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3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 Maggio 2016

di Francesco Malferrari

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Insieme per il lavoro sul podio del Premio Europeo [EEPA]

Dal 25 al 27 Novembre ad Helsinki si è tenuta l’assemblea generale delle PMI.

Tantissimi gli appuntamenti delle due giornate: dalla Schumpeter Lecture di Mariana Mazzucato sull’Innovazione, allo scambio di buone pratiche tra gli Stati Membri, ai processi di co-creazione della nuova Strategia per le PMI della Commissione europea.

Provo a riassumere gli appuntamenti principali e le idee emerse, grazie alla visualizzazione grafica presente durante le giornate.

[Schumpeter Lecture della Mazzucato]

[SME Strategy]

L’Italia era presente nella cerimonia di premiazione [EEPA] per la promozione d’impresa nella categoria del “imprenditorialità responsabile ed inclusiva” con “Insieme per il Lavoro”. Pensare da dove si era partiti con la firma del protocollo di due anni e dove siamo arrivati con il riconoscimento europeo è motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Insieme per il Lavoro è stato selezionato a partecipare all’EEPA dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

La categoria “Imprenditorialità responsabile e inclusiva" riconosce le iniziative nazionali, regionali o locali di autorità o partenariati pubblico-privati capaci di promuovere la responsabilità sociale d’impresa nell'ambito delle piccole e medie imprese. Questa categoria riconosce altresì gli sforzi volti a promuovere l'imprenditorialità tra i gruppi svantaggiati, come disoccupati, in particolare quelli a lungo termine, migranti regolari, disabili o persone appartenenti a minoranze etniche.

Il premio europeo per la promozione d’impresa è promosso dalla Direzione generale del Mercato interno, industria imprenditoria e PMI della Commissione europea e nasce per identificare e riconoscere le iniziative più efficaci per la promozione dell'impresa e dell'imprenditorialità in Europa. Si pone inoltre l'obiettivo di evidenziare le migliori politiche e pratiche dell'imprenditorialità, sensibilizzando il valore aggiunto del fare impresa in modo responsabile oltre a incoraggiare e ispirare la nascita di nuovi imprenditori.

And the winner is....

https://www.facebook.com/753742958/posts/10157786501702959?d=n&sfns=mo

Congratulazioni alla Germania vincitrice del premio europeo sulla “Promozione d’impresa responsabile ed inclusiva”.

Nonostante la vittoria sfumata di un soffio, portiamo a casa un grande riconoscimento per il progetto di “Insieme per il lavoro” che va nella direzione della sostenibilità e dell’innovazione sociale tracciata dalla Commissione europea, in questa edizione dell’Assemblea Generale delle promozione delle piccole e medie imprese. Un riconoscimento che va tributato, in primo luogo, a tutte le persone che lavorano quotidianamente in Città metropolitana, nel Comune di Bologna, nella Fondazione San Petronio, nel Board delle Imprese di Insieme per il Lavoro a favore delle persone che ne hanno bisogno.

Un riconoscimento che premia le 400 persone di Insieme per il lavoro che hanno trovato un inserimento lavorativo.

Un riconoscimento che serve anche da messaggio di speranza per le tante persone in condizioni fragili che sono dentro il progetto e che ancora aspettano una proposta di inserimento lavorativo, l’avvio di un percorso di autoimpiego o la realizzazione di un progetto di innovazione sociale.

A loro va tutto il nostro impegno

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Sovraindebitamento: la rete dello sportello pubblico si estende al Tribunale

Lo sportello del Comune di Bologna e della Città metropolitana contro il sovraindebitamento si rafforza e si consolida con la firma del protocollo di intesa da parte del Tribunale di Bologna, dopo quello già siglato con l’Ordine dei commercialisti e revisori contabili e l’Ordine degli avvocati.

In un anno sono state 225 le richieste di appuntamento per l'attivazione dello Sportello di Sovraindebitamento, il servizio gratuito di prima accoglienza al cittadino e di accompagnamento all'avvio della procedura di esdebitazione.

Lo sportello contro il sovraindebitamento rientra tra le misure di contrasto alla povertà messe in atto dal Comune e della Città metropolitana, per ridisegnare l’atlante degli invisibili. I soggetti sovraindebitati e non fallibili sono persone invisibili che non riescono a chiudere i conti con i propri debiti e ripartire. Il nostro compito è quello di evitare che situazioni di difficoltà economica possano trasformarsi in drammi sociali.
Uno dei principali ostacoli all’applicazione della norma istitutiva degli OCC (organismi di composizione della crisi) è dovuto alla mancanza di conoscenza di questo istituto presso i potenziali destinatari.
Tra i principali obiettivi previsti dal protocollo istitutivo dello sportello pubblico vi era quello di rimuovere gli ostacoli burocratici ed economici che non rendevano lo strumento normativi accessibile ai potenziali beneficiari. Lo sportello che si trova negli uffici della città metropolitana svolge un ruolo di filtro per poi indirizzare i potenziali beneficiari ai commercialisti ed agli avvocati per procedere ad un percorso di esdebitazione. L’attività di filtro dello sportello pubblica è gratuita; la funzione di filtro garantisce che possano arrivare agli OCC dei commercialisti e degli avvocati solo coloro che effettivamente possono avvalersi dello strumento normativo (soggetti non fallibili, consumatori ed altre ipotesi previste dalla normativa) con una riduzione dei tempi e dei costi del procedimento.
la natura pubblica dello sportello consente inoltre di costruire una rete di protezione che eviti che questi soggetti particolarmente fragili possano finire nelle mani di società di esdebitazione che compiono truffe ed attività di vero e proprio sciacallaggio nei confronti di chi si trova in una situazione di forte difficoltà.
la firma del protocollo con il Tribunale estende la rete pubblica di protezione contro il sovraindebitamento, consolida e rafforza lo strumento che mira ad arrivare all’omologazione dei piani di esdebitazione, in modo da consentire un equilibrato contemperamento degli interessi dei creditori con l’interesse del debitore di chiudere le proprie pendenze e provare a ripartire.

Per maggiori informazioni 👉https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Engine/RAServePG.php/P/2843210010101/0/L/0

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Joyeux anniversaire Alliance Française Bologna

Il 5 ottobre del 1989 il Presidente della Repubblica Francese, François Mitterand, in visita ufficiale a Bologna per il Bicentenario della Rivoluzione Francese e nell'ambito delle celebrazioni per il IX centenario dell'Università di Bologna, ricevette nell'Aula Magna di Santa Lucia la laurea honoris causa in Giurisprudenza dalle mani del rettore Fabio Alberto Roversi Monaco. In quell'occasione, accompagnato dal sindaco Renzo Imbeni, inaugurò la nuova sede dell'Alliance Française in Via De’ Marchi, 4.

A distanza di 30 anni, l' Alliance française continua nella sua attività di promozione della lingua e cultura francese e dei paesi francofoni, proponendosi come un luogo di dibattito e condivisione e facilitando lo scambio interculturale.


Il 10 ottobre c'eravamo anche noi: sono intervenuto alla cerimonia di festeggiamento, confermando la relazione di amicizia e collaborazione tra Comune di Bologna Rete Civica Iperbole e la storica associazione.

Nel mio intervento ho ricordato quanto sia importante ristabilire l’amicizia tra la Francia e l’Italia per il rilancio del processo di integrazione europea.

L’ultimo anno è stato molto difficile per la relazione diplomatica tra l’Italia e la Francia, culminato con il ritiro dell’ambasciatore francese. Un evento, a volte dimenticato, che ha segnato il momento peggiore delle relazioni politiche e diplomatiche tra i nostri Paesi dal 1940 sino ad oggi. Ciò nonostante il rapporto di amicizia tra i nostri popoli e tra la nostra città e la Francia è sempre stato solido, come dimostrano le iniziative culturali e quelle che riguardano il rapporto di gemellaggio tra il Comune di Bologna ed il Comune di Tolosa. Il nostro impegno sarà sempre quello di valorizzare le comuni radici culturali e valoriali e, anche attraverso il prezioso supporto dell’AF, ci impegneremo ad invitare a Bologna l’ambasciatore francese all’interno della prossima edizione di incontri sulla cittadinanza europea “L’Europa viene da te”.

Buon compleanno AF! 🇫🇷🇫🇷



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Nuovo Protocollo Appalti del Comune di Bologna

Venerdì 8 novembre si è concluso un importante lavoro per il futuro della nostra città, per i lavoratori e per il tessuto economico e produttivo.

Istituzioni, sindacati e imprese fanno squadra per il lavoro regolare, legale, sicuro, di qualità.

Con le organizzazioni sindacali e le organizzazione datoriali abbiamo sottoscritto il nuovo Protocollo Appalti.
Il protocollo appalti serve per auto-limitare la discrezionalità della pubblica amministrazione in qualità di stazione appaltante. In attesa che il Governo o il Parlamento decidano se modificare o meno il c.d. “sblocca cantieri”, il Comune di Bologna ha scelto, insieme alle parti sociali, di predeterminare i motivi di interesse generale per cui si applicherà il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al posto del criterio del massimo ribasso.

E’ stato un lavoro lungo e complesso, per il quale sento il dovere di ringraziare il Sindaco Virginio Merola, il direttore generale Valerio Montalto, il Comune di Bologna, la Città metropolitana e tutte le altre Parti firmatarie.
Per quel che riguarda le mie deleghe al Lavoro ed alle Attività produttive questo traguardo sarà uno dei più importanti del mandato amministrativo.

Non era facile riuscire a consolidare e provare ad innovare il “Protocollo Appalti del 2015” che già rappresentava uno tra i più alti standard a livello nazionale.

L’idea di fondo è stata quella di puntare sulla qualità del lavoro e dei servizi, tenendo insieme la sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Può un Comune, attraverso la materia degli appalti pubblici, essere un driver di innovazione sociale? Noi crediamo di sì.

Per essere credibili ed autorevoli, quando si chiede il rispetto delle regole ai soggetti privati, bisogna prima provare a dare il buon esempio come soggetti pubblici.

Legalità, lavoro regolare, giustizia sociale, clausole sociali, qualità dei servizi alle persone, accessibilità e inclusione, tutela ambientale, valorizzazione della territorialità e della filiera corta, trasparenza e monitoraggio civico, celerità e garanzie dei tempi: ad ognuno di questi 10 punti-chiave del #ProtocolloAppalti corrispondono azioni e strumenti concreti.

https://www.youtube.com/watch?v=dQ6n5GCgilc&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2hJiDOm-OXBOYSfBzYUVrZ7-WdJ3Iqsy5c-_1bsBGvMHgNw8tdUc45Bb0
Questo video descrive i principali capitoli del nuovo protocollo appalti e gli strumenti e le azioni previste per il raggiungimento degli obiettivi

Comune di Bologna
Città metropolitana di Bologna
Cgil BolognaCisl Area Metropolitana BologneseUil Emilia Romagna @AnceEmilia Confcooperative Emilia RomagnaConfindustria Emilia Area CentroCNAConfartigianato Imprese Bologna MetropolitanaForum Disuguaglianze Diversità

Rassegna stampa dedicata al nuovo accordo:

Repubblica Bologna del 9 Novembre 2019



http://www.bolognatoday.it/cronaca/protocollo-appalti-comune.html?fbclid=IwAR0mV8APCjca_4bdiufp2wlUGaAFp0PgDggyBlYtXm5SNMCbGgJ_JMTM2gs

http://comune.bologna.it/news/firmato-il-nuovo-protocollo-appalti

9 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Joyeux anniversaire Alliance Française Bologna

Il 5 ottobre del 1989 il Presidente della Repubblica Francese, François Mitterand, in visita ufficiale a Bologna per il Bicentenario della Rivoluzione Francese e nell'ambito delle celebrazioni per il IX centenario dell'Università di Bologna, ricevette nell'Aula Magna di Santa Lucia la laurea honoris causa in Giurisprudenza dalle mani del rettore Fabio Alberto Roversi Monaco. In quell'occasione, accompagnato dal sindaco Renzo Imbeni, inaugurò la nuova sede dell'Alliance Française in Via De’ Marchi, 4.

A distanza di 30 anni, l' Alliance française continua nella sua attività di promozione della lingua e cultura francese e dei paesi francofoni, proponendosi come un luogo di dibattito e condivisione e facilitando lo scambio interculturale.


Il 10 ottobre c'eravamo anche noi: sono intervenuto alla cerimonia di festeggiamento, confermando la relazione di amicizia e collaborazione tra Comune di Bologna Rete Civica Iperbole e la storica associazione.

Nel mio intervento ho ricordato quanto sia importante ristabilire l’amicizia tra la Francia e l’Italia per il rilancio del processo di integrazione europea.

L’ultimo anno è stato molto difficile per la relazione diplomatica tra l’Italia e la Francia, culminato con il ritiro dell’ambasciatore francese. Un evento, a volte dimenticato, che ha segnato il momento peggiore delle relazioni politiche e diplomatiche tra i nostri Paesi dal 1940 sino ad oggi. Ciò nonostante il rapporto di amicizia tra i nostri popoli e tra la nostra città e la Francia è sempre stato solido, come dimostrano le iniziative culturali e quelle che riguardano il rapporto di gemellaggio tra il Comune di Bologna ed il Comune di Tolosa. Il nostro impegno sarà sempre quello di valorizzare le comuni radici culturali e valoriali e, anche attraverso il prezioso supporto dell’AF, ci impegneremo ad invitare a Bologna l’ambasciatore francese all’interno della prossima edizione di incontri sulla cittadinanza europea “L’Europa viene da te”.

Buon compleanno AF! 🇫🇷🇫🇷



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 Aprile 2016

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 Luglio 2015

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 Gennaio 2013

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

La Giornata del Lavoro Agile ed il Protocollo d’intesa sullo Smart-Working

ll 24 Ottobre si è svolta a Bologna la Giornata Nazionale del Lavoro Agile (Smart-Working). Siamo molto contenti che la nostra città sia stata il palcoscenico nazionale per un evento che è stata l'occasione per fare il punto sulla situazione del lavoro agile nel nostro Paese e per avviare nuove progettualità utili a contribuire alla diffusione della cultura sul lavoro agile, sia nel settore pubblico, sia nel settore privato.

Lo smart working non è il lavoro da casa o il telelavoro. Il lavoro agile è una modalità di esecuzione della prestazione di lavoro subordinato che presuppone un accordo tra il lavoratore ed il  datore di lavoro, senza vincoli di orario. Entro il 2020, almeno 10% del personale della PA dovrà lavoratore in modalità di smart working.

Il lavoro agile si fonda su un modello organizzativo ed una cultura manageriale orientata ad obiettivi da raggiungere, più che alla quantità di ore di lavoro da fare. Alla progettualità più che alla procedura. Alla cooperazione ed alla collaborazione più che alla competizione. Al work-life balance ed alla conciliazione dei tempi di vita con tempi di lavoro più che alla dedizione completa della propria esistenza ai tempi del lavoro.

L'Unione europea sostiene il lavoro agile come approccio all'organizzazione del lavoro basato su una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione che consente al lavoratore di gestire il proprio orario di lavoro, nel limite massimo stabilito dalla legge e dai contratti nazionali. 

Il lavoro agile non è solo uno strumento che utilizza la tecnologia per l'esecuzione della prestazione lavorativa, ma un cambio di paradigma culturale nell'organizzazione del lavoro.

Non bisogna avere paura delle tecnologie, ma conoscerne le opportunità ed i rischi.

Tra le opportunità legate alla diffusione dello Smart working risultano certamente la possibilità di favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro ed i tempi di vita privata, la possibilità di una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il miglioramento della sicurezza sul tavolo, la tutela ambientale dovuta all’abbattimento delle emissioni inquinanti dovute agli spostamenti dei lavoratori verso il luogo di lavoro, la possibilità di favorire l’accessibilità e gli inserimenti lavorativi delle persone disabili. Tra i rischi figura certamente la possibilità di un abuso di forme di flessibilità che possano portare ad una disponibilità permanente del tempo dei lavoratori. Ad oggi, la maggioranza dei lavoratori europei dichiara di lavorare o aver lavorato regolarmente anche fuori dall'orario lavorativo. Bisogna essere consapevoli del rischio che il lavoro agile possa portare a forme di abuso, opponendosi alla tentazione di passare dal controllo dei lavoratori attraverso la presenza fisica nei luoghi di lavoro, ad una cultura della disponibilità permanente, attraverso la connessione continua. Per questo, nella “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali” firmata a Bologna abbiamo riconosciuto espressamente il "diritto alla disconnessione", al fine di evitare l'abuso di forme di lavoro flessibile.
In questo nuovo percorso, la presenza delle organizzazioni sindacali per accompagnare la transizione del modello organizzativo del lavoro, senza disperdere il patrimonio dei diritti acquisiti con lo statuto dei lavoratori, sarà prezioso e necessario, anche al fine di aggiornare il catalogo dei diritti dei lavoratori, nel mutato contesto economico e sociale.

Per riassumere tutto in poche parole semplici, la sfida culturale che abbiamo davanti è quella di promuovere una cultura del lavoro che sia orientata a misurare la qualità del lavoro più che la quantità delle ore lavorate.  

Il Comune di Bologna, insieme alla Regione Emilia Romagna ed alla Città Metropolitana, è stato tra i primi in Italia a sperimentare lo smart-working nella pubblica amministrazione, attraverso il progetto VeLa.

Con la giornata nazionale del Lavoro Agile abbiamo voluto portare a sistema la nostra esperienza, condividerla con quella di altri territori e rendere tutto questo un patrimonio comune di conoscenza, nella convinzione che lo smart-working possa diventare un fattore abilitante per liberare il potenziale umano e tenere insieme un'idea di sviluppo che coniughi la sostenibilità ambientale con quella sociale.

Non possiamo pensare all’economia circolare come migliore utilizzo del ciclo di vita dei prodotti, se poi non teniamo in debita considerazione gli aspetti sociali legati alla tutela dei cicli di vita delle persone.

Il compito dell'amministrazione pubblica è quello di orientare il nostro modello di sviluppo dalla produttività alla produzione di valore. Dalla competizione alla collaborazione. Dall'efficienza del modello organizzativo al benessere individuale e collettivo. Dall'organizzazione dell'ufficio all'accessibilità ed alla condivisione dello spazio di lavoro.

Non sono solo sfumature tecnologiche e lessicali.

Sono cambiamenti imprenditoriali, manageriali, amministrativi e politici che ci indicano l'orrizzonte di una nuova sfida culturale.

A conclusione dell’iniziativa, abbiamo firmato un accordo di intesa “SMART-BO” per promuovere lo sviluppo del lavoro agile nel nostro territorio.

LavoroAgile #SmartWorking #SmartBO



1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Insieme per il lavoro sul podio del Premio Europeo [EEPA]

Dal 25 al 27 Novembre ad Helsinki si è tenuta l’assemblea generale delle PMI.

Tantissimi gli appuntamenti delle due giornate: dalla Schumpeter Lecture di Mariana Mazzucato sull’Innovazione, allo scambio di buone pratiche tra gli Stati Membri, ai processi di co-creazione della nuova Strategia per le PMI della Commissione europea.

Provo a riassumere gli appuntamenti principali e le idee emerse, grazie alla visualizzazione grafica presente durante le giornate.

[Schumpeter Lecture della Mazzucato]

[SME Strategy]

L’Italia era presente nella cerimonia di premiazione [EEPA] per la promozione d’impresa nella categoria del “imprenditorialità responsabile ed inclusiva” con “Insieme per il Lavoro”. Pensare da dove si era partiti con la firma del protocollo di due anni e dove siamo arrivati con il riconoscimento europeo è motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Insieme per il Lavoro è stato selezionato a partecipare all’EEPA dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

La categoria “Imprenditorialità responsabile e inclusiva" riconosce le iniziative nazionali, regionali o locali di autorità o partenariati pubblico-privati capaci di promuovere la responsabilità sociale d’impresa nell'ambito delle piccole e medie imprese. Questa categoria riconosce altresì gli sforzi volti a promuovere l'imprenditorialità tra i gruppi svantaggiati, come disoccupati, in particolare quelli a lungo termine, migranti regolari, disabili o persone appartenenti a minoranze etniche.

Il premio europeo per la promozione d’impresa è promosso dalla Direzione generale del Mercato interno, industria imprenditoria e PMI della Commissione europea e nasce per identificare e riconoscere le iniziative più efficaci per la promozione dell'impresa e dell'imprenditorialità in Europa. Si pone inoltre l'obiettivo di evidenziare le migliori politiche e pratiche dell'imprenditorialità, sensibilizzando il valore aggiunto del fare impresa in modo responsabile oltre a incoraggiare e ispirare la nascita di nuovi imprenditori.

And the winner is....

https://www.facebook.com/753742958/posts/10157786501702959?d=n&sfns=mo

Congratulazioni alla Germania vincitrice del premio europeo sulla “Promozione d’impresa responsabile ed inclusiva”.

Nonostante la vittoria sfumata di un soffio, portiamo a casa un grande riconoscimento per il progetto di “Insieme per il lavoro” che va nella direzione della sostenibilità e dell’innovazione sociale tracciata dalla Commissione europea, in questa edizione dell’Assemblea Generale delle promozione delle piccole e medie imprese. Un riconoscimento che va tributato, in primo luogo, a tutte le persone che lavorano quotidianamente in Città metropolitana, nel Comune di Bologna, nella Fondazione San Petronio, nel Board delle Imprese di Insieme per il Lavoro a favore delle persone che ne hanno bisogno.

Un riconoscimento che premia le 400 persone di Insieme per il lavoro che hanno trovato un inserimento lavorativo.

Un riconoscimento che serve anche da messaggio di speranza per le tante persone in condizioni fragili che sono dentro il progetto e che ancora aspettano una proposta di inserimento lavorativo, l’avvio di un percorso di autoimpiego o la realizzazione di un progetto di innovazione sociale.

A loro va tutto il nostro impegno

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

INPS X Tutti. Insieme contro la povertà. Il reddito di cittadinanza verso gli “invisibili”

Il progetto “INPS per tutti” è stato presentato lunedì 14 ottobre a Roma con un videomessaggio di saluto del Premier Giuseppe Conte e la presenza del presidente INPS, Pasquale Tridico, della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dei Sindaci ed amministratori delle città di Roma, Milano, Bologna, Bari, Torino, Napoli e Palermo.
“INPS per tutti” ha lo scopo di rimuovere gli ostacoli che non consentono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali di chi ne avrebbe diritto e più bisogno. 
Non possiamo aspettare che chi è povero possa bussare alle nostre porte. Siamo noi che dobbiamo andare verso di loro. 
A volte gli strumenti di garanzia del reddito non riescono ad arrivare ai destinatari per mancanza di informazioni e per l’assenza di una rete strutturata e capillare, diffusa nel territorio, capace di rappresentare quelle istanze dentro il quadro dei diritti stabiliti dall’ordinamento giuridico. “INPS per tutti” serve a stringere un patto di collaborazione tra l’INPS ed i Comuni per garantire l’effettività delle misure di sostegno al reddito e far sì che tali strumenti possano arrivare a chi fino ad oggi ne è stato escluso. Si stima che solo nelle realtà urbane esistano almeno 50.000 persone che potrebbero beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, l’assegno familiare, l’assegno di maternità, il bonus bebè, il premio nascita, il bonus asilo nido, la Naspi, l’assegno sociale e l'invalidità civile. 

Il progetto “Inps per tutti” a Bologna si declina con alcune originalità che segnalano le specificità tipiche del territorio.A Bologna esiste un quadro territoriale molto radicato, grazie ai servizi sociali del Comune, all’ASP ed alla rete di associazioni in difesa dei senza dimora, come Avvocati di Strada, Antoniano, il Grande Colibrì, la Caritas,  Cucine popolari e molte altre ancora. Il protocollo di Intesa firmato a Bologna con la direzione regionale dell’INPS consente al Comune ed alla Città metropolitana di scambiare flussi di dati con Inps per costruire insieme una risposta di prossimità per gli “invisibili” e favorire la loro inclusione sociale. 

