Hosting Sostenibile: lo spazio ecologico del web

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 novembre 2017

di Marco Lombardo

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 novembre 2017

di Marco Lombardo

Competitività territoriale ed agenda urbana europea: uno sguardo oltre gli scenari

L’editoriale di oggi di Franco Mosconi sul Corriere della sera “Economia aperta. Cinque scenari” fa riferimento al Libro Bianco della Commissione Junker che ha aperto una discussione pubblica sul futuro dell’Europa intorno a 5 scenari “Avanti così”, “Solo il mercato unico”, “Chi vuole di più, fa di più”, “Fare meno in modo più efficiente”, “Fare molto di più insieme”. Come ho avuto modo di dire nell’audizione pubblica del 1 giugno a Bruxelles, in qualità di esperto nominato dalle parti sociali italiane del Comitato economico e sociale europeo, ed in qualità di consigliere comunale di Bologna con delega alle politiche europee, nessuno dei 5 scenari è, a mio avviso, idoneo a raccogliere il senso delle sfide che oggi investono il processo di integrazione europeo. Se qualcuno in quest’Aula consiliare ritiene che affrontare un argomento di così ampio respiro non sia attinente all’esercizio di un mandato di rappresentanza locale, commette un errore strategico. Considerando che oltre l’80% dei cittadini europei vive nelle realtà urbane, nei tentennamenti degli Stati membri che tengono il sogno europeo in ostaggio degli interessi nazionale, è proprio questo il momento in cui le aree urbane, a partire dai Comuni italiani devono diventare protagonisti del processo di integrazione europea, costruendo una vera Agenda Urbana Europea e portando ciascuna il proprio contributo ideale per costruire tutti insieme un 6° scenario, con un chiaro pilastro sociale che regga il peso dell’architrave istituzionale europeo con lo stesso peso del pilastro economico. Perchè amministrazione e politica devono tenersi insieme. L’amministrazione senza la politica rischia di produrre un pensiero breve. Così come la politica senza l’amministrazione rischia di produrre un pensiero astratto. A tal proposito, oggi a Bologna si è verificato un evento importante. Per certi versi storico. Alla presenza del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, del presidente nazionale di Confindustria, Boccia, dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e del Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Non è un caso che questo appuntamento sia avvenuto nell’Opificio Golinelli, dove si stanno stringendo i bulloni della competitività territoriale per evitare che l’uscita dalla crisi non porti beneficio agli anelli più deboli della catena. L’occasione era l’avvicendamento tra il Presidente uscente, Marchesini, ed il nuovo presidente, Ferrari. C’è stata una domanda, un punto di riflessione, posto dal Presidente Marchesini che coinvolge direttamente la politica è quindi anche quest’Aula. “Sarebbe davvero il caso che anche la politica si affacciasse a questo davanzale: scorgerebbe orizzonti più vasti del piccolo cabotaggio quotidiano e più lontani della prossima scadenza elettorale. Quello che manca, infatti, è una visione chiara della direzione da prendere per arrivare là dove vogliamo essere tra dieci anni o vent’anni“. Ecco. Mi sia consentito di aprire questa finestra in questa Aula. Perché io penso che questa domanda meriti una risposta da parte di tutti noi. Senza pietre non c’è un arco. Il Comune di Bologna è, vuole essere, una pietra fondamentale di questo arco che si chiama competitività territoriale. Nella consapevolezza che i sistemi territoriali per essere competitivi devono saper dialogare e tenere insieme le associazioni delle categorie produttive con le parti sociali, come ha dimostrato il Patto regionale sul lavoro. Nella preoccupazione che una crescita economica sbilanciata sull’export e non sul sostegno della domanda interna o sull’attrazione degli investimenti esteri puó creare una crescita fragile. La questione industriale non è una questione degli industriali. Investire nella crescita significa capire che lo scambio che tiene insieme l’aumento della produttività con gli aumenti dei salari è una somma positiva per tutti, se saremo in grado di assumere un approccio intercategoriale che non crei muri tra imprenditori e lavoratori. Nei prossimi anni a Bologna si riverseranno 1 miliardo di investimenti (Passante, FICO, Centro europeo per il Clima, Patto per le periferie, riqualificazione dello Stadio, creazione della cittadella giudiziaria, solo per citare alcuni esempi) saranno un’occasione decisiva di rilancio del tessuto economico e sociale. Anche il patto per l’amministrazione digitale della giustizia può essere un piccolo mattoncino di questo arco, considerando che uno dei motivi per cui le imprese straniere non investono in Italia è legato al tema dell’incertezza degli investimenti dovuti alla burocrazia ed alle lentezze del sistema giustizia. La sfida dell’Industrial compact (votato poco tempo fa dal Parlamento europeo che ora dovrà vigilare sull’adempimento da parte della Commissione europea) deve tenersi insieme con gli investimenti sulla conoscenza, anche attraverso la creazione di reti di Competence Center. Anche su questo aspetto, la nascita del primo dottorato di un Big Data Science, da un lato, e l‘istituzione di un Executive Master sull’automotive, coinvolgendo diverse università, centri di ricerca ed imprese leader del settore, dimostrano che il nostro sistema è pronto a raccogliere la sfida dell’economia 4.0. Su questo aspetto sarà importante che nel prossimo Bilancio europeo vengano investite risorse ed agevolazioni fiscali destinate all’assunzione dei giovani in impresa, perché il tema della disoccupazione giovanile non è solo un tema di crescita, ma un tema di coesione sociale. Un ultimo passaggio voglio rivolgerlo alla proposta avanzata dal Presidente Bonaccini in merito all’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, senza referendum come invece sembrano proporre Maroni e Zaia. Il tema è cruciale: l’autonomia (anche finanziaria) si tiene insieme alla responsabilità. Vale anche sul tema dei fondi europei. Se le Regioni del Sud non riescono ad intercettare i fondi europei per mancanza di diligenza nell’utilizzo o nella rendicontazione è importante che non vadano altrove, ma rimangono in Italia come criterio di premialità per le Regioni più virtuose. Non si tratta di mettere in discussione il tema dell’unità dell’interesse nazionale ovvero di mettere le Ragioni del Sud contro quelle del Nord. Si tratta, all’inverso, di difendere l’interesse nazionale, introducendo un criterio di premialità orientato al merito ed alla competenza. La sfida dell’innovazione deve coinvolgere anche il pubblico. Del resto, il Comune di Bologna è stato il primo Comune in Italia a dare attuazione all’articolo 118 della Costituzione, attraverso il regolamento sui beni comuni ed i patti di collaborazione con i cittadini. Anche in questa battaglia come sistema territoriale saremo pronti a fare la nostra parte”. Comunicato stampa

8 settembre 2017

di Marco Lombardo

La sostenibilità si pratica e non si predica

Indici Opponibili - Agenzia Video Bologna exe

Tutti parlano di tutela ambientale, ma pochi sanno che una delle cause di emissione di CO2 è la gestione dei dati, considerando che un server produce ogni anno da 1 a 5 tonnellate di CO2 e che 3 e-mail generano la stessa CO2 prodotta percorrendo 1km in auto. Nel prossimo futuro, l'analisi predittiva dei mega-trend ci dice che ci sarà un grande sviluppo dell'economia legata ai Big Data; ciò significa che il servizio di hosting dei server diventerà sempre più importante ai fini della tutela ambientale e della lotta ai cambiamenti climatici.

Per questo è importante dare sempre il buon esempio. A partire dal servizio di hosting del mio sito che da oggi è totalmente "green" perché viene alimentato con energia solare e si avvale della tecnologia certificata del green data center. Una piccola ma significativa innovazione a km zero, visto che sia Executive Service Exe.it che Indici Opponibili sono due realtà imprenditoriali che operano nell'area metropolitana bolognese.

Fatti, non parole.    

24 maggio 2016

di Francesco Malferrari

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Disabilità: andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive”

La settimana scorsa sono intervenuto in questa Aula per ricordare la storia di Ed Roberts e dei rolling quads, raccontando come la battaglia per l’accessibilità delle persone disabili non vada trattata come una rivendicazione di diritti individuali da parte dei singoli, ma come una battaglia collettiva di diritti civili. In quell’intervento ho anche affermato che aspettare 8 mesi per la costruzione di 3 scivoli in Piazza Maggiore era decisamente eccessivo perché i “tempi di vita delle persone disabili o non autosufficienti non posso aspettare i tempi della politica”. A seguito di questo intervento sono lieto che siano usciti diversi articoli della stampa locale che hanno consentito di aprire un faro mediatico sul tema, portando ad una domanda da parte delle opposizioni durante il Question Time ed una risposta puntuale dell’assessore Malagoli. Vorrei soffermarmi sul valore politico di quella risposta che riporta una vicenda a tratti…kafkiana. Da essa si evince come il tema dell’accessibilità (o meglio della mancanza di accessibilità) in Piazza Maggiore non sia un problema di mancanza di volontà politica, ma sia un problema tecnico dovuto all’accertamento da parte della Sovraintendenza che parla di “insuperabili problematiche costruttive”. Voglio essere chiaro. Sono pienamente consapevole del valore artistico di Piazza Maggiore e della necessità di un bilanciamento tra diritti costituzionali e beni giuridici meritevoli di tutela, come la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale e la tutela del patrimonio artistico ed architettonico delle nostre realtà urbane. Non vorrei stare qui a citarvi i tanti esempi di città europee ed internazionali che hanno trasformato il loro centro urbano per renderlo accessibile. Conosco già l’obiezione. Mi si dice: non è il caso di un centro urbano medioevale come quello della città di Bologna. Molto bene: allora vi invito di andare nel centro storico di Trento. Una città per me familiare per tanti motivi. Troverete che tutti gli scivoli dei marciapiedi sono stati resi accessibili attraverso un lavoro di levigatura delle pietre originali. Cosa significa tutto questo? Significa che se le persone disabili sono capaci ogni giorno di superare i propri limiti ed i propri ostacoli allora fare un lavoro di levigatura delle pietre del crescente nel 2017 non può costituire un insuperabile problema costruttivo. Significa, come ho più volte ribadito in questa Aula, che le barriere da rimuovere non sono solo quelle fisiche costituite dalle barriere architettoniche, ma sono quelle interiori, dettate da barriere burocratiche, normative, culturali. Sono altresì convinto che una forte volontà politica di questo Consiglio, insieme alla Giunta ed al Disability Manager, possa costituire una fortissima leva per rimuovere questi ostacoli. Ed è per questo che invito tutti i colleghi consiglieri, di maggioranza e di opposizione, nel fare un passo avanti. Siamo all’indomani dell’apertura della sessione di bilancio. Immagino che ognuno di noi avrà i propri interessi e le proprie legittime richieste di risorse destinate a finanziare azioni dell’amministrazione. Uniamo le forze per chiedere che l'accessibilità diventi una priorità comune e condivisa! Chiediamo risorse certe per finanziare il PEBA ed i progetti di vita indipendente. Presento un ordine del giorno di cui chiedo la trattazione ordinaria. Non chiedo la trattazione d’urgenza proprio perché voglio che ci sia la più ampia condivisione dei contenuti dell’ordine del giorno con i lavori nella commissione bilancio. Il testo dell’ordine del giorno invita il Sindaco e la Giunta a destinare una quota delle risorse che derivano dalla tassa di soggiorno al tema del turismo accessibile. Invita l’amministrazione ad impegnare una parte delle risorse al finanziamento del Piano di eliminazione delle barriere architettoniche. Infine invita a prevedere un capitolo delle risorse del prossimo bilancio dedicate ai progetti di vita indipendente. Si tratta di impegni concreti che siano in grado di trasformare i nostri desideri da parole della politica in concrete azioni amministrative. Facciamolo adesso, prima che qualcuno ci dica che non ci sono soldiPerché se c’è la volontà politica le risorse si trovano. Sono fortemente convinto che l’intendimento del Sindaco, della Giunta e del Disability Manager, dott. Egidio Sosio, vanno in questa direzione, come del resto era scritto nel nostro programma di mandato. Sono altresì convinto che la condivisione di questo messaggio politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizioni serva a dare un segnale forte per cui se la politica è in grado di dare il buon esempio, superando i recinti e le barriere delle appartenenze partitiche, tutti gli altri soggetti, pubblici e privati, sapranno andare oltre le “insuperabili problematiche costruttive e non".

