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Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

L’Europa in Consiglio #1-Erasmus degli imprenditori

Nel 1987 nacque il Progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, con lo scopo di dare la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studi in un’università straniera. Nell’anno del suo 30esimo compleanno, perché non aggiungere And Young Entrepreneurs?  Questa è la grande sfida del progetto europeo Erasmus for young entrepreneurs, nato nel febbraio 2016, sostenuto a Bologna dal Consigliere Comunale Marco Lombardo e sponsorizzato dall’ente intermediario AlmaCube (fondata nel 2013 con l’obiettivo primario di generare Start-up innovative). Il programma di scambio europeo sarebbe non più riconducibile solo ad uno scambio tra università europee, bensì ad uno scambio tra professionisti, nuovi imprenditori o aspiranti tali. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto è stato voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare gli scambi internazionali ed è coordinato in Italia dalla Camera di Commercio di Torino. Il bando per il prossimo biennio prevede 16 borse di studio all’estero, per le quali i vincitori potranno contare su un sostegno mensile che varia tra i 530 e i 1100 euro, a seconda del paese, per coprire un soggiorno che può andare da 1 a 6 mesi. Nessun contributo è previsto invece per l’imprenditore ospitante, che, tuttavia, come dimostrano i numerosi casi di successo, può avvalersi di competenze, idee e contatti del neo imprenditore ospitato in un mutuo scambio di esperienze e collaborazione. Il progetto prevede anche l’ospitalità di 14 giovani imprenditori stranieri in Italia.   Su proposta del Consigliere Comunale Marco Lombardo, il 12 Aprile 2017 si è tenuta nella Sala Imbeni del Comune di Bologna un’udienza conoscitiva, all’interno della quale sono intervenuti Consiglieri, intermediari, giovani imprenditori facenti parte del programma, in modo da evidenziarne le potenzialità e potersi attivare in tal senso.  Il progetto coinvolge i 27 paesi europei ed è indirizzato a due tipologie differenti di imprenditori in base alla posizione che occupano: da un lato coinvolge giovani imprenditori, ragazzi che hanno voglia di investire e lanciare la propria azienda, mentre dall’altro lato ci sono gli host, i quali ospitano le giovani leve e devono quindi possedere una maggiore esperienza, almeno di 3 anni di attività.  La potenzialità racchiusa all’interno del progetto è evidente: in tal modo si favoriscono le aziende concedendo un contributo proveniente da un altro Stato con un’altra cultura e un’altra impostazione e conseguentemente si acquisiscono idee tecniche ed innovative da applicare poi nel proprio paese.   La propensione all’internazionalizzazione delle imprese locali italiane è molto bassa, rappresenta non più del 10% dei casi. Assistiamo ad un paradosso: viviamo all’interno del primo mercato comune unico, ma non ne sfruttiamo l’immensa potenzialità. Alla luce di questi dati, il programma assume una vasta importanza poiché dona la possibilità di formare imprenditori che nascono già con il concetto di internazionalizzazione, dato proprio dalla loro nascita all’interno dell’UE e del mercato unico, e in tal modo risultano poi più propensi ad aprirsi ai mercati e intraprendere relazioni economiche.   La città di Bologna rappresenta la punta di diamante del Progetto Erasmus: è la prima città italiana per numero di partecipanti al progetto, ha ospitato migliaia di studenti e ha saputo negli anni creare un’identità europea forte all’interno della città. Inoltre, il capoluogo felsineo è la città più attrattiva d’Italia per professionisti e giovani talenti poiché ha avuto la capacità di innovare e creare le condizioni necessarie per essere attraente dal punto di vista degli investimenti e della scelta professionale. Ed ecco che il progetto trova terreno fertile nel territorio bolognese e non solo: sono 3 infatti (quanto Milano e più di Roma) i centri di contatto locale che a Bologna si preoccupano di far incrociare la domanda con l’offerta.   Sono due le aziende emiliane che hanno accettato di accogliere aspiranti imprenditori stranieri: la bolognese Renavitas, che opera nel campo del risparmio energetico e ha accolto l’ingegnere Isabella Cardinali, da Barcellona; e la Uniser, cooperativa sociale forlivese, che ha aperto le porte all’imprenditrice lituana Viktorija Cesuiko. Entrambe hanno portato la loro esperienza durante lo svolgimento dell’udienza. Le due giovani avevano già svolto periodi di mobilità all’estero durante il loro corso di studio universitario, in seguito hanno deciso di sfruttare questa occasione anche dal punto di vista imprenditoriale e lavorativo, essendo consapevoli che sarebbe stato molto utile e proficuo quanto l’Erasmus universitario. L’esperienza in Italia ha donato ad entrambe conoscenze tecniche e di mercato nuove, necessarie per avviare un’azienda con consapevolezza. Inoltre l’ambiente caldo e accogliente all’interno della quale entrambe si sono trovate a lavorare, ha facilitato l’apprendimento di un patrimonio di valori differente dal loro e ciò ha permesso loro di cambiare punto di vista di visione del mondo e crescere anche a livello personale.   Gli interventi di AlmaCube, Europe direct e dei giovani imprenditori rappresentano solo l’inizio dell’avvio di un progetto con potenzialità rivoluzionarie per l’intera Europa.   Oltre a valorizzare le imprese locali e la condivisione di conoscenze tecniche e valoriali all’interno del Mercato Unico, il progetto rappresenta una potenziale opportunità anche per lo stesso Comune di Bologna e la generazione Erasmus. Sfruttando questo strumento, il territorio bolognese risulterebbe ancor più attrattivo e favorirebbe nuovi imprenditori bolognesi nell’aprire nuove attività all’estero. In tal caso si creerebbero scambi commerciali ed economici tra l’Italia e altri paesi UE che risulterebbero utili anche alla città di Bologna. Dall’altra parte invece è presente una generazione Erasmus che cresce, che cambia il proprio approccio culturale e il modo di guardare il mondo. L’esperienza acquisita durante il periodo universitario all’estero dovrebbe essere vista come un pre-requisito da investire in seguito nella propria attività imprenditoriale all’estero. Tramite l’investimento nei due progetti di mobilitazione europea vengono ad intrecciarsi diverse identità europee creandone una unica, che rafforzerebbe la stessa concezione di Europa, momentaneamente in forte crisi. erasmus-imprenditori-700x396  

6 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

A pranzo con Marco Lombardo

a pranzo conSabato 30 Aprile appuntamento presso la Trattoria Rosso San Martino, in Piazza San Martino 3/b, per il secondo pranzo di autofinanziamento, insieme ad alcuni amici di Bologna Press Michael Phillips che nelle scorse settimane ha promosso diversi incontri in Città per incoraggiare i cittadini europei residenti in Città da anni ad iscriversi nelle liste elettorali per dire la loro in occasione delle elezioni amministrative di Bologna del 5 Giugno. Menù
  • Rigatoni con ragù di salsiccia pasticciati o penne all'arrabbiata,
  • spezzatino di maiale con patate o insalatona mista con uova sode
A Sabato!

27 aprile 2016

di Michele Rossi

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Il motivo è la trasparenza

Casa di Vetro
Domenica 17 Aprile ho lanciato la mia candidatura al Consiglio Comunale di Bologna: una giornata speciale segnata da un'atmosfera straordinaria.
Sarà una campagna impegnativa perché abbiamo deciso di realizzare insieme tante cose e perché intorno a noi si sono create molte aspettative, che speriamo di non tradire. Vogliamo raccontare con leggerezza una storia di passione politica, individuale e collettiva, dedicata al futuro della Città metropolitana di Bologna.
La nostra forza è l'empatia che insieme riusciamo (e riusciremo) a generare.
Per realizzare tutto quello che andiamo raccontando ormai da qualche anno, avremo bisogno anche di un piccolo contributo economico, volontario, affinché la macchina organizzativa possa supportarmi fino in fondo.
 
Un contributo economico che potrà essere donato in vari modi: partecipando a pranzi di autofinanziamento o attraverso un bonifico.
Ricordo che le cene a casa mia ('Vieni a cena con me')non sono momenti di autofinanziamento: chi partecipa alla cene non deve lasciare un contributo, ma deve portare solo la propria presenza e le proprie idee perché lo scopo è quella di aprire le porte della politica, mettendosi al servizio dei cittadini per confrontarci insieme sulle proposte politiche presenti nel mio programma.
 
Per quanto riguarda i contributi di autofinanziamento abbiamo deciso di darci poche regole chiare.
In nome della trasparenza, abbiamo deciso di accettare contributi da persone fisiche per un massimo di 100 euro e un massimo di 1 000 euro per le persone giuridiche, indicando i nomi dei donatori e rendicontando tutte le entrate e le uscite.
 
In nome della sobrietà, abbiamo deciso di mantenere l'obiettivo della nostra raccolta sotto la soglia massima di legge e sotto quella individuata dal Partito Democratico di Bologna.
 
In nome della serietà, abbiamo deciso che non chiederemo "sconti" ai creativi e ai tecnici informatici che stanno lavorando per noi, perché questo è il messaggio politico che vorremmo lanciare: riconoscere le professionalità, fino in fondo, gratificandole con un compenso degno del lavoro straordinario che stanno facendo e che faranno.
 
In nome della solidarietà, abbiamo deciso che tutto quello che non sarà speso verrà donato alla fine della campagna elettorale in beneficenza ad uno o più enti o associazioni che sceglieremo insieme. 
 
Ci siamo dati un'ultima regola: raccogliere poco da molti e non molto da pochi.
E' possibile donare per la campagna a mezzo bonifico sul conto corrente bancario intestato alla mandataria elettorale di Marco, l'Avv. Sabrina Sacco ("Sabrina Sacco Mandataria Elettorale di Marco Lombardo"), acceso presso BANCA Monte dei Paschi di Siena S.p.a. Filiale di Castel Bolognese, CODICE IBAN: IT67F01030 67530000001241493, donando con la causale "donazione per campagna elettorale Marco Lombardo".
  In sintesi.
  • Vuoi donare la tua passione ed il tuo impegno civico? Partecipa alle "Sfide sociali".
  • Vuoi donare un piccolo contributo economico? Puoi fare un bonifico al conto corrente (IT67F01030 67530000001241493) oppure puoi lasciare un contributo volontario ai pranzi di autofinanziamento. 
  #ilmotivoèBologna

4 maggio 2016

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura: un contributo alla Conferenza programmatica.

Bologna Futura   Dopo il successo dell'evento Bologna Futura (dello scorso 22 giugno) il clima è cambiato. Tra l'amministrazione di Bologna ed il partito si è instaurata un' interlocuzione positiva, mettendo (forse) la parola fine ad una 'strategia di logoramento' che durava ormai da troppo tempo. Certo, non è solo merito nostro. Ma è anche merito nostro. Del resto, quando si parla di idee e non di nomi, quando ci si pongono le domande giuste, quando ci si apre al confronto vero, qualcosa cambia. Great minds Da queste premesse nasce il nostro contributo alla Conferenza Programmatica del PD di Bologna. In uno spirito unitario e costruttivo, ma con un approccio metodologico profondamente diverso, fondato sulle domande sfidanti e non sullo svolgimento a piacere. Aperto tanto agli iscritti quanto agli elettori. Un contributo di riflessione che esprime una posizione chiara sul tema primarie, per governare il consenso senza inseguire il sondaggio di turno. Il risultato di un lavoro di gruppo che proseguirà in Autunno con appuntamenti tematici insieme ad esperti ed amministratori per trasformare le domande in risposte. Le idee in proposte. Per vincere tutti insieme la sfida che riguarda il futuro della nostra Città! Scarica e leggi: Bologna futura_Documento di sintesi per la conferenza programmatica [caption id="attachment_2142" align="alignleft" width="637"]Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna[/caption]

13 luglio 2015

di Marco Lombardo

Verso un pass dell’accessibilità

9 Aprile (2) Il 9 Aprile, presso l'Hotel Amadeus, BolognaFutura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. Il tavolo "Bologna Città dell'Accessibilità e dei Diritti" è stato coordinato da Marco Lombardo con la partecipazione di un relatore d'eccezione, Max Ulivieri, con il quale si è lavorato intorno al concetto di "accessibilità". Un termine ampio e associabile a diverse tematiche, ma ci siamo concentrati sul rapporto con le persone in difficoltà motoria, immaginandoci un approccio diverso rispetto a quello che le vede semplici destinatarie di cure. Si è pensato di liberare gli spazi della Città al talento, alle energie e alla volontà di partecipare attivamente delle persone in difficoltà motoria, esprimendo al massimo la loro personalità. Abbiamo immaginato un pass di accessibilità, diviso per colori, come un marchio di qualità, per luoghi pubblici e privati. Ogni colore è declinato con il tema del turismo, cultura, sport, lavoro, affettività e cure. Presto una proposta dettagliata. Qui il video di presentazione.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 aprile 2016

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 aprile 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura: un contributo alla Conferenza programmatica.

