Hosting Sostenibile: lo spazio ecologico del web

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 Maggio 2016

di Francesco Malferrari

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
© Copyright Redattore Sociale

ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Accordo di programma sul Tecnopolo


Il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione del Tecnopolo di Bologna, la struttura che sorgerà nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi e che ospiterà le sedi, tra gli altri, di Art-Er ed Enea.

Nell'accordo di programma i due enti, condividendo premesse, finalità e modalità di realizzazione dell'intervento, hanno assunto reciproci obblighi in vista della messa in opera definitiva.

In particolare, il Comune di Bologna ha ceduto alla Regione alcune aree funzionali alla realizzazione dei lavori. Tra gli impegni della Regione Emilia-Romagna si sottolinea la cessione al Comune del primo piano di un edificio (cosiddetto "F1"), all'interno del quale il Comune si impegna a realizzare, anche in partnership con altri soggetti, interventi per favorire lo sviluppo imprenditoriale e il consolidamento di nuove competenze, soprattutto nel campo della gestione e dell’analisi dei big data.

Viene così posto un ulteriore tassello per la realizzazione del grande Tecnopolo di Bologna, che sarà in grado di ospitare laboratori di ricerca, ma anche attività produttive. Si rafforza in questo modo anche il ruolo delle imprese del mondo del digitale, che hanno visto in questi anni un importante sviluppo.

 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 Maggio 2016

di Francesco Malferrari

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

Accordo di programma sul Tecnopolo


Il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione del Tecnopolo di Bologna, la struttura che sorgerà nei locali dell'ex Manifattura Tabacchi e che ospiterà le sedi, tra gli altri, di Art-Er ed Enea.

Nell'accordo di programma i due enti, condividendo premesse, finalità e modalità di realizzazione dell'intervento, hanno assunto reciproci obblighi in vista della messa in opera definitiva.

In particolare, il Comune di Bologna ha ceduto alla Regione alcune aree funzionali alla realizzazione dei lavori. Tra gli impegni della Regione Emilia-Romagna si sottolinea la cessione al Comune del primo piano di un edificio (cosiddetto "F1"), all'interno del quale il Comune si impegna a realizzare, anche in partnership con altri soggetti, interventi per favorire lo sviluppo imprenditoriale e il consolidamento di nuove competenze, soprattutto nel campo della gestione e dell’analisi dei big data.

Viene così posto un ulteriore tassello per la realizzazione del grande Tecnopolo di Bologna, che sarà in grado di ospitare laboratori di ricerca, ma anche attività produttive. Si rafforza in questo modo anche il ruolo delle imprese del mondo del digitale, che hanno visto in questi anni un importante sviluppo.

 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

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(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

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(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

La solidarietà non si ferma

Restiamo a casa, ma ricordiamoci che la solidarietà non si ferma. 

E' davvero impressionante la passione e l'impegno delle associazioni del terzo settore di darsi da fare per gli altri. Per chi come me si trova a continuare a lavorare per fronteggiare l'emergenza, è davvero un grande motivo di orgoglio poter essere il rappresentante istituzionale di una comunità così aperta e solidale, come quella bolognese.  

Fermarsi e restare a casa non significa infatti spegnere il motore della solidarietà, della creatività, dell'impegno e della passione.

Ci si può sentire vicini e meno soli, anche rimanendo a distanza.

A volte l'amministrazione comunale non può convogliare tutta l'energia che proviene dal Terzo settore perchè dobbiamo chiedere a tutti di rispettare i limiti e le restrizioni, soprattutto durante la prima fase dell'emergenza. Nella fase 2, quando verranno meno le restrizioni e ci dovremo occupare della ricostruzione del tessuto economico e sociale del Paese, sarà fondamentale il contributo del Terzo settore ed è per questo che già da adesso bisogna saper programmare ed essere preparati al domani.

Durante la "Fase 1" del contenimento del contagio Covid19, tutti coloro che vogliono dare una mano possono farlo se rientrano nelle convenzioni con le associazioni del terzo settore che svolgono progetti sociali di pubblica utilità portati avanti dal Comune. Per citare alcuni esempi: 

-Piano MAIS: Piano Monitoraggio Anziani in Solitudine, previsto dal Comune di Bologna, riguarda 2.500 anziani che abitano da soli a Bologna e che ricevono assistenza telefonica, secondo le procedure che venivano attivate dai servizi sociali in estate per fronteggiare le ondate di calore.  http://www.comune.bologna.it/news/coronavirus-spesa-servizi-anziani

 

-"Unione fa la spesa" per consegnare a casa la spesa a persone anziane del Piano Mais, persone disabili e immunodepressi. Una "cassa prioritaria" che consente la consegna della spesa a domicilio per i beneficiari del progetto. La spesa viene effettuata dai volontari (coordinati dall 'Auser) nei punti della grande distribuzione che sono convenzionati, secondo un flusso di richiesta di spesa che proviene dai beneficiari che vengono attivati dai servizi sociali territoriali del Comune di Bologna. 

Per aderire come volontario puoi scrivere un'email a: presidenza@auserbologna.it

-Assistenza psicologica: per aiutare ad affrontare la solitudine e l'isolamento delle persone anziane e delle categorie più fragili, ivi compresi i familiari di persone disabili, è importante garantire un sostegno psicologico da parte di operatori professionali qualificati. In tal senso, sono in atto diverse iniziative, anche grazie alla disponibilità delle rete di psicologi e psichiatri che operano nel territorio bolognese. Fare sentire la vicinanza ed il sostegno a chi è solo o è in difficoltà, è un aiuto molto prezioso in questo momento. Per info: https://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2020-03-25.2407000234

(Video del Bologna Football Club, "Bologna, che sorpresa!")

-Raccolta alimentare: Empori solidali "Case Zanardi" insieme alle Cucine Popolari per la raccolta alimentare a persone fragili che non possono acquistare la spesa al mercato o nei supermercati. Puoi aiutarle attraverso una donazione su :https://www.ideaginger.it/progetti/solidali-a-bologna-con-gli-empori-e-le-cucine-popolari.html 

In tema di colletta alimentare c'è l'iniziativa promossa da Don't Panic - Organizziamoci per aiutare la distribuzione dei beni di prima necessità per nuclei familiari in condizioni di fragilità. 

C'è l'attività della Caritas Bologna che distribuisce pasti per i senza dimora, in collaborazione con Piazza Grande e YaBasta! 

-Bologna oltre le Barriere: non rinunciamo all'idea di candidare la città di Bologna al premio europeo delle città accessibili, ma abbiamo rimodulato le priorità. Per saperne di più: https://www.facebook.com/marcolombardoilmotivoebologna/posts/2472282772875613

http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/45-uncategorised/2232-bologna-oltre-le-barriere-le-comunicazioni-di-emergenza-coronavirus?fbclid=IwAR018ZYjG-xuJ1HlXalngQTCmAANEKIfXj0Q65irDYiv5F-ysZG14MYYUNc

Ci sono poi associazioni che continuano a fare servizi di assistenza domiciliare a pazienti che seguono da casa le cure e le terapie.

AGEOP, AIL, ANT, Piccoli Grandi Cuori: a tutte loro, il Comune di Bologna ha provveduto e continuerà a provvedere, per quanto possibile, alla distribuzione di mascherine protettive e sostegno alle campagne di raccolta fondi.

Perchè l'assistenza domiciliare non si ferma.

La ricerca scientifica non si ferma.

Quindi neanche la solidarietà si deve fermare.

Dobbiamo fermare i banchetti per la raccolta fondi delle uova di Pasqua, ma non la possibilità di acquistarle online e di dare il nostro contributo di solidarietà.

[video width="400" height="220" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/AIL-BolognaVideo.mp4"][/video]

https://www.ailbologna.it/?fbclid=IwAR3OfkMtQ-zBoZmC6CMQ7qiHxaSBT0tbPrH12hpnyqQZ-7r-RE-24Og42PU

Il nostro impegno comune deve essere quello di uscirne con una società più forte e più giusta. La riduzione delle diseguaglianze deve essere al centro non solo della nostra azione politico-amministrativa, ma del nostro pensiero. Non dovremo pensare di "ritornare alla normalità perchè la normalità era il problema". Dobbiamo pensare, anche durante l'emergenza a farci carico dei più fragili, perchè non bisogna lasciare indietro nessuno: chi era già più indietro rischia di essere quello più duramente colpito dall'emergenza. Un'iniziativa molto importante in questi giorni organizzata dal Forum Diversità Diseguaglianze di Fabrizio Barca ha raccolto diverse voci, tra cui la mia, su questo argomento: qui potete riascoltare tutto:

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/25marzo2020/?fbclid=IwAR1Kmet5eRJ9cpKU_nq7c1N1Mjmzb1AS6ICBpMO3bqzulPhxIyGXmwZHa04

Come dice Elio, uno dei protagonisti dell' "Atlante dell'invisibile" scritto da Alessandro Barbaglia:

si tratta di fermarsi e ripensare a come trasformare i confini in nuovi orizzonti

#nessunorestindietro

 

1 Aprile 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
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ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

Come si partecipa alla candidatura di BOLOGNA al premio europeo delle città accessibile?


Il mio primo atto dopo aver ricevuto la delega dal Sindaco all’Accessibilità è stato quello di lanciare la call per la candidatura al premio europeo delle città accessibili.

Il 15 Dicembre all’Arena del Sole, in una straordinaria serata di emozione e partecipazione, avevo avuto modo di illustrare il senso della candidatura. (riguarda qui la serata)

Ora è possibile rispondere alla chiamata all’impegno civico e sociale con una manifestazione di interesse per contribuire al percorso partecipato.

Non una candidatura del Comune, ma una candidatura della città.

Ci sarà bisogno del contributo di tutti!

Mai nessuna Città europea, fino ad ora, aveva inteso presentare una candidatura collettiva con approccio olistico, integrato e trasversale a tutti i settori della politica urbana. 

Un programma coraggioso, ma allo stesso tempo umile, perché parte dalla consapevolezza che ci sono ancora tanti ostacoli da rimuovere, sia in termini di barriere fisiche e architettoniche che in termini di barriere interiori dei nostri pregiudizi che non consentono alle persone disabili di costruire il loro progetto di vita autonomo ed indipendente.

Tutti possono dare il loro contributo: singoli cittadini, associazioni, imprese, organizzazioni sindacali, università, scuole, istituti bancari, fondazioni ed istituzioni.

Ci sono diversi modi per partecipare e diversi incontri tematici.

Come si può contribuire?
👉 raccontando il progetto sull'accessibilità, realizzato negli ultimi 5 anni

👉 partecipando ai laboratori: primo appuntamento mercoledì 18 marzo alle 17.30

👉 presentando un nuovo progetto in uno dei tavoli tematici

👉finanziando un progetto che emergerà dai tavoli tematici 

👉organizzando iniziative e attività sul tema dell'accessibilità che utilizzino il logo #BolognaèAccessibilità

Per partecipare alla candidatura clicca qui 

#AccessCityAward2021

Foto della conferenza stampa 

Rassegna stampa


Video e interviste

Servizio TG Bologna in diretta

Servizio TG di ÈTV

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Bando per le imprese

Dopo il Bando Roveri che l'anno scorso ha visto uno stanziamento di 1 milione di euro per il finanziamento di 14 progetti di rigenerazione industriale nell'area delle Roveri, continua l'impegno della Giunta e del Comune di Bologna a favore delle micro e piccole imprese.

Quest'anno abbiamo scelto di intervenire in altre tre zone industriali della Città: Borgo Panigale, Pilastro, Corticella


A partire da Gennaio 2020 promuoveremo una serie di incontri nei quartieri per dialogare con gli imprenditori e le associazioni di categoria, al fine di facilitare la presentazione di domande su progetti che possano creare innovazioni di processo e di prodotto sul nostro territorio.

Che tipo di sostegno economico mette in campo il Comune? 1.361.000 euro verranno messi a disposizione delle imprese per co-finanziare l'intervento produttivo; le risorse pubbliche, fino ad un massimo di 200.000 euro, sono assegnate per metà a fondo perduto e per metà a prestito con tasso agevolato (0,5% annuo).

Che tipo di intervento si può finanziare? Sono finanziabili interventi che producono un miglioramento nell'innovazione del prodotto o del processo produttivo, interventi di riqualificazione energetica degli stabilimenti produttivi, investimenti in digitalizzazione ed utilizzo dei big data, misure che rafforzano la sostenibilità ambientale del processo produttivo o la sicurezza sul luogo di lavoro.

Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate solo online dal 4 febbraio 2020 fino a giovedì 30 aprile 2020.

Per maggiori informazione vai su:  http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2019/sostegno-agli-investimenti-delle-piccole-imprese-di-borgo-panigale-reno-corticella-e-pilastro-approvato-il-bando-che-concede-agevolazioni-per-un-milione-e-361-000-euro

30 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 Aprile 2016

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La magia del CIMENA per portare un sorriso a chi soffre

Ci sono poche cose nella vita che mi emozionano come il cinema

La magia del cinema è un’esperienza totalizzante che va oltre ciò che vediamo proiettato sullo schermo.