14 novembre 2017

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Taxi e sicurezza dei lavoratori notturni

foto di Marco Lombardo. L’ultima notizia di cronaca che riporta l'aggressione al tassista di ieri notte a Bologna mi preoccupa molto. E' il terzo episodio in pochi giorni e segnala un'escalation di violenza che bisogna fermare subito per garantire la sicurezza dei tassisti e la regolarità del servizio notturno di trasporto per i cittadini. Serve una risposta immediata per impedire che il carattere reiterato delle aggressioni ai tassisti possa creare un pericoloso effetto emulativo. Ignorare il problema di sicurezza per chi lavora di notte nelle realtà urbane è il primo modo per non risolverlo. Strumentalizzare gli episodi di cronaca per rappresentare Bologna, o alcuni suoi quartieri, come se fossimo a 'Sin City' non solo non risolve il problema, ma rischia di aumentare proprio l'effetto emulativo. Parliamo di cose concrete senza retorica. Per prima cosa bisognerebbe riconoscere la funzione pubblica del servizio di taxi (anche quando è gestito da imprese for profit e società cooperative) e consentirgli di svolgere in sicurezza il proprio lavoro. Poi, per rendersi conto della reale situazione di (in)sicurezza di chi lavora di notte credo che non farebbe male a politici ed amministratori locali accompagnare qualche volta i tassisti (o gli autisti di autobus notturni) durante lo svolgimento del loro turno di notte. Non solo sotto campagna elettorale.. Infine, credo che sarebbe opportuno firmare un protocollo di intesa tra amministrazione locale, prefettura e società di gestione del servizio di taxi per introdurre un sistema per garantire la sicurezza nei taxi attraverso l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati. Non parliamo delle solite telecamere di video-sorveglianza. Stiamo parlando di un sistema di VEDR (Video Event Data Record) già sperimentato in altre città italiane ed europee per garantire, da un lato, la sicurezza dei tassisti in caso di aggressione, violenza o rapina, e, dall'altro, la sicurezza stradale dei cittadini attraverso la possibilità di ricostruire le dinamiche in caso di incidenti, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. 

16 aprile 2016

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

Like a Rolling Quad. ‘Liberi di fare, liberi di essere. Progetti di Vita indipendente’

Negli anni ’60, Ed Roberts fu la prima persona disabile non autosufficiente a laurearsi in Scienze politiche presso l’Università di Berkeley. Il suo alloggio universitario era l’infermeria del campus: l’unico luogo accessibile per ospitare il suo polmone d’acciaio. Ed Roberts con la sua intraprendenza e la sua ostinata forza di volontà è considerato il fondatore del movimento per la Vita indipendente. Altri studenti disabili o non autosufficienti negli anni successivi andarono a vivere con lui nell’ospedale dell’università. Si facevano chiamare “rolling quads”, tetraplegici rotolanti, facendo il verso ai Rolling Stones che negli stessi anni riempivano le piazze con la loro musica libertaria. Il programma per studenti per la disabilità può essere considerato il primo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in un campus universitario americano. Ed una volta finito il lavoro dentro il Campus cominciarono a rivendicare l’accessibilità e la vita indipendente fuori dal Campus. Negli anni 70 il centro per la Vita Indipendente si fondava su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: riconoscere i disabili non oggetti passivi che devono ricevere cura, ma soggetti attivi che devono essere messi nelle condizioni di realizzare la propria personalità nella vita di tutti i giorni. Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film. Invece è storia. Ma è quel tipo di storia che non viene studiata a scuola. Non fa parte della storia delle grandi battaglie per i diritti civili, come Martin Luther King o Nelson Mandela. Sono "gocce di splendore, di umanità, di verità" disperse tra i vicoli della periferia del web. Voglio leggervi un passo di una lettera scritta da Maria Chiara.
“Conoscere le storie di questi attivisti mi avrebbe dato un quadro d’insieme, mi avrebbe fatto rendere conto prima che quella dei disabili è innanzi tutto una lotta per i diritti civili. Ogni bambino disabile dovrebbe poter sfogliare il libro di storia e incontrare lo sguardo di Ed Roberts accanto a quello di Martin Luther King. Per non avere la sensazione di essere sempre il primo: il primo a richiedere un bagno accessibile. il primo a chiedere tutte le ore di assistenza. il primo a pretendere che mettano le rampe in un negozio o in una scuola. Il primo caso di studente con una disabilità grave a voler studiare fuori sede. Per ricordarsi che sta solo continuando un sentiero già tracciato, con amore, determinazione, sacrifici, alti e bassi, confitte e vittorie, dai Rolling Quads ed altri”.
Concludo dicendo che tutti coloro che sono scesi nelle piazze d’Italia ed a Bologna per sentirsi liberi di fare e liberi di essere devono sapere che il compito di chi ha responsabilità istituzionali è quello di accompagnargli in questa battaglia per i diritti civili. La settimana scorsa sono intervenuto sul tema del riconoscimento dei care givers familiari e per chiedere l’istituzione nel Comune di Bologna di un’anagrafe sui progetti di vita indipendente. Un anno fa con altri consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione abbiamo avviato un percorso di mappature delle barriere architettoniche. Ora è arrivato il tempo delle risposte. Ora è il tempo che il Governo nel DDL del Bilancio 2018 attualmente in fase di discussione in Parlamento preveda all’interno del Fondo per la non autosufficienza preveda una quota certa e significativa da destinare ai progetti di vita indipendenti. Ora è il tempo che il Parlamento approvi la legge sui care givers familiari. Ma ciascun livello istituzionale deve fare la propria parte. Ora è il tempo che anche il Comune di Bologna adotti il primo PEBA, trovando nel bilancio comunale di quest’anno risorse sufficienti destinate alla rimozione di tutte le barriere architettoniche, burocratiche, normative, culturali. Sono 8 mesi di tempo che aspettiamo la realizzazione di 3 scivoli in Piazza Maggiore. Tanto. Troppo. La vita delle persone non può aspettare i tempi di vita della politica. Stiamo muovendo i primi passi ma ancora troppo lentamente. Fuori da qui ci sono persone come Maria Chiara, Max, Lendy, Leo, Stefano e tanti altri che non possono più aspettare. Dobbiamo cominciare a correre oltre i nostri limiti. Come i rolling quads. Soggetti attivi che inseguono il loro progetto di vita indipendente. Non soggetti passivi destinatari di cure. Non dimentichiamocelo mai. Articoli di stampa: Repubblica  Comunicato stampa Intervento di inizio seduta

6 novembre 2017

di Marco Lombardo

Like a Rolling Quad. ‘Liberi di fare, liberi di essere. Progetti di Vita indipendente’

Negli anni ’60, Ed Roberts fu la prima persona disabile non autosufficiente a laurearsi in Scienze politiche presso l’Università di Berkeley. Il suo alloggio universitario era l’infermeria del campus: l’unico luogo accessibile per ospitare il suo polmone d’acciaio. Ed Roberts con la sua intraprendenza e la sua ostinata forza di volontà è considerato il fondatore del movimento per la Vita indipendente. Altri studenti disabili o non autosufficienti negli anni successivi andarono a vivere con lui nell’ospedale dell’università. Si facevano chiamare “rolling quads”, tetraplegici rotolanti, facendo il verso ai Rolling Stones che negli stessi anni riempivano le piazze con la loro musica libertaria. Il programma per studenti per la disabilità può essere considerato il primo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in un campus universitario americano. Ed una volta finito il lavoro dentro il Campus cominciarono a rivendicare l’accessibilità e la vita indipendente fuori dal Campus. Negli anni 70 il centro per la Vita Indipendente si fondava su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: riconoscere i disabili non oggetti passivi che devono ricevere cura, ma soggetti attivi che devono essere messi nelle condizioni di realizzare la propria personalità nella vita di tutti i giorni. Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film. Invece è storia. Ma è quel tipo di storia che non viene studiata a scuola. Non fa parte della storia delle grandi battaglie per i diritti civili, come Martin Luther King o Nelson Mandela. Sono "gocce di splendore, di umanità, di verità" disperse tra i vicoli della periferia del web. Voglio leggervi un passo di una lettera scritta da Maria Chiara.
“Conoscere le storie di questi attivisti mi avrebbe dato un quadro d’insieme, mi avrebbe fatto rendere conto prima che quella dei disabili è innanzi tutto una lotta per i diritti civili. Ogni bambino disabile dovrebbe poter sfogliare il libro di storia e incontrare lo sguardo di Ed Roberts accanto a quello di Martin Luther King. Per non avere la sensazione di essere sempre il primo: il primo a richiedere un bagno accessibile. il primo a chiedere tutte le ore di assistenza. il primo a pretendere che mettano le rampe in un negozio o in una scuola. Il primo caso di studente con una disabilità grave a voler studiare fuori sede. Per ricordarsi che sta solo continuando un sentiero già tracciato, con amore, determinazione, sacrifici, alti e bassi, confitte e vittorie, dai Rolling Quads ed altri”.
Concludo dicendo che tutti coloro che sono scesi nelle piazze d’Italia ed a Bologna per sentirsi liberi di fare e liberi di essere devono sapere che il compito di chi ha responsabilità istituzionali è quello di accompagnargli in questa battaglia per i diritti civili. La settimana scorsa sono intervenuto sul tema del riconoscimento dei care givers familiari e per chiedere l’istituzione nel Comune di Bologna di un’anagrafe sui progetti di vita indipendente. Un anno fa con altri consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione abbiamo avviato un percorso di mappature delle barriere architettoniche. Ora è arrivato il tempo delle risposte. Ora è il tempo che il Governo nel DDL del Bilancio 2018 attualmente in fase di discussione in Parlamento preveda all’interno del Fondo per la non autosufficienza preveda una quota certa e significativa da destinare ai progetti di vita indipendenti. Ora è il tempo che il Parlamento approvi la legge sui care givers familiari. Ma ciascun livello istituzionale deve fare la propria parte. Ora è il tempo che anche il Comune di Bologna adotti il primo PEBA, trovando nel bilancio comunale di quest’anno risorse sufficienti destinate alla rimozione di tutte le barriere architettoniche, burocratiche, normative, culturali. Sono 8 mesi di tempo che aspettiamo la realizzazione di 3 scivoli in Piazza Maggiore. Tanto. Troppo. La vita delle persone non può aspettare i tempi di vita della politica. Stiamo muovendo i primi passi ma ancora troppo lentamente. Fuori da qui ci sono persone come Maria Chiara, Max, Lendy, Leo, Stefano e tanti altri che non possono più aspettare. Dobbiamo cominciare a correre oltre i nostri limiti. Come i rolling quads. Soggetti attivi che inseguono il loro progetto di vita indipendente. Non soggetti passivi destinatari di cure. Non dimentichiamocelo mai. Articoli di stampa: Repubblica  Comunicato stampa Intervento di inizio seduta

6 novembre 2017

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

M’illumino d’Erasmus

M’Illumino d’Erasmus Lunedì 8 maggio 2017, il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno di adesione all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus”, proposto dal consigliere Marco Lombardo, delegato dal Sindaco per le politiche e i progetti europei. L’iniziativa, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con Anci, Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, prevede l’illuminazione di un monumento simbolo della città nel giorno della Festa dell’Europa, che ricorre domani, martedì 9 maggio: dalle 20 alle 22 a Bologna il Palazzo del Podestà si illuminerà di blu e giallo. Inoltre da domani entrano nel vivo le iniziative del mese per l’Europa a Bologna che prevedono presentazioni di libri, workshop tematici, webinar e la maratona #Erasmus30 del 22 maggio per celebrare il 30° compleanno del programma Erasmus. Il calendario è disponibile a questo link. Di seguito il testo dell’ordine del giorno adottato, in allegato il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che la città di Bologna ha la vocazione europea nelle radici storiche e nella propria storia istituzionale, come conferma, tra gli altri motivi, il fatto che due Sindaci del nostro Comune abbiano ricoperto la carica di Vice Presidente del Parlamento Europeo; Considerato che le realtà urbane costituiscono oggi il luogo dove vivono oltre il 70% dei cittadini europei; Considerato che il rilancio del processo d’integrazione europea deve partire dalle città per costruire un’unione di popoli e cittadini e non di soli Stati, come sancito dal Patto di Amsterdam sulla creazione di un’agenda urbana europea; Considerato che il 9 maggio è la Festa dell’Europa, in ricordo della dichiarazione di R. Schuman; Invita il Consiglio e la Giunta ad aderire all’iniziativa “M’illumino d’Erasmus” promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con l’ANCI, l’Agenzia nazionale per i giovani, Indire e Inapp, ad illuminare un monumento simbolo della città di Bologna, nel giorno della Festa dell’Europa, martedì 9 maggio 2017. F.to: M. Lombardo, N. De Filippo, C. Mazzanti, L. Bittini, R. Fattori, F. Errani, M. Ferri, R. Li Calzi, F. Mazzoni, P. Licciardello, S. Lembi, A. Frascaroli, G. M. De Biase, G. Venturi, I. Angiuli.

