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Car@ Europ@ – Atene,12 Ottobre 2030

di Marco Lombardo

Atene, 12 Ottobre 2030

Car@ Europ@,

ti scrivo da uno di quei computer di una volta, quando servivano ancora le dita per battere i tasti e creare parole.

'Dentro un stella' - Copyright di Paolo Savelli

Sento l’urgenza di tornare ai metodi di un tempo per raccontarti una storia dal sapore antico che un giorno qualcuno dubiterà che sia esistita davvero.

Oggi 12 Ottobre 2030 stiamo festeggiando la prima elezione diretta di una giovane donna italiana alla Presidenza del Consiglio europeo; in un tripudio di bandiere e colori il popolo europeo è sceso nelle principali piazze, da Berlino a Barcellona, da Londra a Sofia per acclamare il nuovo presidente dell’Europa. Anche l’etere è un twittio continuo di speranze e sembra quasi che il genere umano abbia imparato a respirare attraverso il web come fosse un unico organismo vivente.

Sembra passato un secolo eppure quelli come me, che ormai hanno i capelli imbiancati dal trascorrere del tempo, ricordano come sia passato solo un decennio dall’inversione della rotta.

Ricordo ancora vividamente come il castello dell’utopia europea rischiò pericolosamente di barcollare sull’orlo del precipizio, naufragando a causa dell’incapacità dei governi nazionali di guardare oltre i confini del proprio interesse elettorale.

Poi, proprio nel mezzo di una delle più profonde e durature crisi del processo di integrazione europea, quando sembravamo arrivati all’alba del suo crepuscolo successe un miracolo inaspettato.

Mentre i governi tentennavano nel mare di miliardi di euro da impiegare nel salvataggio di banche e conti nazionali disastrati, navigando a vista tra le correnti della speculazione finanziaria, furono i cittadini a riscoprire il senso di solidarietà tra i popoli europei, rimboccandosi le maniche per andare ad aiutare la Grecia a risollevarsi dai suoi debiti.

Furono loro i primi a capire che quella crisi non metteva in discussione solo l’euro, ma il senso di solidarietà tra i popoli europei. Non era solo una crisi economica, ma una crisi sociale che aveva come bersaglio finale l’idea stessa della democrazia europea.

Ricordo ancora quando dall’Italia sbarcammo a Patrasso e dopo qualche giorno, in una fredda mattina di fine Novembre, ci raggiunse la notizia della caduta del governo italiano. Se penso ai ricordi di allora mi viene in mente quante altre volte sarebbe potuto succedere, ma non accadde, incatenandoci in un torpore delle coscienze lungo un ventennio.

Non ci colse un senso di gioia, né di liberazione; piuttosto ricordo un nodo alla gola, un impeto di responsabilità e coraggio perché capimmo che era arrivato finalmente il momento  di saldare il conto, prima ancora che con il nostro debito pubblico, con le nostre mille lacerazioni tra nord e sud, tra destra e sinistra, tra furbi ed onesti, tra giovani e pensionati. Credo che quel moto di risveglio civile fu il segno di una riscossa morale ed identitaria che travalicò i confini nazionali ed avviò una nuova primavera europea.

Fu la generazione di quei giovani di allora che rispecchiandosi nella stella del sogno europeo ritrovarono la voglia di lottare per ideali di libertà e diritti, di pace e giustizia sociale che sembravano ormai sopiti sotto le ceneri delle ideologie del Novecento. Si riscoprì la potenza di un messaggio universale di fratellanza tra i popoli; si uscì dal limbo di un’identità irrisolta per scoprire che la vera identità europea consiste nel declinare insieme valori comuni e condivisi.

I sonnolenti governi europei, ingessati nei loro grigi vertici, dovettero cedere il passo ad un risveglio civile che vide il Parlamento europeo farsi promotore di battaglie di libertà per i diritti dei più deboli, per un nuovo welfare europeo capace di ricucire le distanze tra le diseguaglianze sociali, per un nuovo ciclo di crescita economica, sostenibile e duratura, che fosse fondato sulla conoscenza. Ai wishful thinking delle conclusioni del Consiglio europeo, all’impotenza della Commissione si sostituirono primarie per eleggere tutte le cariche elettive, iniziative dei cittadini europei, campagne elettorali in cui l’Europa del futuro occupava spazi dei dibatti pubblici, arrivando finalmente a fare breccia nei cuori di tanti europei che fino al allora avevano percepito l’UE come un’entità distante dal loro vissuto quotidiano.

In questa calda mattina autunnale, il mio ringraziamento oggi va a quanti allora non hanno smesso di pensare e di lottare perché un’Europa diversa fosse ancora possibile.

 

Con affetto,

Tuo cittadino europeo

'L'alba di Atene' Copyright - Federico Camporesi

30 maggio 2012

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