Inoltre, Bologna è la prima Città in Italia ad aver voluto inserire, dentro il progetto “INPS per tutti”, strumenti di politica attiva per il lavoro come “Insieme per il Lavoro”, un progetto nato dall’intesa tra la Curia di Bologna, il Comune, la Città metropolitana, le organizzazioni sindacali e più di 100 imprese del territorio. L’idea è quella di partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese per fare matching ed accompagnare all’inserimento lavorativo persone in condizioni di fragilità. Ad oggi ci sono più di 350 inserimenti lavorativi realizzati. L’ambizione è quella di sviluppare sinergie dentro “Inps per tutti” con questo strumento di politica attiva per il lavoro allo scopo di trasformare strumenti di sostegno al reddito in incentivi per l’assunzione o l’autoimpiego, nella consapevolezza comune che solo il reddito da lavoro può favorire l’integrazione sociale e consentire alle persone di vivere una vita libera e dignitosa.



14 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 Settembre 2012

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Insieme per il lavoro sul podio del Premio Europeo [EEPA]

Dal 25 al 27 Novembre ad Helsinki si è tenuta l’assemblea generale delle PMI.

Tantissimi gli appuntamenti delle due giornate: dalla Schumpeter Lecture di Mariana Mazzucato sull’Innovazione, allo scambio di buone pratiche tra gli Stati Membri, ai processi di co-creazione della nuova Strategia per le PMI della Commissione europea.

Provo a riassumere gli appuntamenti principali e le idee emerse, grazie alla visualizzazione grafica presente durante le giornate.

[Schumpeter Lecture della Mazzucato]

[SME Strategy]

L’Italia era presente nella cerimonia di premiazione [EEPA] per la promozione d’impresa nella categoria del “imprenditorialità responsabile ed inclusiva” con “Insieme per il Lavoro”. Pensare da dove si era partiti con la firma del protocollo di due anni e dove siamo arrivati con il riconoscimento europeo è motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Insieme per il Lavoro è stato selezionato a partecipare all’EEPA dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

La categoria “Imprenditorialità responsabile e inclusiva" riconosce le iniziative nazionali, regionali o locali di autorità o partenariati pubblico-privati capaci di promuovere la responsabilità sociale d’impresa nell'ambito delle piccole e medie imprese. Questa categoria riconosce altresì gli sforzi volti a promuovere l'imprenditorialità tra i gruppi svantaggiati, come disoccupati, in particolare quelli a lungo termine, migranti regolari, disabili o persone appartenenti a minoranze etniche.

Il premio europeo per la promozione d’impresa è promosso dalla Direzione generale del Mercato interno, industria imprenditoria e PMI della Commissione europea e nasce per identificare e riconoscere le iniziative più efficaci per la promozione dell'impresa e dell'imprenditorialità in Europa. Si pone inoltre l'obiettivo di evidenziare le migliori politiche e pratiche dell'imprenditorialità, sensibilizzando il valore aggiunto del fare impresa in modo responsabile oltre a incoraggiare e ispirare la nascita di nuovi imprenditori.

And the winner is....

https://www.facebook.com/753742958/posts/10157786501702959?d=n&sfns=mo

Congratulazioni alla Germania vincitrice del premio europeo sulla “Promozione d’impresa responsabile ed inclusiva”.

Nonostante la vittoria sfumata di un soffio, portiamo a casa un grande riconoscimento per il progetto di “Insieme per il lavoro” che va nella direzione della sostenibilità e dell’innovazione sociale tracciata dalla Commissione europea, in questa edizione dell’Assemblea Generale delle promozione delle piccole e medie imprese. Un riconoscimento che va tributato, in primo luogo, a tutte le persone che lavorano quotidianamente in Città metropolitana, nel Comune di Bologna, nella Fondazione San Petronio, nel Board delle Imprese di Insieme per il Lavoro a favore delle persone che ne hanno bisogno.

Un riconoscimento che premia le 400 persone di Insieme per il lavoro che hanno trovato un inserimento lavorativo.

Un riconoscimento che serve anche da messaggio di speranza per le tante persone in condizioni fragili che sono dentro il progetto e che ancora aspettano una proposta di inserimento lavorativo, l’avvio di un percorso di autoimpiego o la realizzazione di un progetto di innovazione sociale.

A loro va tutto il nostro impegno

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Enjoy Bologna!

In questi mesi Bologna si è colorata di arancione con l'esplosione delle mobike, il nuovo servizio di bike-sharing. Ora vogliamo si colori di rosso con il nuovo servizio di car-sharing di Enjoy! Un'app e 100 Auto Fiat 500 a disposizione: le auto avranno libero accesso e transito alle ZTL, compresa l'area T, ma solo dal lunedì al venerdì. I parcheggi dedicati al car-sharing saranno liberi e gratuiti su tutte le strisce blu a pagamento. In piazzale Medaglie d'Oro, i parcheggi dedicati si trovano sul lato est dell'anello interno alla piazza; altri 8 stalli sono previsti all'interno di alcune stazioni di servizio ENI in zone strategiche della Città. Il nuovo servizio migliorerà la mobilità in città: è ideale per brevi tragitti e contribuisce a costruire un processo di mobilità urbana orientato sui temi della sostenibilità, della condivisione e dell'intermodalità. Perché non provarla? Enjoy Bologna! Per maggiori informazioni visita il sito https://enjoy.eni.com/it/bologna  

28 Settembre 2018

di Marco Lombardo

INPS X Tutti. Insieme contro la povertà. Il reddito di cittadinanza verso gli “invisibili”

Il progetto “INPS per tutti” è stato presentato lunedì 14 ottobre a Roma con un videomessaggio di saluto del Premier Giuseppe Conte e la presenza del presidente INPS, Pasquale Tridico, della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dei Sindaci ed amministratori delle città di Roma, Milano, Bologna, Bari, Torino, Napoli e Palermo.
“INPS per tutti” ha lo scopo di rimuovere gli ostacoli che non consentono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali di chi ne avrebbe diritto e più bisogno. 
Non possiamo aspettare che chi è povero possa bussare alle nostre porte. Siamo noi che dobbiamo andare verso di loro. 
A volte gli strumenti di garanzia del reddito non riescono ad arrivare ai destinatari per mancanza di informazioni e per l’assenza di una rete strutturata e capillare, diffusa nel territorio, capace di rappresentare quelle istanze dentro il quadro dei diritti stabiliti dall’ordinamento giuridico. “INPS per tutti” serve a stringere un patto di collaborazione tra l’INPS ed i Comuni per garantire l’effettività delle misure di sostegno al reddito e far sì che tali strumenti possano arrivare a chi fino ad oggi ne è stato escluso. Si stima che solo nelle realtà urbane esistano almeno 50.000 persone che potrebbero beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, l’assegno familiare, l’assegno di maternità, il bonus bebè, il premio nascita, il bonus asilo nido, la Naspi, l’assegno sociale e l'invalidità civile. 

Il progetto “Inps per tutti” a Bologna si declina con alcune originalità che segnalano le specificità tipiche del territorio.A Bologna esiste un quadro territoriale molto radicato, grazie ai servizi sociali del Comune, all’ASP ed alla rete di associazioni in difesa dei senza dimora, come Avvocati di Strada, Antoniano, il Grande Colibrì, la Caritas,  Cucine popolari e molte altre ancora. Il protocollo di Intesa firmato a Bologna con la direzione regionale dell’INPS consente al Comune ed alla Città metropolitana di scambiare flussi di dati con Inps per costruire insieme una risposta di prossimità per gli “invisibili” e favorire la loro inclusione sociale. 

Inoltre, Bologna è la prima Città in Italia ad aver voluto inserire, dentro il progetto “INPS per tutti”, strumenti di politica attiva per il lavoro come “Insieme per il Lavoro”, un progetto nato dall’intesa tra la Curia di Bologna, il Comune, la Città metropolitana, le organizzazioni sindacali e più di 100 imprese del territorio. L’idea è quella di partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese per fare matching ed accompagnare all’inserimento lavorativo persone in condizioni di fragilità. Ad oggi ci sono più di 350 inserimenti lavorativi realizzati. L’ambizione è quella di sviluppare sinergie dentro “Inps per tutti” con questo strumento di politica attiva per il lavoro allo scopo di trasformare strumenti di sostegno al reddito in incentivi per l’assunzione o l’autoimpiego, nella consapevolezza comune che solo il reddito da lavoro può favorire l’integrazione sociale e consentire alle persone di vivere una vita libera e dignitosa.



14 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

INPS X Tutti. Insieme contro la povertà. Il reddito di cittadinanza verso gli “invisibili”

Il progetto “INPS per tutti” è stato presentato lunedì 14 ottobre a Roma con un videomessaggio di saluto del Premier Giuseppe Conte e la presenza del presidente INPS, Pasquale Tridico, della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dei Sindaci ed amministratori delle città di Roma, Milano, Bologna, Bari, Torino, Napoli e Palermo.
“INPS per tutti” ha lo scopo di rimuovere gli ostacoli che non consentono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali di chi ne avrebbe diritto e più bisogno. 
Non possiamo aspettare che chi è povero possa bussare alle nostre porte. Siamo noi che dobbiamo andare verso di loro. 
A volte gli strumenti di garanzia del reddito non riescono ad arrivare ai destinatari per mancanza di informazioni e per l’assenza di una rete strutturata e capillare, diffusa nel territorio, capace di rappresentare quelle istanze dentro il quadro dei diritti stabiliti dall’ordinamento giuridico. “INPS per tutti” serve a stringere un patto di collaborazione tra l’INPS ed i Comuni per garantire l’effettività delle misure di sostegno al reddito e far sì che tali strumenti possano arrivare a chi fino ad oggi ne è stato escluso. Si stima che solo nelle realtà urbane esistano almeno 50.000 persone che potrebbero beneficiare di misure come il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, l’assegno familiare, l’assegno di maternità, il bonus bebè, il premio nascita, il bonus asilo nido, la Naspi, l’assegno sociale e l'invalidità civile. 

Il progetto “Inps per tutti” a Bologna si declina con alcune originalità che segnalano le specificità tipiche del territorio.A Bologna esiste un quadro territoriale molto radicato, grazie ai servizi sociali del Comune, all’ASP ed alla rete di associazioni in difesa dei senza dimora, come Avvocati di Strada, Antoniano, il Grande Colibrì, la Caritas,  Cucine popolari e molte altre ancora. Il protocollo di Intesa firmato a Bologna con la direzione regionale dell’INPS consente al Comune ed alla Città metropolitana di scambiare flussi di dati con Inps per costruire insieme una risposta di prossimità per gli “invisibili” e favorire la loro inclusione sociale. 

Inoltre, Bologna è la prima Città in Italia ad aver voluto inserire, dentro il progetto “INPS per tutti”, strumenti di politica attiva per il lavoro come “Insieme per il Lavoro”, un progetto nato dall’intesa tra la Curia di Bologna, il Comune, la Città metropolitana, le organizzazioni sindacali e più di 100 imprese del territorio. L’idea è quella di partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese per fare matching ed accompagnare all’inserimento lavorativo persone in condizioni di fragilità. Ad oggi ci sono più di 350 inserimenti lavorativi realizzati. L’ambizione è quella di sviluppare sinergie dentro “Inps per tutti” con questo strumento di politica attiva per il lavoro allo scopo di trasformare strumenti di sostegno al reddito in incentivi per l’assunzione o l’autoimpiego, nella consapevolezza comune che solo il reddito da lavoro può favorire l’integrazione sociale e consentire alle persone di vivere una vita libera e dignitosa.



14 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Una nuova coscienza europea, a partire dalle città.

https://www.makingeuropeagain.eu/una-nuova-coscienza-europea-a-partire-dalle-citta-intervista-a-marco-lombardo/

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Il lavoro del futuro nell’industria

Di lavoro in Italia si parla poco e male. Nonostante il tema del lavoro sia sempre al centro del dibattito pubblico, il rischio che stiamo correndo è che la materia del lavoro stia evaporando. La produzione si dematerializza. I lavoratori diventano invisibili. I luoghi di lavoro distanti, impermeabili agli sguardi.

Quando il tema del lavoro si coniuga al futuro, si rischia poi di appiattire la discussione al tema dell’innovazione tecnologica, senza cogliere i grandi mutamenti nel settore educativo, nella formazione, nell’organizzazione aziendale, nel tessuto sociale.

Spesso sentiamo dire che lo sviluppo tecnologico determinerà un profondo cambiamento nel mercato del lavoro e che il 65% dei bambini che nascono oggi svolgerà professioni che attualmente non esistono. Ci dimentichiamo però di andare oltre la superficie del tema per porci una serie di domande che meriterebbero una più attenta riflessione, tanto per le imprese, le scuole, le università ed i centri di ricerca, quanto per i decisori pubblici.

Quali competenze richiederà il nuovo mercato del lavoro? Quali saranno i lavori che rischiano di scomparire? Quali saranno i nuovi posti di lavori che si creeranno? I lavoratori saranno tutti egualmente investiti dal processo di transizione industriale oppure l’impatto sarà diverso a seconda dei settori e delle tipologie di lavoratori? Come si dovrà adattare il sistema formativo ed educativo per garantire la qualità e la sicurezza del lavoro? Come può il settore pubblico essere un driver dell’innovazione per orientare la transizione industriale alla produzione di valore che sia legata al benessere individuale e collettivo di un territorio?

Queste sono solo alcune delle domande a cui questa recente pubblicazione cerca di dare una risposta.

Pubblicazione promossa dal Comune di BOLOGNA e dall’Istituto Cattaneo in collaborazione con alcune aziende del territorio e presentato all’Opificio Golinelli in data 29/11/2019

1 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Up to biz e la promozione dell’imprenditoria giovanile

Giovedì 5 luglio ho partecipato alla conferenza stampa di lancio della 2ª edizione di #UPTOBIZ, progetto sostenuto da CNA Bologna e dalla Banca di Bologna, con lo scopo di promuovere la cultura imprenditoriale, con particolare riferimento ai giovani del nostro territorio. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i 7 nuovi progetti di impresa che si insedieranno nello spazio di coworking dedicato alle loro attività. Oltre ad augurare i migliori successi alle ragazze ed ai ragazzi che oggi inaugurano la loro esperienza nel mondo dell’impresa e del lavoro ho provato a ricordare loro che devono rimuovere la paura del fallimento come qualcosa da cui non si possa più ricominciare, sforzandosi di pensare che dagli sbagli ci può essere sempre qualcosa da cui imparare.
"Il successo non e' definitivo e il fallimento non e' fatale: cio' che conta e' il coraggio di andare avanti" (W. Churchill)
Vale nella vita professionale e non. Valeva ieri e vale ancora oggi.  

6 Luglio 2018

di Marco Lombardo

La Carta di Bologna e la nuova legge sulla Gig Economy

Il 27 settembre, per una intera giornata, insieme alla Accademia e al mondo del lavoro digitale ci siamo confrontati sulle evoluzioni e le necessarie direzione che un tema decisivo come la regolamentazione e il riconoscimento dei diritti debba avere per i lavoratori della Gig Economy. Una giornata coincisa con altri importanti avvenimenti come il Friday for Future e la Notte europea dei Ricercatori. Non è un caso: da quelle piazze e da quei giovani, è arrivato anche alla nostra giornata di studio e di confronto un messaggio molto chiaro: bisogna pensare a un modo diverso di pensare e di produrre, per tenere insieme la sostenibilità ambientale con la sostenibilità sociale. Questa rappresenta la decisiva battaglia di dignità e di giustizia sociale che le nuove generazioni chiedono alla politica. Il tema delle piattaforme digitale e della Gig Economy è un tema complesso e che va a rompere alcuni paradigmi classici: uno su tutti, è espresso dalla equazione tra rapporto di lavoro e retribuzione. Un paradigma stravolto dai working poor: oggi si può avere una retribuzione da lavoro, ma non avere una vita che si possa definire dignitosa. E' da questo buco di sistema dobbiamo interrogarci e porre una domanda ardua: è questo il modello e la qualità del lavoro che vogliamo per il futuro del lavoro digitale?

In questa importante sfida siamo chiamati a rispondere a una nuova necessità: pensare e attuare una nuova regolamentazione che consenta, da una parte di non andare ad irrigidire e bloccare l'evoluzione e lo sviluppo dell’economia digitale. E, dall'altra parte, che non si creino dei cortocircuiti normativi, connessi con la pluralità di tipologie lavorative digitali, delle quali i riders ne sono una parte.

Nuove regole, senza eccessiva rigidità.

In questa fase nuova, si deve avere il coraggio e la forza di definire e attuare un nuovo modello. Abbiamo apprezzato la discontinuità espressa dalla nuova Ministra Catalfo, sul tema, ma oltre alle intenzioni, ora la politica non ha più alibi e deve dare nuove risposte. E'necessario da subito modificare e aggiornare la precedente regolamentazione sul tema del lavoro digitale, a partire dalla eliminazione del cottimo puro. Non c’e nulla di innovativo nel ritorno al cottimo.

In questa delicata fase, abbiamo anche l'opportunità di poter avere dei riferimenti e delle bussole che orientino il nostro navigare nella prossima regolamentazione. Possiamo ragionare apertamente sulla modifica e la sostituzione dall'articolo 2 del Job Act dei concetti di "esclusività" del rapporto dei lavoratori digitali con le piattaforme, a un concetto di "prevalenza" della attività. Questi aspetti vanno nella medesima direzione della Carta di Bologna, in quanto si vuole il riconoscimento dei diritti e dare la possibilità di scelta al lavoratore digitale: se esserlo a tempo pieno e prevalente e quindi godere di tutte le tutele del lavoro subordinato, oppure, consapevolmente e legittimamente, decida di farlo saltuariamente, avere assolutamente riconosciuti quei diritti e quelle tutele minime, proprio come indicate ed espresse nella Carta di Bologna e che incarna un concetto importante, quale quello del confronto e della concertazione. La Carta è nata grazie al contributo determinante dei riders e delle unioni sindacali che hanno aiutato la amministrazione comunale ad ascoltare e comprendere i bisogni dei veri protagonisti di tale questione, che sono i lavoratori. A Glovo ed a tutte le piattaforme digitali ribadisco che non è vero che il recepimento di una regolamentazione che riconosca i diritti minimi dei lavoratori, come la Carta di Bologna che si rifà alle tutele riconosciute nel CCNL, sarebbe per il loro modello di business insostenibile. Non è così! Ciò è dimostrato da altri player del delivery food, con numeri e fatturati decisamente più contenuti, che adottano per i propri lavoratori digitali il modello della Carta, con miglioramenti concreti e tangibili per i riders di Bologna. Non si tratta di sostenibilità economica: si tratta di scegliere! Scegliere che tipo di lavoro, diritti e futuro si voglia dare ai propri lavoratori.

In attesa che il legislatore adotti la nuova normativa, lancio una sfida alle piattaforme digitali di Assodeliveroo. Voi dite che i vostri riders si trovano meglio con il modello del cottimo. Lasciamo dirlo ai lavoratori. Senza survey ed indagini di mercato. Lasciamo decidere i lavoratori su quelle che sono le loro volontà. Facciamo un’assemblea pubblica di confronto e di ascolto dei glovers: diamogli la possibilità di conoscere e capire realmente quella che è la loro condizione e raccogliere le loro istanze e proposte. Lasciamo scegliere a loro dopo un confronto tra i diversi modelli se preferiscono il cottimo puro, la subordinazione, le tutele minime della Carta di Bologna.

La crescita delle piattaforme digitali può essere positiva e compatibile con lo sviluppo dei territori, a patto che questi non vengano depredati di risorse e di diritti.

Il velo di invisibilità sul tema della cultura e del lavoro digitale in Italia, è stato squarciato, ma ora il nuovo Governo è chiamato a dimostrare che la discontinuità rispetto al precedente si avrà sui temi del lavoro e sulle tutele dei più deboli.

Il video del mio intervento:
https://www.youtube.com/watch?v=VgQH8EtBXWc



29 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Globologna: il mondo sotto le due Torri

Si ha paura di ciò che non si conosce.

Per questo la conoscenza e la cultura sono gli investimenti più preziosi per combattere le paure e le insicurezze.

GLOBOLOGNA è la prima rassegna di incontri promossa dall'Associazone GEOPOLIS, in collaborazione con il Comune e l'Università di Bologna per raccontare chi sono i cittadini di Paesi terzi che vivono e risiedono a Bologna, far conoscere la storia, la geografia, la geopolitica e l'attualità di questi Paesi, descrivere i cambiamenti del fenomeno migratorio che ha interessato la comunità di riferimento, il livello di integrazione, le criticità che rimangono da affrontare per migliorare l'inclusione e favorire un nuovo protagonismo delle diaspore presenti nella nostra città.  Inoltre, iniziative come questa vogliono rappresentare un tentativo di andare oltre la logica del classico gemellaggio tra città e si vuole iscrivere nel senso più compiuto di portare avanti progetti per favorire una reale e proficua cooperazione internazionale. Promuovendo attività condivise di pianificazione urbana, di promozione delle attività di partecipazione cittadina, oltre che imparare a gestire i flussi migratori e sviluppare l’economia locale sostenendo le start-up. Anche queste sono politiche che una amministrazione comunale deve porre al centro della propria agenda, con consapevolezza, coraggio e ascolto reciproco dei propri cittadini.

Conoscere per conoscersi.

Con il supporto della cultura e delle competenze si possono sfatare falsi miti e abbattere i pregiudizi. Tutto diventa più semplice e possibile in una città come Bologna che da sempre, anche senza mare, rappresenta storicamente un vero e proprio "Porto dell’accoglienza" e un modello di integrazione e di unità, delle e nelle diversità delle comunità che la vivono e che contribuiscono quotidianamente alla sua crescita e al suo futuro sostenibile e inclusivo.

Gli appuntamenti si svolgono presso il Centro Zonarelli (via Sacco n. 10) e seguono un format comune che dopo le presentazione dei dati statistici della presenza della comunità straniera nell'area metropolitana bolognese apre un focus di discussione sul Paese di riferimento, con gli interventi dei relatori al termine dei quali si apre un dibattito con il pubblico. Le serate si concludono con un piccolo buffet offerto dall'associazione straniera del Paese oggetto della serata.

Il primo appuntamento ha visto protagonista il Marocco e gli interventi di Michele Brignone della fondazione Oasis, Fatima Mochrik, sindacalista della Cisl di Bologna, Brahim Maarad giornalista di Agenzia Italia che ha recentemente seguito la delegazione marocchina che ha accolto la visita di papa Francesco, di Hajiba Radouan della associazione Almi e Fausto Amelii del Centro Zonarelli.

Il tutto moderato da Federico Petroni di Geopolis e un mio saluto volto a ribadire la centralità  e l'importanza, per il Comune di Bologna, di queste iniziative di integrazione.

Prossimo appuntamento sarà il 16 Maggio e parleremo di Cina, con tante testimonianze tra le quali quella del prof. Antonio Fiori dell'Università di Bologna, del dr. Giorgio Cuscito di Limes - Rivista Italiana di Geopolitica e con il supporto del Collegio di Cina e le testimonianze dei nuovi bolognesi provenienti dalla terra del Sol Levante.

#Globologna #BolognaSenzaMuri

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Festa dei Donatori. L’impegno di ADMO

E’ stato un vero piacere condividere la gioia della “Festa dei donatori” del 28 settembre.

Grazie ad ADMO Emilia - Romagna ed a tutte le associazioni che sono state presenti e hanno portato il loro fondamentale contributo.

Grazie a tutti i medici, i volontari e tutti i donatori di midollo osseo perché ci ricordano con il loro impegno ed il loro gesto che donarsi è diverso dall’effettuare una donazione.

La cultura del dono ci aiuta a crescere insieme come comunità ed arricchisce umanamente non solo chi riceve una donazione di midollo osseo, ma anche chi dona perché con il suo gesto può salvare vite umane e portare gioia nella vita degli altri.

“La vera felicità è donare felicità agli altri”. 
Un grazie che vale una vita.



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Sulla vicenda “Mercatone Uno”

La situazione del fallimento della Shernon Holding (ex Mercatone Uno) coinvolge 443 lavoratori dell'Emilia-Romagna di cui 200 nell'area metropolitana di Bologna e si articola in 55 punti vendita, tra cui la sede logistica di San Giorgio di Piano e la sede amministrativa di Imola.