Bologna Futura   Dopo il successo dell'evento Bologna Futura (dello scorso 22 giugno) il clima è cambiato. Tra l'amministrazione di Bologna ed il partito si è instaurata un' interlocuzione positiva, mettendo (forse) la parola fine ad una 'strategia di logoramento' che durava ormai da troppo tempo. Certo, non è solo merito nostro. Ma è anche merito nostro. Del resto, quando si parla di idee e non di nomi, quando ci si pongono le domande giuste, quando ci si apre al confronto vero, qualcosa cambia. Great minds Da queste premesse nasce il nostro contributo alla Conferenza Programmatica del PD di Bologna. In uno spirito unitario e costruttivo, ma con un approccio metodologico profondamente diverso, fondato sulle domande sfidanti e non sullo svolgimento a piacere. Aperto tanto agli iscritti quanto agli elettori. Un contributo di riflessione che esprime una posizione chiara sul tema primarie, per governare il consenso senza inseguire il sondaggio di turno. Il risultato di un lavoro di gruppo che proseguirà in Autunno con appuntamenti tematici insieme ad esperti ed amministratori per trasformare le domande in risposte. Le idee in proposte. Per vincere tutti insieme la sfida che riguarda il futuro della nostra Città! Scarica e leggi: Bologna futura_Documento di sintesi per la conferenza programmatica [caption id="attachment_2142" align="alignleft" width="637"]Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna[/caption]

13 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna 2016, noi ci siamo!

Ieri sera all'unanimità è stata approvata la lista dei candidati al Consiglio Comunale che accompagneranno il nostro Sindaco, Virginio Merola, nella corsa per le prossime elezioni Comunali a Bologna. Con grande soddisfazione posso dire che oggi è il mio primo giorno da candidato. La prima cosa che mi preme fare e ringraziare tutti gli amici ed i compagni di viaggio che mi hanno sempre accompagnato e sostenuto in questo percorso di impegno pubblico. Grazie a tutti voi per il  contagioso entusiasmo e per l'affetto e gli attestati di stima con cui mi state travolgendo anche in queste ore.al comitato Il secondo ringraziamento voglio rivolgerlo al gruppo dirigente del PD di Bologna, ai volontari, agli iscritti, ai segretari di circolo, al segretario del PD di Bologna, Francesco Critelli, insieme al quale credo che stiamo offrendo un ottimo esempio di come minoranza e maggioranza possano lavorare insieme, pur nel rispetto delle diversità, ma nel comune intento di raggiungere l'obiettivo condiviso ed al nostro Sindaco, Virginio Merola, per la fiducia che mi ha sempre dimostrato e che spero di poter ripagare con la mia candidatura e con il mio contributo programmatico nel suo comitato elettorale. Affronterò questo viaggio in compagnia di candidate e candidati di primo piano e che rendono quella di Virginio Merola una lista competitiva, forte e ben radicata sul territorio! A tutti voi voglio fare un grande in bocca al lupo! Per quanto riguarda me, la mia sarà una campagna elettorale all'insegna del sorriso, dell'empatia, delle sfide sociali, dei diritti, delle politiche locali e delle tematiche amministrative in una visione futura di Bologna come Città metropolitana con uno sguardo aperto ed inclusivo, sempre orientato verso l'Europa. Una campagna innovativa nelle forme ma tradizionale nei valori. Una campagna collettiva come è sempre stato nel mio stile. Con un obiettivo chiaro e preciso, fare vincere Bologna! Se l'obbiettivo dei nostri avversari (da Coalizione civica alla Lega Nord) è solo quello di fare perdere il PD, il nostro scopo deve essere quello di consolidare i successi ottenuti e andare oltre, per una Bologna competitiva a livello europeo e mondiale, inclusiva e capace di guardare alle sfide del futuro.
"Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare la legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito" Un abbraccio a tutti.
Marco    

16 marzo 2016

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura

A volte, più che avere le risposte pronte è importante sapersi porre le domande giuste.

L'avevo detto pubblicamente qualche giorno fa su radio e giornali locali, ma sono costretto a ripeterlo oggi con ancora più forza dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative. Con un tasso di astensionismo così alto, tutte le città sono politicamente contendibili. Anche Bologna. Per questo occorre cambiare rapidamente il senso di marcia e procedere con umiltà, senso di responsabilità e coraggio.

Umiltà perché bisogna lavorare a testa bassa per il bene della propria comunità, senza l'arroganza e la presunzione di chi pensa di avere già la vittoria in tasca.

Senso di responsabilità perchè il fronte democratico perde dove si presenta diviso, frammentato, disunito.

Coraggio perché si deve provare a ribaltare il piano inclinato del dibattito pubblico locale che a volte riesce a toccare insuperabili vette di surrealismo.

Nei limiti delle mie capacità è quello che ho provato a fare con questo articolo:

'Bologna Futura' pubblicato su IdemLab.org 

'Basta investire nei giusti eredi anziché nei professionisti della conservazione per cogliere le potenzialità di un modello di comunità dell’innovazione sociale per tutta l’Europa.

Non rassegniamoci all’idea che il perimetro del futuro della Città Metropolitana possa essere confinato alla realizzazione di un trenino sopraelevato o sull’utilità/inutilità di un Passante autostradale (...).

Vincere per fare cosa? Questa è la domanda giusta per ribaltare il piano del confronto, stimolando le migliori risorse della Città per provare a volare un po’ più in alto. Vincere per fare cosa? Questa è la domanda che merita una risposta. Se lo merita Bologna. Se lo meritano i bolognesi' (...)

segue la lettura su www.idemlab.org 

15 giugno 2015

di Marco Lombardo

Non è mai troppo tardi 2.0

Non è mai troppo tardi 2.0. Che cos'è il digital divide? A cosa servono i Big Data? Come si possono proteggere i propri dati personali dagli Spider? Come si tutelano i brevetti ed i marchi dai Patent Troll? Come la comunicazione sui social media sta cambiando il modo di fare informazione? Ed il modo di fare politica? Queste sono solo alcune delle domande che ho posto insieme ai volontari del Circolo Online del PD Bologna nel quiz-game 'Non è mai troppo tardi 2.0', nei vari incontri promossi nell'area metropolitana di Bologna (Santo Stefano, Zola Predosa, Castel Maggiore ed altri) nel corso del 2013-2015. Un'occasione di intrattenimento e divertimento per tutti (nativi digitali e non!) che vuole essere anche un momento di formazione con brevi interventi di esperti e facilitatori digitali. Ma anche un corso per rendere accessibile il web a chi non ha mai avuto gli strumenti. Un format di infotainment liberamente tratto nel metodo dal gioco 'Il Milionario' e nel merito dall'ultimo libro di Federico Rampini 'Rete Padrona', ma emotivamente ispirato alla trasmissione del grande Alberto Manzi 'Non è mai troppo tardi' che può essere facilmente replicato su tutto il territorio nazionale. Perché per abbattere la diseguaglianza digitale nel nostro Paese non è sufficiente rimuovere le diverse condizioni di accesso alle tecnologie dell'informazione, ma è necessario anche promuovere una cultura digitale per rimuovere le barriere, le paure, i pregiudizi ed essere consapevoli dei rischi e delle opportunità con cui la Rete sta trasformando il mondo del lavoro, il nostro modo di essere ed il nostro modo di entrare in relazione con gli altri.  Alcune infografiche sul digital divide, l'agenda digitale e l'e-government distribuite ai partecipanti agli incontri del 2013/2014/2015.

10 giugno 2015

di Marco Lombardo

Verso un pass dell’accessibilità

9 Aprile (2) Il 9 Aprile, presso l'Hotel Amadeus, BolognaFutura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. Il tavolo "Bologna Città dell'Accessibilità e dei Diritti" è stato coordinato da Marco Lombardo con la partecipazione di un relatore d'eccezione, Max Ulivieri, con il quale si è lavorato intorno al concetto di "accessibilità". Un termine ampio e associabile a diverse tematiche, ma ci siamo concentrati sul rapporto con le persone in difficoltà motoria, immaginandoci un approccio diverso rispetto a quello che le vede semplici destinatarie di cure. Si è pensato di liberare gli spazi della Città al talento, alle energie e alla volontà di partecipare attivamente delle persone in difficoltà motoria, esprimendo al massimo la loro personalità. Abbiamo immaginato un pass di accessibilità, diviso per colori, come un marchio di qualità, per luoghi pubblici e privati. Ogni colore è declinato con il tema del turismo, cultura, sport, lavoro, affettività e cure. Presto una proposta dettagliata. Qui il video di presentazione.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

In piazza con la Gioventù Federalista Europea

  10 Aprile 2016. Piazza Maggiore, Bologna. Domenica 10 Aprile mi sono unito alla Giovanile Federalista Europea (GFE) che ha organizzato un flash mob in Piazza Maggiore per gridare un sì all'Europa Federale.              