Come la tragedia greca, il cinema d’autore ha la capacità di trasportare lo spettatore dentro la scena. Come se ogni film parlasse proprio di noi. Come se raccontasse le nostre storie. Come se riuscisse a dare forma alle nostre emozioni .  

Il cinema può ispirare, farci sognare, piangere, sorridere, emozionare. 

Per questo, quando ho letto la storia di CIMENA sono rimasto incuriosito.

Cos’è CIMENA?
Provo a spiegarvelo così.

Chiudete gli occhi.

Ora immaginate di portare la magia del cinema a chi non può uscire. Non sei tu che vai al cinema. É il cinema che viene da te.

Immaginate di regalare, attraverso l’esperienza cinematografica, qualche ora di spensieratezza a chi soffre in una corsia d’ospedale o nella stanza di una casa di cura, lottando per la propria vita. A chi è costretto a non poter uscire per mille motivi.
Immaginate di portare il cinema in casa di qualcuno che non può andare al cinema.

Questo è CIMENA.

Non si tratta di un’esperienza di entertainment o di home theater ad alta definizione per restituire le sensazioni della sala cinematografica.

Si tratta piuttosto di un’esperienza di innovazione sociale per condividere, insieme ad altri, l’emozione di guardare un film come se fossimo al cinema.

Regalare qualche ora di divertimento per far nascere un sorriso dentro una lacrima.

Questo è CIMENA.

Il mio impegno è aiutare a portare l’esperienza di CIMENA nel mondo associativo del terzo settore, tra le corsie degli ospedali pediatrici, tra le esperienza di social-housing, tra le persone che si sentono sole.

Connettere reti e persone perché il CIMENA possa arrivare nei luoghi più impensabili.

Ogni luogo può essere adattato all’esperienza cinematografica. A tutto pensano i volontari e gli ideatori di CIMENA.

Le tendine di velluto per aprire il sipario della sala.

Il profumo dei pop-corn caldi.

Le luci della sala che si abbassano. 

Tre, due, uno...

ANDIAMO AL CIMENA!

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

RUN FOR MEM: Bologna Ricorda

Domenica 26 gennaio in occasione delle celebrazioni della Gironata della Memoria, ho avuto l'opportunità di rappresentare la amministrazione comunale di Bologna, in una serie di tappe della "Run for Mem".

Prima alla Certosa per la deposizione di corone al monumento ANEI ed alla lapide dedicata agli zingari.

poi allo Stadio Renato dall'Ara alla Torre di Maratona per la deposizione di una corona in memoria di Arpad Weisz.

Sono solo alcune delle tappe della #Runformem la corsa cittadina che ripercorre alcuni monumenti storici della città, in vista della giornata nazionale della #memoria di domani 27 gennaio. 


Per non dimenticare mai la nostra storia, la nostra memoria, i nostri valori. Uniti nel ricordo e insieme al Comune di Bologna, alla Comunità ebraica di Bologna, alla Uisp Bologna e al BFC1909. 

 

 

27 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Sicurezza del lavoro ai tempi del Coronavirus

La sicurezza del lavoro è un'emergenza strutturale del nostro Paese.

Prima del Coronavirus. Oltre il Coronavirus.

Durante l'emergenza del Coronavirus, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro si arricchisce di un nuovo elemento: la mancanza di mascherine e di dispositivi individuali di protezione.

L'impreparazione del sistema produttivo italiano alla crisi che stiamo attraversando si può riassumere nello slogan "L'Italia non si ferma" e nelle sue declinazioni territoriali (da "Milano non si ferma" in giù, lungo tutto lo stivale). Siamo incapaci di fermarci. E' un'incapacità culturale. Mentale. Siamo tesi all'azione, più che al pensiero.  Senza capire che ogni qual volta in questi giorno abbiamo deciso di ritardare il fermo produttivo delle attività non essenziali abbiamo finito per ritardare la "ripartenza" economica e sociale.

In controtendenza rispetto all'opinione pubblica generale, il mantra che vado ripetendo, sin dallo scorso 4 marzo, è sempre lo stesso: "Prima ci fermiamo, prima ripartiamo". Consapevole di quanto il fermo produttivo sia drammatico per il nostro tessuto economico del nostro territorio che viaggia con -80% di ordini e fatturato. Consapevole però che non sono solo le persone che fanno jogging nel parco ad essere "taxi" di contagio; sono le persone che lavorano a costituire un pericolo per il veicolo del contagio nei luoghi di lavoro, se non vengono garantiti standard e protocolli di sicurezza che assicurino il distanziamento.  

Il Governo con il DPCM dello scorso 23 Marzo ha stabilito il fermo produttivo per le imprese che non rientrano nelle filiere strategiche previste dall'Allegato I o nelle attività funzionali alle attività economiche essenziali.

Come si può garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro nelle aziende che continuano a rimanere aperte? Se allarghiamo lo sguardo a chi ha già attraversato la crisi in Cina, ad Hong Kong e Singapore, vedremo che le aziende hanno continuato a lavorare, rimodulando le attività produttive attraverso i piani operativi di continuità (POC). Alcune grandi aziende italiane che avevano contatti con quei Paesi l'hanno già fatto da tempo. Altre lo stanno facendo. Le piccole imprese rischiano di essere quelle più impreparate. L'accordo tra Governo e parti sociali sulla sicurezza è una buona base di partenza, ma bisogna incrementare le attività di controllo e monitoraggio. Per questo ho raccolto con favore l'invito di alcuni parlamentari di avviare tavoli territoriali sulla sicurezza del lavoro, a partire dall'area metropolitana di Bologna.

Come garantire il lavoro a distanza per le aziende che non rientrano tra le attività essenziali? Attraverso le modalità del lavoro agile o del lavoro a distanza. Finalmente, anche l'Italia ha "scoperto" lo smart-working. Ci voleva una pandemia per adeguarsi ad una cosa che già nel resto del mondo facevano al 10% (la media italia pre-covid19 era del 2%).

Non è mai troppo tardi: a patto che lo smart-working sia fatto seriamente e non sia semplicemente concepito come lavoro in remoto da casa, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa e di organizzazione dell'attività di impresa che comporti un cambio del paradigma culturale orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi, che rispetti la privacy, che tenga conto del diritto di disconnessione dei lavoratori, e di altre cose importanti che sono frutto di conquiste dei diritti nel mondo del lavoro. Chi volesse avere buone pratiche su lavoro agile può iscriversi al Tavolo Smart-Bo che portiamo avanti come Comune di Bologna, insieme al Dipartimento Pari Opportunità del Governo ed a decine di imprese del territorio bolognese, da ben prima dell'emergenza Covid19

.

(Per ridere un pò sui rischi "smart working straordinario" in emergenza Covid19, vi consiglio di guardare il video di Giovanni Scifoni)

Come far avere mascherine e dispositivi di protezione individuale per chi lavora? Partiamo da un punto essenziale. La migliore misura di protezione dal contagio è restare a casa e rispettare le regole. Poi c'è chi a casa non ci può restare. Non parlo solo di medici, infermieri e personale sanitario. Parlo anche di operatori della logistica, cassiere dei supermercati, dipendenti pubblici che svolgono servizi pubblici essenziali, volontari impegnati nell'assistenza domiciliare, farmacisti, operatori dell'accoglienza e delle carceri, forze dell'ordine e amministratori locali. Mi fermo qui, ma l'elenco sarebbe lungo ed andrebbe esteso a tutte le attività essenziali e di pubblica utilità che stanno tenendo in piedi il Paese. Queste persone devono avere mascherine e dispositivi di protezione individuali. Per loro, in attesa che la Protezione Civile abbia la disponibilità di forniture di mascherine sufficienti per coprire tutto il fabbisogno, a partire dal personale medico e sanitario, abbiamo previsto un sistema interno di autoproduzione di mascherine chirurgiche (monouso e riutilizzabili) attraverso la riconversione produttiva delle aziende del territorio (in particolare, del settore tessile) e la collaborazione dell'Università di Bologna per effettuare i test di validazione e di certificazione previsti dalla normativa. Hanno aderito al Protocollo del Comune di Bologna, le organizzazioni sindacali, il laboratorio di validazione dell'Università di Bologna, ed alcune imprese del territorio metropolitano per garantire una capacità produttiva di 50.000 mascherine chirurgiche riutilizzabili ad un prezzo convenzionato di 1,50 centesimi di euro a prodotto. Per saperne di piu: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/coronavirus-il-territorio-fa-squadra-per-produrre-mascherine

Un consiglio: evitate di fare in casa "mascherine fai da te". 

[video width="400" height="224" mp4="http://www.marcolombardo.eu/wp-content/uploads/2020/03/TG3Marco.mp4"][/video]

(Video-intervista andata in onda sul TG3 dello scorso 18 Marzo)

Dalla nostra esperienza territoriale sarebbe molto utile, per accelerare e semplificare la procedura: a) che le Regioni individuassero nei capoluoghi di provincia, l'ente certificatore, e che si impegnassero a sostenere le spese di produzione e validazione sostenute dalle imprese riconvertite, nonchè il rimborso al costo del lavoro delle imprese convertite; b) che il Governo rendesse "open" il disciplinare di produzione delle mascherine e dei dispositivi di protezione individuale e modificasse la normativa per consentire il sistema di validazione territoriale con un controllo a posteriore di ISS ed Inail, anzichè il sistema di autocertificazione delle imprese previsto dall'art. 15 del Cura Italia. 

Non abbiamo tempo da perdere. Altrimenti la burocrazia rischia di allentare l'efficacia della nostra misura di reazione. 

Ultimo punto. Forse il più importante. Quando sarà passata l'emergenza, speriamo il più presto possibile, non dimentichiamoci la sicurezza nel lavoro. Non si tratta di ripartire. Si tratta di capire che c'è un prima ed un dopo rispetto a quello che stiamo affrontando. Che può succedere di nuovo. E che non possiamo più farci trovare impreparati.

Investire sulla sicurezza del lavoro è la più importante forma di autotutela che abbiamo per il nostro futuro. .

 

 

 

31 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Radio Città del Capo: da 32 anni una voce libera di Bologna

RISPOSTA AL QUESTION TIME (Venerdì 10 gennaio)


La vicenda di Radio Città del Capo ha evidentemente interessato tutti noi; e non potrebbe essere diversamente, visto che la stessa Radio Città del Capo dà voce alle nostre attività consiliari, come quelle che facciamo in questo momento in sede di Question Time o durante le altre sedute del Consiglio comunale. 
È una vicenda complessa: io e l'assessore Lepore abbiamo subito manifestato la solidarietà nei confronti dei lavoratori. Oltre alla doverosa solidarietà, in qualità di assessore al lavoro del Comune di Bologna ho chiesto sin da subito l’apertura di un tavolo di confronto. Voglio precisare, ma del resto era già scritto chiaramente così nel post sui social che avevo pubblicato all’indomani della notizia, che si tratta di un tavolo di confronto politico in Comune non di un tavolo di salvaguardia occupazionale che semmai sarebbe stato convocato in Città metropolitana. Questa sottolineatura è importante perché un tavolo di salvaguardia si può tecnicamente aprire solo di fronte alla notifica di lettere di licenziamento. Non è questa la situazione di Radio Città del Capo; non è questa la situazione nella quale noi siamo oggi. E allora qualcuno potrebbe chiedere: "Perché un tavolo di confronto?" Beh, per molte delle cose che voi già nei vostri interventi avete detto: perché, a mio avviso, non è all'altezza della storia di Radio Città del Capo che la discussione fra editore e redazione avvenga a colpi di comunicati stampa o di diffide. E un tavolo di confronto serve, a mio avviso, per cercare di contemperare diritti ed esigenze che in questo momento appaiono confliggenti. 
Da un lato c'è la libertà editoriale, il diritto di costruire un progetto di Media Literacy che preveda la diffusione nelle scuole di programmi legati ai 17 gol dell’agenda Onu e il diritto di identificare la fonte da parte dell'ascoltatore rispetto alla produzione dei contenuti, distinguendo tra produzioni interne e esterne, anche in riferimento all'eventuale responsabilità delle informazioni che vengono messe in onda e diffuse. Dall'altro lato c'è l'autonomia, anzi, l'indipendenza della redazione, la tutela della professionalità dei giornalisti, il pluralismo e la correttezza delle informazioni che sono princìpi e valori fondamentali da proteggere e tutelare. È per questo che abbiamo chiesto questo tavolo di confronto che ci sarà il 17 gennaio, qui in Comune e a cui parteciperanno il presidente di Netlit Renato Truce, il direttore Riccardo Tagliati, il fiduciario della redazione Giovanni Stinco, io e Stefano Mazzetti, in rappresentanza della Regione. 
Nella comunicazione intercorsa con il presidente Truce, che ho personalmente chiamato, ho avuto rassicurazioni sul fatto che non ci sono impatti occupazionali, non c'è la volontà di sospendere, nè di interrompere, l'informazione locale durante questo periodo che, come voi potete capire e comprendere, è particolarmente delicato essendoci una campagna elettorale in corso, per cui la trasmissione "Oltre le mura" condotta da Giovanni Stinco andrà regolarmente in onda fino al 31 gennaio.

