allora, in tema di legge sulla cittadinanza: vi siete mai chiesti come mai siamo rimasto l’unico Stato che concede la cittadinanza italiana come fosse un privilegio, come fosse un favore a chi ha compiuto 18 anni e non come un diritto?? E dall’altro lato, vi siete mai chiesti come mai non esiste nessuno Stato membro che attribuisce la cittadinanza sullo JUS SOLI PURO, cioè per il solo fatto della nascita?? L’ultimo paese a cambiarla è stato l’Irlanda. Vi racconto in due minuti la storia di Marie Zhu Chen perchè credo sia importante. I Chen sono una coppia di cinesi che volevano trasferirsi a lavorare a Londra. Chi è cittadino di Paese terzo sa cosa vuol dire la trafila per il passaporto per motivi di lavoro e tutti i problemi che essa comporta. Allora i Chen decidono di far nascere la loro figlia in Irlanda in modo di farle prendere la cittadinanza irlandese e trasferirsi con lei. La signora Chen prende l’aereo al 6 mese di gravidanza con un visto turistico di tre mesi. La piccola Marie Zhu Chen nasce a Dublino. Dunque è cittadina irlandese. Non solo. In quanto cittadina irlandese è anche cittadina europea e può circolare liberamente e soggiornare in tutti i Paesi dell’Unione europea. E al suo fianco hanno diritto di soggiorno i suoi familiari benchè cittadini di Paesi terzi. A questo punto le autorità irlandese non ci stanno. Ritengono di essere state fregate. La causa va davanti alla Corte di Giustizia, la quale afferma che avvantaggiarsi di una situazione prevista dal diritto europeo non può essere considerato un abuso del diritto! Capite bene che per evitare che 1 miliardo di donne cinesi in stato di gravidanza facessero nascere i loro figli in Irlanda, il parlamento irlandese - sotto pressione di tutti i governi europei - ha modificato la sua legge sulla cittadinanza in meno di due settimane. Vi rendete conto? Stiamo parlando della legge sulla cittadinanza, di una delle cose più intime tra la competenza degli Stati membri. Il legame di appartenenza ed identità che lega una persona ad un territorio e ad una Comunità. Questo ci deve far capire che nessuno Stato è un’Isola. Ci deve far capire che la cittadinanza europea è intimamente connessa alla cittadinanza nazionale. Che la nuova frontiera dei diritti e dei doveri di cittadinanza non è il sangue. Non è la nascita. E’ la residenza! Per questo dovremmo lottare per cambiare la nostra legge sulla cittadinanza e poter dire che chiunque nasce e risiede legalmente nel nostro territorio per più di 5 anni è un cittadino italiano!!! Non possiamo concedere la cittadinanza solo a chi si chiama Balotelli o El Sharawyi. L’integrazione passa dalla residenza, dalla cultura dell’integrazione, dall’investimento sulla scuola e sui giovani. Mi avvio a concludere. Non è questa l’Europa che c’era nelle menti e nei cuori dei nostri padri fondatori. Ci siamo occupati troppo dell’Europa degli Stati, dell’Europa dei mercati, dell’austerità, delle regole. E’ arrivato il momento di occuparci dell’Europa dei popoli! E’ arrivato il momento di tornare ad occuparci dell’Europa dei Cittadini!! Alcune immagini della serata. [gallery link="file" ids="1826,1827,1828,1829,1830,1831,1833"]      

24 settembre 2013

di Marco Lombardo

EMPATIA

EMPATIA (discorso pubblico di Marco Lombardo in occasione di Prossima Fermata. Bologna- 16 gennaio 2011)· Ad una città si appartiene per nascita o per scelta. Io rientro in questa seconda categoria.. Bologna l’ho scelta più di 10 anni fa perché tra tutte mi sembrava la città italiana dove meglio si coniugavano il benessere e l’equità sociale. Insomma il “mito di Bologna”, città dell’accoglienza e della cultura che da sempre attrae migliaia di persone da tutta Italia. Ancora oggi scelgo di rimanere a Bologna, dove oramai lavoro; tutto questo nonostante la continua litania di chi la descrive come città decadente, spenta, in declino. Qualche anno fa ho sentito di dover dare di più alla città ed alla mia passione per la politica ho aggiunto l’impegno nel partito. La prima esperienza nei circoli è stata un tuffo al cuore: sale semideserte, animate per lo più dalla presenza di persone anziane. Luoghi di formazione della cultura politica, luoghi di lotta politica, case del popolo che trasudavano di storia ed ideali trasformate in sale da bingo. E’ lì che ho capito che dovevamo fare qualcosa; voglio essere chiaro. Ho profondo rispetto per il lavoro dei tanti volontari che tutti i giorni dedicano il loro tempo, la loro passione e le loro energie per organizzare banchetti, pranzi e feste, ma non mi rassegno all’idea che la vita quotidiana di un partito possa fermarsi a queste attività. Abbiamo cominciato ad organizzare iniziative politiche in prossimità alle scadenze elettorali delle europee con una pretesa banale, ma affatto scontata: che finalmente si parlasse di Europa durante le elezioni europee.. Poi abbiamo incrociato la rete di Insieme per il PD attraverso il web ed abbiamo elaborato le iniziative politiche che avete visto nel video. Nulla di eclatante, per carità: abbiamo solo fissato poche semplici regole. Imparare a comunicare con video, musica e immagini; fare sinergia tra social network e luoghi reali di aggregazione; avere tempi limitati per ciascun intervento; seguire un metodo laico e post-ideologico di ragionamento; non usare mai l’alibi dell’antiberlusconismo; parlare dei problemi delle persone avanzando proposte concrete per far sentire i cittadini parte della soluzione. E da lì, alcuni giovani hanno ricominciato ad appassionarsi alla politica e gli anziani, qui voglio ricordarlo con forza, sono stati i primi a darci fiducia e a darci una mano. Perchè è ovvio e banale: il rinnovamento non è una questione di lotta generazionale tra giovani e meno giovani. Il problema è tra sfida tra chi merita di entrare e chi merita di non restare. Così in meno di due anni con Insieme siamo arrivati ad oltre 18.000 persone in tutta Italia, che cominciano a replicare le iniziative fatte a Bologna. Tutto questo perché abbiamo messo empatia in quello che facevamo, cercando di ridare un’anima a strutture di partecipazione ormai logore. L’empatia si trasmette negli animi di chi lotta per cambiare le cose; se la politica non è sfida di governo e cambiamento di una città, ma si riduce a lotta per vincere una competizione elettorale e conservare l’esistente, non  ci può essere empatia, ma solo un lento declino in difesa dello status quo. E allora io voglio rivolgermi al mio partito per dire che questa è la sfida che il PD ha davanti: vuole diventare un museo della partecipazione politica o vuole diventare un laboratorio? Vuole convincere gli elettori chiamandoli a votare come militanti alle armi o vuole coinvolgere i simpatizzanti, non solo durante le primarie, ma tutti i giorni nelle questioni che riguardano il vissuto quotidiano di una città? Non sono solo questioni identitarie; sono questioni esistenziali. INSIEME PER IL PD e PROSSIMA FERMATA possono essere validi strumenti che il partito ha a disposizione per vincere la sfida del cambiamento di questa città. Bologna può e deve tornare ad essere un modello per il resto del paese. Ma deve saper ritrovare il coraggio di rischiare. Non si può essere credibili nelle scelte di governo della globalizzazione e dell’integrazione se i luoghi della politica non sono a loro volta aperti alla contaminazione. La rivoluzione è già iniziata. Dal basso.. Se sapremo fare squadra, se saremo tutti uniti, potremo tornare a vincere e convincere. Insieme.

30 maggio 2012

di Marco Lombardo

Il senso della trasparenza ed il ruolo della minoranza

'Parliamo tutti spesso di trasparenza. Ma cosa significa trasparenza? Significa forse pubblicità? Significa rendere pubblico qualcosa per dimostrare di non dovere avere paura di niente? Significa chiedere che venga dichiarato cosa fa Tizio o quanto guadagna Caio per non dover spiare più dal buco della serratura? Per me trasparenza significa molto di più di tutto questo. Per me significa uguaglianza.
La trasparenza è la proiezione sostanziale del principio di uguaglianza.
Per confutare questa idea vorrei brevemente raccontarvi una storia. In questa sala ci sono alcuni avvocati. Ebbene, si puó dire che l'avvocatura stessa sia nata da un atto di trasparenza. Sapete quando? Nel 304 A.C quando un liberto, di nome Gneo Flavio, pubblicó il calendario dei Dies Fasti e dei Dies Nefasti, destando lo scalpore dei sacerdoti. Prima di quella data, se uno voleva portare avanti una causa, se la presentava nei giorni fasti veniva accolta; se la presentava nei giorni nefasti veniva rigettata. Ovviamente solo i sacerdoti erano custodi del calendario; per questo solo loro potevano chiedere e ottenere giustizia. Ma quando quel calendario venne reso pubblico, da allora tutti poterono difendere le ragioni del civis. Gneo Flavio non si limitò a pubblicare il calendario; pubblicò anche il testo delle legis actiones, il formulario delle regole processuali con cui chiedere giustizia. Da quel momento non fu più il giorno in cui veniva presentata la causa il discrimine tra il rigetto e l'accoglimento della domanda. Ma il rispetto della giustizia e della legge. Da allora, da un atto di trasparenza, si è cominciato a dare sostanza al principio per cui tutti possono essere uguali davanti alla legge, senza dover essere difesi da una casta di sacerdoti. Questa é la trasparenza. Anche per noi oggi, nell'approvazione del bilancio consuntivo e preventivo, la trasparenza deve essere intesa in senso ampio, come proiezione sostanziale del principio di uguaglianza. Significa dire oggi come vengono usati i soldi. Significa dare tracciabilità del proprio impegno politico. Significa rendicontare quello che di fa.
Perchè la nuova politica non deve fare promesse. Deve mantenerle.
Trasparenza significa dire oggi che la politica non è più appannaggio esclusivo di una classe di sacerdoti, arroccata nel mantenimento dei propri privilegi. Significa dire che tutti possono avere accesso alla politica. Ma fare politica non è per tutti. Richiede sacrificio, sudore, senso di responsabilità, orgoglio e bellezza per mettersi al servizio del bene comune e non dei propri interessi personali. In breve, questo per noi significa trasparenza: uguaglianza, parità di accesso, competizione di entusiasmi e idee. Arrivo alle conclusioni, soffermandomi brevemente sul ruolo della minoranza.
C'è un modo nuovo di essere minoranza.
Il compito della minoranza non è quello di battere i pugni sul tavolo e dire 'io esisto', 'io ci sono'. L'ambizione della minoranza non è diventare maggioranza. Lo scopo non può essere quello di allungare i tempi della discussione all'infinito perchè non si arrivi mai alla decisione. Non è quello di creare finte divisioni all'infinito per avere visibilità sui giornali. Il compito della minoranza è quello di controllare e verificare l'azione della maggioranza. Il compito della nostra minoranza è quello di proporre idee, avanzare proposte per portare il Partito verso l'apertura, la partecipazione, la trasparenza. Perchè siamo dello stesso Partito. Siamo minoranza, non opposizione. Non dimentichiamocelo mai. Per questo dobbiamo lavorare insieme affinchè i singoli punti di vista di ciascuno di noi possano diventare una prospettiva comune, uno sguardo condiviso verso il futuro. Per questo motivo non abbiamo voluto presentare un ODG e contarci in Direzione; ma abbiamo preferito lavorare insieme al nuovo Segretario per costruire un documento di sintesi che accogliesse i nostri contributi e le nostre proposte. Da domani avremo una sezione del sito del PD di Bologna dedicata alla trasparenza, in conformità con quella prevista dal sito del PD Nazionale (www.partitodemocratico.it/trasparenza) per fare vedere da dove provengono le risorse (partendo dalle forme di autofinanziamento più tradizionali come le feste dell’Unità ed il tesseramento, ma investendo anche in quelle più innovative come il crowdfunding, il fundraising, la donazioni via sms, il 2x1000), come vengono utilizzate con voci dettagliate di spesa (divise per elezioni, propaganda, comunicazione; costo del personale; etc.) ed affermando il principio generale per cui si accettano finanziamenti in campagna elettorale, solo se chi finanzia firma la liberatoria della privacy per pubblicare il proprio nome. Perché non dobbiamo aspettare le indagini giudiziarie per correre ai ripari.
Il problema non è a valle, ma a monte: si tratta di concordare le forme per restituire credibilità alla politica.
Siamo soddisfatti del voto all'unanimità nella Direzione provinciale e pensiamo che, in prospettiva, questa dinamica collaborativa potrà essere utile anche in futuro, in vista delle prossime sfide che ci attendono. Non sarà un compito facile. Ma se lavoreremo insieme nella costruzione di un percorso comune, nessuna sfida è impossibile'.
Per noi la trasparenza non è uno slogan. E’ lo strumento per rendere il PD una 'casa di vetro'.
Marco Lombardo   -   (Direzione Provinciale 20-04-2015)

20 aprile 2015

di Marco Lombardo

Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding

Il partito democratico di Bologna lancerà a febbraio la raccolta fondi sul web (crowdfunding) per finanziare specifici progetti. Si tratta di un innovativo sistema di autofinanziamento, già sperimentato nella campagna elettorale di Barack Obama ed attualmente presente in varie piattaforme online (per esempio, Kickstarter) con cui oggi si producono film, musica ed eventi sociali. (statistiche sul crowdfunding)Infografica sul crowdfunding Nello specifico settore della raccolta dei fondi per la politica, il crowdfunding può rappresentare una corsia di emergenza nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Non a caso, l’articolo del Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-16/il-pd-bolognese-lancia-crowfunding-finanziare-progetti-partito-104112.shtml?uuid=ABo8oKk) riprendeva la notizia della sperimentazione avviata dal PD di Bologna, associandola al tweet con cui Enrico Letta annunciava l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarebbe riduttivo limitare l’orizzonte del crowdfunding al tema dell’autofinanziamento (dal basso) dell’attività dei partiti. Se ne coglierebbe un aspetto, di certo importante, ma si rischierebbe di tralasciare la prospettiva fondamentale che è quella di riorganizzare la funzione di un partito nella società contemporanea, ricostruendo la sua ragione sociale intorno al perseguimento ed alla realizzazione di cause. E’ bene ricordare che la raccolta di fondi attraverso il web si basa su due principi: il primo, è quello per cui le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa che sia più grande di loro; la seconda, è il desiderio delle persone di condividere con gli altri le loro battaglie e raccontare ciò di cui sono stati parte. Può funzionare l’applicazione del crowdfunding alla politica italiana? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla premessa che, in questo momento, c’è una forte domanda di buona politica: non commettiamo l’errore di confondere il sentimento antipartitico con quello antipolitico. Se a Bologna si registra il boom del volontariato significa che c’è una forte domanda di impegno civico e sociale, in cui tanti cittadini dedicano le loro energie, il loro tempo libero, le loro passioni. Il mondo associativo è considerato uno strumento di trasformazione della società più credibile rispetto a quello dei partiti. In questa forbice si può misurare la profondità della crisi di ‘senso’ e di rappresentanza dei partiti: è questa la divaricazione che dovrebbe interrogare profondamente chi oggi fa politica. Più di quella tra iscritti ed elettori delle primarie del PD. Per cambiare radicalmente la politica occorrono fratture coraggiose, sperimentando strumenti e soluzioni innovative. Quello che ci chiedono gli elettori delle primarie è di rappresentare una forte istanza di cambiamento; ci chiedono di non essere mobilitati solo durante le campagne elettorali, ma di poter esprimere la loro opinione sui processi decisionali dei partiti, di poter ‘contare’, di essere coinvolti in modo costante e non occasionale, lamentando la distanza tra la classe dirigente e la base. Chiedono alla politica di uscire dalla dittatura dell’emergenza, rompere il cerchio della autoreferenzialità, uscire da una democrazia ‘ad intermittenza’ per andare verso una ‘democrazia a luce continua’, con una mobilitazione cognitiva ed emotiva delle persone. La gente è stanca di ascoltare politici chi predicano soluzioni ai loro problemi; ha bisogno di risposte e le vuole anche in fretta. Se queste promesse sono vere, ne consegue che i partiti possono tornare ad essere utili per i territori se (ri)orientano la loro attività verso la realizzazione dei bisogni dei cittadini, nel quadro di una cornice di valori ed ideali condivisi. Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding. In questa prospettiva, il crowdfunding può essere uno strumento rivoluzionario. Il ‘timing’ è importante, ma non deve necessariamente essere finalizzato alle esigenze di un comitato elettorale; è fondamentale almeno quanto la co-progettazione delle cause da realizzare, la strategia di comunicAzione, la viralità attraverso l’utilizzo dei social network, la rendicontazione delle attività svolte, la trasparenza nella raccolta dei fondi e la sobrietà nell’utilizzo degli stessi. Come PD partiremo dal nuovo progetto di formazione politica perchè il rinnovamento generazionale non può prescindere dalla formazione di chi domani dovrà amministrare situazioni complesse. Il nuovo corso di formazione sarà solo il progetto pilota dal quale poi partiranno tanti altri progetti in crowdfunding scelti dai circoli territoriali. In breve, il crowdfunding può essere molto di più che una colletta online. Può divenire uno strumento utile per ricostruire, dal basso, il legame di fiducia tra i cittadini ed i partiti.