8 maggio 2017

di Marco Lombardo

A pranzo con Marco Lombardo

a pranzo conSabato 30 Aprile appuntamento presso la Trattoria Rosso San Martino, in Piazza San Martino 3/b, per il secondo pranzo di autofinanziamento, insieme ad alcuni amici di Bologna Press Michael Phillips che nelle scorse settimane ha promosso diversi incontri in Città per incoraggiare i cittadini europei residenti in Città da anni ad iscriversi nelle liste elettorali per dire la loro in occasione delle elezioni amministrative di Bologna del 5 Giugno. Menù
  • Rigatoni con ragù di salsiccia pasticciati o penne all'arrabbiata,
  • spezzatino di maiale con patate o insalatona mista con uova sode
A Sabato!

27 aprile 2016

di Michele Rossi

Competitività territoriale ed agenda urbana europea: uno sguardo oltre gli scenari

L’editoriale di oggi di Franco Mosconi sul Corriere della sera “Economia aperta. Cinque scenari” fa riferimento al Libro Bianco della Commissione Junker che ha aperto una discussione pubblica sul futuro dell’Europa intorno a 5 scenari “Avanti così”, “Solo il mercato unico”, “Chi vuole di più, fa di più”, “Fare meno in modo più efficiente”, “Fare molto di più insieme”. Come ho avuto modo di dire nell’audizione pubblica del 1 giugno a Bruxelles, in qualità di esperto nominato dalle parti sociali italiane del Comitato economico e sociale europeo, ed in qualità di consigliere comunale di Bologna con delega alle politiche europee, nessuno dei 5 scenari è, a mio avviso, idoneo a raccogliere il senso delle sfide che oggi investono il processo di integrazione europeo. Se qualcuno in quest’Aula consiliare ritiene che affrontare un argomento di così ampio respiro non sia attinente all’esercizio di un mandato di rappresentanza locale, commette un errore strategico. Considerando che oltre l’80% dei cittadini europei vive nelle realtà urbane, nei tentennamenti degli Stati membri che tengono il sogno europeo in ostaggio degli interessi nazionale, è proprio questo il momento in cui le aree urbane, a partire dai Comuni italiani devono diventare protagonisti del processo di integrazione europea, costruendo una vera Agenda Urbana Europea e portando ciascuna il proprio contributo ideale per costruire tutti insieme un 6° scenario, con un chiaro pilastro sociale che regga il peso dell’architrave istituzionale europeo con lo stesso peso del pilastro economico. Perchè amministrazione e politica devono tenersi insieme. L’amministrazione senza la politica rischia di produrre un pensiero breve. Così come la politica senza l’amministrazione rischia di produrre un pensiero astratto. A tal proposito, oggi a Bologna si è verificato un evento importante. Per certi versi storico. Alla presenza del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, del presidente nazionale di Confindustria, Boccia, dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, e del Presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Non è un caso che questo appuntamento sia avvenuto nell’Opificio Golinelli, dove si stanno stringendo i bulloni della competitività territoriale per evitare che l’uscita dalla crisi non porti beneficio agli anelli più deboli della catena. L’occasione era l’avvicendamento tra il Presidente uscente, Marchesini, ed il nuovo presidente, Ferrari. C’è stata una domanda, un punto di riflessione, posto dal Presidente Marchesini che coinvolge direttamente la politica è quindi anche quest’Aula. “Sarebbe davvero il caso che anche la politica si affacciasse a questo davanzale: scorgerebbe orizzonti più vasti del piccolo cabotaggio quotidiano e più lontani della prossima scadenza elettorale. Quello che manca, infatti, è una visione chiara della direzione da prendere per arrivare là dove vogliamo essere tra dieci anni o vent’anni“. Ecco. Mi sia consentito di aprire questa finestra in questa Aula. Perché io penso che questa domanda meriti una risposta da parte di tutti noi. Senza pietre non c’è un arco. Il Comune di Bologna è, vuole essere, una pietra fondamentale di questo arco che si chiama competitività territoriale. Nella consapevolezza che i sistemi territoriali per essere competitivi devono saper dialogare e tenere insieme le associazioni delle categorie produttive con le parti sociali, come ha dimostrato il Patto regionale sul lavoro. Nella preoccupazione che una crescita economica sbilanciata sull’export e non sul sostegno della domanda interna o sull’attrazione degli investimenti esteri puó creare una crescita fragile. La questione industriale non è una questione degli industriali. Investire nella crescita significa capire che lo scambio che tiene insieme l’aumento della produttività con gli aumenti dei salari è una somma positiva per tutti, se saremo in grado di assumere un approccio intercategoriale che non crei muri tra imprenditori e lavoratori. Nei prossimi anni a Bologna si riverseranno 1 miliardo di investimenti (Passante, FICO, Centro europeo per il Clima, Patto per le periferie, riqualificazione dello Stadio, creazione della cittadella giudiziaria, solo per citare alcuni esempi) saranno un’occasione decisiva di rilancio del tessuto economico e sociale. Anche il patto per l’amministrazione digitale della giustizia può essere un piccolo mattoncino di questo arco, considerando che uno dei motivi per cui le imprese straniere non investono in Italia è legato al tema dell’incertezza degli investimenti dovuti alla burocrazia ed alle lentezze del sistema giustizia. La sfida dell’Industrial compact (votato poco tempo fa dal Parlamento europeo che ora dovrà vigilare sull’adempimento da parte della Commissione europea) deve tenersi insieme con gli investimenti sulla conoscenza, anche attraverso la creazione di reti di Competence Center. Anche su questo aspetto, la nascita del primo dottorato di un Big Data Science, da un lato, e l‘istituzione di un Executive Master sull’automotive, coinvolgendo diverse università, centri di ricerca ed imprese leader del settore, dimostrano che il nostro sistema è pronto a raccogliere la sfida dell’economia 4.0. Su questo aspetto sarà importante che nel prossimo Bilancio europeo vengano investite risorse ed agevolazioni fiscali destinate all’assunzione dei giovani in impresa, perché il tema della disoccupazione giovanile non è solo un tema di crescita, ma un tema di coesione sociale. Un ultimo passaggio voglio rivolgerlo alla proposta avanzata dal Presidente Bonaccini in merito all’attuazione dell’art. 116 della Costituzione, senza referendum come invece sembrano proporre Maroni e Zaia. Il tema è cruciale: l’autonomia (anche finanziaria) si tiene insieme alla responsabilità. Vale anche sul tema dei fondi europei. Se le Regioni del Sud non riescono ad intercettare i fondi europei per mancanza di diligenza nell’utilizzo o nella rendicontazione è importante che non vadano altrove, ma rimangono in Italia come criterio di premialità per le Regioni più virtuose. Non si tratta di mettere in discussione il tema dell’unità dell’interesse nazionale ovvero di mettere le Ragioni del Sud contro quelle del Nord. Si tratta, all’inverso, di difendere l’interesse nazionale, introducendo un criterio di premialità orientato al merito ed alla competenza. La sfida dell’innovazione deve coinvolgere anche il pubblico. Del resto, il Comune di Bologna è stato il primo Comune in Italia a dare attuazione all’articolo 118 della Costituzione, attraverso il regolamento sui beni comuni ed i patti di collaborazione con i cittadini. Anche in questa battaglia come sistema territoriale saremo pronti a fare la nostra parte”. Comunicato stampa

8 settembre 2017

di Marco Lombardo

Like a Rolling Quad. ‘Liberi di fare, liberi di essere. Progetti di Vita indipendente’

Negli anni ’60, Ed Roberts fu la prima persona disabile non autosufficiente a laurearsi in Scienze politiche presso l’Università di Berkeley. Il suo alloggio universitario era l’infermeria del campus: l’unico luogo accessibile per ospitare il suo polmone d’acciaio. Ed Roberts con la sua intraprendenza e la sua ostinata forza di volontà è considerato il fondatore del movimento per la Vita indipendente. Altri studenti disabili o non autosufficienti negli anni successivi andarono a vivere con lui nell’ospedale dell’università. Si facevano chiamare “rolling quads”, tetraplegici rotolanti, facendo il verso ai Rolling Stones che negli stessi anni riempivano le piazze con la loro musica libertaria. Il programma per studenti per la disabilità può essere considerato il primo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche in un campus universitario americano. Ed una volta finito il lavoro dentro il Campus cominciarono a rivendicare l’accessibilità e la vita indipendente fuori dal Campus. Negli anni 70 il centro per la Vita Indipendente si fondava su un concetto tanto semplice quanto rivoluzionario: riconoscere i disabili non oggetti passivi che devono ricevere cura, ma soggetti attivi che devono essere messi nelle condizioni di realizzare la propria personalità nella vita di tutti i giorni. Potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film. Invece è storia. Ma è quel tipo di storia che non viene studiata a scuola. Non fa parte della storia delle grandi battaglie per i diritti civili, come Martin Luther King o Nelson Mandela. Sono "gocce di splendore, di umanità, di verità" disperse tra i vicoli della periferia del web. Voglio leggervi un passo di una lettera scritta da Maria Chiara.
“Conoscere le storie di questi attivisti mi avrebbe dato un quadro d’insieme, mi avrebbe fatto rendere conto prima che quella dei disabili è innanzi tutto una lotta per i diritti civili. Ogni bambino disabile dovrebbe poter sfogliare il libro di storia e incontrare lo sguardo di Ed Roberts accanto a quello di Martin Luther King. Per non avere la sensazione di essere sempre il primo: il primo a richiedere un bagno accessibile. il primo a chiedere tutte le ore di assistenza. il primo a pretendere che mettano le rampe in un negozio o in una scuola. Il primo caso di studente con una disabilità grave a voler studiare fuori sede. Per ricordarsi che sta solo continuando un sentiero già tracciato, con amore, determinazione, sacrifici, alti e bassi, confitte e vittorie, dai Rolling Quads ed altri”.
Concludo dicendo che tutti coloro che sono scesi nelle piazze d’Italia ed a Bologna per sentirsi liberi di fare e liberi di essere devono sapere che il compito di chi ha responsabilità istituzionali è quello di accompagnargli in questa battaglia per i diritti civili. La settimana scorsa sono intervenuto sul tema del riconoscimento dei care givers familiari e per chiedere l’istituzione nel Comune di Bologna di un’anagrafe sui progetti di vita indipendente. Un anno fa con altri consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione abbiamo avviato un percorso di mappature delle barriere architettoniche. Ora è arrivato il tempo delle risposte. Ora è il tempo che il Governo nel DDL del Bilancio 2018 attualmente in fase di discussione in Parlamento preveda all’interno del Fondo per la non autosufficienza preveda una quota certa e significativa da destinare ai progetti di vita indipendenti. Ora è il tempo che il Parlamento approvi la legge sui care givers familiari. Ma ciascun livello istituzionale deve fare la propria parte. Ora è il tempo che anche il Comune di Bologna adotti il primo PEBA, trovando nel bilancio comunale di quest’anno risorse sufficienti destinate alla rimozione di tutte le barriere architettoniche, burocratiche, normative, culturali. Sono 8 mesi di tempo che aspettiamo la realizzazione di 3 scivoli in Piazza Maggiore. Tanto. Troppo. La vita delle persone non può aspettare i tempi di vita della politica. Stiamo muovendo i primi passi ma ancora troppo lentamente. Fuori da qui ci sono persone come Maria Chiara, Max, Lendy, Leo, Stefano e tanti altri che non possono più aspettare. Dobbiamo cominciare a correre oltre i nostri limiti. Come i rolling quads. Soggetti attivi che inseguono il loro progetto di vita indipendente. Non soggetti passivi destinatari di cure. Non dimentichiamocelo mai. Articoli di stampa: Repubblica  Comunicato stampa Intervento di inizio seduta

6 novembre 2017

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

La Summer School di IdemLab (17-18 luglio)

Il 17-18 luglio si svolgerà la Summer School di IdemLab nello splendido contesto di Ca' la Ghironda (Zola Predosa, a pochi minuti da Bologna). Quando nel Maggio del 2015 sono stato nominato Direttore della Fondazione IdemLab, l'evoluzione di 'Democratica' fondata da Walter Veltroni, mi sono preso l'impegno di lavorare insieme al Presidente della Fondazione, Salvatore Vassallo, per organizzare a Bologna un momento di confronto e riflessione con alcuni dei protagonisti della politica italiana. La Summer School è pensata come un (e-)laboratorio del pensiero riformista. Sarà il tema delle riforme il filo conduttore delle due giornate di incontri. Le riforme concluse, quelle appena iniziate, quelle ancora da fare. Riforme nelle pubbliche amministrazioni (cfr. spending review), nelle politiche nazionali (cfr. istituzioni, lavoro, economia, scuola, europa, diritti, sicurezza), nel Partito (cfr. primarie, partecipazione, forma-partito). Tanti e qualificati i relatori che interverranno: Lia Quartapelle, Ruth Hanau Santini, Alessandro Petretto, Enrico Morando, Patrizio Bianchi, Lia Montalti, Federico Testa, Francesco Sperandini, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Tomaso Giupponi, Filippo Taddei, Luigi Marattin, Davide Faraone, Francesca Puglisi, Lucia Serena Rossi, Roberto Gualtieri, Nathalie Tocci, Giorgio Tonini, Stefano Bonaccini, Marco Valbruzzi, Mattia Diletti. Leggi qui il programma completo. L'ingresso è aperto a tutti, salvo esaurimento dei posti disponibili. [caption id="attachment_2138" align="alignleft" width="773"]www.idemlab.org www.idemlab.org[/caption]                   Ora aspettiamo solo voi!