12 aprile 2016

di Marco Lombardo

Il caso della Grecia tra azzardo morale e sogno europeo

Il caso della Grecia va inIMG_7382quadrato nella prospettiva storica dell’integrazione europea in tema di controllo sui conti pubblici. Nel 2004 i primi Paesi a violare i parametri di Maastricht furono la Francia e la Germania. Allora, la Commissione (guidata da Barroso) fece un timido tentativo di avviare una procedura di infrazione per disavanzo pubblico eccessivo, ma cedette di fronte ai ricatti di Francia e Germania che gli offrirono la ricandidatura alla guida della Commissione pur di ritirare la causa.
Si creò allora quello che gli economisti chiamano ‘azzardo morale’. Ci si assume il rischio di violare una regola quando si è convinti di non pagarne le conseguenze.
Come attraversare un semaforo rosso senza prendere la multa. La Grecia ha scelto di fare un azzardo morale, falsificando i suoi conti pubblici. Nel 2010 conti erano talmente in disordine che la Commissione fu costretta ad aprire una nuova procedura di disavanzo pubblico. Ma in questo caso la Commissione volle andare fino in fondo, dimostrando di essere stata debole con i forti e di voler essere forte con i deboli. Da allora sono passati 5 anni in una pericolosa danza di sirtaki tra la Trojka (Eurogruppo, Fondo Monetario Internazionale e BCE) e la Grecia. Si sono succeduti una serie di governi ellenici, in una situazione di default controllato, con esposizione delle banche europee (in primis, Germania, Francia e Italia) ma senza riuscire a fare le riforme. Questa premessa è indispensabile per capire la situazione attuale.
Non è certo colpa di Tsipras se i conti non sono ancora sotto controllo. La sua colpa semmai è quella di non aver realizzato le riforme.
Quelle stesse riforme che ora fanno parte del nuovo piano per riaprire il negoziato (alzamento dell'età pensionabile, regolamentazione del mercato del lavoro, nuove aliquote IVA per le isole, lotta alla corruzione, riduzione delle spese militari) e che lui stesso avevo annunciato dopo la sua elezione. Ma in questi ultimi dieci anni è cambiata anche l’Europa. In peggio. Ha abbandonato la prospettiva della costituzione europea e l’idea dell’Unione politica. E’ rimasta nel limbo di un’identità irrisolta. Non è più l’Europa del metodo comunitario e del sogno europeo dei padri fondatori. E’ l’Europa del metodo intergovernativo e degli interessi dei governi nazionali. Non è più l’Europa della caduta del Muro di Berlino, ma è l’Europa in cui, nel silenzio dell’opinione pubblica e del Parlamento europeo, in Ungheria un nuovo muro (di 175 KM al confine con la Serbia) viene alzato per arginare l’emergenza dei profughi. Un’Europa sempre piu’ avvitata sulle regole dell’austerità e sulle politiche della condizionalità, senza crescita ed investimenti.
Ma quello che più manca a questa Europa non sono i soldi. E’ l’anima. 
Per questo oggi sarebbe più che mai necessario rilanciare la vocazione federalista degli Stati uniti d’Europa. Quella di Altiero Spinelli e del sogno europeo dei padri fondatori. Perché l’Europa non può essere un ‘menu à la carte’. Se scegli di stare dentro l’Euro e dentro il mercato unico, allora devi essere dentro anche nella tutela dei diritti fondamentali e nel rispetto della dignità umana, nelle politiche migratorie comuni e nella solidarietà tra Stati membri e popoli europei. Perché non può (r-)esistere una politica monetaria comune senza un governo europeo dell’economia, con regole europee uniformi dalla fiscalità al lavoro. Sbaglia chi ha parlato, nel caso del referendum greco, di vittoria della democrazia contro l’austerità. Se davvero pensiamo che in mancanza di una soluzione politica o per insipienza delle parti, la parola spetti al popolo, allora l’unico referendum che avrebbe costituito un esercizio della democrazia sarebbe stato un referendum europeo, fatto nello stesso giorno in tutti i Paesi della zona euro, e preceduto da una campagna elettorale paneuropea per spiegare le ragioni del sì e quelle del no. La decisione sulla remissione del debito non può essere presa solo dai debitori, senza consultare i creditori. Quello di indire un referendum nazionale per chiedere ai propri cittadini di rifiutare le condizioni per l’elargizione di nuovi prestiti è un altro azzardo morale della Grecia. Basta vedere la (pochissima) differenza tra il piano europeo (da rifiutare nel voto referendario) e quello greco (da accettare dopo il voto) per capirne il senso politico. Perché tanto rumore per nulla? Tsipras sa bene che l’Europa non può permettersi politicamente di fare uscire la Grecia dall’euro. Perché la Grexit (ovvero l'uscita della Grecia dall'Euro) non è un'ipotesi prevista dal Trattato UE. Tsipras è convinto che sarà più difficile per la Trojka dire no alla voce di un popolo piuttosto che alla voce di un governo. Probabilmente ha ragione. Ma così rischiamo di muoverci tutti in uno scenario inedito e pericoloso, con le banche greche chiuse per mancanza di liquidità, finchè un prestito ponte o un nuovo accordo non salverà i conti della Grecia. Fino a quando? E a quale costo? Se l’Europa vuole ritrovare la sua anima sono le istituzioni europee (in primis, il Parlamento europeo) a dover dimostrare essere in grado di ereditare il sogno europeo dei padri fondatori e costruire un’Unione politica fondata sulla solidarietà tra i cittadini europei e non sugli egoismi dei governi nazionali.    

8 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura

A volte, più che avere le risposte pronte è importante sapersi porre le domande giuste.

L'avevo detto pubblicamente qualche giorno fa su radio e giornali locali, ma sono costretto a ripeterlo oggi con ancora più forza dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative. Con un tasso di astensionismo così alto, tutte le città sono politicamente contendibili. Anche Bologna. Per questo occorre cambiare rapidamente il senso di marcia e procedere con umiltà, senso di responsabilità e coraggio.

Umiltà perché bisogna lavorare a testa bassa per il bene della propria comunità, senza l'arroganza e la presunzione di chi pensa di avere già la vittoria in tasca.

Senso di responsabilità perchè il fronte democratico perde dove si presenta diviso, frammentato, disunito.

Coraggio perché si deve provare a ribaltare il piano inclinato del dibattito pubblico locale che a volte riesce a toccare insuperabili vette di surrealismo.

Nei limiti delle mie capacità è quello che ho provato a fare con questo articolo:

'Bologna Futura' pubblicato su IdemLab.org 

'Basta investire nei giusti eredi anziché nei professionisti della conservazione per cogliere le potenzialità di un modello di comunità dell’innovazione sociale per tutta l’Europa.

Non rassegniamoci all’idea che il perimetro del futuro della Città Metropolitana possa essere confinato alla realizzazione di un trenino sopraelevato o sull’utilità/inutilità di un Passante autostradale (...).

Vincere per fare cosa? Questa è la domanda giusta per ribaltare il piano del confronto, stimolando le migliori risorse della Città per provare a volare un po’ più in alto. Vincere per fare cosa? Questa è la domanda che merita una risposta. Se lo merita Bologna. Se lo meritano i bolognesi' (...)

segue la lettura su www.idemlab.org 

15 giugno 2015

di Marco Lombardo

Cosa (mi) resterà di #EXPO?

Si è chiuso Expo. Prima di pensare subito a cosa farne degli spazi, nel #DopoExpo, proviamo ad assaporare un momento fatto di orgoglio perché l'Italia ha vinto una sua sfida con se stessa, prima ancora che con il resto del mondo.

Ha ragione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando dice che 'l'Italia vince quando è consapevole della sua unità'. Questa sfida non è stata vinta da qualcuno contro qualcun altro. E' stata vinta da tutti quelli che credono nel Paese. 

Solo qualche mese fa sembrava impossibile farlo partire. Impossibile se non in ritardo. Impossibile se non a prezzo della corruzione.

Poi, ad un tratto, l'impossibile è diventato possibile. Come dimostrano più di 20 milioni di visitatori.

Perché la politica a volte sa essere l'arte dell'impossibile se riesce a farci credere in noi stessi come Paese e non in fazioni 'l'un contro l'altro armate'.

Tiriamo un bel respiro di sollievo. Ed ora espiriamo.

Per non eccedere nella boriosità, triste almeno quanto la litania del disfattismo.

Tra l'ansia (passata) di non farcela e l'ansia (futura) di cosa farne per il dopo, c'è lo spazio della riflessione sul presente.

Cos'è stato Expo? Cosa resterà dentro di noi di Expo?

A guardarlo da Facebook non c'è alcun dubbio: Expo è stata una sequenza impressionante di foto su file di persone.

image3

Fortunatamente la finestra sul mondo è molto più grande del nostro giardino della pagina personale su Facebook.

In effetti le code umane (fuori e dentro i cancelli, per accedere ai padiglioni) sono state impressionanti. Ma a raccontare quelle ci pensano giá gli altri. A me piacerebbe che ci fermassimo a pensare un attimo ancora a quello che c'era dentro i padiglioni per poterlo raccontare a tutti quelli che non sono riusciti a venire.

Intendiamoci. L'esposizione universale sul cibo è un genere letterario che fa gara a sè. Difficile da inquadrare nelle categorie predefinite.

Non è un luna park del cibo. Ma a volte sembra anche quello.

image4   Non è un festival del glocal culinario. Ma a volte sembra anche quello. IMG_8922 (2)   Dovete immaginarlo come una sorta di compito in classe collettivo, con tema predefinito, ma a svolgimento libero, in cui ogni Paese cerca di metterci un pò della sua anima. Nel Padiglione Zero sembrava un set cinematografico dove raccontare la storia del rapporto tra uomo e Terra, attraversando la filiera agroalimentare. image2   In tanti padiglioni stranieri sembrava una giostra di colori e di culture, mescolati dal cibo. Personalmente io voto per l'Austria (considerando il Padiglione Zero ed il Padiglione Italia, fuori concorso): una traccia (solo) apparentemente fuori tema ('Breathe' parlava di natura e non di cibo) ma di ampio 'respiro'. 1435738621_PATIO_BREATHE-AUSTRIA Ma in tutto questo turbinio di aromi, all'uscita dei cancelli con alle spalle il Decumano, una domanda ti resta in testa, sospesa nell'aria.
'Basterà per tutti?'
Perché il nostro modello di produzione globale non è sostenibile per i 9 miliardi di abitanti che vivranno su questo Pianeta da qui al 2050. Non basteranno le serre nel deserto e gli orti verticali, se non crescerà la consapevolezza globale sulla sicurezza alimentare. Al di là dei numeri dei visitatori, del turismo, dell'impatto sul PIL, a questo dovrebbe servire Expo. A riflettere su come vincere la sfida globale sulla sostenibilità alimentare. Perchè nutrire il Pianeta (non solo noi!) è la grande sfida del futuro.
L'agricoltura è l'arte di saper aspettare.
preghiera  
  L'Albero della Vita dovrà rimanere lì a ricordarcelo come un comandamento o, se preferite, come un inno alla speranza nel genere umano.

1 novembre 2015

di Marco Lombardo

Lavoro, imprenditorialità e creatività

21 Marzo Il 21 Marzo, BolognaFutura ha promosso un'iniziativa sul tema della womeneconomics, con la partecipazione di Irene Tinagli - Economista, Deputata PD e firmataria DDL "lavoro agile", Elisabetta Gualmini - Vice Presidente e Assessore Welfare Regione Emilia-Romagna, Alessandro Alberani - Segretario CISL Bologna, Francesca Ferrazzi - imprenditrice settore moda, Marco Lombardo - Coordinatore Bologna Futura Elena Giannino - Commissione FEDERMANAGER Minerva Bologna. Potete rivedere tutti gli interventi video dei relatori qui e la mia sintesi conclusiva a Francesco Pierantoni qui.  

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Il ritorno dei “Makers”

Ecco la mia intervista rilasciata a Blog stampa 3D, l'avanguardia nel settore della stampa digitale.  "Buongiorno e benvenuto nel nostro blog dedicato alla stampa 3D! Marco Lombardo: «Buongiorno a voi e grazie!» Qual è il significato di maker, ovvero in cosa consiste l’artigianalità che si realizza attraverso internet? L’Italia è sempre stata un Paese di makers Nella produzione di bellezza siamo una realtà riconosciuta in tutto il mondo, in virtù della straordinaria abilità dei nostri artigiani. Quelli che una volta si chiamavano artigiani e lavoravano dentro le botteghe rinascimentali, oggi si chiamano makers e animano i FabLab. Per questo sarebbe più corretto parlare di ‘ritorno dei makers’ in Italia, segnalando un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, al rinascimento della manifattura digitalizzata. In che modo la stampa 3D potrà incidere sul mondo del lavoro, a tuo parere? La diffusione delle stampanti 3D sta accelerando un processo di generazione distribuita dei mezzi di produzione. Chiunque oggi può aprirsi una piccola industria dentro un garage: basta uno scanner 3D per catturare la realtà, una stampante3D per trasformare la nostra fantasia creativa in realtà ed un laser-cutter di precisione. Molti beni (dagli apparecchi bio-medicali ad automobili come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. E’ importante far capire che non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà imprenditoriali già esistenti. Il mondo del lavoro si modulerà sempre di più intorno alla continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Come possono le politiche pubbliche agevolare la diffusione dei makers? Una politica industriale contemporanea deve saper raccogliere la sfida dell’Internet del Fare e della ‘produzione digitalizzata’. Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi, ma ai prossimi dieci anni. Bisogna superare un approccio burocratico sulla regolamentazione del mercato del lavoro per favorire politiche attive per la creazione di lavoro, per esempio abbattendo il costo del lavoro e mettendo a disposizione spazi di co-working per contaminare la manifattura tradizionale con i makers. Diciamo che anche in politica c’è bisogno di un ritorno ai Policy-Maker. Proverei a dare 3 suggerimenti: 1. Be Inspired! Provate a pensare al mondo del lavoro così come sarà domani, partendo dai bisogni delle persone e dalla vostra immaginazione. 2. Be disruptive! Per costruire un cambiamento e creare innovazione dovete modificare radicalmente il modello precedente. 3. Be makers! Potete continuare a lamentarvi del presente, potete avere nostalgia del passato o potete provare a costruire i vostri sogni, facendo parte di ‘incubatori’ di futuro. Quale consiglio daresti a un ragazzo italiano che comincia oggi a costruirsi una propria carriera? Quasi tutti i ragazzi italiani possiedono uno smartphone, ma lo utilizzano più come uno strumento per essere connessi ai social che non come uno strumento di lavoro. Grazie per le interessanti risposte e per il tempo che ci hai dedicato! «Grazie a voi e a presto!»" Vi aspetto tutti giovedì 13 febbraio all'Hotel Savoia per l'evento "Stampa 3D: la nuova dimensione dell'economia"  