Allargando il tema anche ai 500 fornitori che risultano direttamente coinvolti dal fallimento, la situazione economica di Mercatone Uno rischia di riguarda oltre 10.000 persone. Senza contare che il tema tocca gli interessi dei creditori e dei consumatori finali che hanno pagato per mobili di arredamento che non vedranno mai nelle loro case.

Al di là della barbaria con cui è stata comunicata la chiusura dell'attività ai lavoratori attraverso i social network. Al di là dello stucchevole balletto di responsabilità della politica. Al di là delle polemiche strumentali. Cosa si può e si deve fare oggi per i lavoratori, i fornitori, i creditori, i consumatori finali?

Quali sono le priorità e le urgenze da perseguire?

Certamente un tema centrale è quello di riuscire a mettere in campo, ed è quello che ho fatto sin dal primo istante di questa vicenda insieme all’amministrazione comunale, tutte le azioni possibili che possano cercare di rendere meno pesanti e onerose le conseguenze per chi in questa vicenda rappresenta la parte più debole e fragile della vicenda: le lavoratrici ed i lavoratori.

Proprio per tale motivo come amministrazione comunale, ci siamo impegnati a tracciare una road-maps per identificare la azioni che i soggetti preposti a tale vicenda, primi fra tutti i Commissari avrebbero dovuto compiere antecedentemente. E' stato fondamentale presupposto per garantire la continuità, quella di avere la retrocessione del compendio aziendale che consentisse un esercizio provvisorio dell'attività e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma per fare questo era decisiva la presentazione di un'istanza agli organi competenti per tale fattispecie. E allora perché un Ministro del Lavoro, come Di Maio, è potuto andare i giorni successivi alla chiusura sui media, chiedendo celerità al Tribunale di Bologna, senza che fosse stata fatta istanza? E perché nessuno dall’altra parte è riuscito a controbattere, inchiodandolo alle sue responsabilità di governo? E’ questo il nostro dovere: tutelare le parti più deboli e difendere la verità.

Il Tribunale fallimentare di Bologna non aveva il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione, come più volte e impropriamente richiesto dal Governo nazionale. Bisogna fare chiarezza e ribadire che tale istanza doveva essere fatta dai commissari straordinari e doveva prioritariamente essere messa in campo già nelle primissime ore di tale vicenda, per riuscire ad attivare tutta una serie di tutele a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Dopo avere richiesto ai soggetti competenti di compiere le azioni necessarie a sbloccare la fase di stallo nella quale avevano fatto precipitare la situazione, siamo giunti come amministrazione comunale a raccogliere dei primi - significativi, ma non ancora sufficienti - risultati per i lavoratori della Mercatone Uno. In particolare, il 15 giugno, in un incontro con l'attuale presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, il tema affrontato e concordato è stato quello dello sblocco del TFR per i lavoratori della Mercatone Uno, attraverso una circolare con un’interpretazione estensiva che riuscisse a dare loro ossigeno in questa fase critica.

Un secondo passaggio importante è stata l’attivazione di un Fondo di crisi, da parte della Regione Emilia-Romagna, per alleviare le difficoltà dei lavoratori rispetto alla morosità incolpevole, nel caso di mutui ed affitti da pagare, in attesa che vengano erogati gli ammortizzatori sociali per la tutela ed il sostegno del reddito dei lavoratori.

Con la nomina dei nuovi commissari straordinari si apre ora una nuova fase per la salvaguardia del patrimonio produttivo e sulle prospettive occupazionali dei lavoratori.

C’è ancora molto da fare, per restituire dignità e prospettiva ai lavoratori della Mercatone Uno: ma loro, come tutti i soggetti coinvolti nei tavoli di crisi aziendali della nostra città, sanno di poter contare sull’impegno costante dell’amministrazione comunale. Il compito e la responsabilità di chi si occupa di lavoro, tanto nelle amministrazioni locali quanto nei livelli di governo nazionale, non è farsi selfie con i lavoratori elargendo vaghe promesse e vuoti proclami. Il nostro compito è quello di monitorare continuamente i tavoli di crisi, evitando che i rischi vengano scaricati sempre sulla parte più debole. Certamente non si guadagna in popolarità, lavorando nell’ombra. Ma si guadagna in credibilità ed in fiducia verso le istituzioni.

Video link con risposta al Question Time, chiarimenti sulla situazione dei lavoratori del Mercatone Uno - Comune di Bologna - Ufficio Stampa

https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

"Grazie Presidente. Ringrazio molto la consigliera Montera per aver posto questa questione che è stata oggetto di ampie discussioni anche nei media nazionali per il clamore della vicenda e soprattutto per le modalità barbare con le quali i lavoratori, i fornitori e i clienti hanno avuto notizia del fallimento. Mi soffermerò brevemente sul tema delle responsabilità che è stato appena accennato, giustamente, dalla consigliera, perché la nostra priorità è quella di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori innanzitutto del territorio bolognese e dei fornitori perché come prima veniva ricordato, 500 fornitori coinvolti significano 10.000 lavoratori dell'indotto. Sul tema della responsabilità sapete che già in altre occasioni in quest'aula ho detto che bisogna essere equilibrati nel riconoscere che ci sono state responsabilità a più livelli. Il Mercatone Uno è entrato in fallimento, in amministrazione straordinaria, dal 2014 e il precedente Governo aveva fatto tre aste, attraverso i commissari precedenti. Tre aste erano andate deserte. A maggio 2018 prima della chiusura definitiva si era presentata come acquirente la holding Shernon, che al suo interno aveva tra l'altro diversi soggetti, ed era stata firmata la vendita, che poi è stata perfezionata dalla firma del ministro del Governo successivo, ma la situazione in qualche modo era di responsabilità del Governo precedente, con due condizioni: da un lato, una iniezione di liquidità e, dall'altro, una clausola di riserva della proprietà in caso di mancato investimento, proprio perché evidentemente già al tempo si aveva qualche dubbio sulla solidità del gruppo.

Cos'è successo in un anno? In un anno, 12 mesi, è successo che la società ha assunto 90 milioni di debiti. Significa più di 6 milioni di euro di debito al mese. Allora, è evidente che, se da una parte c'è stata quella che avremmo definito una "culpa in eligendo", dall'altra parte c'è stata sicuramente una "culpa in vigilando". Perché in 12 mesi, a fronte di una perdita economica così rilevante, avendo la possibilità i commissari di vedere la situazione di cassa dell'azienda, non si capisce come non sia stato fatto valere l'inadempimento! Come mai non sia stata utilizzata la clausola di riserva della proprietà! Come mai non si sia utilizzato il tempo per cercare evidentemente nuovi compratori, perché la decisione del Tribunale di Milano a quel punto era diventata inevitabile!

Ciò premesso, vi invito a riflettere su questo punto. La questione della responsabilità politica di questo Governo e del Governo precedente in quale modo cambia adesso la situazione dei lavoratori? Nessuno.

Ecco perché la nostra preoccupazione deve avere a mio avviso presente tre aspetti: la prima cosa è la garanzia della continuità del reddito. Perché in questo momento questi lavoratori non solo non hanno un reddito, ma non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. Non hanno neanche la cassa integrazione. Seconda cosa: chiedere l'esercizio provvisorio e quindi avere una retrocessione della decisione all'amministrazione straordinaria che è presupposto per poter chiedere anche l'applicazione degli ammortizzatori sociali ed è presupposto per cercare di vedere se esistono nuovi acquirenti. Perché dalla chiusura delle serrande quest'azienda rischia di non riprendersi più! Ogni giorno che quelle serrande sono chiuse, l'azienda perde credibilità; perde valore il marchio e diventa più difficile trovare nuovi fornitori e nuovi acquirenti. C'è stato un tavolo regionale al quale ho partecipato, promosso dall'assessora regionale alle attività produttive Palma Costi, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli amministratori, sindaci e assessori, dei 55 punti vendita che esistono nel nostro territorio dell'Emilia-Romagna, nei quali lavorano più di 400 lavoratori di cui 200 solo nel nostro territorio, con punti vendita ma anche con punti di logistica come quello di San Giorgio di Piano, o punti amministrativi come quello di Imola. Ora, io credo che sia fondamentale, è un presupposto per garantire la continuità, garantire innanzitutto il tema del reddito ma anche una possibilità di riapertura dei punti vendita, quella di avere la retrocessione dell'amministrazione straordinaria che consente un esercizio provvisorio dell'attività. Ma per fare questo è fondamentale che si faccia un'istanza. Il Tribunale fallimentare di Bologna non ha il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione. E allora questa istanza chi la deve fare? La devono fare i commissari straordinari individuati dal Mise e a loro chiedo: è stata fatta questa istanza al Tribunale di Bologna o no? Perché se non è stata fatta non ha alcun senso che il Ministro del Lavoro chieda l'intervento del Tribunale con celerità. La domanda è stata posta dal curatore fallimentare individuato dal Tribunale di Milano? Con l'autorizzazione del giudice delegato del Tribunale fallimentare perché la decisione è stata fatta dal Tribunale fallimentare di Milano? Queste istanze sono state poste oppure no? Se non abbiamo una consapevolezza di questo, è inutile chiedere un'accelerazione al Tribunale di Bologna. E ci dobbiamo rendere conto che questa è una cosa da fare immediatamente, perché se non si retrocede all'amministrazione straordinaria, tutto quello di cui parliamo è un presupposto che non potrà mai verificarsi. E allora che cosa rimane che può fare un'amministrazione locale, un tavolo come quello regionale? Quello che può fare è innanzitutto ascoltare i lavoratori, ed è per questo che lunedì ci troveremo alla Camera del Lavoro con dei parlamentari del territorio, che ringrazio, e con chiunque voglia ascoltare i lavoratori e le organizzazioni sindacali su questa vicenda. Perché quello che si deve fare in questo momento è ascoltare i lavoratori. La seconda cosa da fare, e la Regione lo sta facendo, è mettere sul piatto il tema della formazione perché evidentemente se non si risolve quel tema avremo un problema di qualificazione e di occupazione per questi lavoratori."


https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

14 Giugno 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Fondazione Lene Thun: un sorriso per Bologna

SOLIDARIETÀ E TERZO SETTORE. Il 18 Giugno, grazie al sostegno della Fondazione Lene Thun abbiamo inaugurato due laboratori stabili di ceramico-terapia per i bambini che stanno affrontando malattie onco-ematologiche dell’Istituto Gozzadini presso l’ospedale Sant’Orsola. Ora i bambini, con il supporto dei maestri ceramisti, hanno la possibilità di colorare il loro tempo di degenza ed arricchire con la loro fantasia e la loro creatività il “Gigante Amico” che li protegge all’entrata del reparto. Durante la serata, nello splendido contesto di Palazzo Re Enzo, c’è stata poi una cena di raccolta fondi e di intrattenimento, vissuta all’insegna della solidarietà, ricordando (e ricordandoci) che con le mani e con il cuore
“le cose fatte per il bene, fatte bene, fanno bene a tutti”. 
Un profondo ringraziamento alla Fondazione Lene Thun, ai suoi volontari, ai cuochi di MasterChef, al maestro pasticciere Gino Fabbri, al professor Andrea Pession, ai medici, ai ricercatori, a CoupOnlus, a tutti gli organizzatori dell’evento e soprattutto a Peter Thun, persona di grande stile ed imprenditore illuminato. #unsorrisoperBologna  

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Les Copains ceduta alla famiglia Zambelli

Si è conclusa la vicenda della BVD, Dal 1° ottobre passa a Super srl.

La cessione del ramo di azienda dei marchi di Les Copains, la storica Società fondata dal Cav. Mario Bandiera, alla Super Srl che fa riferimento alla Famiglia Zambelli chiude una trattativa complessa che durava da diversi mesi.

La trattativa si è conclusa positivamente anche grazie alla disponibilità degli eredi della famiglia Bandiera, alle istituzioni locali ed al senso di responsabilità delle lavoratrici e delle OOSS.

Era la soluzione migliore che abbiamo sempre caldeggiato: un’impresa del nostro territorio, un’impresa dello stesso settore tessile, un’impresa capace di garantire la continuità occupazionale della maggioranza delle lavoratrici.

Ora ci aspettiamo che lo storico marchio possa essere rilanciato sul piano locale ed internazionale, attraverso l’innovazione del prodotto e la qualità del lavoro, e che un domani possano essere riassunte quelle persone che purtroppo ad oggi non sono riuscite a rientrare nell’organizzazione aziendale.



29 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Il Comune di Bologna e la Tunisia: verso un patto di collaborazione tra le città

Non è isolando il nostro Paese dalla comunità internazionale, chiudendo i porti o acuendo la tensione con Paesi vicini come la Tunisia che si affronta il governo dei flussi migratori. Non possiamo più aspettare che gli Stati membri siano in grado di rilanciare il processo di Barcellona; a partire dalle nostra città, in linea con le sfide dell’agenda urbana europea, il nostro compito deve essere quello di promuovere il dialogo, la leale collaborazione e la cooperazione territoriale tra le città delle diverse sponde del Mediterraneo. Questo è il lavoro che stiamo portando avanti come Comune di Bologna nel cordiale incontro avuto ieri a Roma con l’Ambasciatore della Tunisia, Moez Sinaoui, ed il Console Onorario della Tunisia per l’Emilia Romagna, Davide Cappeddu. #BolognaCittàdeiportici #noportichiusi Per saperne di più leggi il Comunicato Stampa del Comune di Bologna Iperbole Rete Civica

8 Luglio 2018

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Nuovo Protocollo Appalti del Comune di Bologna

Venerdì 8 novembre si è concluso un importante lavoro per il futuro della nostra città, per i lavoratori e per il tessuto economico e produttivo.

Istituzioni, sindacati e imprese fanno squadra per il lavoro regolare, legale, sicuro, di qualità.

Con le organizzazioni sindacali e le organizzazione datoriali abbiamo sottoscritto il nuovo Protocollo Appalti.
Il protocollo appalti serve per auto-limitare la discrezionalità della pubblica amministrazione in qualità di stazione appaltante. In attesa che il Governo o il Parlamento decidano se modificare o meno il c.d. “sblocca cantieri”, il Comune di Bologna ha scelto, insieme alle parti sociali, di predeterminare i motivi di interesse generale per cui si applicherà il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al posto del criterio del massimo ribasso.

E’ stato un lavoro lungo e complesso, per il quale sento il dovere di ringraziare il Sindaco Virginio Merola, il direttore generale Valerio Montalto, il Comune di Bologna, la Città metropolitana e tutte le altre Parti firmatarie.
Per quel che riguarda le mie deleghe al Lavoro ed alle Attività produttive questo traguardo sarà uno dei più importanti del mandato amministrativo.

Non era facile riuscire a consolidare e provare ad innovare il “Protocollo Appalti del 2015” che già rappresentava uno tra i più alti standard a livello nazionale.

L’idea di fondo è stata quella di puntare sulla qualità del lavoro e dei servizi, tenendo insieme la sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Può un Comune, attraverso la materia degli appalti pubblici, essere un driver di innovazione sociale? Noi crediamo di sì.

Per essere credibili ed autorevoli, quando si chiede il rispetto delle regole ai soggetti privati, bisogna prima provare a dare il buon esempio come soggetti pubblici.

Legalità, lavoro regolare, giustizia sociale, clausole sociali, qualità dei servizi alle persone, accessibilità e inclusione, tutela ambientale, valorizzazione della territorialità e della filiera corta, trasparenza e monitoraggio civico, celerità e garanzie dei tempi: ad ognuno di questi 10 punti-chiave del #ProtocolloAppalti corrispondono azioni e strumenti concreti.

https://www.youtube.com/watch?v=dQ6n5GCgilc&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2hJiDOm-OXBOYSfBzYUVrZ7-WdJ3Iqsy5c-_1bsBGvMHgNw8tdUc45Bb0
Questo video descrive i principali capitoli del nuovo protocollo appalti e gli strumenti e le azioni previste per il raggiungimento degli obiettivi

Comune di Bologna
Città metropolitana di Bologna
Cgil BolognaCisl Area Metropolitana BologneseUil Emilia Romagna @AnceEmilia Confcooperative Emilia RomagnaConfindustria Emilia Area CentroCNAConfartigianato Imprese Bologna MetropolitanaForum Disuguaglianze Diversità

Rassegna stampa dedicata al nuovo accordo:

Repubblica Bologna del 9 Novembre 2019



http://www.bolognatoday.it/cronaca/protocollo-appalti-comune.html?fbclid=IwAR0mV8APCjca_4bdiufp2wlUGaAFp0PgDggyBlYtXm5SNMCbGgJ_JMTM2gs

http://comune.bologna.it/news/firmato-il-nuovo-protocollo-appalti

9 Novembre 2019

di Marco Lombardo

LAVORO E DISABILITA’: RAPPORTO DI MONITORAGGIO 208 IN EMILIA-ROMAGNA

Il 18 Giugno sono stato alla 3ª Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità. I dati forniti dalla Regione sono positivi. Secondo il “Rapporto di Monitoraggio 2018”, curato, tra gli altri, dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia Romagna, oltre il 90% delle aziende del nostro territorio ottemperano agli obblighi normativi. Aumentano gli inserimenti lavorativi: nel 2017 in ER sono stati 4.144 avviamenti lavorativi, mentre erano 2.932 nel 2013. In totale, sono 17.443 gli avviamenti lavorativi di persone disabili tra il 2013 ed il 2017. Sono dati positivi ed incoraggianti, ma possiamo e dobbiamo fare di più.
L’adempimento degli obblighi normativi non deve essere un punto di arrivo, ma il minimo punto di partenza.
I dati di oggi ci dicono infatti che esistono quasi 4.000 posti, al livello regionale, ancora con coperti, che sarebbero riservati ex lege a persone con disabilità. Ognuno di noi può e deve fare di più. Anche il Comune di Bologna che ha già modificato la sua organizzazione interna con l’istituzione del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, e con l’atto di orientamento del Piano di Inclusione Universale (PiuBo) che concepisce il tema dell’accessibilità in tutte le politiche integrate dell’amministrazione, anche oltre il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche. La sfida è quella di rendere accessibili tutti i nostri servizi alla persona, ivi inclusi i servizi di orientamento al lavoro. Non credo sia utile introdurre misure premiali per chi rispetta la legge. Possiamo semmai rafforzare i profili sanzionatori, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro e l’INAIL, per le imprese che non procedono con l’assunzione o che non inviano il prospetto informativo, entro il termine del 31 gennaio previsto dalla legge. Criteri di premialità andrebbero semmai introdotti per le imprese che vanno oltre il target del 7% perchè dimostrano di aver capito che il tema dell’inserimento lavorativo delle persone disabili non deve ridursi ad un mero tema di monetizzazione di un obbligo normativo, ma deve riguardare in modo più ampio tutto il sistema di competitività territoriale.
Investire nell’inclusione lavorativa dei disabili significa infatti comprendere che i beni ed i servizi, oltre ad avere un prezzo, possono avere un valore.
Manufatti, beni e servizi prodotti da persone disabili per noi hanno un valore più alto. Misure incentivanti potrebbero infine essere introdotte per le imprese che, nella loro organizzazione aziendale, hanno istituito la figura professionale del Disability Manager o per le cooperative sociali che hanno assunto persone con disabilità ai sensi dell’esonero previsto dall’articolo 22 della legge regionale. Tutte misure che, insieme alle agevolazioni per rimborsi fino a 3.000€ annui per il tragitto verso il luogo di lavoro, già introdotte quest’anno dal Comune di Bologna, verranno discusse anche nello specifico tavolo che verrà aperto alla Consulta Handicap ed alla Consulta per l’Inclusione sociale, insieme alle associazioni del terzo settore, ai disabili ed ai loro familiari, sul tema “Lavoro e Formazione” che è uno dei 12 pilastri del premio europeo per le città accessibili al quale il Comune di Bologna intende partecipare entro la fine del mandato. #accessibilità#disabilità

18 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

M’illumino d’Erasmus

M’Illumino d’Erasmus Lunedì 8 maggio 2017, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno di adesione all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus”, proposto dal consigliere Marco Lombardo, delegato dal Sindaco per le politiche e i progetti europei. L’iniziativa, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Anci, Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, prevede l’illuminazione di un monumento simbolo della città nel giorno della Festa dell’Europa, che ricorre domani, martedì 9 maggio: dalle 20 alle 22 a Bologna il Palazzo del Podestà si illuminerà di blu e giallo. Inoltre da domani entrano nel vivo le iniziative del mese per l’Europa a Bologna che prevedono presentazioni di libri, workshop tematici, webinar e la maratona #Erasmus30 del 22 maggio per celebrare il 30° compleanno del programma Erasmus. Il calendario è disponibile a questo link. Di seguito il testo dell’ordine del giorno adottato, in allegato il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che la città di Bologna ha la vocazione europea nelle radici storiche e nella propria storia istituzionale, come conferma, tra gli altri motivi, il fatto che due Sindaci del nostro Comune abbiano ricoperto la carica di Vice Presidente del Parlamento Europeo; Considerato che le realtà urbane costituiscono oggi il luogo dove vivono oltre il 70% dei cittadini europei; Considerato che il rilancio del processo d’integrazione europea deve partire dalle città per costruire un’unione di popoli e cittadini e non di soli Stati, come sancito dal Patto di Amsterdam sulla creazione di un’agenda urbana europea; Considerato che il 9 maggio è la Festa dell’Europa, in ricordo della dichiarazione di R. Schuman; Invita il Consiglio e la Giunta ad aderire all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus” promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’ANCI, l’Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, ad illuminare un monumento simbolo della città di Bologna, nel giorno della Festa dell’Europa, martedì 9 maggio 2017. F.to: M. Lombardo, N. De Filippo, C. Mazzanti, L. Bittini, R. Fattori, F. Errani, M. Ferri, R. Li Calzi, F. Mazzoni, P. Licciardello, S. Lembi, A. Frascaroli, G. M. De Biase, G. Venturi, I. Angiuli.

8 Maggio 2017

di Marco Lombardo

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Les Copains ceduta alla famiglia Zambelli

Si è conclusa la vicenda della BVD, Dal 1° ottobre passa a Super srl.

La cessione del ramo di azienda dei marchi di Les Copains, la storica Società fondata dal Cav. Mario Bandiera, alla Super Srl che fa riferimento alla Famiglia Zambelli chiude una trattativa complessa che durava da diversi mesi.

La trattativa si è conclusa positivamente anche grazie alla disponibilità degli eredi della famiglia Bandiera, alle istituzioni locali ed al senso di responsabilità delle lavoratrici e delle OOSS.

Era la soluzione migliore che abbiamo sempre caldeggiato: un’impresa del nostro territorio, un’impresa dello stesso settore tessile, un’impresa capace di garantire la continuità occupazionale della maggioranza delle lavoratrici.

Ora ci aspettiamo che lo storico marchio possa essere rilanciato sul piano locale ed internazionale, attraverso l’innovazione del prodotto e la qualità del lavoro, e che un domani possano essere riassunte quelle persone che purtroppo ad oggi non sono riuscite a rientrare nell’organizzazione aziendale.



29 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Nuovo Protocollo Appalti del Comune di Bologna

Venerdì 8 novembre si è concluso un importante lavoro per il futuro della nostra città, per i lavoratori e per il tessuto economico e produttivo.

Istituzioni, sindacati e imprese fanno squadra per il lavoro regolare, legale, sicuro, di qualità.

Con le organizzazioni sindacali e le organizzazione datoriali abbiamo sottoscritto il nuovo Protocollo Appalti.
Il protocollo appalti serve per auto-limitare la discrezionalità della pubblica amministrazione in qualità di stazione appaltante. In attesa che il Governo o il Parlamento decidano se modificare o meno il c.d. “sblocca cantieri”, il Comune di Bologna ha scelto, insieme alle parti sociali, di predeterminare i motivi di interesse generale per cui si applicherà il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa al posto del criterio del massimo ribasso.

E’ stato un lavoro lungo e complesso, per il quale sento il dovere di ringraziare il Sindaco Virginio Merola, il direttore generale Valerio Montalto, il Comune di Bologna, la Città metropolitana e tutte le altre Parti firmatarie.
Per quel che riguarda le mie deleghe al Lavoro ed alle Attività produttive questo traguardo sarà uno dei più importanti del mandato amministrativo.

Non era facile riuscire a consolidare e provare ad innovare il “Protocollo Appalti del 2015” che già rappresentava uno tra i più alti standard a livello nazionale.