10 luglio 2015

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

I care-givers familiari: l’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti

In Emilia-Romagna vi sono circa 300.000 persone che quotidianamente si prendono cura di un familiare disabile o non autosufficiente. Un articolo del giornale Repubblica dello scorso 28 ottobre richiama l’allarme lanciato dalla vice presidente della Regione ER, Elisabetta Gualmini. ‘Servono una legge nazionale ed un fondo ad hoc‘. Ritengo che questo appello vada raccolto e rilanciato dai banchi del consiglio comunale di Bologna. In diverse occasioni questo consiglio comunale ha inteso sollecitare il parlamento italiano a concludere l’iter legislativo per provvedimenti importanti, segnalando la sensibilità dell’opinione pubblica verso taluni provvedimenti. Penso, da ultimo, agli ordini del giorno approvati in comune per chiedere l’approvazione di una legislazione sulla nuova cittadinanza. Ugualmente, ritengo che sia utile ed urgente l’approvazione del disegno di legge che ormai da oltre due anni giace in Parlamento, sul riconoscimento dei care givers familiari. Con il termine care givers si intende fare riferimento a chi volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza per motivi di età, disabilità o malattia. Quando parliamo di una vita dedicata alla cura dei propri cari o dei propri familiari stiamo parlando di una condizione di abnegazione tale da impattare nella vita lavorativa e relazionali della persona che presta l’attività di cura. Vi segnalo solo due dati: il carico assistenziale è talmente gravoso che il 10% dei care givers è costretto a chiedere il part-time o il telelavoro ed il 66% è costretto a lasciare il lavoro. Come dimostrano la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia, la protezione del lavoro e la discriminazione diretta non deve riguardare solo le persone disabili, ma anche i familiari e coloro che ne hanno cura. Il testo di legge introduce un riconoscimento normativo dei care givers familiari (art. 2) con norme sulla tutela previdenziale (art. 3), tutela per malattie (art. 4), tutela assicurativa (art.5), tutale lavorativa e reddituale (art.6). Ricordo che il riconoscimento dei care givers è ormai una realtà in molti ordinamenti giuridici degli Stati membri (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Grecia). Non ancora in Italia. Anche l’adozione di normative regionali (per esempio, l’Emilia/Romagna nel 2014) possono far poco se non si inseriscono in un quadro normativo nazionale che istituisca fondi ad hoc per la materia. Credo che sia urgente e necessario un segnale politico importante che, partendo dalle amministrazioni locali, faccia capire alle famiglie che non le lasceremo sole. A tal fine, proporrò un’udienza conoscitiva sul tema dei care givers nell’area metropolitana bolognese per coinvolgere associazioni, sindacati, professionisti, parlamentari ed amministratori e prendere le opportune decisioni con l’auspicio di arrivare all’adozione di un ordine del giorno che, come in altre occasioni, vorrei trovasse il pieno coinvolgimento delle forze di maggioranza e di opposizione. Colgo l’occasione anche per annunciare che richiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva sul tema dell’istituzione di un registro dei progetti di vita indipendente. Si tratta di una misura sperimentale introdotta recentemente nel Comune di Reggio Emilia per custodire i desideri di una persona che vive in una situazione di fragilità, laddove vengano meno i propri familiari. Vi sono taluni elementi di criticità su questa proposta, come gli aspetti definitori, l’efficacia del registro e la tutela della privacy, ma anche taluni elementi di propositività che credo vadano conosciuti ed esplorati, nella prospettivita del Dopo di Noi di prossimità di cui in altre occasioni ho avuto modo di parlare in questa Aula. Credo che questi due ulteriori punti siano tasselli di un puzzle più grande che stiamo portando avanti con determinazione con i lavori di quest’aula per approdare celermente al primo Patto di Accessibilità del Comune di Bologna, con il coinvolgimento della Giunta, del consiglio comunale e del Disability Manager. Concludo con una considerazione: il riconoscimento dei care giver familiari è cosa diversa dall’equiparazione ai lavoratori con disabilità. Prendersi cura di un proprio familiare non autosufficiente o disabile è prima di tutto una scelta di amore. Riconoscere le difficoltà dei care givers e non lasciare sole le famiglie di persone disabili non è solo un principio costituzionale di solidarietà che deve orientare l’attività del nostro Stato, ma è un dovere etico e morale di tutta la nostra comunità. Comunicato stampa

30 ottobre 2017

di Marco Lombardo

I care-givers familiari: l’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti

In Emilia-Romagna vi sono circa 300.000 persone che quotidianamente si prendono cura di un familiare disabile o non autosufficiente. Un articolo del giornale Repubblica dello scorso 28 ottobre richiama l’allarme lanciato dalla vice presidente della Regione ER, Elisabetta Gualmini. ‘Servono una legge nazionale ed un fondo ad hoc‘. Ritengo che questo appello vada raccolto e rilanciato dai banchi del consiglio comunale di Bologna. In diverse occasioni questo consiglio comunale ha inteso sollecitare il parlamento italiano a concludere l’iter legislativo per provvedimenti importanti, segnalando la sensibilità dell’opinione pubblica verso taluni provvedimenti. Penso, da ultimo, agli ordini del giorno approvati in comune per chiedere l’approvazione di una legislazione sulla nuova cittadinanza. Ugualmente, ritengo che sia utile ed urgente l’approvazione del disegno di legge che ormai da oltre due anni giace in Parlamento, sul riconoscimento dei care givers familiari. Con il termine care givers si intende fare riferimento a chi volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza per motivi di età, disabilità o malattia. Quando parliamo di una vita dedicata alla cura dei propri cari o dei propri familiari stiamo parlando di una condizione di abnegazione tale da impattare nella vita lavorativa e relazionali della persona che presta l’attività di cura. Vi segnalo solo due dati: il carico assistenziale è talmente gravoso che il 10% dei care givers è costretto a chiedere il part-time o il telelavoro ed il 66% è costretto a lasciare il lavoro. Come dimostrano la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia, la protezione del lavoro e la discriminazione diretta non deve riguardare solo le persone disabili, ma anche i familiari e coloro che ne hanno cura. Il testo di legge introduce un riconoscimento normativo dei care givers familiari (art. 2) con norme sulla tutela previdenziale (art. 3), tutela per malattie (art. 4), tutela assicurativa (art.5), tutale lavorativa e reddituale (art.6). Ricordo che il riconoscimento dei care givers è ormai una realtà in molti ordinamenti giuridici degli Stati membri (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Grecia). Non ancora in Italia. Anche l’adozione di normative regionali (per esempio, l’Emilia/Romagna nel 2014) possono far poco se non si inseriscono in un quadro normativo nazionale che istituisca fondi ad hoc per la materia. Credo che sia urgente e necessario un segnale politico importante che, partendo dalle amministrazioni locali, faccia capire alle famiglie che non le lasceremo sole. A tal fine, proporrò un’udienza conoscitiva sul tema dei care givers nell’area metropolitana bolognese per coinvolgere associazioni, sindacati, professionisti, parlamentari ed amministratori e prendere le opportune decisioni con l’auspicio di arrivare all’adozione di un ordine del giorno che, come in altre occasioni, vorrei trovasse il pieno coinvolgimento delle forze di maggioranza e di opposizione. Colgo l’occasione anche per annunciare che richiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva sul tema dell’istituzione di un registro dei progetti di vita indipendente. Si tratta di una misura sperimentale introdotta recentemente nel Comune di Reggio Emilia per custodire i desideri di una persona che vive in una situazione di fragilità, laddove vengano meno i propri familiari. Vi sono taluni elementi di criticità su questa proposta, come gli aspetti definitori, l’efficacia del registro e la tutela della privacy, ma anche taluni elementi di propositività che credo vadano conosciuti ed esplorati, nella prospettivita del Dopo di Noi di prossimità di cui in altre occasioni ho avuto modo di parlare in questa Aula. Credo che questi due ulteriori punti siano tasselli di un puzzle più grande che stiamo portando avanti con determinazione con i lavori di quest’aula per approdare celermente al primo Patto di Accessibilità del Comune di Bologna, con il coinvolgimento della Giunta, del consiglio comunale e del Disability Manager. Concludo con una considerazione: il riconoscimento dei care giver familiari è cosa diversa dall’equiparazione ai lavoratori con disabilità. Prendersi cura di un proprio familiare non autosufficiente o disabile è prima di tutto una scelta di amore. Riconoscere le difficoltà dei care givers e non lasciare sole le famiglie di persone disabili non è solo un principio costituzionale di solidarietà che deve orientare l’attività del nostro Stato, ma è un dovere etico e morale di tutta la nostra comunità. Comunicato stampa