Però ho potuto verificare che rimangono evidenti le distanze tra la linea editoriale, come dicevo prima, e la richiesta di autonomia da parte della redazione. E allora mi permetto di formulare alcuni auspici che cercherò di ribadire venerdì al tavolo di confronto: il primo è che le società cooperative che fanno parte della compagine societaria riflettano sul loro spirito cooperativo e sul valore di Radio Città del Capo per la comunità bolognese, in incontri che ci saranno plausibilmente prima del nostro confronto. Il secondo punto è che il confronto istituzionale con le parti per noi è necessario perché Radio Città del Capo non è solo un soggetto privato, ma l’espressione di  un interesse pubblico e diffuso rappresentato da 32 anni di storia. Radio Città del Capo è una radio che è un patrimonio comune della città di Bologna e della comunità civica; lo dimostra la mobilitazione di affetto che ne è seguita all’indomani delle notizie di contrasto tra l’editore e la redazione, con  tanti esponenti pubblici, ma anche di tanti semplici radioascoltatori, e consentitemi anche qui di ricordare una presa di posizione dei lavoratori di Radio Città Fujiko, che hanno voluto manifestare la loro solidarietà. In terzo luogo, è evidente che il tema, più complessivamente, non riguarda solo Radio Città del Capo, ma tutte le emittenti radiofoniche perchè oggi è estremamente complesso mantenere vive e libere le radio in un settore in cui ci sono difficoltà economiche, legate al tipo di servizio, alla concorrenza, alla transizioni tecnologiche e tutta una serie di altri fattori che in questa sede non è possibile approfondire. E allora lo sforzo comune dovrebbe essere quello di provare a dare una prospettiva di futuro alla riflessione, nella consapevolezza che Radio Città del Capo non è semplicemente di proprietà dell'editore di oggi o dell'editore di domani o di una compagine societaria, ma che appartiene innanzitutto a tutti i radioascoltatori e nessuno, a partire ovviamente dall'Amministratore comunale, vuole la sospensione o, come è stato citato dal consigliere Martelloni, la "morte di Radio Cittò del Capo", ma bisogna interrogarsi sul futuro e sua prospettiva delle radio in generale e di Radio Città del Capo nello specifico. Da questo punto di vista, come riuscire a contemperare questi confliggenti diritti è una sfida che, a nostro avviso, in questo contesto, meritava un tavolo di confronto politico nel quale saremo liberi di dirci e affrontare questi ed altri aspetti.
Non mi sfuggono i comunicati che sono stati emessi da Open Group, da una parte, e da Mandragola, dall'altra, in qualche modo segnalando anche, tra le sfumature delle dichiarazioni, le diverse posizioni e gli interessi in campo. Io spero, anzi auspico, che si trovi una soluzione condivisa che tuteli la professionalità dei lavoratori della radio, l'autonomia della redazione e la libertà della linea editoriale, in un contesto che sia all'altezza della storia dei 32 anni di Radio Città del Capo. D'altra parte il principio della libertà editoriale e della costruzione di un progetto di Media Literacy è nelle facoltà dell'editore che investe delle risorse economiche e che chiede garanzia rispetto alla fonte di produzione dell'informazione e alla distinzione tra fonti esterne e fonti interne. Come far sì che questa tutela possa essere salvaguardata, senza una modalità di accentramento che limiti il pluralismo delle fonti e la libertà dei giornalisti è un tema da affrontare. Fosse stato un tema che rimaneva nella dialettica interna della azienda non avrebbe meritato il coinvolgimento del Comune, ma per come si è manifestata la discussione, a nostro avviso, merita un tavolo di confronto che veda direttamente il coinvolgimento dell'Amministrazione, proprio a tutela di quell'interesse pubblico e diffuso che in primo luogo vede la radio appartenere alla storia di questa città e all'orgoglio anche di chi la ascolta da 32 anni".

 

 

13 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Lo Smartworking non si improvvisa. Come usare lo smartworking al tempo del coronavirus

Lo #smartworking non si improvvisa.
Non basta lavorare da casa in remoto per essere in smart-working. 

In italia solo il 2% dei lavoratori opera in modalità smartworking, a fronte di una media europea di circa il 10%.
A Bologna esiste il tavolo #SmartBo che riunisce il Comune di Bologna e oltre 30 organizzazioni di diversa natura che rappresentano oltre 60.000 lavoratori, di cui circa il 5% ha già sperimentato lo smartworking.

Il tavolo #SmartBo è istituito in collaborazione con il Ministero delle Pari opportunità; si riunisce periodicamente con le parti firmatarie del Protocollo per promuovere la cultura del lavoro agile nell’organizzazione delle aziende e nella pubblica amministrazione.

La scorsa settimana c’è stata una riunione straordinaria del tavolo SmartBo per fare, da un lato, una ricognizione dell’utilizzo dello smartworking durante l’emergenza del coronavirus (Covid-19) e, dall’altro, supportare le imprese che vogliono ricorrere allo smartworking, beneficiando delle esperienze e delle buone pratiche già sperimentate dalle realtà che partecipano al tavolo.


Abbiamo registrato un aumento significativo del ricorso allo smartworking per fronteggiare l’emergenza di questi ultimi giorni.

Ben venga che, pur in questo frangente così delicato, si parli finalmente in Italia di lavoro agile: l’importante è che non sia un discorso di moda e che non si ingenerino false aspettative.

E’ assolutamente necessario potenziare questa modalita' lavorativa con interventi strutturali e mirati, volti ad incentivarne e regolarne l'utilizzo, in accordo con le organizzazioni sindacali, al di là dell’emergenza del momento.

Lo smartworking può essere UNA soluzione, ma non può essere LA soluzione o la panacea di tutti i mali.

In primo luogo, perché non tutti i lavori possono essere fatti in smartworking. In questa fase si puo' prevedere soprattutto per i lavori di back-office, ma ci sono lavori di front-office, nella filiera della produzione, nel retail che e' evidente hanno bisogno della presenza fisica.

In secondo luogo, perché al di là della modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, lo smartworking presuppone un cambiamento culturale che porta ad adottare soluzioni innovative nell’organizzazione aziendale, nel modello gestionale, nella formazione, nella valutazione delle performance.

Tutti fattori culturali che non sono riconducibili alla sola innovazione tecnologica.
Il lavoro agile necessita di un approccio serio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali.

Per questo è opportuno distinguere tra “Smartworking ordinario” e “Smartworking straordinario” e fare chiarezza sulla procedure minime per attivare lo smartworking in fase di emergenza​, come da ultimo DPCM del 25 febbraio.

Lo smartworking è uno strumento che va utilizzato con serietà e competenza.

Chi vuole avvalersi dell’esperienza e delle buone pratiche sullo smartworking nella propria organizzazione aziendale o nella pubblica amministrazione può aderire al tavolo #SmartBo, inviando una mail a smartbo@comune.bologna.it​ e sottoscrivere il protocollo d'intesa per promuovere la cultura del lavoro agile nel nostro Paese.

29 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

L’opinione non è un reato. Liberiamo ZAKY #FREEPATRICKZAKY


Dal REDATTORE SOCIALE DEL 19/2/2020

Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato"
di Ambra Notari


BOLOGNA – “La prima cosa è continuare a fare rumore, non solo come Comune o università, ma come città. Sappiamo che il faro mediatico intorno a questa vicenda mette pressione sulle autorità egiziane”. Marco Lombardo, assessore comunale alle Attività produttive con deleghe, tra le altre, alle relazioni europee e internazionali e alla cooperazione internazionale, interviene così sulla vicenda di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato nel suo Paese d’origine lo scorso 7 febbraio. “Non stiamo parlando di una persona che minaccia lo stato egiziano, perché non possiamo considerare l’opinione un reato. Uno studente che studia i diritti umani non è una minaccia. Zaky è uno studente venuto qui, nella
nostra città, per frequentare il master Gemma Studi di genere e delle donne, un corso che approfondisce anche il tema delle discriminazioni, scelta che non può rappresentare una minaccia per lo stato egiziano, ed è per questo che chiediamo la sua immediata liberazione. Da qui a sabato, quando ci sarà la prossima udienza, dobbiamo fare sentire la nostra voce con tutti i mezzi possibili, locali come città e nazionali come governo”.
Lo scorso lunedì, in occasione della grande manifestazione che ha coinvolto oltre 5 mila persone e che ha visto slare, in prima la, anche il Rettore dell’Alma Mater Francesco Ubertini, il sindaco Virginio Merola ha scandito, dal palco: “Ho pensato di dare la cittadinanza onoraria a Zaky, ma sarebbe un di più. Perché lui è già cittadino di Bologna. Gliela daremo quando tornerà, per festeggiare e per non dare pretesti a chi vuole fare il dittatore”, e ha aggiunto: “Al governo italiano e ai governi europei dico di far tesoro delle parole del presidente del Parlamento Ue. Non è possibile passare sopra la libertà personale solo per vendere qualche nave o armamento”. “Dare la cittadinanza a Zaky?, interviene Lombardo. Il rispetto dei diritti umani prescinde dalla cittadinanza. Ricordo sempre che l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea dice che la dignità dell’uomo è inviolabile, non la dignità del cittadino europeo o del cittadino italiano. Detto questo, è molto importante il messaggio lanciato dal sindaco: sì, sarà bello dargli la cittadinanza quando sarà tornato libero e sarà di nuovo qui con noi”. Quanto alla pressione politica, aggiunge: “Prima è necessario passare dai canali diplomatici anche se, va detto, questa vicenda dimostra quanto sia debole, oggi, la diplomazia: stiamo parlando di liberare uno studente, non stiamo parlando di un atto ostile di guerra. La diplomazia internazionale dimostra in questi casi la propria debolezza, perché dovremmo essere già riusciti a ottenere quello che chiediamo. Condiamo che la Farnesina e il ministro degli esteri riescano a ottenere la liberazione di Zaky attraverso tutti i canali diplomatici. Poi certo, ci può essere anche una politica di condizionalità: se non viene data garanzia del rispetto dei diritti umani fondamentali, si interrompono le relazioni economiche – opzione che dovrebbe valutare non solo l’Italia, ma anche l’Unione Europea – anche sino ad arrivare all’atto più estremo, il ritiro dell’ambasciatore. Ma questa scelta la si può valutare solo dopo che tutte le altre strade sono state percorse e non hanno dato risultati”.
Come detto, alla manifestazione erano presenti le istituzioni e gli studenti, il gonfalone della città e gli striscioni dei collettivi, mescolanza più unica che rara. “Questo tipo di manifestazioni dimostra che c’è un senso di appartenenza che prescinde sia dalla cittadinanza, sia dalla residenza. Questo” – e qui l’assessore cita la Canzone dell’appartenenza di Gaber – “signica avere gli altri dentro di sé. Cittadini e studenti sono scesi in piazza perché sentono che Zaky fa parte della nostra comunità, ed è straordinario, perché vuole dire avere abbracciato pienamente lo spirito di questa città che prevede, nella parola libertas del gonfalone, un elemento identitario e fondante”.
In città continuano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky: venerdì 21 marzo, tra le 11 e le 13, le lezioni dell’Alma Mater si fermeranno. L’appuntamento è in Piazza Verdi, cuore della vita universitaria bolognese, per un presidio di solidarietà. Sabato, invece, in occasione della partita Bologna – Udinese, la società Bologna Fc ha chiesto ai suoi sostenitori di fare il tifo anche per il giovane ricercatore. Corsi, striscione, magliette: per ora è lasciata massima libertà, ma si sta anche prendendo in considerazione l’ipotesi di realizzare qualcosa di più organizzato. Zaky è appassionato di calcio: nel corso della prima udienza al Cairo, prima di essere condotto
A parlare è Marco Lombardo, assessore del Comune di Bologna con deleghe anche alle relazioni europee e internazionali: “Italia e Unione Europea devono adoperare tutti gli strumenti diplomatici ed eventualmente pensare a una politica di condizionalità”. Venerdì nuovo presidio di solidarietà, sabato allo stadio il tifo sarà per la liberazione del giovane ricercatore
https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 1/2

19/2/2020 Detenzione Patrick Zaky, “l’opinione non è un reato, sia subito scarcerato" - Redattore Sociale
via, era riuscito a gridare: “Forza Bologna”. Un messaggio colto al volo dalla società rossoblù: “Zaky, ti aspettiamo allo stadio”, ha detto nei giorni scorsi l’ad Claudio Fenucci.
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ARTICOLO COMPLETO https://www.redattoresociale.it/article/home/detenzione_patrick_zaky_l_opinione_non_e_un_reato_sia_subito_scarcerato_si_a_pressioni_politiche_ 2/2

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

La magia del CIMENA per portare un sorriso a chi soffre

Ci sono poche cose nella vita che mi emozionano come il cinema

La magia del cinema è un’esperienza totalizzante che va oltre ciò che vediamo proiettato sullo schermo.

Come la tragedia greca, il cinema d’autore ha la capacità di trasportare lo spettatore dentro la scena. Come se ogni film parlasse proprio di noi. Come se raccontasse le nostre storie. Come se riuscisse a dare forma alle nostre emozioni .  