L’idea di fondo è stata quella di puntare sulla qualità del lavoro e dei servizi, tenendo insieme la sostenibilità economica, ambientale e sociale.

Può un Comune, attraverso la materia degli appalti pubblici, essere un driver di innovazione sociale? Noi crediamo di sì.

Per essere credibili ed autorevoli, quando si chiede il rispetto delle regole ai soggetti privati, bisogna prima provare a dare il buon esempio come soggetti pubblici.

Legalità, lavoro regolare, giustizia sociale, clausole sociali, qualità dei servizi alle persone, accessibilità e inclusione, tutela ambientale, valorizzazione della territorialità e della filiera corta, trasparenza e monitoraggio civico, celerità e garanzie dei tempi: ad ognuno di questi 10 punti-chiave del #ProtocolloAppalti corrispondono azioni e strumenti concreti.

https://www.youtube.com/watch?v=dQ6n5GCgilc&feature=youtu.be&fbclid=IwAR2hJiDOm-OXBOYSfBzYUVrZ7-WdJ3Iqsy5c-_1bsBGvMHgNw8tdUc45Bb0
Questo video descrive i principali capitoli del nuovo protocollo appalti e gli strumenti e le azioni previste per il raggiungimento degli obiettivi

Comune di Bologna
Città metropolitana di Bologna
Cgil BolognaCisl Area Metropolitana BologneseUil Emilia Romagna @AnceEmilia Confcooperative Emilia RomagnaConfindustria Emilia Area CentroCNAConfartigianato Imprese Bologna MetropolitanaForum Disuguaglianze Diversità

Rassegna stampa dedicata al nuovo accordo:

Repubblica Bologna del 9 Novembre 2019



http://www.bolognatoday.it/cronaca/protocollo-appalti-comune.html?fbclid=IwAR0mV8APCjca_4bdiufp2wlUGaAFp0PgDggyBlYtXm5SNMCbGgJ_JMTM2gs

http://comune.bologna.it/news/firmato-il-nuovo-protocollo-appalti

9 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 Maggio 2016

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Al di là del mare: le cooperative italiane nella cooperazione internazionale

Lunedì 5 febbraio mattina, insieme al Sindaco Virginio Merola abbiamo incontrato, in due occasioni distinte, il Sindaco della Città libica di Sebha, Hamid Rafi’ Al – Khayali, e l’ambasciatore del Marocco in Italia Hassan Abouyoub. La Città di Sebha si trova a 640 chilometri circa a sud-est di Tripoli, è il capoluogo del Fezzan, un crocevia del traffico dei migranti in partenza per l’Europa; attualmente sono in corso di svolgimento alcuni interessanti progetti di cooperazione internazionale col Cefa e la Ong libica OICS, cofinanziati dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La comunità marocchina è tra le più presenti nel nostro territorio metropolitano e ci sono interessanti possibilità di cooperare allo sviluppo economico e sociale, nella reciproca responsabilità delle politiche di integrazione dei cittadini. In entrambi i casi si è parlato della volontà di stabilire rapporti di collaborazione e cooperazione, rafforzando il dialogo diretto tra le Città, con un rilancio del protagonismo delle aree urbane nel processo di integrazione europea, con particolare riferimento alle sfide prioritarie individuate nel Patto di Amsterdam sull’agenda urbana europea. Nel pomeriggio ho partecipato ad un’interessante iniziativa promossa da Confcooperative per fare il punto sui numerosi progetti di cooperazione internazionale portati avanti in Libia ed in altri contesti difficili, caratterizzati dall’instabilità politica, ascoltando la ricchezza progettuale ed anche le tante difficoltà che le ONG incontrano nel loro lavoro quotidiano.

23 Marzo 2018

di Marco Lombardo

Case di Quartiere. Un nuovo modello di Welfare Generativo.

Il 6 Giugno, insieme a tanti cittadini ed amministratori di Bologna, Padova e Torino, abbiamo presentato il “Progetto Case di Quartiere per un welfare di comunità". Questo incontro, è stato il primo atto e l’avvio di un percorso con i centri sociali autogestiti dagli anziani, per ribadire e rilanciare il loro ruolo, a partire dal riconoscimento del loro prezioso valore come presidio del territorio contro la povertà relazionale, la solitudine e l’insicurezza.
Tale progetto, si inserisce nel più ampio quadro di Riforma del Terzo Settore che nella città di Bologna, stiamo cercando di portare avanti, in attesa che il Governo emani tutti i decreti attuativi e liberi le energie positive dell’associazionismo e del volontariato.

La Riforma dei Quartieri è stata elaborata dal Comune di Bologna nel 2015, con l'intento di dare nuova linfa attraverso, anche la riorganizzazione delle funzioni dei Quartieri, dando particolare rilevanza al loro ruolo di facilitatori e promotori per la messa in rete delle realtà attive sul territorio per sollecitare e realizzare interventi per rispondere in maniera corale e plurale ai bisogni della nostre comunità.

Tale ambizioso obiettivo, lo vogliamo perseguire e realizzare attraverso lo sviluppo del lavoro di comunità. Vogliamo trovare e dare una risposta nuova ai bisogni, espressi e latenti, dei cittadini e che sia complementare ai servizi tradizionali. Tale approccio consente di potenziare le capacità di
relazione con i cittadini attraverso una maggiore apertura a forme di concorso diretto e riuscendo - insieme alle comunità dei cittadini che sono il cuore della vita dei dei quartieri e delle città - a realizzare concretamente il perseguimento dell’interesse generale, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alle scelte dell'amministrazione.

Riuscire a dare concreta attuazione alle nuove forme di partecipazione, necessità un approccio diverso, innovativo e che ponga costantemente al centro il punto di vista delle comunità dei quartieri e dei loro bisogni. Per tale motivo, abbiamo deciso di seguire una modalità di lavoro capace di esprimere alla massima potenza la concretezza e il valore aggiunto che solo sono capaci di generare le politiche di prossimità nei e con i quartieri. Sono stati, per tanto, attivati diversi percorsi e attività nei Quartieri, finalizzati ad ampliare le collaborazioni con i soggetti del Terzo Settore presenti nei territori e all’ascolto dei bisogni della cittadinanza, che è e rimarrà il più grande patrimonio della nostra città di oggi e di domani.

Tra le azioni poste in essere per raggiungere i nuovi obiettivi di comunità e dare concreta attuazione alle politiche di prossimità, è bene ricordare:

  • i patti di collaborazione con i cittadini per la cura e la rigenerazione dei beni comuni;
  • il bilancio partecipativo per individuare i progetti dei territori da finanziarie con il bilancio del Comune, attraverso il voto digitale;
  • la collaborazioni con tutti i soggetti del terzo settore e cittadini per
    la coprogrammazione e la coprogettazione nell'ambito del lavoro di comunità e della cura del territorio;
  • l'attivazione dei Laboratori di Quartiere creando spazi di prossimità per coinvolgere in modo stabile comunità e cittadini in percorsi partecipativi strutturati, per la realizzazione di progetti su specifiche aree del quartiere;
  • lo strumento strutturato di partecipazione dei Laboratori di Quartiere con la definizione del Piano di Zona per la programmazione socio-sanitaria triennale 2018-2020,
  • le azioni del Piano adolescenti per promuovere e sostenere lo sviluppo di progetti destinati a giovani ed adolescenti,
  • Altri bandi attivati dalla amministrazione comunale, volti a rendere sempre più concrete e attuali le politiche di prossimità con i quartieri.

Protagonisti assoluti di tale ambito devono essere i Centri Sociali autogestiti dagli anziani che storicamente svolgono un importante ruolo di presidio sociale, di aggregazione e di offerta di servizi alla comunità: mettono a disposizione spazi polifunzionali attrezzati, offrono corsi a pagamento e gratuiti che favoriscono la socialità, l’approfondimento culturale e la cura della persona: offrono spazi di aggregazione di prossimità spontanea e comunitaria.

In vista della scadenza dell’attuale regime convenzionale, come amministrazione comunale, riteniamo necessario prendere atto che il panorama cittadino presenta situazioni diversificate e che risulta coerente una riflessione e una armonizzazione della attuale offerta per dare coerenza e riuscire a rispondere ai bisogni socio-territoriali delle comunità. che possono evolversi in modalità diverse. Occorre pertanto lavorare per la valorizzazione e prosecuzione delle esperienze gestionali di successo in
relazione al loro grado di consolidamento ed ai risultati ottenuti (procedura in continuità) e per il ripensamento di quelle esperienze che mostrano elementi di criticità (procedura di nuova progettazione).

Per fare ciò, con il sostegno e l'ascolto costante delle comunità, vogliamo contribuire a realizzare delle nuove Case di Quartiere, intese come presidi e centri di "welfare generativo". Vogliamo, con tale azione, rilanciare il ruolo e il senso dei Centri Sociali per rilanciare le nuove forme di povertà ed i nuovi bisogni sempre più complessi della nostra società.

Mettendo in atto e concretizzando un approccio di prossimità all’interno di quello che viene appunto definito “welfare generativo”, è possibile immaginare i Centri Sociali, come luoghi capaci di chiamare a raccolta le forze della comunità per generare forme di supporto alla popolazione, di rafforzare le capacità degli individui offrire servizi e strumenti di comprensione distinte per abilitare l’uscita da situazioni di fragilità, connettere e creare reti capaci di attivare processi e progetti territoriali che che non si riducono alla prestazione assistenziale, ma che piuttosto la integrino e la arricchiscono. Mettere a disposizione luoghi e strumenti per perseguire e realizzare una accessibilità e una inclusione sempre più larga e diffusa delle comunità, con una attenzione particolare nei confronti dei più fragili per non lasciare nessuno indietro ed eliminare le forme di esclusione sociale che rischiano di generare solitudini e conseguenze esistenziali. La nostra amministrazione la comunità tutta, attraverso il lavoro fatto insieme nel recente passato e l'impegno quotidiano vuole rendere Bologna sempre più una città accessibile, inclusiva e capace di rispondere ai bisogni delle comunità.

23 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Bilancio di missione di AIL 2018

E’ per me sempre una grande emozione parlare alla presentazione del bilancio di missione di #BolognaAil. Un bilancio di missione che nell’edizione del 2018 si arricchisce della valutazione dell’impatto territoriale che le attività di Ail producono sulla nostra comunità. Quest’anno gli amici di Ail hanno scelto una parola chiave per raccontare il bilancio di missione: “cambiamento”. Tutti parlano sempre di cambiamento. La politica abusa spesso della parola cambiamento, rischiando di bruciarne il valore semantico. Se non si spiegano quali sono i valori che guidano il cambiamento, non è detto che cambiare per cambiare sia necessariamente sinonimo di progresso e miglioramento. Ail illustra il cambiamento nella ricerca medica, nell’assistenza domiciliare ai malati, nella raccolta fondi, nell’organizzazione dei volontari. Ma soprattutto ha la profondità di cogliere la dimensione interiore del cambiamento, quella per cui un malato, davanti alla malattia, sa che non è da solo.
Il valore del dono, dell’etica e della solidarietà sono la guida del cambiamento.
Per questo aumentano costantemente il numero dei volontari e la qualità degli stessi, con la creazione di una nuova Unit di giovani volontari di Ail. A tutti i volontari, ai medici, ai ricercatori, ad Isabella Seragnoli ed al Professor Tura, a tutti coloro che dedicano il loro impegno professionale e la loro vita per la lotta contro le malattie oncoematologiche va tutta la più profonda gratitudine mia personale e della nostra comunità.  Leggi qui il Bilancio di Missione http://www.ailbologna.it/ail-informa/news/bilancio-di-missione-2017.kl

8 Giugno 2018

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

L’Europa in Consiglio #1-Erasmus degli imprenditori

Nel 1987 nacque il Progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, con lo scopo di dare la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studi in un’università straniera. Nell’anno del suo 30esimo compleanno, perché non aggiungere And Young Entrepreneurs?  Questa è la grande sfida del progetto europeo Erasmus for young entrepreneurs, nato nel febbraio 2016, sostenuto a Bologna dal Consigliere Comunale Marco Lombardo e sponsorizzato dall’ente intermediario AlmaCube (fondata nel 2013 con l’obiettivo primario di generare Start-up innovative). Il programma di scambio europeo sarebbe non più riconducibile solo ad uno scambio tra università europee, bensì ad uno scambio tra professionisti, nuovi imprenditori o aspiranti tali. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto è stato voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare gli scambi internazionali ed è coordinato in Italia dalla Camera di Commercio di Torino. Il bando per il prossimo biennio prevede 16 borse di studio all’estero, per le quali i vincitori potranno contare su un sostegno mensile che varia tra i 530 e i 1100 euro, a seconda del paese, per coprire un soggiorno che può andare da 1 a 6 mesi. Nessun contributo è previsto invece per l’imprenditore ospitante, che, tuttavia, come dimostrano i numerosi casi di successo, può avvalersi di competenze, idee e contatti del neo imprenditore ospitato in un mutuo scambio di esperienze e collaborazione. Il progetto prevede anche l’ospitalità di 14 giovani imprenditori stranieri in Italia.   Su proposta del Consigliere Comunale Marco Lombardo, il 12 Aprile 2017 si è tenuta nella Sala Imbeni del Comune di Bologna un’udienza conoscitiva, all’interno della quale sono intervenuti Consiglieri, intermediari, giovani imprenditori facenti parte del programma, in modo da evidenziarne le potenzialità e potersi attivare in tal senso.  Il progetto coinvolge i 27 paesi europei ed è indirizzato a due tipologie differenti di imprenditori in base alla posizione che occupano: da un lato coinvolge giovani imprenditori, ragazzi che hanno voglia di investire e lanciare la propria azienda, mentre dall’altro lato ci sono gli host, i quali ospitano le giovani leve e devono quindi possedere una maggiore esperienza, almeno di 3 anni di attività.  La potenzialità racchiusa all’interno del progetto è evidente: in tal modo si favoriscono le aziende concedendo un contributo proveniente da un altro Stato con un’altra cultura e un’altra impostazione e conseguentemente si acquisiscono idee tecniche ed innovative da applicare poi nel proprio paese.   La propensione all’internazionalizzazione delle imprese locali italiane è molto bassa, rappresenta non più del 10% dei casi. Assistiamo ad un paradosso: viviamo all’interno del primo mercato comune unico, ma non ne sfruttiamo l’immensa potenzialità. Alla luce di questi dati, il programma assume una vasta importanza poiché dona la possibilità di formare imprenditori che nascono già con il concetto di internazionalizzazione, dato proprio dalla loro nascita all’interno dell’UE e del mercato unico, e in tal modo risultano poi più propensi ad aprirsi ai mercati e intraprendere relazioni economiche.   La città di Bologna rappresenta la punta di diamante del Progetto Erasmus: è la prima città italiana per numero di partecipanti al progetto, ha ospitato migliaia di studenti e ha saputo negli anni creare un’identità europea forte all’interno della città. Inoltre, il capoluogo felsineo è la città più attrattiva d’Italia per professionisti e giovani talenti poiché ha avuto la capacità di innovare e creare le condizioni necessarie per essere attraente dal punto di vista degli investimenti e della scelta professionale. Ed ecco che il progetto trova terreno fertile nel territorio bolognese e non solo: sono 3 infatti (quanto Milano e più di Roma) i centri di contatto locale che a Bologna si preoccupano di far incrociare la domanda con l’offerta.   Sono due le aziende emiliane che hanno accettato di accogliere aspiranti imprenditori stranieri: la bolognese Renavitas, che opera nel campo del risparmio energetico e ha accolto l’ingegnere Isabella Cardinali, da Barcellona; e la Uniser, cooperativa sociale forlivese, che ha aperto le porte all’imprenditrice lituana Viktorija Cesuiko. Entrambe hanno portato la loro esperienza durante lo svolgimento dell’udienza. Le due giovani avevano già svolto periodi di mobilità all’estero durante il loro corso di studio universitario, in seguito hanno deciso di sfruttare questa occasione anche dal punto di vista imprenditoriale e lavorativo, essendo consapevoli che sarebbe stato molto utile e proficuo quanto l’Erasmus universitario. L’esperienza in Italia ha donato ad entrambe conoscenze tecniche e di mercato nuove, necessarie per avviare un’azienda con consapevolezza. Inoltre l’ambiente caldo e accogliente all’interno della quale entrambe si sono trovate a lavorare, ha facilitato l’apprendimento di un patrimonio di valori differente dal loro e ciò ha permesso loro di cambiare punto di vista di visione del mondo e crescere anche a livello personale.   Gli interventi di AlmaCube, Europe direct e dei giovani imprenditori rappresentano solo l’inizio dell’avvio di un progetto con potenzialità rivoluzionarie per l’intera Europa.   Oltre a valorizzare le imprese locali e la condivisione di conoscenze tecniche e valoriali all’interno del Mercato Unico, il progetto rappresenta una potenziale opportunità anche per lo stesso Comune di Bologna e la generazione Erasmus. Sfruttando questo strumento, il territorio bolognese risulterebbe ancor più attrattivo e favorirebbe nuovi imprenditori bolognesi nell’aprire nuove attività all’estero. In tal caso si creerebbero scambi commerciali ed economici tra l’Italia e altri paesi UE che risulterebbero utili anche alla città di Bologna. Dall’altra parte invece è presente una generazione Erasmus che cresce, che cambia il proprio approccio culturale e il modo di guardare il mondo. L’esperienza acquisita durante il periodo universitario all’estero dovrebbe essere vista come un pre-requisito da investire in seguito nella propria attività imprenditoriale all’estero. Tramite l’investimento nei due progetti di mobilitazione europea vengono ad intrecciarsi diverse identità europee creandone una unica, che rafforzerebbe la stessa concezione di Europa, momentaneamente in forte crisi. erasmus-imprenditori-700x396  

6 Maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Cena di Natale per Bologna Ail

33AF5D00-4F56-423E-9A77-4A7679D0B04E Noi le chiamiamo #sfidesociali Ci mettiamo al fianco di Organizzazioni no-profit, Associazioni, Onlus per aiutarle a raggiungere un loro obiettivo perchè condividiamo i loro valori ed i loro progetti. Quest’anno abbiamo deciso di impegnarci nell’organizzazione di una Cena di Natale, collaborando con la società che gestisce Palazzo Gnudi e lo staff di Bologna Ail. I contributi raccolti saranno interamente destinati alla Ricerca Scientifica finanziata da BolognAil ed al sostegno di Casa Ail. Lunedì 18 Dicembre 2017, dalle ore 19.00, presso Palazzo Gnudi, Via Riva Reno 77, Bologna. -Ore 19.00 visita guidata -Ore 20.00 aperitivo -Ore 21.00 cena -Intermezzo musicale degli Outsider Swing Quartet *Per partecipare alla Cena di Natale è necessario prenotarsi, scrivendo a: paola.melle@ailbologna.it oppure telefonando al numero: 051392066

26 Novembre 2017

di Marco Lombardo

La protezione dei portici al tempo dei debiti

Il 20 settembre, ho avuto il grande piacere di partecipare alla ottava edizione di Insolvenzfest 2019, che anche questo anno, ha scelto Bologna come sede dei propri confronti.

Il tema della nuova edizione è stato dedicato al "Tempo dei debiti". Si chiude così una trilogia di edizioni dedicate ai soggetti, ai luoghi ed ora al tempo.

Nella mia relazione ho affrontato il tema del tempo dei debiti dalla dimensione della sfera pubblica del governo di una Città come Bologna. Il tempo nella relazione tra debito e credito è relativo. Il tempo per il debitore non passa mai e si dilata a dismisura nei secondi che passano tra il chiudere la porta di casa, scendere le scale e guardare la buchetta delle lettere per la paura di trovarvi un’ingiunzione di sfratto. Ovviamente parlo del debitore che vuole onorare il proprio debito; parlo di un soggetto sovraindebitato che si trova nell’impossibilità di adempiere al suo debito. Ma anche il tempo per il creditore si sta trasformando; a volte perché egli stesso può essere a suo tempo creditore e debitore di qualcun’altro. Ma anche perché il decorso del tempo tende ad una velocità enorme fino quasi ad annullarsi nella produzione di interessi. Non è necessariamente il decorrere del tempo a generare interessi: pensiamo solo al fenomeno delle cryptovalute.

Il tempo del debito, riguarda anche e sempre di più, il rapporto con la società: la relazione sociale. La precarietà del tempo in cui viviamo genera isolamento, solitudine, povertà relazionale, che a sua volta provoca una percezione di profonda e costante insicurezza. La precarietà del nostro tempo dipende dai nuovi indebitamenti che sono sempre più legati a beni e servizi essenziali, come la cura della nostra salute, la scolarizzazione dei figli, la cura dei genitori anziani. Non ci indebita più per l’acquisto di beni durevoli (una casa, una macchina), ma per l’acquisto di servizi essenziali. In queste nuove e frustranti forme di indebitamento, si annida la sfiducia verso lo Stato e la politica, che non garantisce la libertà, i diritti e la parità previste dalla nostra Costituzione.

In questo contesto le città possono e devono fare molto e non rassegnarsi a un ruolo di mere erogatrici di beni e servizi. Se gli amministratori pensano che il loro ruolo debba limitarsi all’erogazione di servizi per i cittadini in modo celere, efficace ed efficiente, penso che rischieremo presto di essere sostituiti da qualche algoritmo.

Agli amministratori ed ai decisori politici che governano uno Città spetta il compito di portare avanti una visione di città.

Nelle Città invisibili, Calvino affermava che ogni città possiede un “programma implicito” iscritto nelle proprie pietre e nel proprio spirito civico. A mio avviso, il compito di un amministratore è quello di portare avanti il "programma implicito" di una città. Inteso come un aspetto inciso e insito nel DNA della città stessa; un programma implicito, iscritto nelle pietre dell’urbs e nelle coscienze della Civitas.

Bologna ha un proprio "programma implicito" espresso nelle proprie pietre. Bologna è la città dei portici e non ha caso, è stato deciso di candidarli a patrimonio Unesco. Non solo per contrastare il degrado e la cura delle sue pietre, ma anche per preservare lo spirito dei portici che sono nati per proteggere le persone dalla pioggia e dalle intemperie del tempo, ma che oggi sono chiamate ad assolvere a un ruolo nuovo. Proteggere le persone, al di la della cittadinanza, al di la della loro condizione economica e sociale. Proteggere le persone dalle intemperie del tempo dei debiti!

Per fare ciò è necessario comprendere situazioni e aspetti nuovi dei nostri tempi, come il rapporto tra il tempo dei debiti e il lavoro. Perchè anche tale paradigma sta cambiando. L'equazione consequenziale del passato: lavoro - reddito da lavoro dignitoso è mutata. Oggi non è più necessariamente valida tale equazione, in quanto si può avere un lavoro, si può avere un reddito da esso, ma essere comunque poveri. Per tanto bisogna affrontare il tema della povertà nel mondo del lavoro di oggi. Così come è necessario affrontare il tema dei tassi di occupazione generale e della occupazione femminile. Per fare ciò dobbiamo andare oltre i dati e l'ufficialità sino ad ora assunta e capire cosa accade e cosa sta mutando realmente nel mondo del lavoro di oggi, come per esempio i cambiamenti nel mondo del lavoro digitali, che ancora oggi, nonostante la Carta, ed ad eccezione, di Bologna, continuano a non vedersi riconosciuti anche i diritti e le tutele minime.

L’amministrazione comunale sta portando avanti con la Curia, le associazioni sindacali e le associazioni di impresa, il tema delle disoccupazioni di lunga durata con il progetto Insieme per il lavoro.

Con tale lavoro si è dimostrato che il dialogo e l'ascolto dei bisogni dei lavoratori e delle imprese genera quel matching aziendale che è possibile e produce risultati occupazionali ed inserimenti nel mondo del lavoro.

E' in questo contesto si inserisce la tutela degli invisibili che si inserisce il tema degli organi di composizione della crisi, che grazie alla sinergia e collaborazione con l'Ordine dei Commercialisti e degli Avvocati di Bologna, insieme a Comune e Città Metropolitana di Bologna ed a breve anche insieme a Tribunale di Bologna e CRIF, si è tradotto nella creazione di uno strumento di supporto per i lavoratori come lo Sportello per gli OCC: uno sportello che svolge una funzione di filtro, con funzioni di orientamento ed indirizzo verso gli organi di composizione della crisi, per la risoluzione delle stesse.