12 febbraio 2014

di Marco Lombardo

La Skarrozzata 2013-2014

La Skarrozzata_2014 Il 9 giugno un popolo festoso ha invaso la Piazza Maggiore di Bologna con carrozzine, rollerblade, passeggini, biciclette e tutti i mezzi disponibili per la "Skarrozzata", una passeggiata tra le vie della città per vivere e raccontare per un giorno la disabilità. La skarrozzata nasce da un’idea semplice, pensata davanti a una pizza tra due amici, Enrico Ercolani e Matteo Giorgioni: far vivere per un giorno l'esperienza della carrozzella, nella convinzione che il tema della disabilità diventi davvero ineludibile solo se e quando ci tocca direttamente. Nelle parole di Alessandro Bergonzoni, ospite d’onore della manifestazione, ‘la skarrozzata è una forma moderna di letteratura urbana per rimuovere gli ostacoli e le barriere interiori’. Sono orgoglioso di avere avuto la possibilità di contribuire – insieme a Fabio Querci e tanti altri amici invisibili – all’organizzazione e alla buona riuscita dell’iniziativa. La mia speranza è che Bologna possa raggiungere gli standard europei di Città a misura di disabile e sono profondamente convinto che guardare la vita con gli occhi degli altri ci serva per abbattere tutti i pregiudizi. Qui il video del TG3 Regionale/ Qui il video di BolognaChannelTv          

13 giugno 2013

di Marco Lombardo

Per riconoscere una famiglia basta un disegno. Di legge.

Il 13 Gennaio con gli amici di #BolognaFutura insieme al Gruppo PD di Casalecchio abbiamo organizzato una serata per discutere il DL Cirinnà sulle #unionicivili e la #stepchild-adoption. E' stata una bellissima serata di cultura politica. Tanta partecipazione ed interventi di grande qualità. Grazie a Gabriella MonteraPietro AntonioliMassimo Bosso,Vincenzo Branà, Elisa Dal Molin, Giordana Piccinini, Monica Cirinnà, Don Nicolini e a tutti gli amici di ‪#‎BolognaFutura‬ perché il nostro compito è quello di camminare tutti insieme nel rispetto delle diversità. In parlamento si parla ancora di possibili modifiche e mediazioni: credo che il testo su cui si è impegnato il Governo-Renzi rappresenti già di per sé un punto equilibrato di mediazione. Ora non è più il tempo della discussione. E' il tempo dell'approvazione. Personalmente rispetto l'idea che gli istituti religiosi debbano tutelare la tradizione, ma non credo che nel 2016 un Paese come l'Italia, che vuole tornare ad essere all'avanguardia in Europa, possa precludere l'accesso ad un istituto giuridico sulla base del proprio orientamento sessuale. ‪#‎loveislove‬ Per quanto riguarda il punto più controverso, la stepchild adoption, rispetto al rischio, peraltro della maternità surrogata e della mercificazione del corpo della donna, prima di discutere sull'effetto della maternità vi suggerisco di guardare questo video. Non basta essere buoni solo a Natale. Per riconoscere una famiglia basta un disegno. Di legge. [embed]https://www.youtube.com/watch?v=XY-ZfNxghas[/embed]     12473628_10153894694127959_6356181224584383923_o           #SvegliaItalia Per tornare ad essere un'avanguardia in Europa. [embed]https://www.flickr.com/photos/124857278@N06/sets/72157663161968179[/embed] Narrazione fotografica di F. Pierantoni

20 gennaio 2016

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 gennaio 2013

di Marco Lombardo

L’unione bancaria europea

Banche, prodotti finanziari e tutela dei risparmiatoriSabato 6 Febbraio insieme a Michele Calzolari, Presidente Assosim, Sabina Porcelluzzi, Segretaria Fisac CGIL Bologna e l'Avv. Marco Palmieri abbiamo discusso dei tre pilastri su cui poggia l'unione bancaria europea.

Il mio intervento integrale

Le conclusioni video

Tutti i video

12 febbraio 2016

di Marco Lombardo

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

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Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

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Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Il ritorno dei “Makers”

Ecco la mia intervista rilasciata a Blog stampa 3D, l'avanguardia nel settore della stampa digitale.  "Buongiorno e benvenuto nel nostro blog dedicato alla stampa 3D! Marco Lombardo: «Buongiorno a voi e grazie!» Qual è il significato di maker, ovvero in cosa consiste l’artigianalità che si realizza attraverso internet? L’Italia è sempre stata un Paese di makers Nella produzione di bellezza siamo una realtà riconosciuta in tutto il mondo, in virtù della straordinaria abilità dei nostri artigiani. Quelli che una volta si chiamavano artigiani e lavoravano dentro le botteghe rinascimentali, oggi si chiamano makers e animano i FabLab. Per questo sarebbe più corretto parlare di ‘ritorno dei makers’ in Italia, segnalando un bisogno di tornare alla magia primordiale della creazione, alla gestualità del lavoro manuale, insomma, al rinascimento della manifattura digitalizzata. In che modo la stampa 3D potrà incidere sul mondo del lavoro, a tuo parere? La diffusione delle stampanti 3D sta accelerando un processo di generazione distribuita dei mezzi di produzione. Chiunque oggi può aprirsi una piccola industria dentro un garage: basta uno scanner 3D per catturare la realtà, una stampante3D per trasformare la nostra fantasia creativa in realtà ed un laser-cutter di precisione. Molti beni (dagli apparecchi bio-medicali ad automobili come la Tesla) e servizi (i FabLab o piattaforme come Etsy e Kickstarter)  già oggi nascono così. E’ importante far capire che non stiamo parlando di un futuro lontano, ma di realtà imprenditoriali già esistenti. Il mondo del lavoro si modulerà sempre di più intorno alla continua sinergia tra il mondo degli atomi e quello dei bit. Come possono le politiche pubbliche agevolare la diffusione dei makers? Una politica industriale contemporanea deve saper raccogliere la sfida dell’Internet del Fare e della ‘produzione digitalizzata’. Quello che manca da decenni nel nostro Paese è una seria politica industriale che non guardi ai prossimi dieci mesi, ma ai prossimi dieci anni. Bisogna superare un approccio burocratico sulla regolamentazione del mercato del lavoro per favorire politiche attive per la creazione di lavoro, per esempio abbattendo il costo del lavoro e mettendo a disposizione spazi di co-working per contaminare la manifattura tradizionale con i makers. Diciamo che anche in politica c’è bisogno di un ritorno ai Policy-Maker. Proverei a dare 3 suggerimenti: 1. Be Inspired! Provate a pensare al mondo del lavoro così come sarà domani, partendo dai bisogni delle persone e dalla vostra immaginazione. 2. Be disruptive! Per costruire un cambiamento e creare innovazione dovete modificare radicalmente il modello precedente. 3. Be makers! Potete continuare a lamentarvi del presente, potete avere nostalgia del passato o potete provare a costruire i vostri sogni, facendo parte di ‘incubatori’ di futuro. Quale consiglio daresti a un ragazzo italiano che comincia oggi a costruirsi una propria carriera? Quasi tutti i ragazzi italiani possiedono uno smartphone, ma lo utilizzano più come uno strumento per essere connessi ai social che non come uno strumento di lavoro. Grazie per le interessanti risposte e per il tempo che ci hai dedicato! «Grazie a voi e a presto!»" Vi aspetto tutti giovedì 13 febbraio all'Hotel Savoia per l'evento "Stampa 3D: la nuova dimensione dell'economia"  

12 febbraio 2014

di Marco Lombardo

NON CHIAMATELA ‘QUESTIONE MERIDIONALE’

  [caption id="attachment_2182" align="alignleft" width="423"]@Credits: Simone Bordoni @Credits: Simone Bordoni[/caption]                           Guardate questa cartina. Guardatela bene. È l'Italia. O meglio. E' l'Italia secondo Trenitalia, assecondata dall'ignavia di oltre 60 governi nazionali che si sono succeduti in XVII legislature. Un Paese dove 200 km non sono la stessa cosa se si vive nel Nord (1h 30 min in media in AV, con un minimo di 1h di percorrenza nella tratta Milano-Bologna), nel Centro-Italia (2h di media in AV, con un picco di 1h 10min nella tratta Roma-Napoli), nel Sud e nelle Isole (3-4h di media dove coperto da AV, con un picco di 2h 26min nella tratta Foggia-Lecce).
Dove 500 km puoi farli in meno di tre ore (Milano-Roma) o in non meno di cinque (Roma-Reggio Calabria).
Se poi si vive in Basilicata ci si ritrova dentro un paradosso: una delle Regioni più piccole d'Italia (secondo la cartina tradizionale), ma una delle più grandi (secondo la cartina reale delle distanze di percorrenza). Certo. Non è la stessa cosa percorrere la medesima distanza in pianura o tra le montagne. Ma nessuna diversità orografica può giustificare (nel 2015!) una tale disparità di trattamento.
Per questo, se la guardate meglio questa cartina vi parla di una parola chiave per lo sviluppo dell'Italia: uguaglianza.
Quella che troppo spesso (appare e) scompare dal linguaggio della politica. Quella che ancora manca in questo Paese per essere davvero unito ed unitario. Per questo non sopporto l'ipocrisia del vento revanscista che soffia sulla 'questione meridionale'. Il più comodo alibi, lautamente offerto dagli intellettuali del Sud ai governanti, per fornire una pausa di riflessione, senza voler mai affrontare il problema. Un continuo schiaffo morale a chi rimane al Sud per lavorare onestamente, senza lamentarsi, pur tra tante difficoltà in più. Ma soprattutto la più facile sentenza auto-assolutoria per il resto del Paese. Ai membri della Direzione nazionale del PD riuniti domani per dare risposta agli allarmanti dati Svimez sulla disoccupazione chiedo di avere il coraggio di lasciare la 'questione meridionale' ai sofismi del Novecento e di non inseguire i toni da propaganda elettorale con l'immancabile elenco di promesse mancate su cui è stata fondata la Seconda Repubblica.
Non esiste una questione meridionale. Esiste semmai una 'questione Italia'.
Un Paese dove la lotta contro la diseguaglianza passa tanto dalla legalità quanto dalla cultura, tanto dalle infrastrutture digitali (rete a banda-ultra larga) quanto da quelle tradizionali (rete dei trasporti).
Perché l'alta velocità è tale se vale per tutti. Altrimenti serve solo a spaccare l'Italia in un Paese a due (o più) velocità.
  ps Cliccando sull'info-grafica di Simone Bordoni è possibile vedere i dati relativi ai tempi di percorrenza dei treni (AV, dove disponibili) sulle principali tratte del territorio italiano, comparando le differenze tra Nord, Centro e Sud. (guarda qui) @ Articolo pubblicato su l'Unità il 6 Agosto 2015 Articolo pubblicato su l'Unità    