 

21 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Documento programmatico di Marco Lombardo – “Senza la base scordiamoci le altezze”

Con le dimissioni di Raffaele Donini dalla Segreteria del PD di Bologna, a seguito della sua nomina nella nuova Giunta regionale, si apre una fase politica nuova. Il (non) voto alla elezioni regionali dello scorso 23 Novembre, la scarsa partecipazione alle primarie per le elezioni regionali, il costante calo degli iscritti sono solo alcuni degli elementi che impongono con urgenza una seria riflessione sul tema della rappresentatività e del funzionamento del PD di Bologna. Per un partito politico la partecipazione non può essere considerato un fatto secondario. Chiunque abbia a cuore la politica come servizio per il bene comune dovrebbe dimostrare forte preoccupazione per il fatto il primo partito in Italia, in costante crescita, sia l’astensionismo. Molti studi dimostrano come esista una stretta correlazione tra la partecipazione elettorale e il malessere sociale. In breve, non deve destare preoccupazione solo quanti non vanno a votare, ma chi non va a votare. Nelle riflessioni dei partiti dopo l’analisi del voto, la tendenza è quella di concentrarsi sui flussi elettorali (per capire dove sono andati i voti) invece che interrogarsi sulle cause del non voto (per capire come recuperare la sfiducia dei cittadini verso i partiti politici). Quando la partecipazione elettorale è bassa non vanno a votare i più poveri, i giovani, i meno istruiti, i disoccupati: le persone più vulnerabili rispetto alle difficoltà sociali ed economiche. Se il compito della sinistra è quello di portare speranza là dove essa manca, il rischio è che la parte più debole della popolazione non abbia voce, né rappresentanza dentro le istituzioni.
Chi viene eletto riuscirà a rappresentare anche gli interessi di chi non ha votato? L’auto-referenzialità della politica porta spesso a confondere l’astensionismo al voto con la mancanza di desiderio di partecipazione politica. Non è così. Non è in crisi la partecipazione. E’ in crisi la partecipazione nei partiti politici... per leggere l'intero documento clicca qui: Documento programmatico MARCO LOMBARDO PDF

14 febbraio 2015

di Marco Lombardo

Le ragioni di Piazza Taksim

Piazza_Taksim_Gezi_ParkPiazza Taksim non è una piazza qualunque. È una piazza simbolica. È la piazza dove si svolge la festa dei lavoratori, il primo Maggio. È il luogo dove sfocia la tensione tra la democrazia formale e la vocazione autoritaria del potere. Gezi Park era il luogo di fuga e rifugio, uno spazio vitale dove cercare riparo dai manganelli. La geografia sociale delle proteste di piazza Taksim ci rivela che qualcosa sta cambiando. ProtestaUna lotta comune che unisce un popolo di architetti, urbanisti, ambientalisti, studenti, anarchici, gay, tifosi di squadre di calcio (Besiktas, Fenerbache, Galatasaray), mussulmani anticapitalisti, kemalisti. Tutti uniti ad affrontare gas lacrimogeni, spray al peperoncino, getti d’acqua e il temibile ‘Condor’, un gas lacrimogeno che può portare all’arresto cardiaco. Ma per che cosa protestano? Certo, la cementificazione del Parco Gezi è stato il classico casus belli. Ma sarebbe superficiale ridurre il senso politico di quella protesta allo spirito ecologista che contrasta la cementificazione di Gezi Park. Si tratta di una protesta politica che ha individuato il suo nemico comune: la Turchia di Erdogan. istanbul-taksim-630x419Erdogan è il primo premier islamista nella repubblica militarmente laica voluta da Ataturk. Solo un politico lungimirante (indovinate chi?) poteva vedere in Erdogan l’amico islamista e moderato che l’Europa doveva inseguire. Del resto, si sa che l’uomo ha fiuto politico nello scegliere i suoi idoli. Vedere alla voce Vladimir Putin come maestro del pensiero liberale in Russia o Gheddafi come pioniere della democrazia in Libia. C’è un detto popolare turco che dice: ‘I matrimoni sono come gli affari. Quelli buoni sono quelli veloci’. Se così fosse, allora il matrimonio tra Turchia ed Europa non sarebbe un buon affare: la procedura di adesione della Turchia all’UE risale al 1973. Non proprio ieri. Da allora è giusto riconoscerlo, la Turchia si è impegnata al rispetto dei criteri di Copenaghen per entrare nell’UE: sono criteri politici, economici e giuridici. Grazie a questi progressi dal 2005 è in corso il Partenariato di Adesione della Turchia all’UE. Da allora la porta è aperta, ma rischiamo che dietro quella porta, mai veramente aperta, socchiusa, non sia rimasto più nessuno a bussare per entrare. E questo perché? Per due motivi di fondo. Il primo. Perché l’Europa è stata strumentalizzata. Da Erdogan che ha utilizzato lo spauracchio di Bruxelles come il punchball su cui sfogare la protesta per le riforme impopolari. Come a dire: ‘capisco le proteste. ma non posso farci nulla. Ce lo chiede Bruxelles’. Politica scaltra ma poco lungimirante, se è vero che dietro il mito (‘È l’Europa che ce lo chiede’) abbiamo sperperato un patrimonio di visioni e ideali di pacificazione, il grande patrimonio valoriale lasciato dai padri fondatori del sogno europeo. TURCHIA-PIAZZA-TAKSIM-SCONTRI-5-770x511Sempre più difficile concludere un matrimonio se i due promessi sposi non si riconoscono più. Il parlamento europeo ha adottato una risoluzione molto dura sugli scontri di Gezi Park. Ha fortemente condannato la repressione brutale della polizia turca. Come ha reagito Erdogan? Dicendo: “Non riconosco alcuna decisione presa dall’Europarlamento sulla Turchia”. Rivendicando il divieto di ingerenza del Parlamento Europeo sulle questioni interne degli stati. Insomma, la Turchia deve definire da sé la sua agenda politica. Quello che Erdogan fa finta di dimenticare è che la Turchia è da anni pesantemente condannata dalla Corte di Strasburgo per la violazione dei diritti umani. Per il mancato rispetto della  libertà di stampa: quanti sanno che la Turchia è la più grande prigione a cielo aperto per i giornalisti? Attualmente sono 71 i giornalisti richiusi in carcere, più della Siria e dell'Iran; per la violazione della libertà di riunione, per l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia contro i manifestanti. Tutte cose che nascono ben prima della violenza di Gezi Park. Ma che la protesta di Gezi Park ha reso evidente ed eclatante a tutto il mondo, stigmatizzando il comportamento del governo e del premier. L’Europa fa bene a ricordare un principio fondamentale dello Stato di diritto. Non esiste una democrazia libera se è sotto tutela dell’esercito! Non esiste una democrazia libera fondata sulla paura! 944245_10152811347775018_1117081266_nMa bisogna essere equilibrati quando si parla di politica estera. Per questo bisogna saper fare autocritica e analizzare anche i difetti della politica estera europea nei confronti della Turchia, le reticenze, le paure, i silenzi che si annidano nella complicità. Perché badate bene: dietro il punchball di Bruxelles (di nuovo: 'È l'Europa che ce lo chiede') si è celata la sterilità e la mediocrità anche di un’intera classe dirigente europea. Del resto, se un matrimonio non è un buon affare, non è quasi mai per colpa di una sola delle parti. E l’Europa ha le sue responsabilità, enormi, sulle quali occorre interrogarsi e farsi un bell’esame di coscienza. Perché la Turchia rappresenta per l’Europa l’alibi perfetto per rimanere nel limbo dell’identità irrisolta. Allargamento e approfondimento sono le due chiavi di lettura del processo di integrazione europea. Ma la questione turca mette l'Europa con le spalle al muro e la costringe ad interrogarsi sui propri confini geografici ed identitari. Dove finisce l’Europa? Fino a dove si estende il concetto di identità europea? turkeytwitterresized-600x386Ha ragione il proverbio turco. Il matrimonio tra la Turchia e l'Europa non è un buon affare. Ma noi non siamo chiamati a costruire un matrimonio di interessi, fondato sulla valenza strategica e geopolitica di entrambi i partner. Dobbiamo  impegnarci a costruire un matrimonio di valori fondati sui principi comuni della laicità, dello stato di diritto e della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Una unione nella diversità. Infine, in conclusione, consentitemi di allargare il respiro alle piazze che oggi protestano per i diritti civili e politici. C’è un filo rosso che lega le proteste dei giovani di piazza Taksim in Turchia con gli scontri di Piazza Tahrir in Egitto passando per le strade di Rio in Brasile. Senza dimenticare la Siria dove gli scontri, lontani dai riflettori dei media, vanno avanti da oltre due anni con violazioni sistematiche dei diritti umani in quella che è ormai una guerra civile senza frontiere. In tutte quelle piazze ci sono rivendicazioni sociali, contro la corruzione del potere, contro il precariato. Proteste che travalicano i confini nazionali e abbracciamo la dimensione della dignità umana e della libertà. Certo, sono piazze molto diverse tra loro e sarebbe un errore accomunarle oltre il lecito perché significherebbe ridurre le diversità culturali, sociali e religiose che ognuna di quelle piazze porta dentro di sé. @Il testo è tratto dalla relazione all'iniziativa svolta a Casalecchio. Ringrazio il PD di Casalecchio e tutti coloro che hanno partecipato. Nel nostro piccolo abbiamo ricordato a noi stessi che le infinite querelle relative alle regole congressuali forse interessano poco le persone normali, ovvero quelle che non sono appassionate al genere letterario "regole per il congresso del PD". Perché mentre noi ci avvitiamo in dibattiti autoreferenziali, lì fuori c’è un mondo che sta cambiando in fretta. E verso il quale un paese come l'Italia ha il dovere morale di tornare ad essere protagonista della scena internazionale. Chissà se gli aspiranti al Congresso sapranno cogliere in questo vuoto di senso che attraversa l'Europa e l'Italia l'opportunità per costruire una visione ideale di un moderno partito progressista ed europeo.

11 luglio 2013

di Marco Lombardo

Documento programmatico di Marco Lombardo – “Senza la base scordiamoci le altezze”

Con le dimissioni di Raffaele Donini dalla Segreteria del PD di Bologna, a seguito della sua nomina nella nuova Giunta regionale, si apre una fase politica nuova. Il (non) voto alla elezioni regionali dello scorso 23 Novembre, la scarsa partecipazione alle primarie per le elezioni regionali, il costante calo degli iscritti sono solo alcuni degli elementi che impongono con urgenza una seria riflessione sul tema della rappresentatività e del funzionamento del PD di Bologna. Per un partito politico la partecipazione non può essere considerato un fatto secondario. Chiunque abbia a cuore la politica come servizio per il bene comune dovrebbe dimostrare forte preoccupazione per il fatto il primo partito in Italia, in costante crescita, sia l’astensionismo. Molti studi dimostrano come esista una stretta correlazione tra la partecipazione elettorale e il malessere sociale. In breve, non deve destare preoccupazione solo quanti non vanno a votare, ma chi non va a votare. Nelle riflessioni dei partiti dopo l’analisi del voto, la tendenza è quella di concentrarsi sui flussi elettorali (per capire dove sono andati i voti) invece che interrogarsi sulle cause del non voto (per capire come recuperare la sfiducia dei cittadini verso i partiti politici). Quando la partecipazione elettorale è bassa non vanno a votare i più poveri, i giovani, i meno istruiti, i disoccupati: le persone più vulnerabili rispetto alle difficoltà sociali ed economiche. Se il compito della sinistra è quello di portare speranza là dove essa manca, il rischio è che la parte più debole della popolazione non abbia voce, né rappresentanza dentro le istituzioni.
Chi viene eletto riuscirà a rappresentare anche gli interessi di chi non ha votato? L’auto-referenzialità della politica porta spesso a confondere l’astensionismo al voto con la mancanza di desiderio di partecipazione politica. Non è così. Non è in crisi la partecipazione. E’ in crisi la partecipazione nei partiti politici... per leggere l'intero documento clicca qui: Documento programmatico MARCO LOMBARDO PDF

14 febbraio 2015

di Marco Lombardo

I Makers ed il lavoro di domani: l’Internet del Fare

Come uscire dallo stallo (matto)? Provando a volare alto. Sforzandosi di comprendere la real(i)tà dei sogni. Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Chris Anderson, 'Makers. Il ritorno dei produttori'. La tesi essenziale è che se negli ultimi dieci anni abbiamo scoperto nuovi modi per creare, inventare e lavorare grazie al web, nei prossimi dieci anni ciò che abbiamo imparato verrà applicato nel mondo reale. Già oggi possiamo catturare la realtà (scanner 3D) e trasformarla secondo la nostra fantasia creativa grazie alle stampanti 3D (es. MakerBot) e laser-cutter di precisione (es. fresatrici CNC). Il futuro sarà una continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Molti beni (per esempio, dentiere, apparecchi bio-mediali, macchine come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. Non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà già presenti in moltissime imprese del mondo (www.maker-revolution.com) Facile prevedere che andremo sempre di più verso la generazione distribuita dei mezzi di produzione. Tutto questo dimostra come ci sia un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla febbre del fare, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, alla manifattura. Se guardiamo a questa realtà dall'Italia ci sembrerà forse un futuro lontano e confuso. Noi siamo impantanati a discutere su come abbassare il nostro costo del lavoro che certamente è un problema enorme che qualunque governo dovrà cercare di risolvere. Ma la competizione globale non si farà ancora al lungo delocalizzando gli impianti industriali in cerca di un minor costo del lavoro (che, per inciso, in altre parti del mondo equivale anche a minori diritti dei lavoratori) ma sulla ricerca, sull’innovazione, sulla creatività. Guardare al futuro senza lasciare indietro nessuno significa, per esempio, che per uscire dalla crisi se, da un lato, si devono difendere i diritti di tutti i lavoratori (pubblici, privati, autonomi, precari) così come sono oggi, dall'altro, bisogna imparare ad immaginare il mondo del lavoro così come sarà domani! Significa provare a dare più voce all'italia che funziona, a quella che lotta e compete per farsi strada nel mondo. Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale. Una politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi. Ma ai prossimi dieci anni. Una politica industriale moderna oggi non può tralasciare le opportunità della ‘produzione digitalizzata’. L’Italia ha un’eccellenza mondiale nel fare cose belle grazie alla straordinaria abilità dei nostri artigiani. Tuttavia, c'è un ‘Internet del Fare’ che è un terreno ancora inesplorato da cui si può rilanciare nel mondo la nostra produzione manifatturiera. In breve, la politica può tornare ad essere molto di più che una partita a scacchi tra le parti. Deve tornare ad essere l'arte del possibile, il confronto tra diverse visioni del mondo, da cui si aprono strade verso il futuro. Agli incubi del presente preferiamo gli incubatori di futuro. Torniamo ad occuparci dei prossimi dieci anni. Per esempio, come sta facendo Riccardo Donadon a Venezia con H-Farm.    

7 aprile 2013

di Marco Lombardo

Sulla riforma della legge elettorale: proposte, idee e suggerimenti

Visto che è diventato ormai lo sport nazionale, provo anch'io a trarre qualche considerazione sulla nuova legge elettorale e a dare qualche suggerimento per il futuro al mio Segretario. Se avessi potuto scrivere la legge elettorale da solo, a tavolino, avrei scelto un maggioritario, con doppio turno, con voti di preferenza, collegi nominali, premio di maggioranza e clausola di sbarramento del 5%. Ma le leggi elettorali non si fanno da soli. Purtroppo. O per fortuna. Le regole della democrazia non si fanno a colpi di maggioranza, ma coinvolgendo tutte le forze parlamentari. Tutte. Nessuna esclusa. It's democracy, baby. democracy-badge1 Certo, dopo la trattativa capita che ci si ritrovi davanti ad un proporzionale, con premio di maggioranza, listino bloccato, seggi attribuiti su base nazionale e 3 soglie di sbarramento. Certo, è il proporzionale più maggioritario che si potesse fare. Certo, non ci sono le preferenze, ma alcuni faranno le primarie ed il listino bloccato è talmente 'corto' che puó avere un effetto analogo ai collegi. Il doppio turno (è eventuale ma almeno) c'è tutto: alla fine dei conti, direi che questa è la vera conquista della trattativa. puzzleitalianoGià la trattativa: l'accordo sulla legge elettorale puoi valutarlo solo se lo guardi come il pezzo di un puzzle di riforme più ampio che coinvolge il titolo V e la trasformazione del Senato. E allora come si giudica l'accordo? Buono nel merito. Meno nel metodo. Intendiamoci. Io mi fido del mio Segretario. Se ho scelto lui è perchè conducesse le trattative anche per nome e per conto mio. Ma gli suggerirei in futuro un paio di avvertenze. La prima: consultare prima la base degli iscritti, attraverso il referendum interno. Il voto alle primarie è fortissimo, ma non si puó trasformare sempre in una delega in bianco. La seconda: fidati (di più) della tua base e non fidarti (troppo) della tua controparte. Questo parlamento non riuscirà a fare in un anno un processo di riforma costituzionale. Berlusconi lo sa bene. Sarei ben lieto di essere contraddetto dai fatti. Ma non succederà. Per questo avrei preferito che la trattativa sulla legge elettorale includesse (solo) la legge di attuazione dell'art. 49 della Costituzione sulla disciplina dei partiti e della loro democrazia interna. Sta tutto lì il vero cuore del problema della democrazia rappresentativa in Italia. Bastava una legge ordinaria. Basta ancora approvare uno dei tanti testi a firma PD. Io preferirei la proposta di disciplina dei partiti politici (Camera dei Deputati n. 4955) presentata il 14 febbraio 2012; se non altro perchè ho contribuito a scriverla. Legge elettorale e norma di disciplina dei partiti. Stop. Forse sarebbe stata una trattativa meno ambiziosa. Ma assai più rapida ed efficace. E ci consentirebbe di tornare ora a parlare di lavoro, crescita ed Europa. Quello che si aspettano gli italiani. ps: A proposito di velocità. Finalmente abbiamo cambiato passo. Ora abbiamo un partito che detta l'agenda al governo. Prima si discuteva all'infinito. Si discuteva per discutere. Oggi si decide. E si discute per decidere. Abbiamo cambiato passo. Ora è il momento di tradurre le decisioni in fatti concreti. Solo così si cambia verso. Velocemente. Ma senza fretta. pps: Chi ha perso davvero in questa partita sono i parlamentari del movimento 5 stelle che sono stati costretti ad auto-emerginarsi per volere del loro Capo. Ed ora inevitabilmente si lamenteranno per 1655517_10152228527592959_28971565_oessere stati esclusi dalla trattativa.  Quando capiranno che avrebbero potuto fare molto di più in questa legislatura, anzichè concepire il mandato elettorale come una gita scolastica fuoriporta in Parlamento sarà troppo tardi. Hanno preferito ancora chinare la testa e votare sulla rete una loro proposta, quando i giochi sono ormai fatti. A dimostrazione del fatto che la Rete, a volte, può trasformarsi in un'isola di solitudini e può essere persino più lenta delle azioni umane.

25 gennaio 2014

di Marco Lombardo

Dal vertice di Roma al Consiglio europeo di giugno. La sfida europea per la lotta alla disoccupazione giovanile

Il prossimo Consiglio europeo del 27-28 giugno sarà decisivo per far uscire le politiche europee dal rigore e dall'austerità, con un'inversione della rotta verso la crescita e la solidarietà

Tre saranno in particolare le principali questioni da affrontare: - il coordinamento della politica economica e di bilancio degli Stati membri; - la competitività, l’occupazione e la crescita, con la priorità di promuovere l’occupazione giovanile e il finanziamento dell’economia; - il completamento dell’unione economica e monetaria dell’UE, con particolare riferimento all’Unione bancaria.

