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CAR@ EUROP@ – Rio de Janeiro, 13 gennaio 2012

di Marco Lombardo

Rio de Janeiro,13 Gennaio 2012

 Car@ Europ@,

'Dentro una stella' Copyright Paolo SavelliCar@ Europ@,

qui dicono che questa sarà l’estate più piovosa degli ultimi vent’anni. Ciò prova che la terra è piatta più a causa dei cambiamenti climatici che non della globalizzazione economica. Se una parte del mondo sprofonda nella recessione, un’altra corre sulla via della crescita.

Forse non esiste miglior luogo al mondo che il Brasile per testare la teoria di Moisi sullo “scontro delle emozioni”.

Non molti anni fa gli economisti parlavano di “economia della felicità” per descrivere beffardamemente lo stato di sottosviluppo delle economie emergenti. Oggi avrebbero molto meno da ridere… Ma c’è una cosa che rende il caso brasiliano ancora più interessante. In un clima di ossessione per la crescita e il progresso, il Brasile da anni ha deciso di affrontare la sua cicatrice più grande: la lotta contro le povertà. Non le nasconde come da noi, dove l’indigenza cresce ma viene celata come fosse una vergogna, mentre la classe media viene inghiottita nella nuova povertà. Né le ostenta come affresco folkloristico ed autoconsolatorio, buono per le briciole dei turisti. Le sfida.

Per questo oggi il Brasile è forse il più grande laboratorio al mondo di giustizia sociale. Qui la crescita non si misura solo sul PIL ma sul numero di favelas pacificadas, sull’alfabetizzazione dei ninos de rua e sul benessere della nuova classe media. Nella progettualità del nuovo Ben-Essere brasiliano si coglie la musicalità di un gigante in movimento che persegue la sua politica del sorriso. Quasi naif e manicheo da non credere che sia vero… Certo, è più facile pensare che il futuro possa essere più interessante del passato quando si hanno 120 milioni di giovani su 192 milioni di popolazione totale. E certo, rimane ancora molto da fare prima dei Mondiali del 2014 e delle Olimpiadi del 2016, in cui i brasiliani cercheranno di far vedere agli occhi del mondo che può esistere un progresso materiale non ossessionato dal tempo, ma capace di muoversi al ritmo della fantasia carioca.

Car@ Europ@, per il 2012 ti auguro di (ri)trovare la musica della tua utopia nelle radici della tua storia fondativa e di guardare al futuro con il sorriso. Certo, non basterà l’audacia della speranza per risollevarti: ti occorre la fiducia nel tup progetto di essere un nuovo e unico soggetto internazionale, capace di trasformare il mondo circostante ed essere contaminato dal positivismo che anima l’altra parte del cielo.

Quello che in Occidente rischia di diventare volontaristica esibizione di speranza, in altre parti del mondo è ferma fiducia in sé stessi e nella capacità di creare progresso. E’ come se Ti trovassi davanti ad un bivio rappresentato da due emozioni alternative: la rassegnazione e la speranza. Se sceglieremo la prima, non ci resta che preservare le nostre tradizioni e i nostri valori, consegnando ad altri la fiaccola della civilità. Se sceglieremo la seconda, dovremo impegnarci a ricostruire la fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di influenzare il progresso ed orientarlo verso diritti, libertà e uguaglianza. Se la seconda strada è l’avventura che ci attende, dobbiamo essere consapevoli degli ostacoli di cui è irta. Il vento nazionalista e l’euroscetticismo spirano sempre più forti nei tempi di crisi. Per questo, più che tra destra e sinistra, tra progressisti e conservatori, le nuove faglie politiche e ideologiche dell’occidente scorreranno lungo il crinale che separa la sovranazionalità dal nazionalismo.

Lo spostamento dell’economia è la prova che chi confondeva la modernità con l’occidentalizzazione ha fallito. La storia non è ricominciata, semplicemente perché non è mai finita. E’ solo cominciata una nuova storia. Spetta a Noi cittadini europei farti (ri)diventare protagonista…

Marco

30 maggio 2012

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