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Buon compleanno, Cittadini Europei!

di Marco Lombardo

283807_10151663432992959_593610069_n‘L’appartenenza non è un insieme casuale di persone. Non è il consenso a un’apparente aggregazione. L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé’

Così cantava una canzone di Giorgio Gaber che risuonava nella sala del Consiglio provinciale di Rovigo grazie ad una felice intuizione dell’assessore alle politiche europee, Mirella Mantovani.

Da quelle parole sono partito nel mio discorso, per trasformare il rituale della celebrazione dell’Europa in una grande festa di compleanno di tutti i cittadini europei. Perché troppo spesso ci dimentichiamo di riconoscere l’identità di cittadini europei che abbiamo dentro.

Basta chiedere ad un gruppo di persone: quanti pensi che siano i cittadini USA? Quanti pensi che siano i cittadini europei?

La maggioranza degli italiani crede che gli americani siano molti di più dei cittadini europei. Non è affatto così. Gli europei sono quasi il doppio dei cittadini USA, la metà degli indiani, un terzo dei cinesi. Eppure, questa banale constatazione non dipende solo da scarsa conoscenza. Sottende un senso di inferiorità degli europei rispetto agli americani. E non credo che sia solo subalternità economica. È espressione di una vera e propria subalternità culturale. A differenza dei cittadini USA, a noi manca il senso di appartenenza: quel sentimento che permette ai popoli che abitano un territorio di sentirsi una Comunità di cittadini che si riconoscono in valori condivisi.

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Nel mio piccolo tour (Faenza, Rovigo, Ravenna) per la celebrazione della Giornata dell’Europa del 9 maggio, ho cercato allora di raccontare la storia di questa appartenenza. Le sue cadute. I suoi successi. Perché non si può difendere ciò che non si conosce. Davanti a me c’erano sempre tanti giovani. Si sentiva forte nell’aria il desiderio di ascoltare una nuova narrazione del sogno europeo. Forse non è un caso che nel momento di crisi d’identità più profondo dell’Europa, gli europei abbiano custodito il desiderio di (ri)scoprire una nuova appartenenza. Ma non a questa Europa: quella dei mercati, dell’austerità,  delle regole, della moneta unica. Ad un’altra Europa: quella dei cittadini, delle libertà, dei diritti e dei doveri. Credo che sia sbagliato continuare con la retorica che i giovani sono il futuro dell’Europa. Perché oggi ognuno di noi deve sentirsi responsabilizzato a costruire il presente dell’Europa.

Già, perché il processo di integrazione europea non può essere visto come il risultato ultimo di forze contrapposte, ma come un perenne divenire, un elastico teso tra gli egoismi degli interessi degli Stati nazionali e l’utopia del federalismo europeo. L’Unione europea è una storia di successo, ma non è una favola. Pur avendo una morale – per cui oggi la sovranità nazionale può essere esercitata consapevolmente solo a livello sovranazionale – non ha necessariamente un lieto fine.

Saremo noi a scrivere le prossime pagine. Per questo, non c’è futuro per l’Europa se prima non si radicherà il senso dell’appartenenza dei cittadini all’Unione europea.

Inutile e dannoso continuare a parlare alla testa dei governanti se ci si dimentica di parlare ai cuori dei cittadini europei.

Del resto, nella visione dei nostri Padri fondatori, l’Europa era nata per unire popoli e non solo Stati.

‘We stand for (another) Europe’

9 maggio 2013

© Marco Lombardo 2016