6 agosto 2015

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding

Il partito democratico di Bologna lancerà a febbraio la raccolta fondi sul web (crowdfunding) per finanziare specifici progetti. Si tratta di un innovativo sistema di autofinanziamento, già sperimentato nella campagna elettorale di Barack Obama ed attualmente presente in varie piattaforme online (per esempio, Kickstarter) con cui oggi si producono film, musica ed eventi sociali. (statistiche sul crowdfunding)Infografica sul crowdfunding Nello specifico settore della raccolta dei fondi per la politica, il crowdfunding può rappresentare una corsia di emergenza nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Non a caso, l’articolo del Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-16/il-pd-bolognese-lancia-crowfunding-finanziare-progetti-partito-104112.shtml?uuid=ABo8oKk) riprendeva la notizia della sperimentazione avviata dal PD di Bologna, associandola al tweet con cui Enrico Letta annunciava l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarebbe riduttivo limitare l’orizzonte del crowdfunding al tema dell’autofinanziamento (dal basso) dell’attività dei partiti. Se ne coglierebbe un aspetto, di certo importante, ma si rischierebbe di tralasciare la prospettiva fondamentale che è quella di riorganizzare la funzione di un partito nella società contemporanea, ricostruendo la sua ragione sociale intorno al perseguimento ed alla realizzazione di cause. E’ bene ricordare che la raccolta di fondi attraverso il web si basa su due principi: il primo, è quello per cui le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa che sia più grande di loro; la seconda, è il desiderio delle persone di condividere con gli altri le loro battaglie e raccontare ciò di cui sono stati parte. Può funzionare l’applicazione del crowdfunding alla politica italiana? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla premessa che, in questo momento, c’è una forte domanda di buona politica: non commettiamo l’errore di confondere il sentimento antipartitico con quello antipolitico. Se a Bologna si registra il boom del volontariato significa che c’è una forte domanda di impegno civico e sociale, in cui tanti cittadini dedicano le loro energie, il loro tempo libero, le loro passioni. Il mondo associativo è considerato uno strumento di trasformazione della società più credibile rispetto a quello dei partiti. In questa forbice si può misurare la profondità della crisi di ‘senso’ e di rappresentanza dei partiti: è questa la divaricazione che dovrebbe interrogare profondamente chi oggi fa politica. Più di quella tra iscritti ed elettori delle primarie del PD. Per cambiare radicalmente la politica occorrono fratture coraggiose, sperimentando strumenti e soluzioni innovative. Quello che ci chiedono gli elettori delle primarie è di rappresentare una forte istanza di cambiamento; ci chiedono di non essere mobilitati solo durante le campagne elettorali, ma di poter esprimere la loro opinione sui processi decisionali dei partiti, di poter ‘contare’, di essere coinvolti in modo costante e non occasionale, lamentando la distanza tra la classe dirigente e la base. Chiedono alla politica di uscire dalla dittatura dell’emergenza, rompere il cerchio della autoreferenzialità, uscire da una democrazia ‘ad intermittenza’ per andare verso una ‘democrazia a luce continua’, con una mobilitazione cognitiva ed emotiva delle persone. La gente è stanca di ascoltare politici chi predicano soluzioni ai loro problemi; ha bisogno di risposte e le vuole anche in fretta. Se queste promesse sono vere, ne consegue che i partiti possono tornare ad essere utili per i territori se (ri)orientano la loro attività verso la realizzazione dei bisogni dei cittadini, nel quadro di una cornice di valori ed ideali condivisi. Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding. In questa prospettiva, il crowdfunding può essere uno strumento rivoluzionario. Il ‘timing’ è importante, ma non deve necessariamente essere finalizzato alle esigenze di un comitato elettorale; è fondamentale almeno quanto la co-progettazione delle cause da realizzare, la strategia di comunicAzione, la viralità attraverso l’utilizzo dei social network, la rendicontazione delle attività svolte, la trasparenza nella raccolta dei fondi e la sobrietà nell’utilizzo degli stessi. Come PD partiremo dal nuovo progetto di formazione politica perchè il rinnovamento generazionale non può prescindere dalla formazione di chi domani dovrà amministrare situazioni complesse. Il nuovo corso di formazione sarà solo il progetto pilota dal quale poi partiranno tanti altri progetti in crowdfunding scelti dai circoli territoriali. In breve, il crowdfunding può essere molto di più che una colletta online. Può divenire uno strumento utile per ricostruire, dal basso, il legame di fiducia tra i cittadini ed i partiti.

 

21 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Le ragioni di Piazza Taksim

Piazza_Taksim_Gezi_ParkPiazza Taksim non è una piazza qualunque. È una piazza simbolica. È la piazza dove si svolge la festa dei lavoratori, il primo Maggio. È il luogo dove sfocia la tensione tra la democrazia formale e la vocazione autoritaria del potere. Gezi Park era il luogo di fuga e rifugio, uno spazio vitale dove cercare riparo dai manganelli. La geografia sociale delle proteste di piazza Taksim ci rivela che qualcosa sta cambiando. ProtestaUna lotta comune che unisce un popolo di architetti, urbanisti, ambientalisti, studenti, anarchici, gay, tifosi di squadre di calcio (Besiktas, Fenerbache, Galatasaray), mussulmani anticapitalisti, kemalisti. Tutti uniti ad affrontare gas lacrimogeni, spray al peperoncino, getti d’acqua e il temibile ‘Condor’, un gas lacrimogeno che può portare all’arresto cardiaco. Ma per che cosa protestano? Certo, la cementificazione del Parco Gezi è stato il classico casus belli. Ma sarebbe superficiale ridurre il senso politico di quella protesta allo spirito ecologista che contrasta la cementificazione di Gezi Park. Si tratta di una protesta politica che ha individuato il suo nemico comune: la Turchia di Erdogan. istanbul-taksim-630x419Erdogan è il primo premier islamista nella repubblica militarmente laica voluta da Ataturk. Solo un politico lungimirante (indovinate chi?) poteva vedere in Erdogan l’amico islamista e moderato che l’Europa doveva inseguire. Del resto, si sa che l’uomo ha fiuto politico nello scegliere i suoi idoli. Vedere alla voce Vladimir Putin come maestro del pensiero liberale in Russia o Gheddafi come pioniere della democrazia in Libia. C’è un detto popolare turco che dice: ‘I matrimoni sono come gli affari. Quelli buoni sono quelli veloci’. Se così fosse, allora il matrimonio tra Turchia ed Europa non sarebbe un buon affare: la procedura di adesione della Turchia all’UE risale al 1973. Non proprio ieri. Da allora è giusto riconoscerlo, la Turchia si è impegnata al rispetto dei criteri di Copenaghen per entrare nell’UE: sono criteri politici, economici e giuridici. Grazie a questi progressi dal 2005 è in corso il Partenariato di Adesione della Turchia all’UE. Da allora la porta è aperta, ma rischiamo che dietro quella porta, mai veramente aperta, socchiusa, non sia rimasto più nessuno a bussare per entrare. E questo perché? Per due motivi di fondo. Il primo. Perché l’Europa è stata strumentalizzata. Da Erdogan che ha utilizzato lo spauracchio di Bruxelles come il punchball su cui sfogare la protesta per le riforme impopolari. Come a dire: ‘capisco le proteste. ma non posso farci nulla. Ce lo chiede Bruxelles’. Politica scaltra ma poco lungimirante, se è vero che dietro il mito (‘È l’Europa che ce lo chiede’) abbiamo sperperato un patrimonio di visioni e ideali di pacificazione, il grande patrimonio valoriale lasciato dai padri fondatori del sogno europeo. TURCHIA-PIAZZA-TAKSIM-SCONTRI-5-770x511Sempre più difficile concludere un matrimonio se i due promessi sposi non si riconoscono più. Il parlamento europeo ha adottato una risoluzione molto dura sugli scontri di Gezi Park. Ha fortemente condannato la repressione brutale della polizia turca. Come ha reagito Erdogan? Dicendo: “Non riconosco alcuna decisione presa dall’Europarlamento sulla Turchia”. Rivendicando il divieto di ingerenza del Parlamento Europeo sulle questioni interne degli stati. Insomma, la Turchia deve definire da sé la sua agenda politica. Quello che Erdogan fa finta di dimenticare è che la Turchia è da anni pesantemente condannata dalla Corte di Strasburgo per la violazione dei diritti umani. Per il mancato rispetto della  libertà di stampa: quanti sanno che la Turchia è la più grande prigione a cielo aperto per i giornalisti? Attualmente sono 71 i giornalisti richiusi in carcere, più della Siria e dell'Iran; per la violazione della libertà di riunione, per l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia contro i manifestanti. Tutte cose che nascono ben prima della violenza di Gezi Park. Ma che la protesta di Gezi Park ha reso evidente ed eclatante a tutto il mondo, stigmatizzando il comportamento del governo e del premier. L’Europa fa bene a ricordare un principio fondamentale dello Stato di diritto. Non esiste una democrazia libera se è sotto tutela dell’esercito! Non esiste una democrazia libera fondata sulla paura! 944245_10152811347775018_1117081266_nMa bisogna essere equilibrati quando si parla di politica estera. Per questo bisogna saper fare autocritica e analizzare anche i difetti della politica estera europea nei confronti della Turchia, le reticenze, le paure, i silenzi che si annidano nella complicità. Perché badate bene: dietro il punchball di Bruxelles (di nuovo: 'È l'Europa che ce lo chiede') si è celata la sterilità e la mediocrità anche di un’intera classe dirigente europea. Del resto, se un matrimonio non è un buon affare, non è quasi mai per colpa di una sola delle parti. E l’Europa ha le sue responsabilità, enormi, sulle quali occorre interrogarsi e farsi un bell’esame di coscienza. Perché la Turchia rappresenta per l’Europa l’alibi perfetto per rimanere nel limbo dell’identità irrisolta. Allargamento e approfondimento sono le due chiavi di lettura del processo di integrazione europea. Ma la questione turca mette l'Europa con le spalle al muro e la costringe ad interrogarsi sui propri confini geografici ed identitari. Dove finisce l’Europa? Fino a dove si estende il concetto di identità europea? turkeytwitterresized-600x386Ha ragione il proverbio turco. Il matrimonio tra la Turchia e l'Europa non è un buon affare. Ma noi non siamo chiamati a costruire un matrimonio di interessi, fondato sulla valenza strategica e geopolitica di entrambi i partner. Dobbiamo  impegnarci a costruire un matrimonio di valori fondati sui principi comuni della laicità, dello stato di diritto e della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Una unione nella diversità. Infine, in conclusione, consentitemi di allargare il respiro alle piazze che oggi protestano per i diritti civili e politici. C’è un filo rosso che lega le proteste dei giovani di piazza Taksim in Turchia con gli scontri di Piazza Tahrir in Egitto passando per le strade di Rio in Brasile. Senza dimenticare la Siria dove gli scontri, lontani dai riflettori dei media, vanno avanti da oltre due anni con violazioni sistematiche dei diritti umani in quella che è ormai una guerra civile senza frontiere. In tutte quelle piazze ci sono rivendicazioni sociali, contro la corruzione del potere, contro il precariato. Proteste che travalicano i confini nazionali e abbracciamo la dimensione della dignità umana e della libertà. Certo, sono piazze molto diverse tra loro e sarebbe un errore accomunarle oltre il lecito perché significherebbe ridurre le diversità culturali, sociali e religiose che ognuna di quelle piazze porta dentro di sé. @Il testo è tratto dalla relazione all'iniziativa svolta a Casalecchio. Ringrazio il PD di Casalecchio e tutti coloro che hanno partecipato. Nel nostro piccolo abbiamo ricordato a noi stessi che le infinite querelle relative alle regole congressuali forse interessano poco le persone normali, ovvero quelle che non sono appassionate al genere letterario "regole per il congresso del PD". Perché mentre noi ci avvitiamo in dibattiti autoreferenziali, lì fuori c’è un mondo che sta cambiando in fretta. E verso il quale un paese come l'Italia ha il dovere morale di tornare ad essere protagonista della scena internazionale. Chissà se gli aspiranti al Congresso sapranno cogliere in questo vuoto di senso che attraversa l'Europa e l'Italia l'opportunità per costruire una visione ideale di un moderno partito progressista ed europeo.