Infine, voglio segnalarvi un ultimo recente progetto. INPS per tutti a Bologna. Condividere banche dati, strumenti amministrativi e reti associative per far sì che i benefici previdenziali o quelli legati all’erogazione della pensione di cittadinanza o del reddito di cittadinanza vadano a coprire quelle persone senza dimora che ne avrebbero più bisogno. Ma anche inserire nuove forme di collaborazioni tra INPS e Insieme per il lavoro. Tali iniziative servono a sottolineare che è sicuramente opportuno un reddito di cittadinanza per chi vive situazioni di povertà e difficoltà. Ma da solo questo non basta. Il lavoro non è solo reddito; il lavoro è dignità. E’ possibilità di poter affermare attraverso le proprie competenze e il proprio lavoro, la propria unicità. la propria personalità. Il proprio modo di essere. "INPS per tutti" qui a Bologna non vuole essere solo uno strumento di facilitazione nell’accesso al reddito di cittadinanza, ma anche uno strumento di collegamento con le politiche attive dell’amministrazione per arrivare ad incentivare alla assunzione di persone che ne hanno bisogno, offrendo una reale e concreta opportunità di inserimento occupazionale nel mercato del lavoro.

Questo è ciò che come amministrazione e come politica possiamo fare. Dobbiamo lavorare, supportare e orientare il mondo economico, sociale e del terzo settore a produrre, non solo profitto e dividendi, ma a produrre Valore per la comunità. Generare credito diffuso attraverso la cultura dei beni comuni. Restituire speranza e fiducia in un futuro individuale e collettivo.



15 Settembre 2019

di Marco Lombardo

Da dentro a fuori: sguardi di futuro.


Il 5 novembre abbiamo inaugurato la mostra fotografica "Da dentro a fuori: sguardi di futuro".

La mostra racconta i 5 anni del progetto "Non solo mimosa" a sostegno delle detenute della sezione femminile della casa circondariale di Bologna.


Un ringraziamento speciale a Mariaraffaella Ferri, alla Casa Circondariale, a tutte le associazioni di volontariato ed alle 100 volontarie che hanno dedicato il loro tempo e la loro passione per questo bellissimo progetto che merita di essere conosciuto da tutta la cittadinanza.



7 Novembre 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Sulla vicenda “Mercatone Uno”

La situazione del fallimento della Shernon Holding (ex Mercatone Uno) coinvolge 443 lavoratori dell'Emilia-Romagna di cui 200 nell'area metropolitana di Bologna e si articola in 55 punti vendita, tra cui la sede logistica di San Giorgio di Piano e la sede amministrativa di Imola.

Allargando il tema anche ai 500 fornitori che risultano direttamente coinvolti dal fallimento, la situazione economica di Mercatone Uno rischia di riguarda oltre 10.000 persone. Senza contare che il tema tocca gli interessi dei creditori e dei consumatori finali che hanno pagato per mobili di arredamento che non vedranno mai nelle loro case.

Al di là della barbaria con cui è stata comunicata la chiusura dell'attività ai lavoratori attraverso i social network. Al di là dello stucchevole balletto di responsabilità della politica. Al di là delle polemiche strumentali. Cosa si può e si deve fare oggi per i lavoratori, i fornitori, i creditori, i consumatori finali?

Quali sono le priorità e le urgenze da perseguire?

Certamente un tema centrale è quello di riuscire a mettere in campo, ed è quello che ho fatto sin dal primo istante di questa vicenda insieme all’amministrazione comunale, tutte le azioni possibili che possano cercare di rendere meno pesanti e onerose le conseguenze per chi in questa vicenda rappresenta la parte più debole e fragile della vicenda: le lavoratrici ed i lavoratori.

Proprio per tale motivo come amministrazione comunale, ci siamo impegnati a tracciare una road-maps per identificare la azioni che i soggetti preposti a tale vicenda, primi fra tutti i Commissari avrebbero dovuto compiere antecedentemente. E' stato fondamentale presupposto per garantire la continuità, quella di avere la retrocessione del compendio aziendale che consentisse un esercizio provvisorio dell'attività e l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Ma per fare questo era decisiva la presentazione di un'istanza agli organi competenti per tale fattispecie. E allora perché un Ministro del Lavoro, come Di Maio, è potuto andare i giorni successivi alla chiusura sui media, chiedendo celerità al Tribunale di Bologna, senza che fosse stata fatta istanza? E perché nessuno dall’altra parte è riuscito a controbattere, inchiodandolo alle sue responsabilità di governo? E’ questo il nostro dovere: tutelare le parti più deboli e difendere la verità.

Il Tribunale fallimentare di Bologna non aveva il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione, come più volte e impropriamente richiesto dal Governo nazionale. Bisogna fare chiarezza e ribadire che tale istanza doveva essere fatta dai commissari straordinari e doveva prioritariamente essere messa in campo già nelle primissime ore di tale vicenda, per riuscire ad attivare tutta una serie di tutele a partire dall’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Dopo avere richiesto ai soggetti competenti di compiere le azioni necessarie a sbloccare la fase di stallo nella quale avevano fatto precipitare la situazione, siamo giunti come amministrazione comunale a raccogliere dei primi - significativi, ma non ancora sufficienti - risultati per i lavoratori della Mercatone Uno. In particolare, il 15 giugno, in un incontro con l'attuale presidente dell'INPS, Pasquale Tridico, il tema affrontato e concordato è stato quello dello sblocco del TFR per i lavoratori della Mercatone Uno, attraverso una circolare con un’interpretazione estensiva che riuscisse a dare loro ossigeno in questa fase critica.

Un secondo passaggio importante è stata l’attivazione di un Fondo di crisi, da parte della Regione Emilia-Romagna, per alleviare le difficoltà dei lavoratori rispetto alla morosità incolpevole, nel caso di mutui ed affitti da pagare, in attesa che vengano erogati gli ammortizzatori sociali per la tutela ed il sostegno del reddito dei lavoratori.

Con la nomina dei nuovi commissari straordinari si apre ora una nuova fase per la salvaguardia del patrimonio produttivo e sulle prospettive occupazionali dei lavoratori.

C’è ancora molto da fare, per restituire dignità e prospettiva ai lavoratori della Mercatone Uno: ma loro, come tutti i soggetti coinvolti nei tavoli di crisi aziendali della nostra città, sanno di poter contare sull’impegno costante dell’amministrazione comunale. Il compito e la responsabilità di chi si occupa di lavoro, tanto nelle amministrazioni locali quanto nei livelli di governo nazionale, non è farsi selfie con i lavoratori elargendo vaghe promesse e vuoti proclami. Il nostro compito è quello di monitorare continuamente i tavoli di crisi, evitando che i rischi vengano scaricati sempre sulla parte più debole. Certamente non si guadagna in popolarità, lavorando nell’ombra. Ma si guadagna in credibilità ed in fiducia verso le istituzioni.

Video link con risposta al Question Time, chiarimenti sulla situazione dei lavoratori del Mercatone Uno - Comune di Bologna - Ufficio Stampa

https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

"Grazie Presidente. Ringrazio molto la consigliera Montera per aver posto questa questione che è stata oggetto di ampie discussioni anche nei media nazionali per il clamore della vicenda e soprattutto per le modalità barbare con le quali i lavoratori, i fornitori e i clienti hanno avuto notizia del fallimento. Mi soffermerò brevemente sul tema delle responsabilità che è stato appena accennato, giustamente, dalla consigliera, perché la nostra priorità è quella di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori innanzitutto del territorio bolognese e dei fornitori perché come prima veniva ricordato, 500 fornitori coinvolti significano 10.000 lavoratori dell'indotto. Sul tema della responsabilità sapete che già in altre occasioni in quest'aula ho detto che bisogna essere equilibrati nel riconoscere che ci sono state responsabilità a più livelli. Il Mercatone Uno è entrato in fallimento, in amministrazione straordinaria, dal 2014 e il precedente Governo aveva fatto tre aste, attraverso i commissari precedenti. Tre aste erano andate deserte. A maggio 2018 prima della chiusura definitiva si era presentata come acquirente la holding Shernon, che al suo interno aveva tra l'altro diversi soggetti, ed era stata firmata la vendita, che poi è stata perfezionata dalla firma del ministro del Governo successivo, ma la situazione in qualche modo era di responsabilità del Governo precedente, con due condizioni: da un lato, una iniezione di liquidità e, dall'altro, una clausola di riserva della proprietà in caso di mancato investimento, proprio perché evidentemente già al tempo si aveva qualche dubbio sulla solidità del gruppo.

Cos'è successo in un anno? In un anno, 12 mesi, è successo che la società ha assunto 90 milioni di debiti. Significa più di 6 milioni di euro di debito al mese. Allora, è evidente che, se da una parte c'è stata quella che avremmo definito una "culpa in eligendo", dall'altra parte c'è stata sicuramente una "culpa in vigilando". Perché in 12 mesi, a fronte di una perdita economica così rilevante, avendo la possibilità i commissari di vedere la situazione di cassa dell'azienda, non si capisce come non sia stato fatto valere l'inadempimento! Come mai non sia stata utilizzata la clausola di riserva della proprietà! Come mai non si sia utilizzato il tempo per cercare evidentemente nuovi compratori, perché la decisione del Tribunale di Milano a quel punto era diventata inevitabile!

Ciò premesso, vi invito a riflettere su questo punto. La questione della responsabilità politica di questo Governo e del Governo precedente in quale modo cambia adesso la situazione dei lavoratori? Nessuno.

Ecco perché la nostra preoccupazione deve avere a mio avviso presente tre aspetti: la prima cosa è la garanzia della continuità del reddito. Perché in questo momento questi lavoratori non solo non hanno un reddito, ma non hanno neanche gli ammortizzatori sociali. Non hanno neanche la cassa integrazione. Seconda cosa: chiedere l'esercizio provvisorio e quindi avere una retrocessione della decisione all'amministrazione straordinaria che è presupposto per poter chiedere anche l'applicazione degli ammortizzatori sociali ed è presupposto per cercare di vedere se esistono nuovi acquirenti. Perché dalla chiusura delle serrande quest'azienda rischia di non riprendersi più! Ogni giorno che quelle serrande sono chiuse, l'azienda perde credibilità; perde valore il marchio e diventa più difficile trovare nuovi fornitori e nuovi acquirenti. C'è stato un tavolo regionale al quale ho partecipato, promosso dall'assessora regionale alle attività produttive Palma Costi, che ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e degli amministratori, sindaci e assessori, dei 55 punti vendita che esistono nel nostro territorio dell'Emilia-Romagna, nei quali lavorano più di 400 lavoratori di cui 200 solo nel nostro territorio, con punti vendita ma anche con punti di logistica come quello di San Giorgio di Piano, o punti amministrativi come quello di Imola. Ora, io credo che sia fondamentale, è un presupposto per garantire la continuità, garantire innanzitutto il tema del reddito ma anche una possibilità di riapertura dei punti vendita, quella di avere la retrocessione dell'amministrazione straordinaria che consente un esercizio provvisorio dell'attività. Ma per fare questo è fondamentale che si faccia un'istanza. Il Tribunale fallimentare di Bologna non ha il potere d'ufficio per decidere sulla retrocessione. E allora questa istanza chi la deve fare? La devono fare i commissari straordinari individuati dal Mise e a loro chiedo: è stata fatta questa istanza al Tribunale di Bologna o no? Perché se non è stata fatta non ha alcun senso che il Ministro del Lavoro chieda l'intervento del Tribunale con celerità. La domanda è stata posta dal curatore fallimentare individuato dal Tribunale di Milano? Con l'autorizzazione del giudice delegato del Tribunale fallimentare perché la decisione è stata fatta dal Tribunale fallimentare di Milano? Queste istanze sono state poste oppure no? Se non abbiamo una consapevolezza di questo, è inutile chiedere un'accelerazione al Tribunale di Bologna. E ci dobbiamo rendere conto che questa è una cosa da fare immediatamente, perché se non si retrocede all'amministrazione straordinaria, tutto quello di cui parliamo è un presupposto che non potrà mai verificarsi. E allora che cosa rimane che può fare un'amministrazione locale, un tavolo come quello regionale? Quello che può fare è innanzitutto ascoltare i lavoratori, ed è per questo che lunedì ci troveremo alla Camera del Lavoro con dei parlamentari del territorio, che ringrazio, e con chiunque voglia ascoltare i lavoratori e le organizzazioni sindacali su questa vicenda. Perché quello che si deve fare in questo momento è ascoltare i lavoratori. La seconda cosa da fare, e la Regione lo sta facendo, è mettere sul piatto il tema della formazione perché evidentemente se non si risolve quel tema avremo un problema di qualificazione e di occupazione per questi lavoratori."


https://www.youtube.com/watch?v=fz89scn20g4

14 Giugno 2019

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Sovraindebitamento: la rete dello sportello pubblico si estende al Tribunale

Lo sportello del Comune di Bologna e della Città metropolitana contro il sovraindebitamento si rafforza e si consolida con la firma del protocollo di intesa da parte del Tribunale di Bologna, dopo quello già siglato con l’Ordine dei commercialisti e revisori contabili e l’Ordine degli avvocati.

In un anno sono state 225 le richieste di appuntamento per l'attivazione dello Sportello di Sovraindebitamento, il servizio gratuito di prima accoglienza al cittadino e di accompagnamento all'avvio della procedura di esdebitazione.

Lo sportello contro il sovraindebitamento rientra tra le misure di contrasto alla povertà messe in atto dal Comune e della Città metropolitana, per ridisegnare l’atlante degli invisibili. I soggetti sovraindebitati e non fallibili sono persone invisibili che non riescono a chiudere i conti con i propri debiti e ripartire. Il nostro compito è quello di evitare che situazioni di difficoltà economica possano trasformarsi in drammi sociali.
Uno dei principali ostacoli all’applicazione della norma istitutiva degli OCC (organismi di composizione della crisi) è dovuto alla mancanza di conoscenza di questo istituto presso i potenziali destinatari.
Tra i principali obiettivi previsti dal protocollo istitutivo dello sportello pubblico vi era quello di rimuovere gli ostacoli burocratici ed economici che non rendevano lo strumento normativi accessibile ai potenziali beneficiari. Lo sportello che si trova negli uffici della città metropolitana svolge un ruolo di filtro per poi indirizzare i potenziali beneficiari ai commercialisti ed agli avvocati per procedere ad un percorso di esdebitazione. L’attività di filtro dello sportello pubblica è gratuita; la funzione di filtro garantisce che possano arrivare agli OCC dei commercialisti e degli avvocati solo coloro che effettivamente possono avvalersi dello strumento normativo (soggetti non fallibili, consumatori ed altre ipotesi previste dalla normativa) con una riduzione dei tempi e dei costi del procedimento.
la natura pubblica dello sportello consente inoltre di costruire una rete di protezione che eviti che questi soggetti particolarmente fragili possano finire nelle mani di società di esdebitazione che compiono truffe ed attività di vero e proprio sciacallaggio nei confronti di chi si trova in una situazione di forte difficoltà.
la firma del protocollo con il Tribunale estende la rete pubblica di protezione contro il sovraindebitamento, consolida e rafforza lo strumento che mira ad arrivare all’omologazione dei piani di esdebitazione, in modo da consentire un equilibrato contemperamento degli interessi dei creditori con l’interesse del debitore di chiudere le proprie pendenze e provare a ripartire.

Per maggiori informazioni 👉https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Engine/RAServePG.php/P/2843210010101/0/L/0

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

Unknown-9092850088-d5472ec6-62d0-422d-8845-cea9e4ea914c                 La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 Novembre 2017

di Marco Lombardo

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

1 Maggio a Bologna

https://www.informazionesenzafiltro.it/bologna-vera-capitale-del-lavoro/

30 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Un Albero di Natale con le sciarpe sospese nel cuore di Bologna

sciarpe-appese_800_600-495x400   Avete notato negli ultimi giorni che c’erano sciarpe in città? Non erano state dimenticate. Erano donate, con un biglietto o che spiegava il senso del dono. Si tratta di una lodevole iniziativa, le “sciarpe sospese” promossa dai Guardian Angels di Bologna in collaborazione con associative attive in Città come Re-use with love. In sostanza si tratta di riprendere la tradizione del caffè sospeso in uso a Napoli per donare una sciarpa ai senza tetto presenti sul nostro territorio. Come ci ricorda da ultimo, il report del 2017 della Caritas sulla povertà, si tratta in gran parte di persone di nazionalità italiana, in genere di età adulta, che hanno perso il lavoro e si trovano senza fissa dimora, che vivono ai margini della nostra società, in situazione di estrema fragilità. Voglio essere chiaro. Non è con il dono di una sciarpa che si può risolvere un tema così delicato come la lotta contro le povertà. Ma questa misura, che vuole aggiungersi e non sostituirsi ad altre azioni amministrative più sistematiche come il Piano Freddo ed il Piano Casa, può costituire un messaggio simbolico di solidarietà, tanto semplice quanto efficace. Non a caso, il clamore mediatico di questa vicenda ha attratto l’attenzione di giornali europei, dall’Austria alla Polonia. Ed anche la mia curiosità nei confronti dell’iniziativa e nei confronti dei Guardian Angels, movimento internazionale nato nel 1979 in Nord America, che nella realtà bolognese ha siglato Patti di collaborazione con alcuni quartieri del nostro territorio con iniziative rivolte alla lotta al degrado, alla sicurezza ed alla solidarietà. A questo proposito, visto anche l’approssimarsi delle festività natalizie, credo che sarebbe un segnale simbolico ma importante di attenzione, se addobbassimo un Albero di Natale con sciarpe appese dentro il Cortile di Palazzo d’Accursio, destinate ai senza tetto, perché il cuore della casa dei cittadini bolognesi sia aperto a tutti i cittadini, soprattutto ai meno fortunati. Mi auguro che tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, possano dare il proprio contributo all’iniziativa delle sciarpe sospese e mi farò portavoce insieme agli organizzatori delle “sciarpe sospese” di questa richiesta all’assessore Barigazzi perché a sua volta possa procedere con il cerimoniale del Comune al fine di concretizzare questa iniziativa di solidarietà nel cuore della casa comunale in vista del prossimo Natale. Di seguito è disponibile il testo dell’intervento, tramite link è inoltre consultabile il relativo comunicato stampa. cs_is Marco Lombardo_20 11 2017

21 Novembre 2017

di Marco Lombardo

Caro Matteo, proprio non ti seguo.

Caro Matteo, proprio non ti seguo.
Sono stato uno di quelli che ti ha sostenuto quando volevi cambiare il PD, rinnovarlo nelle persone e nei metodi.
Spingendo il carro, senza salirci sopra, a differenza di altri che erano alla ricerca di un posto al sole.
Quando hai avuto la possibilità di cambiare il PD, non l’hai fatto.
Hai mantenuto le oligarchie territoriali ed hai preferito concentrarti sull’ azione di Governo. Così facendo, hai tradito la promessa di cambiamento nel partito che avevi rappresentato.

Ho smesso di seguirti quando, dopo la dolorosa sconfitta del referendum, ti sei avvitato in una continua scommessa personale, su te stesso, trascinandoti dietro un partito ed un Paese.

Non farò mai parte di quelli che gioiscono per la tua uscita. Dispiace sempre quando un compagno di strada, col quale hai fatto un pezzo di cammino assieme, decide di salutarti ed andare via.

Però una cosa mi sento il dovere di dirtela.
Avrei potuto capire una scissione su questioni valoriali, identitarie o di principio.
Avrei potuto capire una scissione su una scelta fondamentale come fare il Governo oppure no. Ma una scissione strategica, pensata e costruita a tavolino, il giorno dopo l’incasso dei ruoli nel Governo, per farti una tua good-company e magari lasciare a presidio del Pd la tua bad-company nella speranza recondita di tornarne un giorno alla guida, proprio no.

Avevi due strade davanti: non hai scelto la meno battuta. Hai scelto una scorciatoia.
Così non è una scelta di coraggio.
Il coraggio si sceglie col cuore.
E’ una scelta di comodo e di interesse che non condivido e che non penso possa condividere quel popolo del partito democratico che, insieme a me, ti aveva sostenuto alle primarie.

Il PD ha bisogno di essere riformato. Non abbandonato.

Davanti al pericolo delle destre, con un Governo appena nato e le elezioni regionali alle porte, di tutto c’era bisogno tranne che di divisioni.
La storia insegna una cosa semplice ed elementare. Quando la sinistra si divide non fa altro che fare il gioco della destra.



29 Agosto 2019

di Marco Lombardo

Sovraindebitamento: la rete dello sportello pubblico si estende al Tribunale

Lo sportello del Comune di Bologna e della Città metropolitana contro il sovraindebitamento si rafforza e si consolida con la firma del protocollo di intesa da parte del Tribunale di Bologna, dopo quello già siglato con l’Ordine dei commercialisti e revisori contabili e l’Ordine degli avvocati.

In un anno sono state 225 le richieste di appuntamento per l'attivazione dello Sportello di Sovraindebitamento, il servizio gratuito di prima accoglienza al cittadino e di accompagnamento all'avvio della procedura di esdebitazione.

Lo sportello contro il sovraindebitamento rientra tra le misure di contrasto alla povertà messe in atto dal Comune e della Città metropolitana, per ridisegnare l’atlante degli invisibili. I soggetti sovraindebitati e non fallibili sono persone invisibili che non riescono a chiudere i conti con i propri debiti e ripartire. Il nostro compito è quello di evitare che situazioni di difficoltà economica possano trasformarsi in drammi sociali.
Uno dei principali ostacoli all’applicazione della norma istitutiva degli OCC (organismi di composizione della crisi) è dovuto alla mancanza di conoscenza di questo istituto presso i potenziali destinatari.
Tra i principali obiettivi previsti dal protocollo istitutivo dello sportello pubblico vi era quello di rimuovere gli ostacoli burocratici ed economici che non rendevano lo strumento normativi accessibile ai potenziali beneficiari. Lo sportello che si trova negli uffici della città metropolitana svolge un ruolo di filtro per poi indirizzare i potenziali beneficiari ai commercialisti ed agli avvocati per procedere ad un percorso di esdebitazione. L’attività di filtro dello sportello pubblica è gratuita; la funzione di filtro garantisce che possano arrivare agli OCC dei commercialisti e degli avvocati solo coloro che effettivamente possono avvalersi dello strumento normativo (soggetti non fallibili, consumatori ed altre ipotesi previste dalla normativa) con una riduzione dei tempi e dei costi del procedimento.
la natura pubblica dello sportello consente inoltre di costruire una rete di protezione che eviti che questi soggetti particolarmente fragili possano finire nelle mani di società di esdebitazione che compiono truffe ed attività di vero e proprio sciacallaggio nei confronti di chi si trova in una situazione di forte difficoltà.
la firma del protocollo con il Tribunale estende la rete pubblica di protezione contro il sovraindebitamento, consolida e rafforza lo strumento che mira ad arrivare all’omologazione dei piani di esdebitazione, in modo da consentire un equilibrato contemperamento degli interessi dei creditori con l’interesse del debitore di chiudere le proprie pendenze e provare a ripartire.

Per maggiori informazioni 👉https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Engine/RAServePG.php/P/2843210010101/0/L/0

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Lavoro, imprenditorialità e creatività

21 Marzo Il 21 Marzo, BolognaFutura ha promosso un'iniziativa sul tema della womeneconomics, con la partecipazione di Irene Tinagli - Economista, Deputata PD e firmataria DDL "lavoro agile", Elisabetta Gualmini - Vice Presidente e Assessore Welfare Regione Emilia-Romagna, Alessandro Alberani - Segretario CISL Bologna, Francesca Ferrazzi - imprenditrice settore moda, Marco Lombardo - Coordinatore Bologna Futura Elena Giannino - Commissione FEDERMANAGER Minerva Bologna. Potete rivedere tutti gli interventi video dei relatori qui e la mia sintesi conclusiva a Francesco Pierantoni qui.  

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Globologna: il mondo sotto le due Torri

Si ha paura di ciò che non si conosce.

Per questo la conoscenza e la cultura sono gli investimenti più preziosi per combattere le paure e le insicurezze.