In preparazione del Consiglio europeo, si è tenuto lo scorso 14 giugno a Roma il vertice con i ministri del Lavoro e delle Finanze di Francia, Germania, Spagna e Italia. Un appuntamento fortemente voluto dal Governo Letta per lanciare un chiaro segnale politico all’Europa: far sì che il prossimo vertice europeo sia visto come l’ultima chiamata per lalotta alla disoccupazione giovanile.

Del resto, i dati allarmanti sono ormai noti. Secondo l’Eurostat di aprile 2013, il tasso di disoccupazione giovanile ha ormai raggiunto livelli tali da rompere gli argini dell’allarme sociale.

È soprattutto l’Europa mediterranea a soffrire di più la crisi: il 57,9% di disoccupazione giovanile Dati Istat Disoccupazionein Grecia, il 56,4% in Spagna, il 38,4% in Portogallo, il 36,9% in Italia (a sinistra la tabella con i dati Istat di aprile 2013). Ma è l’intera locomotiva europea ad essere ferma con un tasso medio di disoccupazione giovanile che si attesa sopra il 23%.

Il vertice di Roma ha cercato di porre il tema della lotta alla disoccupazione giovanile al centro del dibattito pubblico europeo, preparando il terreno ad alcune proposte da portare sul tavolo del prossimo Consiglio europeo.

1. L’anticipo delle risorse europee messe in campo per la Youth Guarantee, che ammonta complessivamente a 6 miliardi tra il 2014 e il 2020. Risorse che dovrebbero andare a garantire un’offerta concreta di lavoro, il proseguimento degli studi, l’apprendistato o il tirocinio ai giovani fino a 25 anni entro 4 mesi dalla disoccupazione o dalla fine della scuola.

2. Un piano di alleggerimento del carico fiscale per le imprese che assumono giovani, attraverso una de-contribuzione alle imprese, da finanziare attraverso la riprogrammazione del Fondo sociale europeo UE o attraverso la Banca europea per gli investimenti. Una misura che vale circa 1 miliardo di euro e dovrebbe assicurare la totale copertura degli oneri a carico del datore di lavoro per due anni, con l’impegno a confermare la misura per il periodo 2014-2020 utilizzando la nuova tranche di fondi comunitari.

3. La richiesta di una maggiore flessibilità del Patto di Stabilità che sia in grado di esentare gli investimenti per la lotta alla disoccupazione giovanile dagli stringenti vincoli dei tetti alla spesa pubblica.

Si tratta di misure lodevoli ma di carattere emergenziale e di modesta entità. Basti pensare che il piano Youth Guarantee porterebbe in Italia non più di 400 milioni di euro. Misure inadeguate per fronteggiare una crisi economica e sociale che richiederebbe un piano straordinario per la crescita e l’occupazione.

Del resto, la sterilità dell’Unione Europea nell’affrontare il tema della lotta alla disoccupazione giovanile è lo specchio di una crisi più profonda. Non è solo una questione di regole, ma è un problema essenzialmente politico.

Dal punto di vista normativo, è inutile farsi illusioni. L’asimmetria del processo di integrazione europea nasce dall’avere previsto un’Unione monetaria senza un governo europeo dell’economia. Per rimanere sul tema del lavoro, la competenza dell’Unione Europea in materia di occupazione si limita ad un mero coordinamento delle politiche nazionali che non consente di procedere nell’armonizzazione delle politiche occupazionali. Le disposizioni previste nel Trattato (ex art. 145-150 TFUE) escludono espressamente che le misure adottate a livello europeo in materia di occupazione possano comportare l’armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri, sottolineando come l’occupazione non sia una vera e propria competenza dell’Unione Europea, quanto piuttosto una strategia coordinata per favorire elevati livelli di occupazione.

Le politiche sul lavoro rimangono dunque essenzialmente competenze nazionali, pur dovendosi coordinare con gli indirizzi di massima delle politiche economiche dell’UE.

Nelle strette pieghe di questa limitata capacità di azione, la Commissione europea ha proposto recentemente una serie di misure nel quadro del Piano per l’occupazione giovanile, cui andrà ad aggiungersi un Patto europeo per l’apprendistato che vedrà la luce a luglio. Ma la limitatezza delle competenze riflette la ristrettezza dell’orizzonte di cultura politica degli Stati membri.

Non si può parlare ancora oggi di cessioni di quote di sovranità dagli Stati membri all’UE. La verità è che se oggi gli Stati nazionali vogliono fronteggiare le sfide della competizione globale, l’unico modo per difendere la loro sovranità statale è quella di esercitarla consapevolmente a livello sovranazionale.

Questo vale per il rilancio della competitività dei propri sistemi produttivi, ma è vero anche per la politica estera, per la politica energetica, per il controllo dei flussi migratori, per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

I vertici intergovernativi possono dunque essere utili per affrontare questioni specifiche, ma per uscire dalla crisi l’Unione europea ha bisogno di recuperare una visione profonda della sua funzione sociale, che non può più essere solo di pacificazione dei popoli europei. Necessita di una profonda revisione del principio di attribuzione delle competenze che metta al centro del processo decisionale il ruolo del Parlamento europeo e rafforzi l’indipendenza della Commissione europea attualmente in ostaggio degli interessi nazionali del Consiglio.

In breve, l’Unione europea non sta fronteggiando solo una crisi economica e sociale. Sta attraversando una "crisi di senso".

Inutile lanciare proclami sulla lotta alla disoccupazione giovanile se la competenza europea prevede il mero coordinamento delle politiche nazionali da finanziare con un bilancio europeo. Dannoso annunciare piani straordinari per la crescita nell’UE se le risorse a disposizione derivano da meno dell’1% dei bilanci nazionali.

Questi sono solo alcuni dei nodi che rimangono ancora da sciogliere in vista del prossimo vertice europeo di fine giugno per uscire dalla dittatura dell’emergenza.

(Questo mio articolo è stato pubblicato il 19 giugno sul sito: http://www.valorelavoro.com)

21 giugno 2013

di Marco Lombardo

Sulla riforma della legge elettorale: proposte, idee e suggerimenti

Visto che è diventato ormai lo sport nazionale, provo anch'io a trarre qualche considerazione sulla nuova legge elettorale e a dare qualche suggerimento per il futuro al mio Segretario. Se avessi potuto scrivere la legge elettorale da solo, a tavolino, avrei scelto un maggioritario, con doppio turno, con voti di preferenza, collegi nominali, premio di maggioranza e clausola di sbarramento del 5%. Ma le leggi elettorali non si fanno da soli. Purtroppo. O per fortuna. Le regole della democrazia non si fanno a colpi di maggioranza, ma coinvolgendo tutte le forze parlamentari. Tutte. Nessuna esclusa. It's democracy, baby. democracy-badge1 Certo, dopo la trattativa capita che ci si ritrovi davanti ad un proporzionale, con premio di maggioranza, listino bloccato, seggi attribuiti su base nazionale e 3 soglie di sbarramento. Certo, è il proporzionale più maggioritario che si potesse fare. Certo, non ci sono le preferenze, ma alcuni faranno le primarie ed il listino bloccato è talmente 'corto' che puó avere un effetto analogo ai collegi. Il doppio turno (è eventuale ma almeno) c'è tutto: alla fine dei conti, direi che questa è la vera conquista della trattativa. puzzleitalianoGià la trattativa: l'accordo sulla legge elettorale puoi valutarlo solo se lo guardi come il pezzo di un puzzle di riforme più ampio che coinvolge il titolo V e la trasformazione del Senato. E allora come si giudica l'accordo? Buono nel merito. Meno nel metodo. Intendiamoci. Io mi fido del mio Segretario. Se ho scelto lui è perchè conducesse le trattative anche per nome e per conto mio. Ma gli suggerirei in futuro un paio di avvertenze. La prima: consultare prima la base degli iscritti, attraverso il referendum interno. Il voto alle primarie è fortissimo, ma non si puó trasformare sempre in una delega in bianco. La seconda: fidati (di più) della tua base e non fidarti (troppo) della tua controparte. Questo parlamento non riuscirà a fare in un anno un processo di riforma costituzionale. Berlusconi lo sa bene. Sarei ben lieto di essere contraddetto dai fatti. Ma non succederà. Per questo avrei preferito che la trattativa sulla legge elettorale includesse (solo) la legge di attuazione dell'art. 49 della Costituzione sulla disciplina dei partiti e della loro democrazia interna. Sta tutto lì il vero cuore del problema della democrazia rappresentativa in Italia. Bastava una legge ordinaria. Basta ancora approvare uno dei tanti testi a firma PD. Io preferirei la proposta di disciplina dei partiti politici (Camera dei Deputati n. 4955) presentata il 14 febbraio 2012; se non altro perchè ho contribuito a scriverla. Legge elettorale e norma di disciplina dei partiti. Stop. Forse sarebbe stata una trattativa meno ambiziosa. Ma assai più rapida ed efficace. E ci consentirebbe di tornare ora a parlare di lavoro, crescita ed Europa. Quello che si aspettano gli italiani. ps: A proposito di velocità. Finalmente abbiamo cambiato passo. Ora abbiamo un partito che detta l'agenda al governo. Prima si discuteva all'infinito. Si discuteva per discutere. Oggi si decide. E si discute per decidere. Abbiamo cambiato passo. Ora è il momento di tradurre le decisioni in fatti concreti. Solo così si cambia verso. Velocemente. Ma senza fretta. pps: Chi ha perso davvero in questa partita sono i parlamentari del movimento 5 stelle che sono stati costretti ad auto-emerginarsi per volere del loro Capo. Ed ora inevitabilmente si lamenteranno per 1655517_10152228527592959_28971565_oessere stati esclusi dalla trattativa.  Quando capiranno che avrebbero potuto fare molto di più in questa legislatura, anzichè concepire il mandato elettorale come una gita scolastica fuoriporta in Parlamento sarà troppo tardi. Hanno preferito ancora chinare la testa e votare sulla rete una loro proposta, quando i giochi sono ormai fatti. A dimostrazione del fatto che la Rete, a volte, può trasformarsi in un'isola di solitudini e può essere persino più lenta delle azioni umane.

25 gennaio 2014

di Marco Lombardo

Il Circolo on-line

Il circolo on-line del partito democratico di Bologna rappresenta ad oggi il più avanzato progetto di web-democracy e di politica 2.0. Un progetto serio che ci riporta all'avanguardia in Italia ed in Europa, frutto di un intenso lavoro di ricerca e progettazione che ha analizzato tutti gli strumenti telematici fino ad ora utilizzati.

    Il circolo on-line si propone di vincere tre sfide fondamentali. La prima: adeguare i tempi della politica alla vita delle persone e non viceversa, facendo in modo che ci sia un luogo di discussione, confronto ed elaborazione di proposte politiche aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a costo zero. La seconda: trasformare la Rete, in una piazza virtuale da abitare e non in uno spazio da occupare con disinformazione e/o attacchi verbali; il web è un luogo virtuale, per definizione, libero dove spesso però il rischio è quello di fermarsi alla superficie delle cose, commentando di istinto alle notizie ed entrando raramente nella profondità dei problemi delle persone. Grazie invece ad uno spazio apposito, una libreria, dove si condividono testi, proposte di legge, contributi ideali che saranno suddivisi per aree tematiche, gli iscritti ed i partecipanti potranno informarsi e confrontarsi sui problemi concreti del nostro Paese. La terza sfida: fare del circolo on-line un luogo di partecipazione democratica attiva ed uno strumento di deliberazione secondo l'antico, ma sempre valido adagio, per cui bisogna conoscere per deliberare. Come funziona il Circolo on-line? Sarà equivalente ad un circolo territoriale, con una tessera di iscrizione, una comunità di iscritti, un comitato di circolo, un forum libero di discussione, una biblioteca virtuale dove approfondire gli argomenti di interesse, uno spazio deliberativo dove lanciare idee che, se riceveranno un alto rating di consenso da parte dei partecipanti, diventeranno proposte politiche che verranno votate attraverso le primarie tematiche. Guarda il video su come funziona il circolo on-line In breve, un circolo aperto, partecipato, senza frontiere per un PD che con coraggio e senso di responsabilità  ci riporta con fiducia verso il futuro. Leggi la mia Intervista sul circolo on-line   Seguici su www.circolonline.it

2 settembre 2012

di Marco Lombardo

AAA: cercasi (ri)scatto d’orgoglio

Chi lascia la propria casa si porta sempre dietro il senso della nostalgia. Chi lascia il Sud per trasferirsi al Nord è condannato a vivere sulla propria pelle il senso di colpa per l'abbandono della propria terra. Se non lo sente di suo, ci pensa chi è rimasto a ricordarglielo ogni giorno. Unknown-2 A dire il vero, i flussi migratori verso il Nord d'Italia ci sono sempre stati. E sempre ci saranno. Almeno fino a quando il Sud non garantirà oltre al clima, alla bellezza e alla generosità della sua gente anche un lavoro decente e servizi di qualità. Ma quello di cui nessuno parla più in Italia è la mutazione del flusso migratorio interno. Una volta partivano in massa gli operai per dare manodopera a basso costo nei grandi agglomerati urbani. Oggi partono i professionisti: ingegneri, avvocati, architetti, medici, economisti. (secondo il rapporto SVIMEZ, ogni anno ci sono 20mila laureati che lasciano il Mezzogiorno per trasferirsi nel Nord).  In breve, stiamo espropriando il Sud di un'intera classe dirigente. E non chiamiamola fuga di cervelli. Il problema non è quello che parte. È quello che non torna. O meglio. È quello che resta. 19_reggio2Prendo il caso di Reggio Calabria. Perchè è la mia città (di partenza). Ma anche perchè è emblematica della decadenza (di una parte) del Meridione, della rassegnazione, della désespoir come direbbe Dominique Moisi. Smettiamola di parlare di questione meridionale. È un problema di crescita e di equità dell'intero Paese. Per cambiare verso bisognerebbe invertire la direzione di marcia. Torniamo al Sud. Era parecchio tempo che non tornavo a Reggio Calabria. Forse troppo. Ho visto una città trasandata, abbandonata a se stessa, con cassonetti che trasbordano spazzatura, cornicioni che cadono in pieno centro ed una rete fognaria che fa acqua da tutte le parti. Reggio appare come una donna bellissima con il volto solcato dalle cicatrici dell'incuria. E qualcuno la chiamava persino 'Modello Reggio'.. Reghium decadence, piuttosto! foto-61 Un'atmosfera di decadenza degna della grande bellezza di Sorrentino, con feste e lustrini organizzate come armi di distrazione di massa per distogliere lo sguardo dell'opinione pubblica da montagne di problemi irrisolti. Si paga la Tares più alta d'Italia (531 euro a famiglia!) per non avere nemmeno la raccolta differenziata. Non dico il servizio di raccolta porta-a-porta. La differenziata. Con una società di multiservizi (la Leonia) infiltrata da tutti i pori. Reggio Calabria, una tra le città d'Italia con il più alto rischio sismico che non ha mai avuto un piano regolatore. Con un museo della musica andato in fumo. Con i bambini che non possono andare agli asili nido pubblici. Con un lavoro nero ed un'evasione fiscale da paura. Senza tessuto industriale, nè piccola e media impresa (v. Mezzogiorno oltre la crisi: l'analisi della voce.info). Con negozi che aprono e chiudono ad intermittenza per lavare soldi sporchi.  foto-62 Con (troppi) giovani disoccupati che pascolano sul corso, trascinandosi da un aperitivo all'altro. E (troppi pochi) giovani leoni che cercano di fare onestamente il proprio meglio in un contesto da trincea del lavoro. Una città che finita la sbornia della festa si è svegliata nuda, guardandosi allo specchio con la notizia dello scioglimento per infiltrazione mafiosa. Non incuria, cattiva amministrazione o conti in dissesto: benchè ognuno di questi motivi sarebbe bastato per il commissariamento. Parliamo del primo capoluogo di provincia sciolto per infiltrazione mafiosa. Già, la mafia. Strano destino quello della Calabria. Quando la mafia uccise Falcone e Borsellino scattó qualcosa nelle coscienze degli italiani, non solo dei palermitani. Per un giorno, per un momento, tutti gli italiani ci sentimmo di Palermo. E qualcosa si mosse per sempre.  La storia della 'ndrangheta invece è immobile; e, in parte, ignota.  Quanti di voi sanno che nel biennio 1988-89 ci furono oltre 200 morti per le strade di Reggio Calabria? Quando da bambino andavo a scuola, dovevo passare dal check-point dei militari, proprio davanti al tribunale. Una città assediata dalla guerra alla criminalità, con l'esercito mandato ad infiltrare lo Stato in un territorio controllato dalla 'ndrangheta. Un esercito sconfitto e costretto a ritirarsi in buon ordine. La Calabria non è mai riuscita a rivendicare i suoi morti di 'ndrangheta. Eppure sono caduti anche qui magistrati di valore, come Antonino Scopelliti. ammazzatecitutti-funeraliA dire il vero, gli unici che ci hanno provato sono stati i 'ragazzi di Locri', all'indomani dell'omicidio di Fortugno davanti al seggio delle primarie dell'Unione il 16 Ottobre del 2005, con uno striscione 'E adesso ammazzateci tutti' che ha bucato per un istante le coscienze degli italiani. Ma è rimasto un battito d'ali, un grido isolato di libertà perchè la Calabria non ha (ancora) una propria coscienza politica. La lotta alla criminalità è delegata alla magistratura. O meglio, ad alcuni magistrati. Di certo, non alla politica. E nemmeno alla cittadinanza. Quello che manca, ora come allora, è un (ri)scatto di orgoglio.  Di fronte ad una situazione insostenibile, ti aspetteresti serrate dei commercianti, proteste collettive, piazze piene di cittadini arrabbiati, gente che porta la spazzatura davanti alla sede del Comune. Insomma un clima infuocato di ribellione sociale. E invece trovi rivendicazioni individuali (chi chiede il lavoro, chi vuole pagare meno Tares, chi vuole le luci di Natale perchè, in fondo, è festa...), lamentele diffuse come sottofondo a conversazione da bar, sempre affollati di ragazzi indolenti. E allora ti viene da chiederti: di chi è la colpa? Di una mentalità lasciva e ignava? Si, anche. Della 'ndrangheta? Sì, certo, a patto che non diventi l'alibi perfetto per lavarsi la coscienza di ciascuno. Unknown-1 A me pare che la colpa più grande sia l'assenza di una vera e propria classe politica. Da destra a sinistra. Con gradi diversi di responsabilità, certo, ma con gradi contigui di complicità nell'omicidio dell'orgoglio di comunità. Lo scioglimento per mafia andrebbe vissuto come ferita d'orgoglio. Come sospensione insopportabile della democrazia. Come onta da lavare agli occhi dell'Italia. Come vergogna. Invece è vissuta come fastidio. Sembra quasi che nessuno senta davvero l'urgenza di tornare alle urne. Nessuno si rimbocca le mani per stimolare la febbre del fare. In fondo, pare quasi che il ritorno alla democrazia sia pericoloso per tutti. Per un centrodestra che ha bisogno di trasformarsi in fretta e ricostruirsi una credibilità dopo anni di malgoverno e per un centrosinistra che ancora non è pronto ad assumersi con coraggio la responsabilità del cambiamento. E chi mi conosce lo sa quanto la seconda mi addolori più della prima. Una classe politica inadeguata alla sfida del cambiamento, incapace di guardare oltre le scadenze elettorali, con un orizzonte di visione che si ferma al tetto di una città immobile. E allora sembra che non ti resti niente da fare che rifugiarti tra gli affetti del tuo piccolo mondo antico. Poi una notizia d'improvviso ti illumina un sorriso. Come un leggero soffio di speranza. L'immagine di una coda composta di cittadini davanti al museo per il ritorno dei bronzi di Riace. Come un fiore che germoglia dal cemento. Una lunga coda, ordinata, 4000 persone in fila,zcVYnplgPUzvjO83O5cClh70ApZXrx6tEuXUxIMwX2Q=-- sotto un sole invernale, lì in attesa di riabbracciare gli eroi guerrieri venuti dal mare. Ecco quello di cui avrebbe bisogno. Di eroi guerrieri. Non di bronzo. Ma in carne ed ossa            

30 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Le prossime elezioni saranno finalmente europee?