Il cinema può ispirare, farci sognare, piangere, sorridere, emozionare. 

Per questo, quando ho letto la storia di CIMENA sono rimasto incuriosito.

Cos’è CIMENA?
Provo a spiegarvelo così.

Chiudete gli occhi.

Ora immaginate di portare la magia del cinema a chi non può uscire. Non sei tu che vai al cinema. É il cinema che viene da te.

Immaginate di regalare, attraverso l’esperienza cinematografica, qualche ora di spensieratezza a chi soffre in una corsia d’ospedale o nella stanza di una casa di cura, lottando per la propria vita. A chi è costretto a non poter uscire per mille motivi.
Immaginate di portare il cinema in casa di qualcuno che non può andare al cinema.

Questo è CIMENA.

Non si tratta di un’esperienza di entertainment o di home theater ad alta definizione per restituire le sensazioni della sala cinematografica.

Si tratta piuttosto di un’esperienza di innovazione sociale per condividere, insieme ad altri, l’emozione di guardare un film come se fossimo al cinema.

Regalare qualche ora di divertimento per far nascere un sorriso dentro una lacrima.

Questo è CIMENA.

Il mio impegno è aiutare a portare l’esperienza di CIMENA nel mondo associativo del terzo settore, tra le corsie degli ospedali pediatrici, tra le esperienza di social-housing, tra le persone che si sentono sole.

Connettere reti e persone perché il CIMENA possa arrivare nei luoghi più impensabili.

Ogni luogo può essere adattato all’esperienza cinematografica. A tutto pensano i volontari e gli ideatori di CIMENA.

Le tendine di velluto per aprire il sipario della sala.

Il profumo dei pop-corn caldi.

Le luci della sala che si abbassano. 

Tre, due, uno...

ANDIAMO AL CIMENA!

21 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Tecnopolo “Rita Levi Montalcini” sulle malattie neurodegenerative

Martedì 12 gennaio ho partecipato all’evento della “Fondazione Iret” per l’inaugurazione dell’ampliamento della sede di Ozzano del Tecnopolo, insieme al Magnifico Rettore Francesco Ubertini, all’assessore regionale Patrizio Bianchi ed al Sindaco di Ozzano, Luca Lelli.

Un esempio di partenariato pubblico-privato che amplia la Rete dell’Alta Tecnologia, aumenta la competitività del nostro sistema territoriale ed incrementa il potenziale della Regione Emilia-Romana come luogo di eccellenza del “benessere cognitivo”.


Nel mio intervento ho cercato di esprimere la profonda gratitudine della nostra comunità per l’impegno quotidiano di Luciana Giardino e Laura Calzà della Fondazione Iret, allieve del premio Nobel, Rita Levi Montalcini, a cui il Tecnopolo è dedicato.

Forza del rigore, potere dell’intuizione e audacia della speranza: questi sono gli elementi fondativi delle attività di ricerca che si svolgeranno nel Tecnopolo, nei cui nuovi laboratori lavoreranno 15 ricercatori ed equipe di ricerca scientifica per cercare di dare risposta alle speranze di milioni di persone in tutto il mondo che sono interessati da malattie degenerative.

16 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

Bologna oltre le barriere

Access City Award, Bologna si candida al premio europeo delle città accessibili.


Con una lettera su Repubblica (leggi qui) avevo lanciato la sfida alla città per una candidatura collettiva al premio europeo che riconosce le città che si sono impegnate di più sul tema dell'accessibilità. 

La risposta alla sfida da parte delle organizzazioni sindacali, delle associazioni del terzo settore, della Curia e dell'alleanza delle cooperative italiane meritava una serata speciale di lancio della candidatura. 

Il 15 Dicembre al Teatro Arena del Sole c'è stato il tutto esaurito.

Oltre 700 persone hanno ascoltato più di due ore tra interventi, musica, spettacoli teatrali. 


Impossibile ricostruire le emozioni della serata. 

Per questo preferisco che a parlare siano i video degli interventi e le immagini. Per cogliere il senso più profondo di una sfida collettiva che prima ancora di essere politico-amministrativa è una sfida culturale.

Introduzione della serata: (Marco Lombardo e Chiara Romersa)

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Intervento di Alessandro Bergonzoni

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Intervento di Don Matteo Zuppi

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Diana Manea legge la storia di Ed Roberts

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Intervento di Jacopo Melio

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I numeri della disabilità e la sfida della longevità (Ufficio Statistico del Comune di Bologna) 

Il percorso partecipato (Fondazione Innovazione Urbana) 

Il Piano di Inclusione Universale per Bologna -

Tavola rotonda con Egidio Sosio, Giovanni Ginocchini e Gianluigi Bovini

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Impresa e disabilità: Intervento di Alberto Balestrazzi (CEO di Auticon)

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Sport e disabilità: "Bologna For Community" con PMG Italia e Bologna Football Club

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  Intervento di Emanuele Lambertini

[embed]https://youtu.be/Tt3VzQy6fLA[/embed]

Giacomo Mazzariol: "Mio fratello rincorre i dinosauri"

[embed]https://youtu.be/THYn07oxsCc[/embed]

Teatro e disabilità: Anzelon e l'eco di Mistero Buffo di Dario Fo (Camelot)

[embed]https://youtu.be/8Z3pWgqbyHI[/embed]

Sartorie Leggere

https://youtu.be/eB3g-lES-Zs

Arte e Salute: Marat-Sade

[embed]https://youtu.be/-ZPAgGiBIIo[/embed]

Ora siamo partiti. Una sfida comune. Una sfida collettiva. Il 2020 sarà un intero anno dedicato all'accessibilità del nostro spazio urbano, secondo un approccio integrato e trasversale, seguendo il cronoprogramma presentato dalla Fondazione per l'Innovazione urbana.

Con barriere da rimuovere, pregiudizi da superare e rampe da costruire per imparare a volare.

Ora, non ci resta che....vincere. Tutti insieme! 

6 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Occupabilità femminile: Oltre l’occupazione.

Molti datori di lavoro pensano che la maternità possa rappresentare un problema di produttività. 

Io penso che non sia così. 

Del resto i numeri del nostro territorio ci raccontano un'altra storia: più è alto il tasso di occupazione femminile, più è alto di tasso di produttività. 

Semmai, le politiche attive per garantire la sicurezza del posto di lavoro per le giovani donne, il welfare aziendale nelle contrattazioni integrative di secondo livello, lo smart-working, il sistema educativo sono leve fondamentali per creare e sostenere una famiglia.

Di occupazione (rectius: occupabilità) femminile abbiamo discusso il 12 dicembre alla presentazione della ricerca, frutto di un’indagine nell’area metropolitana, promossa dalle Acli Provinciali di Bologna con Michele La Rosa, Filippo Diaco, Flavia Franzoni e Giuseppina Gualtieri.

 

 

 

12 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

1919-2019: i 100 anni della Bredamenarini.

Il 13 dicembre sono intervenuto in occasione del centenario della Bredamenarini (oggi Industria Italiana Autobus). 

1919-2019: non una festa celebrativa dei 100 anni, ma un momento caratterizzato dalla sobrietà per ricordarci i momenti di difficoltà che ha attraversato l’azienda negli ultimi anni e di come, passo dopo passo, si stia provando tutti Insieme a superare la fase emergenziale

Erano diversi anni che non si faceva un’iniziativa del genere in fabbrica. 

Negli ultimi anni con l’assessore regionale Palma Costi abbiamo fatto più riunioni al MISE che non in fabbrica.

Solo un anno fa eravamo insieme in piazza ad ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori ed i continui ritardi nelle commesse e nei pagamenti. 

Oggi grazie anche al nuovo management aziendale ed al lavoro dell’ing. De Filippis stiamo andando verso la direzione giusta per riportare progressivamente la produzione in Italia e puntare nello stabilimento di Bologna alla creazione di un polo ecologico del trasporto pubblico locale. 


Continueremo a tenere alta l’attenzione delle istituzioni pubbliche, tra Comune di Bologna, Città Metropolitana e Regione Emilia-Romagna, come conferma ieri anche la presenza all’evento dell’assessore Raffaele Donini,  per avere certezze sulla governance societaria e sulla filiera produttiva per costruire un futuro dell’azienda all’altezza della sua storia e della sua tradizione.

Un grande augurio di buon Natale ai lavoratori, alle lavoratrici ed alle loro famiglie con l’auspicio che si possa guardare con un po’ più serenità alle prospettive degli anni futuri di Bredamenarini - Industria Italiana Autobus.

 

 

 

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 Aprile 2016

di Michele Rossi

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

I portici di Bologna candidati a Patrimonio Unesco

Andiamo a....Parigi, Beppe!

I #portici di Bologna sono la candidatura ufficiale dell’Italia per entrare nel patrimonio universale #Unesco

Congratulazioni a Valentina Orioli e tutti quelli che hanno lavorato e creduto nel dossier della candidatura. Ora impegniamoci tutti per curare e promuovere i portici perché diventino patrimonio dell’umanità!

Per saperne di più sulla candidatura dei Portici a Patrimonio Unesco puoi leggere il Dossier sulla candidatura

Per conoscere e visitare i 62 km di Portici vai su Bologna Welcome 

21 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Codice degli Appalti del Comune di Bologna, un modello di riferimento nazionale.

Nel settimanale L'Espresso di domenica 26 gennaio, potete trovare un interessante approfondimento sul tema degli #appalti da parte della giornalista Gloria Riva.

Gli appalti pubblici in Italia coprono circa 139 miliardi di euro e possono costituire una leva fondamentale per l’economia e l’occupazione.

Il decreto “sblocca cantieri” ha un vizio di fondo: quello di immaginare che si possano mettere sullo stesso piano criteri come l’offerta economicamente più vantaggiosa ed il minor prezzo.

Equiparazione pericolosa in un Paese dove operano organizzazioni criminali con grandi disponibilità economiche e finanziarie che possono degradare il “minor prezzo” nel “massimo ribasso”. Operazione culturalmente sbagliata in un Paese dove la competizione non viene fatta sull’innovazione, ma sul costo del lavoro e sulla (in)sicurezza del lavoro lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti.

Ma chi l’ha detto che in Italia bisogna per forza scegliere tra “il fare in fretta” ed il “fare per bene”? Non si possono fare le cose velocemente e per bene?!
Il problema in Italia si chiama mafia. Non antimafia. Si chiama corruzione. Non anticorruzione. La sburocratizzazione deve riguardare i filtri inutili, non i controlli necessari.

Il Comune può essere un driver di innovazione economica e sociale attraverso gli appalti pubblici. E’ uno dei punti dell’intesa che il Comune di Bologna ha siglato con il Forum Disuguaglianze Diversità coordinato da Fabrizio Barca.

Fa piacere sapere che tra i modelli virtuosi in Italia ci sia il #NuovoProtocolloAppalti del Comune di Bologna, siglato con le organizzazioni sindacali di Cgil-Cisl-Uil e le associazioni delle categoria produttive (Alleanza delle cooperative, Ance, CNA, Confindustria).

A noi il compito di farlo rispettare e metterlo in pratica. Alla politica italiana il compito di estendere questo modello in altri territori. Al Governo ed al Parlamento il compito di coglierne gli elementi di novità per modificare la normativa sugli appalti affinché la sicurezza e la qualità del lavoro diventino presupposti per avere servizi di qualità per i cittadini.

Qui c’è una delle regole auree di questo territorio: le cose si fanno insieme. 
Per andare veloci. Per andare lontano.

 

 

26 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

La (mancanza di) solidarietà, l’ Unione europea ed il resto del mondo

L'emergenza Coronavirus sta mettendo a nudo le nostre fragilità.

Tra queste, la più eclatante è l'incapacità dell'Unione europea di trovare una risposta comune alle azioni di contenimento del contagio da #coronavirus, sia per affrontare insieme l'emergenza sanitaria, economica, occupazionale, sociale. 

Ci sono slanci positivi (azione Rescue per la protezione di mascherine, il bando straordinario dell'innovazione, la decisione di sospendere il vincolo del Patto di Stabilità), ma sono progetti, azioni, misure che mancano di una strategia politica.

La riunione del Consiglio europeo ha dimostrato la paralisi dell'interesse generale dell'Unione europea, tenuto in ostaggio dagli egoismi degli interessi nazionali. La decisione di rimettere all'Eurogruppo l'elaborazione di proposte comuni segnala l'estremo tentativo di avviare un tavolo di mediazione e prendere due settimane di tempo per uscire dallo stallo.

Tutto questo mentre si muove velocemente un fiume carsico di solidarietà dal basso tra i cittadini europei che ci ricorda come la solidarietà tra i popoli europei sia molto più salda e coesa rispetto alla solidarietà tra gli Stati membri.

Tutto questo mentre riceviamo attestati di vicinanza e solidarietà da tante realtà (soprattutto dall'est asiatico, dalla Cina in primis, ma non solo) con cui abbiamo intessuto nel corso degli anni, come Comune di Bologna, una rete di relazioni di prossimità, dai progetti comuni alle cooperazioni internazionali, dai gemellaggi ai patti di cooperazione territoriale. 