11 luglio 2013

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 settembre 2012

di Marco Lombardo

Lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera

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 #iDemWinterLab "Come sconfiggere lISIS e contrastare gli interessi che lo sostengono" - Bologna, sabato 30 gennaio 2016
  Il 30 Gennaio 2016 a Bologna si è svolta la Winter School di‪#‎IdemLab‬ su lotta al terrorismo internazionale, UE e politica estera. Cos'è l'ISIS? Quali strumenti dispone l'Unione europea per la lotta contro il terrorismo internazionale? Quali sono gli interessi geopolitici degli Stati membri per la stabilizzazione del medioriente? Quale bilanciamento tra il diritto alla sicurezza e la sicurezza dei diritti? La sospensione dell'Accordo di Schengen può essere una risposta per aumentare la sicurezza interna ed esterna dell'UE? La revisione degli accordi di Dublino per la gestione dei flussi dei profughi quale impatto può avere per la sicurezza sulle frontiere esterne? Queste sono alcune delle domande alle quali abbiamo provato a dare qualche utile risposta. Sala piena, tanti interventi di qualità e qualche proposta concreta da mettere subito in campo. Puoi rivedere le immagine dell'evento da qui. (narrazione fotografica di F. Pierantoni)
Puoi rivedere alcuni video con le conclusioni dell'evento.
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1 febbraio 2016

di Marco Lombardo

La mia agenda in Festa

Per 26 giorni la Festa dell'Unità di Bologna riesce a trasformare il Parco Nord in una Città nella Città: una tradizione che preserva lo spirito più puro della Politica con oltre 5000 volontari che si alternano giorno e notte tra cucine e fornelli, con un impegno festoso ed una passione civica che dovrebbe essere posta a fondamento della nostra 'comunità politica'. Oltre alle prelibatezze delle cucine, per chi fosse interessato a seguire i dibattiti politici, questa è la mia agenda delle iniziative in cui interverrò alla festa. Ho scelto di seguire quelli che sono da sempre gli assi cartesiani del mio impegno politico: diritti, Europa e relazioni internazionali, partecipazione. Si parte il 31 Agosto dal Tibet. La storia di un popolo in lotta per il principio di autodeterminazione che è un inno alla speranza in un progresso pacifico e spirituale dell'umanità. Si prosegue il 4 Settembre con l'iniziativa promossa dal Circolo online, insieme ai ragazzi di OccupyPD e ai Giovani Democratici di Bologna, nello stile libero del Barcamp, in cui tutti possono prendere la parola e dire la loro idea sul tema della partecipazione. Politica è partecipAzione? Come possiamo (ri)dare più voce ad iscritti ed elettori? Come fare per rendere il PD un partito all'altezza della sua base? Vi aspettiamo il 4 settembre al Parco Nord di Bologna; per chi fosse lontano, potete contribuire ovunque voi siate, inviando il vostro tweet a #barCamPD. Il 6 settembre continua l'impegno per rendere il PD un partito a vocazione europea.  A -250 giorni dalle elezioni europee, mentre negli altri Stati Membri sono già avviate le campagne elettorali dei candidati al Parlamento europeo, in Italia il dibattito politico sul futuro dell'UE latita nell'indifferenza generale dei partiti e dell'opinione pubblica. Sono fermamente convinto che il processo di integrazione europea possa portare ad una vera Unione politica solo se, al fianco della europeizzazione delle politiche nazionali degli Stati membri, si creerà una ‘coscienza politica europea’ dal basso. Per questo, dopo il lancio degli 'Erasmus Democratici' e la creazione delle reti europee ed internazionali, c'è bisogno che il PD di Bologna continui a porsi all'avanguardia, rilanciando la prospettiva europeista attraverso una campagna elettorale transnazionale, in grado di porre i temi della cittadinanza europea e degli Stati Uniti d’Europa al centro del dibattito pubblico. Le prossime elezioni europee saranno decisive per uscire dalla politica del rigore e dell'austerità e rafforzare davvero la democrazia in Europa. Per fare questo, coinvolgeremo le delegazioni del Partito Socialista Francese e del SPD tedesco, insieme ai circoli del PD all'estero da Bruxelles a Lussemburgo, da Friburgo a Parigi per provare ad allargare il respiro ideale del fronte democratico e progressista agli orizzonti europei. Tra gli ospiti delle serata anche Pier Virgilio Dastoli e Volker Telljohann delle Fondazione Ebert. Il 6 settembre il sogno europeo riparte da Bologna. Il 15 settembre ci occuperemo di Birmania, attraverso il racconto della vita di Aung San Suu Kyi, l'orchidea di ferro, una donna straordinaria che continua a commuovere il mondo per la forza gentile con cui lotta per la democrazia in Birmania, ad un anno dalle prossime presidenziali del 2014. Il 19 settembre daremo vita ad uno speed-pitching per raccontare la nuova imprenditorialità digitale che avanza rapidamente nel nostro territorio. Sono le start-up: una profonda trasformazione economica e sociale nel mondo, una breccia nell'immobilismo dell'Italia che parte dalla cultura del fallimento per superare la crisi in modo non convenzionale. Il 21 settembre l'appuntamento è con il Ministro per l'integrazione Cècile Kyenge: sarà l'occasione per parlare di diritti, immigrazione e cittadinanza. Un confronto per cercare di ridurre lo spread di civilità che allontana il nostro Paese dagli standard europei. La speranza di poter radicare in Italia la cultura dell'integrazione, a 50 anni dal celebre discorso di Martin Luther King. Vi aspetto in Festa!  

31 agosto 2013

di Marco Lombardo

Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding

Il partito democratico di Bologna lancerà a febbraio la raccolta fondi sul web (crowdfunding) per finanziare specifici progetti. Si tratta di un innovativo sistema di autofinanziamento, già sperimentato nella campagna elettorale di Barack Obama ed attualmente presente in varie piattaforme online (per esempio, Kickstarter) con cui oggi si producono film, musica ed eventi sociali. (statistiche sul crowdfunding)Infografica sul crowdfunding Nello specifico settore della raccolta dei fondi per la politica, il crowdfunding può rappresentare una corsia di emergenza nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Non a caso, l’articolo del Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-16/il-pd-bolognese-lancia-crowfunding-finanziare-progetti-partito-104112.shtml?uuid=ABo8oKk) riprendeva la notizia della sperimentazione avviata dal PD di Bologna, associandola al tweet con cui Enrico Letta annunciava l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma sarebbe riduttivo limitare l’orizzonte del crowdfunding al tema dell’autofinanziamento (dal basso) dell’attività dei partiti. Se ne coglierebbe un aspetto, di certo importante, ma si rischierebbe di tralasciare la prospettiva fondamentale che è quella di riorganizzare la funzione di un partito nella società contemporanea, ricostruendo la sua ragione sociale intorno al perseguimento ed alla realizzazione di cause. E’ bene ricordare che la raccolta di fondi attraverso il web si basa su due principi: il primo, è quello per cui le persone vogliono sentirsi parte di qualcosa che sia più grande di loro; la seconda, è il desiderio delle persone di condividere con gli altri le loro battaglie e raccontare ciò di cui sono stati parte. Può funzionare l’applicazione del crowdfunding alla politica italiana? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dalla premessa che, in questo momento, c’è una forte domanda di buona politica: non commettiamo l’errore di confondere il sentimento antipartitico con quello antipolitico. Se a Bologna si registra il boom del volontariato significa che c’è una forte domanda di impegno civico e sociale, in cui tanti cittadini dedicano le loro energie, il loro tempo libero, le loro passioni. Il mondo associativo è considerato uno strumento di trasformazione della società più credibile rispetto a quello dei partiti. In questa forbice si può misurare la profondità della crisi di ‘senso’ e di rappresentanza dei partiti: è questa la divaricazione che dovrebbe interrogare profondamente chi oggi fa politica. Più di quella tra iscritti ed elettori delle primarie del PD. Per cambiare radicalmente la politica occorrono fratture coraggiose, sperimentando strumenti e soluzioni innovative. Quello che ci chiedono gli elettori delle primarie è di rappresentare una forte istanza di cambiamento; ci chiedono di non essere mobilitati solo durante le campagne elettorali, ma di poter esprimere la loro opinione sui processi decisionali dei partiti, di poter ‘contare’, di essere coinvolti in modo costante e non occasionale, lamentando la distanza tra la classe dirigente e la base. Chiedono alla politica di uscire dalla dittatura dell’emergenza, rompere il cerchio della autoreferenzialità, uscire da una democrazia ‘ad intermittenza’ per andare verso una ‘democrazia a luce continua’, con una mobilitazione cognitiva ed emotiva delle persone. La gente è stanca di ascoltare politici chi predicano soluzioni ai loro problemi; ha bisogno di risposte e le vuole anche in fretta. Se queste promesse sono vere, ne consegue che i partiti possono tornare ad essere utili per i territori se (ri)orientano la loro attività verso la realizzazione dei bisogni dei cittadini, nel quadro di una cornice di valori ed ideali condivisi. Stimolare la ‘febbre del fare’: questa è la vera sfida del crowdfunding. In questa prospettiva, il crowdfunding può essere uno strumento rivoluzionario. Il ‘timing’ è importante, ma non deve necessariamente essere finalizzato alle esigenze di un comitato elettorale; è fondamentale almeno quanto la co-progettazione delle cause da realizzare, la strategia di comunicAzione, la viralità attraverso l’utilizzo dei social network, la rendicontazione delle attività svolte, la trasparenza nella raccolta dei fondi e la sobrietà nell’utilizzo degli stessi. Come PD partiremo dal nuovo progetto di formazione politica perchè il rinnovamento generazionale non può prescindere dalla formazione di chi domani dovrà amministrare situazioni complesse. Il nuovo corso di formazione sarà solo il progetto pilota dal quale poi partiranno tanti altri progetti in crowdfunding scelti dai circoli territoriali. In breve, il crowdfunding può essere molto di più che una colletta online. Può divenire uno strumento utile per ricostruire, dal basso, il legame di fiducia tra i cittadini ed i partiti.

 

21 dicembre 2013

di Marco Lombardo

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

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Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

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Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Non è mai troppo tardi 2.0

Non è mai troppo tardi 2.0. Che cos'è il digital divide? A cosa servono i Big Data? Come si possono proteggere i propri dati personali dagli Spider? Come si tutelano i brevetti ed i marchi dai Patent Troll? Come la comunicazione sui social media sta cambiando il modo di fare informazione? Ed il modo di fare politica? Queste sono solo alcune delle domande che ho posto insieme ai volontari del Circolo Online del PD Bologna nel quiz-game 'Non è mai troppo tardi 2.0', nei vari incontri promossi nell'area metropolitana di Bologna (Santo Stefano, Zola Predosa, Castel Maggiore ed altri) nel corso del 2013-2015. Un'occasione di intrattenimento e divertimento per tutti (nativi digitali e non!) che vuole essere anche un momento di formazione con brevi interventi di esperti e facilitatori digitali. Ma anche un corso per rendere accessibile il web a chi non ha mai avuto gli strumenti. Un format di infotainment liberamente tratto nel metodo dal gioco 'Il Milionario' e nel merito dall'ultimo libro di Federico Rampini 'Rete Padrona', ma emotivamente ispirato alla trasmissione del grande Alberto Manzi 'Non è mai troppo tardi' che può essere facilmente replicato su tutto il territorio nazionale. Perché per abbattere la diseguaglianza digitale nel nostro Paese non è sufficiente rimuovere le diverse condizioni di accesso alle tecnologie dell'informazione, ma è necessario anche promuovere una cultura digitale per rimuovere le barriere, le paure, i pregiudizi ed essere consapevoli dei rischi e delle opportunità con cui la Rete sta trasformando il mondo del lavoro, il nostro modo di essere ed il nostro modo di entrare in relazione con gli altri.  Alcune infografiche sul digital divide, l'agenda digitale e l'e-government distribuite ai partecipanti agli incontri del 2013/2014/2015.