Un burqa mediatico continua ad avvolgere l’Unione Europea, con la complicità di una politica nazionale troppo auto-referenziale per riuscire ad allargare il proprio respiro ideale e il proprio orizzonte oltre i confini nazionali. Sono cambiate le regole per le elezioni europee del 2014 che, giusto per la cronaca, si svolgeranno - almeno in Italia - il prossimo 24 e 25 maggio. Saranno elezioni decisive per cambiare la rotta delle politiche europee, per uscire dai binari del rigore e dell’austerità e per orientarle verso la crescita e la solidarietà, nella prospettiva di un’Unione politica e non solo economica e monetaria. Cambiano le regole per le elezioni europee, ma sarebbe superficiale ridurre la modifica ad una mera questione di regole. Cominciamo a fare qualche esempio.   1)  Per le elezioni europee del prossimo anno i partiti politici dovranno nominare i propri candidati sei settimane prima delle elezioni. Com'è noto, in Italia la legge elettorale ha reso afono il diritto di scelta dei cittadini, recidendo il legame tra eletti ed elettori per dar luogo ad un parlamento nominato dai partiti ma scarsamente rappresentativo del popolo italiano. Strana vicenda quella del Porcellum: una legge elettorale che a parole non piace a nessuno, ma che in fondo fa comodo a molti. Ha ragione chi individua in questa legge elettorale la causa principale del crescente astensionismo e della disaffezione degli italiani verso la politica. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto ad un problema di mancata riforma della legge elettorale. Basta gettare lo sguardo oltre i confini nazionali. La scure del Porcellum non tocca la legge elettorale per le europee.  I candidati alle elezioni europee vengono scelti attraverso le preferenze. Eppure il tasso di astensionismo alle prossime elezioni europee si preannuncia il più alto della storia della nostra Repubblica. E negli altri Paesi europei il quadro non è migliore. Anche per questo, l'Europa cerca di ricorrere ai ripari modificando alcune regole. Per esempio, si è deciso che i candidati alle europee avranno almeno due mesi di tempo per fare una campagna elettorale, girare tra i territori di grandi circoscrizioni elettorali, farsi conoscere dagli elettori e soprattutto proporre (oso troppo?) idee politiche per il cambiamento in Europa. Auspicabilmente parlando per la prima volta di Europa alle politiche europee (ma non dovrebbe essere ovvio?), anzichè di ICI come fatto nel 2009. O dovremo aspettarci anche l'anno prossimo una penosa discussione tutta italica, con i partiti che ‘scendono a singolar tenzone’ stracciandosi le vesti per l’abolizione dell’IMU e delle Province? La richiesta di cambiamento e rinnovamento passerà dai volti e dalle idee dei nuovi candidati? O avremo ancora una volta la scelta delle candidature alle elezioni europee intesa come premio alla carriera? Un dibattito politico serio e maturo affronterebbe questi ed altri temi. In Italia tutto tace. Anche qui, credo che l'assenza di un confronto faccia comodo a molti.   2) I partiti dovranno dichiarare il proprio candidato per la Commissione europea. Nell’intenzione dei proponenti, l’idea di avere diversi candidati alla Presidenza della Commissione europea dovrebbe animare il dibattito politico sulle europee. Un candidato progressista contro un candidato conservatore (più un liberale? un esponente dei verdi?) chiamati a confrontarsi con i programmi elettorali per guidare quello che potrebbe diventare un vero organo esecutivo europeo. Insomma, una scelta di non poco conto. Ma i partiti politici nazionali sapranno cogliere questa opportunità? Emergerà finalmente un dibattito sul ‘senso’ dell’Europa nel mondo con due visioni alternative chiamate a competere politicamente? Personalmente, non credo proprio che sia sufficiente una modifica imposta con un tratto di penna per (ri)portare la politica europea al centro del dibattito pubblico. Nè che questa modifica - di per sè - possa riuscire a riportare l’Unione europea in sintonia con i propri cittadini. Certo, a meno che, i partiti politici non decidano di elevare il loro sguardo e porsi domande che richiedono una visione delle società e del mondo. Volando più basso: quali saranno le discussioni ed i criteri per scegliere un candidato progressista e uno conservatore? La proposizione di diversi candidati alla Presidenza della Commissione europea sarà sufficiente per liberare la Commissione dal giogo degli egoismi degli interessi nazionali del Consiglio? L’Italia sarà in grado di affrontare il dibattito con maturità politica o supinamente la nostra classe dirigente si accoderà a quello che avranno scelto per noi la Francia e la Germania?   3)  La scheda dovrà anche mostrare con chiarezza la propria appartenenza ai partiti nazionali nonchè il nome e il logo dei partiti politici europei a cui appartengono i partiti nazionali. Sarà l’occasione per affrontare in profondità il dibattito sulla posizione del PD in Europa, analizzando il rapporto tra il Gruppo dei Socialisti & Democratici (cui il PD appartiene) e il Partito Socialista Europeo (cui una parte degli eletti e degli elettori del PD ritiene di appartenere)? Si riuscirà ad uscire dall'astrattezza di un dibattito su formule di partito - che eccitano gli animi dei soli addetti ai lavori, ma sono astruse per un normale cittadino - per far capire ai cittadini quale siano i valori e l'identità di un modero partito progressista e riformista che non guarda con nostalgia al passato, che non vive con paura il presente, ma che sia realmente capace di interpretare la speranza di cambiamento?   4)  A partire dalle elezioni del 2014, il Parlamento europeo conterà meno seggi passando a 750 più il Presidente. Inoltre, con l’entrata della Croazia il 1 luglio 2013, i seggi andranno ri-distribuiti tra i 28 Stati membri. Meno sarà meglio?   5) I partiti dovranno proporre più donne candidate. Riuscirà la parità di genere a passare anche attraverso il coraggio dei partiti nazionali di candidare nuove donne alle prossime elezioni europee? Non sarà certo con un cambiamento di regole che si riuscirà ad avere una campagna elettorale del 2014 più ‘europea’. Ma cominciare sin da subito a porsi queste e altre domande è importante per trovare le risposte e preparare il terreno ad una campagna elettorale finalmente europea. Altrimenti, è facile profezia pensare che gli italiani diserteranno le urne e si consoliderà l’astensionismo come primo partito in Italia ed in Europa.   elezioniA partire dalle elezioni del 2014, il Parlamento europeo conterà meno seggi elettorali perdendo 15 deputati e passando da 766 a 751. Come verranno distribuiti i seggi tra i 28 Stati membri? Il PE ha adottato mercoledì 13 marzo una proposta per una ripartizione equa e giusta, che rispetti i limiti imposti. Rispetto all'attuale situazione, sono tredici i paesi che perderanno un seggio elettorale (Romani, Grecia, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Bulgaria, Irlanda, Croazia, Lituania, Lettonia) in meno nella legislatura 2014-2019. La Germania conterà tre deputati. Ecco le cifre contenute nella proposta adottata dal PE il 13 marzo durante la sessione plenaria.

17 giugno 2013

di Marco Lombardo

AAA: cercasi (ri)scatto d’orgoglio

Chi lascia la propria casa si porta sempre dietro il senso della nostalgia. Chi lascia il Sud per trasferirsi al Nord è condannato a vivere sulla propria pelle il senso di colpa per l'abbandono della propria terra. Se non lo sente di suo, ci pensa chi è rimasto a ricordarglielo ogni giorno. Unknown-2 A dire il vero, i flussi migratori verso il Nord d'Italia ci sono sempre stati. E sempre ci saranno. Almeno fino a quando il Sud non garantirà oltre al clima, alla bellezza e alla generosità della sua gente anche un lavoro decente e servizi di qualità. Ma quello di cui nessuno parla più in Italia è la mutazione del flusso migratorio interno. Una volta partivano in massa gli operai per dare manodopera a basso costo nei grandi agglomerati urbani. Oggi partono i professionisti: ingegneri, avvocati, architetti, medici, economisti. (secondo il rapporto SVIMEZ, ogni anno ci sono 20mila laureati che lasciano il Mezzogiorno per trasferirsi nel Nord).  In breve, stiamo espropriando il Sud di un'intera classe dirigente. E non chiamiamola fuga di cervelli. Il problema non è quello che parte. È quello che non torna. O meglio. È quello che resta. 19_reggio2Prendo il caso di Reggio Calabria. Perchè è la mia città (di partenza). Ma anche perchè è emblematica della decadenza (di una parte) del Meridione, della rassegnazione, della désespoir come direbbe Dominique Moisi. Smettiamola di parlare di questione meridionale. È un problema di crescita e di equità dell'intero Paese. Per cambiare verso bisognerebbe invertire la direzione di marcia. Torniamo al Sud. Era parecchio tempo che non tornavo a Reggio Calabria. Forse troppo. Ho visto una città trasandata, abbandonata a se stessa, con cassonetti che trasbordano spazzatura, cornicioni che cadono in pieno centro ed una rete fognaria che fa acqua da tutte le parti. Reggio appare come una donna bellissima con il volto solcato dalle cicatrici dell'incuria. E qualcuno la chiamava persino 'Modello Reggio'.. Reghium decadence, piuttosto! foto-61 Un'atmosfera di decadenza degna della grande bellezza di Sorrentino, con feste e lustrini organizzate come armi di distrazione di massa per distogliere lo sguardo dell'opinione pubblica da montagne di problemi irrisolti. Si paga la Tares più alta d'Italia (531 euro a famiglia!) per non avere nemmeno la raccolta differenziata. Non dico il servizio di raccolta porta-a-porta. La differenziata. Con una società di multiservizi (la Leonia) infiltrata da tutti i pori. Reggio Calabria, una tra le città d'Italia con il più alto rischio sismico che non ha mai avuto un piano regolatore. Con un museo della musica andato in fumo. Con i bambini che non possono andare agli asili nido pubblici. Con un lavoro nero ed un'evasione fiscale da paura. Senza tessuto industriale, nè piccola e media impresa (v. Mezzogiorno oltre la crisi: l'analisi della voce.info). Con negozi che aprono e chiudono ad intermittenza per lavare soldi sporchi.  foto-62 Con (troppi) giovani disoccupati che pascolano sul corso, trascinandosi da un aperitivo all'altro. E (troppi pochi) giovani leoni che cercano di fare onestamente il proprio meglio in un contesto da trincea del lavoro. Una città che finita la sbornia della festa si è svegliata nuda, guardandosi allo specchio con la notizia dello scioglimento per infiltrazione mafiosa. Non incuria, cattiva amministrazione o conti in dissesto: benchè ognuno di questi motivi sarebbe bastato per il commissariamento. Parliamo del primo capoluogo di provincia sciolto per infiltrazione mafiosa. Già, la mafia. Strano destino quello della Calabria. Quando la mafia uccise Falcone e Borsellino scattó qualcosa nelle coscienze degli italiani, non solo dei palermitani. Per un giorno, per un momento, tutti gli italiani ci sentimmo di Palermo. E qualcosa si mosse per sempre.  La storia della 'ndrangheta invece è immobile; e, in parte, ignota.  Quanti di voi sanno che nel biennio 1988-89 ci furono oltre 200 morti per le strade di Reggio Calabria? Quando da bambino andavo a scuola, dovevo passare dal check-point dei militari, proprio davanti al tribunale. Una città assediata dalla guerra alla criminalità, con l'esercito mandato ad infiltrare lo Stato in un territorio controllato dalla 'ndrangheta. Un esercito sconfitto e costretto a ritirarsi in buon ordine. La Calabria non è mai riuscita a rivendicare i suoi morti di 'ndrangheta. Eppure sono caduti anche qui magistrati di valore, come Antonino Scopelliti. ammazzatecitutti-funeraliA dire il vero, gli unici che ci hanno provato sono stati i 'ragazzi di Locri', all'indomani dell'omicidio di Fortugno davanti al seggio delle primarie dell'Unione il 16 Ottobre del 2005, con uno striscione 'E adesso ammazzateci tutti' che ha bucato per un istante le coscienze degli italiani. Ma è rimasto un battito d'ali, un grido isolato di libertà perchè la Calabria non ha (ancora) una propria coscienza politica. La lotta alla criminalità è delegata alla magistratura. O meglio, ad alcuni magistrati. Di certo, non alla politica. E nemmeno alla cittadinanza. Quello che manca, ora come allora, è un (ri)scatto di orgoglio.  Di fronte ad una situazione insostenibile, ti aspetteresti serrate dei commercianti, proteste collettive, piazze piene di cittadini arrabbiati, gente che porta la spazzatura davanti alla sede del Comune. Insomma un clima infuocato di ribellione sociale. E invece trovi rivendicazioni individuali (chi chiede il lavoro, chi vuole pagare meno Tares, chi vuole le luci di Natale perchè, in fondo, è festa...), lamentele diffuse come sottofondo a conversazione da bar, sempre affollati di ragazzi indolenti. E allora ti viene da chiederti: di chi è la colpa? Di una mentalità lasciva e ignava? Si, anche. Della 'ndrangheta? Sì, certo, a patto che non diventi l'alibi perfetto per lavarsi la coscienza di ciascuno. Unknown-1 A me pare che la colpa più grande sia l'assenza di una vera e propria classe politica. Da destra a sinistra. Con gradi diversi di responsabilità, certo, ma con gradi contigui di complicità nell'omicidio dell'orgoglio di comunità. Lo scioglimento per mafia andrebbe vissuto come ferita d'orgoglio. Come sospensione insopportabile della democrazia. Come onta da lavare agli occhi dell'Italia. Come vergogna. Invece è vissuta come fastidio. Sembra quasi che nessuno senta davvero l'urgenza di tornare alle urne. Nessuno si rimbocca le mani per stimolare la febbre del fare. In fondo, pare quasi che il ritorno alla democrazia sia pericoloso per tutti. Per un centrodestra che ha bisogno di trasformarsi in fretta e ricostruirsi una credibilità dopo anni di malgoverno e per un centrosinistra che ancora non è pronto ad assumersi con coraggio la responsabilità del cambiamento. E chi mi conosce lo sa quanto la seconda mi addolori più della prima. Una classe politica inadeguata alla sfida del cambiamento, incapace di guardare oltre le scadenze elettorali, con un orizzonte di visione che si ferma al tetto di una città immobile. E allora sembra che non ti resti niente da fare che rifugiarti tra gli affetti del tuo piccolo mondo antico. Poi una notizia d'improvviso ti illumina un sorriso. Come un leggero soffio di speranza. L'immagine di una coda composta di cittadini davanti al museo per il ritorno dei bronzi di Riace. Come un fiore che germoglia dal cemento. Una lunga coda, ordinata, 4000 persone in fila,zcVYnplgPUzvjO83O5cClh70ApZXrx6tEuXUxIMwX2Q=-- sotto un sole invernale, lì in attesa di riabbracciare gli eroi guerrieri venuti dal mare. Ecco quello di cui avrebbe bisogno. Di eroi guerrieri. Non di bronzo. Ma in carne ed ossa            

30 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Cambiare verso all’Italia per chiedere che l’Europa cambi verso

Il primo modo per #cambiareverso alle #primarie2013 è tornare a parlare di Europa. Perché è l'Europa la vera sfida che dovremo vincere. #Cambiareverso significa restituire fiducia e dignità all'Italia: basta lamentarsi e chiedere aiuto all'UE perché l'Europa ha ora più che mai bisogno che l'Italia torni all'avanguardia del sogno europeo. Non dobbiamo tenere i conti in ordine perché 'è l'Europa che ce lo chiede'; dobbiamo scalare la montagna del debito pubblico e chiudere il rubinetto della spesa corrente perchè vogliamo tornare ad essere seri ed affidabili, senza espropriare i nostri figli del diritto al futuro. #Cambiareverso significa riconoscere che l'Europa monetaria non può esistere senza un Governo europeo dell'economia. #Cambiareverso per uscire dalla gabbia dell'austerità e riscoprire il valore della solidarietà tra gli Stati membri. #Cambiareverso per liberarci dalla dittatura dell'emergenza ed affrontare i nodi irrisolti della democrazia europea. #Cambiareverso perché alle prossime elezioni europee del 2014 non si parli mai più di IMU e questioni locali, ma si trovi il coraggio di affrontare temi europei (eurounionbonds, europrojectbonds, politiche migratorie europee, armonizzazione delle politiche fiscali, Horizon2020, Stati Uniti d'Europa...) indicando un Presidente della Commissione europea (Martin Schulz) e integrandoci con il Partito socialista europeo. #Cambiareverso significa pretendere che l'Europa degli Stati non possa esistere senza l'Europa dei popoli e dei cittadini europei. #Cambiareverso per tornare a credere nel sogno europeo, abbandonando un approccio tecnocratico e investendo con coraggio nella generazione Erasmus. #Cambiareverso per fare del PD un partito a vocazione europea e federalista. #Cambiareverso all'Italia è il primo passo necessario per chiedere che l'Europa cambi verso.