(Nella foto la donazione di 20.000 mascherine chirurgiche monouso donate dall'Associazione cinesi dell'Emilia-Romagna)

Tutto questo deve portarci a riflettere su due cose. 

La prima: nella vita ciò che si semina, si raccoglie nel tempo.

(Nella foto, il Sindaco di Bologna ed il Sindaco di Tirana piantano un albero a Tirana nella primavera del 2018, in segno di amicizia tra le nostre comunità)

La seconda: la solidarietà non è un tema di risorse. E' un tema di predisposizione d'animo.

Come dimostra l'arrivo dei medici cinesi, cubani o albanesi.

(Nella foto, la delegazione di medici albanesi arrivata in Italia per fronteggiare l'emergenza Covid19)

Grazie perchè questa lezione serve soprattutto all'Europa di domani.

Come ha ricordato nei giorni scorsi l'ex presidente della Commissione europea, Jacques Delors:

"La mancanza di solidarietà mette l'Unione europea in pericolo di vita" 

30 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Nuovo Bando per le imprese

Dopo il Bando Roveri che l'anno scorso ha visto uno stanziamento di 1 milione di euro per il finanziamento di 14 progetti di rigenerazione industriale nell'area delle Roveri, continua l'impegno della Giunta e del Comune di Bologna a favore delle micro e piccole imprese.

Quest'anno abbiamo scelto di intervenire in altre tre zone industriali della Città: Borgo Panigale, Pilastro, Corticella


A partire da Gennaio 2020 promuoveremo una serie di incontri nei quartieri per dialogare con gli imprenditori e le associazioni di categoria, al fine di facilitare la presentazione di domande su progetti che possano creare innovazioni di processo e di prodotto sul nostro territorio.

Che tipo di sostegno economico mette in campo il Comune? 1.361.000 euro verranno messi a disposizione delle imprese per co-finanziare l'intervento produttivo; le risorse pubbliche, fino ad un massimo di 200.000 euro, sono assegnate per metà a fondo perduto e per metà a prestito con tasso agevolato (0,5% annuo).

Che tipo di intervento si può finanziare? Sono finanziabili interventi che producono un miglioramento nell'innovazione del prodotto o del processo produttivo, interventi di riqualificazione energetica degli stabilimenti produttivi, investimenti in digitalizzazione ed utilizzo dei big data, misure che rafforzano la sostenibilità ambientale del processo produttivo o la sicurezza sul luogo di lavoro.

Le domande di partecipazione al bando possono essere presentate solo online dal 4 febbraio 2020 fino a giovedì 30 aprile 2020.

Per maggiori informazione vai su:  http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2019/sostegno-agli-investimenti-delle-piccole-imprese-di-borgo-panigale-reno-corticella-e-pilastro-approvato-il-bando-che-concede-agevolazioni-per-un-milione-e-361-000-euro

30 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

“Sicuri si diventa”: i videogiochi possono promuovere la sicurezza sul luogo di lavoro?

Venerdì 7 febbraio ho partecipato al convegno "I mondi nuovi della conoscenza e della comunicazione: il game".

E’ stata l’occasione per presentare il serious game sviluppato da Indici Opponibili per il progetto "Sicuri si diventa" (Finanziato da Inail per il bando BRIC 2016 id48 ed ideato dal Dipartimento di Scienze Politche e Sociali dell' Alma Mater Studiorum - Università di Bologna in collaborazione con Asl Viterbo, ASUR Marche - Azienda Sanitaria Unica Regionale e Azienda USL di Modena).

Una lodevole iniziativa volta a sensibilizzare i giovani studenti sul tema della sicurezza sul lavoro.

https://m.youtube.com/watch?v=w0DTDmEu2K0&feature=youtu.be

Il videogame (e più in particolare, i serious game) possono essere uno strumento molto utile per approfondire un tema complesso come la sicurezza sul luogo del lavoro e la conoscenza della pertinente normativa. 

Sarebbe molto utile ora che il videogioco potesse essere fatto circolare nelle scuole, magari preceduto da momenti di riflessione ed approfondimento sulla (in)sicurezza nel mondo del lavoro, per non consegnare alle nuove generazioni, da un lato, l’idea che la prestazione di lavoro possa essere assimilata ad un videogioco e, dall’altro, la rassegnazione rispetto all’idea che debba essere normale rischiare la vita mentre a i lavora.

Tutte le informazioni sul progetto e il download del gioco : https://site.unibo.it/sicuri-si-diventa/it

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Bologna e Marocco: opportunità di crescita e sviluppo

Il 24 gennaio è stata un’intensa giornata di appuntamenti istituzionali con SE l’Ambasciatore del Regno del Marocco ed il Console generale del Marocco per approfondire i temi del dialogo interreligioso, della collaborazione istituzionale e della cooperazione economica tra Bologna ed il Marocco.

In particolare, l’appuntamento promosso dal Comune di Bologna - Relazioni Internazionali con Confindustria Emilia Centro e la Regione ER ha permesso di approfondire i settori in cui si sviluppano le attività di import/export per un valore complessivo di 200 milioni di euro, di cui 45 milioni di euro nell’area metropolitana bolognese. I settori più coinvolti nelle attività di scambio sono la meccanica, le macchine agricole, l’industria alimentare. A tal proposito, il Comune di Bologna ha un negoziato in corso per la conclusione di un accordo di cooperazione territoriale con il Comune di Meknes dove ha sede la più importante fiera agroalimentare del Marocco. I patti di collaborazione tra le città mirano non solo a rafforzare la cooperazione economica, ma anche a promuovere la cooperazione culturale e sociale tra le comunità, nella prospettiva di un rilancio delle politiche euromediteranee per promuovere il Mediterraneo quale spazio di pace, stabilità e prosperità.

Per saperne di più leggi la presentazione di Confindustria Emilia Area Centro: 

Bologna e il Marocco_24 gennaio 2020

 

25 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Global Compact in Comune

Bologna e la Lampedusa promuovono il "Global Compact in Comune". I Sindaci Merola e Martello: altre città seguano questo esempio. Possibile che in Italia sia diventato un tabù parlare di Global Compact? Possibile che dopo anni di negoziato internazionale il nostro Paese abbia deciso di non sottoscrivere e di non aderire all'accordo ONU (peraltro non vincolante) per la migrazione regolare e sicura con il contrasto all'immigrazione irregolare ed il traffico di essere umani? Ed ancora. Possibile che il voto del Parlamento italiano sia avvenuto con la maggioranza dell forze di Governo (Lega e M5S) che si sono astenute dal voto in Aula? In Italia tutto questo è stato possibile. Per questo abbiamo organizzato il 22 Marzo a Bologna un convegno internazionale di studi, promosso in collaborazione con la Rete Italiana di Dialogo Euromediterraneo (RIDE-APS) e con l'Università di Bologna per coinvolgere le istituzioni (tra cui l'Ambasciatore del Marocco, l'Ambasciatore della Tunisia), esperti della comunità accademica e scientifica, associazioni ed ONG Ad esito del Convegno, le amministrazioni di Bologna e Lampedusa avevano annunciato la volontà comune di aderire ai principi del Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura. Le giunte comunali hanno approvato un atto di indirizzo che impegna a promuovere iniziative in grado di favorire il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, in un contesto capace di supportare i principi di accoglienza ed integrazione. L'atto di indirizzo si ispira alle direttive contenute nel documento promosso dalle Nazioni Unite, sottoscritto lo scorso 10 Dicembre a Marrakech da 164 Paesi. Il ruolo strategico degli enti locali nel governo regolare dei flussi migratori è riconosciuto dalla Dichiarazione dei Sindaci di Marrakech, avvenuta il 9 Dicembre, contestualmente alla sottoscrizione del Global Compact. Il Global Compact per la migrazione regolare, ordinata e sicura parte dal presupposto che "la migrazione fa parte dell'esperienza umana" e che il suo impatto può essere migliorato se si renderanno più efficaci le politiche sull'immigrazione, sull'accoglienza diffusa e sull'integrazione. Più in particolare, il Global Compact indica 23 azioni da seguire per consentire, da un lato, il governo dei flussi migratori in modo regolare e sicuro, tutelando i diritti fondamentali delle persone e, dall'altro, il contrasto alle organizzazioni internazionale che sfruttano l'immigrazione irregolare e favoriscono la tratta di essere umani. Il Comune di Bologna e di Lampedusa vogliono dimostrare che una via nuova è possibile e può nascere dal basso per imprimere una nuova direzione alle politiche locali sulla migrazione e per riportare al centro del dibattito pubblico italiano ed europeo il tema dell'adesione al Global Compact. Altri Comuni italiani possono seguire questa strada ed aderire al nostro appello promuovendo l'adozione dello stesso atto nei consigli comunali o nelle giunte dei Comuni italiani. ADERISCI ANCHE TU AL GLOBAL COMPACT IN COMUNE! GIUNTA Orientamento_Adesione_Migration Compact rev 17 aprile 2019

26 Aprile 2019

di Marco Lombardo

LOTTOANCHIO: con Ageop contro il cancro infantile

Il 15 Febbraio è la data scelta dall’OMS per la Giornata Mondiale Contro il Cancro Infantile.

Il cancro infantile è un problema di salute pubblica. Rappresenta la prima causa di mortalità per malattia non trasmissibile dopo il primo anno di età. In Italia abbiamo circa 1.500 diagnosi annue nella fascia di età 0-14 e 900 in quella adolescenziale.

Con i volontari di AGEOP RICERCA abbiamo piantato insieme un albero di melograno come messaggio di speranza per le bambine ed i bambini, per i loro genitori e per le loro famiglie.

Con l'iniziativa “La speranza mette radici” promossa da Fiagop Onlus, Ageop Ricerca ha voluto dedicare un messaggio a tutti i bambini che vivono e giocano nella città di Bologna per creare un legame di affetto e speranza con i loro compagni che in questo momento stanno affrontando le terapie oncologiche in ospedale, con l’auspicio che possano tornare presto a giocare insieme.

Quando si attraversa una malattia oncoematologica il tempo rimane sospeso. In stand-by. L'augurio è che rispettare i tempi della natura e immaginare come possano crescere gli alberi possano essere un messaggio di naturalezza e di speranza per chi, in questo momento, sta attraversando il deserto della malattia, perché ne possa uscire vincitore e ancora più forte.

#LOTTOANCHIO

Piantumazione dell’albero di melograno
Illuminazione del Palazzo del Podestà per la giornata mondiale contro il cancro infantile
I pugni di Hulk, simbolo di #LOTTOANCHIO

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

GloBologna: l’Albania sotto le Due Torri

Venerdì 13 dicembre, nella splendida cornice della Cappella Farnese del Comune di Bologna, cullati dalle melodie balcaniche, dai venti del vicino Est e dalle analisi di tanti illustri ospiti, abbiamo concluso la seconda avvincente serie di Globologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Con le amiche e gli amici albanesi, abbiamo scoperto e rinsaldato il profondo legame che unisce le nostre terre e le nostre comunità.

GloBologna è (e continuerà ad essere) interpretazione dello spirito della Città e della Regione che fa della accoglienza, dell'integrazione e dell'educazione alla cittadinanza globale il proprio tratto culturale tipico e distintivo.

Il progetto di Globologna nasce dalla collaborazione con l'associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia-Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette alle istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

In questo ultimo appuntamento di Globologna per il 2019 abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la storica, giovane e dinamica comunità albanese di Bologna.

L'incontro è stato preceduto da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del recente terremoto e tutti gli interventi, compreso il saluto del Sindaco di Tirana Erion Velaj, hanno sottolineato l'importanza della cooperazione tra Bologna, l'Emilia-Romagna e l'Albania per raccogliere la sfida della ricostruzione post-sisma. In particolare, la Regione Emilia-Romagna per bocca dell'Assessore Patrizio Bianchi ha annunciato uno stanziamento importante per la ricostruzione di una scuola per bambini.

L'istituto Gramsci di Bologna ha presentato un progetto europeo che coinvolge, tra gli altri partners, il Comune di Tirana sul tema dell'identità europea ed i muri, mentre le associazioni albanesi presenti nel nostro territorio hanno rendicontato le loro attività per promuovere la conoscenza della cultura albanese e favorire l'integrazione nel nostro territorio.

GloBologna tornerà nel 2020 con nuovi appuntamenti: un'azione coerente con gli impegni previsti nel Global Compact per le migrazioni legali, regolari e sicure (che l'Italia non ha ancora ratificato!) e con le linee guida del progetto europeo di CiakMigrACTION in cui si chiede alle amministrazioni pubbliche di favorire il protagonismo della diaspora e non parlare dei migranti, ma far parlare i migranti attraverso il racconto delle loro storie.

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 Gennaio 2013

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 Gennaio 2013

di Marco Lombardo

CIAKMIGRACTION: Come percepiamo il fenomeno migratorio?