10 giugno 2015

di Marco Lombardo

Il Circolo on-line

Il circolo on-line del partito democratico di Bologna rappresenta ad oggi il più avanzato progetto di web-democracy e di politica 2.0. Un progetto serio che ci riporta all'avanguardia in Italia ed in Europa, frutto di un intenso lavoro di ricerca e progettazione che ha analizzato tutti gli strumenti telematici fino ad ora utilizzati.

    Il circolo on-line si propone di vincere tre sfide fondamentali. La prima: adeguare i tempi della politica alla vita delle persone e non viceversa, facendo in modo che ci sia un luogo di discussione, confronto ed elaborazione di proposte politiche aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a costo zero. La seconda: trasformare la Rete, in una piazza virtuale da abitare e non in uno spazio da occupare con disinformazione e/o attacchi verbali; il web è un luogo virtuale, per definizione, libero dove spesso però il rischio è quello di fermarsi alla superficie delle cose, commentando di istinto alle notizie ed entrando raramente nella profondità dei problemi delle persone. Grazie invece ad uno spazio apposito, una libreria, dove si condividono testi, proposte di legge, contributi ideali che saranno suddivisi per aree tematiche, gli iscritti ed i partecipanti potranno informarsi e confrontarsi sui problemi concreti del nostro Paese. La terza sfida: fare del circolo on-line un luogo di partecipazione democratica attiva ed uno strumento di deliberazione secondo l'antico, ma sempre valido adagio, per cui bisogna conoscere per deliberare. Come funziona il Circolo on-line? Sarà equivalente ad un circolo territoriale, con una tessera di iscrizione, una comunità di iscritti, un comitato di circolo, un forum libero di discussione, una biblioteca virtuale dove approfondire gli argomenti di interesse, uno spazio deliberativo dove lanciare idee che, se riceveranno un alto rating di consenso da parte dei partecipanti, diventeranno proposte politiche che verranno votate attraverso le primarie tematiche. Guarda il video su come funziona il circolo on-line In breve, un circolo aperto, partecipato, senza frontiere per un PD che con coraggio e senso di responsabilità  ci riporta con fiducia verso il futuro. Leggi la mia Intervista sul circolo on-line   Seguici su www.circolonline.it

2 settembre 2012

di Marco Lombardo

Europa e diritti civili. Incontro con Sergio Lo Giudice

Incontriamo il senatore Sergio Lo Giudice, Membro della 2ª Commissione Giustizia e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, al caffè La Linea in un freddo pomeriggio di maggio. Tema dell'incontro i diritti civili. Abbiamo deciso di affrontare insieme a lui tre questioni che riteniamo cruciali: il diritto di cittadinanza per i nati in Italia da genitori stranieri, le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la condizione dei carcerati in Italia. Normativa sulla cittadinanza   In questo periodo si fa un gran parlare di ius soli e in effetti quello dell'acquisizione della cittadinanza per i minori “stranieri” nati in Italia è un problema grave, da risolvere quanto prima. Proprio per l'importanza del tema, non dobbiamo dimenticarci di essere un paese appartenente all'Unione Europea, nella quale parlare di ius soli puro non ha molto senso. Basti ricordare il passo indietro fatto dall'Irlanda (unico paese europeo all'epoca ad applicare lo ius soli) nel 2004 a fronte della sentenza della Corte di Giustizia europea (causa C-200/02, Chen).     Lombardo_LoGiudice Sergio Lo Giudice ci spiega che il PD ha presentato diverse proposte di legge sulla cittadinanza (anche se, ovviamente, in un governo alleato con il PdL la centralità del tema è scemata). Tra le proposte presentate, una è a firma Bersani e, sintetizzando al massimo, prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure per chi arriva in Italia entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale. Al Senato la proposta di legge è a firma Casson e prevede l'ottenimento della cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri che risiedono regolarmente nel nostro paese da almeno 5 anni. Sembra che alla Camera siano pensabili maggioranze trasversali, mentre al Senato la situazione pare più complicata. Senza contare che il tema dello jus soli ha di fatto spaccato in due il Movimento 5 Stelle. Le proposte purtroppo non sono ancora state calendarizzate, ma la speranza è che sull'argomento si possano trovare maggioranze variabili su quello che rimane, a normativa vigente, problema di (in)civilità per un Paese che ha fino ad ora impostato il tema in modo ideologico, fondando la sua politica sulla paura del diverso, anzichè sull'integrazione come unione nella diversità.   Per quanto riguarda il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, l'Italia è uno dei pochi paesi rimasti a non aver legiferato sull'argomento. Come ci spiega Lo Giudice, persino in Gran Bretagna il governo conservatore sta lavorando per introdurre il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, nell'idea che, essendo il matrimonio fonte di stabilità sociale, più si estende meglio è per la società. “I don’t support gay marriage in spite of being a conservative. I support gay marriage because I am a conservative” ha affermato David Cameron. Nella maggior parte dei paesi europei esiste un riconoscimento per le unioni civili delle coppie dello stesso sesso, mentre in Italia tutti i tentativi (più o meno timidi) in questa direzione sono naufragati. Anche su questo tema esistono diverse proposte di legge, sia alla Camera che al Senato. Quella presentata da Lo Giudice propone di estendere la possibilità di matrimonio anche alle coppie di persone dello stesso sesso. Da troppo tempo si tergiversa sulla questione e quindi a suo parere è ora di una svolta decisa. Visto dalla prospettiva europea, la sensazione è quella di un Paese accerchiato: ormai persino i conservatori europei sembrano più progressisti di noi, incapaci di riconoscere nell'amore (senza ulteriori aggettivi) la forza naturale sulla quale si fonda una famiglia. Per quanto riguarda invece le carceri, sappiamo ormai che la realtà nella quale versano i detenuti in Italia è quella di una violazione strutturale dei diritti umani. A Bologna la situazione è drammatica, anche se meno esplosiva di tempo fa. Pensata per 400 persone, la Dozza ne ospita almeno 800, ma più spesso 1200. Non è casuale la recente sentenza di condanna della CEDU nei confronti dell'Italia. Le soluzioni che vengono solitamente prospettate, in modo piuttosto semplicistico,vanno dall'indulto di fronte alla situazione esplosiva alla costruzione nuovi edifici. Dalla nostra discussione è invece emersa la necessità di una considerazione più ampia sul sistema carcerario italiano, ad esempio sulla percentuale altissima di detenuti in attesa di giudizio e su una revisione della legislazione penale che finisce per riempire le carceri di tossicodipendenti e immigrati irregolari. Su 60.000, circa 15.000 detenuti potrebbero usufruire dei domiciliari o di misure alternative alla pena detentiva. Bisognerebbe quindi intervenire su diversi fronti: ad esempio cambiare legge Fini-Giovanardi sulle droghe e la legge Bossi-Fini che ha introdotto il reato di clandestinità, e poi cambiare meccanismo “sliding doors” e la legge ex Cirielli sulla recidiva. Al contempo bisognerebbe intervenire in maniera molto più convinta e creativa sulla reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro. E' ormai stato ampiamente dimostrato come il lavoro con i detenuti consente l'abbattimento della recidiva nell'ordine del 70%. Il lavoro è il vero passaporto per la libertà dei detenuti. Ecco, credo che per ripensare il sogno europeo, per renderlo reale, sia necessario ripartire proprio da qui, dalla vita delle persone, da progetti e soluzioni articolati, in modo da rendere credibile l'Europa dei diritti che vogliamo, e che troppo spesso ancora non c'è.

30 maggio 2013

di Silvia Ventrucci

È l’ora di sfidare i falchi in Europa

Si parla spesso di ‘crisi’ in Europa facendo riferimento alla crisi economica che attraversa il continente europeo dal 2007 ed in cui, solo, ora si cominciano ad intravedere i primi timidi segnali di luce. Ma il problema dell’UE non è (solo) economico. E’ una crisi di senso, per avere smarrito la propria anima. Esaurita la spinta propulsiva del sogno dei padri fondatori, l’Europa si ritrova oggi nel limbo di un’identità irrisolta. Questa Europa ha più bisogno dell’Italia di quanto non sia vero l’inverso. La stagione delle riforme avviate dal Governo Renzi ha risvegliato quello che, per molti anni, è stato considerato il grande malato d’Europa. Ora, il Paese si sta avviando sulla strada della crescita ma ha bisogno di un salto di qualità nell’affermazione di una leadership europea che consenta, da un lato, di esercitare consapevolmente la sovranità nazionale, tutelando i propri interessi nelle sedi europee e, dall’altro, di ridefinire le priorità e le strategie italiane nell’UE. Il programma annunciato dal sottosegretario Sandro Gozi sul Corriere della Sera (‘L’Agenda italiana per riformare l’Europa’) rivela l’ambizione di una politica a geometrie variabili, con alleanze strategiche con diversi Stati membri per affermare alcune nostre priorità, in vista del rilancio del processo costituente da avviare in occasione del 60° anniversario dalla firma dei Trattati di Roma.
La prima priorità riguarda l‘immigrazione. L’accordo di Relocation (il piano UE sulle quote che prevede la redistribuzione in 2 anni di 160.000 profughi, dai Paesi a più forte pressione migratoria, come Italia, Grecia ed Ungheria, ad altri Stati membri) è un timido ma significativo segnale dell’applicazione dei principi di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità che dovrebbero governare le politiche UE su immigrazione, visto e asilo. Ma per uscire dalla dittatura dell’emergenza bisogna fare di più. Intanto l’Italia dovrebbe guidare l’azione europea di monitoraggio e sicurezza delle acque internazionali davanti alla Libia, che recentemente è stata autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU per fermare i trafficanti di migranti ed i barconi della morte. Poi deve farsi promotore di una revisione delle regole di Dublino, individuando nuovi criteri per definire lo status europeo di rifugiato, superando il collegamento tra la presentazione della domanda ed il primo paese di approdo, ed affrontando il tema dei minori non accompagnati. Inoltre, l’Italia deve lavorare ad un negoziato per modificare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Se pensiamo che quello che sta succedendo sia un’emergenza, non abbiamo ancora la percezione di quello che avverrà con i rifugiati climatici, che non risultano ad oggi protetti dalla Convenzione di Ginevra perché lo status di rifugiato deve essere legato al pericolo di vita imputabile al comportamento di uno Stato.
La seconda priorità riguarda la crescita economica. Ci sono almeno tre assi su cui l’Italia deve dare profondità alla sua azione: il mercato interno digitale, l’economia circolare e la revisione del patto di stabilità. Il mercato digitale europeo è un potenziale di crescita enorme per l’UE in generale e per il nostro Paese in particolare, in termini di produzione e di nuova occupazione. L’economia circolare deve essere l’occasione per ripensare al sistema del mercato delle quote di emissioni. Il caso Volkswagen non riguarda solo la Germania e non riguarda solo il settore delle auto. I ricorsi giurisdizionali che già dal 2007 si susseguono davanti alla Corte di Giustizia evidenziano un problema strutturale, legato alla mancanza di controlli e verifiche sulle emissioni prodotte non solo dalle cause automobilistiche, ma dalle imprese chimiche, siderurgiche, farmaceutiche. Una vera ‘green bubble‘ pronta a scoppiare in qualsiasi momento. Infine, la definizione di regole comuni di contabilità europee per distinguere in maniera chiara e definitiva tra spese ed investimenti. E ciò che il Governo spera di fare nell’equivoca formula dell’allentamento del Patto di Stabilità. Per intenderci: la sicurezza nelle scuole, le risorse pubbliche da impiegare nelle quote di cofinanziamento (per non perdere i fondi europei) e la decontribuzione fiscale per le imprese ad alto tasso di innovazione (sul modello credit tax sul cinema) sarebbero tre misure concrete da inserire in quel Masterplan per il Sud, per ora solo annunciato ma non ancora pervenuto. La terza priorità, ultima ma non meno importante, riguarda la riforma della governance europea.
I recenti eventi, dal rischio di Grexit ai profughi siriani, segnalano il fallimento del metodo intergovernativo e la necessità di ristabilire il primato del metodo comunitario con la centralità di Parlamento europeo, Commissione e Consiglio. Ma per fare questo non bastano nuove regole dei trattati; ci vuole una nuova narrazione del sogno europeo più orientato all’integrazione dei popoli che a quello degli Stati. L’Europa non può essere un ‘menù à la carte’. Se si vuole ottenere il beneficio del mercato interno, della concorrenza e delle libere circolazioni, allora bisogna anche stare dentro il rispetto delle regole, dei principi, dei valori fondativi dei trattati. Minacciare di utilizzare l’art. 7 TUE contro l’Ungheria (che costruisce un muro di 175 km al confine con la Serbia) può essere un forte strumento di pressione per ristabilire la priorità dei principi, dei valori, dei diritti fondamentali. Per un Paese che può accomodarsi fuori, se non vuole più rispettare le regole, ce n’è un altro che dobbiamo fare di tutto per tenere dentro. E’ l’Inghilterra che nel 2016 voterà il referendum per decidere se restare o meno in UE. È questo il primo passo di un trittico di eventi decisivi per l’Europa, con le prossime elezioni del 2017 in Francia e Germania. Da questi tre Paesi e dall’Italia che deve ripartire il processo di integrazione europea.
Chiedere la governance economica europea sull’area euro deve essere funzionale alla richiesta di una governance politica nel processo di riforma dei trattati di Lisbona, perché l’impasse non può essere superata né dal Piano Junker, né dal rapporto dei 5 Presidenti. Piuttosto, la dichiarazione comune dei presidenti delle Camere di Italia, Francia e Germania si muove nella giusta direzione, ma senza una leadership forte in Europa rischia di rimanere solo un wishful thinking. In breve. Il successo di Expo (20 milioni di visitatori) è stato la dimostrazione che questo Paese ce la può fare quando crede in se stesso. Un’iniezione di fiducia da riversare ora in campo europeo. Basta parlare dei gufi. Adesso è il momento di sfidare i falchi in Europa per riportare l’Italia nel posto che le compete, nell’avanguardia della locomotiva europea.
(Articolo pubblicato sul Blog www.idemlab.org