4 novembre 2013

di Marco Lombardo

Europa e diritti civili. Incontro con Sergio Lo Giudice

Incontriamo il senatore Sergio Lo Giudice, Membro della 2ª Commissione Giustizia e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, al caffè La Linea in un freddo pomeriggio di maggio. Tema dell'incontro i diritti civili. Abbiamo deciso di affrontare insieme a lui tre questioni che riteniamo cruciali: il diritto di cittadinanza per i nati in Italia da genitori stranieri, le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la condizione dei carcerati in Italia. Normativa sulla cittadinanza   In questo periodo si fa un gran parlare di ius soli e in effetti quello dell'acquisizione della cittadinanza per i minori “stranieri” nati in Italia è un problema grave, da risolvere quanto prima. Proprio per l'importanza del tema, non dobbiamo dimenticarci di essere un paese appartenente all'Unione Europea, nella quale parlare di ius soli puro non ha molto senso. Basti ricordare il passo indietro fatto dall'Irlanda (unico paese europeo all'epoca ad applicare lo ius soli) nel 2004 a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea (causa C-200/02, Chen).     Lombardo_LoGiudice Sergio Lo Giudice ci spiega che il PD ha presentato diverse proposte di legge sulla cittadinanza (anche se, ovviamente, in un governo alleato con il PdL la centralità del tema è scemata). Tra le proposte presentate, una è a firma Bersani e, sintetizzando al massimo, prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure per chi arriva in Italia entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale. Al Senato la proposta di legge è a firma Casson e prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri che risiedono regolarmente nel nostro paese da almeno 5 anni. Sembra che alla Camera siano pensabili maggioranze trasversali, mentre al Senato la situazione pare più complicata. Senza contare che il tema dello jus soli ha di fatto spaccato in due il Movimento 5 Stelle. Le proposte purtroppo non sono ancora state calendarizzate, ma la speranza è che sull'argomento si possano trovare maggioranze variabili su quello che rimane, a normativa vigente, problema di (in)civilità per un Paese che ha fino ad ora impostato il tema in modo ideologico, fondando la sua politica sulla paura del diverso, anzichè sull'integrazione come unione nella diversità.   Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, l'Italia è uno dei pochi paesi rimasti a non aver legiferato sull'argomento. Come ci spiega Lo Giudice, persino in Gran Bretagna il governo conservatore sta lavorando per introdurre il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, nell'idea che, essendo il matrimonio fonte di stabilità sociale, più si estende meglio è per la società. “I don’t support gay marriage in spite of being a conservative. I support gay marriage because I am a conservative” ha affermato David Cameron. Nella maggior parte dei paesi europei esiste un riconoscimento per le unioni civili delle coppie dello stesso sesso, mentre in Italia tutti i tentativi (più o meno timidi) in questa direzione sono naufragati. Anche su questo tema esistono diverse proposte di legge, sia alla Camera che al Senato. Quella presentata da Lo Giudice propone di estendere la possibilità di matrimonio anche alle coppie di persone dello stesso sesso. Da troppo tempo si tergiversa sulla questione e quindi a suo parere è ora di una svolta decisa. Visto dalla prospettiva europea, la sensazione è quella di un Paese accerchiato: ormai persino i conservatori europei sembrano più progressisti di noi, incapaci di riconoscere nell'amore (senza ulteriori aggettivi) la forza naturale sulla quale si fonda una famiglia. Per quanto riguarda invece le carceri, sappiamo ormai che la realtà nella quale versano i detenuti in Italia è quella di una violazione strutturale dei diritti umani. A Bologna la situazione è drammatica, anche se meno esplosiva di tempo fa. Pensata per 400 persone, la Dozza ne ospita almeno 800, ma più spesso 1200. Non è casuale la recente sentenza di condanna della CEDU nei confronti dell'Italia. Le soluzioni che vengono solitamente prospettate, in modo piuttosto semplicistico,vanno dall'indulto di fronte alla situazione esplosiva alla costruzione nuovi edifici. Dalla nostra discussione è invece emersa la necessità di una considerazione più ampia sul sistema carcerario italiano, ad esempio sulla percentuale altissima di detenuti in attesa di giudizio e su una revisione della legislazione penale che finisce per riempire le carceri di tossicodipendenti e immigrati irregolari. Su 60.000, circa 15.000 detenuti potrebbero usufruire dei domiciliari o di misure alternative alla pena detentiva. Bisognerebbe quindi intervenire su diversi fronti: ad esempio cambiare legge Fini-Giovanardi sulle droghe e la legge Bossi-Fini che ha introdotto il reato di clandestinità, e poi cambiare meccanismo “sliding doors” e la legge ex Cirielli sulla recidiva. Al contempo bisognerebbe intervenire in maniera molto più convinta e creativa sulla reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. E' ormai stato ampiamente dimostrato come il lavoro con i detenuti consente l'abbattimento della recidiva nell'ordine del 70%. Il lavoro è il vero passaporto per la libertà dei detenuti. Ecco, credo che per ripensare il sogno europeo, per renderlo reale, sia necessario ripartire proprio da qui, dalla vita delle persone, da progetti e soluzioni articolati, in modo da rendere credibile l'Europa dei diritti che vogliamo, e che troppo spesso ancora non c'è.

30 maggio 2013

di Silvia Ventrucci

Cambiare verso all’Italia per chiedere che l’Europa cambi verso

Il primo modo per #cambiareverso alle #primarie2013 è tornare a parlare di Europa. Perché è l'Europa la vera sfida che dovremo vincere. #Cambiareverso significa restituire fiducia e dignità all'Italia: basta lamentarsi e chiedere aiuto all'UE perché l'Europa ha ora più che mai bisogno che l'Italia torni all'avanguardia del sogno europeo. Non dobbiamo tenere i conti in ordine perché 'è l'Europa che ce lo chiede'; dobbiamo scalare la montagna del debito pubblico e chiudere il rubinetto della spesa corrente perchè vogliamo tornare ad essere seri ed affidabili, senza espropriare i nostri figli del diritto al futuro. #Cambiareverso significa riconoscere che l'Europa monetaria non può esistere senza un Governo europeo dell'economia. #Cambiareverso per uscire dalla gabbia dell'austerità e riscoprire il valore della solidarietà tra gli Stati membri. #Cambiareverso per liberarci dalla dittatura dell'emergenza ed affrontare i nodi irrisolti della democrazia europea. #Cambiareverso perché alle prossime elezioni europee del 2014 non si parli mai più di IMU e questioni locali, ma si trovi il coraggio di affrontare temi europei (eurounionbonds, europrojectbonds, politiche migratorie europee, armonizzazione delle politiche fiscali, Horizon2020, Stati Uniti d'Europa...) indicando un Presidente della Commissione europea (Martin Schulz) e integrandoci con il Partito socialista europeo. #Cambiareverso significa pretendere che l'Europa degli Stati non possa esistere senza l'Europa dei popoli e dei cittadini europei. #Cambiareverso per tornare a credere nel sogno europeo, abbandonando un approccio tecnocratico e investendo con coraggio nella generazione Erasmus. #Cambiareverso per fare del PD un partito a vocazione europea e federalista. #Cambiareverso all'Italia è il primo passo necessario per chiedere che l'Europa cambi verso.

4 novembre 2013

di Marco Lombardo

Cambiare verso

Alle scorse primarie abbiamo sostenuto Pier Luigi Bersani nella convinzione che la delicata situazione di crisi economica e sociale dell’Italia richiedesse esperienza di governo e solide relazioni internazionali. La sconfitta elettorale del 24-45 febbraio ha dimostrato che la voglia di cambiamento del nostro Paese era molto più grande di quella che avevamo immaginato. Dopo il risultato elettorale, abbiamo apertamente criticato la gestione della formazione del Governo e dell’elezione della Presidenza della Repubblica, fino al voto dei 101 contro Romano Prodi che ha rappresentato il momento più basso della storia politica del Partito Democratico. Se il Governo delle larghe intese è stato il frutto di una serie di conseguenze ‘inevitabili’ è stata colpa, in primo luogo, di un gruppo dirigente che si è dimostrato inadeguato rispetto alle difficili sfide che stava affrontando.

Dobbiamo ripartire dal riconoscimento degli errori compiuti e dal coraggio delle scelte future da prendere.  Abbiamo scelto di sostenere Matteo Renzi alla primarie del prossimo 8 Dicembre perchè per noi rappresenta il migliore candidato Segretario, il più credibile per interpretare la radicalità del cambiamento di cui il nostro Partito e l’Italia hanno profondamente bisogno. Abbiamo scelto di sostenere Matteo Renzi perchè siamo convinti che sia l’unico candidato Premier in grado di vincere le prossime elezioni, ma soprattutto di restituire la speranza ed il futuro al nostro Paese ed all’Unione europea. Ci impegneremo al fianco dei comitati Renzi presenti sul nostro territorio per spiegare i contenuti della sua proposta politica e programmatica,  nella speranza che tanti cittadini si iscrivano al Partito Democratico per portare nuove energie, competenze ed entusiasmo. Alle primarie del prossimo 8 Dicembre il PD sceglie di cambiare verso.  (Marco Lombardo - Simone Gamberini - Stefano Mezzetti - Renato Mazzuca - Matteo Lepore - Marco Benni)

3 novembre 2013

di Marco Lombardo

Viaggio nel cuore nero dell’Europa

Nel silenzio assordante dei media italiani, nel balbettio stentato della politica, c'è un Paese - al centro dell'Europa - dove spira forte il vento del nazionalismo. E' l'Ungheria di Victor Orban: uno governo autoritario che si aggira indisturbato come uno spettro in Europa. Victor Orban si presenta davanti al suo popolo come il difensore dell'orgoglio nazionale contro il nemico comune, l'Europa del rigore e dell'austerità, alimentando la linfa del (ri)sentimento anti-europeo che oggi attraversa l'Europa, da 'Alba Dorata' in Grecia fino ad 'Alternative fur Deutschland' in Germania. Ungheria LaboIl 9 Maggio, nel giorno della Festa dell'Europa, abbiamo scelto simbolicamente di partire con i ragazzi di LaBo, la scuola di formazione del PD di Bologna, per andare prima a Budapest e poi ad Auschwitz. Due tappe non casuali. Per non dimenticare: perchè la memoria è il luogo dell'anima dove affondano le radici del nostro impegno per ricordarci da dove veniamo. Per non rimanere inerti: perchè il ricordo si trasformi in testimonianza attiva di pensiero ed azione, esiziale anticorpo di democrazia, per sapere dove vogliamo andare e quanta strada abbiamo ancora davanti. A Budapest la nostra delegazione ha incontrato l'europarlamentare Zita Gurmai, Presidente delle Donne del Partito socialista europeo. 321431_10151672667512959_682159004_n E' stato un incontro intenso, informale, a tratti toccante. Zita Gurmai ci ha raccontato la delicatissima situazione ungherese dove un governo autoritario comprime fortemente i diritti fondamentali. Qui potete ascoltare alcuni frammenti del suo intervento http://www.youtube.com/watch?v=X7BPnk9GCbE&feature=youtu.be   Più in particolare, abbiamo discusso delle recenti riforme del Governo Orbàn contro il pluralismo dei media, contro i lavoratori indipendenti ed i sindacati, contro l'indipendenza della magistratura, contro la libertà di voto, contro la tutela delle minoranze. Quanti di noi sono consapevoli che meno di un anno fa, alcuni esponenti di Jobbik, il partito di estrema destra, presentarono in Parlamento la proposta shock  di schedare tutti gli ebrei che attualmente svolgono funzioni pubbliche? Shoes on the Promenade - Budapest Nell'indifferenza generale mezzo milione di persone, per la maggior parte giovani e professionisti, sono emigrate dall'Ungheria, lasciandosi alle spalle la paura e la rassegnazione. Quanto ancora dovremo aspettare prima di avere una voce forte contro chi oggi costituisce una seria minaccia per la democrazia in Ungheria ed in tutta l'Europa? A ben vedere, ai sensi dell'art. 7 del TUE, le istituzioni europee avrebbero il potere di minacciare la sospensione del voto dell'Ungheria. Il problema non è solo giuridico. Ma politico. Perchè ad ogni scelta politica corrisponde un desiderio. E qui sta il punto: le istituzioni europee, in primis, il Parlamento europeo, hanno il desiderio e la forza di parlare con una voce unica in difesa della democrazia e dei diritti fondamentali? Tutto questo al di là delle formule di rito e delle dichiarazioni di circostanza. E, dall'altro lato, siamo davvero sicuri che una proposta di sospensione dell'Ungheria del diritto voto sia idonea a colpire il Governo Orban? Non finirebbe per ritorcersi contro la popolazione ungherese che già oggi soffre per la profonda crisi economica e sociale? In breve, quali sono le alternative sul piano politico e giuridico che l'Europa ha oggi a disposizione per arginare la deriva autoritaria dell'Ungheria? 179933_10151672666662959_2108738835_nA volte prima di avere delle facili risposte preconfezionate è importante porsi le domande giuste. In una democrazia matura questi temi di politica europea, così come altre delicate questioni di politica estera, dovrebbe essere un quotidiano terreno di scontro e confronto tra forze politiche alternative. Invece in Italia questo tipo di dibattito latita e finisce per essere relegato ai margini della cronaca oppure viene confinato nelle speculazioni (più o meno erudite) di dibattiti accademici. Tra l'indifferenza e l'ignoranza dell'opinione pubblica. Eppure se la politica vuole acquistare credibilità deve riacquistare un respiro più ampio ed uno sguardo più profondo, senza avere il fiato corto di chi rincorre le scadenze elettorali. Deve saper stare tra le persone. Essere lì, al centro dei problemi. Sapere ascoltare e dare risposte. Ad ogni scelta corrisponde un desiderio. Ripartiamo dalla formazione. Ripartiamo dai giovani. Ripartiamo dall'Europa.  

17 maggio 2013

di Marco Lombardo

Cambiare verso

Alle scorse primarie abbiamo sostenuto Pier Luigi Bersani nella convinzione che la delicata situazione di crisi economica e sociale dell’Italia richiedesse esperienza di governo e solide relazioni internazionali. La sconfitta elettorale del 24-45 febbraio ha dimostrato che la voglia di cambiamento del nostro Paese era molto più grande di quella che avevamo immaginato. Dopo il risultato elettorale, abbiamo apertamente criticato la gestione della formazione del Governo e dell’elezione della Presidenza della Repubblica, fino al voto dei 101 contro Romano Prodi che ha rappresentato il momento più basso della storia politica del Partito Democratico. Se il Governo delle larghe intese è stato il frutto di una serie di conseguenze ‘inevitabili’ è stata colpa, in primo luogo, di un gruppo dirigente che si è dimostrato inadeguato rispetto alle difficili sfide che stava affrontando.

Dobbiamo ripartire dal riconoscimento degli errori compiuti e dal coraggio delle scelte future da prendere.  Abbiamo scelto di sostenere Matteo Renzi alla primarie del prossimo 8 Dicembre perchè per noi rappresenta il migliore candidato Segretario, il più credibile per interpretare la radicalità del cambiamento di cui il nostro Partito e l’Italia hanno profondamente bisogno. Abbiamo scelto di sostenere Matteo Renzi perchè siamo convinti che sia l’unico candidato Premier in grado di vincere le prossime elezioni, ma soprattutto di restituire la speranza ed il futuro al nostro Paese ed all’Unione europea. Ci impegneremo al fianco dei comitati Renzi presenti sul nostro territorio per spiegare i contenuti della sua proposta politica e programmatica,  nella speranza che tanti cittadini si iscrivano al Partito Democratico per portare nuove energie, competenze ed entusiasmo. Alle primarie del prossimo 8 Dicembre il PD sceglie di cambiare verso.  (Marco Lombardo - Simone Gamberini - Stefano Mezzetti - Renato Mazzuca - Matteo Lepore - Marco Benni)

3 novembre 2013

di Marco Lombardo

L’Italia nel giorno della marmotta

Nel suo discorso per la fiducia al Senato, il Presidente Letta aveva esortato i parlamentari del PDL a saper cogliere l'attimo fuggente, facendo uno scatto di dignità ed orgoglio per uscire dal 'giorno della marmotta' che da 20 anni incatena questo Paese ai destini di una persona. Nonostante l’abile colpo di teatro per nascondere un travaglio interno, ora c'è un fatto politico nuovo in Italia: non è la nuova maggioranza che sostiene il governo Letta, ma è la democrazia interna nei processi decisionali del PDL. Tuttavia, la seduta di psicoanalisi collettiva, andata in onda in diretta davanti ad un Paese attonito ed allibito, dimostra quanto sia ancora lontano il traguardo di avere anche in Italia un moderno partito di centrodestra, popolare ed europeo. Continuo a pensare che la pacificazione della politica debba passare da una cultura del rispetto per le istituzioni, non fondata sul rancore personale, né sulla logica del Nemico. Ma sono altrettanto convinto che la pacificazione non possa nascere dalla fusione di due anime che sono (e devono rimanere) alternative e non complementari. Non illudiamoci: l’Italia entrerà nella Terza Repubblica solo con un nuovo voto degli italiani

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2 ottobre 2013

di Marco Lombardo

Buon compleanno, Cittadini Europei!