30 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi

L’Europa in Consiglio #1-Erasmus degli imprenditori

Nel 1987 nacque il Progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, con lo scopo di dare la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare un periodo di studi in un’università straniera. Nell’anno del suo 30esimo compleanno, perché non aggiungere And Young Entrepreneurs?  Questa è la grande sfida del progetto europeo Erasmus for young entrepreneurs, nato nel febbraio 2016, sostenuto a Bologna dal Consigliere Comunale Marco Lombardo e sponsorizzato dall’ente intermediario AlmaCube (fondata nel 2013 con l’obiettivo primario di generare Start-up innovative). Il programma di scambio europeo sarebbe non più riconducibile solo ad uno scambio tra università europee, bensì ad uno scambio tra professionisti, nuovi imprenditori o aspiranti tali. Giunto alla sua quinta edizione, il progetto è stato voluto dalla Commissione Europea per incoraggiare gli scambi internazionali ed è coordinato in Italia dalla Camera di Commercio di Torino. Il bando per il prossimo biennio prevede 16 borse di studio all’estero, per le quali i vincitori potranno contare su un sostegno mensile che varia tra i 530 e i 1100 euro, a seconda del paese, per coprire un soggiorno che può andare da 1 a 6 mesi. Nessun contributo è previsto invece per l’imprenditore ospitante, che, tuttavia, come dimostrano i numerosi casi di successo, può avvalersi di competenze, idee e contatti del neo imprenditore ospitato in un mutuo scambio di esperienze e collaborazione. Il progetto prevede anche l’ospitalità di 14 giovani imprenditori stranieri in Italia.   Su proposta del Consigliere Comunale Marco Lombardo, il 12 Aprile 2017 si è tenuta nella Sala Imbeni del Comune di Bologna un’udienza conoscitiva, all’interno della quale sono intervenuti Consiglieri, intermediari, giovani imprenditori facenti parte del programma, in modo da evidenziarne le potenzialità e potersi attivare in tal senso.  Il progetto coinvolge i 27 paesi europei ed è indirizzato a due tipologie differenti di imprenditori in base alla posizione che occupano: da un lato coinvolge giovani imprenditori, ragazzi che hanno voglia di investire e lanciare la propria azienda, mentre dall’altro lato ci sono gli host, i quali ospitano le giovani leve e devono quindi possedere una maggiore esperienza, almeno di 3 anni di attività.  La potenzialità racchiusa all’interno del progetto è evidente: in tal modo si favoriscono le aziende concedendo un contributo proveniente da un altro Stato con un’altra cultura e un’altra impostazione e conseguentemente si acquisiscono idee tecniche ed innovative da applicare poi nel proprio paese.   La propensione all’internazionalizzazione delle imprese locali italiane è molto bassa, rappresenta non più del 10% dei casi. Assistiamo ad un paradosso: viviamo all’interno del primo mercato comune unico, ma non ne sfruttiamo l’immensa potenzialità. Alla luce di questi dati, il programma assume una vasta importanza poiché dona la possibilità di formare imprenditori che nascono già con il concetto di internazionalizzazione, dato proprio dalla loro nascita all’interno dell’UE e del mercato unico, e in tal modo risultano poi più propensi ad aprirsi ai mercati e intraprendere relazioni economiche.   La città di Bologna rappresenta la punta di diamante del Progetto Erasmus: è la prima città italiana per numero di partecipanti al progetto, ha ospitato migliaia di studenti e ha saputo negli anni creare un’identità europea forte all’interno della città. Inoltre, il capoluogo felsineo è la città più attrattiva d’Italia per professionisti e giovani talenti poiché ha avuto la capacità di innovare e creare le condizioni necessarie per essere attraente dal punto di vista degli investimenti e della scelta professionale. Ed ecco che il progetto trova terreno fertile nel territorio bolognese e non solo: sono 3 infatti (quanto Milano e più di Roma) i centri di contatto locale che a Bologna si preoccupano di far incrociare la domanda con l’offerta.   Sono due le aziende emiliane che hanno accettato di accogliere aspiranti imprenditori stranieri: la bolognese Renavitas, che opera nel campo del risparmio energetico e ha accolto l’ingegnere Isabella Cardinali, da Barcellona; e la Uniser, cooperativa sociale forlivese, che ha aperto le porte all’imprenditrice lituana Viktorija Cesuiko. Entrambe hanno portato la loro esperienza durante lo svolgimento dell’udienza. Le due giovani avevano già svolto periodi di mobilità all’estero durante il loro corso di studio universitario, in seguito hanno deciso di sfruttare questa occasione anche dal punto di vista imprenditoriale e lavorativo, essendo consapevoli che sarebbe stato molto utile e proficuo quanto l’Erasmus universitario. L’esperienza in Italia ha donato ad entrambe conoscenze tecniche e di mercato nuove, necessarie per avviare un’azienda con consapevolezza. Inoltre l’ambiente caldo e accogliente all’interno della quale entrambe si sono trovate a lavorare, ha facilitato l’apprendimento di un patrimonio di valori differente dal loro e ciò ha permesso loro di cambiare punto di vista di visione del mondo e crescere anche a livello personale.   Gli interventi di AlmaCube, Europe direct e dei giovani imprenditori rappresentano solo l’inizio dell’avvio di un progetto con potenzialità rivoluzionarie per l’intera Europa.   Oltre a valorizzare le imprese locali e la condivisione di conoscenze tecniche e valoriali all’interno del Mercato Unico, il progetto rappresenta una potenziale opportunità anche per lo stesso Comune di Bologna e la generazione Erasmus. Sfruttando questo strumento, il territorio bolognese risulterebbe ancor più attrattivo e favorirebbe nuovi imprenditori bolognesi nell’aprire nuove attività all’estero. In tal caso si creerebbero scambi commerciali ed economici tra l’Italia e altri paesi UE che risulterebbero utili anche alla città di Bologna. Dall’altra parte invece è presente una generazione Erasmus che cresce, che cambia il proprio approccio culturale e il modo di guardare il mondo. L’esperienza acquisita durante il periodo universitario all’estero dovrebbe essere vista come un pre-requisito da investire in seguito nella propria attività imprenditoriale all’estero. Tramite l’investimento nei due progetti di mobilitazione europea vengono ad intrecciarsi diverse identità europee creandone una unica, che rafforzerebbe la stessa concezione di Europa, momentaneamente in forte crisi. erasmus-imprenditori-700x396  

6 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Senso civico e (in)sicurezza

I dati degli uffici statistici del Comune di Bologna dimostrano che non esiste una “emergenza sicurezza” nella nostra città. Il totale dei delitti denunciati nel 2014 all’autorità giudiziaria dalle forze di polizia ( Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Corpo della Guardia di Finanza) è di 45.541 reati, inferiore al totale del 2013 ed analogo ai livelli del 2004. Il numero degli omicidi (n. 2) è addirittura il più basso di sempre, mentre rimangono significativamente alti i casi di furti, con particolare riferimento ai furti in abitazione (n. 2.042) e negli esercizi commerciali (n. 2.427). Pur tuttavia, il livello di “insicurezza percepito” è tra i più alti degli ultimi anni e supera il 40% della popolazione. Del resto, basta uscire per le strade ed ascoltare i cittadini per capirlo. La sensazione è confermata da alcune indagini fatte da Demos di Ilvo Diamanti (v. Rapporto Annuale 2014 dell’Osservatorio europeo sulla sicurezza): “L’insicurezza è divenuta un elemento comune e quasi normale della nostra società. Della nostra vita quotidiana. Pervade i sentimenti della popolazione in misura crescente, da alcuni anni. Sotto diversi profili e da diverse prospettive. Ormai non si tratta più di un disagio localizzato e definito. A cui riusciamo a dare un nome. Una provenienza, una connotazione. È, invece, un male oscuro, perché contrassegna i diversi ambiti della nostra esistenza. Si insinua tra le pieghe della società e ne contamina zone fino a ieri immuni. Questa tendenza riflette, in parte, le tensioni che scuotono la realtà. E in parte si autoalimenta. Perché l’insicurezza evoca e, a sua volta, allarga l’insicurezza. Ne fa un segno del nostro tempo”. La prima domanda da porsi è: come mai il livello di insicurezza percepito aumenta mentre il numero dei reati e dei crimini commessi nella nostra città è stabile, se non in lieve diminuzione? Cosa si può fare per arginare il male oscuro dell’insicurezza? Per rispondere a queste domande bisogna inquadrare il fenomeno della sicurezza e coglierne alcune cause. All’origine dell’aumento di percezione di insicurezza c’è sicuramente la crisi economica e sociale degli ultimi 8 anni: la paura di perdere (o non trovare) il lavoro, di perdere la casa per il mutuo da pagare, di non potersi comprare beni essenziali. Negli ultimi anni, l’insicurezza globale dovuta alla minaccia del terrorismo islamico, ha modificato la nostra sensazione di paura cominciando a farle prendere il volto dell’immigrato, dello straniero, del diverso. Più l’origine dei nostri problemi si allontana da noi e dal nostro controllo e più diventa difficile identificare la nostra paura, le nostre incertezze. Darle un nome ed un cognome. Non è un caso che siano soprattutto le persone anziane che vivono nelle periferie dei centri urbani, quelle più sole, quelle più isolate, quelle che vivono con più fragilità la percezione di insicurezza. Per loro la presenza del vicino, della forza di polizia, del rappresentante di quartiere può rappresentare un’àncora di sicurezza. Da queste premesse discende che il livello di sicurezza percepito si può affrontare in tre direzioni. Aumentando la presenza, il numero e la dotazione delle forze dell’ordine e rafforzando la collaborazione e la cooperazione tra il Comune, le forze di polizia e l’autorità giudiziaria. Soprattutto sfruttando le nuove tecnologie e l’incrocio dei dati a disposizione per misure di intelligence di fronte a minacce già identificate. Rompendo le solitudini e le fragilità delle persone, incrementando i livelli di collaborazione tra comitati ed associazioni di prossimità rispetto ai cittadini attraverso il regolamento per la rigenerazione dei beni comuni.  Ma c’è un terzo fattore che è il più importante di tutti e sul quale si può e si deve lavorare di più: il senso civico. Non è solo l’insicurezza che si alimenta e genera insicurezza. Anche la fiducia ha lo stesso effetto espansivo e virale. Genera fiducia, speranza, sicurezza. In se stessi e negli altri. La scienza neuro-biologica dopo la scoperta dei ‘neuroni a specchio’ ha posto le fondamenta scientifiche per una civiltà dell’empatia che riporti al centro la dimensione emozionale della persona umana. La politica ancora ne ha capito la portata rivoluzionaria. L’economia sì. Non è un caso che la pubblicità più visualizzata del 2013 sia stata questa. Perchè la rivoluzione non passa dai grandi gesti di eroi straordinari. Ma dai piccoli gesti, dalle piccole cose che rendono straordinario il nostro essere umani. UNSUNG HERO https://www.youtube.com/watch?v=uaWA2GbcnJU
‘He gets nothing. Won’t be richer. Won’t appear on tv. Still anonymous.  What he does receive are emotions. He witnesses happiness. Reaches a deeper understanding. Feels the love. Receives what money can’t buy. A world made more beautiful.’   
(Segue…) Leggi il REPORT Bologna Futura-iniziativa sul Senso civico

23 novembre 2015

di Marco Lombardo

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

I care-givers familiari: l’assistenza alle persone disabili e non autosufficienti

In Emilia-Romagna vi sono circa 300.000 persone che quotidianamente si prendono cura di un familiare disabile o non autosufficiente. Un articolo del giornale Repubblica dello scorso 28 ottobre richiama l’allarme lanciato dalla vice presidente della Regione ER, Elisabetta Gualmini. ‘Servono una legge nazionale ed un fondo ad hoc‘. Ritengo che questo appello vada raccolto e rilanciato dai banchi del consiglio comunale di Bologna. In diverse occasioni questo consiglio comunale ha inteso sollecitare il parlamento italiano a concludere l’iter legislativo per provvedimenti importanti, segnalando la sensibilità dell’opinione pubblica verso taluni provvedimenti. Penso, da ultimo, agli ordini del giorno approvati in comune per chiedere l’approvazione di una legislazione sulla nuova cittadinanza. Ugualmente, ritengo che sia utile ed urgente l’approvazione del disegno di legge che ormai da oltre due anni giace in Parlamento, sul riconoscimento dei care givers familiari. Con il termine care givers si intende fare riferimento a chi volontariamente e gratuitamente si prende cura di una persona in condizioni di non autosufficienza per motivi di età, disabilità o malattia. Quando parliamo di una vita dedicata alla cura dei propri cari o dei propri familiari stiamo parlando di una condizione di abnegazione tale da impattare nella vita lavorativa e relazionali della persona che presta l’attività di cura. Vi segnalo solo due dati: il carico assistenziale è talmente gravoso che il 10% dei care givers è costretto a chiedere il part-time o il telelavoro ed il 66% è costretto a lasciare il lavoro. Come dimostrano la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia, la protezione del lavoro e la discriminazione diretta non deve riguardare solo le persone disabili, ma anche i familiari e coloro che ne hanno cura. Il testo di legge introduce un riconoscimento normativo dei care givers familiari (art. 2) con norme sulla tutela previdenziale (art. 3), tutela per malattie (art. 4), tutela assicurativa (art.5), tutale lavorativa e reddituale (art.6). Ricordo che il riconoscimento dei care givers è ormai una realtà in molti ordinamenti giuridici degli Stati membri (Francia, Spagna, Gran Bretagna, Polonia, Romania, Grecia). Non ancora in Italia. Anche l’adozione di normative regionali (per esempio, l’Emilia/Romagna nel 2014) possono far poco se non si inseriscono in un quadro normativo nazionale che istituisca fondi ad hoc per la materia. Credo che sia urgente e necessario un segnale politico importante che, partendo dalle amministrazioni locali, faccia capire alle famiglie che non le lasceremo sole. A tal fine, proporrò un’udienza conoscitiva sul tema dei care givers nell’area metropolitana bolognese per coinvolgere associazioni, sindacati, professionisti, parlamentari ed amministratori e prendere le opportune decisioni con l’auspicio di arrivare all’adozione di un ordine del giorno che, come in altre occasioni, vorrei trovasse il pieno coinvolgimento delle forze di maggioranza e di opposizione. Colgo l’occasione anche per annunciare che richiederò la convocazione di un’udienza conoscitiva sul tema dell’istituzione di un registro dei progetti di vita indipendente. Si tratta di una misura sperimentale introdotta recentemente nel Comune di Reggio Emilia per custodire i desideri di una persona che vive in una situazione di fragilità, laddove vengano meno i propri familiari. Vi sono taluni elementi di criticità su questa proposta, come gli aspetti definitori, l’efficacia del registro e la tutela della privacy, ma anche taluni elementi di propositività che credo vadano conosciuti ed esplorati, nella prospettivita del Dopo di Noi di prossimità di cui in altre occasioni ho avuto modo di parlare in questa Aula. Credo che questi due ulteriori punti siano tasselli di un puzzle più grande che stiamo portando avanti con determinazione con i lavori di quest’aula per approdare celermente al primo Patto di Accessibilità del Comune di Bologna, con il coinvolgimento della Giunta, del consiglio comunale e del Disability Manager. Concludo con una considerazione: il riconoscimento dei care giver familiari è cosa diversa dall’equiparazione ai lavoratori con disabilità. Prendersi cura di un proprio familiare non autosufficiente o disabile è prima di tutto una scelta di amore. Riconoscere le difficoltà dei care givers e non lasciare sole le famiglie di persone disabili non è solo un principio costituzionale di solidarietà che deve orientare l’attività del nostro Stato, ma è un dovere etico e morale di tutta la nostra comunità. Comunicato stampa

30 ottobre 2017

di Marco Lombardo

I-cuber. Puntata sulla green economy

Continua il nostro viaggio nell’innovazione in Emilia-Romagna.