GLOBOLOGNA è la prima rassegna di incontri promossa dall'Associazone GEOPOLIS, in collaborazione con il Comune e l'Università di Bologna per raccontare chi sono i cittadini di Paesi terzi che vivono e risiedono a Bologna, far conoscere la storia, la geografia, la geopolitica e l'attualità di questi Paesi, descrivere i cambiamenti del fenomeno migratorio che ha interessato la comunità di riferimento, il livello di integrazione, le criticità che rimangono da affrontare per migliorare l'inclusione e favorire un nuovo protagonismo delle diaspore presenti nella nostra città.  Inoltre, iniziative come questa vogliono rappresentare un tentativo di andare oltre la logica del classico gemellaggio tra città e si vuole iscrivere nel senso più compiuto di portare avanti progetti per favorire una reale e proficua cooperazione internazionale. Promuovendo attività condivise di pianificazione urbana, di promozione delle attività di partecipazione cittadina, oltre che imparare a gestire i flussi migratori e sviluppare l’economia locale sostenendo le start-up. Anche queste sono politiche che una amministrazione comunale deve porre al centro della propria agenda, con consapevolezza, coraggio e ascolto reciproco dei propri cittadini.

Conoscere per conoscersi.

Con il supporto della cultura e delle competenze si possono sfatare falsi miti e abbattere i pregiudizi. Tutto diventa più semplice e possibile in una città come Bologna che da sempre, anche senza mare, rappresenta storicamente un vero e proprio "Porto dell’accoglienza" e un modello di integrazione e di unità, delle e nelle diversità delle comunità che la vivono e che contribuiscono quotidianamente alla sua crescita e al suo futuro sostenibile e inclusivo.

Gli appuntamenti si svolgono presso il Centro Zonarelli (via Sacco n. 10) e seguono un format comune che dopo le presentazione dei dati statistici della presenza della comunità straniera nell'area metropolitana bolognese apre un focus di discussione sul Paese di riferimento, con gli interventi dei relatori al termine dei quali si apre un dibattito con il pubblico. Le serate si concludono con un piccolo buffet offerto dall'associazione straniera del Paese oggetto della serata.

Il primo appuntamento ha visto protagonista il Marocco e gli interventi di Michele Brignone della fondazione Oasis, Fatima Mochrik, sindacalista della Cisl di Bologna, Brahim Maarad giornalista di Agenzia Italia che ha recentemente seguito la delegazione marocchina che ha accolto la visita di papa Francesco, di Hajiba Radouan della associazione Almi e Fausto Amelii del Centro Zonarelli.

Il tutto moderato da Federico Petroni di Geopolis e un mio saluto volto a ribadire la centralità  e l'importanza, per il Comune di Bologna, di queste iniziative di integrazione.

Prossimo appuntamento sarà il 16 Maggio e parleremo di Cina, con tante testimonianze tra le quali quella del prof. Antonio Fiori dell'Università di Bologna, del dr. Giorgio Cuscito di Limes - Rivista Italiana di Geopolitica e con il supporto del Collegio di Cina e le testimonianze dei nuovi bolognesi provenienti dalla terra del Sol Levante.

#Globologna #BolognaSenzaMuri

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

La Giornata del Lavoro Agile ed il Protocollo d’intesa sullo Smart-Working

ll 24 Ottobre si è svolta a Bologna la Giornata Nazionale del Lavoro Agile (Smart-Working). Siamo molto contenti che la nostra città sia stata il palcoscenico nazionale per un evento che è stata l'occasione per fare il punto sulla situazione del lavoro agile nel nostro Paese e per avviare nuove progettualità utili a contribuire alla diffusione della cultura sul lavoro agile, sia nel settore pubblico, sia nel settore privato.

Lo smart working non è il lavoro da casa o il telelavoro. Il lavoro agile è una modalità di esecuzione della prestazione di lavoro subordinato che presuppone un accordo tra il lavoratore ed il  datore di lavoro, senza vincoli di orario. Entro il 2020, almeno 10% del personale della PA dovrà lavoratore in modalità di smart working.

Il lavoro agile si fonda su un modello organizzativo ed una cultura manageriale orientata ad obiettivi da raggiungere, più che alla quantità di ore di lavoro da fare. Alla progettualità più che alla procedura. Alla cooperazione ed alla collaborazione più che alla competizione. Al work-life balance ed alla conciliazione dei tempi di vita con tempi di lavoro più che alla dedizione completa della propria esistenza ai tempi del lavoro.

L'Unione europea sostiene il lavoro agile come approccio all'organizzazione del lavoro basato su una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione che consente al lavoratore di gestire il proprio orario di lavoro, nel limite massimo stabilito dalla legge e dai contratti nazionali. 

Il lavoro agile non è solo uno strumento che utilizza la tecnologia per l'esecuzione della prestazione lavorativa, ma un cambio di paradigma culturale nell'organizzazione del lavoro.

Non bisogna avere paura delle tecnologie, ma conoscerne le opportunità ed i rischi.

Tra le opportunità legate alla diffusione dello Smart working risultano certamente la possibilità di favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro ed i tempi di vita privata, la possibilità di una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il miglioramento della sicurezza sul tavolo, la tutela ambientale dovuta all’abbattimento delle emissioni inquinanti dovute agli spostamenti dei lavoratori verso il luogo di lavoro, la possibilità di favorire l’accessibilità e gli inserimenti lavorativi delle persone disabili. Tra i rischi figura certamente la possibilità di un abuso di forme di flessibilità che possano portare ad una disponibilità permanente del tempo dei lavoratori. Ad oggi, la maggioranza dei lavoratori europei dichiara di lavorare o aver lavorato regolarmente anche fuori dall'orario lavorativo. Bisogna essere consapevoli del rischio che il lavoro agile possa portare a forme di abuso, opponendosi alla tentazione di passare dal controllo dei lavoratori attraverso la presenza fisica nei luoghi di lavoro, ad una cultura della disponibilità permanente, attraverso la connessione continua. Per questo, nella “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali” firmata a Bologna abbiamo riconosciuto espressamente il "diritto alla disconnessione", al fine di evitare l'abuso di forme di lavoro flessibile.
In questo nuovo percorso, la presenza delle organizzazioni sindacali per accompagnare la transizione del modello organizzativo del lavoro, senza disperdere il patrimonio dei diritti acquisiti con lo statuto dei lavoratori, sarà prezioso e necessario, anche al fine di aggiornare il catalogo dei diritti dei lavoratori, nel mutato contesto economico e sociale.

Per riassumere tutto in poche parole semplici, la sfida culturale che abbiamo davanti è quella di promuovere una cultura del lavoro che sia orientata a misurare la qualità del lavoro più che la quantità delle ore lavorate.  

Il Comune di Bologna, insieme alla Regione Emilia Romagna ed alla Città Metropolitana, è stato tra i primi in Italia a sperimentare lo smart-working nella pubblica amministrazione, attraverso il progetto VeLa.

Con la giornata nazionale del Lavoro Agile abbiamo voluto portare a sistema la nostra esperienza, condividerla con quella di altri territori e rendere tutto questo un patrimonio comune di conoscenza, nella convinzione che lo smart-working possa diventare un fattore abilitante per liberare il potenziale umano e tenere insieme un'idea di sviluppo che coniughi la sostenibilità ambientale con quella sociale.

Non possiamo pensare all’economia circolare come migliore utilizzo del ciclo di vita dei prodotti, se poi non teniamo in debita considerazione gli aspetti sociali legati alla tutela dei cicli di vita delle persone.

Il compito dell'amministrazione pubblica è quello di orientare il nostro modello di sviluppo dalla produttività alla produzione di valore. Dalla competizione alla collaborazione. Dall'efficienza del modello organizzativo al benessere individuale e collettivo. Dall'organizzazione dell'ufficio all'accessibilità ed alla condivisione dello spazio di lavoro.

Non sono solo sfumature tecnologiche e lessicali.

Sono cambiamenti imprenditoriali, manageriali, amministrativi e politici che ci indicano l'orrizzonte di una nuova sfida culturale.

A conclusione dell’iniziativa, abbiamo firmato un accordo di intesa “SMART-BO” per promuovere lo sviluppo del lavoro agile nel nostro territorio.

LavoroAgile #SmartWorking #SmartBO



1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Like a Rolling Quad. ‘Liberi di fare, liberi di essere. Progetti di Vita indipendente’

Unknown-10 Negli anni ’60, Ed Roberts fu la prima persona disabile non autosufficiente a laurearsi in Scienze politiche presso l’Università di Berkeley. Il suo alloggio universitario era l’infermeria del campus: l’unico luogo accessibile per ospitare il suo polmone d’acciaio. Ed Roberts con la sua intraprendenza e la sua ostinata forza di volontà è considerato il fondatore del movimento per la Vita indipendente. Altri studenti disabili o non autosufficienti negli anni successivi andarono a vivere con lui nell’ospedale dell’università. Si facevano chiamare “rolling quads”, tetraplegici rotolanti, facendo il verso ai Rolling Stones che negli stessi anni riempivano le piazze con la loro musica libertaria. Il programma per studenti per la disabilità può essere considerato il primo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in un campus universitario americano. Ed una volta finito il lavoro dentro il Campus cominciarono a rivendicare l’accessibilità e la vita indipendente fuori dal Campus. Negli anni 70 il centro per la Vita Indipendente si fondava su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: riconoscere i disabili non oggetti passivi che devono ricevere cura, ma soggetti attivi che devono essere messi nelle condizioni di realizzare la propria personalità nella vita di tutti i giorni. Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film. Invece è storia. Ma è quel tipo di storia che non viene studiata a scuola. Non fa parte della storia delle grandi battaglie per i diritti civili, come Martin Luther King o Nelson Mandela. Sono "gocce di splendore, di umanità, di verità" disperse tra i vicoli della periferia del web. Voglio leggervi un passo di una lettera scritta da Maria Chiara.
“Conoscere le storie di questi attivisti mi avrebbe dato un quadro d’insieme, mi avrebbe fatto rendere conto prima che quella dei disabili è innanzi tutto una lotta per i diritti civili. Ogni bambino disabile dovrebbe poter sfogliare il libro di storia e incontrare lo sguardo di Ed Roberts accanto a quello di Martin Luther King. Per non avere la sensazione di essere sempre il primo: il primo a richiedere un bagno accessibile. il primo a chiedere tutte le ore di assistenza. il primo a pretendere che mettano le rampe in un negozio o in una scuola. Il primo caso di studente con una disabilità grave a voler studiare fuori sede. Per ricordarsi che sta solo continuando un sentiero già tracciato, con amore, determinazione, sacrifici, alti e bassi, confitte e vittorie, dai Rolling Quads ed altri”.
Concludo dicendo che tutti coloro che sono scesi nelle piazze d’Italia ed a Bologna per sentirsi liberi di fare e liberi di essere devono sapere che il compito di chi ha responsabilità istituzionali è quello di accompagnargli in questa battaglia per i diritti civili. La settimana scorsa sono intervenuto sul tema del riconoscimento dei care givers familiari e per chiedere l’istituzione nel Comune di Bologna di un’anagrafe sui progetti di vita indipendente. Un anno fa con altri consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione abbiamo avviato un percorso di mappature delle barriere architettoniche. Ora è arrivato il tempo delle risposte. Ora è il tempo che il Governo nel DDL del Bilancio 2018 attualmente in fase di discussione in Parlamento preveda all’interno del Fondo per la non autosufficienza preveda una quota certa e significativa da destinare ai progetti di vita indipendenti. Ora è il tempo che il Parlamento approvi la legge sui care givers familiari. Ma ciascun livello istituzionale deve fare la propria parte. Ora è il tempo che anche il Comune di Bologna adotti il primo PEBA, trovando nel bilancio comunale di quest’anno risorse sufficienti destinate alla rimozione di tutte le barriere architettoniche, burocratiche, normative, culturali. Sono 8 mesi di tempo che aspettiamo la realizzazione di 3 scivoli in Piazza Maggiore. Tanto. Troppo. La vita delle persone non può aspettare i tempi di vita della politica. Stiamo muovendo i primi passi ma ancora troppo lentamente. Fuori da qui ci sono persone come Maria Chiara, Max, Lendy, Leo, Stefano e tanti altri che non possono più aspettare. Dobbiamo cominciare a correre oltre i nostri limiti. Come i rolling quads. Soggetti attivi che inseguono il loro progetto di vita indipendente. Non soggetti passivi destinatari di cure. Non dimentichiamocelo mai. Articoli di stampa: Repubblica  Comunicato stampa Intervento di inizio seduta

6 Novembre 2017

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Un nuovo atlante del lavoro lungo la via Emilia

https://www.informazionesenzafiltro.it/un-nuovo-atlante-del-lavoro-lungo-la-via-emilia/

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

In piazza con la Gioventù Federalista Europea

  10 Aprile 2016. Piazza Maggiore, Bologna. Domenica 10 Aprile mi sono unito alla Giovanile Federalista Europea (GFE) che ha organizzato un flash mob in Piazza Maggiore per gridare un sì all'Europa Federale.              

12 Aprile 2016

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Forum Disuguaglianze e Diversità. Bologna c’è!

La Giunta del Comune di Bologna ha assunto l’orientamento di aderire all'Alleanza per la Giustizia sociale proposta dalla Forum Disuguaglianze e Diversità, con particolare riferimento alla proposta:

  • n. 9 “Appalti innovativi per servizi a misura delle persone”, Site Link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-9/
  • n.12 “Minimi contrattuali, minimi legali e monitoraggio partecipato” e alla proposta, Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-12/
  • n.14 “Quando il lavoro controlla le imprese: più forza ai Workers Buyout” considerando i progetti intrapresi dal Comune di Bologna, con particolare riferimento al Protocollo Appalti del Comune di Bologna e protocolli di sito ad essi collegati, alla Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano e alle azioni volte a promuovere partecipazione strategica e autonomia dei lavoratori e l’uguale cittadinanza nel governo dell’impresa. Site link: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/proposte-per-la-giustizia-sociale/proposta-n-14/ 

Il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), mette insieme le conoscenze dei mondi della ricerca e della cittadinanza attiva. Esso ritiene che non ci sia nulla di ineluttabile nelle disuguaglianze: se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo.

Un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di emancipazione che accresca la giustizia sociale.

Questo convincimento spiega l'obiettivo generale: “produrre, promuovere e influenzare proposte per l’azione collettiva e per l’azione pubblica che favoriscano la riduzione delle disuguaglianze e la giustizia sociale, secondo l’indirizzo dell’articolo 3 della Costituzione”. E spiega la scelta di costruire un gruppo di proposte per la giustizia sociale, ispirate dall'analisi e dalle idee di Anthony Atkinson.

Le 15 proposte presentate nel Rapporto, e le tre recepite dal Comune di Bologna, si concentrano sulle disuguaglianze di ricchezza, privata e comune.

Esse mirano a modificare i principali meccanismi che determinano la formazione e la distribuzione della ricchezza: il cambiamento tecnologico, la relazione fra lavoratori e lavoratrici e chi controlla le imprese, il passaggio generazionale della ricchezza stessa.

Site Link Sintesi 15 Proposte:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2019/04/Sintesi-web-full.pdf

Visita il mio canale YouTube e guarda il mio intervento al Forum DD: 

https://youtu.be/4N7z508WGI0

#ForumDD #BolognaèilMotivo #Diritti #StopDisuguaglianze  

 

18 Maggio 2019

di Marco Lombardo

La Giornata del Lavoro Agile ed il Protocollo d’intesa sullo Smart-Working

ll 24 Ottobre si è svolta a Bologna la Giornata Nazionale del Lavoro Agile (Smart-Working). Siamo molto contenti che la nostra città sia stata il palcoscenico nazionale per un evento che è stata l'occasione per fare il punto sulla situazione del lavoro agile nel nostro Paese e per avviare nuove progettualità utili a contribuire alla diffusione della cultura sul lavoro agile, sia nel settore pubblico, sia nel settore privato.

Lo smart working non è il lavoro da casa o il telelavoro. Il lavoro agile è una modalità di esecuzione della prestazione di lavoro subordinato che presuppone un accordo tra il lavoratore ed il  datore di lavoro, senza vincoli di orario. Entro il 2020, almeno 10% del personale della PA dovrà lavoratore in modalità di smart working.

Il lavoro agile si fonda su un modello organizzativo ed una cultura manageriale orientata ad obiettivi da raggiungere, più che alla quantità di ore di lavoro da fare. Alla progettualità più che alla procedura. Alla cooperazione ed alla collaborazione più che alla competizione. Al work-life balance ed alla conciliazione dei tempi di vita con tempi di lavoro più che alla dedizione completa della propria esistenza ai tempi del lavoro.

L'Unione europea sostiene il lavoro agile come approccio all'organizzazione del lavoro basato su una combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione che consente al lavoratore di gestire il proprio orario di lavoro, nel limite massimo stabilito dalla legge e dai contratti nazionali. 

Il lavoro agile non è solo uno strumento che utilizza la tecnologia per l'esecuzione della prestazione lavorativa, ma un cambio di paradigma culturale nell'organizzazione del lavoro.

Non bisogna avere paura delle tecnologie, ma conoscerne le opportunità ed i rischi.

Tra le opportunità legate alla diffusione dello Smart working risultano certamente la possibilità di favorire la conciliazione tra i tempi di lavoro ed i tempi di vita privata, la possibilità di una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il miglioramento della sicurezza sul tavolo, la tutela ambientale dovuta all’abbattimento delle emissioni inquinanti dovute agli spostamenti dei lavoratori verso il luogo di lavoro, la possibilità di favorire l’accessibilità e gli inserimenti lavorativi delle persone disabili. Tra i rischi figura certamente la possibilità di un abuso di forme di flessibilità che possano portare ad una disponibilità permanente del tempo dei lavoratori. Ad oggi, la maggioranza dei lavoratori europei dichiara di lavorare o aver lavorato regolarmente anche fuori dall'orario lavorativo. Bisogna essere consapevoli del rischio che il lavoro agile possa portare a forme di abuso, opponendosi alla tentazione di passare dal controllo dei lavoratori attraverso la presenza fisica nei luoghi di lavoro, ad una cultura della disponibilità permanente, attraverso la connessione continua. Per questo, nella “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali” firmata a Bologna abbiamo riconosciuto espressamente il "diritto alla disconnessione", al fine di evitare l'abuso di forme di lavoro flessibile.
In questo nuovo percorso, la presenza delle organizzazioni sindacali per accompagnare la transizione del modello organizzativo del lavoro, senza disperdere il patrimonio dei diritti acquisiti con lo statuto dei lavoratori, sarà prezioso e necessario, anche al fine di aggiornare il catalogo dei diritti dei lavoratori, nel mutato contesto economico e sociale.

Per riassumere tutto in poche parole semplici, la sfida culturale che abbiamo davanti è quella di promuovere una cultura del lavoro che sia orientata a misurare la qualità del lavoro più che la quantità delle ore lavorate.  

Il Comune di Bologna, insieme alla Regione Emilia Romagna ed alla Città Metropolitana, è stato tra i primi in Italia a sperimentare lo smart-working nella pubblica amministrazione, attraverso il progetto VeLa.

Con la giornata nazionale del Lavoro Agile abbiamo voluto portare a sistema la nostra esperienza, condividerla con quella di altri territori e rendere tutto questo un patrimonio comune di conoscenza, nella convinzione che lo smart-working possa diventare un fattore abilitante per liberare il potenziale umano e tenere insieme un'idea di sviluppo che coniughi la sostenibilità ambientale con quella sociale.

Non possiamo pensare all’economia circolare come migliore utilizzo del ciclo di vita dei prodotti, se poi non teniamo in debita considerazione gli aspetti sociali legati alla tutela dei cicli di vita delle persone.

Il compito dell'amministrazione pubblica è quello di orientare il nostro modello di sviluppo dalla produttività alla produzione di valore. Dalla competizione alla collaborazione. Dall'efficienza del modello organizzativo al benessere individuale e collettivo. Dall'organizzazione dell'ufficio all'accessibilità ed alla condivisione dello spazio di lavoro.

Non sono solo sfumature tecnologiche e lessicali.

Sono cambiamenti imprenditoriali, manageriali, amministrativi e politici che ci indicano l'orrizzonte di una nuova sfida culturale.

A conclusione dell’iniziativa, abbiamo firmato un accordo di intesa “SMART-BO” per promuovere lo sviluppo del lavoro agile nel nostro territorio.

LavoroAgile #SmartWorking #SmartBO



1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Carta di Bologna: “Standard uguali per tutti”

Come ricorderete, il 30 Maggio 2018 è stata firmata la Carta di Bologna, il primo accordo europeo sulla gig economy nel settore del delivery food.

( leggi e condividi il testo integrale della Carta)

 

In questo anno di vita oggi, la Carta di Bologna ha già raggiunto traguardi impensabili, primo fra tutti è riuscita a: squarciare il velo di ignoranza sulle condizioni di lavoro dei riders e promuovere una riflessione sulla cultura del lavoro digitale in Italia.

La video sintesi del nostro lavoro fino ad oggi:

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/vb.753742958/10156975692762959/?type=3

Sono stati e sono tantissimi i riscontri sui media nazionali. L'ultimo articolo apparso sulle pagine de "Il Sole 24 Ore", nella sezione Lavoro, mercoledì 8 maggio, ha dedicato un approfondimento sul tema dei riders e dei gravi ritardi e ingiustificabili rinvii che il Governo sta continuando ad accumulare e perpetrare, nel regolamentare la materia - e di conseguenza negare  - i diritti di questi lavoratori digitali.

La mia proposta, che riporto e spiego sul Sole 24 Ore, è realistica e possibile:

Estendiamo la Carta di Bologna a tutte le città italiane!

Come?

Il disegno di legge presentato in Parlamento recepisce tutti i diritti e gli standard minimi di tutela previsto dalla Carta di Bologna: basta adottarla con il voto della maggioranza dei parlamentari e farla diventare legge!

In alternativa, il Governo potrebbe semplicemente recepire ed estendere con decreto legge, la Carta di Bologna. Così facendo, si potrebbero riconoscere a tutti i riders/drivers in tutta Italia i medesimi diritti, standard minimi di tutela e allo stesso tempo,  si obbligherebbero a rispettare le regole - basilari e di civiltà - ai principali marchi delle consegne a domicilio, che ancora oggi, non hanno sottoscritto la Carta di Bologna, perseverando così nel dumping sociale e nella negazione dei diritti nei confronti dei loro lavoratori.

Non servono vuote promesse o proclami: servono azioni concrete e inmediate!

Vogliamo pertanto rilanciare la sfida  e rendere l'obiettivo ancora più ambizioso, ma assolutamente doveroso!

Estendiamo la Carta di Bologna in tutta Italia per ribadire che un Comune può aprire spazi di contrattazione metropolitana nella Gig economy. Estendiamola a tutte le piattaforme digitali, facendo leva sul consumo responsabile.
Estendiamola alle altre Città, proponendo standard uniformi di tutela dei riders in tutta l’Italia.
Estendiamola ad altri settori del lavoro digitale, oltre al delivery-food, perché i lavoratori della Gig economy senza diritti e senza tutele purtroppo non sono solo i riders, ma sono molti, molti di più.
Noi stiamo cercando di mettercela tutta, ma ora tocca anche a voi. 
A ciascuno di voi il compito di portare avanti questa battaglia di civiltà in tre semplici azioni più una nuova:

Condividete il testo della Carta. Chiedete alle vostre Città di adottarla,  Informatevi ed informate i pubblici esercizi ed i consumatori finali. Monitora e Sottostieni la proposta di legge del Partito Democratico https://www.wired.it/economia/lavoro/2019/05/07/rider-fattorini-legge-pd/?refresh_ce= e facciamo in modo che il Parlamento italiano adotti una legge che riconosca e protegga i diritti dei lavoratori digitali!

Pedaliamo tutti insieme sulla strada dei diritti!

#CartadiBologna #GigEconomy#Riders

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

Le buone notizie in viaggio fanno tappa a Bologna

L’inserto del Corriere della Sera (Buone Notizie in viaggio) interamente dedicato a Bologna

Le #buonenotizie in viaggio: l’inserto del Corriere della Sera ha fatto tappa a Bologna, raccontando le tante preziose esperienze di solidarietà ed innovazione sociale che operano e vivono quotidianamente nel nostro territorio.