283807_10151663432992959_593610069_n'L'appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un'apparente aggregazione. L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé' Così cantava una canzone di Giorgio Gaber che risuonava nella sala del Consiglio provinciale di Rovigo grazie ad una felice intuizione dell'assessore alle politiche europee, Mirella Mantovani. Da quelle parole sono partito nel mio discorso, per trasformare il rituale della celebrazione dell'Europa in una grande festa di compleanno di tutti i cittadini europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l'identità di cittadini europei che abbiamo dentro. Basta chiedere ad un gruppo di persone: quanti pensi che siano i cittadini USA? Quanti pensi che siano i cittadini europei? La maggioranza degli italiani crede che gli americani siano molti di più dei cittadini europei. Non è affatto così. Gli europei sono quasi il doppio dei cittadini USA, la metà degli indiani, un terzo dei cinesi. Eppure, questa banale constatazione non dipende solo da scarsa conoscenza. Sottende un senso di inferiorità degli europei rispetto agli americani. E non credo che sia solo subalternità economica. È espressione di una vera e propria subalternità culturale. A differenza dei cittadini USA, a noi manca il senso di appartenenza: quel sentimento che permette ai popoli che abitano un territorio di sentirsi una Comunità di cittadini che si riconoscono in valori condivisi. TOUR2   Nel mio piccolo tour (Faenza, Rovigo, Ravenna) per la celebrazione della Giornata dell'Europa del 9 maggio, ho cercato allora di raccontare la storia di questa appartenenza. Le sue cadute. I suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Davanti a me c'erano sempre tanti giovani. Si sentiva forte nell'aria il desiderio di ascoltare una nuova narrazione del sogno europeo. Forse non è un caso che nel momento di crisi d'identità più profondo dell'Europa, gli europei abbiano custodito il desiderio di (ri)scoprire una nuova appartenenza. Ma non a questa Europa: quella dei mercati, dell'austerità,  delle regole, della moneta unica. Ad un'altra Europa: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Credo che sia sbagliato continuare con la retorica che i giovani sono il futuro dell'Europa. Perché oggi ognuno di noi deve sentirsi responsabilizzato a costruire il presente dell'Europa. Già, perché il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l'utopia del federalismo europeo. L'Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Pur avendo una morale - per cui oggi la sovranità nazionale può essere esercitata consapevolmente solo a livello sovranazionale - non ha necessariamente un lieto fine. Saremo noi a scrivere le prossime pagine. Per questo, non c'è futuro per l'Europa se prima non si radicherà il senso dell'appartenenza dei cittadini all'Unione europea. Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei. Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l'Europa era nata per unire popoli e non solo Stati. 'We stand for (another) Europe'

9 maggio 2013

di Marco Lombardo

L’Italia nel giorno della marmotta

Nel suo discorso per la fiducia al Senato, il Presidente Letta aveva esortato i parlamentari del PDL a saper cogliere l'attimo fuggente, facendo uno scatto di dignità ed orgoglio per uscire dal 'giorno della marmotta' che da 20 anni incatena questo Paese ai destini di una persona. Nonostante l’abile colpo di teatro per nascondere un travaglio interno, ora c'è un fatto politico nuovo in Italia: non è la nuova maggioranza che sostiene il governo Letta, ma è la democrazia interna nei processi decisionali del PDL. Tuttavia, la seduta di psicoanalisi collettiva, andata in onda in diretta davanti ad un Paese attonito ed allibito, dimostra quanto sia ancora lontano il traguardo di avere anche in Italia un moderno partito di centrodestra, popolare ed europeo. Continuo a pensare che la pacificazione della politica debba passare da una cultura del rispetto per le istituzioni, non fondata sul rancore personale, né sulla logica del Nemico. Ma sono altrettanto convinto che la pacificazione non possa nascere dalla fusione di due anime che sono (e devono rimanere) alternative e non complementari. Non illudiamoci: l’Italia entrerà nella Terza Repubblica solo con un nuovo voto degli italiani

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2 ottobre 2013

di Marco Lombardo

La vittoria bulimica di Frau Merkel ed il manifesto (ingiallito) della socialdemocrazia

I risultati delle elezioni tedesche ci restituiscono l'immagine d una vittoria bulimica per Frau Merkel: ha vinto ma ha finito per divorare i suoi alleati (liberali). Gli europeisti si possono consolare per il fatto che gli euroscettici di AFD rimangono fuori dal Bundestag. Tuttavia, la paura per una crescita esponenziale in pochi mesi del partito di Bernd Lucke dovrebbe farci riflettere su quanto sia forte il vento euroscettico che spira in Europa a pochi mesi dalle prossime elezioni europee del 24 e 25 maggio 2014. Tutti i democratici e progressisti in Europa farebbero bene ad interrogarsi a fondo sulle ragioni della sconfitta del SPD. C’è ancora qualcuno convinto che la leadership sia un elemento accessorio se si vuole vincere? Al di là dei demeriti di Peer Steinbrueck, interprete di una campagna elettorale modesta, sarebbe superficiale fermarsi al profilo personale dei candidati. La verità è che il manifesto dei progressisti firmato a Parigi è oggi sempre più ingiallito. Forse, superato. Ve lo ricordate? Doveva essere il primo battito d’ali di una campagna elettorale paneuropea per il rilancio dell’Europa della solidarietà e della giustizia sociale per voltare pagina all'Europa dell'austerità e del rigore finanziario. Ebbene, a due anni di distanza guardiamo bene i risultati che ha prodotto. Hollande al primo turno ha ottenuto il 28,6% dei voti ed al secondo turno ha vinto con lo scarto minimo del 51,6% dei voti contro il 48,3% del presidente uscente Nicolas Sarkozy. Dopo soli 16 mesi, il Presidente Hollande è ora in forte calo di consensi. Ancora peggio è andata in Italia e in Germania dove i partiti hanno scelto di seguire la via del modello socialdemocratico e sono stati sconfitti, raggiungendo praticamente un risultato elettorale in fotocopia in termini di consenso. Forse allora dovremmo chiederci: è solo una questione di persone oppure è entrato in crisi il modello socialdemocratico? Ho la netta impressione che durante una crisi economica devastante come quella che stiamo vivendo, parlare solo di redistribuzione del reddito e di equità sociale non basti proprio più. Non si è credibili se non si ha il coraggio di proporre un modello economico alternativo; non si è affidabili se non si propone una politica industriale di lungo respiro per la crescita e l’occupazione; non si è interpreti della speranza di cambiamento se non si esprime una visione chiara di cosa significhi davvero uno sviluppo economico fondato sulla sostenibilità (ambientale e finanziaria). In questo è fallito il modello socialdemocratico: nell’incapacità di ridisegnare il futuro.Manifesto di Parigi

23 settembre 2013

di Marco Lombardo

La nostra ‘Europa 2020’

È un momento epocale di cambiamento. Non sono entrati in crisi singole leadership. È entrata in crisi l’idea stessa della democrazia rappresentativa. Forse anche il modello socialdemocratico. Sbagliano - e di molto - quelli che pensano che basti confinare il voto elettorale ad un’anomalia tutta italiana per illudersi di poter evitare il contagio. Sarebbe come non percepire un momento di crisi profonda che attraversa tutta l’Europa e passa da Alba Dorata al Partito Pirata tedesco e che ha trovato il nemico dei cittadini nell’Europa dei mercati e dell’austerità. La crisi economica e sociale che vive l’Europa da noi si abbraccia alla crisi dei partiti e della democrazia rappresentativa che ha perso tutta la sua credibilità agli occhi degli italiani. Da queste premesse è nata la nostra idea di 'Europa 2020' una palestra di democrazia dove liberi cittadini europei si allenano a difendere e ricostruire dal basso il processo di integrazione europea. C’è urgente bisogno di una nuova narrazione del sogno europeo. Non la prosaica affermazione dell’Europa che si autoaffermerà perchè giusta. E nemmeno la pragmatica risposta del ‘Lo dobbiamo fare perché è l’Europa che ce lo chiede’. Critichiamo anche noi l’Europa così com’è, in modo radicale, come stanno facendo gli euroscettici. Non è questa l’Europa dei padri fondatori. L’Europa dei popoli e dei cittadini. Ma le nostre conclusioni - a differenza degli euroscettici - sono radicalmente differenti. Conoscere le ragioni della nostra paura vuol dire cominciare a neutralizzare ed accedere una speranza di cambiamento laddove gli altri si sentono persi, disorientati o navigano a vista. Non si arriva al cuore ed alle menti delle persone solo parlando dell’Italia Giusta senza muovere la paura dell’Italia sbagliata, corrotta, disonesta, antimeritocratica, vecchia che abbiamo tutti sotto gli occhi. Per questo dobbiamo prendere molto sul serio lo scenario della ‘Non Europa’ se vogliamo davvero costruire una nuova visione del sogno europeo. E' nato così un programma di lavoro ricco ed intenso che prevede incontri tematici di carattere bisettimanale, dove si confrontano gli scenari dell'Euro(pa) e della Non Europa. E' nata da questa lavagna bianca il racconto di un'avventura che coinvolge una Comunità di cittadini europei che ha ancora voglia di costruire un futuro diverso.

28 aprile 2013

di Marco Lombardo

La vittoria bulimica di Frau Merkel ed il manifesto (ingiallito) della socialdemocrazia

I risultati delle elezioni tedesche ci restituiscono l'immagine d una vittoria bulimica per Frau Merkel: ha vinto ma ha finito per divorare i suoi alleati (liberali). Gli europeisti si possono consolare per il fatto che gli euroscettici di AFD rimangono fuori dal Bundestag. Tuttavia, la paura per una crescita esponenziale in pochi mesi del partito di Bernd Lucke dovrebbe farci riflettere su quanto sia forte il vento euroscettico che spira in Europa a pochi mesi dalle prossime elezioni europee del 24 e 25 maggio 2014. Tutti i democratici e progressisti in Europa farebbero bene ad interrogarsi a fondo sulle ragioni della sconfitta del SPD. C’è ancora qualcuno convinto che la leadership sia un elemento accessorio se si vuole vincere? Al di là dei demeriti di Peer Steinbrueck, interprete di una campagna elettorale modesta, sarebbe superficiale fermarsi al profilo personale dei candidati. La verità è che il manifesto dei progressisti firmato a Parigi è oggi sempre più ingiallito. Forse, superato. Ve lo ricordate? Doveva essere il primo battito d’ali di una campagna elettorale paneuropea per il rilancio dell’Europa della solidarietà e della giustizia sociale per voltare pagina all'Europa dell'austerità e del rigore finanziario. Ebbene, a due anni di distanza guardiamo bene i risultati che ha prodotto. Hollande al primo turno ha ottenuto il 28,6% dei voti ed al secondo turno ha vinto con lo scarto minimo del 51,6% dei voti contro il 48,3% del presidente uscente Nicolas Sarkozy. Dopo soli 16 mesi, il Presidente Hollande è ora in forte calo di consensi. Ancora peggio è andata in Italia e in Germania dove i partiti hanno scelto di seguire la via del modello socialdemocratico e sono stati sconfitti, raggiungendo praticamente un risultato elettorale in fotocopia in termini di consenso. Forse allora dovremmo chiederci: è solo una questione di persone oppure è entrato in crisi il modello socialdemocratico? Ho la netta impressione che durante una crisi economica devastante come quella che stiamo vivendo, parlare solo di redistribuzione del reddito e di equità sociale non basti proprio più. Non si è credibili se non si ha il coraggio di proporre un modello economico alternativo; non si è affidabili se non si propone una politica industriale di lungo respiro per la crescita e l’occupazione; non si è interpreti della speranza di cambiamento se non si esprime una visione chiara di cosa significhi davvero uno sviluppo economico fondato sulla sostenibilità (ambientale e finanziaria). In questo è fallito il modello socialdemocratico: nell’incapacità di ridisegnare il futuro.Manifesto di Parigi

23 settembre 2013

di Marco Lombardo

Aung San Suu Kyi, una vita per la democrazia

Ci sono persone che un giorno i nostri figli faranno fatica a pensare che abbiano vissuto davvero su questa terra. Pensate al Mahatma Gandhi e cosa ha significato la non-violenza per l'indipendenza dell'India. Oppure a Nelson Mandela e cosa ha rappresentato il suo spirito indomito per la lotta contro l'apartheid in Sudafrica. Al Dalai Lama come guida spirituale del popolo tibetano per l'indipendenza dalla Cina. Tra questi giganti dell'umanità si trova una donna minuta dalla forza gentile, l'orchidea di ferro, the lady: Aung San Suu Kyi. La sua storia merita di essere raccontata per capire il senso più profondo della parola Democrazia. Abbiamo provato a farlo il 15 settembre: accompagnati dal suono di un'arpa e dalle immagini prodotte da Giuseppe Malpeli, Sandra Zampa ed Albertina Soliani attraverso l'associazione Italia-Birmania che sostiene la causa di Aung San Suu Kyi, ci hanno aiutato a raccontare la vita di una donna straordinaria che continua a commuovere il mondo per la determinazione con cui lotta per la democrazia in Birmania. Quando penso ad un Aung San Suu Kyi sento l'anelito di libertà di chi interpreta la politica come il più nobile dei tentativi per migliorare la vita delle persone. Non l'interesse di alcuni. Nemmeno l'interesse di un solo popolo. Ma il benessere del genere umano. Negli interventi di Aung San Suu Kyi risuona spesso l'accordo che lega la politica con l'educazione dei giovani. In fondo, l'educazione dovrebbe aiutare i governanti ed i governati a fare le scelte informate. Nella speranza che siano le scelte migliori. Perchè quando parliamo di democrazia parliamo essenzialmente di libertà di scelta. Libertà che viene negata in un Paese a transizione democratica - come la Birmania - in cui una norma prevista nella Costituzione vieta la candidatura presidenziale a chi, come Aung San Suu Kyi, è stata sposata con cittadini stranieri. Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi vuol dire rinnovare l'impegno e la solidarietà di tutte le democrazia del mondo, affinchè si faccia pressione sull'esercito birmano per emendare la Costituzione e fare in modo che Aung San Suu Kyi possa presentarsi alle presidenziali del 2015. Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi significa riflettere sul significato profondo della libertà di scelta che sottende in concetto di democrazia. Anche in un Paese come l'Italia dove l'astensionismo dilagante rende vana quella libertà di scelta. Soprattutto in un Paese come l'Italia dove le indagini della magistratura hanno ampiamente dimostrato come quella libertà di scelta viene barattata come mezzo di scambio, come merce. Quello che in altre parti del mondo è un bene prezioso per il quale vale la pena di sacrificare la propria vita, da noi arriva a valere 35 euro a voto. Video di Aung San Suu Kyi: 'Politics and Education' https://www.youtube.com/watch?v=4KV6v-6VvFA 'La democrazia riguarda la casa in cui vivi e il cibo in cui mangi; riguarda il bisogno o meno di ricevere l'autorizzazione di qualcuno prima di poter andare a visitare i parenti in un altro villaggio; riguarda la possibilità di mietere il tuo raccolto e di venderlo alla persona che preferisci. La lotta riguarda la vita di tutti i giorni. Non serve a niente dire a un contadino che la democrazia gli assicura leggi di investimento migliori; per lui non ha alcun senso. Ma la democrazia gli assicura il diritto di seminare ciò che vuole, di mietere quando ritiene il raccolto sia pronto e di vendere a chi, secondo lui, gli pagherà il prezzo migliore. Questa è la democrazia. Per un imprenditore, la democrazia è un sistema in cui ci sono solide leggi commerciali mantenute in vigore dagli apparati statali, che gli consentano di sapere quali sono i suoi diritti e che cosa può fare o non fare. Sa come tutelarsi nel caso in cui qualcuno infrangesse le leggi. Per uno studente, la democrazia è il diritto di studiare in scuole di buon livello e in pace e di non essere trascinato in prigione solo perchè è stato colto a ridere con altri compagni di qualche buffa caratteristica del ministro. La democrazia è il diritto di di discutere le proprie opinioni politiche con gli amici e il diritto di sedere nel bar del campus e parlare di tutto ciò che vuole, senza doversi chiedere se i servizi segreti sono in ascolto. foto-53

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Diversità nell’Unione: il principio di non discriminazione

Il 2013 è l'Anno Europeo dei Cittadini. È appena uscito un numero speciale di Diario Europeo, interamente dedicato al commento di alcuni articoli della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE. Qual è la funzione identitaria della Carta rispetto alla cittadinanza europea?
Nel numero potete trovare un mio articolo su diritti e disabilità, per ricomporre la diversità nell'Unione e l'Unione nella diversità.
Nei 27 stati membri dell’Unione vivono oltre 80 milioni di cittadini europei con disabilità che rappresentano circa il 6% della popolazione. Quali sono i loro diritti? Quali le opportunità per l'UE? In che modo la Carta dei diritti fondamentali e la giurisprudenza della Corte di Giustizia possono favorire la piena integrazione economica e sociale, l’inserimento nel mondo del lavoro e la partecipazione “attiva” dei disabili alla democrazia europea?
Scopriamolo insieme su questo numero speciale di Diario europeo http://www.diarioeuropeo.it/pages/022012/43-59_Uguaglianza.pdf

"Che io possa vincere
ma se non dovessi riuscire,
che io possa tentare con tutte le mie forze"

 (giuramento dell'atleta Special Olympics)

Special Thanks to @Beatrice Orlandini

24 gennaio 2013

di Marco Lombardo

Aung San Suu Kyi, una vita per la democrazia

Ci sono persone che un giorno i nostri figli faranno fatica a pensare che abbiano vissuto davvero su questa terra. Pensate al Mahatma Gandhi e cosa ha significato la non-violenza per l'indipendenza dell'India. Oppure a Nelson Mandela e cosa ha rappresentato il suo spirito indomito per la lotta contro l'apartheid in Sudafrica. Al Dalai Lama come guida spirituale del popolo tibetano per l'indipendenza dalla Cina. Tra questi giganti dell'umanità si trova una donna minuta dalla forza gentile, l'orchidea di ferro, the lady: Aung San Suu Kyi. La sua storia merita di essere raccontata per capire il senso più profondo della parola Democrazia. Abbiamo provato a farlo il 15 settembre: accompagnati dal suono di un'arpa e dalle immagini prodotte da Giuseppe Malpeli, Sandra Zampa ed Albertina Soliani attraverso l'associazione Italia-Birmania che sostiene la causa di Aung San Suu Kyi, ci hanno aiutato a raccontare la vita di una donna straordinaria che continua a commuovere il mondo per la determinazione con cui lotta per la democrazia in Birmania. Quando penso ad un Aung San Suu Kyi sento l'anelito di libertà di chi interpreta la politica come il più nobile dei tentativi per migliorare la vita delle persone. Non l'interesse di alcuni. Nemmeno l'interesse di un solo popolo. Ma il benessere del genere umano. Negli interventi di Aung San Suu Kyi risuona spesso l'accordo che lega la politica con l'educazione dei giovani. In fondo, l'educazione dovrebbe aiutare i governanti ed i governati a fare le scelte informate. Nella speranza che siano le scelte migliori. Perchè quando parliamo di democrazia parliamo essenzialmente di libertà di scelta. Libertà che viene negata in un Paese a transizione democratica - come la Birmania - in cui una norma prevista nella Costituzione vieta la candidatura presidenziale a chi, come Aung San Suu Kyi, è stata sposata con cittadini stranieri. Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi vuol dire rinnovare l'impegno e la solidarietà di tutte le democrazia del mondo, affinchè si faccia pressione sull'esercito birmano per emendare la Costituzione e fare in modo che Aung San Suu Kyi possa presentarsi alle presidenziali del 2015. Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi significa riflettere sul significato profondo della libertà di scelta che sottende in concetto di democrazia. Anche in un Paese come l'Italia dove l'astensionismo dilagante rende vana quella libertà di scelta. Soprattutto in un Paese come l'Italia dove le indagini della magistratura hanno ampiamente dimostrato come quella libertà di scelta viene barattata come mezzo di scambio, come merce. Quello che in altre parti del mondo è un bene prezioso per il quale vale la pena di sacrificare la propria vita, da noi arriva a valere 35 euro a voto. Video di Aung San Suu Kyi: 'Politics and Education' https://www.youtube.com/watch?v=4KV6v-6VvFA 'La democrazia riguarda la casa in cui vivi e il cibo in cui mangi; riguarda il bisogno o meno di ricevere l'autorizzazione di qualcuno prima di poter andare a visitare i parenti in un altro villaggio; riguarda la possibilità di mietere il tuo raccolto e di venderlo alla persona che preferisci. La lotta riguarda la vita di tutti i giorni. Non serve a niente dire a un contadino che la democrazia gli assicura leggi di investimento migliori; per lui non ha alcun senso. Ma la democrazia gli assicura il diritto di seminare ciò che vuole, di mietere quando ritiene il raccolto sia pronto e di vendere a chi, secondo lui, gli pagherà il prezzo migliore. Questa è la democrazia. Per un imprenditore, la democrazia è un sistema in cui ci sono solide leggi commerciali mantenute in vigore dagli apparati statali, che gli consentano di sapere quali sono i suoi diritti e che cosa può fare o non fare. Sa come tutelarsi nel caso in cui qualcuno infrangesse le leggi. Per uno studente, la democrazia è il diritto di studiare in scuole di buon livello e in pace e di non essere trascinato in prigione solo perchè è stato colto a ridere con altri compagni di qualche buffa caratteristica del ministro. La democrazia è il diritto di di discutere le proprie opinioni politiche con gli amici e il diritto di sedere nel bar del campus e parlare di tutto ciò che vuole, senza doversi chiedere se i servizi segreti sono in ascolto. foto-53