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Questa volta siamo andati alla scoperta delle realtà del territorio che si occupano di ‘green economy’ e di economia circolare.

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Sapevate che internet consuma quanto l’intera aviazione civile mondiale e che 3 e-mail generano la stessa Co2 prodotta percorrendo 1 km di auto? Sapevate che la prima causa di consumo di emissioni inquinanti nelle aree urbane non è il traffico, ma il riscaldamento negli edifici pubblici e privati? Che la Carte dei Comuni a spreco zero è stata firmata a Sasso Marconi? image Che non esiste solo lo spreco alimentare, ma anche lo spreco dei fiori nella grande distribuzione? Che esistono programmi europei, finanziamenti e 'business angels' per sostenere l’imprenditorialità innovativa nell’economia verde? Scoprire alcune delle soluzioni più innovative già attive nel nostro territorio nella nuova puntata di I-cuber. image Raccontiamo un modo di essere tradizionalmente innovativi. image Con Saverio Cuoghi, Palma Costi, Leonardo Setti, Viola Cavalca, Gianni Capra, Sandro Serenari, Stefano Mazzetti, Luca Degli Esposti, Gianluca Mazzini, Sandra Lotti, Buona visione di ‪#‎Icuber‬ su LepidaTV!   http://youtu.be/xHfZyBVfbRc?list=PL7q2PExZqZnH6cKisnnHo5YypZ9E-tlal

27 aprile 2016

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 gennaio 2013

di Marco Lombardo

Charity Point per Bologna AIL

Lunedì 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, proposto dal consigliere comunale Marco Lombardo, per la concessione di uno spazio all’associazione BolognAil per il charity point di raccolta fondi. Tramite link è disponibile il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che Casa AIL è gestita da BolognAIL, la sezione bolognese dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mielomi ONLUS e che non riceve contributi dalle Istituzioni né dagli Enti pubblici; considerato che è una Casa di Accoglienza che offre ospitalità gratuita per tutto il periodo di cura ai pazienti dell’Istituto Seràgnoli (e loro famigliari) che provengono da fuori città; considerato che Casa AIL è la Casa di Accoglienza nella quale ogni paziente ematologico ha a disposizione una camera doppia in cui alloggiare con il proprio accompagnatore. Considerato che la durata del soggiorno viene definita dai tempi di terapia e dipende dalla disponibilità delle camere; che la permanenza in Casa AIL è determinata dal rispetto del regolamento della residenza e che gli accompagnatori possono alloggiare nella Casa di Accoglienza di BolognAIL anche durante il periodo di ricovero dei pazienti, avendo così la possibilità di sostenerli durante il loro periodo di cura. Considerato che Casa AIL è gestita con le donazioni raccolte in occasioni delle iniziative istituzionali di BolognAIL; considerato che le attività di Casa Ail sono portate avanti grazie alla passione di 515 volontari che quotidianamente sono impegnati in attività di assistenza dei pazienti oncoematologici e che tali attività sono importanti nella cura delle persone per affrontare la malattia non in uno stato di solitudine; impegna Il Sindaco e la Giunta affinché venga concesso regolarmente uno spazio per il CHARITY POINT, per le attività di raccolta fondi, in modo da poter consentire a BolognAIL di operare un’ adeguata programmazione delle relative attività; ad aiutare e sostenere eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, anche attraverso la partecipazione della squadra del consiglio comunale a manifestazioni sportive, i cui proventi possano essere devoluti in beneficenza in favore delle attività di BolognAIL, con particolare riguardo al progetto di Casa AIL. F.to.: M.Lombardo, L.Bittini, R.Fattori, R.Li Calzi, E.Leti, N.De Filippo, M. Ferri, F.Mazzoni, S.Lembi, A. Frascaroli (CCcA), C.Mazzanti, I. Angiuli. Allegati ODG_assegnazione spazio al charity point di BolognAil 09 10 2017

8 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Charity Point per Bologna AIL

Lunedì 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, proposto dal consigliere comunale Marco Lombardo, per la concessione di uno spazio all’associazione BolognAil per il charity point di raccolta fondi. Tramite link è disponibile il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che Casa AIL è gestita da BolognAIL, la sezione bolognese dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mielomi ONLUS e che non riceve contributi dalle Istituzioni né dagli Enti pubblici; considerato che è una Casa di Accoglienza che offre ospitalità gratuita per tutto il periodo di cura ai pazienti dell’Istituto Seràgnoli (e loro famigliari) che provengono da fuori città; considerato che Casa AIL è la Casa di Accoglienza nella quale ogni paziente ematologico ha a disposizione una camera doppia in cui alloggiare con il proprio accompagnatore. Considerato che la durata del soggiorno viene definita dai tempi di terapia e dipende dalla disponibilità delle camere; che la permanenza in Casa AIL è determinata dal rispetto del regolamento della residenza e che gli accompagnatori possono alloggiare nella Casa di Accoglienza di BolognAIL anche durante il periodo di ricovero dei pazienti, avendo così la possibilità di sostenerli durante il loro periodo di cura. Considerato che Casa AIL è gestita con le donazioni raccolte in occasioni delle iniziative istituzionali di BolognAIL; considerato che le attività di Casa Ail sono portate avanti grazie alla passione di 515 volontari che quotidianamente sono impegnati in attività di assistenza dei pazienti oncoematologici e che tali attività sono importanti nella cura delle persone per affrontare la malattia non in uno stato di solitudine; impegna Il Sindaco e la Giunta affinché venga concesso regolarmente uno spazio per il CHARITY POINT, per le attività di raccolta fondi, in modo da poter consentire a BolognAIL di operare un’ adeguata programmazione delle relative attività; ad aiutare e sostenere eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, anche attraverso la partecipazione della squadra del consiglio comunale a manifestazioni sportive, i cui proventi possano essere devoluti in beneficenza in favore delle attività di BolognAIL, con particolare riguardo al progetto di Casa AIL. F.to.: M.Lombardo, L.Bittini, R.Fattori, R.Li Calzi, E.Leti, N.De Filippo, M. Ferri, F.Mazzoni, S.Lembi, A. Frascaroli (CCcA), C.Mazzanti, I. Angiuli. Allegati ODG_assegnazione spazio al charity point di BolognAil 09 10 2017

8 ottobre 2017

di Marco Lombardo

nuove deleghe per un rinnovato impegno!

Oltre all'Europa ed alle Relazioni Internazionali, sono stato nominato nuovo responsabile Energia&Ambiente e Comunicazione Politica & Web del PD di Bologna.

Ringrazio il Segretario Raffaele Donini per la fiducia; mi impegnerò sin da subito per avviare una fase di  confronto e ascolto delle voci ambientaliste allo scopo di integrare la tutela ambientale e la politica energetica in tutte le altre politiche (economia, mobilità, lavoro, etc.), con un'attenzione particolare rivolta al nostro territorio e lo sguardo proteso verso la dimensione nazionale ed europea.

Per chiunque voglia darmi una mano, basta segnalarmi la propria disponibilità e verrà ricontattata/o al più presto.

 

 

 

19 gennaio 2013

di Marco Lombardo

Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale

Il 13 Maggio, presso l'Aula 3, della Scuola di Giurisprudenza di Bologna, convegno conclusivo del Master MEFFE "Aiuti di Stato ed edilizia residenziale sociale: profili di compatibilità tra la normativa nazionale ed il diritto dell'Unione Europea" Introduce e modera: Lucia Serena Rossi (Direttore del Master MEFE) Intervengono: Carlo Baldi (docente MEFE), Luca Talluri (Presidente nazionale Federcasa), Marco Lombardo (docente MEFE), Elisabetta Gualmini (Vice Presidente E.R.) Locandina

29 aprile 2016

di Marco Lombardo

Il caso della Grecia tra azzardo morale e sogno europeo

Il caso della Grecia va inIMG_7382quadrato nella prospettiva storica dell’integrazione europea in tema di controllo sui conti pubblici. Nel 2004 i primi Paesi a violare i parametri di Maastricht furono la Francia e la Germania. Allora, la Commissione (guidata da Barroso) fece un timido tentativo di avviare una procedura di infrazione per disavanzo pubblico eccessivo, ma cedette di fronte ai ricatti di Francia e Germania che gli offrirono la ricandidatura alla guida della Commissione pur di ritirare la causa.
Si creò allora quello che gli economisti chiamano ‘azzardo morale’. Ci si assume il rischio di violare una regola quando si è convinti di non pagarne le conseguenze.
Come attraversare un semaforo rosso senza prendere la multa. La Grecia ha scelto di fare un azzardo morale, falsificando i suoi conti pubblici. Nel 2010 conti erano talmente in disordine che la Commissione fu costretta ad aprire una nuova procedura di disavanzo pubblico. Ma in questo caso la Commissione volle andare fino in fondo, dimostrando di essere stata debole con i forti e di voler essere forte con i deboli. Da allora sono passati 5 anni in una pericolosa danza di sirtaki tra la Trojka (Eurogruppo, Fondo Monetario Internazionale e BCE) e la Grecia. Si sono succeduti una serie di governi ellenici, in una situazione di default controllato, con esposizione delle banche europee (in primis, Germania, Francia e Italia) ma senza riuscire a fare le riforme. Questa premessa è indispensabile per capire la situazione attuale.
Non è certo colpa di Tsipras se i conti non sono ancora sotto controllo. La sua colpa semmai è quella di non aver realizzato le riforme.
Quelle stesse riforme che ora fanno parte del nuovo piano per riaprire il negoziato (alzamento dell'età pensionabile, regolamentazione del mercato del lavoro, nuove aliquote IVA per le isole, lotta alla corruzione, riduzione delle spese militari) e che lui stesso avevo annunciato dopo la sua elezione. Ma in questi ultimi dieci anni è cambiata anche l’Europa. In peggio. Ha abbandonato la prospettiva della costituzione europea e l’idea dell’Unione politica. E’ rimasta nel limbo di un’identità irrisolta. Non è più l’Europa del metodo comunitario e del sogno europeo dei padri fondatori. E’ l’Europa del metodo intergovernativo e degli interessi dei governi nazionali. Non è più l’Europa della caduta del Muro di Berlino, ma è l’Europa in cui, nel silenzio dell’opinione pubblica e del Parlamento europeo, in Ungheria un nuovo muro (di 175 KM al confine con la Serbia) viene alzato per arginare l’emergenza dei profughi. Un’Europa sempre piu’ avvitata sulle regole dell’austerità e sulle politiche della condizionalità, senza crescita ed investimenti.
Ma quello che più manca a questa Europa non sono i soldi. E’ l’anima. 
Per questo oggi sarebbe più che mai necessario rilanciare la vocazione federalista degli Stati uniti d’Europa. Quella di Altiero Spinelli e del sogno europeo dei padri fondatori. Perché l’Europa non può essere un ‘menu à la carte’. Se scegli di stare dentro l’Euro e dentro il mercato unico, allora devi essere dentro anche nella tutela dei diritti fondamentali e nel rispetto della dignità umana, nelle politiche migratorie comuni e nella solidarietà tra Stati membri e popoli europei. Perché non può (r-)esistere una politica monetaria comune senza un governo europeo dell’economia, con regole europee uniformi dalla fiscalità al lavoro. Sbaglia chi ha parlato, nel caso del referendum greco, di vittoria della democrazia contro l’austerità. Se davvero pensiamo che in mancanza di una soluzione politica o per insipienza delle parti, la parola spetti al popolo, allora l’unico referendum che avrebbe costituito un esercizio della democrazia sarebbe stato un referendum europeo, fatto nello stesso giorno in tutti i Paesi della zona euro, e preceduto da una campagna elettorale paneuropea per spiegare le ragioni del sì e quelle del no. La decisione sulla remissione del debito non può essere presa solo dai debitori, senza consultare i creditori. Quello di indire un referendum nazionale per chiedere ai propri cittadini di rifiutare le condizioni per l’elargizione di nuovi prestiti è un altro azzardo morale della Grecia. Basta vedere la (pochissima) differenza tra il piano europeo (da rifiutare nel voto referendario) e quello greco (da accettare dopo il voto) per capirne il senso politico. Perché tanto rumore per nulla? Tsipras sa bene che l’Europa non può permettersi politicamente di fare uscire la Grecia dall’euro. Perché la Grexit (ovvero l'uscita della Grecia dall'Euro) non è un'ipotesi prevista dal Trattato UE. Tsipras è convinto che sarà più difficile per la Trojka dire no alla voce di un popolo piuttosto che alla voce di un governo. Probabilmente ha ragione. Ma così rischiamo di muoverci tutti in uno scenario inedito e pericoloso, con le banche greche chiuse per mancanza di liquidità, finchè un prestito ponte o un nuovo accordo non salverà i conti della Grecia. Fino a quando? E a quale costo? Se l’Europa vuole ritrovare la sua anima sono le istituzioni europee (in primis, il Parlamento europeo) a dover dimostrare essere in grado di ereditare il sogno europeo dei padri fondatori e costruire un’Unione politica fondata sulla solidarietà tra i cittadini europei e non sugli egoismi dei governi nazionali.    