Giovedì 10 ottobre abbiamo presentato il sondaggio CIAKMIGRACTION condotto dall’Istituto Ipsos Italia sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia insieme al Presidente di IPSOS Pagnoncelli, al presidente WeWorld Onlus Gvc Onlus Marco Chiesara, insieme ad amministratori locali di Palermo e Crema e tanti giornalisti ed esperti del tema.
Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principalepreoccupazione degli italiani. Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica. Un dato che non mi meraviglia e non mi sorprende. C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Questa è acuita da chi ha responsabilità politiche e da chi ricopre ruoli pubblici che da anni continua a parlare di invasione ed emergenza degne del “Deserto dei tartari”. 
Riepilogo un solo dato emerso dallo studio: gli stranieri residenti in Italia sono il 9% della popolazione (a Bologna sono il 15.3%). La percezione degli italiani è che siano il 31% della popolazione complessiva.

Per ridurre la distanza tra la realtà e la percezione non bastano i numeri. La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali agli schieramenti politici. Come misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi.

Come pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni. Come parlare di migrazione come fenomeno oggettivo, privo di soggettività e di storie personali, senza il necessario protagonismo della diaspora.


La percezione di insicurezza non si combatte in nome di politiche securitarie che servono a farci vivere in un clima di paura e di controllo che ci priva della nostra libertà.

La percezione di insicurezza e la grande solitudine della nostra società si contrasta con azioni concrete delle amministrazioni sul lavoro, la casa, la scuola, l’integrazione, le riduzioni delle diseguaglianze e con una visione politica capace costruire sui territori un nuovo senso di appartenenza che significa “avere gli altri dentro di sè”.



18 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Cultura tecnica e mondo del lavoro: Rapporto 2019 #ITIaBologna

Presentazione del Rapporto 2019 #ITIaBologna “Avere Vent’anni ed essere tecnici a Bologna” a cura del servizio Orientamento e Lavoro del Comune di Bologna in collaborazione con i tre istituti tecnici (Aldini-Valeriani, Belluzzi, Ettore Majorana) e la “Fondazione Aldini Valeriani” per monitorare l’andamento dei tecnici a tre anni dalla conclusione degli studi rispetto all’inserimento del mondo del lavoro.

In sintesi: ad 1 anno dalla fine degli studi solo il 13% NON lavora ed a 5 anni dalla fine degli studi la quota si riduce al 6%.
L’85% degli intervistati si reputa SODDISFATTO dell’istruzione scolastica ricevuta ed afferma che c’è COERENZA tra il lavoro trovato ed il percorso formativo. Nonostante le offerte di lavoro (per cui dopo un anno dalla fine degli studi il 60% ha già un contratto di lavoro), la scelta per molti è di continuare ad investire nella FORMAZIONE, proseguendo gli studi con l’Università o altri percorsi formativi.
Sono dati estremamente positivi, a cui se ne affiancano altri che sono motivi di riflessione: il contratto a tempo INDETERMINATO interessa solo il 4% dei giovani intervistati; le ragazze sono autentiche MOSCHE BIANCHE e nonostante la piccola crescita delle iscrizioni femminili negli indirizzi STEM, il tasso di partecipazione femminile agli istituti tecnici si ferma all’8% del totale degli iscritti.

Ma c’è un dato che forse deve farci riflettere più di ogni altro.
Alla domanda sull’idea di FUTURO, vi riporto la risposta di un intervistato:


“Non so, oggi si sta come nella bassa d’inverno, nella NEBBIA”.

Ecco. Mentre parliamo di mercato del lavoro, di motor valley, di piena occupazione, di alternanza scuola-lavoro, di promozione della cultura tecnica non dobbiamo mai dimenticarci che i nostri ragazzi sono la benzina e l’energia per accendere i motori della crescita. Gli investimenti nel CAPITALE UMANO devono essere non meno importanti degli investimenti in tecnologia.

FIDUCIA NEL FUTURO, coraggio di osare, voglia di mettersi in gioco: questo é quello che servirebbe più di ogni cosa nel dibattito pubblico per non addossare ai giovani le preoccupazioni delle generazioni che le hanno precedute e restituire fiducia alle giovani generazioni per fargli vedere la luce del sole, oltre la nebbia.

Per leggere il Rapporto 2019 Clicca qui

25 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

Balconi di socialità

A noi italiani possono togliere tutto, ma non possono toglierci il bisogno di socializzare.

In tempi di limitazione forzate, in cui bisogna restare a casa, più delle bacheche dei social che dopo un pò annoiano e stancano, sono tornati ad essere i balconi i nostri terreni di socialità.

Come una volta le nostre nonne usavano nei paesi i balconi per osservare, comunicare, pregare, così oggi stiamo riscoprendo i balconi come proscenio personale di musicisti e cantanti o più semplicemente come punto di osservazione per scoprire quanta umanità viva nei balconi di chi ci sta a fianco.

Quando sarà tutto finito, perché tutto finirà, quando avremo gioito per la liberazione dalla paura, prima di ritornare al nostro incedere quotidiano che brucia il tempo, ricordiamoci di come ne siamo usciti rigenerati dalle cose belle che stiamo riscoprendo in questo periodo.

La musica per le strade. 
Le bandiere alle finestre. 
Le letture dei libri. 
I giochi dei bambini. 
Le partite a carte. 
Il profumo del pranzo di famiglia. 
L’odore dei panni stesi al sole. 
Il suono delle campane. 
Le preghiere. Le paure.

#celafaremo

La foto - opera d’arte, come sempre - è di #DavideBonazzi

 

29 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Dal Patto per il Lavoro al “Nuovo Patto per la Buona Occupazione”

Dopo la nomina della nuova Giunta regionale in Emilia Romagna è ora il tempo di mettersi al lavoro. Tra le priorità da mettere subito in campo c’e il “Nuovo Patto per il Lavoro”.

Nell’intervista al Resto del Carlino ho indicato alcune idee e proposte per passare dal patto per il lavoro al “Nuovo Patto per la Buona Occupazione”.


Martedì 12 febbraio sono stato ospite di Massimo Ricci per una puntata di Dedalus sul tema del lavoro. Anche in quella sede ho ribadito la necessità di un nuovo patto per la buona occupazione, illustrando alcune proposte in materia di appalti, di contrasto alla precarietà del lavoro povero, di lotta alla cooperative spurie, di riforma dei centri per l’impiego e di revisione del reddito di cittadinanza.

Rivediamo insieme com’è andata.

https://www.youtube.com/watch?v=GO2rd4XkRVc

https://www.youtube.com/watch?v=GO2rd4XkRVc&feature=youtu.be

15 Febbraio 2020

di Marco Lombardo

Migrazioni: lo sguardo dei nuovi cittadini europei

Il Comune di Bologna - Relazioni Internazionali è parte del progetto CiakMigrACTION con l’obiettivo di diffondere una narrazione delle migrazioni libera dagli stereotipi.

Nonostante la speculazione politica degli impresari della paura che martellano ogni giorno l’opinione pubblica, l’immigrazione NON è la principale preoccupazione degli italiani.

Al primo posto c’è il lavoro e la situazione economica.

C’è una grande differenza tra la percezione e la realtà. Per ridurre questa distanza bisogna partire dai numeri. Ma i numeri da soli non bastano.

La rappresentazione reale dei fatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

Ci vuole una narrazione positiva che contrasti la narrazione negativa. Perché le emozioni positive possono essere più forti di quelle negative. Bisogna saperle raccontare. Bisogna saperle trovare. Bisogna saperle valorizzare. Senza sminuire o nascondere le difficoltà che esistono nella sfida della diversità.

E’ responsabilità non solo dei media e dei mezzi di informazione. Ma anche della politica che in questi anni ha inquinato il dibattito pubblico con messaggi sbagliati trasversali (sic!) agli schieramenti politici. 

Vi cito tre esempi di messaggi sbagliati utilizzati da partiti che afferiscono all'area di sinistra che hanno "sdoganato" messaggi e valori riconducibili a partiti dell'area di destra:

-Misurare l’efficacia delle politiche migratorie sulla base del numero degli sbarchi > "porti chiusi"
-Pensare che la cooperazione allo sviluppo serva a ridurre le migrazioni >"Aiutiamoli a casa loro"  
-Descrivere le migrazione come fenomeno oggettivo alla stregua di una calamità naturale, privo di soggettività e di storie personali > "fermare i flussi migratori"

Per questo il 18 dicembre a Milano, presso il Palazzo Reale, nell'ambito della giornata mondiale dei migranti, ho lanciato un appello non solo ai giornalisti, ma anche a chi fa politica ed ha responsabilità pubbliche: adottiamo le linee guida di CiakMigrACTION.

E' semplice, vale quando si parla di politiche migratorie, ma è estensibile a tutti i temi complessi che andrebbero affrontati con una nuova ecologia del linguaggio.

-Partiamo dai dati.                                                                                                              - Utilizziamo una terminologia appropriata.
-Evitiamo di impietosire, di disumanizzare, di creare odio o guerra tra i poveri.
-Non parliamo di flussi migratori come fossero un evento fisico inaspettato o una calamità naturale. Sono un fattore umano, fatto di volti, storie e persone.
-I migranti sono soggetti non oggetti. 
-Favoriamo il protagonismo della diaspora. 
-Promuoviamo un dibattito fruttuoso, un dialogo tra punti di vista diversi, senza procedere per monologhi paralleli.                                                                  - Ricostruiamo il contesto.

Facciamo parlare i migranti, non parliamo dei migranti. Del resto, ascoltare storie come quelle di Yvan Sagnet contro il caporalato e la riduzione in schiavitù di chi lavora nella raccolta dei pomodori, fa bene a tutti. 

 

 

 

 

 

 

 

18 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 Aprile 2016

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

GloBologna: la Russia sotto le Due Torri


Il 28 novembre, ho partecipato alla seconda puntata della nuova serie di GloBologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Il progetto è una idea nata dalla collaborazione con la associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette a noi istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

Riuscendo così a intercettare e risolvere i loro problemi e impegnandoci a soddisfare i bisogni, per contribuire alla realizzazione di una sempre più incisiva e condivisa integrazione

In questo secondo episodio di GloBologna, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la giovane e dinamica comunità russa di Bologna.

Oltre ad acquisire le principali direttrici geopolitiche, storiche ed i costanti rapporti accademici fra la nostra Università e la Russia, grazie ai contributi di Pietro Figuera di Limes Rivista Italiana di Geopolitica e del Prof. Stefano Bianchini, abbiamo avuto l'opportunità di conoscere le interessanti storie di successo e di integrazione di tre realtà rappresentate da altrettante determinate e consapevoli donne russe.

Anastasia Lomovtseva, ci ha parlato della sua esperienza di giornalista russa in Italia per la rivista "Living Italy" e di come gli italiani vengono visti e percepiti dalla grande madre Russia e del suo grande amore per Bologna, che è diventata la sua casa ed i suoi affetti.

Uliana Kovaleva, produttrice cinematografica che dal 2002 partecipa alla co-produzione di film tra Italia e Russia e del Festiva del Cinema Russo in Italia, in diretta telefonica da Mosca, ci ha raccontato dell'interesse e delle reciproche influenze fra il cinema russo e quello italiano.

Yaroslava Chevdar, presidente della associazione Cheburashka, ci ha illustrato le straordinarie attività didattiche, culturali e ludiche che l'associazione svolge con i bambini di origine russa nati a Bologna, nell'insegnare la lingua russa per non disperdere il grande patrimonio culturale che la conoscenza della lingua è capace di generare, soprattutto per una comunità come è quella russa.

Incontro, cultura e voglia di costruire e condividere percorsi insieme, uniti nelle diversità e integrati nella nostra accogliente Bologna.

Questa è GloBologna e questa è Bologna, la città per la quale quotidianamente lavoriamo per risolvere i problemi e per la quale ci impegniamo a migliorare.

3 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 Settembre 2012

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 Settembre 2012

di Marco Lombardo

Joyeux anniversaire Alliance Française Bologna

Il 5 ottobre del 1989 il Presidente della Repubblica Francese, François Mitterand, in visita ufficiale a Bologna per il Bicentenario della Rivoluzione Francese e nell'ambito delle celebrazioni per il IX centenario dell'Università di Bologna, ricevette nell'Aula Magna di Santa Lucia la laurea honoris causa in Giurisprudenza dalle mani del rettore Fabio Alberto Roversi Monaco. In quell'occasione, accompagnato dal sindaco Renzo Imbeni, inaugurò la nuova sede dell'Alliance Française in Via De’ Marchi, 4.

A distanza di 30 anni, l' Alliance française continua nella sua attività di promozione della lingua e cultura francese e dei paesi francofoni, proponendosi come un luogo di dibattito e condivisione e facilitando lo scambio interculturale.


Il 10 ottobre c'eravamo anche noi: sono intervenuto alla cerimonia di festeggiamento, confermando la relazione di amicizia e collaborazione tra Comune di Bologna Rete Civica Iperbole e la storica associazione.

Nel mio intervento ho ricordato quanto sia importante ristabilire l’amicizia tra la Francia e l’Italia per il rilancio del processo di integrazione europea.