Dal palco dell’ Antoniano ho ricordato, nel mio intervento, come l’Amministrazione comunale abbia scelto di attuare la Riforma del Terzo Settore, con azioni concrete in tema di spazi ed inclusione lavorativa, individuando nella co-progettazione e nella rendicontazione sociale il metodo ordinario di lavoro con il Terzo settore
Sul palco dell'Antoniano insieme al Prof. Stefano Zamagni e Teresa Marzocchi
Dal palco abbiamo lanciato un appello al Governo perché renda finalmente operativa la riforma e liberi tutte le energie positive del #Terzosettore
Il piccolo coro dell'Antoniano
L’articolo del Corriere della Sera

19 Marzo 2019

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

I care-givers familiari: l’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti

images-1In Emilia-Romagna vi sono circa 300.000 persone che quotidianamente si prendono cura di un familiare disabile o non autosufficiente. Un articolo del giornale Repubblica dello scorso 28 ottobre richiama l’allarme lanciato dalla vice presidente della Regione ER, Elisabetta Gualmini. ‘Servono una legge nazionale ed un fondo ad hoc‘. Ritengo che questo appello vada raccolto e rilanciato dai banchi del consiglio comunale di Bologna. In diverse occasioni questo consiglio comunale ha inteso sollecitare il parlamento italiano a concludere l’iter legislativo per provvedimenti importanti, segnalando la sensibilità dell’opinione pubblica verso taluni provvedimenti. Penso, da ultimo, agli ordini del giorno approvati in comune per chiedere l’approvazione di una legislazione sulla nuova cittadinanza. Ugualmente, ritengo che sia utile ed urgente l’approvazione del disegno di legge che ormai da oltre due anni giace in Parlamento, sul riconoscimento dei care givers familiari. Con il termine care givers si intende fare riferimento a chi volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza per motivi di età, disabilità o malattia. Quando parliamo di una vita dedicata alla cura dei propri cari o dei propri familiari stiamo parlando di una condizione di abnegazione tale da impattare nella vita lavorativa e relazionali della persona che presta l’attività di cura. Vi segnalo solo due dati: il carico assistenziale è talmente gravoso che il 10% dei care givers è costretto a chiedere il part-time o il telelavoro ed il 66% è costretto a lasciare il lavoro. Come dimostrano la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia, la protezione del lavoro e la discriminazione diretta non deve riguardare solo le persone disabili, ma anche i familiari e coloro che ne hanno cura. Il testo di legge introduce un riconoscimento normativo dei care givers familiari (art. 2) con norme sulla tutela previdenziale (art. 3), tutela per malattie (art. 4), tutela assicurativa (art.5), tutale lavorativa e reddituale (art.6). Ricordo che il riconoscimento dei care givers è ormai una realtà in molti ordinamenti giuridici degli Stati membri (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Grecia). Non ancora in Italia. Anche l’adozione di normative regionali (per esempio, l’Emilia/Romagna nel 2014) possono far poco se non si inseriscono in un quadro normativo nazionale che istituisca fondi ad hoc per la materia. Credo che sia urgente e necessario un segnale politico importante che, partendo dalle amministrazioni locali, faccia capire alle famiglie che non le lasceremo sole. A tal fine, proporrò un’udienza conoscitiva sul tema dei care givers nell’area metropolitana bolognese per coinvolgere associazioni, sindacati, professionisti, parlamentari ed amministratori e prendere le opportune decisioni con l’auspicio di arrivare all’adozione di un ordine del giorno che, come in altre occasioni, vorrei trovasse il pieno coinvolgimento delle forze di maggioranza e di opposizione. Colgo l’occasione anche per annunciare che richiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva sul tema dell’istituzione di un registro dei progetti di vita indipendente. Si tratta di una misura sperimentale introdotta recentemente nel Comune di Reggio Emilia per custodire i desideri di una persona che vive in una situazione di fragilità, laddove vengano meno i propri familiari. Vi sono taluni elementi di criticità su questa proposta, come gli aspetti definitori, l’efficacia del registro e la tutela della privacy, ma anche taluni elementi di propositività che credo vadano conosciuti ed esplorati, nella prospettivita del Dopo di Noi di prossimità di cui in altre occasioni ho avuto modo di parlare in questa Aula. Credo che questi due ulteriori punti siano tasselli di un puzzle più grande che stiamo portando avanti con determinazione con i lavori di quest’aula per approdare celermente al primo Patto di Accessibilità del Comune di Bologna, con il coinvolgimento della Giunta, del consiglio comunale e del Disability Manager. Concludo con una considerazione: il riconoscimento dei care giver familiari è cosa diversa dall’equiparazione ai lavoratori con disabilità. Prendersi cura di un proprio familiare non autosufficiente o disabile è prima di tutto una scelta di amore. Riconoscere le difficoltà dei care givers e non lasciare sole le famiglie di persone disabili non è solo un principio costituzionale di solidarietà che deve orientare l’attività del nostro Stato, ma è un dovere etico e morale di tutta la nostra comunità. Comunicato stampa

30 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

Il reddito di cittadinanza alla prova dei fatti

IL REDDITO DI CITTADINANZA ALLA PROVA DEI NUMERI

Aver istituito una misura per il reddito minimo garantito è sacrosanto.

Avveniva già in quasi tutti i Paesi d’Europa, tranne che in italia ed in Grecia.

Il reddito di solidarietà era stato già istituito nel 2016 in Emilia-Romagna e successivamente in Puglia sotto forma di reddito di solidarietà (RES).

Tardivamente, nel 2018 il Governo di centrosinistra era intervenuto, introducendo una misura universale contro la povertà, come il reddito di inclusione (REI).

Il reddito di cittadinanza (RDC), introdotto dal Governo giallo-verde, ha alzato a 9.360€ la soglia di ISEE del reddito del nucleo familiare, allargando la platea dei potenziali beneficiari.

Dovremmo forse dire che non è una decisione giusta solo perché era la norma bandiera del M5S? O perché l’hanno chiamata reddito di cittadinanza e non RES o REI?

Se non usciamo dalla contrapposizione a prescindere e non entriamo nel merito dei problemi non riusciremo mai a crescere come sistema Paese, come fanno in Germania.

Le critiche semmai non devono andare alla forma dell’atto, ma alla sostanza.

I primi numeri (invero, parziali) ci dicono che nell’area metropolitana bolognese che, è bene ricordare, ha il tasso di disoccupazione più basso d’Italia (oltre al tasso di occupazione femminile più alto d’italia), le richieste valutate finora sono state 5.618. Circa un terzo dei potenziali beneficiari che avevamo stimato.

Di queste, 3.387 sono state le domande accolte e 2.103 quelle respinte ( 37%), con 128 pratiche sotto esame.

Questi numeri ci dicono che sarebbe ingeneroso parlare di flop, ma che la richiesta è oggettivamente più bassa delle aspettative del Governo. Del resto, è tutto da verificare che chi abbia ottenuto il semaforo verde all’erogazione del beneficio, lo riceverà nella sua forma massima (780€) ovvero in forme ridotte come sembrano suggerire alcune auto-dichiarazioni dei cittadini.

Piuttosto sarebbe interessante sapere quali sono i motivi di diniego.

Il timore è che siano stati esclusi dal RDC alcuni cittadini residenti a Bologna che, pur trovandosi in condizioni di bisogno in quanto disoccupati di lunga durata, non rientrano nelle condizioni previste dalla normativa (es. italiani senza fissa dimora, giovani e donne under 35 che vivono con i genitori, immigrati che non hanno la certificazione catastale dei paesi di origine, cittadini europei residenti a Bologna da meno di 10 anni).

Un secondo punto critico riguarda il metodo.

Per capire se il RDC si configura come una misura assistenziale di sostegno al consumo (come sostiene l’opposizione) o come una misura di politica attiva del lavoro (come sostiene il M5S) dovremo aspettare la fase 2.

La riforma pare essere figlia della fretta di far arrivare in tasca i soldi agli italiani prima delle elezioni del 26 maggio. Prima andavano fatti gli investimenti sui centri per l’impiego e sul personale dei servizi, prima andavano assunti e formati i navigator e poi si poteva partire con l’erogazione del reddito di cittadinanza. Non viceversa.

I famosi navigator (dai 6.000 iniziali) saranno 3.000, assunti da Anpal servizi.

A Bologna saranno circa 40. Il navigator che dovrebbe essere il responsabile del matching per offrire occasioni di lavoro ai beneficiari del RDC non è un procacciatore di lavoro.

E’ un assistente tecnico di chi lavora nei centri per l’impiego.

E’ ormai chiaro ed evidente che non saranno operativi prima di settembre perché andranno selezionati e formati.

Senza dimenticare che manca ancora Il software unico e l’incrocio delle banche dati.

Qui c’è il fraintendimento più critico della norma sul RDC. Non esistono imprese che vogliono assumere una persona che non conoscono solo sulla base dell’incrocio fatto dai navigator e solo per beneficiare di una riduzione del costo del lavoro. Nessuno si mette in casa un lavoratore che non conosce. Perché il Governo non consente che i Comuni possano intervenire sul matching e non solo nella redazione dei progetti comunali di pubblica utilità previsti dal patto di lavoro? A Bologna l’incontro tra i bisogni delle persone ed i bisogni delle imprese riusciamo a farlo meglio che nel resto d’Italia. Non c’è bisogno di andare in Mississippi per vedere come si fa il matching aziendale. Basta venire a Bologna e vedere progetti come Insieme per il Lavoro, sostenuto dalla Curia, dal Comune, dalla Città metropolitana, dal board delle imprese e dalle organizzazioni sindacali.

Lasciateci lavorare insieme ai navigator per trasformare una misura di sostegno al consumo in un incentivo per l’assunzione dei disoccupati di lunga durata.

In conclusione, l’errore culturale è quello di schiacciare il tema del lavoro al reddito. Il lavoro non è solo reddito. E’ dignità. E’ possibilità di contribuire al progresso materiale della società, come prevede la nostra Costituzione.

Il reddito da lavoro (quando non è inferiore ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali) rende autonomi e liberi; non il reddito di cittadinanza.

Marco Lombardo

(Assessore al lavoro del Comune di Bologna)

Cfr. Articolo su Repubblica Articolo sul Corriere Articolo sul Resto del Carlino

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

L’unione bancaria europea

Banche, prodotti finanziari e tutela dei risparmiatoriSabato 6 Febbraio insieme a Michele Calzolari, Presidente Assosim, Sabina Porcelluzzi, Segretaria Fisac CGIL Bologna e l'Avv. Marco Palmieri abbiamo discusso dei tre pilastri su cui poggia l'unione bancaria europea.

Il mio intervento integrale

Le conclusioni video

Tutti i video

12 Febbraio 2016

di Marco Lombardo

A pranzo con Marco Lombardo

a pranzo conSabato 30 Aprile appuntamento presso la Trattoria Rosso San Martino, in Piazza San Martino 3/b, per il secondo pranzo di autofinanziamento, insieme ad alcuni amici di Bologna Press Michael Phillips che nelle scorse settimane ha promosso diversi incontri in Città per incoraggiare i cittadini europei residenti in Città da anni ad iscriversi nelle liste elettorali per dire la loro in occasione delle elezioni amministrative di Bologna del 5 Giugno. Menù
  • Rigatoni con ragù di salsiccia pasticciati o penne all'arrabbiata,
  • spezzatino di maiale con patate o insalatona mista con uova sode
A Sabato!

27 Aprile 2016

di Michele Rossi

ChatBot, Intelligenza artificiale e Pubblica amministrazione

Il 6 Giugno il gruppo di PA Social ha analizzato alcune esperienze di applicazione del ChatBot dove l'intelligenza artificiale è stata usata per gestire le relazioni tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini. Ho sempre avuto un atteggiamento curioso e non diffidente per il progresso tecnologico: bisogna sempre studiare ed essere aggiornati per analizzare bene le opportunità ed i rischi.
La pubblica amministrazione deve diventare il sistema operativo del nostro Paese
Ha un ruolo importante non solo nell’erogazione dei servizi, ma anche nella competitività territoriale, come leva per l’economia ed il lavoro. L’importante è che sia sempre orientata al servizio dei cittadini, che sia trasparente ed efficiente. Il ChatBot potrebbe essere interessante da sperimentare negli uffici che devono rispondere continuamente a domande standardizzate degli utenti, producendo un considerevole risparmio di tempo e di risorse. La posizione dei dipendenti potrebbe così cambiare nella formazione del ChatBot, nel controllo dei flussi di informazioni e nella gestione delle problematiche più complesse in cui l’intelligenza artificiale non può sostituirsi alla relazione umana.   

6 Giugno 2018

di Marco Lombardo

UP to Biz 2019

UP to BIZ è l’iniziativa promossa da CNA Bologna, in collaborazione con Banca di Bologna ed il Comune, per promuovere, sostenere ed accompagnare la crescita dell’imprenditoria giovanile.

Per me è una piacevole consuetudine quella di partecipare ogni anno all’edizione di Up to Biz. Quest’anno sette nuove imprese sono “nate” in #UptoBiz, la casa delle #startup di CNA e Banca di Bologna.


Le 7 imprese vincitrici dell’edizione 2019 sono:
➡️ Radoff
➡️ iThalia con la sua @museonapp
➡️ Dress Coders
➡️ Combo
➡️RoomMate
➡️Taldeg
➡️ Lapazio Film

Sono imprese promettenti dal punto di vista economico e dell’innovazione sociale. L’edizione di quest’anno si è caratterizzata per l’eterogeneità dei campi di intervento e dalla forte contaminazione tra tradizione ed innovazione digitale.

Mi piace sottolineare come anche quest’anno siano nate non solo imprese giovanili, ma nuove imprese giovanili femminili. Un elemento di genere che sottolinea una priorità dell’amministrazione comunale nella promozione della cultura imprenditoriale.

Guarda l’intervista 👉https://www.bo.cna.it/news/articolo/up-to-biz-sette-nuove-start-up

1 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Non è mai troppo tardi 2.0

Non è mai troppo tardi 2.0. Che cos'è il digital divide? A cosa servono i Big Data? Come si possono proteggere i propri dati personali dagli Spider? Come si tutelano i brevetti ed i marchi dai Patent Troll? Come la comunicazione sui social media sta cambiando il modo di fare informazione? Ed il modo di fare politica? Queste sono solo alcune delle domande che ho posto insieme ai volontari del Circolo Online del PD Bologna nel quiz-game 'Non è mai troppo tardi 2.0', nei vari incontri promossi nell'area metropolitana di Bologna (Santo Stefano, Zola Predosa, Castel Maggiore ed altri) nel corso del 2013-2015. Un'occasione di intrattenimento e divertimento per tutti (nativi digitali e non!) che vuole essere anche un momento di formazione con brevi interventi di esperti e facilitatori digitali. Ma anche un corso per rendere accessibile il web a chi non ha mai avuto gli strumenti. Un format di infotainment liberamente tratto nel metodo dal gioco 'Il Milionario' e nel merito dall'ultimo libro di Federico Rampini 'Rete Padrona', ma emotivamente ispirato alla trasmissione del grande Alberto Manzi 'Non è mai troppo tardi' che può essere facilmente replicato su tutto il territorio nazionale. Perché per abbattere la diseguaglianza digitale nel nostro Paese non è sufficiente rimuovere le diverse condizioni di accesso alle tecnologie dell'informazione, ma è necessario anche promuovere una cultura digitale per rimuovere le barriere, le paure, i pregiudizi ed essere consapevoli dei rischi e delle opportunità con cui la Rete sta trasformando il mondo del lavoro, il nostro modo di essere ed il nostro modo di entrare in relazione con gli altri.  Alcune infografiche sul digital divide, l'agenda digitale e l'e-government distribuite ai partecipanti agli incontri del 2013/2014/2015.

10 Giugno 2015

di Marco Lombardo

9 Maggio 2019 Festa dell’Europa

Il mio discorso per la Festa dell'Europa.

Il video del mio discorso lo trovi qui:

https://youtu.be/0vLjqpChlCA

https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10157241629382959/

" Il 9 maggio è il giorno dell’Europa, in memoria del discorso di Schuman del 9 maggio 1950. Non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per ragionare sullo stato di salute del processo di integrazione europea, con particolare riguardo al ruolo delle Città.Prima di parlare di Europa, permettetemi anche un breve ricordo ad un altro accadimento che ha attraversato la storia del nostro Paese. Il 9 maggio di più di quarant’anni fa veniva ritrovato Il corpo di Aldo Moro.Fare i conti con questa vicenda dolorosa della nostra storia, significa ricordare che la democrazia, tanto al livello italiano quanto al livello europeo, non può dirsi mai conquistata una volta per tutte. La democrazia vince quando non rinuncia a se stessa, ai principi di civiltà che la sostengono, alla libertà, al rispetto dei diritti. Cercare la verità è sempre un obiettivo primario della democrazia. E la verità è inseparabile dalla libertà. Con questa doverosa promessa vorrei tornare al tema dell’Europa che come tutti voi sapete mi sta molto a cuore, non solo per la delega che mi onoro di ricoprire nella giunta di questa città, ma perché è un ideale al quale ho interamente dedicato la mia vita professionale e politica. La parola Europa deriva dal greco e significa “avere uno sguardo ampio sulle cose”. Oggi avremmo bisogno di riscoprire le radici profonde del processo di integrazione europea perchè abbiamo estremamente bisogno di avere uno sguardo ampio sulle cose, senza seguire la dittatura dell’emergenza o le scadenze elettorali. Il nostro compito oggi deve essere quello di trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa, su cui sinceramente oggi c’è poco di cui festeggiare, in un’occasione per ricoprire il senso di appartenenza alla cittadinanza europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro di noi. Riscoprire la storia di questa appartenenza comune significa ripercorrere le sue cadute ed i suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia scientifica del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Noi abbiamo il dovere di fare un discorso di verità quando parliamo di Europa.Sentiamo spesso dire che l’Europa è un luogo di euro-burocrati, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che i funzionari della Commissione sono meno dei funzionari di grandi città europee come Milano o Barcellona.Sentiamo spesso dire che l’Europa ci ha imposto le regole, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che non può esistere una norma giuridicamente vincolante senza che il nostro Paese abbia espresso il proprio consenso. Attraverso i 73 parlamentari europei eletti dall’Italia che siederanno tra Bruxelles e Strasburgo. Attraverso i Ministri del nostro Governo che siedono al consiglio dei ministri dell’Unione europea. Attraverso la Commissione europea in cui siede sempre un rappresentate italiano che oggi ha il ruolo di vicepresidente.Sentiamo dire che le istituzioni europee comprimono i diritti e le libertà dei cittadini, ma ci dimentichiamo di dire la verità, ovvero che l’ordinamento giuridico europeo è l’unico tra gli ordinamento internazionale a prevedere un organismo giurisdizionale forte ed indipendente come la corte di giustizia che ha il potete di giudicare e condannare gli Stati membri per difendere i diritti e le libertà dei cittadini europei. Non si tratta di contrapporre il sovranismo nazionale al sovranismo europeo. Si tratta di capire come esercitare la sovranità nazionale nel contesto europeo. Potrei a tal proposito citare il discorso del presidente della BCE, Mario Draghi, durante il ricevimento della laurea honoris causa all’universita di Bologna. Mi consentirete sul punto di citare un altro grande europeista, un sindaco di questa città, che avrebbe meritato di diventare presidente del parlamento europeo: Renzo Imbeni il quale aveva dichiarato nel discorso di Lisbona ai giovani che “gli Stati non sono ancora del tutto consapevoli di come il vero esercizio della sovranità nazionale avvenga oggi al livello europeo”. In Europa esistono solo due categorie di Stati: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli. Questo lo ha ricordato qualche settimana fa proprio in questo palazzo, l’ambasciatore tedesco. Credo che sia giusto che le forze politiche davanti alle prossime elezioni europee si confrontino su diverse visioni dell’Europa: tra destra e sinistra. Tra progressisti e conservatori. La dialettica del processo decisionale non deve essere più quella tecnica tra piccoli e grandi Stati, tra l’Europa del Nord e l’Europa del Sud, ma tra diverse famiglie politiche europee. Nella comune consapevolezza che quando parliamo di politica europea stiamo parlando di politica interna e non di politica estera, considerando che oltre il 70% della normativa nazionale non è altro che trasposizione di obblighi che il nostro Stato ha già assunto in sede europea.Per amore della verità usciamo da questa doppia falsità: da un lato, chi dipinge l’europa come matrigna nei confronti dei cittadini nazionali e, dall’'altro, chi difende un europeismo di maniera come se l’Europa fosse un pilota automatico che produce solo cose positive. L’Europa non può essere solo quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Non può essere quella che sacrifica il principio della solidarietà tra gli Stati e dei popoli. Personalmente rimango convinto che sia necessario adottare un nuovo pilastro sociale europea per contrastare il dumping sociale e la concorrenza sleale attraverso regole comuni in materia di lavoro e fiscalità.Per questo mi permetterete di dedicare questa giornata per l’Europa a tutti quei lavoratori che soffrono per la mancanza di regole comuni al livello europeo sulla salvaguardia di standard minimi di tutela. A tutti questi giovani ricercatori ed ai tantissimi giovani che oggi stanno svolgendo un problema Erasmus di studi negli Stati membri dell’Ue. Anche per loro dobbiamo superare il principio del voto all’unanimità con la regola della maggioranza. Anche per loro dobbiamo far prevalere il metodo comunitario su quello intergovernativo. Dobbiamo costruire un’altra Europa rispetto a quella attuale: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Prendiamoci un impegno ed una responsabilità comune: dividiamoci tra schieramenti politici com’è giusto e sano che sia in una democrazia come la nostra, ma nella campagna elettorale europea parliamo di politiche europee, di temi europei, di scelte decisive che faranno i nostri parlamentari europei in tema di ambiente, lavoro, immigrazione, ma non parliamo di politiche nazionali come continuano ostinatamente a fare tutti. Parliamo di Europa e di politiche europee. Solo così riusciremo a far capire agli italiani perché è importante andare a votare il 26 maggio.Su questo come veniva ricordato dai precedenti interventi, le città devono avere un ruolo da protagoniste perché i cittadini europei non vivono negli Stati ma nelle città. La città di Bologna è una città europea per tradizione e vocazione. Basti pensare che l’Erasmus ben prima fosse istituito negli anni ‘80 il programma di mobilità degli studenti, è nato proprio qui a Bologna, come dimostrano gli stemmi degli studenti europei che già secoli fa venivano a studiare nella nostra università. Basti pensare che due Sindaci di Bologna, Guido Fanti e Renzo Imbeni sono stati vicepresidente del Parlamento europeo. Basti pensare che un cittadino bolognese come Romano Prodi è stato presidente della Commissione europea. Basti pensare che il primo giudice italiano donna della Corte di Giustizia, sia una cittadina bolognese come la professoressa Rossi. Senza dimenticarci di Annalisa Boni che prima è intervenuta ed è la presidente di Eurocities, la rete delle città europee. Il Comune di Bologna è tra le amministrazioni più performanti al livello europeo per il reperimento di fondi europei che attualmente, considerando anche i fondi del Pon Metro, ammontano a quasi il 10% dell’intero bilancio comunale. L’anno scorso il Sindaco Virginio Merola annunciò in occasione di questa giornata che avremmo lanciato il primo corso di educazione civica europea, gratuito e diffuso nei quartieri e nelle periferie della città. Oggi possiamo dire che quella promessa è stata mantenuta ed abbiamo coinvolto centinaia di persone, soprattutto giovani, nel primo corso di educazione civica europeo promosso da un Comune italiano, con la fierezza e l’orgoglio di essere stati i primi e, consentitemi di dirlo, con un po’ di rammarico e preoccupazione al pensiero di essere stati gli unici tra le grandi città italiane. Il nostro impegno per l’anno prossimo è quello di prevedere una nuova edizione che coinvolga le scuole, i quartieri, le associazioni dei cittadini e le unioni dei comuni dell’area metropolitana. Perché di educazione civica europea, di conoscenza dello statuto dei diritti e dei doveri della cittadinanza europea, c’è bisogno di parlarne sempre e non solo in prossimità delle elezioni europee. Siamo convinti che Eurocities e la Rappresentanza della Commissione europea saranno anche per le prossime edizioni nostri alleati in un processo culturale ed educativo. Non c’è futuro per l’Europa se non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé” Così cantava una canzone di Giorgio Gaber. Il mio augurio a tutti voi, qualsiasi sia il vostro orientamento politico, è quello di scoprire il fascino dell’appartenenza al cittadino europeo che è dentro a ciascuno di noi. Il fascino dell’appartenenza ad un destino comune di pace e di libertà che è nato, nelle intenzioni dei padri fondatori, per unire non solo Stati, ma popoli e cittadini. Buona festa dell’Europa!