8 luglio 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura: un contributo alla Conferenza programmatica.

Bologna Futura   Dopo il successo dell'evento Bologna Futura (dello scorso 22 giugno) il clima è cambiato. Tra l'amministrazione di Bologna ed il partito si è instaurata un' interlocuzione positiva, mettendo (forse) la parola fine ad una 'strategia di logoramento' che durava ormai da troppo tempo. Certo, non è solo merito nostro. Ma è anche merito nostro. Del resto, quando si parla di idee e non di nomi, quando ci si pongono le domande giuste, quando ci si apre al confronto vero, qualcosa cambia. Great minds Da queste premesse nasce il nostro contributo alla Conferenza Programmatica del PD di Bologna. In uno spirito unitario e costruttivo, ma con un approccio metodologico profondamente diverso, fondato sulle domande sfidanti e non sullo svolgimento a piacere. Aperto tanto agli iscritti quanto agli elettori. Un contributo di riflessione che esprime una posizione chiara sul tema primarie, per governare il consenso senza inseguire il sondaggio di turno. Il risultato di un lavoro di gruppo che proseguirà in Autunno con appuntamenti tematici insieme ad esperti ed amministratori per trasformare le domande in risposte. Le idee in proposte. Per vincere tutti insieme la sfida che riguarda il futuro della nostra Città! Scarica e leggi: Bologna futura_Documento di sintesi per la conferenza programmatica [caption id="attachment_2142" align="alignleft" width="637"]Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna Contributo alla conferenza programmatica del PD di Bologna[/caption]

13 luglio 2015

di Marco Lombardo

EPIC 2017: Bologna City of Knowledge

image1image1image1The world of job is deeply changed. Once upon a time, the education followed his institutional channels founded on the certification of knowledges: school, university, post-graduate courses. That’s the way in wich millions of people get access on the market job. A stable work that last all the life. Nowadays, it doesn’t work in this way anymore. First of all, people changes very often their jobs. Someone, fortunately, for choice. Someone, unfortunately, for need. That generates a need of lifelong learning. We have lots of masters, degrees, updating courses and so on, but digital revolution has also impress an unprecedented acceleration on the market job and on the learning system. From one hand, because job of today will not exist tomorrow. The most reliable scenario predict that in 2050 most of the jobs of today will not exists anymore. That push learners and teachers to escape from classical learning channels, exploring new boundaries. From the other hand, social networks highlighted that personal and civic empowerment is interlinked with trust, socialisation of achievements, research or our personal talent. From here, the urgency to find oh not only a way to dematerialise che certificate of knowledge, but also to share it. To make it circulate. If this background is true, how to certificare the talent? How to certificare not only the form of knowledge, but also the substance, the experience, the ability to make a concrete thing? I strongly believe that open badges can be a great tool of empowerment to free our talent, to certificate and validate soft skills and experience in a lifelong learning approach. While CV is a picture of formal learning that show my past, Open Badge is like a movie that can infer on the future of a job seekers. Open badges provide a wide range of information on skills and qualifications is aimed at pursuing education and training opportunities, supporting career decisions, finding employment opportunities and supporting mobility in the EU labour market. On this background, what can be the role of cities? What role for Bologna? The City of Bologna, for tradition and vocation is an European city. Bologna has been the first seat of the most ancient university. I think that Bologna can became an ecosystem of circular learnings. We have universities, centre of research, foundations, an industrial system that can altogether can crate new interconnections for growing territorial competitiveness. Moreover, we have to reinforce the sense of taking part of a civic community. For example: library are used to exchange books and make reasearch. But why they cannot be used also to exchange knowledge and experiences? Public library can be transformed in civic square, gym of knowledge where you do not use waves like in gym, but ideas. To sum up and to conclude, Bologna has to develop an urban collective knowledge. We want to build a City of Learning. With wich instruments? We have european funds for Urban Innovative Actions that are in the framework of EU urban agenda. We have realised, first in Italy, the idea of pacts of collaboration with citizens for the regeneration of common goods. We are exploring the online vote to let citizens choose which projects for local purposes and needs have to be found. We are just moving our first steps but the road ahead is a promising one. Normative background Proposal for a DECISION OF THE EUROPEAN PARLIAMENT AND OF THE COUNCIL on a common framework for the provision of better services for skills and qualifications (Europass) and repealing Decision No 2241/2004/ECReform of EU cv pass. The revision of Europass decision Currently the EU tools and services for skills and qualifications are promoted and supported at national level through centres or contact points (National Europass Centres, EQF – National Contact Points, Euroguidance Centres) that are financially supported by the EU through the Erasmus+ programme. Each is subject to separate administration and reporting processes. Each centre manages a separate communication programme and has separate branding. While Member States have taken necessary steps to ensure coordination, this is not the case in all Member States. The effect is that often there is no sense of a joined up skills and qualification service at national level and no much stimulus for centres to cooperate strategically and communicate systematically to present more coherent services. Centres are not fully reaching their target audiences and thus EU tools and services are not reaching all intended beneficiaries. This proposal intends to offer greater potential and opportunity for Member States to strategically coordinate services offered at national level The Europass framework will promote inter-operability of electronic tools used to present and exchange information on skills and qualifications , the new Europass framework will provide a European-wide platform through which all individuals can access, within an intuitive and seamless online service This Decision is one of the initiatives of the New Skills Agenda for Europe6 and complements other actions proposed in that context. It is consistent with the European Parliament and Council Recommendation of 23 April 2008 on a European Qualifications Framework for lifelong learning (EQF)7. We have to bear in mind a big limit for the harmonisation of Open Badges through EU law. Article 166 of TFEU provides that the Union shall implement a vocational training policy which shall support and supplement the action of the Member States. Union action shall aim, inter alia, to improve initial and continuing vocational training in order to facilitate vocational integration and reintegration into the labour market and to develop exchanges of information and experience on issues common to the training systems of the Member States. As education and vocational training policies are within Member States' competence, these articles exclude harmonisation of the laws and regulations of the Member States. CONTEXT / BACKGROUND Recognising non-formal and informal learning is increasingly seen as a way of improving lifelong and life-wide learning. More European countries are emphasising the importance of making visible and valuing learning that takes place outside formal education and training institutions, for example at work, in leisure time activities and at home. Yet, despite a number of initiatives and recommendations on the recognition of informal learning (c.f. European guidelines for validating non‑formal and informal learning, CEDEFOP) there is a wide gap between the recognition of formal and informal or non-formal learning. Access to the recognition of informal learning is patchy and the outcome of recognition process is too often treated with suspicion. The Mozilla Open Badges, an initiative launched by the Mozilla Foundation in September 2011, provides a response to the needs for the recognition (formal and informal) of learning (formal and informal). Open Badges are portable and verifiable, allowing learners to showcase work, document skill sets and competencies, and create a robust portrait of their abilities wherever they were acquired: whether in school, in the community, on the job or online. Millions of badges have already been delivered and the initiative has received the support from leading organisations in the field of education, business, policy and citizenship. OBJECTIVES The aims and objectives of Badge Europe, BEU (pronounced “Be You”) are to exploit the benefits of Open Badges to: - To create the conditions for a Europe-wide and world-wide recognition of learning achievements; - To open and facilitate the systematic access to the recognition of non-formal and informal learning; - To place formal and informal recognition of learning on a par; - To create new employment and learning opportunities for all; and - To bring a European contribution to the leadership of the world-wide Open Badge movement. ACTIVITIES BEU will be developing a network of organisations and practitioners to: - Promote the use of Open Badges for the recognition of learning; - Develop Open Badge initiatives at institutional/local/city/regional/national levels (e.g. Cities of Learning, developing the example of Chicago Summer of Learning - http://explorechi.org); - Promote Open Badges at policy levels; - Develop innovative practices in learning and employment; and - Make recommendations and implement improvements to the Open Badge Infrastructure, technologies and services. Those activities will be carried out directly, with the support of Open Workshops (6) and of a MOOC. (Massive Open Online Course ) OUTCOMES The main outcomes of the project are: - Developing a trustworthy infrastructure to increase job market fluidity and a seamless environment for the recognition of individual skills to full qualifications; - A European Open Badge Network led by a steering committee composed of associate partners to contribute to the outcomes of the project and prepare its self-sustainability; - A dynamic Inventory of Open Badge Initiatives and resources; - A series of guidelines, green, white and discussion papers on Open Badges for Individuals, Open Badges for Organisations, Open Badges in Territories, Open Badges and Quality management and Open Badges and Policies; - Guidelines for bridging ECTS/ECVET/Europass documents with Open Badges; - Recommendations for the improvement of Open Badge Infrastructure, technologies and services; - A Research Report on Open Badge Implementations; - A Community Portal, bimonthly Newsletter and regular webcasts; and - A series of Open Workshops and a MOOC; EXPECTED IMPACT - Empower individuals to make their competencies and talents visible; - Empower teachers with the means to challenge traditional assessment models; - Provide early school leavers with the possibility to have their competencies recognised and further developed in a setting more appropriate to their goals, styles and desires (self-study, home schooling, school of second chance, apprenticeship, etc.); - Recognise the competencies acquired at work into a currency that is valuable on the job market; - Increase transparency and establish trusted communication between employers, jobseekers and education providers; - Increase the confidence of adults to participate in lifelong learning by providing a simple and straightforward mechanism to have one’s current competencies recognised, as a foundation for further learning. LONG TERM BENEFITS The long term benefits are a more inclusive learning provision, a more open employment market and an increased trust in the data relative to individual achievements (CVs, diploma transcripts, etc.) PARTICIPANTS Beuth-Hochschule fuer Technik Berlin (Germany) Coordinator Cambridge Professional Development (UK) ADPIOS (France) EDEN (UK/Europe) Discendum Oy (Finland) Dienst Uitvoering Onderwijs (The Netherlands) Radom Institute (Poland) Digitalme (UK) ARTES (Italy

26 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Lavoro, imprenditorialità e creatività

21 Marzo Il 21 Marzo, BolognaFutura ha promosso un'iniziativa sul tema della womeneconomics, con la partecipazione di Irene Tinagli - Economista, Deputata PD e firmataria DDL "lavoro agile", Elisabetta Gualmini - Vice Presidente e Assessore Welfare Regione Emilia-Romagna, Alessandro Alberani - Segretario CISL Bologna, Francesca Ferrazzi - imprenditrice settore moda, Marco Lombardo - Coordinatore Bologna Futura Elena Giannino - Commissione FEDERMANAGER Minerva Bologna. Potete rivedere tutti gli interventi video dei relatori qui e la mia sintesi conclusiva a Francesco Pierantoni qui.  

16 aprile 2016

di Michele Rossi

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 settembre 2012

di Marco Lombardo

Il Tavolo Permanente dei Giovani Professionisti

Il 9 Aprile, Bologna Futura ha organizzato dieci tavoli tematici per costruire un pezzo del programma elettorale delle prossime amministrative di Giugno 2016. I partecipanti al tavolo "Bologna Città delle Professioni", coordinato da Maurizio Vicino, hanno avanzato la proposta dell'istituzione di un Tavolo Permanente delle Professioni, costituito dalle associazioni dei professionisti e di categoria, e già presentato in bozza. Infine, è stata avanzata le proposta della nascita di un Polo delle Professioni, uno spazio rigenerato a disposizione dei giovani professionisti, in modo da favorire l'accesso a locali in coworking e che possa organizzare in comunione i servizi, anche in termini di welfare privato. Le proposte raccolte faranno parte degli impegni di mandato dei candidati di BolognaFutura.  