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Incontro con le delegazioni europee

Il 6 settembre si è rinnovato l’impegno per rendere il PD un partito a vocazione europea. A -260 giorni dalle elezioni europee, mentre negli altri Stati Membri sono già avviate le campagne elettorali dei candidati al Parlamento europeo, in Italia il dibattito politico sul futuro dell’UE latita nell’indifferenza generale dei partiti e dell’opinione pubblica. Sono fermamente convinto che il processo di integrazione europea possa portare ad una vera Unione politica solo se, al fianco della europeizzazione delle politiche nazionali degli Stati membri, si creerà una "coscienza politica europea" dal basso. Per questo, dopo il lancio degli ‘Erasmus Democratici’ e la creazione delle reti europee ed internazionali, c’è bisogno che il PD di Bologna continui a porsi all’avanguardia, rilanciando la prospettiva europeista attraverso una campagna elettorale transnazionale, in grado di porre i temi della cittadinanza europea e degli Stati Uniti d’Europa al centro del dibattito pubblico. Le prossime elezioni europee saranno decisive per uscire dalla politica del rigore e dell’austerità e rafforzare davvero la democrazia in Europa. Per fare questo, abbiamo voluto coinvolgere le delegazioni del Partito Socialista Francese e del SPD tedesco, insieme ai circoli del PD all’estero da Bruxelles a Lussemburgo, da Friburgo a Parigi per provare ad allargare il respiro ideale del fronte democratico e progressista agli orizzonti europei. Tra gli ospiti delle serata anche Pier Virgilio Dastoli e Volker Telljohann della Fondazione Ebert. Il 6 settembre il sogno europeo è ripartito da Bologna. Ecco alcune immagini della serata [gallery link="file" ids="1779,1778,1777,1776,1775,1774,1773,1772,1771,1770,1768,1765,1766,1764,1763,1762"]

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Costruiamo un’altra Europa

Dal 31 Agosto al 2 Settembre 2012 le delegazioni dei partiti democratici e progressisti di diversi Paesi UE insieme al PD di Bologna ed ai segretari dei Circoli del PD all’estero si sono incontrati per discutere insieme come affrontare le sfide della globalizzazione, consapevoli che per fare ciò occorre una più stretta integrazione politica nell’Unione Europea. Hanno contribuito all'evento il segretario provinciale del PD di Bologna Raffaele Donini, gli eurodeputati Vittorio Prodi e Salvatore Caronna e la Prof.ssa Lucia S. Rossi. Alla fine della 3 giorni, le delegazioni hanno inoltre ricevuto la visita del Presidente del Parlamento Europeo Martin Shulz. [gallery link="file"]

9 settembre 2012

di Marco Lombardo

Incontro con le delegazioni europee

Il 6 settembre si è rinnovato l’impegno per rendere il PD un partito a vocazione europea. A -260 giorni dalle elezioni europee, mentre negli altri Stati Membri sono già avviate le campagne elettorali dei candidati al Parlamento europeo, in Italia il dibattito politico sul futuro dell’UE latita nell’indifferenza generale dei partiti e dell’opinione pubblica. Sono fermamente convinto che il processo di integrazione europea possa portare ad una vera Unione politica solo se, al fianco della europeizzazione delle politiche nazionali degli Stati membri, si creerà una "coscienza politica europea" dal basso. Per questo, dopo il lancio degli ‘Erasmus Democratici’ e la creazione delle reti europee ed internazionali, c’è bisogno che il PD di Bologna continui a porsi all’avanguardia, rilanciando la prospettiva europeista attraverso una campagna elettorale transnazionale, in grado di porre i temi della cittadinanza europea e degli Stati Uniti d’Europa al centro del dibattito pubblico. Le prossime elezioni europee saranno decisive per uscire dalla politica del rigore e dell’austerità e rafforzare davvero la democrazia in Europa. Per fare questo, abbiamo voluto coinvolgere le delegazioni del Partito Socialista Francese e del SPD tedesco, insieme ai circoli del PD all’estero da Bruxelles a Lussemburgo, da Friburgo a Parigi per provare ad allargare il respiro ideale del fronte democratico e progressista agli orizzonti europei. Tra gli ospiti delle serata anche Pier Virgilio Dastoli e Volker Telljohann della Fondazione Ebert. Il 6 settembre il sogno europeo è ripartito da Bologna. Ecco alcune immagini della serata [gallery link="file" ids="1779,1778,1777,1776,1775,1774,1773,1772,1771,1770,1768,1765,1766,1764,1763,1762"]

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

BarCamPD

Il 4 Settembre si è tenuta l'iniziativa promossa dal Circolo online, in collaborazione con i ragazzi di OccupyPD ed i Giovani Democratici di Bologna, nello stile libero del Barcamp, in cui tutti possono prendere la parola e dire la loro idea sul tema della partecipazione. Politica è partecipAzione? Come possiamo (ri)dare più voce ad iscritti ed elettori? Come fare per rendere il PD un partito all'altezza della sua base? Tanti partecipanti hanno contribuito intervenendo o inviando un tweet a #barCamPD. Ci sono state tante iniziative interessanti da ascoltare alla #festunitaBO. Ma ce n'è stata solo una in cui chi partecipava era davvero protagonista perchè poteva venirci a dire come la pensava. #BarCamPD non è la solita iniziativa tradizionale con un palco frontale (pieno) di relatori ed un pubblico (sempre meno folto) che ascolta. #BarCamPD è un format nuovo per le iniziative politiche, in cui il microfono viene messo a disposizione del pubblico per ricordarci che fare Politica significa educare l'arte dell'ascolto. Tanta gente, tanti giovani, le#vocidallecucine con le interviste ai volontari, le proposte in tema di partecipAzione (dai referendum interni per il coinvolgimento di iscritti ed elettori, ai laboratori di partecipazione, dalla verifica di mandato degli eletti ad un rapporto tra partito ed iscritti che non sia solo democrazia ad intermittenza ma democrazia a luce continua, etc. etc.). Sul sito del Circolo online si può leggere il documento di sintesi della serata con tutte le proposte, rivivere i video, i tweets e le emozioni di una bella serata. ecco alcune delle interviste ai volontari (#vocidallecucine) organizzate nel corso dell'iniziativa http://www.youtube.com/watch?v=Y6SYYXwr-CY   http://www.youtube.com/watch?v=BbSwa0Ps15U   http://www.youtube.com/watch?v=Q16K-kcWEoA   ecco alcune immagini della serata   [gallery link="none" columns="2" ids="1759,1758,1757,1756"]

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Europa: la partita più importante

Questa sera si gioca Italia-Germania e tutti gli occhi saranno incollati sullo Stadion Narodowy di Varsavia. Ma la partita più importante l'Unione europea la giocherà nel vertice del Consiglio europeo. Molte le decisioni da prendere, poche le idee chiare sul da farsi. All'indomani di questo decisivo appuntamento può forse essere utile (ri)ascoltare  la trasmissione  Giro di Boa dello scorso 14 giugno sulla crisi dell'Euro e le elezioni in Grecia con Antonio Ferrari - inviato speciale del Corriere della Sera - e Francesca Venturi - corrispondente a Bruxelles per l'AGI. Dal minuto 30 circa c'è la mia intervista a 'Giro di Boa' sulle cause che hanno portato alla crisi dell'Euro e sulle cose da fare (nel breve e nel lungo termine) per muoverci con decisione verso gli 'Stati Uniti d'Europa'.

28 giugno 2012

di Marco Lombardo

BarCamPD

Il 4 Settembre si è tenuta l'iniziativa promossa dal Circolo online, in collaborazione con i ragazzi di OccupyPD ed i Giovani Democratici di Bologna, nello stile libero del Barcamp, in cui tutti possono prendere la parola e dire la loro idea sul tema della partecipazione. Politica è partecipAzione? Come possiamo (ri)dare più voce ad iscritti ed elettori? Come fare per rendere il PD un partito all'altezza della sua base? Tanti partecipanti hanno contribuito intervenendo o inviando un tweet a #barCamPD. Ci sono state tante iniziative interessanti da ascoltare alla #festunitaBO. Ma ce n'è stata solo una in cui chi partecipava era davvero protagonista perchè poteva venirci a dire come la pensava. #BarCamPD non è la solita iniziativa tradizionale con un palco frontale (pieno) di relatori ed un pubblico (sempre meno folto) che ascolta. #BarCamPD è un format nuovo per le iniziative politiche, in cui il microfono viene messo a disposizione del pubblico per ricordarci che fare Politica significa educare l'arte dell'ascolto. Tanta gente, tanti giovani, le#vocidallecucine con le interviste ai volontari, le proposte in tema di partecipAzione (dai referendum interni per il coinvolgimento di iscritti ed elettori, ai laboratori di partecipazione, dalla verifica di mandato degli eletti ad un rapporto tra partito ed iscritti che non sia solo democrazia ad intermittenza ma democrazia a luce continua, etc. etc.). Sul sito del Circolo online si può leggere il documento di sintesi della serata con tutte le proposte, rivivere i video, i tweets e le emozioni di una bella serata. ecco alcune delle interviste ai volontari (#vocidallecucine) organizzate nel corso dell'iniziativa http://www.youtube.com/watch?v=Y6SYYXwr-CY   http://www.youtube.com/watch?v=BbSwa0Ps15U   http://www.youtube.com/watch?v=Q16K-kcWEoA   ecco alcune immagini della serata   [gallery link="none" columns="2" ids="1759,1758,1757,1756"]

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Tibet oggi: esiste ancora una possibile soluzione?

Sabato 31 agosto abbiamo parlato del Tibet: la storia di un popolo in lotta per il principio di autodeterminazione. Un inno alla speranza in un progresso pacifico e spirituale dell'umanità. Il dibatto ha visto confrontarsi Claudio Cardelli, Kalsang Dolkar, Paolo Pobbiati, Sangpo Tenzin. Una lotta impari che vede un popolo di 6 milioni di abitanti fronteggiare una potenza di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone che hanno avviato un processo di sinizzazione del Tibet, cercando di annullare le millenarie tradizioni culturali e identitarie del Tibet. Un popolo che è stato espropriato della propria terra e della propria libertà a causa di un'occupazione illegittima che dura da oltre 60 anni. Una bandiera carica di speranza e spiritualità che è persino illegale sventolare in Tibet perchè chiedere l'indipendenza del popolo tibetano significa compiere un atto di eversione terroristica. Una cultura pacifica che trova nel gesto estremo e terribile delle autoimmolazioni una forma di lotta politica per far sapere al mondo che non può chiudere gli occhi e voltarsi dall'altra parte. Una serata in segno di profondo rispetto per la dignità del popolo tibetano ed in segno di amicizia verso l'associazione Italia-Tibet che da anni si adopera per diffondere e far conoscere la causa tibetana nel nostro Paese. Freedom is not free. Free Tibet! @ Grazie a Radio Radicale che ha mandato in diretta radiofonica l'iniziativa è possibile ascoltare tutti gli interventi della serata al seguente link: http://www.radioradicale.it/scheda/388962/tibet-oggi-esiste-ancora-una-possibile-soluzione Il mio intervento nel seguente video: http://www.youtube.com/watch?v=P4W6qp_Z7N0&feature=youtu.be   TIBET_some

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Voltiamo pagina: governare in Italia, governare l’Europa. (Documento Democrazia e Istituzioni)

Voltiamo pagina: governare in Italia, governare l’Europa. (Documento Democrazia e Istituzioni) (relazione di Marco Lombardo all'iniziativa Voltiamo pagina: governare in Italia governare l'Europa il giorno venerdì 9 settembre 2011 alle ore 12.19 · Per parlare di democrazia ed istituzioni in Europa bisognerebbe (ri-)partire dalla famosa domanda del segretario di Stato americano H. Kissinger che si chiedeva: ‘Se ho bisogno di parlare con l’Europa, quale numero di telefono devo fare?’. Per molto tempo l’architettura istituzionale dell’UE è stata un laboratorio di ingegneria costituzionale ossessionato dal problema di colmare, da un lato, l’assenza di leadership europea e, dall’altro, il deficit democratico. A ben vedere, la storia di oltre 60 anni di integrazione europea può essere rappresentata come una lenta e progressiva evoluzione dei poteri del Parlamento europeo che ha consentito, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, di attribuire al Parlamento un ruolo di co-legislatore con il Consiglio dei ministri dell’UE. Ciò nonostante, il processo di integrazione europea non è riuscito a sciogliere i nodi di un’Europa che sembra vivere perennemente nel limbo di un’identità irrisolta, ferma e timorosa in mezzo al guado, sospesa tra un’integrazione economica troppo avanzata per poter tornare indietro e incompiuta perché incapace di riprendere lo slancio costituzionale enfaticamente proclamato a Maastricht e che avrebbe dovuto portare le istituzioni europee a progredire verso un’Unione politica. Le recenti vicende legate alla crisi economica e finanziaria di questa estate non hanno fatto altro che acuire ed evidenziare le contraddizioni insite da molto tempo nel processo di integrazione europea. Avere una politica monetaria comune con una monta unica (l’euro) ed un’istituzione sovrana ed indipendente (la BCE), senza avere una politica economica e finanziaria di livello europeo e mantenendo politiche fiscali nazionali significa inevitabilmente esporsi in balia dei mercati finanziari. Questo era un fatto risaputo che veniva sottolineato da tempo. Quello che è stato invece sottovalutato è stata la volatilità delle borse mondiali perché si è sottostimata la ‘capacità di fuoco’ che i mercati hanno acquisito grazie alla poderosa liquidità iniettata dai Paesi (in primis, dagli USA e dagli stessi Stati membri dell’UE) per tentare di arginare la recessione del 2008 al fine di evitare il contagio dell’economia reale. In assenza di sbocchi sicuri per investitori impauriti da una recessione economica mondiale che non consente di mettere la liquidità al riparo dalla crisi, se non nei beni rifugio come l’oro, gli investimenti hanno continuato a prendere di mira i CDS (credit default swap) ed i debiti sovrani. Per quello che qui ci interessa, le vicende di questa estate hanno confermato che se oggi arrivasse la telefonata Kissinger probabilmente non risponderebbe Van Rompuy (presidente del Consiglio europeo) e sicuramente non potrebbe rispondere Barroso (impalpabile presidente di una Commissione europea mai così debole e genuflessa al placet dei governi nazionali). Molto più probabilmente risponderebbero (in videoconferenza) Merkel e Sarkozy. Il vertice franco-tedesco, nel tentativo estremo di difendere il progetto europeo dal disincanto dei mercati finanziari, sembra aver suggellato la definitiva prevalenza del metodo intergovernativo (ovvero la preminenza degli interessi nazionali coordinati a livello europeo) sul metodo comunitario (che invece si fonda sull’interesse europeo portato avanti da istituzioni europee sovrane ed indipendenti). Incidentalmente bisogna dire che la discussione che si è animata intorno agli eurobonds non fa altro che prendere il problema della democrazia europea dalla coda e non dalla testa. Molti analisti riconoscono (a ragione) che l’introduzione degli eurobonds offrirebbe all’UE uno scudo in difesa dell’euro e dei debiti sovrani europei, in grado di mettere a riparo entrambi dall’attacco dei mercati (non alimentiamo ‘la cultura dell’alibi’ inseguendo il mito manicheo degli introvabili speculatori finanziari, please!). Tuttavia la Merkel e Sarkozy hanno ribadito, per paura che il contagio dei debiti sovrani potesse toccare i loro conti, che gli eurobonds non possono essere considerati un punto di partenza, ma un punto di arrivo di una nuova fase di integrazione economica. La discussione certamente è delicata ed importante, ma il problema europeo è insieme più a monte e più a valle. La mancanza di leadership europea trova l’UE incapace di uscire dalle secche di una recessione economica nella quale naviga da tempo a vista. Ma il problema non è quello di discutere se ci voglia più o meno Europa, ma quale Europa vogliamo portare avanti. Un dato è certo: l’impasse del trattato costituzionale e la difficile entrata in vigore del Trattato di Lisbona hanno dimostrato come in UE a 27 il processo di integrazione europea non può più fondarsi su revisioni dei trattati come è stato sino ad ora dove l’integrazione è proceduta per piccoli passi in avanti sul piano giuridico-costituzionale soprattutto grazie al ruolo svolto dalla Corte di Giustizia dell’UE. Non è più il tempo della riforma dei trattati; è il tempo della piena attuazione delle riforme previste nei trattati. Su questo punto molte cose possono (rectius: devono) ancora essere fatte per creare un contesto democratico realmente europeo. L’assenza di partiti politici europei come indispensabile cinghia di trasmissione tra i cittadini e le istituzioni europee e la mancanza di un’opinione pubblica europea sono cause della mancanza di leadership in Europa, non loro conseguenze. Una grande campagna elettorale europea di stampo transnazionale (come proposta da Andrew Duff) su temi europei può essere una delle possibili soluzioni, solo se si evita al contempo che la competizione elettorale europea si riduca ad una gara di popolarità buona sola per calciatori, nani e ballerine… Il diritto di iniziativa popolare dei cittadini europei può divenire un utile strumento per creare un autentico spazio pubblico europeo solo se viene sostenuta dalle principali forzi politiche e sociali degli Stati membri al fine di creare le condizioni per un esercizio consapevole del diritto/dovere di ogni cittadino europeo di partecipare attivamente alla vita democratica dell’Unione, colmando quel deficit di conoscenza ed informazione che colpevolmente grava sulle istituzioni europee. In conclusione, l’Unione europea può ritrovare quel potere di trasformazione che lo ha reso agli occhi del mondo un modello di governo democratico della globalizzazione solo se saprà ritrovare al proprio interno le ragioni di una storia di successo. L’europeizzazione della politica nazionale è la vera rivoluzione culturale che manca negli Stati membri: solo il risveglio di una cittadinanza attiva a livello europeo può costringere in questo momento i leaders (?) europei a ridare slancio ed ambizione al progetto europeo definendo la meta finale di un’integrazione non solo economica, ma anche giuridica, politica e sociale. Questo deve essere uno degli impegni politici che dovrebbe costituire il DNA dei partiti progressisti europei, anche perché la storia ci insegna che le resistenze ed i rigurgiti nazionalisti spirano sempre più forte nei tempi di crisi economica e sociale. Se la vera linea di demarcazione tra progressisti e conservatori coincide con quella che divide gli europeisti (e/o i federalisti) dai nazionalisti, l’impegno delle forze democratiche deve essere quello di sferzare i governi nazionali per rafforzare la dimensione europea di tutte le politiche nazionali. E’ arrivato il momento di rendere i tempi maturi politicamente per l’idea che si possa continuare ad essere sovrani solo ad un livello sovranazionale. Prima ancora che di un nuovo organismo di governo economico dell’Eurozona ovvero dell’istituzione di un nuovo Ministro europeo dell’economia, abbiamo bisogno che dall’altro lato della cornetta ci sia una voce ferma che risponda: ‘Siamo noi, i cittadini europei’.