19 ottobre 2015

di Marco Lombardo

Viaggio nel cuore dei volontari della festa de l’Unità

Viaggio nel cuore dei volontari della festa de l'Unità'. Questa è la politica che mi piace. Una politica nuda, senza filtro, fatta stando tra la gente nei circoli, nelle piazze, nelle feste, per essere faccia a faccia con i nostri iscritti ed elettori, guardandoli dritti negli occhi per farsi carico delle loro speranze tradite, dei loro sogni incompiuti, dei loro progetti di futuro. Questo è solo un piccolo frammento di immagini per provare a raccontarvi il mio viaggio per ascoltare la base e rispondere alle loro domande. In basso trovate alcune foto dell'iniziativa alla Festa dell'Unità Due Madonne di domenica 16 giugno. Prossimi appuntamenti: 1 Luglio a Granarolo con Stefano Bonaccini e Elisabetta Gualmini a parlare di comunicazione e partiti politici. 9 Luglio a Casalecchio di Reno per confrontarci sulla situazione politica in Turchia. 10 luglio a San Giovanni in Persiceto discuteremo di politica 2.0 e web   [gallery ids="1591,1593,1594,1595,1596,1597,1598,1600,1601,1602,1603,1604,1606,1607,1608"]

23 giugno 2013

di Marco Lombardo

Il Circolo on-line

Il circolo on-line del partito democratico di Bologna rappresenta ad oggi il più avanzato progetto di web-democracy e di politica 2.0. Un progetto serio che ci riporta all'avanguardia in Italia ed in Europa, frutto di un intenso lavoro di ricerca e progettazione che ha analizzato tutti gli strumenti telematici fino ad ora utilizzati.

    Il circolo on-line si propone di vincere tre sfide fondamentali. La prima: adeguare i tempi della politica alla vita delle persone e non viceversa, facendo in modo che ci sia un luogo di discussione, confronto ed elaborazione di proposte politiche aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a costo zero. La seconda: trasformare la Rete, in una piazza virtuale da abitare e non in uno spazio da occupare con disinformazione e/o attacchi verbali; il web è un luogo virtuale, per definizione, libero dove spesso però il rischio è quello di fermarsi alla superficie delle cose, commentando di istinto alle notizie ed entrando raramente nella profondità dei problemi delle persone. Grazie invece ad uno spazio apposito, una libreria, dove si condividono testi, proposte di legge, contributi ideali che saranno suddivisi per aree tematiche, gli iscritti ed i partecipanti potranno informarsi e confrontarsi sui problemi concreti del nostro Paese. La terza sfida: fare del circolo on-line un luogo di partecipazione democratica attiva ed uno strumento di deliberazione secondo l'antico, ma sempre valido adagio, per cui bisogna conoscere per deliberare. Come funziona il Circolo on-line? Sarà equivalente ad un circolo territoriale, con una tessera di iscrizione, una comunità di iscritti, un comitato di circolo, un forum libero di discussione, una biblioteca virtuale dove approfondire gli argomenti di interesse, uno spazio deliberativo dove lanciare idee che, se riceveranno un alto rating di consenso da parte dei partecipanti, diventeranno proposte politiche che verranno votate attraverso le primarie tematiche. Guarda il video su come funziona il circolo on-line In breve, un circolo aperto, partecipato, senza frontiere per un PD che con coraggio e senso di responsabilità  ci riporta con fiducia verso il futuro. Leggi la mia Intervista sul circolo on-line   Seguici su www.circolonline.it

2 settembre 2012

di Marco Lombardo

Elezioni regionali ed il regolamento dei conti dentro il PD

Trovo che sia indegno e desolante lo spettacolo a cui stiamo assistendo in chiusura delle ‪#‎elezioniregionali‬. Mi dispiace soprattutto perché questo teatrino mediatico sul piano nazionale offusca il lavoro di quanti si sbattono giorno e notte sui territori per portare avanti nomi, contenuti ed idee per il futuro delle proprie Regioni. Nessuno si meravigli se il vincitore annunciato di domenica sarà ancora il partito dell'astensionismo. Pur in assenza di avversari credibili, con un centrodestra frantumato come non mai, un movimento 5 stelle perennemente in cerca di identità politica ed una sinistra perennemente in cerca di autore, il PD sta ripiombando nell'antico vizio del farsi del male da solo, cercando di colmare un certo vuoto di idee e talenti dietro la vecchia logica del nemico comune. Basta leggere le dichiarazioni sui giornali (ma qualcuno le legge ancora?) per vedere come si stia rispolverando con (troppa) disinvoltura l'anti-berlusconimo in chiave anti-renziana. Il rischio è quello di ritornare indietro nel tempo, ai cliché della vecchia politica, con uno stillicidio di 'accuse e scuse senza ritorno'. L'ultima mossa di ieri, con le liste di proscrizione della Commissione antimafia pubblicate a meno di 48 ore dal voto, è la strumentalizzazione delle istituzioni per regolare i conti dentro il partito: solo l'ultimo colpo basso, in ordine di tempo, di un vero e proprio cortocircuito democratico. Senza che nessuno si senta in dovere di battere un colpo ed alzare lo sguardo su quello che sta succedendo in Europa, dove la crescita dell'ultra-nazionalismo in Polonia minaccia di sgretolare il processo di integrazione europea che non può essere protetto dietro la cortina di nuovi acronimi, nè dietro la retorica del vuoto europeismo di maniera. Certo. È più comodo salire sul carro dei Podemos di turno che riportare il sogno europeo alla radice costituente dei padri fondatori. In tutto questo, qual è la colpa di Renzi? Le riforme troppo liberali? Le troppe promesse? L'eccesso di decisionismo? La mancanza del confronto e del dibattito interno? Forse. O forse no. Fortunatamente siamo (ancora) in democrazia e saranno gli elettori domenica a giudicare. Almeno quei pochi che andranno a votare. Ma una cosa è certa sin da ora. Non può essere imputabile al Premier/Segretario la responsabilità di aver lasciato che le primarie facessero vincere nomi che non erano i suoi preferiti. Semmai la sua responsabilità è non aver investito seriamente nel rinnovamento dentro il Partito, a partire dai territori, come pre-condizione per un vero e radicale cambiamento della classe dirigente   @Per saperne di più: - Massimo Gramellini 'Il Buongiorno' House of Renzi su La Stampa - Giovanni Fiandaca 'Non Confondiamo l'etica politica con il Codice Penale' sul Manifesto - Stefano Ceccanti https://stefanoceccanti.wordpress.com

30 maggio 2015

di Marco Lombardo

La.BO 2014. La Scuola di Innovazione politica

LaBo è la scuola di formazione politica del Partito Democratico di Bologna, un laboratorio che si propone di rinnovare la classe dirigente nel partito e nelle pubbliche amministrazioni locali, investendo nel capitale umano dei giovani iscritti e/o elettori del PD di Bologna. Il rinnovamento della classe dirigente non passa attraverso il mero aggiornamento anagrafico degli amministratori locali (che troppo spesso rischia di alimentare solo una sterile contrapposizione tra giovani e... “diversamente giovani”), ma deve far emergere i nostri talenti, stimolando un confronto basato su progettualità, idee e competenze, al fine di distinguere tra chi vuole davvero fare politica e chi vuole semplicemente essere politico. LaBo è un laboratorio di formazione politica (quella che Fabrizio Barca chiamerebbe una palestra cognitiva) che fornisce ai partecipanti una ‘cassetta degli attrezzi’ con gli strumenti utili a gestire le principali funzioni di governance del territorio nella prospettiva dell’area metropolitana. Una palestra cognitiva in cui non si sollevano pesi, ma idee; una palestra che non mira all’eliminazione dei conflitti, ma che tende ad allenare i partecipanti alla gestione dei conflitti, acquisendo un’attitudine professionale al problem solving. Le lezioni frontali all’interno dei diversi moduli formativi non sono state pensate come un “corso di indottrinamento”, ma come un dialogo e un confronto dinamico tra diversi punti di vista, per stimolare il pensiero critico e migliorare le capacità di elaborazione di proposte politiche utili per il territorio.
LaBo non ha la pretesa di offrire ai partecipanti (tutte) le risposte a problemi sempre nuovi e complessi, ma ha l’ambizione di aiutarli nell’arte dell’ascolto rispetto ai pro- blemi dei cittadini, inserendoli nel contesto politico attraverso incontri e confronti con i protagonisti del cambiamento nella società, nell'economia, nel volontariato, nel mondo dell’impresa e del lavoro. Nei tre anni di LaBo sono passati oltre 150 partecipanti, che oggi sono segretari nei circoli, consiglieri comunali, assessori e sindaci, come nel caso di Isabella Conti e Claudia Muzic, rispettivamente sindaci di San Lazzaro di Savena e Argelato. Alla terza edizione di LaBo hanno partecipato 65 ragazzi under-35 e di essi sono risultati eletti alle elezioni amministrative del 2014 22 consiglieri comunali e 4 assessori (di cui 2 vice sindaci). Ma non è solo il dato quantitativo a interessarci. È la qualità di una nuova classe dirigente che diventa protagonista nell’amministrazione pubblica ed è pronta a raccogliere le sfide di domani. La terza edizione di LaBo è stata completa- mente rinnovata, anche accogliendo le osservazioni critiche dei partecipanti alle prece- denti edizioni, che hanno compilato questio- nari di valutazione anonimi in cui chiedevano di migliorare alcuni aspetti legati all'organizzazione e strutturazione dei corsi formativi. L’ambizione di quest’ultima edizione è stata quella di passare da una Scuola di formazione politica ad una Scuola di innovazione politica.
Guarda tutti i video delle lezioni . Scarica l'Ebook di LaBo 2014. LABO_Ebook

2 luglio 2014

di Marco Lombardo
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