L’ultimo anno è stato molto difficile per la relazione diplomatica tra l’Italia e la Francia, culminato con il ritiro dell’ambasciatore francese. Un evento, a volte dimenticato, che ha segnato il momento peggiore delle relazioni politiche e diplomatiche tra i nostri Paesi dal 1940 sino ad oggi. Ciò nonostante il rapporto di amicizia tra i nostri popoli e tra la nostra città e la Francia è sempre stato solido, come dimostrano le iniziative culturali e quelle che riguardano il rapporto di gemellaggio tra il Comune di Bologna ed il Comune di Tolosa. Il nostro impegno sarà sempre quello di valorizzare le comuni radici culturali e valoriali e, anche attraverso il prezioso supporto dell’AF, ci impegneremo ad invitare a Bologna l’ambasciatore francese all’interno della prossima edizione di incontri sulla cittadinanza europea “L’Europa viene da te”.

Buon compleanno AF! 🇫🇷🇫🇷



10 Ottobre 2019

di Marco Lombardo

L’ufficio postale di San Ruffillo non chiuderà


In data 18 ottobre una delegazione di Poste italiane ha incontrato il Sindaco Virginio Merola, me e l’assessore Matteo Lepore.
“Nel corso della riunione ed in considerazione delle attività di riqualificazione ed alla comune volontà di rigenerare il quartiere, i rappresentati di Poste italiane hanno confermato che NON E’ PREVISTA ALCUNA INIZIATIVA DI CHIUSURA DELL’UFFICIO POSTALE DI VIA TOSCANA 140”

Con queste parole, di cui ho dato lettura durante la terza commissione in un’udienza conoscitiva richiesta dai consiglieri comunali per conoscere la situazione dell’ufficio postale di San Ruffillo, si è conclusa la vicenda che ha riguardato l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale e che aveva visto una forte mobilitazione dei cittadini del Comitato “I Love San Ruffillo” che avevano raccolto oltre 1500 firme in una petizione per chiudere all’amministrazione comunale di intervenire per evitare la chiusura dell’ufficio postale.
Avevo avuto modo di incontrare i rappresentati della petizione, assicurando loro che avremmo fatto tutto quanto il possibile per chiedere a Poste italiane di rivedere la decisione in considerazione delle attività di rigenerazione urbana e dei percorsi partecipativi attivati nella zona di San Ruffillo.

In un incontro, peraltro molto cordiale, con i rappresentati di Poste italiane, siamo riusciti ad arrivare a questa decisione, in un quadro di riorganizzazione complessivo degli uffici postali nelle aree urbane, anche a seguito del potenziamento dei servizi di e-commerce di Poste Italiane, e della rimodulazione della distribuzione degli uffici tra aree urbane ed aree periurbane.
Abbiamo segnalato il valore degli uffici postali non solo come luoghi di erogazione di un servizio, ma anche come presidi di socialità, utili soprattutto nelle zone periferiche con una popolazione anziana. 

Continueremo a tenere monitorata la situazione non solo rispetto a questo ufficio, ma anche rispetto ad altri uffici postali del territorio cittadino e metropolitano. 
La concertazione con le amministrazioni locali è un passaggio fondamentale per Poste italiane perchè l’efficienza del servizio, lo sviluppo tecnologico, la riduzione dei costi, nel quadro della concorrenza tra servizi di carattere economico, possa andare di pari passo con il riconoscimento di un legame territoriale e di un valore sociale la tutela del carattere universalistico del servizio postale.

25 Novembre 2019

di Marco Lombardo

3 Dicembre, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità

Il 3 Dicembre è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità: non una giornata di celebrazione, ma un’occasione preziosa per riflettere sullo stato di (non) attuazione dei principi della Convenzione ONU sulla disabilità e su tutti gli ostacoli e le barriere (architettoniche e non) che ancora esistono nelle nostre città e che non consentono l’uguaglianza sostanziale dei cittadini.

 

Aiutare le persone disabili non ad essere “normali”, ma ad essere se stesse.
Questo è l’impegno che ciascuno di noi dovrebbe portare avanti: non solo il 3 Dicembre, ma tutti i giorni dell’anno.

Per questo vogliamo annunciare proprio oggi, l’evento di lancio della candidatura di Bologna al premio europeo delle città accessibili.

Per dedicare tutto il 2020 ai percorsi partecipativi e costruire un metodo di lavoro sull’accessibilità e sull’inclusione dello spazio urbano che possa diventare un patrimonio comune dell’amministrazione.

Una sfida collettiva da raccogliere e vincere tutti insieme. Siete tutti invitati a partecipare e condividere l’invito!

Vi aspettiamo il 15 dicembre alle ore 20.30 al Teatro Arena del Sole.

 

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Coronavirus: attenzione sì, allarmismo no

In questo articolo non si parla dell'emergenza coronavirus dal punto di vista medico, sanitario o epidemiologico. Per questi aspetti si rimanda ai siti scientifici, all'OMS, alle prescrizioni del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.


In questo articolo si parla invece del possibile impatto sociale ed economico dovuto al contagio da coronavirus e di come esso segnali le fragilità ed i punti di forza di un sistema Paese.

All'indomani dei primi casi di contagio da coronavirus a Bologna, insieme al Sindaco di Bologna, Virginio Merola, al collega alla Sanità, Giuliano Barigazzi, abbiamo incontrato i segretari dei sindacati confederali di CGIL CISL UIL, i rappresentanti di Confindustria Emilia Centro, Alleanza delle Cooperative italiane e CNA.  

L'incontro è stato convocato per fare il punto della situazione e la ricognizione delle misure prese dalle aziende del nostro territorio. 

Per riassumere l'incontro potrei usare queste parole. "Attenzione sì, allarmismo no".

Primo aspetto: l'organizzazione della produzione e del mondo del lavoro davanti alle emergenze.

L'alternativa tra lavorare, come facevamo prima che l'allarme coronavirus arrivasse in Italia, e chiudere tutto, per paura del contagio, è sbagliata.

Si tratta di cambiare il modo in cui si lavora e si produce, riducendo al massimo il rischio del contagio. Non possiamo immaginare soluzioni semplici per problemi complessi. Si tratta di adattare le modalità di esecuzione delle prestazioni lavorative e garantire la continuità dei piani operativi delle aziende, attraverso la gestione del rischio. 

A Shangai per 20 giorni sono rimasti chiusi teatri, musei, cinema, scuole e università. Centri commerciali e farmacie sono rimasti aperti a rotazione. I trasporti hanno continuato a funzionare, ma con frequenza ridotta. Eppure quasi tutti hanno continuato a lavorare, ma da remoto. E per la prima volta nei giorni scorsi non ci sono stati nuovi casi di infezione.

Per questo, anche sul nostro territorio l’invito immediato è stato dunque quello di adottare misure precauzionali per garantire la prosecuzione delle attività lavorative, minimizzando il rischio di diffusione del contagio da coronavirus, senza improvvisate soluzioni "fai da te". 

Abbiamo scelto di NON adottare nuovi decaloghi, ma di monitorare che non ci fossero abusi o misure adottate nei luoghi di lavoro che potessero mettere a repentaglio la salute o la sicurezza. Purtroppo, il sistema produttivo italiano non è preparato ad un approccio problem-solving. Per questo rischia di arrivare impreparato rispetto alla gestione dei rischi nelle fase di emergenza.

Basti vedere la discussione pubblica che si è sviluppata nei media italiani sullo smart-working in emergenza coronavirus: come se, invece di essere UNA tra le possibili soluzioni, potesse diventare LA soluzione o la panacea di tutti i mali. In questo articolo si possono trovare alcune indicazioni per usare seriamente lo smart-working, al di là del trend topic del momento. 

http://www.marcolombardo.eu/lo-smartworking-non-si-improvvisa-come-usare-lo-smartworking-al-tempo-del-coronavirus/

In questo articolo sono invece riportati gli standard internazionali adottati da imprese globali che già da gennaio hanno dovuto applicare le misure precauzionali che rientrano nei piani operativi di continuità (POC) che vengono applicati in Cina, a Singapore o ad Hong Kong.
https://www.ilsole24ore.com/art/il-management-e-l-epidemia-cultura-imprese-nell-emergenza-biologica-ACGNLqLB


Secondo aspetto: la quantificazione del danno.

E' ancora troppo presto per fare le stime complessive dell'emergenza economica e sociale del coronavirus. Le stime di questi giorni sembrano più dettate dalla logica delle aste del "mercante in fiera" in cui vince chi spara la cifra più alta. Una logica accettabile se fatta da qualche impresa interessata al cheating; decisamente inaccettabile se fatta da chi dovrebbe rappresentare interessi di categoria o interessi generali.


Lunedì si stimava una “lieve contrazione” del -0,2% del PIL; il lunedì successivo eravamo arrivati a parlare di Paese in “default economico” con previsioni del -3,0% del PIL.

Nei talk show televisivi si continuano a snocciolare stime previsionali apodittiche che non trovano mai giustificazioni in dati su calo degli ordini o del fatturato dell’economia reale. 

In primo luogo, prima della quantificazione del danno, va assunta la corretta prospettiva del tempo. Se pensiamo ad un danno emergenziale che passa come un raffreddore in qualche settimana è un conto. Se invece ci rendiamo conto di fronteggiare una situazione che non passerà prima di qualche mese, allora la stima cambia perchè cambia lo scenario del tempo. Con un conto che rischia di essere molto più salato.

La precisione delle stime e dei dati in nostro possesso è fondamentale per adottare le misure più idonee per sostenere il tessuto produttivo, il reddito delle persone e delle famiglie. Altrimenti si bruciano risorse inutilmente.

Facciamo un esempio. Se uno ha la febbre a 40 e gli si somministra uno sciroppo per la tosse, non solo non si abbassa la febbre, ma si finisce per buttare via anche lo sciroppo. Evaporare risorse pubbliche solo per rispondere alla richiesta di emergenza o alla logica del consenso è pericoloso. Le misure economiche adottate per la "zona rossa" erano più semplici da quantificare ed ammontano a circa 20 milioni di euro. A quanto devono ammontare le risorse stanziate per la "zona gialla"? Qualcuno stima che servano circa 3 miliardi di euro. Ma qui la quantificazione del danno, oltre ad essere fatta dentro uno scenario di tempo (se invece di qualche giorno dovessimo avere a che fare con una contrazione più lunga e più profonda che arriva fino a maggio e che dispiega i suoi effetti negli anni?)  si arricchisce di un'altra variabile: quella geografica. E se la "zona gialla" fosse estesa a tutta l'Italia?

Quando scoppiò la crisi del 2008, il Governo di allora stanziò un fondo di 8 miliardi di euro, con alcune disposizioni strutturali, come la cassa integrazione in deroga. Solo che allora le misure riguardavano essenzialmente le PMI e derivavano da una crisi finanziarie divampata oltre oceano. Oggi la crisi è dell’economia reale e rischia di impattare su tutti i settori produttivi del Paese. Terzo settore incluso. Pur dalla limitata prospettiva territoriale, registriamo che nel 2008 la produzione nel settore della meccanica registrò un calo del -8%. Oggi la prima stima del calo, dovuto alla cancellazione di ordini e dell’interruzione della filiera della fornitura, registra al momento -14%. Per non parlare del turismo (-80%), del commercio, dell'economia della cultura. A cambiare non è solo l'intensità del fenomeno: ad essere cambiata in questi ultimi 10 anni è la struttura della nostra economia, molto più interdipendente dagli scambi internazionali, con un sistema produttivo come quello del Nord-est che ormai dipende quasi esclusivamente dall'export, per debolezza e fragilità strutturale del mercato interno, nazionale ed europeo. Questo spiega perchè sia necessario l'intervento dell'Unione europea, oltre alle misure adottate dal Governo nazionale: sia per rilanciare gli investimenti pubblici e le misure di sostegno alle imprese, fuori dai vincoli di bilancio e dal patto di stabilità, sia per l’adozione di regole comuni per la misurazione ed il contenimento del contagio, allo scopo di evitare pericolosi "dumping sanitari” basati su asimmetrie informative rispetto ai tamponi distribuiti ed ai casi rilevati. 

Ultimo aspetto: la politica sotto stress.

La gestione dell'emergenza coronavirus in Italia sta mettendo a nudo i pregi ed i difetti dei politici italiani nella gestione dello stress. Ci sono caduti in molti: dal Presidente del Consiglio Conte che ha cambiato diverse volte l'approccio comunicativo sull'emergenza coronavirus fino allo scivolone sulla ”falla del sistema sanitario”, per arrivare ad amministratori navigati come Zaia e Fontana che hanno finito per andare fuori rotta, con danni enormi all'immagine ed alla reputazione del nostro Paese nel mondo.

Ha ragione il giornalista Frediano Finucci: ("Cari politici, con o senza virus, per affrontare telecamere e giornalisti ed evitare di fare figuracce è sempre meglio usare una protezione: invece della mascherina, provate col portavoce").


https://www.informazionesenzafiltro.it/la-lezione-di-zaia-e-fontana-una-politica-di-primedonne-manca-un-portavoce/

Al di là dei personalismi, la prima vittima (politica) del coronavirus è stata la fragilità del sistema del federalismo regionale e municipale che ha innescato una gara al rialzo dell'allarmismo, in cui il senso di responsabilità istituzionale è finito ostaggio del "dilemma del prigionerio".