30 maggio 2012

di Marco Lombardo

Tibet oggi: esiste ancora una possibile soluzione?

Sabato 31 agosto abbiamo parlato del Tibet: la storia di un popolo in lotta per il principio di autodeterminazione. Un inno alla speranza in un progresso pacifico e spirituale dell'umanità. Il dibatto ha visto confrontarsi Claudio Cardelli, Kalsang Dolkar, Paolo Pobbiati, Sangpo Tenzin. Una lotta impari che vede un popolo di 6 milioni di abitanti fronteggiare una potenza di oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone che hanno avviato un processo di sinizzazione del Tibet, cercando di annullare le millenarie tradizioni culturali e identitarie del Tibet. Un popolo che è stato espropriato della propria terra e della propria libertà a causa di un'occupazione illegittima che dura da oltre 60 anni. Una bandiera carica di speranza e spiritualità che è persino illegale sventolare in Tibet perchè chiedere l'indipendenza del popolo tibetano significa compiere un atto di eversione terroristica. Una cultura pacifica che trova nel gesto estremo e terribile delle autoimmolazioni una forma di lotta politica per far sapere al mondo che non può chiudere gli occhi e voltarsi dall'altra parte. Una serata in segno di profondo rispetto per la dignità del popolo tibetano ed in segno di amicizia verso l'associazione Italia-Tibet che da anni si adopera per diffondere e far conoscere la causa tibetana nel nostro Paese. Freedom is not free. Free Tibet! @ Grazie a Radio Radicale che ha mandato in diretta radiofonica l'iniziativa è possibile ascoltare tutti gli interventi della serata al seguente link: http://www.radioradicale.it/scheda/388962/tibet-oggi-esiste-ancora-una-possibile-soluzione Il mio intervento nel seguente video: http://www.youtube.com/watch?v=P4W6qp_Z7N0&feature=youtu.be   TIBET_some

18 settembre 2013

di Marco Lombardo

Il nostro tempo

Credo che il compito di chi si candida ad essere la futura classe dirigente non possa essere solo quello di resettare il Partito, perchè ciò significherebbe ritrovarsi perennemente al punto di partenza. Credo che il nostro dovere sia invece quello di indicare una rotta, una direzione di marcia, proseguendo il lavoro che, soprattutto nei territori, è stato già iniziato in nome del rinnovamento, della trasparenza, della formazione politica dei giovani, della partecipazione delle donne, della dimensione europea ed internazionale. In un Paese perennemente senza colpa, il gesto rivoluzionario è quello di colui che, con umiltà, oggi ammette i propri errori e si assume le proprie responsabilità. Davanti al Paese. Davanti al proprio elettorato. Davanti alla propria coscienza. Il vortice impazzito di questi giorni ha intessuto la trama di quello che, con efficacia giornalistica, è stato definito un ‘Romanzo Quirinale’. I fatti sono noti a tutti, per cui è arrivato il momento di concentrarsi sui giudizi politici. Dispiace dirlo, ma la Direzione nazionale del PD di ieri pomeriggio è stato un rituale distante, anche semanticamente, dalla contemporaneità. Non sarà con 'il principio di realità' che si risolveranno i problemi delle persone. Ma con risposte concrete alle emergenze economiche e sociali del Paese che si chiamano rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, soluzione alla drammatica situazione degli "esodati", cancellazione dell'aumento dell'Iva, modifica della legge sulla cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in italia, proroga dei contratti a termine in scadenza delle p.a., misure sull’emergenza sfratti, lotta contro la disoccupazione giovanile con incentivi fiscali per le imprese che vogliono assumere, alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro, revisione dell'Imu orientata ad una maggiore giustizia sociale, investimento su ricerca ed istruzione, allentamento del Patto di Stabilità Interno, rilancio del Patto per la crescita a livello europeo. Solo per fare alcuni esempi. Così come non sarà con 'il principio d'ordine' che si uscirà dalla dittatura dell'emergenza. Al partito feudale che è andato in scena su questi giorni, dilaniato dalle correnti e dallo sciacallaggio politico di 101 traditori, noi scegliamo di ripartire dall’art. 1 del nostro Statuto che recita ‘Il Partito democratico è un partito federale, costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità, secondo lo spirito degli artt. 2, 49 e 51 della Costituzione. Al partito di quanti si sentono ancora ex Ds ed ex Margherita, noi dobbiamo ripartire dallo spirito fondativo dei ‘nativi’ che hanno aderito con convinzione al Partito Democratico per guidare il futuro, senza paura, e senza avere gli occhi incollati sulla nostalgia del passato. Al partito che chiede ai livelli locali di cedere quote di sovranità ai gruppi dirigenti nazionali, noi scegliamo il Partito dei territori che difende la sovranità degli iscritti e degli elettori affidando alla loro partecipazione ‘le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più alte cariche interne e la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali’ (art. 1, comma 2, dello Statuto del PD). Non solo banchetti e feste dell’Unità in cui emerge tutta la passione e la generosità della nostra Comunità. Non solo primarie per scegliere i candidati alle cariche monocratiche chiamando a raccolta il nostro popolo. Serve subito una regolamentazione che dia attuazione ai referendum interni. Perchè senza la base non esisteranno mai le altezze.. Ed infine, non sarà con una delega in bianco al Presidente della Repubblica che ripristineremo la Repubblica parlamentare e la dignità dei partiti politici. Trasparenza, onestà, passione, competenza e merito: questi i requisiti indispensabili di chi oggi si vuole impegnare nel difficile compito di ricostruire la fiducia nei partiti. Ma soprattutto non sarà con un governo di larghe intese che potremo allearci con la coscienza dei nostri elettori. La fiducia il Governo Letta dovrà conquistarsela sul campo, con fatti e risposte concrete ai problemi dei cittadini. Il primo segno di discontinunità che il nuovo Governo deve sapere offrire sul terreno del cambiamento deve avvenire sui nomi dei ministri e sulla priorità delle proposte programmatiche. Un’ultima riflessione. Forse sarò giudicato colpevole di lesa maestà, ma ritengo che continuare ad assimilare la votazione di Marini (anche per il metodo con il quale si è arrivati a quella candidatura) con quella di Prodi sia profondamente sbagliato e persino offensivo per i nostri elettori. Finora, nessuno è riuscito a convincermi del contrario.’

24 aprile 2013

di Marco Lombardo

NO STATE IS AN ISLAND.

NO STATE IS AN ISLAND. pubblicata da Marco Lombardo il giorno venerdì 29 aprile 2011 alle ore 19.10 ·   La sentenza della Corte di Giustizia nel procedimento C‑61/11 PPU (questo il link http://curia.europa.eu del sito della corte per chi volesse leggerla prima di lanciarsi in arditi commenti) dichiara che direttiva 2008/115/CE (c.d. direttiva rimpatri) deve essere interpretata nel senso che non consente ad una normativa nazionale, come quella italiana, di prevedare la pena della reclusione per i cittadini dei paesi terzi che soggiornano irregolarmente per la sola ragione di permanere nel territorio di uno Stato membro dell’UE senza giustificato motivo, in violazione di un ordine allontanamento dal territorio. Nonostante il clamore che la sentenza sta suscitando, l’esito della vicenda era ampiamente scontato e previsto dagli addetti ai lavori. Al di là delle valutazioni giuridiche che meritano riflessioni più attente e approfondite, si possono fare alcune valutazione ‘a caldo’ per capire cosa può insegnarci questa storia ed evitare che si commettano in futuro gli stessi errori di sempre. Partiamo dalla fine. Prima considerazione: cosa cambia? Chi festeggia perché afferma che la UE ha bocciato la legge Bossi-Fini e chi rimane indifferente perché sostiene che la sentenza non cambierà nulla dimostra di avere capito poco di cosa significhi per l’Italia far parte della UE. L’effetto immediato della sentenza è che i giudici nazionali potranno immediatamente disapplicare la normativa italiana nella parte in cui prevede il reato di immigrazione clandestina ed applicare in sostituzione talune disposizioni della direttiva. Inoltre, i giudici dovranno tenere conto del principio dell’applicazione retroattiva della pena più mite, il quale fa parte delle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri. La sentenza era auspicabile perché attraverso l’interpretazione uniforme della direttiva rimpatri si garantisce che tutti i giudici adottino la stessa interpretazione del diritto dell’UE, attenuando il rischio di disparità di trattamento che si poteva verificare per il fatto che i tribunali italiani avevano deciso di muoversi in ordine sparso. Rimane il fatto che la legge Bossi-Fini non viene affatto abrogata dalla sentenza della Corte (che non potrebbe mai farlo) per cui è auspicabile che al più presto il Parlamento italiano ed il Governo discutano nuovamente i presupposti e la ratio della norma anche alla luce del diritto UE. Seconda considerazione: La ‘Comunità di diritto’ è più avanzata dell’Unione politica. Come in tante altre occasioni i giudici di Lussemburgo dimostrano di far progredire il processo di integrazione europea nonostante l’impasse nella quale si ritrova a causa di una classe politica europea che non è all’altezza dei compiti e degli obiettivi che la UE è chiamata a perseguire. Questa sentenza serva da monito come tante altre di eguale tenore: nessun Stato è un’isola. Se si adottano norme comuni affinché le persone siano rimpatriate in maniera umana e nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali e della loro dignità, poi gli Stati non possono più fare come gli pare e piace. Fortunatamente il sistema di protezioni giurisdizionali è costruito in maniera tale da prevedere pesi e contrappesi anche al fine di evitare che sia uno Stato membro a mettersi nelle condizioni (non è dato sapere quanto consapevolmente) di auto-isolamento. Terza considerazion. Sento dire: ‘Eccola qui la solita Europa. Non si assume la responsabilità politica di fronteggiare i problemi globali dell’immigrazione, ma ci punisce quando cerchiamo di risolvere i problemi con mezzi più rigorosi’. In questa massima da bar elevata a ragionamento politico si annida la menzogna. E’ il solito e ben noto effetto punch-ball: quando si attribuiscono ai cittadini diritti che provengono dall’UE tutti i governi nazionali si affrettano a dire che è merito loro se ciò è accaduto. Quando invece si devono imporre obblighi e sacrifici, allora è preferibile scaricare la propria responsabilità e dare la colpa alle istituzioni europee (che spesso, in verità, esenti da colpe non sono). Ma perché non essere (intellettualmente) onesti? Chi ha adottato quella direttiva rimpatri? Il Consiglio ed il Parlamento europeo. Chi siedeva in Consiglio? Lo stesso Governo (si avete capito bene, lo stesso) che per motivi elettorali aveva adottato una legge nazionale (Bossi-Fini) che oggi in alcune sue parti è risultata contraria allo spirito ed all’effetto utile della direttiva. In questi che per alcuni possono sembrare ‘dettagli tecnici’ si cela la mancanza di lungimiranza della classe politica italiana. Questa la domanda che dovrebbe inchiodare un esecutivo ad assumersi le proprie responsabilità: se non andava bene quella direttiva rimpatri, perché l’avete votata favorevolmente? perchè non avete difeso quello che ritenevate un interesse nazionale nelle sedi più opportune? In altri Paesi europei un esecutivo pagherebbe dazio davanti all’opinione pubblica. In Italia, ad una domanda del genere, si risponde facendo spallucce e tirando avanti a campare. Questo non vale solo per la direttiva rimpatri, ma in tutti i casi in cui l’Italia finisce per pagare sanzioni salatissime attraverso la procedura di infrazione per non avere ottemperato ad obblighi comunitari che ha deciso in piena libertà (quanto in scienza e coscienza, non è dato sapere) di assumersi. Se questa fosse una favola, la morale sarebbe che quando si prendono degli impegni in Europa bisogna essere consapevoli delle conseguenze dei voti e delle decisioni che si assumono. Da cittadino europeo preferirei una classe politica meno euro-entusiasta e più euro-responsabile, così come gradirei governi nazionali ed istituzioni europee che non finiscano per delegare la responsabilità - anche politica - di talune decisioni ai giudici della Corte di Lussemburgo. Ma questa (forse) è un’altra storia. Postilla finale: se questa fosse una favola, avrebbe un lieto fine. Ma non è una favola e non c'è lieto fine per chi, suo malgrado, magari per avere perso il suo lavoro, si trova in una situazione di irregolarità. Gli immigrati clandestini che stanno festeggiando la sentenza hanno infatti poco da rallegrarsi. La disapplicazione della normativa italiana e la diretta applicazione della direttiva comporterà sì l’archiviazione dei procedimenti penali per il reato di immigrazione clandestina, ma li vedrà comunque allontanati e rimpatriati secondo le norme comuni previste dalla direttiva stessa.

30 maggio 2012

di Marco Lombardo

Il nostro tempo

Credo che il compito di chi si candida ad essere la futura classe dirigente non possa essere solo quello di resettare il Partito, perchè ciò significherebbe ritrovarsi perennemente al punto di partenza. Credo che il nostro dovere sia invece quello di indicare una rotta, una direzione di marcia, proseguendo il lavoro che, soprattutto nei territori, è stato già iniziato in nome del rinnovamento, della trasparenza, della formazione politica dei giovani, della partecipazione delle donne, della dimensione europea ed internazionale. In un Paese perennemente senza colpa, il gesto rivoluzionario è quello di colui che, con umiltà, oggi ammette i propri errori e si assume le proprie responsabilità. Davanti al Paese. Davanti al proprio elettorato. Davanti alla propria coscienza. Il vortice impazzito di questi giorni ha intessuto la trama di quello che, con efficacia giornalistica, è stato definito un ‘Romanzo Quirinale’. I fatti sono noti a tutti, per cui è arrivato il momento di concentrarsi sui giudizi politici. Dispiace dirlo, ma la Direzione nazionale del PD di ieri pomeriggio è stato un rituale distante, anche semanticamente, dalla contemporaneità. Non sarà con 'il principio di realità' che si risolveranno i problemi delle persone. Ma con risposte concrete alle emergenze economiche e sociali del Paese che si chiamano rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, soluzione alla drammatica situazione degli "esodati", cancellazione dell'aumento dell'Iva, modifica della legge sulla cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in italia, proroga dei contratti a termine in scadenza delle p.a., misure sull’emergenza sfratti, lotta contro la disoccupazione giovanile con incentivi fiscali per le imprese che vogliono assumere, alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro, revisione dell'Imu orientata ad una maggiore giustizia sociale, investimento su ricerca ed istruzione, allentamento del Patto di Stabilità Interno, rilancio del Patto per la crescita a livello europeo. Solo per fare alcuni esempi. Così come non sarà con 'il principio d'ordine' che si uscirà dalla dittatura dell'emergenza. Al partito feudale che è andato in scena su questi giorni, dilaniato dalle correnti e dallo sciacallaggio politico di 101 traditori, noi scegliamo di ripartire dall’art. 1 del nostro Statuto che recita ‘Il Partito democratico è un partito federale, costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità, secondo lo spirito degli artt. 2, 49 e 51 della Costituzione. Al partito di quanti si sentono ancora ex Ds ed ex Margherita, noi dobbiamo ripartire dallo spirito fondativo dei ‘nativi’ che hanno aderito con convinzione al Partito Democratico per guidare il futuro, senza paura, e senza avere gli occhi incollati sulla nostalgia del passato. Al partito che chiede ai livelli locali di cedere quote di sovranità ai gruppi dirigenti nazionali, noi scegliamo il Partito dei territori che difende la sovranità degli iscritti e degli elettori affidando alla loro partecipazione ‘le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più alte cariche interne e la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali’ (art. 1, comma 2, dello Statuto del PD). Non solo banchetti e feste dell’Unità in cui emerge tutta la passione e la generosità della nostra Comunità. Non solo primarie per scegliere i candidati alle cariche monocratiche chiamando a raccolta il nostro popolo. Serve subito una regolamentazione che dia attuazione ai referendum interni. Perchè senza la base non esisteranno mai le altezze.. Ed infine, non sarà con una delega in bianco al Presidente della Repubblica che ripristineremo la Repubblica parlamentare e la dignità dei partiti politici. Trasparenza, onestà, passione, competenza e merito: questi i requisiti indispensabili di chi oggi si vuole impegnare nel difficile compito di ricostruire la fiducia nei partiti. Ma soprattutto non sarà con un governo di larghe intese che potremo allearci con la coscienza dei nostri elettori. La fiducia il Governo Letta dovrà conquistarsela sul campo, con fatti e risposte concrete ai problemi dei cittadini. Il primo segno di discontinunità che il nuovo Governo deve sapere offrire sul terreno del cambiamento deve avvenire sui nomi dei ministri e sulla priorità delle proposte programmatiche. Un’ultima riflessione. Forse sarò giudicato colpevole di lesa maestà, ma ritengo che continuare ad assimilare la votazione di Marini (anche per il metodo con il quale si è arrivati a quella candidatura) con quella di Prodi sia profondamente sbagliato e persino offensivo per i nostri elettori. Finora, nessuno è riuscito a convincermi del contrario.’

24 aprile 2013

di Marco Lombardo
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