3 maggio 2016

di Marco Lombardo

Intervento in Consiglio su “Dopo Di Noi” di prossimità

Intervento di Marco Lombardo di inizio seduta del 15/05/2017 su "Dopo Di Noi" di prossimità.   https://www.facebook.com/marco.lombardo81/videos/10155330985027959/         "Sabato mattina si è tenuto un convegno nella sala Tassinari del Comune di Bologna, organizzato dall’ABAS (Associazione bolognese degli amministratori di sostegno), al quale hanno partecipato avvocati, amministratori di sostegno, giudici onorari e amministratori, proprio per valutare in che modo si possa dare attuazione alla legge sul “dopo di noi” e in che modo possono essere coinvolte tutte le realtà a partire dalle realtà degli amministratore di sostegno, fino ad arrivare alle Amministrazioni comunali, per dare concretezza e seguito a questa importante norma di legge che recita: «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare».   È evidente che dal mio punto di vista ritengo che questa legge abbia colmato una lacuna importante e abbia portato avanti un tema che debba essere una battaglia di civiltà, per il quale però sappiamo che non basta un tratto di norma per poter far sì che i percorsi di autonomia ed indipendenza delle persone con disabilità grave, possano dare piena attuazione agli articoli della Costituzione, in particolare agli articoli 2, 3, 30, 32 e 38. È evidente, da questo punto di vista, che anche le Amministrazioni locali, anche gli Enti locali, così come ricordato dalla stessa disposizione di legge agli articoli 2 e 4 comma secondo, vengono invitati gli Enti locali a dare i propri orientamenti, a dare i propri sostegni ai progetti di vita autonomi e indipendenti di persone con disabilità, con particolare riguardo al sostegno e alla promozione di interventi innovativi di residenzialità e di supporto alla domiciliarità in abitazione o gruppi di appartamento. È del tutto evidente che il primo tema che dovremo affrontare, oltre a quello dell’accessibilità, che abbiamo più volte avuto la possibilità di affrontare in quest’aula e sul quale dobbiamo cercare di arrivare a dei risultati concreti, proprio per dare seguito ai principi della discussione fatta qui in aula, ci sono altri due temi che sono fondamentali: il primo è quello del lavoro. Il tema del lavoro per le persone disabili è evidente che è il primo strumento che dobbiamo cercare di rafforzare, proprio per dare percorsi di autonomia a queste persone.   Dall’altra parte, il secondo tema è quello dei progetti di residenzialità, ovvero progetti abitativi che consentano a queste persone di uscire dal nucleo familiare e di pensare ad una loro vita autonoma, a prescindere dal nucleo familiare, perché per troppi anni la responsabilità è stata purtroppo data solo alle famiglie. Da questo punto di vista, io credo che ci siano varie cose che il Comune e gli Enti locali possono fare: innanzitutto, possono lavorare, attraverso degli sportelli di prossimità, proprio per aiutare la digitalizzazione delle domande. Si diceva che ci sono 4 mila fascicoli che pendono nei nostri tribunali, devo dire con una tempistica del tutto positiva, perché sono due mesi i termini, da quando viene fatta la richiesta a quando viene fatta l’assegnazione, che in un percorso di lentezza, tipico della giustizia soprattutto civile, direi che è ancora gestibile. Ma da questo punto di vista, sia nella parte della digitalizzazione dei servizi di prossimità, sia nella parte della leva fiscale per quello che può competere ad un Comune, quindi in particolare per l’esenzione TARI, quindi della tassa sui rifiuti, per immobili siti nel Comune di Bologna, in cui si svolgono progetti abitativi di residenzialità, proprio con persone di disabilità grave, io credo che questo possa essere un sostegno concreto, una misura di solidarietà, ma anche di impegno che gli Enti locali si devono assumere, proprio per far sì che il tema del “dopo di noi” diventi sempre più un tema di “dopo di noi” di prossimità: non solo il Governo, che voglio ricordare ha stanziato un fondo attribuendo delle risorse, le Regioni che dovranno a breve fare le linee di programmazione per indicare in che modo questi fondi verranno utilizzati anche nei prossimi anni, e gli Enti locali perché possano predisporre tutti gli strumenti necessari a dare sostegno a questo tipo di progetti. Per questo motivo, presento un ordine del giorno, del quale chiedo la trattazione ordinaria."      

26 maggio 2017

di Sarah Bianconcini

Primarie tematiche: Quale piano energetico per Bologna?

Il 15 settembre alla Festa dell'Unità di Bologna è stato organizzato uno Spazio Ideativo Partecipativo (OST) sulla transizione energetica, un innovativo percorso di partecipazione attiva dei cittadini. Le proposte emerse nel corso della discussione sono state votate attraverso il sistema di votazione del Circolo online del PD di Bologna. Le primarie tematiche sono state presentate a R. Donini, G.Civati, D. Serracchiani nel corso dell'evento "Diciamoci la verità". http://www.youtube.com/watch?v=GShgm4pGZWI&feature=youtu.be http://www.youtube.com/watch?v=wg5DrEf_WlY&feature=youtu.be [gallery link="file"]

17 settembre 2012

di Marco Lombardo

In piazza con la Gioventù Federalista Europea

  10 Aprile 2016. Piazza Maggiore, Bologna. Domenica 10 Aprile mi sono unito alla Giovanile Federalista Europea (GFE) che ha organizzato un flash mob in Piazza Maggiore per gridare un sì all'Europa Federale.              

12 aprile 2016

di Marco Lombardo

Il mio giorno del ringraziamento

Per tutti, il 21 Giugno è il primo giorno d'estate. Per alcuni, il 21 Giugno è la giornata nazionale contro i linfomi, i mielomi e le leucemie. Per me, il 21 Giugno è il #giornodelringraziamento.   Questo è il mio modo per dire 'grazie' a tutti quelli che mi sono stati vicino.  
Un sorriso ed un messaggio di speranza per tutti quelli che lottano ogni giorno per la vita.
  https://www.youtube.com/watch?v=UmpTtBJrNI4&feature=youtu.be  

'Il 21 giugno è la giornata nazionale contro linfomi, mieloma e leucemie.  Da quest'anno per me non è una semplice ricorrenza, ma una giornata speciale  Proprio un anno fa mi è stato diagnosticato 'un linfoma non hodgkin al quarto stadio con interessamento del midollo'.  Un ospite non gradito, arrivato senza permesso e senza preavviso. Non sapevo bene cosa volesse dire.  Non conoscevo la differenza tra linfomi, mielomi, leucemie.  Ma conoscevo il suono cupo e sordo delle parole 'cancro, tumore, chemioterapia' Un mio amico un giorno mi ha detto.  'Devi pensare che si può avere una malattia, senza essere malato'.  Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso i capelli. Ma non ho mai perso il sorriso. 

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Così ho fatto. Così è stato.

Ho perso le difese immunitarie. Ma non ho mai perso la speranza. 

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Così ho fatto, così é stato.

Ho messo la mia vita in stand by. Ma ho imparato a ridefinire le priorità. 

A febbraio i medici mi hanno dato il responso. 'Remissione completa'.  Il 21 giugno è il mio giorno del ringraziamento.  Grazie alla mia famiglia. Alla mia ragazza. Ai miei fratelli. Ai miei amici.  Grazie ai medici del Sant'Orsola e dell'Istituto Seragnoli. 

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Grazie a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini. E non mi hanno mai lasciato solo. 

Il 21 giugno è il giorno della ricerca.  Perchè la ricerca di oggi puó guarire il malato di domani.  Oggi è il giorno per donare un sorriso a tutti quelli che soffrono e lottano per la vita.  Non siete soli. A tutti voi, va il nostro sorriso'.

21 giugno 2015

di Marco Lombardo

Bologna Futura

A volte, più che avere le risposte pronte è importante sapersi porre le domande giuste.

L'avevo detto pubblicamente qualche giorno fa su radio e giornali locali, ma sono costretto a ripeterlo oggi con ancora più forza dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative. Con un tasso di astensionismo così alto, tutte le città sono politicamente contendibili. Anche Bologna. Per questo occorre cambiare rapidamente il senso di marcia e procedere con umiltà, senso di responsabilità e coraggio.

Umiltà perché bisogna lavorare a testa bassa per il bene della propria comunità, senza l'arroganza e la presunzione di chi pensa di avere già la vittoria in tasca.

Senso di responsabilità perchè il fronte democratico perde dove si presenta diviso, frammentato, disunito.

Coraggio perché si deve provare a ribaltare il piano inclinato del dibattito pubblico locale che a volte riesce a toccare insuperabili vette di surrealismo.

Nei limiti delle mie capacità è quello che ho provato a fare con questo articolo:

'Bologna Futura' pubblicato su IdemLab.org 

'Basta investire nei giusti eredi anziché nei professionisti della conservazione per cogliere le potenzialità di un modello di comunità dell’innovazione sociale per tutta l’Europa.

Non rassegniamoci all’idea che il perimetro del futuro della Città Metropolitana possa essere confinato alla realizzazione di un trenino sopraelevato o sull’utilità/inutilità di un Passante autostradale (...).

Vincere per fare cosa? Questa è la domanda giusta per ribaltare il piano del confronto, stimolando le migliori risorse della Città per provare a volare un po’ più in alto. Vincere per fare cosa? Questa è la domanda che merita una risposta. Se lo merita Bologna. Se lo meritano i bolognesi' (...)

segue la lettura su www.idemlab.org 

15 giugno 2015

di Marco Lombardo

Charity Point per Bologna AIL

Lunedì 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, proposto dal consigliere comunale Marco Lombardo, per la concessione di uno spazio all’associazione BolognAil per il charity point di raccolta fondi. Tramite link è disponibile il relativo comunicato stampa. Il Consiglio comunale di Bologna Considerato che Casa AIL è gestita da BolognAIL, la sezione bolognese dell’Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mielomi ONLUS e che non riceve contributi dalle Istituzioni né dagli Enti pubblici; considerato che è una Casa di Accoglienza che offre ospitalità gratuita per tutto il periodo di cura ai pazienti dell’Istituto Seràgnoli (e loro famigliari) che provengono da fuori città; considerato che Casa AIL è la Casa di Accoglienza nella quale ogni paziente ematologico ha a disposizione una camera doppia in cui alloggiare con il proprio accompagnatore. Considerato che la durata del soggiorno viene definita dai tempi di terapia e dipende dalla disponibilità delle camere; che la permanenza in Casa AIL è determinata dal rispetto del regolamento della residenza e che gli accompagnatori possono alloggiare nella Casa di Accoglienza di BolognAIL anche durante il periodo di ricovero dei pazienti, avendo così la possibilità di sostenerli durante il loro periodo di cura. Considerato che Casa AIL è gestita con le donazioni raccolte in occasioni delle iniziative istituzionali di BolognAIL; considerato che le attività di Casa Ail sono portate avanti grazie alla passione di 515 volontari che quotidianamente sono impegnati in attività di assistenza dei pazienti oncoematologici e che tali attività sono importanti nella cura delle persone per affrontare la malattia non in uno stato di solitudine; impegna Il Sindaco e la Giunta affinché venga concesso regolarmente uno spazio per il CHARITY POINT, per le attività di raccolta fondi, in modo da poter consentire a BolognAIL di operare un’ adeguata programmazione delle relative attività; ad aiutare e sostenere eventi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, anche attraverso la partecipazione della squadra del consiglio comunale a manifestazioni sportive, i cui proventi possano essere devoluti in beneficenza in favore delle attività di BolognAIL, con particolare riguardo al progetto di Casa AIL. F.to.: M.Lombardo, L.Bittini, R.Fattori, R.Li Calzi, E.Leti, N.De Filippo, M. Ferri, F.Mazzoni, S.Lembi, A. Frascaroli (CCcA), C.Mazzanti, I. Angiuli. Allegati ODG_assegnazione spazio al charity point di BolognAil 09 10 2017

8 ottobre 2017

di Marco Lombardo

Comunità Solare Locale a San Vitale

11 AprileIl progetto delle Comunità Solari Locali, nato da uno spin-off dell’Università di Bologna, fino ad oggi ha coinvolto 7 comuni dell’area metropolitana bolognese (Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Sasso Marconi, San Lazzaro di Savena, Ozzano dell’Emilia, Medicina) e finalmente anche un pezzo di Bologna. Il Quartiere San Vitale ha avviato un percorso per il lancio e la costituzione della Comunità Solare di San Vitale, grazie all'impegno delle istituzioni e dei cittadini attivi nella zona.

16 aprile 2016

di Michele Rossi
© Marco Lombardo 2016