C’è una misura precauzionale che dovremmo adottare tutti. Soprattutto chi ha responsabilità pubbliche: l’equilibrio. Per contenere l'insana voglia di protagonismo che contagia chi ha ruoli pubblici. Per non continuare a sovramediatizzare l‘emergenza. Per rispetto di chi è morto a causa del coronavirus. Per rispetto dei medici e del personale sanitario che continuano ad operare in prima linea nell'adempimento del loro dovere. Per rispetto dei tanti lavoratori precari o a termine che già oggi stanno perdendo il loro posto di lavoro o per gli imprenditori, i lavoratori autonomi ed i professionisti che stanno affrontando una situazione inedita che può portare ad un grave danno economico e sociale 

Non serve che ognuno di noi faccia il proprio TG serale sul coronavirus; serve condividere le risposte del Ministero della Salute e delle autorità competenti. In questi casi, meno persone parlano e meglio è. Altrimenti non facciamo altro che disorientare i cittadini ed alimentare l'allarmismo.

A volte, invece della mascherina, per proteggerci da noi stessi dovremmo usare il nostro senso di responsabilità.

4 Marzo 2020

di Marco Lombardo

Gig Economy, non solo Riders

Giovedì 5 dicembre ho partecipato volentieri all’incontro sulla metamorfosi del lavoro con alcune piattaforme della gig-economy come Jobby e Winelivery.

Il nuovo decreto del Governo costituisce un importante passo in avanti rispetto al decreto precedente, anche riprendendo il modello della #CartadiBologna, ma non risolve il problema.                                 

Perché è un tema che non si può risolvere per decreto o per via legislativa, ma con una nuova cultura del lavoro digitale nel nostro Paese.

Per questo l’azione dell’amministrazione comunale di Bologna continuerà ad andare avanti. La nuova normativa lascia un anno di tempo alle piattaforme della gig economy per fare accordi territoriali di secondo livello con le organizzazioni sindacali.

Il mio invito alle piattaforme che operano a Bologna e' quello di utilizzare questo tempo, in maniera proficua.

Non dobbiamo consentire che venga utilizzato questo anno di tempo per arretrare le condizioni lavorative, per poi provare magari ad adeguarsi alla normativa in un momento successivo.

L’incidente delle scorse settimane al driver di #Deliveroo o le proteste dei riders di #JustEat dimostrano che non si può aspettare.
Riders ma non solo.


I riders ed il sistema di food delivery rappresentano solo il 10% dei lavoratori della gig economy nelle nostre aree urbane.

Per questo ieri sera ho chiesto a piattaforme che credono nel rispetto delle condizioni dei lavoratori, come Jobby o Winelivery, di impegnarsi subito a firmare la #CartadiBologna per arrivare al più presto ad un accordo territoriale metropolitano con le organizzazioni sindacali.
Perché sappiamo che alcune piattaforme oltre all’algoritmo ci mettono il valore e non solo il profitto.


Laddove invece entro lo spazio temporale della nuova norma dovessimo avere ancora piattaforme della gig economy che non rispettano la Carta, i diritti dei lavoratori e le relazioni sindacali, credo che di queste piattaforme a Bologna potremmo farne anche a meno.

Non è una questione economica.

É una questione culturale.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

INSIEME PER IL LAVORO: RISULTATI NEL 2019 E PIANO DI LAVORO 2020

In Italia solo il 3% dei disoccupati riesce a trovare il lavoro grazie ai centri per l’impiego. Un dato impietoso che genera sfiducia negli strumenti di politica attiva per il lavoro da parte degli enti pubblici e che porta le persone disoccupate a rivolgersi principalmente alle agenzie interinali private.

Tuttavia, a Bologna esiste uno strumento unico in Italia, nato nel 2017 dalla volontà della Curia bolognese di impiegare una parte degli utili ereditati della FAAC insieme all’amministrazione comunale di Bologna ed alla città metropolitana per trovare lavoro alle persone fragili che si trovano in una situazione di disoccupazione di lunga durata.

Un progetto che in due anni di attività è diventata una realtà che affronta un fallimento di mercato (un target di persone che non riuscirebbero a trovare lavoro rivolgendosi alle agenzie interinali private), ottenendo risultati straordinari, sia in termini di performance (523 inserimenti lavorativi su 1492 iscritti di cui 900 in target) che in termini di impatto sociale sul territorio.

“Insieme per il lavoro” è la dimostrazione che non c’è bisogno di andare all'estero per vedere come si fa matching aziendale.

Non c’è bisogno di inventarsi la figura dei “navigator” prevista dal reddito di cittadinanza.

Per generare inserimenti lavorativi bisogna partire dai bisogni delle persone e dai bisogni delle imprese.

Questo è quello che fanno quotidianamente gli operatori di “insieme per il lavoro” con la Fondazione San Petronio ed il tavolo tecnico delle imprese del board.
Colloqui personalizzati, profilatura dei curricula, erogazione di pacchetti formativi mirati agli inserimenti lavorativi sulla base delle richieste che provengono dal board delle imprese. Tutto questo è molto altro ancora è ”Insieme per il lavoro”.

Il 29 gennaio a Bologna insieme al Sindaco del Comune di Bologna e della Città metropolitana, Virginio Merola, al Cardinale, Don Matteo Zuppi, alle organizzazioni d’impresa firmatarie ed alle organizzazioni sindacali di Cgil Cisl e Uil abbiamo rendicontato i numeri del 2019 e gli obiettivi del piano di lavoro 2020 di INSIEME PER IL LAVORO.

IN SINTESI

🔴1500 persone iscritte nel progetto.

🔴100 imprese nel board.

🔴Oltre 500 inserimenti lavorativi.

🔴+50% di contratti a tempo indeterminato.

🔴 +50% di inserimenti lavorativi femminili.

🔴Progetti di innovazione sociale e di autoimpiego, grazie ai quali la Commissione europea ha riconosciuto nel 2019 il secondo posto al premio europeo per la responsabilità sociale.

🔴La prima fiera del lavoro in Appennino. 

🔴Oltre 150 nuovi beneficiari del Reddito di cittadinanza attraverso il protocollo di “Inps per tutti”.

Questi sono solo alcuni dei numeri che raccontano le attività del 2019 di un progetto che si rivolge ad un target di persone fragili che si trovano in una situazione di disoccupazione di lunga durata.

Quali obiettivi per il 2020?

Valorizzazione della clausola sociale di premialità prevista nel nuovo protocollo appalti, +25% di aumento degli inserimenti lavorativi, +50% di aumento dei contratti a tempo indeterminato, piena parità di genere negli inserimenti lavorativi, potenziamento dei progetti di autoimpiego ed innovazione sociale, riconoscimento del progetto di Insieme per il lavoro nel nuovo patto regionale sul lavoro, estensione del metodo di placement agli strumenti di politiche attive del comune, promozione della prima fiera del lavoro metropolitana: questi sono alcuni degli obiettivi che abbiamo inserito nel piano di lavoro 2020.

Molto rimane ancora fare, ma questi numeri ci confermano che la strada è quella giusta.

Il ringraziamento per i risultati va a tutti quelli che lavorano quotidianamente nel progetto.

Il nostro pensiero e l’impegno comune sono rivolti a tutte quelle persone in target che ancora non hanno ricevuto una proposta di inserimento lavorativo perché non perdano mai la speranza.

Al link puoi trovare il report e tutti i numeri dei risultati del 2019 ed il Piano di Lavoro 2020 di "Insieme per il Lavoro":

REPORT: Insieme per il lavoro2020

Servizi televisivi:

‪TGR RAI Emilia Romagna (dal minuto 10)

 https://www.rainews.it/tgr/emiliaromagna/notiziari/index.html?/tgr/video/2020/01/ContentItem-2aeaddfd-62ca-4293-8958-0a441e3aca00.html

 

Bologna Today:

https://www.bolognaindiretta.it/insieme-lavoro-raddoppiati-contratti-tempo-indeterminato-video/

 

Risposta al Question Time: http://comunicatistampa.comune.bologna.it/2020/question-time-chiarimenti-sul-progetto-insieme-per-il-lavoro

 


Rassegna stampa:


Per saperne di più sul progetto vai su: www.insiemeperillavoro.it

29 Gennaio 2020

di Marco Lombardo

GloBologna: l’Albania sotto le Due Torri

Venerdì 13 dicembre, nella splendida cornice della Cappella Farnese del Comune di Bologna, cullati dalle melodie balcaniche, dai venti del vicino Est e dalle analisi di tanti illustri ospiti, abbiamo concluso la seconda avvincente serie di Globologna: i nuovi bolognesi sotto le Due Torri.

Con le amiche e gli amici albanesi, abbiamo scoperto e rinsaldato il profondo legame che unisce le nostre terre e le nostre comunità.

GloBologna è (e continuerà ad essere) interpretazione dello spirito della Città e della Regione che fa della accoglienza, dell'integrazione e dell'educazione alla cittadinanza globale il proprio tratto culturale tipico e distintivo.

Il progetto di Globologna nasce dalla collaborazione con l'associazione culturale Geopolis di Bologna, alla quale hanno aderito, oltre al Comune di Bologna, l'Università di Bologna, il Centro Interculturale Zonarelli e da questa edizione anche la Regione Emilia-Romagna.

GloBologna ha come obiettivo quello di conoscersi e fare conoscere le principali comunità straniere presenti nella nostra città, partendo dalla analisi geopolitica del Paese di provenienza delle comunità straniere bolognesi, diramando attraverso l'arte, la cultura e il cibo, i principali tratti storici e culturali e le bellezze dei Paesi di origine.

Solo attraverso la curiosità e l'incontro delle diversità è possibile realizzare e sviluppare un processo di integrazione strutturato e condiviso.

Inoltre, tali momenti di confronto con i protagonisti della diaspora dei tanti e dinamici Paesi presenti a Bologna, rappresentano un grande valore civico per l'amministrazione di Bologna, in quanto permette alle istituzioni di comprendere, direttamente dai protagonisti della città, come poter migliorare e attraverso quali strumenti, la vita della nostre comunità.

In questo ultimo appuntamento di Globologna per il 2019 abbiamo avuto l'opportunità di conoscere la storica, giovane e dinamica comunità albanese di Bologna.

L'incontro è stato preceduto da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del recente terremoto e tutti gli interventi, compreso il saluto del Sindaco di Tirana Erion Velaj, hanno sottolineato l'importanza della cooperazione tra Bologna, l'Emilia-Romagna e l'Albania per raccogliere la sfida della ricostruzione post-sisma. In particolare, la Regione Emilia-Romagna per bocca dell'Assessore Patrizio Bianchi ha annunciato uno stanziamento importante per la ricostruzione di una scuola per bambini.

L'istituto Gramsci di Bologna ha presentato un progetto europeo che coinvolge, tra gli altri partners, il Comune di Tirana sul tema dell'identità europea ed i muri, mentre le associazioni albanesi presenti nel nostro territorio hanno rendicontato le loro attività per promuovere la conoscenza della cultura albanese e favorire l'integrazione nel nostro territorio.

GloBologna tornerà nel 2020 con nuovi appuntamenti: un'azione coerente con gli impegni previsti nel Global Compact per le migrazioni legali, regolari e sicure (che l'Italia non ha ancora ratificato!) e con le linee guida del progetto europeo di CiakMigrACTION in cui si chiede alle amministrazioni pubbliche di favorire il protagonismo della diaspora e non parlare dei migranti, ma far parlare i migranti attraverso il racconto delle loro storie.

13 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 Novembre 2015

di Marco Lombardo

Patto tra le Città, per l’immaginazione civica e la cura condivisa dei beni comuni.


Centinaia di persone tra Sindaci, amministratori, funzionari, ricercatori, professionisti e attivisti da tutta Italia hanno partecipato all’assemblea generativa ed ai tavoli di lavoro tematici sui Patti di collaborazione, i dati come beni comuni ed i bilanci partecipativi.

Nel suo intervento conclusivo Matteo Lepore ha proposto di creare una rete di città per scambiare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale perché essere collegati ai bisogni delle persone ed ai bisogni dei territori rafforza le istituzioni e restituisce il senso della radicalità delle nostre proposte e della nostra azione amministrativa e politica.

Nel mio intervento ho voluto sottolineare un dato che dovrebbe aiutare a farci riflettere:
x7 è l’effetto moltiplicatore di ogni euro speso (rectius: investito) nel #terzosettore

Il dibattito pubblico nazionale spesso non aiuta a farci capire quale può essere il valore materiale dell’impatto dei progetti prodotti sulla comunità e quanto ci sia bisogno di liberare le energie, la passione e le competenze della #cittadinanzaattiva, dell’#associazionismo e del #volontariato.

Un investimento che produce anche un valore immateriale preziosissimo che è il bene relazionale: lo stare insieme, il non sentirsi soli, l’appartenenza ad una comunità civica sono i più grandi presidi che abbiamo per contrastare la solitudine, l’esclusione ed il senso di insicurezza.

Un ringraziamento speciale a Fondazione Innovazione Urbana e Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà per l’organizzazione delle giornate di lavoro.

8 Dicembre 2019

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 Ottobre 2017

di Marco Lombardo
© Marco Lombardo 2016