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Aung San Suu Kyi, una vita per la democrazia

di Marco Lombardo

Ci sono persone che un giorno i nostri figli faranno fatica a pensare che abbiano vissuto davvero su questa terra. Pensate al Mahatma Gandhi e cosa ha significato la non-violenza per l’indipendenza dell’India. Oppure a Nelson Mandela e cosa ha rappresentato il suo spirito indomito per la lotta contro l’apartheid in Sudafrica. Al Dalai Lama come guida spirituale del popolo tibetano per l’indipendenza dalla Cina. Tra questi giganti dell’umanità si trova una donna minuta dalla forza gentile, l’orchidea di ferro, the lady: Aung San Suu Kyi.

La sua storia merita di essere raccontata per capire il senso più profondo della parola Democrazia.
Abbiamo provato a farlo il 15 settembre: accompagnati dal suono di un’arpa e dalle immagini prodotte da Giuseppe Malpeli, Sandra Zampa ed Albertina Soliani attraverso l’associazione Italia-Birmania che sostiene la causa di Aung San Suu Kyi, ci hanno aiutato a raccontare la vita di una donna straordinaria che continua a commuovere il mondo per la determinazione con cui lotta per la democrazia in Birmania.

Quando penso ad un Aung San Suu Kyi sento l’anelito di libertà di chi interpreta la politica come il più nobile dei tentativi per migliorare la vita delle persone. Non l’interesse di alcuni. Nemmeno l’interesse di un solo popolo. Ma il benessere del genere umano.

Negli interventi di Aung San Suu Kyi risuona spesso l’accordo che lega la politica con l’educazione dei giovani. In fondo, l’educazione dovrebbe aiutare i governanti ed i governati a fare le scelte informate. Nella speranza che siano le scelte migliori. Perchè quando parliamo di democrazia parliamo essenzialmente di libertà di scelta. Libertà che viene negata in un Paese a transizione democratica – come la Birmania – in cui una norma prevista nella Costituzione vieta la candidatura presidenziale a chi, come Aung San Suu Kyi, è stata sposata con cittadini stranieri.

Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi vuol dire rinnovare l’impegno e la solidarietà di tutte le democrazia del mondo, affinchè si faccia pressione sull’esercito birmano per emendare la Costituzione e fare in modo che Aung San Suu Kyi possa presentarsi alle presidenziali del 2015.

Raccontare la storia di Aung San Suu Kyi significa riflettere sul significato profondo della libertà di scelta che sottende in concetto di democrazia.

Anche in un Paese come l’Italia dove l’astensionismo dilagante rende vana quella libertà di scelta.

Soprattutto in un Paese come l’Italia dove le indagini della magistratura hanno ampiamente dimostrato come quella libertà di scelta viene barattata come mezzo di scambio, come merce. Quello che in altre parti del mondo è un bene prezioso per il quale vale la pena di sacrificare la propria vita, da noi arriva a valere 35 euro a voto.

Video di Aung San Suu Kyi: ‘Politics and Education’

‘La democrazia riguarda la casa in cui vivi e il cibo in cui mangi; riguarda il bisogno o meno di ricevere l’autorizzazione di qualcuno prima di poter andare a visitare i parenti in un altro villaggio; riguarda la possibilità di mietere il tuo raccolto e di venderlo alla persona che preferisci. La lotta riguarda la vita di tutti i giorni. Non serve a niente dire a un contadino che la democrazia gli assicura leggi di investimento migliori; per lui non ha alcun senso. Ma la democrazia gli assicura il diritto di seminare ciò che vuole, di mietere quando ritiene il raccolto sia pronto e di vendere a chi, secondo lui, gli pagherà il prezzo migliore.
Questa è la democrazia. Per un imprenditore, la democrazia è un sistema in cui ci sono solide leggi commerciali mantenute in vigore dagli apparati statali, che gli consentano di sapere quali sono i suoi diritti e che cosa può fare o non fare. Sa come tutelarsi nel caso in cui qualcuno infrangesse le leggi.
Per uno studente, la democrazia è il diritto di studiare in scuole di buon livello e in pace e di non essere trascinato in prigione solo perchè è stato colto a ridere con altri compagni di qualche buffa caratteristica del ministro. La democrazia è il diritto di di discutere le proprie opinioni politiche con gli amici e il diritto di sedere nel bar del campus e parlare di tutto ciò che vuole, senza doversi chiedere se i servizi segreti sono in ascolto.

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18 settembre 2013

© Marco Lombardo 2016