12 Maggio 2019

di Marco Lombardo

L’Atlante degli invisibili

Dopo la sconfitta referendaria del 4 Dicembre che profeticamente preannunciava la sconfitta elettorale del 4 Marzo, mentre da una parte si creavano intorno al "contratto di governo" le condizioni politiche per costruire un nuovo governo, il governo della "doppia minoranza" della Lega e del M5S, dall'altra parte ci si avvitava in una liturgica discussione interna sulla sopravvivenza dei democratici e della sinistra italiana. In un vortice di dichiarazioni, tra richieste di abiure e corse al riposizionamento tattico, quello che al momento è mancato nel dibattito pubblico è l'analisi delle cause profonde che hanno portato gli italiani ad avere risentimento verso il Partito democratico. Al di là dei meriti e dei demeriti dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Al di là dei meriti e dei demeriti della polarizzazione politica determinata da leadership forti, come sicuramente è stata quella di Matteo Renzi capace di attrarre tante simpatie e speranze, quante antipatie e rancori. Quello che è mancato a sinistra è un dibattito sulle cause profonde. Quello che qualcuno chiama la "cognizione del dolore". Non per crogiolarsi nell'atteggiamento auto-consolatorio dell'analisi della sconfitta, ma per capire dove si è sbagliato e da dove si deve ripartire. La causa più profonda della sconfitta, a mio avviso, va oltre la rassicurante dicotomia tra renzismo e antirenzismo. E' non aver capito quanto fuori dai palazzi del governo, negli strati profondi del Paese, fosse montata una rabbia diffusa, la disillusione, uno stato di rassegnazione contro un sistema che produce diseguaglianze. Lo stato permanente di insicurezza collettiva è l'effetto dell'esclusione degli italiani dalle attenzioni e dalle cure di chi aveva la responsabilità di governo. Non ne è la causa. Il Governo è stato percepito dagli italiani che non ce la fanno come il potere delle elité che stanno dalla parte dei vincenti. Dei governanti stessi. Insomma: dalla parte di chi ce la fa. Al più, nell'immaginario collettivo siamo stati percepiti dalla parte dei migranti, ma non dalla parte degli italiani che non ce la fanno. In questo, la narrazione leghista che sposta l'attenzione sugli stranieri è stata comunicativamente abile a mettere i poveri in guerra tra loro, senza che sia stato spiegato agli italiani che quando si mettono i poveri in guerra tra loro significa che ci stiamo tutti dimenticando di combattere la povertà. Per contrastare il senso di disorientamento dei democratici e progressisti, per superare il limbo di una crisi identitaria che, è bene ricordarlo, attraversa la sinistra non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, non basta un nome. E nemmeno un congresso. Ci vuole un pensiero nuovo che affondi le radici in valori antichi come l'umanesimo e la solidarietà. Ciò di cui avremmo bisogno per aggiornare le nostre mappe è disegnare un nuovo atlante. Un atlante dell'invisibile. Non basta volgere lo sguardo di cura e l'attenzione verso chi vediamo tutti i giorni. Bisogna avere il coraggio di scorgere l'invisibile che vive tra le pieghe del reale. Esplorare nuovi spazi con sempre nuovi occhi, abbandonando lo status di guardiani dei recinti del consenso che ci siamo costruiti nelle nostre pagine social. Gli invisibili non sono quelli che non si vedono. Sono quelli che non vogliamo vedere. Sono quelli su cui distogliamo lo sguardo della nostra attenzione mentre camminiamo per strada, un po' per distrazione, un po' per evitare di cadere nel senso di colpa. Sono quei giovani riders che attraversano le nostre strade in bici come modelli Sisifo schiacciati dal peso di un lavoro precario, rischiando la vita per 20euro al giorno. Sono quegli adulti senza fissa dimora che sono finiti per strada a causa di dipendenze, ludopatie, separazioni familiari, malattie o licenziamenti: troppo vecchi per il mercato del lavoro, troppo giovani per andare in pensione. Sono quelle giovani donne che dopo aver completato tortuosi e sudati percorsi di studio non riescono a vedere soddisfatte le loro aspettative professionali e sono costrette a spostare sempre più in avanti, il momento in cui poter diventare madri. Sono quei piccoli imprenditori ed artigiani sovraindebitati schiacciati dal peso dei debiti che non riescono a chiudere i conti e poter ripartire. E così via.. Questo è quello che la gente si aspetta da noi. Dare una mano a chi non ce la fa e dirgli "non sei da solo perché i miei occhi sono aperti su di te". Che se ne fanno di una forza politica di responsabilità istituzionale e di governo? Hanno bisogno di una forza politica di responsabilità verso gli altri affinché sentano il nostro sguardo su di loro. C'è una parte profonda del nostro Paese, da Nord a Sud, che non ha bisogno di una vaga promessa di speranza. Ha bisogno di umanità, concretezza, solidarietà. E' quella parte del Paese che abbiamo dimenticato di vedere, ascoltare e proteggere. E' quella parte di Paese che vede in noi i difensori dei poteri forti, non dei deboli. A questo dovrà servire il prossimo congresso. Non ad eleggere un nuovo segretario. Ma a disegnare insieme un atlante degli invisibili per ricostruire un'idea collettiva di democrazia dove restituire dignità ed includere chi ha più bisogno, oltre il muro delle cittadinanze, dentro un destino comune.

30 Settembre 2018

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

Charity Point per Bologna AIL

Lunedì 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, proposto dal consigliere comunale Marco Lombardo, per la concessione di uno spazio all’associazione BolognAil per il charity point di raccolta fondi. Tramite link è disponibile il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che Casa AIL è gestita da BolognAIL, la sezione bolognese dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mielomi ONLUS e che non riceve contributi dalle Istituzioni né dagli Enti pubblici; considerato che è una Casa di Accoglienza che offre ospitalità gratuita per tutto il periodo di cura ai pazienti dell’Istituto Seràgnoli (e loro famigliari) che provengono da fuori città; considerato che Casa AIL è la Casa di Accoglienza nella quale ogni paziente ematologico ha a disposizione una camera doppia in cui alloggiare con il proprio accompagnatore. Considerato che la durata del soggiorno viene definita dai tempi di terapia e dipende dalla disponibilità delle camere; che la permanenza in Casa AIL è determinata dal rispetto del regolamento della residenza e che gli accompagnatori possono alloggiare nella Casa di Accoglienza di BolognAIL anche durante il periodo di ricovero dei pazienti, avendo così la possibilità di sostenerli durante il loro periodo di cura. Considerato che Casa AIL è gestita con le donazioni raccolte in occasioni delle iniziative istituzionali di BolognAIL; considerato che le attività di Casa Ail sono portate avanti grazie alla passione di 515 volontari che quotidianamente sono impegnati in attività di assistenza dei pazienti oncoematologici e che tali attività sono importanti nella cura delle persone per affrontare la malattia non in uno stato di solitudine; impegna Il Sindaco e la Giunta affinché venga concesso regolarmente uno spazio per il CHARITY POINT, per le attività di raccolta fondi, in modo da poter consentire a BolognAIL di operare un’ adeguata programmazione delle relative attività; ad aiutare e sostenere eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, anche attraverso la partecipazione della squadra del consiglio comunale a manifestazioni sportive, i cui proventi possano essere devoluti in beneficenza in favore delle attività di BolognAIL, con particolare riguardo al progetto di Casa AIL. F.to.: M.Lombardo, L.Bittini, R.Fattori, R.Li Calzi, E.Leti, N.De Filippo, M. Ferri, F.Mazzoni, S.Lembi, A. Frascaroli (CCcA), C.Mazzanti, I. Angiuli. Allegati ODG_assegnazione spazio al charity point di BolognAil 09 10 2017

8 Ottobre 2017

di Marco Lombardo

Lavoro ed aeroporto: firmato il primo protocollo di intesa in materia di appalti

Il 26 Settembre è stato firmato il protocollo di intesa tra Comune di Bologna, Città metropolitana, la Società Aeroporto Marconi spa e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil. E' una notizia importante, in particolare per le oltre 3000 persone che lavorano nel sito aeroportuale di Bologna. Si tratta del primo protocollo di sito nel settore aeroportuale in Italia. Cos'è un "Protocollo di sito"? E' un accordo quadro che offre una cornice di principi e strumenti che impegnano le parti firmatarie ad assumere obblighi reciproci che vanno anche oltre il dettato normativo. La sicurezza del lavoro, il rispetto della legalità, la trasparenza negli appalti, la qualità dei servizi, le "clausole sociali" in caso di cambio di appalti sono tra i punti più qualificanti dell'accordo per garantire la qualità dei servizi e del lavoro nel sito aeroportuale bolognese. L'aeroporto di Bologna non è solo una fondamentale porta di accesso per la nostra Città e la nostra area metropolitana. E' un tassello fondamentale della nostra competitività territoriale. Ricordo che il protocollo di sito di aeroporto è stata la prima riunione che ho svolto subito dopo essere stato nominato a febbraio Assessore del Comune di Bologna. Sono lieto che dopo un'intesa e delicata negoziazione che ormai andava avanti sin dal lontano 2006, si sia arrivati alla firma congiunta. Voglio ringraziare il Presidente di Aeroporto, dott. Enrico Postacchini, il Direttore del personale, dott. Marco Verga, le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil ed il personale tecnico-amministrativo della Città metropolitana e del Comune di Bologna. Un importante traguardo ed un punto di ripartenza. Il mio auspicio è che ora la firma di questo Protocollo di sito possa agevolare la ricerca di una soluzione sul tema degli #handlers che continuiamo a seguire e monitorare con attenzione. L'impegno comune è quello di trovare una soluzione definitiva che possa favorire la qualità del servizio di handling e la continuità occupazionale del personale impiegato, senza pregiudizio per le condizioni economiche dei lavoratori. Per maggiori informazioni vedi www.cittametropolitana.bo.it/Imprese/Engine/RAServePG.php/P/2638210010100/M/3246113603030/T/Aeroporto-firmato-il-Protocollo-di-intesa-in-materia-di-appalti

27 Settembre 2018

di Marco Lombardo

L’Atlante degli invisibili

Dopo la sconfitta referendaria del 4 Dicembre che profeticamente preannunciava la sconfitta elettorale del 4 Marzo, mentre da una parte si creavano intorno al "contratto di governo" le condizioni politiche per costruire un nuovo governo, il governo della "doppia minoranza" della Lega e del M5S, dall'altra parte ci si avvitava in una liturgica discussione interna sulla sopravvivenza dei democratici e della sinistra italiana. In un vortice di dichiarazioni, tra richieste di abiure e corse al riposizionamento tattico, quello che al momento è mancato nel dibattito pubblico è l'analisi delle cause profonde che hanno portato gli italiani ad avere risentimento verso il Partito democratico. Al di là dei meriti e dei demeriti dei governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni). Al di là dei meriti e dei demeriti della polarizzazione politica determinata da leadership forti, come sicuramente è stata quella di Matteo Renzi capace di attrarre tante simpatie e speranze, quante antipatie e rancori. Quello che è mancato a sinistra è un dibattito sulle cause profonde. Quello che qualcuno chiama la "cognizione del dolore". Non per crogiolarsi nell'atteggiamento auto-consolatorio dell'analisi della sconfitta, ma per capire dove si è sbagliato e da dove si deve ripartire. La causa più profonda della sconfitta, a mio avviso, va oltre la rassicurante dicotomia tra renzismo e antirenzismo. E' non aver capito quanto fuori dai palazzi del governo, negli strati profondi del Paese, fosse montata una rabbia diffusa, la disillusione, uno stato di rassegnazione contro un sistema che produce diseguaglianze. Lo stato permanente di insicurezza collettiva è l'effetto dell'esclusione degli italiani dalle attenzioni e dalle cure di chi aveva la responsabilità di governo. Non ne è la causa. Il Governo è stato percepito dagli italiani che non ce la fanno come il potere delle elité che stanno dalla parte dei vincenti. Dei governanti stessi. Insomma: dalla parte di chi ce la fa. Al più, nell'immaginario collettivo siamo stati percepiti dalla parte dei migranti, ma non dalla parte degli italiani che non ce la fanno. In questo, la narrazione leghista che sposta l'attenzione sugli stranieri è stata comunicativamente abile a mettere i poveri in guerra tra loro, senza che sia stato spiegato agli italiani che quando si mettono i poveri in guerra tra loro significa che ci stiamo tutti dimenticando di combattere la povertà. Per contrastare il senso di disorientamento dei democratici e progressisti, per superare il limbo di una crisi identitaria che, è bene ricordarlo, attraversa la sinistra non solo in Italia, ma in tutta l'Europa, non basta un nome. E nemmeno un congresso. Ci vuole un pensiero nuovo che affondi le radici in valori antichi come l'umanesimo e la solidarietà. Ciò di cui avremmo bisogno per aggiornare le nostre mappe è disegnare un nuovo atlante. Un atlante dell'invisibile. Non basta volgere lo sguardo di cura e l'attenzione verso chi vediamo tutti i giorni. Bisogna avere il coraggio di scorgere l'invisibile che vive tra le pieghe del reale. Esplorare nuovi spazi con sempre nuovi occhi, abbandonando lo status di guardiani dei recinti del consenso che ci siamo costruiti nelle nostre pagine social. Gli invisibili non sono quelli che non si vedono. Sono quelli che non vogliamo vedere. Sono quelli su cui distogliamo lo sguardo della nostra attenzione mentre camminiamo per strada, un po' per distrazione, un po' per evitare di cadere nel senso di colpa. Sono quei giovani riders che attraversano le nostre strade in bici come modelli Sisifo schiacciati dal peso di un lavoro precario, rischiando la vita per 20euro al giorno. Sono quegli adulti senza fissa dimora che sono finiti per strada a causa di dipendenze, ludopatie, separazioni familiari, malattie o licenziamenti: troppo vecchi per il mercato del lavoro, troppo giovani per andare in pensione. Sono quelle giovani donne che dopo aver completato tortuosi e sudati percorsi di studio non riescono a vedere soddisfatte le loro aspettative professionali e sono costrette a spostare sempre più in avanti, il momento in cui poter diventare madri. Sono quei piccoli imprenditori ed artigiani sovraindebitati schiacciati dal peso dei debiti che non riescono a chiudere i conti e poter ripartire. E così via.. Questo è quello che la gente si aspetta da noi. Dare una mano a chi non ce la fa e dirgli "non sei da solo perché i miei occhi sono aperti su di te". Che se ne fanno di una forza politica di responsabilità istituzionale e di governo? Hanno bisogno di una forza politica di responsabilità verso gli altri affinché sentano il nostro sguardo su di loro. C'è una parte profonda del nostro Paese, da Nord a Sud, che non ha bisogno di una vaga promessa di speranza. Ha bisogno di umanità, concretezza, solidarietà. E' quella parte del Paese che abbiamo dimenticato di vedere, ascoltare e proteggere. E' quella parte di Paese che vede in noi i difensori dei poteri forti, non dei deboli. A questo dovrà servire il prossimo congresso. Non ad eleggere un nuovo segretario. Ma a disegnare insieme un atlante degli invisibili per ricostruire un'idea collettiva di democrazia dove restituire dignità ed includere chi ha più bisogno, oltre il muro delle cittadinanze, dentro un destino comune.

30 Settembre 2018

di Marco Lombardo

Lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera

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 #iDemWinterLab "Come sconfiggere lISIS e contrastare gli interessi che lo sostengono" - Bologna, sabato 30 gennaio 2016
  Il 30 Gennaio 2016 a Bologna si è svolta la Winter School di‪#‎IdemLab‬ su lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera. Cos'è l'ISIS? Quali strumenti dispone l'Unione europea per la lotta contro il terrorismo internazionale? Quali sono gli interessi geopolitici degli Stati membri per la stabilizzazione del medioriente? Quale bilanciamento tra il diritto alla sicurezza e la sicurezza dei diritti? La sospensione dell'Accordo di Schengen può essere una risposta per aumentare la sicurezza interna ed esterna dell'UE? La revisione degli accordi di Dublino per la gestione dei flussi dei profughi quale impatto può avere per la sicurezza sulle frontiere esterne? Queste sono alcune delle domande alle quali abbiamo provato a dare qualche utile risposta. Sala piena, tanti interventi di qualità e qualche proposta concreta da mettere subito in campo. Puoi rivedere le immagine dell'evento da qui. (narrazione fotografica di F. Pierantoni)
Puoi rivedere alcuni video con le conclusioni dell'evento.
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1 Febbraio 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

Costruire una coscienza urbana attraverso la democrazia digitale

cloud_544194526-1cloud_544194526-1 Il 20/21 Novembre, Bologna ospita l’edizione nazionale del 2017 dell’Internet Governance Forum (#IGFItalia2017), parlando di temi importanti quali la libertà della Rete, i diritti, l’etica, l’industria 4.0, l’economia digitale, la cyber-security. Insieme al magnifico Rettore, Francesco Ubertini, alle prof.sse Carla Faralli e Monica Palmirani ed altre autorità accademiche ed istituzionali ho avuto il piacere di portare i saluti da parte del Comune di Bologna e dell’amministrazione comunale. Ho avuto modo di ricordare alla platea quanto fatto dal Comune di Bologna in questi anni sul tema dell’Agenda digitale. Del resto, l’ICity Rate del 2017 classifica Bologna al 2° posto delle città italiane Smart, riconoscendo la coerenza della nostra realtà urbana con gli obiettivi di creare comunità sostenibili. Ma non possiamo fermarci sugli allori. A questo proposito credo che abbia colto nel segno Franco Farinelli nell’editoriale del Corriere della sera di Bologna di qualche giorno fa. La prossima sfida è quella di costruire una “coscienza urbana” che faccia dell’intelligenza collettiva, della co-progettazione, della democrazia circolare i pilastri dello sviluppo della comunità civica. Questa sfida sta trasformando la mission dell’Agenda digitale che dall’infrastrutturazione materiale, per ridurre le diseguaglianze create dal digital divide, deve passare ad essere strumento di civic empowerment della nostra comunità urbana. Questo aspetto arriva al cuore della democrazia digitale. E’ attualmente in corso la prima consultazione di voto online nella storia del nostro Comune. Questa mattina è stato raggiunto il traguardo di 10.000 persone che hanno votato online. C’è tempo fino al 27 Novembre per votare uno dei 27 progetti pensati dai cittadini ed elaborati assieme ai tecnici del Comune con il percorso del #bilanciopartecipativo. A disposizione ci sono 150.000 euro per ogni Quartiere della città per un totale di circa 1 milione di euro. Colgo l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno votato e tutti gli operatori che hanno portato avanti in questi anni il progetto del bilancio partecipativo e del voto online, assistendo i cittadini nelle operazioni di voto digitale. La sfida della democrazia digitale non interroga solo l’amministrazione, ma la politica. Se avrà il coraggio di guardare la realtà da quella finestra che rappresenta il futuro di internet, se saprà raccogliere le sfide e le opportunità, senza fermarsi davanti agli ostacoli ed alle criticità, ma soprattutto senza fermarsi al piccolo cabotaggio delle polemiche interne, scoprirebbe orizzonti più vasti delle coalizioni di partito ed acquisterebbe un respiro ideale più lungo rispetto alle prossime scadenze elettorali. Noi da Bologna continueremo a guardare avanti, continueremo ad ascoltare con curiosità e stupore la comunità degli innovatori e non ci fermeremo sulla strada del cambiamento. Consulta il relativo comunicato stampa.

Allegati

Articoli di stampa correlati

21 Novembre 2017

di Marco Lombardo

Casa AIL si rinnova

Il 18 ottobre sono stati inaugurati i nuovi spazi Casa Ail, il luogo dove, da oltre 15 anni, gli ammalati di oncoematologia possono soggiornare durante lo svolgimento delle cure e delle terapie.


Dal 2005 Casa Ail ha ospitato più di 2500 persone, provenienti da tutta Italia.

Casa AIL è un fiore all’occhiello della nostra comunità perché coniuga alcuni elementi identitari di Bologna: la solidarietà, la passione, l’accoglienza, la cultura del dono


Grazie alla Fondazione Seragnoli, ai medici ed ai ricercatori del Policlinico di Sant'Orsola ed ai volontari di AIL Bologna che ogni giorno si prendono cura di chi lotta per la propria vita.



19 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

La.BO 2014. La Scuola di Innovazione politica

LaBo è la scuola di formazione politica del Partito Democratico di Bologna, un laboratorio che si propone di rinnovare la classe dirigente nel partito e nelle pubbliche amministrazioni locali, investendo nel capitale umano dei giovani iscritti e/o elettori del PD di Bologna. Il rinnovamento della classe dirigente non passa attraverso il mero aggiornamento anagrafico degli amministratori locali (che troppo spesso rischia di alimentare solo una sterile contrapposizione tra giovani e... “diversamente giovani”), ma deve far emergere i nostri talenti, stimolando un confronto basato su progettualità, idee e competenze, al fine di distinguere tra chi vuole davvero fare politica e chi vuole semplicemente essere politico. LaBo è un laboratorio di formazione politica (quella che Fabrizio Barca chiamerebbe una palestra cognitiva) che fornisce ai partecipanti una ‘cassetta degli attrezzi’ con gli strumenti utili a gestire le principali funzioni di governance del territorio nella prospettiva dell’area metropolitana. Una palestra cognitiva in cui non si sollevano pesi, ma idee; una palestra che non mira all’eliminazione dei conflitti, ma che tende ad allenare i partecipanti alla gestione dei conflitti, acquisendo un’attitudine professionale al problem solving. Le lezioni frontali all’interno dei diversi moduli formativi non sono state pensate come un “corso di indottrinamento”, ma come un dialogo e un confronto dinamico tra diversi punti di vista, per stimolare il pensiero critico e migliorare le capacità di elaborazione di proposte politiche utili per il territorio.
LaBo non ha la pretesa di offrire ai partecipanti (tutte) le risposte a problemi sempre nuovi e complessi, ma ha l’ambizione di aiutarli nell’arte dell’ascolto rispetto ai pro- blemi dei cittadini, inserendoli nel contesto politico attraverso incontri e confronti con i protagonisti del cambiamento nella società, nell'economia, nel volontariato, nel mondo dell’impresa e del lavoro. Nei tre anni di LaBo sono passati oltre 150 partecipanti, che oggi sono segretari nei circoli, consiglieri comunali, assessori e sindaci, come nel caso di Isabella Conti e Claudia Muzic, rispettivamente sindaci di San Lazzaro di Savena e Argelato. Alla terza edizione di LaBo hanno partecipato 65 ragazzi under-35 e di essi sono risultati eletti alle elezioni amministrative del 2014 22 consiglieri comunali e 4 assessori (di cui 2 vice sindaci). Ma non è solo il dato quantitativo a interessarci. È la qualità di una nuova classe dirigente che diventa protagonista nell’amministrazione pubblica ed è pronta a raccogliere le sfide di domani. La terza edizione di LaBo è stata completa- mente rinnovata, anche accogliendo le osservazioni critiche dei partecipanti alle prece- denti edizioni, che hanno compilato questio- nari di valutazione anonimi in cui chiedevano di migliorare alcuni aspetti legati all'organizzazione e strutturazione dei corsi formativi. L’ambizione di quest’ultima edizione è stata quella di passare da una Scuola di formazione politica ad una Scuola di innovazione politica.
Guarda tutti i video delle lezioni . Scarica l'Ebook di LaBo 2014. LABO_Ebook

2 Luglio 2014

di Marco Lombardo

1 Maggio a Bologna

https://www.informazionesenzafiltro.it/bologna-vera-capitale-del-lavoro/

30 Aprile 2019